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Full text of "Rime"

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BOSTON  PUBLIC  LIBRARY 

Josiah  H.  Benton 
Fund 


C.  He.  urna 


DI    M  E  SS  E  R 

BERNARDO 
T    A    S    S    O . 

D  I  V  I  S  £    I  N    C  1  N  CLV  E 
Lbri  nuoiiamente  ftampate  .  Coiilafiia 
Tauola  per  ordine  di  Alfabetto. 

mm 

Con    P      1  r  I  L  e  G  1  0. 


IN  V  I  N  F-  G  l  A  A  P  P     li      O  G  A  R     I  E  t 


POESIE 
Bernardo! 

TASSO, 

CO  T^T  E  J^F  T  E    T^E  L 

PRESENTE  VOLVME. 

TI{  E  lil?ri  Intitolatigli  ^mort . 
Dv  o  Itbn  di  uarie  J{ime . 
Setua  nella  morte  del  S.  Luigi  Gonz^aga, 
^pithalamio  nelle  nol^  del  Duca  Fede-' 

rico  di  Mantoua . 
Tamia  di  Piramo  e  di  TisLe. 
Sei  Egloghe  pafìorali  ^  una  Pifcatoria . 
Sei  Elegie  ad  imitatione  de'  Latini . 
Stanis    i^f*^^    Donna  Giulia  Gon'^^ 
ga. 

Stan:^e  di  Lontanan'^. . 

StanK^e  per  la  falute  di  Papa  P. 

Cinquanta  Sonetti  cr  due  Canzoni  in  Uh 

de  di  Madama  Margherita  . 
cinquanta  Sonetti      una  Caritene  nella 

morte  deSu  moglie . 
Salmi  trenta . 

m  lihro  di  ode      d'Hxnni . 

stan^  del  Gir  aldi  cm  la  fua  rij^ofla  . 


u 

I 


AL  PRINCIPE 

•  DI  SALERNO 
SVO  SIGNORE, 


Orto  femifs 
fìnta  opinione , 
ìllulìrij^imo  Sis 
gnor  mio  ;  che 
U  ncuitì  de  mici 
uerfi  ;  cofu  non 
meno  inuiiiofUy 
che  dikttcuok  ;  moucrk  molti  d  uitupe^ 
nrli  :  cr  di  cjufjld  rmeiU  kU ,  uhri  le 
fila  ,  dhri  Li  teftura  bijfìmeù  ;  pdrcn^ 
doli  forfè  md  ccnmnrft  alla  linguai  uoU 
g^re  >  poflo  di  canto  le  Mufe  Thofcane  , 
^Ue  Greche  cr  aUe  Lutine  accojUr fi  ,-cr 

^  ij 


qucUe  oltre  il  loro  coflume  in  uarie  e  jìrds 
ne  mxniere  di  Kime  ,  Hinni,  Ode ,  Eglos 
ghe  5  cr  Sdue  ,  quajì  per  uiua  forzi 

conftringer  a  fauelUre  .  LacfuJ  opinion  \ 

ne  quantunque  alk  rauggìor  p^trte  delle  i 

perfone  uera  parer  potejje  ;  punto  dJ  i 

mio  cominciato  proponimento  non  mi  rfos  i 

uerebbe  rimouere  :  perche  ogni  buono^i^t  i 

approuito  artificio  fu  debile  e  frale  cofa  ; 
fui  cominciare  :     oue  un  picciol  raggio 

ddìa  ragione  ci  mojìri  il  camino  ,  iui  die*  i 

tro  a  fui  guida  fecuramentc  ,  cr  fenz^i  : 
paura  di  biafimo ,  fi  potemo  inuiare  : 

che  non  c  uitio  il  ftUire ,  effendo  proprio  i 

deìl'huomo  ;  ma  errare  da  [e  medefìmo  ;  i 

cr  con  una  fciocca  arrogantiu  darft  ad  i 

intendere  d'effer  foto  alla  cognition  della  t 

umti ,  è  colpa  non  folamente  da  effer  ris  \ 

I     prcfa  y  mi  caftigata  ♦  Dalla  quale  fupem  ^ 

bid  5  quanto  (ìa  lontano  il  mio  errore  t 
(^ch'errore  non  niego ,  che  ui  fi  trout  )  aU 

\     quante  deUe  ragioni ,  che  a  ciò  fare  mi  r 

confortaro ,  adducendo  a  uoi  hununisft»  t 

momio  Signore  ,  inanzi  ^he  più  oUre  r. 

pafJate  ,  co/j.  braii  parole  intaiio  di  dis  j( 

\—  


mftrdre;  che  non  c  giufto.che  di  Signor 
sìgentiky  cr  sì  ìnanfueto,  come  uoiftte; 
lingud ,  0  compofnìonc  profontuofx , 
udita  5  ne  ktu  *  Non  dubito  punto ,  che 
molti  più  curiofì^  che  non  fi  conuiene^  mi 
riprenderunno ,  perc'habbiu  ne  mieifcrit 
ti  introdutte  alcune  poche  parole  dal  Pe* 
trma ,  ne  da  Dante ,  ne  forfè ,  da  altri 
ufate  giamai  ;  ripigliate  alle  uolie  in  un 
folo  poema  in  uanj  luoghi  una  rima 
altre  cotai  cofe  :  alle  quali  obicttioni,  tuts 
to  che  hauendo  riguardo  aUa  dignità  deU 
la  lingua ,  cjual  ejfer  dourebbe^y  non  qua^ 
l  e  tenuta  y  e  bafja  cura  il  porui  mente  ; 
non  mi  rimarrò  però  breuementc  di  ri^ 
Jpondere ,  che  le  parole ,  o  fono  riceuute 
dalVufo  >  e  degne  della  compagnia  dell' aU 
tre  ;  0  uero  necefj,trie  ;  più  almeno  ,  che 
miferere ,  delibo ,  e  bibo  ,  cr  altri  fimili 
non  farebbeno  :  ne  ho  la  rima  ripigliata  , 
fenon  tanto  lontano  ^  che  già  è  ufcito  della 
memoria  dt  chi  legge  d  hauerla  udita  una 
altra  uolta ,  Ne  credo  però ,  eh' ad  alcu:: 
no  debba  cader  mll\mimo  ,  meefjer  di  fi 
folk  ardimento ,  chUo  fdegni  d'imitare  i 

iij 


duo  lumi  Mj,  lingua  ihofcuna ,  lyintt 
Cr  VctrmdL.  Ma  hauendo  qut"  gloriojl 
con  unlor  rarOy^  leggiadro  fide  uolgd^ 
re  Si  altamente  ritratti  i  ter  diuini  concet 
ti ,  che  imponibile  farebbe  hoggimai  con 
quelli  ftefii  colori  depinger  coft ,  che  ci 
piacefje  ;  ua\u  mi  par  ròbe  ognifaticdy 
ch'io  ufabfìy  non  pur  per  pcffjare  aumi , 
m<i per  andarli  uicino^caminando  dicono 
tinuo  dietro  torme  loro  •  Oltre  di  ciò , 
fendo  tanto  ampìo.e  fpatiofo  il  campo  deU 
la  Poefìa  3  e  fegnato  da  miUe  fioriti  e  be' 
fhntieri  ;  per  Uguali  quegli  antichi  famojì 
Greci  e  Latini  caminandoje  carte  di  mea 
rauigliofa  uaghezz^  depinferoi  non  e  [or 
fc  diceuole  que'  due  foli  yOtre^  oue  quelli 
le  ueiligia  del  loro  alto  intelletto  hanno 
lafciate^di continuo  premendo  ,  dir  queU 
le  iflejfe  cofe  con  altre  parole^o  con  queU 
le  i{ìcf] e  parole  altri  pcnfuri ,  ch^ eglino  i 
loro  diuwamente  fcriffero  :  anzi  pìetofo 
officio  farebbe  di  ciafcuno^  quefta  ancor 
gìouene  Imgiu^por  tutti  quc  fentieri  me= 
njre  ,  ck:  i  Latini  e  i  Greci  le  loro  conc 
dujfcro,  cr  la  nanetà  de  fiori  moftran  = 


dokydc"  qualihltre  dueornundcp  jì  ua^. 
ghe  fi  fawpretio A  riguarddnti  ;  cr  come 
fi  cclgano  dppdrmdùte ,  ci  queUxperfet» 
tiene  condurU  y  chc  dd  mondo  fi  defìde^ 
rdy  c^ndVakre  due  fi  mmird.  Alla  cud 
xofii  defiderofo  {qtWito  le  debili  forze  ad 
mio  ingegno  fi  eftcndotìo)di  donar  compio 
mento;  nuoui  e  inufitati  dilfegni  fngendoy 
i  peregrini  eccellenti  y  quanto  }7o  faputo, 
mi  fono  ingegnato  d'imitare  ;  Iterando 
pur;  che  fi  come  altra  uolta  le  Mufe  di 
Grecia  a"  Latini  di  poetare  infegnarono  > 
cofi  bora  poteffe  auuenire,  che  queUe^  CT 
quelle  di  compagniayUagbezz^  accrefcef:^ 
fero  atte  uolgari  ;  laquale  ci  foffe  a  grus 
do  almeno  non  altrimenti ,  che  ne  fontuo^ 
fi  conuiti  fra  i  cibi  più  delicati ,  er  pii^ 
pretiofiyfruttOyO  altra  uil  cofauolentieri 
folemo  guftare .  Ben  è  nero  ,  che  ciò  fa^ 
tendo  ,  fommamente  defideraua ,  che  alle 
bellezze  di  Virgilio ^di  Thcccrito,ÌHos 
ratioye  d'altri  cotali ,  Ihabito  delle  parom 
le  Thofcane  fi  conformaffe  in  maniera  ^ 
che  moflro  a  cafo  fatto  non  ci  panjfe  ;  iU 
che  non  effendo  ad  effetto  recato^dtri  per 
^  liij 


duumiuru  di  m  aggior  uirlute ,  ch'io  non 
foiw  io  5  furger.ì  dopo  me:  iìqudc  con  non 
minor  utiUtk  deU^  lingua  uolgare,che  con 
hoiwr  dì  fe  {lefjo  ,  iopr^  al  uoUre  ag^. 
guaglicrd  ;  dando  a  diuedere  alle  gentil  U 
Poeftu  de  gliantichi  3  colta  dalie  mani  mo»  ì. 
t?f  r/TC,  cf/cr  atta  a  rìtwuclìarfi  fra  noi  di 
fiori ,  e  di  frutti  d'altrettanta  belJezZd.di 
^licita  Rom4yO  Athenegli  produceffe  gia^ 
mdi .  Ne  fia  chi  dica  U  lingua  Thofcand 
non  cjjer  degna  dcWhonore,  cr  degli  ors 
ndmenti  delle  due  prime  ;  peroche  uerunx 
ìinguamort<xle^qualchefì  fìa,  non  hebbe, 
ne  bauràmi  priuilegio  da  fedi  (oura= 
ftare  alle  altre  ;  ma  ogni  fua  ccceUcntia  c 
fola  gratia.e  gentilezza  del  donatore.  Per 
Idciud  cofa  accadendo  una  uolta,  ch'alcun 
faggio j  e  liberale  liteUetto  taglia  a  fauos 
rir  la  uolgare  ,  facilmente  ella  a  tale  ags 
giungerà ,  che  ne  la  Grecarne  la  Latina^ 
ch'ella  fu  loroforelU  fi  potranno  fdcgna^' 
re.  Et  chiunque  ciò  niega^  rimcmbrifi  un 
poco  qiiejìo  cotale  della  Grifelda  latjuaU 
tolta  poco  inanzidJli  cafadi  Giannucc 
dola  iuo  Padre  ^  ouc  nacque^  e  crefcette , 

alle 


alk  nozxc  del  Signor  di  Sduzzo^non  dU 
trimcntiyiht  fe  la  corufu  àiGudtkri  te 
hjiueiJc  in  uirtu  ccnuertitdyaguifa  digem 
mx  Ad  fango  raccolta  lìluflrb  il  motu 
do  dii  fuo  udore.  Et  neramente  e  malfate 
to, elenio  piena  U  fcrittura  uolgure  dU- 
fpirationi ,  e  d'apoilrojì^cofe  tutte pere^ 
grine^O'  foumhie  alt  intendimento  di  lei, 
ifoggettiy  le  figurerò'  gU  ornamenti  deU 
l'altre  due,  necefjan}  alla  bellezza  cr  alla 
dignità  fua ,  non  curar  d'imitare.  Uor  di 
quejlo  non  pia.  degniamo  alle  Rime^aUes 
quali  danno  dcuni  grandìsp.mo  biafmo  ,* 
parte  per  efpr  all'dtrui  disfìmili^et  a  lor 
modo  fenzuefempio  ueruno  cjuielàrds 
udgerfì  ;  parte  per  mancar  di  quel  fine^ 
oue  fin  da  principio  furo  ordinate ,  cioè 
deWarmonia,  della  quale  ad  alcuni  giMcf/s 
ciofiye  grand'hucmini  paiono  priui  i  miei 
ucrfi^non  altrimenti ,  chefe  mutefolfero 
le  note  loro .  Alle  cui  riprenjìoni  fono  po 
foggetti  gli  ninni ,  cr /e  Ode  ,  le  cui 
uoci  in  picciola  ftanza  rinchiufe,  fubita^ 
mente  a  guifa  d'Echo ,  una ,  cr-  due  uolte 
Manno  iterando  li  fuono  propoflo  i  nel  ria 

*  V 


mnent^  ho  cmdto  più  tojlo  d'aj?imglUr 
a  et  i primi  llìrmi,  er  alk  prime  Ode^on^ 
d'io  tóljì  a  fcrniurle^  che  u  (]ual  fi  ucglU 
Canzonx.o  VrouenzakyO  Thofcauu.rh'ìo 
Ued^j^i  giamuLFerò  Ufdmdo  loro  dd  cun^ 
tOyet  aiC:iUre  mie  compojìtioni  p.ifj'undo; 
delle  qmli  credo  parlare  chi  mi  reprende^ 
fappute  udorofij^imo  Sigìwr  mÌ0:,chefr4 
k  cofe  Grechete  Lutine  degne  dUmitutio- 
ne ,  e  d'bonore  ;  utu  c  al  parer  mioqueU 
la  maniera  di  uerfo  puro  efamctro^Uqua^ 
le  di  contìnuo  caminando  con  cgual  pajjoj 
oucy  er  (]uando  gli  piace,  fornifcc  il  fuo 
cominciato  maggio.  Con  quefìo  felicemen 
te  cantò  Homero  gli  Ueroi ,  Bejìodo  ta^ 
gricoltura  :  cr  Theocrito  i  fuoipaflori  : 
con  que^o  la  lingua  Latina  ,  non  fola^ 
mente  hebbe  ardir  di  parlar  di  coiai  cofe: 
m  queUe  medefme  jj^arfe  ,  er  diuife  fri 
i  Voemi  di  Grecia ^mir abilmente  wn/o^cr 
raccolfe  nel  fuo  Virgilio.  Di  queiìo  adun:» 
que  effendofin'hora  mancata  la  noflra  Un 
gux  moderna ,  d'adornarnda  procus 
randojungamente  fono  ftjLtOyCT  fono  ans 
cora  intra  due  >  peroche  la  forma  u  tal  fi» 


ne  da  me  ncueUmente  ritromU  non  mi 
afi9r^dd  dd  tutto.r.e  le  ragioni  ^  ch'altri 
V adduce  in  contrario ,  la  mìpuon  far  dis 
(piacere.  Uon  negherò  il ucrjo  efjer  e/is 
dechapMabo ,  cr  non  efmetro  ma  tutto 
che  dUlìungdrlo^^  di  renderlo  al  nume^ 
ro  di  quello  più  fmùle^che  fi  potejfe ,  mi 
fìa  affaticatOyUon  ho  potuto  gimaiqueU 
la  forma  darli-,  che  gU  ncltanimo  fabri^ 
tata  m'hauea  ;  fi  che  più  tofto  numero  di 
profa  non  haueffe ,  che  di  uerfo  :  ilche  di 
(Juefta  teUura  ritrouare  mi  diede  cagio^ 
ne  ;  laqual  riceuendo  quelle  parti ,  eòe*/ 
uerfo  da  fe  di  riceuere,  o  non  èyonon  fep 
pi  far  capaccy  forfè  potrà  feruire  per  efa^ 
metro^finchepiu  eleuato  ingegno  trouan= 
do  di  meglio ,  più  perfetto  ornamento  a 
queiia  lingua  aggiungerà ,  Ma  fe  la  rima, 
(come  alcuni  dicono  )  è  tale  al  uerfo  uoU 
gare ,  quale  fono  i  piedi  al  latino  i  co  fi  co 
me  nelle  Comedie  di  Ter^ntio  ,  e  d'altri^ 
che  piedi ,  e  maniui  fi  uedcffero  y  uitiofo 
farebbe y  cr  pur  e  uerfo  perche  non  coft 
a  uolgari  può  effer  lecito  afconder  alcuna 
uolu  muerfi  loro  la  rima^  cr  quella  fra 


!  te  altre  pirok  mifchìm  in  manlerd  ,  che 
prìmu  dU  ci  trdppajU  torecchie,  c'huotn 
s'accorgi  di  doucrU  incontrare  ì  f^cciaU 
mente  tjilc  tfjenào  il  [oggetto  ^che  me  mas 
le  perautiaìtura  f;ir€bbe  tutto  affatto  di 
cojì  puerile  ornamento  (f^ogliarlo  ,  che 
troppo  adorno  di  paroktte  ,  cr  di  rime 
lafciarlo  uedere  f  Ma  pofto  che  uìtiofofje 
ne  miei  uerfi  il  celar  tarmonìa  dcUa  ri^ 
ma  ,  neramente  non  t  da  loro  il  difetto  ; 
ne  iqiuxli  fenza  più  induno ,  di  auarto  in 
quarto  cortcfemcnte  parla  ,  cr  nipondc 
la  rima  :  che  coft  come  U  Terzetto  gente 
YÒ  Dante  d'una  metà  del  Sonetto ,  co f  d'ai 
tra  è  nata  la  mia  teftura;  onde  a  lei,  fenon 
del  tutto  ;  fi  almeno,  come  a  madre  figlia 
uoloy  tngranparte  fi  raj^imtglia  :  C7  Dio 
uolcffcycbc  iduo  ucrfi  di  mezo  fenza  ah 
tra  loro  armonia ,  er  con  la  uaghezza 
delle  parole ,  er  con  la  grauita  delle  fen^ 
tentie^come  atta  materia  più  diceuolefofs 
fe ,  di  maniera  ci  addolcili  eroiche  di  udir 
la  rima  del  quarto,  il  defvkrio  cifaceffc» 
ro  dimenticare  :  che  maggior  loda  me  ne 
fpererei ,  che  di  cofa^ch'io  facefiigiamai: 


ntd  non  é  in  loro  ^uefti  uirtu  :  e  U  colpd, 
di  che  gli  udimo  accujare,  c  folamente  una 
ufdnzd  y  onìlu  il  mondo  in  coftume  di 
molto  più  intentmente  le  compojìtioni 
de  gliantichi  afcólure ,  cr  gradire,  ch'e^ 
gli  non  fu  de  moderni ,  uiui  ancora  d  gli 
odijy  cr  all' inuidie  delle  perfòne .  Diran:» 
no  alcuni  per duuentura ,  che  la  difcordia 
de  due  uerfì  di  mezo  c  cagione  d'aUontXa 
nar  U  uiàniù  de  glieflremi  ;  laqual  coft, 
fe  cofì  Cyche  altro  pojfo  dire  a  difendermi^ 
fenon  ringr^tiar  iddio^che  ue  ne  interpose 
nej^i  due  foli  nel  modo  ,  ch'io  houeduto 
tener  il  Petrarca  nella  fine  d'alquanti  de 
fuoi  Sonetti ,  cr  non  ui  ponef^t  que  fei , 
0  fette  tutti  difcordiy  che  ha  la  Seflina,  e 
la  Canzona  ,  Yerdi  panni  fanguigniile 
quali  hchher  uentura  a  nafcer  di  cotai  pi 
dri,  cru  tempo  ^  quando  il  mondo  non 
era  fi  intento  a  notare  ^ej  riprender  i  ui^ 
tij  de  gl'innocenti .  Ver  tutto  ciò  non  uo 
dir,quefla  mia  teflura.ejfer  cofa  co  fi  pera 
fetta  5  che  di  miglior  non  fe  ne  poteffe  ri 
trouare  cr  conofco  le  mie  Egloghe  nott 
effer  co  fi  Signore  di  fe  medefune ,  come 


fonok  Vir.gilidne^ch€t<tnddre:,flo  fture 
fiid  uogiia  loro  :  e  di  ciò  è  U  rimd  c^g/oa 
m ,  Uciude  fclo^  ch'ellu  fi  oda  una  uolu^ 
tndl  nojlro  grddo  duo.o  tre  paj^i  più  oltre 
che  mefiieri  non  cifmbbe  di  cdmindreyci 
trdfportd.  Pur  di  tunto  dncord  eUe  fono  li 
bercyche  la  fine  deUd  fcntentii  dlu  fine  del 
la  rimd  no  obedtfce^deUd  qud  liberù  mun 
Cd  fenzd  alcun  fallo  il  Terzetto  y  che  per 
niente  fu'l  uerfo  fecondo  pofarfi  non  ofds 
rebbcy  oltre  il  terzo  uarcare ,  non  aU 
trimenti  gli  farebbe  mortale  ^che  a  Remo 
foffe  il  fdltar  le  mura  di  Roma.  Oltre  di 
dopperò  ch'io  credo  con  Cicerone  U  rimd 
non  effer  altro  ,  ch'un  ornamento  del  di  ^ 
re,  co  fi  come  una  uoce,  un  portdmento  me 
iefimo.dd  etatiydd  effetti  a  fejii  diuer^ 
fi  non  fi  conuierte ,  cofx  ancora  con  nnx 
forma  di  rima  i  gefti  heroici,  e  lafempli^ 
cita  paflorale  difcriuere ,  pare  coja  lontd 
hdd'^ogm  ragione  .  Ma  che  uò  io  concerna 
piando  ne  glìaltrui  fembianti  quefta  cotal 
uerità  f  fe  ifocrate  cr  Uortenfto  ,  duo 
chiari  lumi  delVantica  eloquentia^nell'etì 
giouenite  miglior  oratori  di  fe  (te^i 


uecchifur  reputdtì  iv  ciò  fu  ,  per  effer 
Vorationi  di  quelli  troppo  pia  numerofcy 
e  piu  dolci ,  ch'aUd  grmù  deU'etì  loro  fi 
richiedeffeXhi  potrì  dire  con  ueriùychc 
una  confondntia  di  rimi  ;  kcju^k  di  con^ 
tinuo  dd  ogni  due  uerfì  ci  lufvighitorecz 
cine ,  numero  ,  ucr mente  anzi  puerile^ 
che  no ,  ndtBgloghu^  e  neU'heroico  ancoa 
rUy  cr  ndVheroico  ijlefjo  in  diuerft  proa 
pofìtiy  narrando y  difponendo.O' inouens 
doy  fi  conuegnx  off  cruore  i  cr  per  certo 
tarmonid  delle  Mw/é,  e  d' Apollo yond'hd 
il  uerfo  la  fm  ecccUentia  y  non  dcue  poter 
effer cofà  fi prcportiondtdyV fi  nota, aU 
t orecchie  del  uolgo ,  come  è  la  rima  ,  la^ 
quale  fe  alle  prime  compofuioni  deUa  Un» 
gua  Thofcana  fi  guarderà  y  d  ninno  altro 
fine  giudicheremo,  che  fiformaffeychea 
ballare ,  cantare ,  cr  fonare  con  effolei , 
dalle  quali  tre  nofìre  affai  bajfe ,  CT  uoU 
gari  operationiy  quefli  tre  nomi^  cioè 
Ballata ,  Canzona ,  cr  Sonetto  fi  deriua» 
ro  •  Quello  fu  detto  da  me ,  non  ch'io 
cdij  la  rima  ,  cr  quella  Jhdi  di  biafma^ 
n  i  che  non  è  forfè  men  male  il  fuggirla^ 


che'l feguìtdrUyfndper  tamorech^io por^ 
to  aìla  nojìra  gertHij^  iin  Ungili  :  U  qiiu 
le  tutto  che'l  uolgo  U  gcnerajje  ;  uolgara 
mente  non  fi  dourébe  aUcuare^md  in  mi^ 
ttieruy  che  deguuparelfe  hoggimd  detti 
gentiiezz^i  d'ìtJìd  .  Dun^jue  d  propofu 
tó  ritornando ,  confcfjo  a  chiunque  m'^s 
fcolta,  non  efjir  tale  Umia  tc^urd^  quale 
diri  crede.dfìo  Ix  tegnn  :  con  fefjo  Atrejì 
U  rimi  efjer  foU  cagiont  del  fuo  peccatOy 
non  per  poco  (come  ìrxlti  dicono)  mi  per 
troppo  fentirft  :  et  non  altrimenti ,  che  fe 
ih  lei  foli  tutti  li  fperanzi  del  ucrfo  uoU 
gare  fi  ripone  fje,  projbntuoji  ad  ogni  fuo 
paffo  uolerlo  incontrarey  CT  quello^et  più 
tenendo  fi  ^ch'eUi  non  è,farglifi  inanziyuie 
tadogli  co  li  fui  prefenzi  ^niUe  altre  chii 
re,cr  leggiadre  uiste^che  delle  loro  heUez 
Ze  uago  il  facejfero  diuenire .  Ver  laqual 
cofiycofi  come  col  confglio  d'alcun  amico 
le  altre  Egloghe^  et  la  Selui  in  altra  guifd 
tefpiyche  non  fei  prima  tEpithalamio.a* 
tAlcippo  ;  cofi  forfè  auerri  ,  chelafcu:» 
te  ambedue  cotai  forme ,  non  ben  fmili  4 
quel  wcro  cfametro  ,  che  d'imitare  ho  dea 
libento , 


liberato ,  ad  uni  ttrzd  m'appiglierò  ;  neU 
la  quelle  bora  in  rima ,  CT  bora  altrimens 
ti ,  fecondo ,  che  alla  mderia ,  CT  all'Oc 
ratione  fia  di  meftiert ,  liberamente  i  miei 
mrcetn  depingerò  .  AUì  qml  noui  ,  CT 
diffìcile  imprefa  ,  mentre  tarte,e^  l'in- 
gcgnc  nò  apparecchiando y  non  e  fiato  for 
/e  mal  fatto ,  che  per  fuggir  l'otio  ,  CT 
la  negligentia ,  col  conjìglio  di  Cicerone , 
che  nel  primo  ddVOratorei  a  ciò  fare  col 
fuo  effempio  ne  efjorta ,  habbia  la  fauoli 
di  Virmo,  et  di  Thisbe  dalla  Latina  netti 
noflra  lingua  tentato  di  ccuertìre^aggiunt 
gendoui  però  alcuna  cofx  di  jw/o,  che  più 
uaga  render  la  pot?(fc.  Ma  forfè  cortefìf?i 
mo  mio  Sig,  moU'hora  piu,ch\o  non  deux 
rei ,  Ì!i  afcoltar  le  mefauole  ut  ho  tenuto 
Pfcup4to.Verò  fiu  maglio ^che  hoggunda 
uoftri  honorati  penfteri  tornar  ìajciandof 
ui;e  a  dijpèfar(come  folete)il  tcpoin  ejjers. 
citij  più  lodatiyio  riuerentmete(come  deb 
bo)quelìe  maggior gratie^ch' io  poffo,  che 
benigne  orecchie  m'habbiatc  preflate ,  ui 
rcdaicpcfi  mqual  modo  poffa  pagar  alme 
picciola  parte  de  gli  ob!ighi,clyio  ui  seto^ 


ALLA  SIGNORA 
N  E  V  R  A 

MALATESTA. 


Or -E  VA  congiuro 
merito  uoflra  dita  uir 
tÌ4,e JìnguUr  belle^^ 
lllufire,et  ualorcfa  Si- 
gnordf  in  più  nobile  in 


der  tanto  di  lume ,  che  nafciute  nefojfe-^ 
ro più  leggiadre,  meglio  ornate  rime, 
di  quelle ,  c'hora  a  caldi  prieghi  di  chi 
ueramente  mi  può  comandare  ,  fon  sfor-^ 
l^to  di  mandar  fuori  :  lequaii  Rime  uo^ 
lentteri  haurei  defiderato  ,  che  fatef of- 
ferì fempre  nafcojìe  ;  (i  conve  quelle  ,  che 
in  alcun  modo  a  me  non  paion  degne  di 


Andare  in  palefe ,  ^  l^^i^rf  dalle ^en-- 
ti  uedere .  Ma  pot  ch'io  non  pojfo,  ne  deb^ 
ho  difdire  cofa  nmnd  a  chi  il  mi  commi* 
fe  ;  ho  giudicato ,  che  fta  molto  megha 
mandartene  in  man  de  gli  hiomint 
più,  tojìo  con  qualche  mio  hiajimo  fa^i di- 
re l'orecchie  di  chi  le  legger  anno, che  noYh 
uhidire  coloro,  a  quali  fono  fin" alla  mor* 
te  d' ubidir  tenuto.Ben  ut  prego  {poi  ch'aU 
tro  non  pojfo)  ch'almeno  perdoniate  la  lo^ 
ro  a§>re{^a ,  alla  conformità /hanno  col 
mio  acerho,€  mifero flato  y  che  ì  tale,  qua 
le  il  uuole  colei,  che  fola  il  pHote.  De  tre 
miei  libri  adunque  (  che  tanti  appunto 
fono  )  intitolatigli  ^mori ,  non  potendo 
hora  per  noue  occupationi  fargli  tuttatrt 
imprimere  ,  [oh  in  luce  ne  uerra  il  pri- 
miero; compofìo  ad  tmitatione  de  moder* 
ni  Prouen\ali ,  CT  di  M.  Francesco  Te- 
trarca :      hoiiui  nella  fine  aggiunto  aU 
cune  altre  poche  Finne  ,  cantate  fecondo 
la  uia      l'arte  de  gli  antichi  buoni  Poe* 
tiy  Greci  e  Latini,  iquali  fciolti  d'ogni  oh* 
ligatione ,  cominciauano,  t  forniuano  gli 
lor  poemi ,  come  a  ciafcun  meglio parea  : 
mafiimamente  quelli, che  d' amoro/i  fog^ 


^etti  ragÌGìimo,  et  che  hanno  fìmilitudi^ 
ne  co  HolgAri:  come  fono  Epigrammi,  odfy 

le  :  ne  haaeano  nj^etto  di  /^^/^'^  • 
cij^ur  più  con  proemio  ,  che  Jèn^a  ;  o  fe\ 
pure  il  faceuano,  non  curau^wo  di  dargli 
quslle  partii  che  quel  della  prò  fa  ricerca^ 
C^r  piti  tojìo  ficondo  l'ampia  licentia  Poe^ 
tua ,  entrauano  in  ^ualun^ue  materia,  e 
H  tgando  n'ufciuano  m  famle ,  oin  qua^ 
lu  ì  jue  altra  digrej^ione  a  lor  mglia  ;  ^ 
anco  Jj?ejfc  uolte  Jèn^a  ritornar  in  ejjafor" 
niuano  ;  quel ,  che  non  hanno  hauuto  ar-^ 
dir  di  far  i  Prouenlalt ,  e  rhofcht  ;  II 
gltaltri ,  cheH  loro  fi  ile  feguirono,  iqtid" 
h  a  pena  toccano  p  ir  le  fauole  con  una  pa 
rola,  0  con  un  filo  uerfe  ;  fuor  che  il  Pe^ 
trarca  in  quelle  due  Can^oni^  Chiare  fre 
fihe,  et  dolci  acque  ;       ScH  penfier,  che 
ff^^fif'f^gg^ .  le  quali  piene  di  uaghe'^a 
C  di  leggiadriaypiu  perauuentura  Poe- 
ta lo  dimostrano  ,  che  l'altre  fue  compo- 
Jitioni,  Per  queflé^c^  altre  ajjai  ragioni , 
eh*  a  miglior  luogOy?  tempo  ^ero  altra  fa-  : 
ta  dimojirave  ;  conftderando  la  uia  ,  il  \ 
modoy<cr  l*arte  de  gli  antichi  ,  egli  m*e 
piaciuto  di  fare  a  loro  tmitatione  quella  i 


-  froud^che  quulch' un  altro  peHegrirto  in* 
,  gegm  prima  di  me  gii  fece .  Et  ^uan^ 
'  tun<jue  m.iUgeuólmerite  IÌ  pojj^  delle  co  fi 
f  ufcchie  far  none  ,  CP"  ^/^^  ^(^^^  dar  auto^ 
(  ri^a  :  nondimeno  ho  minto  pur  tentare  ; 

non  già  ch'io  J^en  di  ^ueH'opera  gran 
'  loda  ,  ma  fol  per  dar  appreffo  quel  de  gli 
altri ,  di  me  ancora  un  certo  faggio,  per 
loqnale  fi^^gg^  ,  che  in  cotal  gtafi 
/  P^Jf^  ^^'rrfr  di  fegmrne  .  Ne  penfate  , 
i  ch'io  fojfìi  flato  fi  profontuofo  ,  che  l'ha* 
!  uefì  public  at  e  gì  amai,  f e  prima  molti  let 
terati  hi4omini,et  ben  intendenti  di  Poe^ 
fia  non  me  l'haueffero  perfuafo  ;  Jfe^ 
cidlmente  quella  ben  nata  felice  ani^ 
ma  di  M.^ntonio  Broccardo;  che'n  que* 
jit  di  con  umuerjal  danno,  et  infinito  di^ 
Jj^iacere  d'ogni  (finto gentile, immatura^ 
mente  pafio  di  quefta  una  :  ilquale  ,  fi 
qualch'anno  ancora  uiuutofojfe,  haureb'» 
he  m  quefia  uia  madato  fuori  degne  fcrit 
ture  del  fuo  altif  imo  ingegno  ,  Egli  non 
folamente  me  ne  perfuafe  ;  ma  con  fortis^ 
fìme  ragioni  mi  dimoflro ,  ch'io  deuea  al 
tutto  farlo  .  //  perche  uengo  al  prefinte  4 
dedicarlem  infieme  (on  l'altre;  Iterando, 


che'l  chiaro  Hojlro  lei  nome  le  homriid\ 
doue  la  mia  imperfetta  natura  non  ualfi 
di  dar  loro  pttt  colta  dolce'^^a  ,  arte . 
Pre^andoui ,  che  guardiate  il  filo  anime 
mio  y  che  uorrehbe  quell'honor  fami,  cht 
per  lui  fi  poteffe  maggiore .  Ma  ,  che  più 
fer  me  fi  pm  fare  ,  che  partorir  con  U 
mia  lingua  eterna  gloria  al  uojìro  nome 

fe  forfè  quelle  cofè ,  che  di  uoi  fcriuo , 
non  foffero  eterne  :  io  nondimeno  quella 
fol  uclli,cr  in  CIO  filo  intefi .  Et  certamen 
te ,  fi  come  uoifete  una  tra  le  più  l^ggi^" 
dre  più  perfette  Donne  ,  c'hoggi  fieno 
in  terra;  cofl  mai  non  faro  fianco  con  ogni 
for'Xa  del  mio  ingegno  di  cantar  le  uojlre 
lodi  ;  le  quai prima  a  uoi  recheranno  no^ 
ia  d'udirle,  eh' a  me  fatieta  di  parlar 
ne. 


TAVOLA  DE 

TRE  LIBRI  DE 

GLI  AMORI, 


SONETTI. 


P  R  I  c  H  E  fidggte  om" 
brofl  colli  ameni  j 
Alma  clycgnVìor  feregri^ 
nando  intorno.  4 
Almo  fol  tu  col  crine  aura^ 
to  ardente  j 
Antenor  mai  poi  che  i  liti 
€ 
17 
ìì 
34 
3^ 

7S 
87 
107 

"5 


tiermigli 
Alma  ch^ogni  dejtr  baffo  e  mortale 
Agrefte  iddio  a  cui  più  Tempi  al\aro 
Ai:^  Ar  et  bufa  fmr  le  chiome  bionde 
Arno  ben  puoi  il  tuo  natio  foggi  orno 
A  te  pur  torno  di  uergogna  il  uolto 
Ahate  ti  uojìro  crin  Icrde  e  frondofo 
Alma  gentil  dal  cui  bel  raggio  ardente 
AUhor  che'l  Sol  da  me\o  ti  ctelo  ardea 
Anima  pura  è  uirtHte  ardente 


TAVOLA'  DELLE 
A/2/?or  ihe  d*  Amaranti  e  di  tiiole  1 1 

A  che  di  pioggia  doloro/a  il  ttolto  ty 
Allhor  chel  di  unto  di  rofe  u fciua  %  4 , 

CANZONI. 
A  X  M  O  mio  Sol  che  col  bel  crine  aurato  7 
hima  geìUtl  che  diil  piti  furo  Qielo  S 
SONETTI. 

BEMBO  che  (Vir  al  del  mojlri  il  cammo 
Ben  deHreJlt  piH  ricco  andarne  al  mare 
beate  ritte  oue  con  ricchi  panni 
Ben  po/Jò  homai  con  le  man  giunte  al  cielo 
Batto  Fajior  de  le  fuperhz  riu^  j; 
Ben  fe  lo  sformo  ftto  lUlto  Motore  8c 
Ben  [copre  il  hd  che*n  ogni  pai  t  e  fuor  e         9 1 
Benché  chiudiate  a  miei  deftri  il  petto  111 
Ben  puo*l  tiranno  mio  fero  de/tre  iii 
Ben  mi  credea  de  la  trilujlre  ojcttra  ^ 
Ben  fora  tempo  homai  crudo  e  Jpietato  nò 
Ben  dei  piena  di  gioia  e' di  ftupore  112 
Ben  potrà  di  Giesà    greggia  humile        .  iji 
Ben  potrà  con  le  TieRe  a  faro  a  paro  ij  j 

Ben  deurebbe  la  fama  ardeate  e  uiua  ijtS 

EPISTOLA. 
Ben  potrò  Signor  mio  ne  Puma  graue  ly» 
SONETTI. 

CHIARE  fontane  ouà  Madonna  piacque  i 
chiaro  mio  Sol  che  i  miei  notturni  horrori  9 
Cefano  mio  quanto  più  dolce  fora 
Comedi  fiorir  del  giouinetto  Aprilo 
Cofibreue  e  l  piacer  e  fi  fugace  »o 
Come  fido  Animai  ch*al  fuo  Signore  >4 
doride  btlii  a  l* apparir  del  giorno  SS 
fio!  f ragli  Ugno  dd  defir  audace  8i 

Col 


Hi 


R  IME.  DEL  TASSO. 

Col  crine  Jparfo  cìì^ondcggiandomtQrno  io6 

Qofì- d;  noflra  etAte  il  pigro  uerno  tri 

^\  Ca fu  fe  Italie  tue  ueriu te  ardenti  tjj 

Cofi  ogn.ajfentio  fuo  mali'^na  forte  251 

Cappel  Piorret  (jiiul peregrino  auq^eìlo  z$z 

C  A  N  Z  O  N  "1 . 
CHIARA  mtii  ftelU  al  cui  raggio  lucente  50 

C^me  potrò  g/atnai  notte  lodarti  12^ 

Cerne  potrò  gtamat  falcar  queft* onda  118 

FAVOLE. 

C  H  I  farli  mai  fe  uoi  Donna  non  fete      .  148 
Cantate  meco  homai  Sefio  ^  \bido 
S  O  N  E  T  T  L 

DOVE  //  fiero  dejto  laffo  mi  mena  4- 
Deh  perche  morte  mia  non  da^.e  al  uéro  6 
Dunque p/twpre  il  cor  m'arde  ^  agghiaccia  14 

Deh  fcorgt  Apollo  e  di  cjuefi:' ombre  fiogha  1  j 

Dal  prirruer  di  ch*to  unii  t  lumi  uofin  18 

Deh  perche  non  poj^'io  Madonna  aliarmi  19 
Donna  immortai ,  che  fola  ogn'hor  contendi  41 

Da  mille  nodi  e  mille  Ucci  Jìrctto  48 

Donna  gentil ,  che  con  fi  bel  dcfio  68 
Deh  potefi*  10  de  be  uofiri  petìfiert 

Diuo  Aretin  il  cui  nome  fa^nofo  S'y 

Deh  non  j])re\\ar  di  cjucfio  fiero  monte  ^fT 

Di  diuino  fplcndor  cinto  ^  adorno  207 

Deh  fgombra  co  tuoi  rai  chiari  e  gelati  ziz 
Donna  real  la  cut  beltà  infinita 

D'angelica  bellt^^t  al  fino  Trattore  1^ j 

0 1  Da  qual  uago  fplendcre  ti  lume  haurete  242 
CANZONE. 

Donna  gentil ,  che ^loncfit  e  fola  loi 


TAVOLA    DEL  LE 


SONETTI. 

ECCO,  ch^kmot  ritorna  irato  e  fero  47 
Ecco ,  eh* io  fttr  ut  lafcio  0  piagate  apriche  48 

Ecco ,  ch*al  nome  uojlro  alto ,  e  pregiato  67 

teca  di  ua^hi  far  cinta  la  fronte  73 

Ecco ,  che  pur  fame  caldo  ^  amaro  89 

Ecco  reale ,  e  glorio/o  monte  a  1 7 

CANZONE. 

E^  ben  ragion ,  che*l  fortunato  giorno  107 
SONETTI. 

FO  N  D  V  L  o  fe  d*Amor  lealtà  radice 

Vamofo  iddio  de  glihorti  a  cui  più  carte  16 

Tra*l  cerchio  d*or  dt  mille  gemme  adorno  1  j  j 
SONETTI. 

GENTILE  almo  terren,che*l  manco  lato  14 

Già  uien  Ì^età,che  uirtii  «e/?e,e  henora  16 

Cia'l  decim*anno  a  t  miei  fojpir  uten  meno  27 

Qia  Jpiega  Vali  inuitto  alto  Signore  5^ 

eia  s*auuicma  con  la  uaga  fronte  80 

Già  fette  luftri  di  mia  etate  il  Sole  97 

di  ardenti  raggi  de  la  tioUra  gloria  100 

Giudice  ds  mt et  fcritti  accorto  e  faggio  n? 

Già  comincia  a  turbarfl  ti  bel  fereno  1x1 

Già  quattro  e  dieci  uolte  a  i  fami  ti  freno  zoz 

Giadtuerde  fperan\a  firiuefìe  i>» 

Gta  tteggio  mille  augei  bianchi  e  canori  1 1 4 

Gia*l  grido  antico  de  Valtrui  memorie  214 

Cratia  feiQteii  a  nojlra gloria  intenti  243 

CANZONE. 

Gran  ?adre  cui  Vangujìa,  e  facra  chioma  nj 


KIMB  DEL  TASSO. 


ELEGIA. 

S  R  A  T  I  A  to  ritorno  a  cjuel  Signor  coYttji  198 
S  O  N  E  T  T  I. 

HO  ti  (he  uoflra  mrtn  donna  reale  iS 

hi  ora  che  glt  animali  ti  fon  no  ajfrena  5  7 

Hor  che  bramo/o  ti  fecol  noflro  hauete  9  j 

Hor ,  che  de  [mi  bei  campi  ogni  fentiero  9^ 

Hor  ueggio  ben  che  da  ^ eterno  amore  101 

Hor  ut  fi  pHo  ben  dir  donna  beata  iji 

C  A  N  Z  O  N  E . 

Hor  che  con  forco  uelo  7$ 

EGLOGHE. 

Hor  che  la  frefca  e  tenerella  herhetta  17^ 

Hor  che  gU  hnmjdi  grembi  a  gli  Jpiranti  179 
S    O  %    E    T    V  1. 

O  fon  fi  aue'^o  a  riprottar  queWire  8 
lljeure  piagne  il  già  perduto  honort 

\o  ui  pur  lafcto  0  mio  dolce  fojìegno  4^ 

\o  credeua  di  gelo  armato  il  core  104 

in  ogni  parte  oue  (jMe/l*occhi  giro  io$ 

I»  quejìe  rupi  incolte  inquefit  faj?i  iij 

CANZONE, 
l  L  JL  V  S  T  R  E  Donna  il  cui  ualore  inchiito  f  i 

SONETTI. 

LV  N  G  o  le  nue  d*un  corrente  fumé  8 

Vorme  feguendo  del  tuo  facro  ingegno  41 

Vardente  Sol  del  uoftro  alto  ualore  tf| 

lieto  terren  ne  le  cut  uaghe  fponde  to8 

■  ucente  Sol  che  co  he  raggi  ardenti  1 10 

I<4  bilia  Idea  ,  che  di  faa  matuf  Amore  1 1 1 


T  A  V  O  L  A    D  E  L  LE 


EPITH  AL  AMIO. 
Lascia  le  riue  che  co  ftioi  crtftalli  14 

E    G    L    O    G     A  . 
t  A  doue  il  bianco  pie  laua  il  Tirrheno  i8 
S    ONE    T    T  i. 

MENAR  in  pme  il  mro  deftr  uorrei 
^Untre  tra  t^mère  al  mormorar  de  l*oraf  ^ 
Mano  gentfllacui  famofa  fronte  -tf: 
Mentre  del  bel  defìo  l'alt  fpiegate  4\ 
Mentre  chiara  uittoria  inuide  ^ate  8 
Mentre  a  diporto  a  uoflra  mglia  andate  81 
Mentre  che*l  nohilmflro  aito  intelletto  $ 
Mentre  col  Se/fa  illnsìre  alto  Signore  li* 
Mentre  che  l* aureo  crin  u^ondeggia  intorno  lì 
Mentre  nel  lume  de  uofir*occhi  ardenti 
Mentre  del  mio  the/or  guardato  e  caro 
Mentre  là  sU  fra  inanime  beate  ii<  r 

Mentre  ruggiada  dal  gelato  raggio  24 
Mentre  lieti  trahean  Cromi  C  Aminta  15 

EGLOGA. 
M  E  N  T  R*  I  o  colma  di  grani  empi  dolori  16 

ELEGIA. 
Mentre  Ikuggier  doue*l  Mar  d*Kdria  freme  18I  ^ 
S    O  NETTI, 

NOu  per  lo  corfo  diqueft^anni  auari 
Non  Jpiego  treccia  d*or  più  uaga  al  Sole  3 
Umfe  che*n  qutjli  chiari  alti  criJìaUi  3' 
Non  era  affaiinuitto  uincitore 
Ninfe  ch*al  fuon  de  la  Sampogna  mia  9 
Ne  perche  fiumi  tepidi  e  correnti  io 
Negro  uelo  ti  bel  crin  f^arfo  e  negletto  13 


RIME   DEL  TASSO. 


S    O    R    E    T    T  I. 

fii  r^s'  ..-n;,.-  -.'  ■■       '   ■  ■ 

DSCVRI  omhrnfle  folitarii  horror ì  ii 

O  donna  dti  mio  cor  fola  radice  i)' 

-  )  di  doppio  ualor  Jpirito  cìjiaro  19 

]i  òcchio  dei  ciel  la  cut  luce  gradita  124 

]^^')mhre  frefihe  herbe  uer di  acque  lucenti  131 

i0  dopo  la  tempejìa  atra  ^  ofeura  ip 

Ji  E    q    LOG  A. 

u\ 

D  I  quel  rio,  che  mormorando  flange  16) 

noli  .  :     . ,  . 

,1  SONETTI. 

ijj  p  R.  I V    I ,  fhe  col  facro^aho  intelktlo  7 

oj  f  L  Poj  che  gli  a  mari ,  e  rapidi  torrenti  i  o 

\i^  yOn  giù  leggiadra  Donna  i  panni  allegri  11 

^orlato  hauea  Triton  tranquilla  Oliua  24 

^^}€rche  la  neue  e*l  puro  auorto  e  netto  50 

ìriuUi  in  uano  l'empia  morte  acerba  3 1 

iiy?aJlor  poi  s^auictna  il  chiaro  raggio  jj 

'*oi  che  l* occhio  non  può  comedi  penfiero  50 

ijj  '*ofcia  che  fi l  col  nome  uoflro  hauete  6} 

^oi  che  la  parte  men  perfetta  e  bella  64 

(^}erche  fpiri  con  uoglte  empie  ^acerbe  74 

jj!*o/  ch'a  la  patria  a  cui  Vrancefio  hauete  72, 

che  quel  nodo  che  duo  lufìri  integri  88 

(^fiangonle  Mufe  e  uoi  Vittoria  fete  97 

che  col  dotto  fili  candido  e  puro  100 

^^yoichenel  Tempio  de  la  fama  hanete  108 

iÀ*9Ì  che  qual  io  mi  uidi  allhor  che'l  fiore  m 

iij 


T  A  V  O  L  A  DELLE 

Voi  ch*oim  lHme  di  ^iudttro  hauete 

Iti 
Voi  cl}€  con  Lali  del  gtnttì  dtfio 

Vdlegfina  gentil .  che^juejìa  ,  e  quella 

Voi  ihe  col  lume  di  benigna  f^ella 

Voi  che  riocchtet  dal  fommo  Padre  eterno 

Perche  nel  Tauro  cento  uclte  e  cento 

VercheH  cor  di  fenfier  freddi  e  gelati 

CANZONI. 

Principe  [acro  il  cui  gran  nome  fuona 
Perche  al  mjìro  ualor  fewpre  nimica 

E    t    E         *V^,A  . 
Fon  freno  homai  Ikutilio  al  lungo  pianto  190 

SONETTI. 
Vesta  mia  fura  e  candida  colomba  ij  y 
V^Q«4/  for\a  0  cjual  deftin  lajfo  mi  mena  16 


Quefla  Donna  gentil  che  fola  è  lieta  17 
Qual  corona  Signor  fuperba  Koma  18  ; 

QueTie  purpuree  rof e  eh*  al*  Aurora  39^ 
Quejìi  candidi  augei  che  latte  e  neue  39 

Quai  pallide  ui ole  ^  amoro fe  40 

QueJi* antro  ofcuro  oue  Jouente  fuole  40 
Quejlo  Jpe'\Kaio  giogo  e  quejìo  laccio  41 
Quant*amill\ihre  felle  alme  e  lucenti  6$ 
Quefa  faretra  con  gli  aurati  fìr ali  6s 
Qui  doue  mefte  il  lor  caro  fetonte  88 

Quando  i  f al/i  piacer  pojìo  in  oblio  106 

Queftt  arhufcei  che  del  famofo  ktlantt  109  ;. 
Quejìa  uirginità  uerde  e /aerata  11 1  y 

Quando  talhor  con  la  memoria  torno  io; 


L 


119 

24* 
144 


214 


RIME   DEL  TASSO. 

)  patito  s^aìlegra  talma  dita  e  gradita  aj  4 

I. 

)  ELEGIA. 

;  Qj/  A  L  nouello  piactr  quai  fere  uoglU  tfz 

I 

i  S    O    N  •£    T    T    I . 

ROm  A  fi  d'alma  Iddio  cofl  perfetta  $% 

^uggier  che  fai  in  foUtaria  parte  55 

l  SONETTI. 

SE*  L  duro  fuon  di  quei  fofptri  ardenti  • 

Sacro  arbofcel  che*l glorio/o  nome  % 

Si  dolce  è*l  foco  mio  la  famma  heUa  19 

)  :  Spirto  che  carco  di  uirtù  ^  honore  i| 

I  Se  per  Memnone  tuo  ti  rode  il  core  itf 

Se  Lodj;>uico  da  gli  afcofì  inganni  xs 

I  '  Sacro  intelletto  altero ,  e  chtaro  honore  x  5 

t  Sene  l*eterna  luce  oue, [alito  30 

r  Se  da  Vorgoglio  del  gelato  uerno  34 

\  Se  da  lupo  rabhwfo  o  da  rapace  3  j 

^  Superbo  [cogito  altiero  e  bel  ricetto  54 

?  S/an  de  la  greggia  tua  ungo  ?a[ìore  67 

)  Superbo  [caglio  che  con  Pampia  [fonte  74 

9  Se  la  nebbia  de  [degni  che  [ouente  81 

I  SeTlatue  d*oro  agli  tloquenti  e  rari  90 

f  Superbo  colle  che  col  manco  corno  98 

f  Secoluoflro  [auor  [etto  a  [ereno  99 

8  5*4  /■  raggi  di  ualor  che  graue  e  ofcura  107 
i  Si  come  0  Dio  del  fonno  a  Uh  or  eh' Amore  109 

9  iacro  intelletto  de  Dìuino  Amore  110 

\\  Se  con  bufato  tuo  fouerchio  oro-ozlio  iix 

Il  I 

i|  lacra  ruina  chtH  gran  cerchio  giri  to^ 

*  *  //// 


TAVOLA  DELLE 

Voi  eh* ogni  lume  di  giudi tro  hauete  v 1 9 

Po/  c/^e  con  l'ali  del  gentil  d^fìo  1 1 j 

Vdlegrina  gentil .  chequejìa  ,  e  quella  jto 

Voi  ììie  ccl  lume  di  benigna  Hella  204^ 

Po/  che  nccchicr  dal  fornmo  ?adr€  eterno  x^i 

Cerche  nel  Tauro  cento  uclte  e  cento  241. 

"BercheH  cor  di  fenfier  freddi  e  gelati  144- 

CANZONI. 

Trincipe  /acro  il  cui  gran  nome  fuona  $6 

Itcrche  al  uojlro  ualor  femore  nimica  114 

ELEGIA. 

P  O  N  freno  homai  ìkutilio  al  lungo  pianto  190 

SONETTI.  ^ 
y-x  Vesta  mia  fura  e  candida  colomba  ijf 
V-^Q«^/  for\a  0  cjual  dejlin  laffò  mi  mena  \^ 

Qjiejìa  Donna  gentil  che  fola  è  lieta  17 

Qual  corona  Signor  fuf>erbaKoma  if^ 
QueTie  purpuree  rofe  ch*a  l'Aurora 

Quefìt  candidi  auget  che  latte  e  neue  ^' 

Quai  p<illide  ui ole  ^  amoro fe  40 

iyueTi*antro  ofcuro  oue  fouente  fuole  40 

Qutf^o  fpe\\ato  gio^o  e  cjuejìo  htcao  41 

Quant*a  mill\iltre  felle  alme  e  lucenti  6f 

Quefa  faretra  con  gU  aurati  frali  6$ 

Qui  doue  mefle  ti  lor  caro  "fetonte  88 

Quando  i  falfì  piacer  poflo  in  oblio  106 

Queflt  arhufcei  che  del  famofo  Atlante  109 

Quefa  utrgimta  uerde  e  {aerata  ut 

Quando  talhor  con  la  memoria  torno  lof 


RIMF   DEL  TASSO. 
;  Quanto  s'aìlegra  ^alma  dita  e  gradita       »J  4 

E    L    E    G    I  A. 
Q^V  A  L  nouello  fiactr  quai  fiere  uoglie  t$z 


ROf 


S    O    N   -E    T    T  I. 

Om  A  fi  d'alma  Iddio  cofi  perfetta 
uggier  che  fai  in  fohtarta  farle  55 


SONETTI. 

SE*  L  duro  fuon  di  quei  fofptri  ardenti  a 

Sacro  arbofcel  che* l glorio/o  nome  % 

Si  dolce  è*l  foco  mio  la  fiamma  bella  19 
Spirto  che  carco  di  uirtù  ^  honore 

Se  per  Memnone  tuo  ti  rode  il  core  itf 

\  Se  Lods}uico  da  gli  afcofì  inganni  xs 

1}  I  Sacro  intelletto  altero ,  e  chiaro  honore  x  S 

\(  \  Sene  V eterna  luce  oue.falito  30 

i;  I  Se  da  l* orgoglio  del  gelato  uerno  34 

iS  i  Se  da  lupo  rabbtofo  0  da  rapace  35 

,7  Superbo  fcoglio  altiero  e  bel  ricetto  5-4 

Sfan  de  la  greggia  tua  ungo  ?uftore  67 

Superbo  [cogito  che  con  ampia  fronte  74 

Se  la  nebbia  de  [degni  che  Jouente  81 

SeTlatue  d*oro  agli  eloquenti  e  rari  90 

Superbo  colle  che  col  manco  corno  98 

Secol  uojìro  fauor  [etto  a  [ereno  99 

S*4  /  raggi  di  ualor  che  graue  e  ofcura  107 

Si  corneo  Dio  del  [onno  a  Uh  or  eh*  Amore  109 

Sacro  intelletto  de  Diurno  Amore  110 

con  bufato  tuo  fouerchio  orqozUo  1 1. 

Sacra  mina  cbe*l  gran  cerchio  gin  rotf 


TAVOLA  DELLE 

Saura  un  puro  rufcel  che  dolcemente  ii| 

Se  ben  f.vmofo  PÒ  con  Vonde  chiare  itó 

Se  dopo  la  ji:<gwn  net  de  gelata  217 

Se  quel  dclte  penJJer  che  ad  hora  ad  hora  218 

Se  fra  quante  belleX\e  altere  e  rare  123 

Serchio gentil  che  con  le  fft^re ,  e  cììiare  130 

Se  mai  jempre  tltuo  allor  caro  O*  amato  241 

Sottra  le  mie  glorie fe e  fole  245 

Saggio  firittor  per  cut  chiaro  e  u'iuace  249 

Se  piena  di  gentile  alto  defìo  249 

ELEGIA. 

SPIEGA  le  uaghe  tue  purpuree  piume  i8tf 


T 


S    O     N     E    T     T  I. 

R.  ben  potrete  Donna  tir eT^^ ,  e  torà  $ 

Tu  che  le  Qreche  e  le  Latine  carte  7 

Tanto  ^acerba  ^  orgoghofa  doglia  20 

Torniamo  a  rtuedtre  il  nojìro  So'e  1 1 

Tu  che  con  laure  a  tuoi  dt/ìr  fecondai  31 

Tratto  hUcoìte  ti  picciol  legno  hauea  250 

,        C  .  A     N    Z    O    N  E. 

Temo  Donna  gentil  d*al\urmi  in  alto  1^6 

SONETTI. 

VELOCE  Fardo  mai  timida  fiera 

Vef:g!0  Sgnor  de  già  fmarriti  honori  17 

\ejiadibei  fm crocidi  ambe  ì e  fronde  »9 

\ aleno  che  ton  uaghe  ardue  e  pronie  25 

\nhtrto  bianco  che  la  fronte  adorna  4» 

\agQ  arbofecl  ne  le.  cui  liete  frondt  49 

Verdine 


RIME  DEL  TASSO. 

Vergine  glonofa  a!  uago  ardente  66 

Voi  che  tutti  t  Jt  ntier  à*dlXarHi  al  paro  89 

\aga  Angiolettu  a  render  grati  e  noli  a  uj^ 

r  \        :  '  &  l^.E  ,X   'V,  A. 

O  I  meco  fuor  de  Vactjue  frefihe  e  uiue  i]r 

EGLOGHE. 
Vostri  pan  que/ìi  fiori  e  uojìre  quejìe  166 
\Jcite  pecorelle  ì)Qr  che  dal  corno  171 

ELEGIE. 
Vorrei  Molino  hom ai  falcar  quefi* onde  195 

TAVOLA  DEL 

QVAKTO  LIBRO. 

SONETTI. 

I  P  R  A  mai  [empre  It  purpurea 
Aurora  •  24 

\/;^4  Ualta  dolente  homat  la  frcn- 
te  19 
AlXa  Tebro  dolete  un  Maufoleo  jx 
Ai\r.ie  gnocchi  a  tanta  merauiglta  4^ 
Angloletta  nel  jen  di  Dio  nudrita  4^ 
Angtoletta  dal  del  quìi  giù  mandata  53 
Alma  diuina  angelico  intelletto  €t 

SONETTO. 
hES  p  otrett  con  Pomòrg  e  co*  colori  %f 


TAVOLA    Ù  ÌE  %  t  E 
S    O    N    E    T    T  I. 

C A  D  E  A  da  gli  occhi  belli  oltra  mifittà  « jf 
CrefcQ  Cotioad  ogn*hor  hra  e  Vorgoglio 

Com*ajj€ttato  e  laffò  pellegrino  j-t 

chi  uuol  ueder  quanto  ptto  farnaturA  58 

C/?/  foìleua  t annuito  il  mio  intelletto  4t 

SONETTI. 

DE  H  perche  tolto  a  quejlo  Cielo  hdHeli  14 

Dotto  Cultor  de  l^Eliconeo  Monte  5; 

f>a  bei  uoJìr*occht  ond*ogn*hor  cade  e  pione  44 

Da  qual  Corode  gli  angeli  più  cari  54 

Donna  che  qua/i  un  altro  fol  terreno  55* 

Donne  cl/andate  ogn^hor  liete  e  fuperhe  57 

Donna  che  jour a  il  mortai  corfo  hauete  $9 

Donna  che  ricca  d'ogni  homr  mortale  60  ' 

Donna  real  la  cui  uirtà  infinita  6t 

Donna  gentil  o^uaI  j  empii  ce  colomba  66 

CANZONE. 

Donna  real  de  le  cui  lodi  ti  mondo  4P 

SONETTI. 

Esce  da  be'  uoJìr\cchi  àdhora  ad  hora  44 

felice  uoi  che  co  duo  lumi  ardenti  47 

Già  con  le  chìaui  ctor  le  porte  apria  tj 

hlcr  di  uof  ra  uiriute  oggetto  degn$  iS 


•RIME  DEL  TASSO. 
SONETTI. 


I 


L  Sol  del  uoflro  honor  donna  è  fi  ardente  38 
lo  pur  mUnalT^  con  dedalee  penne  47 


SONETTI. 

Y  E  chiome  d*or  che  tante  uohe  han  dato  ttf 

l^Largo  campo  dì  gloria  otte  potrete  x7 

Lodamoftrare  auoi  non  [ì  cornitene  4^ 


m: 


SONETTI. 

E  N  r  R  E  di  cento  fiumi  altieri  e  chiari  7 
•  Mentre  quefi'onda  irata  e  tempeflofa  11 
Mentre  Germania  e*l  grand* Augufio  armato  ij 
Manda  Vadre  del  ciel  fietofo  in  terra  5) 
Mentre  quefl*omhra  bella  che  di  fiori  43 
Mentre  ne  le  finefireonde  rijplende  4f 
Mentre  Donna  real  the  f rondi  hauranno  ^4 
Mentre ,  fi  come  molte  uolte  fitole  67 


SONETTI. 
'  O  N  è  fra  quefte  feluearbor  ne  fronda  re 
Non  è  fi  uago  d^or  ne  di  r teche 4 
Nòn  fol  fii  la  fiorité  e  uerde  J^onda  47 


n; 


SONETTI. 

D'' intiera  honefta  Tempio  honor ato  tf 

O  de  le  ritte  d*Arno  altiero  honore  17 

O  Speron  dtl  mio  ingegno  etnico  duce  18 

Orna  a!  ^ran  Re  de  franchi  in  r^^r  r>ua  1 9 

O  di  Ncwe  c  dt  l'j;>\w  j  ini  .h.*  vnrrf')  jo- 


T  A  \^  O  L  A  DELLE 

O  p!t4  prefìa  al  predare  e  pm  leggiera  54 

odi  ntme  d^inregm  e  dmatura  36" 

O  miracol  del  mondo  unico  e  raro  37 

O  VerUOrunt al  htaìica  e  rotonda  38 

O  jl>eahio  fin  non  di  crijìallo  frale  4*. 

O  miracolo  raro  di  ìSiatura  53 

O  foco  ineflingn^hile  e  uitrace  •     -  .  .  ^6 

OTempiod'honeflariccoefacrato  ^6 

O  d'inuitta  honejìiite  altiero  albergo  57 

O  di  beltà  dimna  imagin  uera  59 

O  Donna  che  fi  Itela  e  fi  fecura  59 

O  d'eterna  tfirtà  faceìla  ardente  60 

O  fpecclyo  di  uirià  clvaro  e  lucente  6} 

O  d'ogni  honor  celefie  altera  e  degna  6$ 

O  uajo  di  crifiallo  d'Oriente  66 

SONETTI. 

PALLIDA  Gelofia  che  a  poco  a  poco  n 

Perche  mofirar  tanto  ualor  al  mondo  31 

Vofi*  ha*  l  termine  ti  mondo  a  l'altrui  glorie  61 

S    O    N    E    T    T  I. 

av  i''  doue  ti  uago  Khen  piangendo  porta  9 

Quanta  inuidta  ti  porto  0  bel  terreno  10 

Q«/  doue  il  del  la  fredda  algente  Stella  10 

Quando  l'inuido  Fdto  al^  la  mano  31 

Quefi* ombra  chsgia  mai  noti  uide  il  Sole  31 

Quefia  che  co  fi  humìle  e  cofi  pura  $$ 

Quefio  Donna  real  de  uofiri  honori  6} 
SONETTI. 

SE  la  memoria  del  pajfato  bene  9 
Sgombrerà  Signor  mio  quel  raggio  ardente  11 


R.IM  E  DEL  TASSO. 

Signor  s'a  quella  no/Ira  Uluflire ,  e  rara  24 

Spiramno  le  faci  aurate  e  bionde  3®  , 

Se  pur  non  ut  [degnate  effer  /oggetto .  48 

Sfarge  dal  fuo  bel  fen  la  gloria  uojira  6$ 

CANZONE. 

SPOGLIATE  0  Virginelle  S9 

STANZE* 

S  E  ben  di  none  Stelle  ardenti  e  belle  i8 

SONETTI. 

TKofpQ  per  tempo  0  morte  empia  e  predace  54. 

Troppo  dijìo  Donna  real  mijprona  48 

SONETTI. 

VERSI  ccn  l*urna  d^cr  più  de  bufato  8 

\drai  tu  ancora  t  miei  notti  lamenti  8 

Ve/  che  cercate  i  campi  ampi  ^  aperti  18 

\iuace  augel  che  ne  1*  Arabia  nafce  3 $ 

y^ggio  talhor  ufcir  da  he  ttcjiri  occhi  4J 

yaga  fenice  che  con  l*alt  d*cro  j4 

TAVOLA  DEL 

^IT^TO  LIBICO. 


SONETTI. 

Pravi  Giano  con  le  chiaul  d'o' 
ro  18 
A  uolgran  Sire  a  uoi  ciré  fete  here^ 
de  58 


T  A  V  O  t  A    D  t  L  L  t 

Ah  più  che  fcoglio  dura  ah  più  che  fiera  7 j 

Anima  bella  che  coft  fpedita  8, 

AUhorche  g  Hocchi  onde  filea  di  fuor  e  91 

ÀI  tramontar  del  Sol  chiaro  e  lucente  p| 

AUhor  che  morte  i  duo  begltoccht  afiofìs  94 

Allhor  che  più  /perai  di  pafcer  quejìi  101 

STANZE. 

Allhor  che  l'alba  appar  ne  rOriente  107 

MONETTI. 

BE  N  ha  ragion  [e  fi  lamenta  e  duole  f 

Bew  può  leccel fa  imperio  fa  fronte  18 

Ben  potrà  un  nuouo  Fidia  un  nuouo  Apelle  jr 

hen  fapcu*ìo  cì^mutdiofa  e  dura  45- 

Bcw  potrà  fra  le  uerdi  e  ricchi  Jponde  49 
Ben  moJìroH  del  (ahi  fato  empio  ^  ingiujlo) 

hen  Tafjo  mìo  nemiche  in  del  ui  furo  6^' 

hen  a  gran  torto  inuidiofa  e  dura  71 

SONETTI. 

CRESCA  felice  a  lunga  uita  e  lieta  t 

Cafal  honor  de  le  delfine  e  riue  74 

Cento  Vergini  illuTìrt  ^  altrettanti  1 6 

Cappello  che  con  Jìil  canuto  e  raro  3  % 

Cafal  s* Amore  il  cor  di  ghiaccio  armato  51 

Cercai  indarno  d* inalbarmi  al  fegno  6% 

Contile  qual  d^honor  uano  molefta  6} 

chi  ttuol  ueder  quanto  più  poffa  Parti  7» 

chi  col  foaue  fuon  Pira  e  Gorgoglio  76 

eh' d'  f^enljl  p' etate  emetto  hc^l  cort  80 
titó  fincr.i  il          ^^fpr.l  t  moruU 


fllM  E  DEL  TASSO.' 

Centra  i  colpi  folca  de  la  fpietata  9f 

C/;e  ^icua  mentre  il  Sol  le  fiaggte  accende  i  o  i 

STANZE. 

Cigno  potrete  ben  bianco,  e  gentile  ii8 

SONETTI. 

DO  VE  da  rAppennin  fiendendo  gira  tt 

Dunque  morte  crudel  fpietata  morte  ti 

Donna  che  con  la  fronte  alma  ,  e  ferena  i$ 

Deh  perche  allhor  che  uaneggiando  Amore  38 

Dunque  può  tanto  il  fenfo  ajpro  e  feuero  41 

Deh  perche  tu  cui  le  forelle  Diue  54 

Dopo  tante  uittorie  e  tanti  honori  $S 

Deh  perche  quejle  cure  egre  e  molejte  J9 

D^un  gran  Torrente  m  fu  l'herbofa  riuà  7^ 

Doue  ptu  accenderai  le  faci  fpente  84 

Deh  perche  di  feguirti  a  me  non  lice  8tf 

Doue  con  quelle  chwme  aurate  e  bionde  $t 

Deh  perche  cofi  fciolta  e  fi  fp edita  94 

Deh  perche  rinouelli  adhora  adhora  97 

Dura  contefa  e  perigltofa  fanno  98 

Deh  perche  contra  l*  empia  inuida  morte  1 00 

Deh poteJ^*io  come  ti  seggio  uiua  io» 

CANZONE. 

D  V  N  QV  E-  cofi  per  tempo  alma  gentile  104 

SONETTI. 

ESCE  da  he  uofìr* occhi  un  lume  ardente  j  j 

^fce  da  duo  bfglioc chi  adhora  adhora  4  7 
tcco  fcefa  dal  cieilieta  e  gicconda  ^0 


TAVOLA  DELLE 


SONETTI. 

FORSE  Donna  reale  hauete  a  fdegno  28 

Fr4  /  tatui  raggi  de  la  uinà  uoftra  3  5 
Viera  rapace  mano  ahi  come  prefta  .88 

"Finito  hai  bella  donna  II  hreue  corfi  $z 

Febo  fe  mai  fteta gentile  e  [anta  31 

SONETTI.  J 

GALLO  Spoltra  il  deuer  forfè  mi  mena  ni 

Gallo  cui  Vebg  ahi  concetti  infpira  24 

Già  fcorgo  fammeggiar  filtra  l'altiere  50 

Gallo  gentil  de  la  tua  Patria  honore  50 
Gia*ntorno  al  marmo  che* l gran  Carlo  afcende  ftf 

Gallo  io  fin  fatto  fermo  e  flabtì  fegno  61 

Gentil  coppia  e  del  del  degna  di  belle  66 

Già  mi  far  di  fcntir  qae  dolci  accenti  77 

S    O    N    E    T    T  I. 

HO  R  sterga  l*AppennininJìrto  al  Cielo  ì$ 

Hor  con  fecure  e  uaghe  penne  albata  49 

Horriedeil  fecol  aorohora  l*etate  74 

SONETTI. 

INVITTISSIMO  Re  fi  uento  irato  20 

ìnqueftoo  Dea  terrena  almo  e  fecondo  41 

I»  leggiadra  dt  donne  e  bella  fchiera  ^6 

lo  di  quejlo  famofo  e  facro  colle  51 

in  qualgiro  ti  fj>atij  anima  beila  68 

ìnuittifimo  Ke  Jplcndor  de  diegi  70 

lnitida?arca  hai  pur  recifoemorto  8t 

U  UQ  cercando  di  dar  tregua  e  pace  S7 

lo  HO 


RIME  DEL  Tasso. 

io  uo  cercando  d^afciugar  queJVocchi 

Io  uolgo  glioccJji  del  penfaro  al  Cielo  $8 

Io  fur  uorrei  por  freno  a  quei  fofj^trì  99 

Io  iiorrei  chiuder  gli  occhi  m  quefta  oh*  io  101 

SONETTI. 

LIETO  colle  e  felice  oue  ì^atura  8 
La  nobd  Quercia  che  colorine  adombra  ij 

lungo  l^alt/ere  ^  honorate  fronde  14 

Val^o  ualor  che  come  un  Sol  ardente  16 

L^rgo  campo  di  gloria  il  unjiro  honore  17 

Le  V  ir  amidi  gli  Archi  e  i  Maufolei  30 

Langue  Padre  del  ciel  langue  il  fojìegno  41 

La  bella  Irene  è  morta  è  morta  Irene  75 

tatua  faina  in  Oelo  alma  felice  77 

Le  perle  e  l'oro  fi  forbito  e  terfo  85 

La^o  qual  uento  di  diletto  humano  93 

La  faccia  cui  fiamma  ardente  e  uiua  103 

S    O    N    E    T    T  T. 

MENTRE  fra  Valme  più  gradite  a  Dto  i\ 
Mentre  dal  fuo  più  bel  fublime  colle  33 

Mentre  eh* io  qui  de  la  maligna  e  dura  ji, 

Mille  lumi  d^honor  lucidi  e  chiari  57 

Mentre  Jpargean  di  croco  e  gigli  e  tofe  57 

Mentre  fi  corca  il  Sol  ne  l'Occidtrtte  60 

Morloppia  mia  tu  per  gìou.ir  a  quefia  6$ 

Mentre  nel  più  bel  cieU  hor  ti  diporti  73 

Molino  al  fuon  de  cui  canori  accenti  78 

Wor/'èV  foaue  mio  fido  fifiegno  8c 

S    T     A     N  E. 

Mofiro  m'ha  Taffo  ti  mio  Ambrofito  gentile  117 


TAVOLA  DELLE 


SONETTI. 

NO  N  Jparge  Unti  fior  Zefiro  CUri 
No»  ha  cotanti  fiori  un  campo  aprico 

ì^on  può  di  reo  deftino  oltraggio  o  torto  31 

tanto  il  Hoflro  buon  giudi  ciò  intero  4» 

Ko/i  ptìo  la  mia  utrtt*  debile  e  fra'e  58 

Hembofo  irato  uento  atro  ,  ^  ofiuro  €9 
SONETTI. 

Vuro  0  dolce  0  fiumicel  d'argento  7 

O  di  doppio  ualore  adorno  a  paro  11 

O  di  candido  honore  illuftre  ejjèmpio  t% 

O  teflimonio  de  gli  antichi  honori  14 . 

O  gentil  ramo  de  la  Quercia  antica  19 

O  Jplendor  uiuo  de  gli  antichi  pregi  ti 

O  di  famofiregi  inclita      alta  11 

O  fido  Kcathe  del  pietofo  Herrico  it 

O  figlia  del  piacer  uaga  e  gentile  t4 

O  piti  che*l4?el  giardin  di  fiori  e  d*herha  jo 

O  dt  frutti  ^  di  fior  ricco  &  adorna  j7 

O  d'eterna  beltà  bel  paragone  jff 

O  bella  0  cafìa  0  d'ogni  raro  honore  41 

O  fommo  honor  del  Lufitano  Impero  ft 

O  del  mio  core  un  tempo  egro  conforto  8t 

Oime  quegli  occhi  belli  onde  piouea  84 

O  bella  0  faggia  0  cafia  d*ogni  honore  85 

O  più  lieue  che  uento  0  più  che  fiera  8^ 

Opra  a  tua  uogUa  pur  faette  e  ftrali  9^ 

O  prefto  al  dipartir  tardo  al  ritorno  97 
SONETTI. 

PORTI  incH  0  Signor  l  età  e  ridente  17 

Po/c/4  che  lieto  onde  fcendejìi  ornato  i  j 


RIME  DEL  TASSO. 

face  molt*anm  lungo  l*alte  ritte  ^4 

f  iana  e  fecura  uia  da  piede  humàno  6$ 

fonerò  infermo  e  da  maligna  e  dura  Cj 

principi  lUtiJìri  <J7*a  la  gloria  bauett  67 

Yer  qnel  fentiero  oue  foleui  in  uita  8 

fortVl  Troiano  Enea  fer  torlo  al  rio  74 

V  SONETTI. 

Vesto  per  calle  ferigliofi  e  torto  9 

K^^Ofél  doue  da  le  grani  atretemfefte  10 

Qual  juole-  auaro  peìlegrin  ch*mita  20 
Quefta  eh* al  Ciel  le  uerdt  chiome  efiendt 

i^uejla  donnairèal  dal  cui  ualore  3  8 

Quanto  piti  cérco  0  de/ir  foUee  uano  j9 

Quejla  degna  d*hauer  del  mondo  Impero  40 

Quanto  pojja  ton  Dio  quefi^angi aletta  41 

Quando  da  quefia  o/cura  ombra  dt  uita  4j 

Qstanto  ut  debbe  ognuno  e  quanto  quefla  44 

Quefta  che  breue  e  piana  ancor  ut  rejìa  48 

Quefta  che  col  bel  uolto  almo  e  decoro  $j 

Quel  che  fudo  già  [otto  l*arme     alfe  55 

Qttifto  folti  reflaua  iniqua  e  dura  59 

Quant^infufe  m  moli*anni  infame  aetoltì)  95 

Qtiell* angelico  wfo  oue  folea  99 

Quallhor  m  Ciel  dt  riuederti  fpero  100 

Quella  che  da  le  noftre  dolci  rtue  €4. 

Quanta  ragion  di  pianger  fempre  hauete  78 


QuegUoccht  chiari  che  fur  proprio  un  fole  79 
Quel  fot  che  col  fuo  lume  ardente  e  chiaro  80 


SONETTO. 
OTTA  e  caduta  in  terra  è  quella  Jpeme  8j 


TAVOLA  DELLE 


S 


SONETTI. 

V  gli  homeri  portar  potrà  del  Cielo  ij 

Signor  trotto  c  ueleno  af^ro  e  mortale  ij 

Sul  gfogo  de  l'alt ffimo  Apenmno  27 

Si  come  face  ^ncor  che  chtar^iirdenu  tj 

Spiego  talhor  perle  uefifgta  l'ali  i8 

Seguite  alme  gentil  l'iUuJìre  gloria  19 
Semi  preX\ate  in  gutfa  che  Col  raro  , 

Sparge  tanti  d'honor  raggi  ardente  34 

Se  quanto  ti  Hoftro  honore  illHftr^  e  taro  .^tf 

Sotto  candido  uel  che  ricopria  47 

Signor  fu  cfueflo  Imperiale  ^  alto  $1 

Signor  fi  fon^adt  maligna  e  dura  55 

Scoglio  non  è  da  le  fai  s'onde  algenti  do 

Sacri  intelletti  a  cui  da  Gioue  è  dato  6z 

Strali  auuentaua  Amor  duri  e  pungenti  66 

Spirito  illujlre  a  grand' imprefe  nato  yz 

Spirito  illujìre  che  col  bel  penfiero  75 
Sparue  ti  mio  Sole  a  me\o  ti  giorno  e  fcura 

Souente  uerfo  ti  cielo  al\o  ti  penfiero  89 

Spe[]o  uolgo  la  uifta  inferma  erta  io| 

Se  tanto  fra*l  mto  duol  grauofo  e  forte  111 

SONETTI. 

TANTE  Claudio  uarcate  terre  e  mari  10 

Tenera  uerga  de  la  nobil  pianta  11 
Troppo  con  uofiro  d.^nno  alto  Signor^  >  0;  .kwtS 

Turbato  è  qucflo  del  [e  n\a  i  duo  lumi  45 

Taffo  già  non  ut  deggta  effer  molefia  .  tjj 

Troppo  hai  per  tempo  morte  a  noi  rt tolto  89 


RIME  DEL  T  ASSO  . 


SONETTI. 

VO  L  G  E  T  Ranocchi  a  tanta  merauiglia  29 

Volgi  pur  lieto  a  la  tua  patria  il  piede  37 

VagaAngeletta  da  l* eterno  Amore  44 

Viua  face  d^honor  da  i  cajli  ufciua  4S 

Ver  fi  la  copia  cjm  dal  pieno  corno  48 

Vins*al/tn  de  la  mia  maligna  e  dura  54 

Voi  che  cantando  i  gigmntli  ardori  €t 

Vuota  quelTurna  homai  effer  dourehbe  $0 

Vo  ricercando  in  ogm  parte  ou^io  yi 

TAVOLA  DE 

SALMI  E  D'AL- 
TRE RIME  SACRE. 


^  T  E  signor  a  te  fido  conforto  4? 

BENiGNissiMO    Vadrc  ro 
t*amo  to  t*amo  iS 


CO  M  B  uago  augeìletto  % 

Con  quai  lode  0  Signore  1 6 

Contajfetatacerua  ogn'hor  difta  20 

Come  timida  ,  e  fnella  2» 

Com* infermo  cui  ardente  j  7 

I -px  E  la  tua  gratta  il  raggio  a  ^tJ  Signore  7 
J-^  Deh  l'agre  inferme  menti  9 

De/7  fra  cotante  mie  ti 


»4 
4» 


T  A  V  O  L  A  DELLE 

pa  quel  grauofo  fondo  4 g 

Ecco  Vadre  e  Signore  t  j 

IO  fi  fomrìjo  Motore  <j 
lituo  aiuto  0  Signore 
In  quefio  granile  abtj]o 

Mentre  tace  la  notte  ofcura  algente  4» 

GD  I  da  quejlo  mare 
,   O  beati  coloro 

C    A    N    Z    O    N  E. 

Odi  dal  cielo  un  grido  alto  e  canoro  45 

PERCHE  fimmo  Motore  4 

ì'ietà  Signor  pi  e  tati  17 
f  erche  cotante,  Jpade 

Wando  a  i  corfier  del  Sol  pongono  il  freno  tj 

>-^^«4/  tergine  gentil  cheH  genitore  4  j 

Qualhor  nel  cupo  gorgo  43 

K  I T  o  G  L I  Jiomai  di  mano  ah  poco  accorta  47 

In' A  quando  Signor quefta  fuiata 
Stempra  0  gran  Ke  del  Cielo 

Signor  col  uolto  adorno  if 

Suegliati  anima  trifta  38 

Signor  l*antico  Serpe                         ^  59 

Se  tanti  a  quefto  ingrato  f?uomo  mortale  44 

Suegl  ati  homai  da  quejìo  lungo  e  rio  47 

Signor  il  fcnfo  è  fi  prefinte  e  forte  48 

signor  del  ad  qasìU  fiet a  infinita  4S 


S 


Rime  del  tasso. 

r  A  V  O  L  A    D  E 
G  L  I    H  I  N  N  I  E 

DE       L'    O    D  E. 

L  M  A  luce  dtl  Cielo  iS 

A  che  con  tal  furore  no 
A  che  fin  trarne  m  queflo  afflitto 

core  iij 

A  che  fttìlar  di  lagrimofo  hitmt>rt  ijj 

Ben  fu  barbaro  Scita  91 

CADE  dal  puro  Cielo  10 
Che  pronti  me  eh*  io  t*habbia  0  bella  Vtuajj 

Crefceteouaghi  fiori  j8 

Capeccie  procellofa  atra  tempefla  46 

chi  lodurà  col  canto  119 

E  B  B*  I  O  por  in  oblio  19 

Doue  i  uaghi  arbofcelli  4j 

Dian\i  il  Verno  neuojo  ir» 

Dopo  molto  folcar  per  ?  acque  irate  tttf 

ECCO  clun  Oriente  7 

Ecco  che* l  uago  fiore  jg 

FV  M I  N  o  I  facri  altari  I4 

freme  talhora  il  tempeftofo  Ege§  ér 

GL  I  aitar  di  Gigli  d*oro  tj 

Gia*l  freddo  horrido  uerno  too 

Giraldi  ancor  che  accorto  ii| 

H  o  R  che  la  calda  State  117 


D' 


NE       LE  ODE. 

L  pouero  VilUn  c*ha  Jparfo  il  feme  74 
lllufire  alma  città  che  ne  uetujìi  1  x  4 


RIME    DEL  TASSO. 

1/  cauo  e  faìdo  ?ttio  i^'^ 

LASCIA  iicoRe  [aerato  14 

Le//o  qui  doue  il  Sole  ^ 

Laffò  che  ouunque  i  lumi  ^ i 

Laureo  da  me  fin  amato  ij7 

ME  N  T  K  E  co  caldi  faggi  21 

Mentre  il  giogo  ajpro  dnra  y^j. 

)fàentr* Aujìro  ed  Aquilone  cj 

Magnanimo  Signor  l\thiero  grido  98 

Mentre  nel  campidoglio  13  r 

Mentr*to  poltfco  e  tergo  t^'f 

Non  fempre  il  Cielo  irat9  t6 

OVast  OKI  felici  30 

Ombre  fre/chee  fecreti  71 

O  Dea  fen\alaquale  76 

O  gran  Signor  di  Deb  85 

O  giouanette  accorte  104 

O  ne  l*ajpra  tempejìa  121 

PO  N  freno  Mufa^aquel  (l  lungo  pianto  ij 

?aflori  ècco  ì*  Aurora  jtf 

"Boi  che  di  uaghl  fiori  41 

Verche  ferrante  homai  6$ 

Vi' ima  la  State  haurà  pruine  e  ghiaccio  90 

perche  con  tanto  orgoglio  108 

C>  V  A  L*A  V  R  A  tanto  amka       ^  69 

SOVRA  la  uerde  fponda  80 

Saggio  e  dotto  cultore  94 

Scrii tor  dotto  e  prudente  lot 

SeiauolubilDea  n9 


IL  FINE  DELLA  TAVOLA. 


3E  GLI  AMORI 
DI    M  E  S  S  E  R 

BERNARDO 
TASSO. 

LIB  B^O    T  B^I  M  0. 

E'  L  duro  fuon  dì  c^ue*  fi" 
Jpiri  ardenti . 
Cìiamorofo  dolor  trajfi 

dal  petto , 
lAentrc  dietro  al  defiù 

prcndea  diletto 
Di  gir  utrfando  lagrime ^9 
lamenti  ; 
on  ho  potuto  i  hegliocchi  lucenti , 
che  fur  de*  miei  pcnficri  unico  OT^etto , 
far  d*honeJìa  pietà  dolce  ricetto  ; 
Ond*haueJJero  tregua  i  mici  tormenti  : 
Imen  dimojìrera ,  cjual  f  utto  mieta 
Chi  ne*  campi  d^amore  ha  fparfo  ti  femt , 
Col  fero  e/empio  de*  miei  lunghi  mali  ; 
for/e  a  uita  più  tranquilla  e  lieta 
Volgendo  l*alme  altrui,  e  a  miglior  Jpeme^ 
V/«rà  ne  U  memorie  de*  mortah  . 


t    ,  L    I    B    K  O 

S  acro  arhuficl ,  ch^^lglorkfo  Jt^me, ., 

Serbi  di.  lei ,  che  nel  mio  CAnto  imn^ro  ;.    , .  , 
Degna  non  vien ,  che  fai  fremuta  alloro 
D^e/fer  corona  a  le  ben  dotte  chiame  ; 

T  rofpo  agli  homeri  miei  fon  gratti  fome 
Tue  uere  iodiyC  trol^po^Jto  Uticro   -  .  .  - 
Da  la  mja,lma'j  on<^io  mi  d^jLcioro  , 
che  uorrei  purì^^arp  ^  e  non  fo  come  , 

B  en  prego .  S<{L ^xl^j'eì^hhia. tlamanlj^,/ 
Sccpra  m  tei  ìii-^^gUy?  fi  ti  pritt:Ugi  ,  ^ 
CJ/ogn\altro  j}midi  il  iuo  TLuo  gentile  i,/^, 

E  pot  che  darti  più  famofi  pr^i  , 
Non  po  ^luejlo  mio  itiQolto  ,  e  baUo,  £i4l(^g', 
hlrneri  Cincinno  ^  come  cofa  fama*  /^'f 


C  hiare  fontane  ,  oue  nMadovna.  pUcque. 
Col  mito MtoYÌ.Q  y  e  Ytian gentili  y  e  fchietU 
He  le  tioflre  gelate  ^  e  Ittctd^acque 
Lau:irfì  il  uifo ,  e  quelle  perle  elette  : 

S  e  de  la  fua  bcUei^a  a  lei  non  f  nacqui 
Donarui  qualitate  ;  in  noi  rijlrette 
Serbate  quella  imagiije  yche  nacque 
Vereffèr  D onn a  de  le,  più .  ferfet te  : 

C  ìyio  uerro  a  uoi  con  immortale  ufanl^  ; 
V.nelo  fpecchioAe  U  l}{cid\nde 
V adorerò  y  pot  che  non  foffo  uiua  • 

E  pre'rpjl  elei ,  che  ne  ìa  uojìra  nua 

V.tftor  falc^  non  ponga  ,o  tagli  fronde  ; 
Nf  l'acque  tnrh: ,  u  fia  l'alta  Jmbian\4 , 


P    K    I    M    O.  j 

B  «wl>(?  ,  f/;e  (T'tr^al  del  mo/tri  il  cciritmo 
Per  ipille  Jhrade  -j  e  iron  JJ?ei{ita  uoh 
Ki cerchi  hor  quefìv  ,     hor  cjuell^-ihro  f  oto  , 
Come  canoro  augello  e  pellegrino  j 

I  0  pur  uorrei  al  tuo  uolo  uicmo  '-  ^^^**  '^^v'"^ 
Venir  battendo  Vali  ;  e  ialhor  "^'/©^"^^V  -  " 
Co*  chiari  fttidi  a  tutt\tltro  in'ìiMà  ; 
E  noi  confente  il  mio  fero  dejìino . 

M  a  fé  mi  fianco ,  e  s^al  mio  tardo  ingegno 
Caggion  le  penne  ;  almen  con  VocJ)to  audace 
Cerco  l^orme  feguir ,  cJ?  a  dietro  lafìi  : 

E  tanto  ti  mio  lauoro  ame  più  piace  , 
Quanto  de  le  tue  fila  e  fatto  degtto  , 
che  m  cogliendo ,  ouunque  uoìgi  i  paf^i . 


A  priche  piagge ,  omhrofi  calli  ameni  . 
Ne*  cjuali  ti  mio  bel  So/  uirtute  infonde , 
'Bioriti  lidi ,  chiare  ,  e  lu  ci  d'onde 
Tutti  d* Amore ,  e  di  dolce^a  pieni  i 

h  eatiuoi  ,ch*ogn' hor  fatti  ferem 
Da  quelle  luci  a  nuli* altre  feconde , 
Vo/Jedete  colei ,  che  mi  nafconde 
il  Ciclo  auaro  de*- maggior  m'ei  beni . 
uanto  uinufdio  cofi  lieta  forte  , 
Chexon  uoi  parte  i  fuoi  dolci  fenfteri 
Si  bella  Domia ,  e  l\ilte  honefie  tu  '^he» 

V  ot  del  thefor ,  che*n  lei  natura  acco^ He  > 
Krcchij  e  febei  j  ne  ne  gite  àltcti^^  ^  \ 
E/  io  mendicò  par  chcggto  la  rnorte'r  <  - 


4  f         L^I        a  o 

D  oue  il  Jìero4efio  Itfpk  mì  mmd  ^  ^     -      n  .^  -^r 
Connien  ,  drtù  mlr^.  f  4Kmt&f9 i  fdpìy 
E  ,  che  idritto  aimtm fèretro 
che  foUraTmh  fQtnd\é^^o'^n\ihta  fma, 

Hor  n  i  ri uolge  y^'yieamt  Vanno  ^Ha^si  > 
Sul  cor  col  fivn^^^&m>»^!Ìm'jtergft^;<epÌà^\i^>'^ 
Senfì  gm^m4.y  9>9'i^(o^.'^n  irm    pena  ^  \  ^Cl 
E  ben  maue^^>i  tfieJ^diène.  mfffr^  ^ 

C/;e       mi^y^^^dùvu  CG^im}n  andare  \'  ^èC' 


A  Ima ,  ch*0gfiher  peregrinando  intornp  .  >^ 
Herc^fii:  :di  uinU ,  yé«»a  ,  c  f/.i/o>T      .  -  • 
QM4«f *er4 tr^  7IW ,  e  <?/  f«a  fattore 
hatU'ndol*alial'fin-féJlirjtorno.i 

B  en  era  tndegnut  d^effèr  fatto  adorno  •  i« 

tuqih  -^Itptichi'H  mondo  y.t  itAntO'hùntté- 
Er^  d-ei<iiel  fiìu'ljvr  col  tuo 
P/M  M^j^o  fmrì:atxgtU^9^  fi)ggti^}ìo.^L  \-  -ìI'a^ 

P  Hr  taUm  Hdp-AMmfhbaj^hxhtàflr^  -  .  :oiià 
QMe//e  luci^gfadtrarèr^  Jìor  fatte  £ternt.%K'^''J 
ClMfkà  lodnr^tivn  p^-bm^i:olt<t  Lauré  :  c-  M 

uoltsdj^qHeLy  ClietMÈtù^^fierne,    .    >v  :  ?  2 
M  / r4  /  ^J*^ « danni  ,  e  i  dolor  -  noflri , 


?    K    1    M  $  ^ 

T  or  ben  potrete  Dmmtt  iir«\b;  e?£Tieà\  Q 
Al  mk  caìJo  ftnfier<t\  e  raria  Jpoglier^m%<i^ 
l,dfi'iar  incetteì'tryrti^chemai  /^o^Wsì^ì  ,  3 
1/  cor  di  <^i*ddsftO  j  che  Pìnmmora  i  .^iioy  ■isVJ 

F  ar  ìiot}  potrete  :  e ,  benché adhormadhiÀt^s?  *  ^ 
C  'mngd  rtgor  a  ie  ^tUteuoglie  i':^  -  ^  m  "  v  H 
Voflro  sdegtto  f^ei^h  iiì^Ua-niUp^it     .•'i  ^oilti?. 
De  l\i.udace  peafier  ,  che  in  me  d  'moTS^^ 

N  e  mi  torrete  ìTìéti  :  che  bella  ,  e  wua     /  •  - -^.^v*  à 
In  pi^g^^t  mmontty  m  cjuMìe  tronco,  ^ifii-JS 
Amor  a  gliocchi  miei  non  ui  dtfegni .  ^^méi 

C  refchano  dunque  i  uojlri  feri  /degni  :     s  .5.:,  :  f 
che  fe  f darete  ben  itì>to  mi  confume  i 
No»  fa^  che'Udd^fio  meso  nm  ^iun».  : 


A  Imo  Sùl^fu  colctmeÀuritto  ardente    V)  ^  c^;t;  a 
Apri  ad  ogn*bcr  fereno.^  e  lieto  il  gioftPt§    '  ^ 
Quando  Qóllieae  carro  fair itorn» 
Da  Inodorato:,  eUcido  Oriente  :.    ^  ^ 

H  anonrifchiarilami^  fofea-mente  ^    .v      <ì,j  ^ 
Diiienebre  ^  e  d'horrar  trjfio  jòggidrm'^^i*  5  ri 
Qh*m\titro  òeldi  fili  bei  raggi  adorna 
Lumeledonafedfchiarv'r-iMi'ente, 

S  cuoti  atua  Hogba.da;I^cmbm[a  t€fYA 
Vhtmidamtìe.yda-quefi^Kchi^ai 
No»  /gomhrerai  Itt  nebbfa  chegU  o/cura  : 

S  e  quella ,  cì?e  tìù  dùnaÀ  pa&e  ,  e  guerra  , 
Come  f  aggrada ,  co^  lucenti  ra$ 
ì^onallMìTA  U  Hifta^^  atra^-^  ofcuTa  ,  •• 


€   ,\       L  .  r   B    R  O 

A  ntenor  mai ^  poi  che  i  liti  uermigli 
Làfiio  di'  fahgue  de  la  patria  antica  , 
No«  m(k.'ira  i  famoft  e  degni  figli 
Vìu  di  baf  t  d-èfìri  alma  r^emica  : 

N  e  chi  'pitt  piatto  ,  e  dritto  calle  pigli 
Pó-r  gir  là  sù  ,  dou*ogfi*hmm  s*ajfatica  % 
AccivM  talnAlor  fimarauigli 
Vetk  futura  -y  ai  fUo  bel  nome  amica . 

R  aro  l\dte  forelle  in  tìeiicona 

Ornar  fi  chiara ,     honornt a  fronte  ; 
fi  dojti  penfier  uidero  in  carie . 

L  vdatc  Ì>liìifehtognii.ugane4i4nonte 
Lo SperAn-mflra ,  pot  che*n altra  parte 
^arla  di  lui  ogni  g^nttl  pcrfona . 


D  eh ,  perche  hìorte  mìa  non  date  al  f4€?o 
CrcodiJ  V  a  la  mia ,  fc  can  di  da ,  e  bianca  : 
Ch*i4nqt{a  da  Loprc  non  fu  rutta  ,  o  manca  , 
Ne  macchiata  gi amai  pur  dal penficro  ì 

-i  0  u*amo  ,  e  fallo  iddio  ,  cì)^ altro  non  chero 
.  CheU  ^ol  de  gli  occhi  uojìri  ond\t  la  ftancà 
Vita  foccorra  ,  che  tra  uia  già  manca 
Sotto  al  pefo  del  duolo  averòo  ,  e  fero  . 

D  a  noi  nafce  il  mio  ben ,  da  noi  il  mio  male  : 
Ne  per  altra  giamai  :  portar  uorrei 
D^amcrofi/penfier  fi  graue  falma . 

N  onl)aHqtfefi'occhi  ktgr.imofl\  erei 

Altra  luce  ,  altro  Sol  ;  non  haue  altr^alma  , 
Che  uoi  y  ejuefio  mio  Corpo  humano  ^  e  fiale . 


P    li    I    Wt   0 .  7  ^ 

•  •^ir.tv  v'  i^ù  ?»  «s^Vù      .  w^r',  "^'i-t'» 

A  M.  :  •  t  ■y::i,Q;A^^  ^  h^^'^ 

Per  h  fh-aik  deliihl^fi^cnro^róU;^  }^   vft  ji 
E  fó»,^  ai  tempo ,  e  ài  fuo'fkrov  t^inHolk;'i/\^rì 

R.  aro  ,0  non  inù  yfiu  Mrvh  ;eMìt^  fiéttth  i- 
Mando  penfieri  }7Plle^rtfit'^e  ^oii         :  :  ^ 
A  ricercar  I  due  contrarù  pfjli ,  ' 
Per  ritroHàr  ilhen  nera ,  e  pirfelto . 

A        /e  //r^  j  e  /*m«o  ,  e  l'altro  ìnchwjìro , 
Ver  te  renduti  ili  fuo  prrmierG  honore 
Vanno  ,  eh' ancor  s'allegra  Xthene  ,  e  krpin$^ 

A  te  r.'ferbaH  fuo  pregio  m  igliore 
L'Arno  famofo  :  e  cjuefto  ucci  noflro  , 
Chiatna  ptr  te  febee  il  >uo  dejìm» . 

T  u ,  che  le  Greche ,  e  le  Latine  carte 

Kiuolgendo  ,  a  gU  ftudi  intento  ogn^hoYd  y 

Inonorato  brinili  hai  fcelto  fora 

D/  cjuunto  hauean  di  bel  la  miglior  parti  ■ 

%  t  al  nohil* ingegno  aggiunta  Varie  , 

C/;e*»  te  pipt^clrm  cgn'ahro  ilniondo honard^ 
Come  la  terra  hauhor  Yauonw\  e  floTA^   *  '/ 
ì^ai  cofì  l*opr£  tite  di  f  ori  f^arie^  .  .^^  '-^'5^*^, 

T  al  che  di  poefia  pin  nago  prato  ii  s^^vja  iom  >-ì' 
No;/  uede  il  fecol  noftro  ;^o  U  fi^T^Uey\^*^^\  <v\ 
che  Teggon  di  ?dznafe^L  fairo  lMperós  fì-^^:v\X^ 

D  el  rtììo  incolto  giardinx>  ^  e  qucjìe  ,  e  '(^ifuflmuà 

s  Auene  fuelli  ;  e  coi  giuduio  httcro    .  ^^ti!  u*,\\k 
Tronc4  quel ,  che  non  è  bello  ye-lodatf,  •    ^  • 
A  iiij 


n    f       L  .1}  B    R  o 

L  ungo  kriuè  i^nn'4^renn  fiume 

Simili  a  quelle ,  ^tf^io  fendei  me  fteffo-^ 
Cerco  ^  s^intorm,  dr  lontano  v  ^  ftejfo 
Vojfe  U  fatale  ;  e  tim  henigno  lume  : 

E*  /  cor ,  cì)ed*ÌT  err^do  hauea  in  cofinme 
Lungo  queita^qttt  ;  anch*èi  s'ittgaiwa  JpeJJò  | 
E  bc^jhe  l'alma  gU  d/moflrÌ  £jpre/}a 
L  *ern)r  y  noi  crede  ^  e  contea  il  uer  prefitme . 

W  a  tofto  poi ,  che  rtceremda  l*orme  , 
ch'imprimer  wdè  a'ifiel hèato  piede , 
ÌAentr'età  ilc^Jaat  mi»  defir  cortefi 

N  on  riconofceìn  lui  P-ififate  forme  ì  : 
Odia  a  fiume  ^  U  riue  ,  e. quel  paefe  ; 
Cio  ck^l  fiè  twXit)  e  quanto  V occhio  Htdi*  . 


I  0  fon  sì  nuei^^  rìpYùiM/r  queWire^ 

che  la  mia  Donm  inme^  f^effo  dijj>enfit , 
che  fe  taltfór  d\ìkk  pifìtade^'acceìjfik 
Ve^à  di  dùtiar  tregm  almio  marti ft  : 

N  onhaTafflttrio  cor  tartto  d'ardire  y  '  ,  i 
che  le  dia  fede  ;  e ,  mentre  Urne  ,  e  penfa  , 
Col  dubbio ,  e  còl  timore  fi^ a comptnfa  y  . 
Tìàl  j  ch^io  non  '  prono  mai  uero  gioire . 

S   \  uehtéèH  piater  y  6Ì  radeÌ'hore\ 

CheH  fdffoiP  fet9  y  el?€  ne'  mià.  martiri  - 
Uà  'fatti)  fahna  una  frefiritta  ufan^  ; 

E  temo ,  ci)' ahro^- fiuti 0- il  mio  dolore 
ti  OH  produrrà ,  che  lagrime.^'  e  fofj^rà  : 
fer  eh*  altro  non  fr  ornate  fa  'Jperatì\a , 
chiaro 


p  r:-  I  ^M^:  a...  3      ^  /i 

Z  IvdYo  mìo  ^cl  ;  che  t  n^et-ttattuìnn  horrsèkj^r  ik 
E  le  t  snehr^  rìnt  cal  muo  ra*igìù'.  ■  <■. ,  ìf»  ii  u^*;^ 
De  gli  occhi  alUimt  :  ou€*impur>(r^ittiaggmy<^ 
Vi  z.ir  fecnro  a  gli  dmor&ft  errori  ;  ' .  \\  ^jvt 

5  copri  la  fronte  ;  e  moflra  di  het  fiork\' . ,    ^  , 
hlnofiro  u^rno  un  dikttafo  ÌA^^gì^.tv,  .  ;  -  - 
Tu  aedi  ben  ,  c  hoT  mi  jvìlen3  ,  h9t  è^gg}^-^  , 
Ira  f^sTAnTyii.  y  de(tr  ,  dttbhr.  y  e.  timori  : . 

M  ot4Ì  l'aurato- carro  ,  e  lieto  torna 
A  f^r  il.  tuo  oriente  iìk  cfuefti^coinpi  ; 
Oue  fcn;c<i  diu  rtiM  mn  s^ag^iornét 

S  ;  iteàrem  poi  ^  wui  accefi  lampi 
far  fi  degli  occhi  tuot  la  terra  adornA  ; 
h^ià^t  gioir ^htncÌH  ^iu  fmtaiMmfi  . 


N  on  per  lo  corfo  di  (fm/l^annì  a$tari , 

che  portan  feco  la  noiofa  Hfta 

hie  per  uaRe  bahttar  tanto  romtt4  ; 

C/;e  non  la  utggia  il  Spi ,  ne  la  rifdxtari  : 
N  on  per  incanti ,  o  fughi  d'iìerbs  amatf 

Si  fanera  giama:-q*<t'da  ferita  y 

che: mi  fece  nel  cor  infinita 

De  gli  ocdii ,  pitt  cktl  citi  fer^i  j  tilfìarié 
F  uggu  il  tempo  a  fna  mglia  ,  e  feco  porti 

V  et  die  ;  uenga  ti  crttt  canuto  ,  eifotteoi.  . 

bempfe  un  dcfio.  mi  farà  pyroni-^' €  fii0<$^: 
E  poi  ci  a,  che  deldolct  aer^'  fereno  / , -  vr?' 

Pn«i  (^ft*occhi  fien  languidi ,  epjortii 

Uon  farò  ancor  la  md*aftì^ty\ih  fianco 
A  T 


IO  L    I  'B    K  O 

P  oi ,  che  ^li  amàfi  ,  e  r affidi  torrenti 
Del  pianto  y  e  V^attra  calda  de*  fijpirf  . 
Le  pdrok  interrotte  y  i  color  /penti 
E  gli  altri  tejlimon  de  miei  martiri  ^ 

N  on  han  potuto  a  grani  ajpri  tormenti 
Impetrar  tregua  uncinane 6 \  onde  rejpiri 
llcor  'f:  p^rd>€  fallace  JJ^eme  temi 
D'impennar  l*ali'  a  miei  fieri  deftri  ? 

F  alfe  meco  lu  f  ughe  oprafli  fempre  , 
Ne  mai  ferbajii  la  promefjk  fede , 
Kuewa  ad  ingannar  per  lunga  ufanl^  , 

P  artitt  homai  ;  che  féH  dolor  non  tempre  , 
Altri  non  haucrà  tanta  pofj'anl^  , 
che  ìenga  Val  mà  m  fi  nòto  fa  fede  • 


C  efano  mio  y^ttàntó  pia  dolce  fora 
A  f  ombra  de  facrati ,  e  uerdi  allori  ; 
Oh^acqmflar  fì  ]yo7rno  eterni  hònori  ^ 
C 0* chiari' ingegn i  far  dolce  dimora  , 

C  he  qu)  ;  done  trofèi  s^ergo>ìo  ogn'hora 
A  l\mpia  motte  \  oue  i  men  feri  horror i 
Son  membra  fparie*,  e  tinti ,  e  molli  i  fiori 
Veder  di  fangne  human o  d^hcra  tn  hora  i 

Qjianto  foaae  più  di >  gigli ,  e  rofe 
Spogliar  di  po^fia  l'antiche  carie , 
T efj'endo  a  V altrui  crìn  degna  corona  ; 

E  del  famojo  monte  d^tìelicona 
Errando  lieti  pef  leuaìli  omhrofè  j 
Sceglier  dd  uero  ben  la  miglior  parte . 


P     R.     I     M     O.       J     II    a  3 

M  enar  in  parte  il  mio  defir  Ptcfi^l^-^^  ^5-$  ^^'i ,  n 
Douei  non  ritronajfe  tmqua  il  eamin^s^'^^  \%Q 
Di  gir  a  gU  ouhi  ,  tj?e  per  mia  t/e/2WcM^  ^  I 
Tanti  giorni  mMAn.daf  t  amari  ye.reiii\  É 

M  a  .Kmormisfvr^^a,  O'  io  ,  chQ  non^  fdpmr^u^,^ 
Come  in  fallace  Jlr*id4  peUfgriuo.  y 
Sc«  \_^  fu  A  fcori.i  a-i^iUt- Itmg^ o  uiàni  t  ^o-:  U. 
Mo«o  dietro  a  fiioi  piedi  ì  paj^tmiei^f^z\^i-\ii{\Q 

E  bencJje  [eco  pinccrufe  tsmpo  yy-^^^^^^^ 

VortaJJl'  ::n ,giorno.t?^Hefie.ardentri»(ì^Ui^  tVk 
Kcn-  fif.'.o  l*ali  fue  ticloci  ;  o  prcfie  j 

P  erche  poco  po  slar  ,che  tion  fi  [poghi^y  -  i'^vj. 
Vanimk ,  ché^l  dolor  circonda  ,  0*  uefte  5  *  /, 
Vlbtn  ,  che^kerTk  poi  ,  mn  fia  ptr^ap9,  ,'  'r 


C  orno  al  fiorir  .del  giofi€?f  etto  Aprile 
Kide  la  tèrra  i£  ^5^^  le  fjjuEe  h^erbofi 
hìofiran  h  j^it^lk  i^caUt  rugiadsje  . 
Già  covfiirfsMQ-  ti  ghiaccio  pi  grò.  ^  t  mi  ; 

C  ofidapoi  ^ths  n  ojiefiQ  fiato  htmiU  ■ 
Ti  m<i:id}>Addio  ,  scambi  ^  g-iglt  rofs 
SpaTfji:finetìa:JHÌYt  rV ,  chen  té  ':>\ìjhfi' , 

.  ;  Quaì^du  ifcefc  Ja'  6^ ì  Wxhna  gentile  ; 

T  al ,  che  nel  tjicndo  Irim-anera  eter  na 
Fanno  le  lodi  tiie  Per  tHtt-o  '  fij.>arte ,  > 
Sen'^a  t^aer  del  freddo  Verno  oltraggia: 

E  fin  ,  c/;^  g  irerà  rota  [tiptYna 
\iurai  ne  le  felici ,  e  dotte  carH  , 
Chaur.w  de* fiori  t  noi  perpetua  maggio . 

A  -vy 


f  t  L    I    h    K    O  7 

P  on  giù  leggiadra  Doma  i  panni  aUegri , 
Le  perle  ,  l*oJlro  ,  le  ghirlande ,  e  f  fiori  j 
Ne  più  corona  le  tue  tempie  honoriy 
ÌAa  uejli  ti  cor  di  penfter  triftt  ^  ^  egri  j 

X  fregi  tuoi  Jian  tutti  o/curt  j  e  negri  ; 
Le  ,ftan\e,  i  piu  ripojli  ,  e  ciechi  horrorii 
Togli  a  le  chiome  tue  gii. u fati  honort  j 
inortal  gioia  homai  più  ti  rallegri . 

W  ori^è  colui ,  che  nel  tuo  grembo  afitfo 
t>  gli  angeli  dal  ael  fcender  a  uolo 
Al  fùon  de  dolci  fuoi  dtuini  accenti  : 

S  pargi  mefta  di  fiori  il  marmo  :  e  fifo 

.    Mirando  il  del ,  de*  tuoi  giufli  lamenti 
yadoH  li  uoci  a  l*Hno  >  e  a  l* altro  polo . 


O  fi'tiri ,  ombro  fi ,  efolitari*  hofrorl 
\o  cercandolo  co*  ptt  lafii ,  ^  infermi  ; 
E  /  piujeluaggi  luoghi ,  incolti ,  et  hermi 
Ver  farli  /ecretart  a'  miei  dolori: 

E  talhor  con  gene brt ,  e  con  allori  ; 

Con  fiere ,  e  con  augelli  int  enti  e  fermi 
Col  Umentar  cerco  dtfefe  ,  »  fc hermi 
A  miei  sì  lunghi ,  e  per igltojl errori . 

P  iena  sì  di  pittate  ho  Vana  vitorno  , 
Che  meco  piagne  ;  e  fol  de  miei  tnartiri 
Sofpira  il  del  ^  ma  chi  ucrrei  noi  (ente  : 

P  otejì'ip  almeno  a  tanto  un  lieto  giorni 
Sederle ,  e  ca^focofi  miei  fcjj^/ri 
Scaldarle  il  petto ,  e  la  gelata  menti . 


T     K!    I  ^^M*?  -      t  |  >  ' 

é")  donna  del  mio  <Qr  fila  radke't  ' 

Ver  cui  cotante  carte  bagno ,  e  ueirgo  i 

O  di  nera  uirttte£  intero  albergo^  l 

Sola  ntl  noftro  del  Leila  Ventre  j 
•  0  fregw  diualor  yth^  poi  felice 

B^ender  ogni  alma  ,  a  te  m*inal\o  ,  ^  erg^ 
i     Con  la  mente  ,  e  -ed  cer  <y  uoìgendò  il  tergo 
I     A  tutto  qu^l  j  c'hùam  d^altrui  firiue ,  ^  dtce  t 
5,  JL  te  dono  i  fenfieri  ;  a  te  gh  incìyicfiri  ; 

che  fe  non  fin,  ejuai*  tttmmerto  è  degno  > 

Son  di  mia  intera  fe  fècuro  pegno  ;    ''-'^  \ 
i  ìì  e  fia  ch*aimondo^lvuo  uolernon  moftfi  t}""'-  ^.  ^ 

Che  perche  al  hetdefio  manchi  L'tngegm  ,  ; 

Uranno  atmen  g  th*tB^  l*ami  i  aperto  Jegn§  • 


Qjtejlamia  pifra  ;  t  candida  colomba  , 
che  con  tait  di  gloria  in  dito  uola 
Ver  qxffia  cielo  ,  e  pellegrina  ,  fil^' 
Ode  fonar  per  lei  più  d'una  tromba  . 

id  /  trahe  talhor  da  VamoYofa  tomba  , 
Oue  morto,  giaceua^  e  mi  con  fola 
Htr  con  un  guardo  ,  lyorx'on  una  parola^ 
che  dolce  nel  mio  cor  fempre  rimbomba  • 

O  parolettt  accorte ,  o  lieta  Jguardo 
Vofjente  dt  cangiar  siato  y  e  uént.ura  ; 
E  a  l^ empia  Morte  tor  Parme  dt  mano  ; 

O  uolto  y  oue  mirando  agghiaccio ,  ^  'ardp  > 
Vrendete  del  mto  mal  cotanta  cura  , 
C///0  non  foj^irt  eternamente  inuano»^ 


G  entile  almo  tjrren  ,  cJieH  manco  lato 
Del  Re  de  gli  aUn  /itimi  orni ,  ^  honori  ; 
Dflwe  con  hon e fik  leggiadri  amori  ^ 
Tratta»  con  lali  ilcieLtranquillo  ,  e  grato; 

E.  i manti  adieùro  ychv  cortefe  fato 
Ti  Uoni  Interna  piice  r.€  ueri  honori  ; 

?hna  ogni  piaggia  yOgm  tua  riua  ^  e  prato  : 
F  refca  ragiadiit  Jaz'^  bruma  ,  o  gelo 

Dtì  l^arior.  pur  allieta  ogn^hor  dtfcendà  ; 

E  facdj{Pité  perpeina  f  riiìiaucra  ; 
I  oti  pur  lafcio  ,  e  Come  uuole  il  cielo  , 

Lunge  dal  ben  de  la  mia  luce  nera  ^ 

Vor^^è^  che  mal  mio  grado  il  camin  preiiét  ^^Z 


D  unque  fe  fempre  il  cor  ni  arde,  ^  agghtàUh' 
Credei  Amor  •  fe  uelenofi  uermi 
Biodonlirogn'*I}or  ,  fen'^a  ^oter  dolermi  ^ 
Volete  pur  clxtiimora  amand:> ,  e  taccia  ? 
S*  io  celo  il  dttol  ^  che  feramente  abbraccia 
Vanima^rjfzay  e  i  miei  pen fieri  infermi  ; 
Voi^ftol  uedete  ;  0nd*!o  ììon  trono  fchermi 
Contta  lm  ,  che  mi  fere  ,  .e  non  min  accia., 
Q  mi  maggìoìr  pena  yo  pia  certo  morire  , 
che  U  fà-ntna  portar  nufcojta  in  feno  ; 
Ne  patir  fi- doler  del  fuo  munire  f 
I  0  fentodeniro  al  cor  Tempio  Heleno  \ 
E  noi  fj-i}pata  ,  accio  noi  poffk  drre  . 
VoìHte'k  la,  ndu  li:i<r>ta  un  duro  freno  • 


\  en  detirejii  fin  ricco  andarne  aI  mare 
O  Bie  de  gli  altri  Jìumt  -,  e  col  mio  pianto  , 
Uentr*io  fu  acque  tue  piangendo  canto , 
Varie  di  dolci  e  frefce  ,  ardenti ,  e  amate  % 

j  en  deueria  le  più  ferene  ,  e  chiare 
farti  del  cielo  ;  t?7  /ho  più  puro  mant9 
Vaura  de  miei  fofpir  caldi ,  cìia  canto 
Spargo  le  riue  tue  uerdi ,  turbate . 

N  on  c  alcun  fior  ne  la  (inijìra  Jponda 
Del  tuo  bel  corno ,  ou*è  l*alta  mia  J}>ene, 
Cjiye  per  pietate  il  mio  morir  non  brami  : 

N  e  ppfce  akun.nelatuatorb!à*onda% 
Ne  uago  augello  in  quefli  uerdi  rami  , 
Cut  non  increfcan  le  mte  graui  pene* 


V  eloee  VArdo  mai  timida  fiera 

Non  ftgu)  sì  leggero  ,  e  sì  jpedit9  , 
Come  SòrafiXo  tu  pronto ,  ^  ardito 
SeguiChai'la  uirtìi  perfetta  ,  e  nera  ; 

H  or  ìli  Li  dotta  ^  e  pellegrina  fihiera 
Di  quelli ,  che  d*allór  facro  ,  e  gradito 
Cingon  le  terripie  ,  ii  bel  colle  [alito 
Cerchi  dt  far  ,  che'l  nome  tuo  non  pera  i 

E  je  la  Purt.i  a  la  tua  fama  amica 
V allunga  tanto  lo  Jìamè  fatale , 
che  ceda  l'età  uerde  a  la  matura  ; 

T  olto  l*honor  ad  ogni  pènna  antica 

In  più  falde  opre  ajfai ,  che  di  fcuIturM  , 
lAarcoantonio  mtttM  chiaro ,  e  immortàtt  • 


I  <r        i  1  B   R.  '  o 

G  ia  iiien  t^étìt  ^dye  uirf  ù  ' mflé  ^  è  hoftore  , 
E  fa  feiijìer  cangiar  fpfijo  eiiefìrr  ^ 
E  gli  amhrojl  min  hn^/h:  /y:s/i  'tri 
Vi  trdlft':eno  ognfwr  per  gh  occìn  fuore  % 

N  e  ance?  ^j)cr  mnà  y  aj  :ih 

Harier  taiJta  pìcth  àp'  rniei  'fofjr.ri 
ChVJm.  ne  un  gì  or  ito  fol  lieto  rej^iti 
Queflù  nifo  lapth  \     àngofciofo  core  : 

K  e  fo  perche  piti  tarò  ,  o  fcrch*ajketti' 
Vn  piacer  ddlt  Jpehie  Jìlontàno, 
che  non  U4ggÌ4mgé d  rtiro  penfterù  à  pena. 

V  hora  è  borriti'  tarda;  e  chi  /èco  ne  rh^na  , 
D/  fornir  il c^min  par  ,  che  s*ajfrettì ,  . 
Tal  ,'éf7'efia  l'^ajperìdr  faikci  penano  -> 


Q^d  forila  ,  &cjudì  Uéflin  (  taffb  )  mi  mena 
Agliocchì ,  doti^ogn^hor  crefce  il  mio  male  ; 
D4  CHI  ftfggir  y  0  contraJLir  non  uale  , 
Con  coftdiiro  morfo  Amor  m*ajfrena  f 

L  a/fj  ,  fercUafcoltUo  d*n^a  Sirena 
Il  dolce  canto  ,  che  cruda  m'affale 
Tojlo  ,  che  dorme  q^ieflo  flirto  frate  ; 
ÌL*l  [angue  fugge  fuor  per  o^nt  uena  ? 

1*  uolontario  corro  a  In  mia  morte  ; 
£  ji  come  animai  itago  di  lume  , 
\olo  ne  gliocchi ,  oue  m^mcen  io  ,  fp*  ard0m 

N  emi  pojjò  ritrar  ;  che  per  coj^^-me 
Mi  ui  c&nduce  la  mia  fera  forte 
£l  iQ  fonof  a  fttggir  infermo  i  e  tardo . 

Quefia 


P    R    I  -M    O.  17 

, .     uejìa  Donna  gentil ,  che  fola ,  e  ìieta 
Di  tante  m^rauiglie  haH  mondo  adorno  : 
E  nel  pi  té  ofittro  ,  e  fm  turbato  giorm 
Sgombra  le  nebbie ,  e  le  temfefle  accheta  ; 

D  temmi  in  forte  il  benigno  mio  Pianeta 
Accio  che  l  cor  ^  ch*era  chiufo  d*intorna 
Da  penjter  JmJÌì  ya  più  dolce  foggiorno 
lErgefì ,  ^  a  più  eccel/a ,  e  degna  meta  : 
-  S  ia  benedetto  il  dì  ,  che  gliocchi  aperfi 
in  quella  chiara  luce  i  e  benedetto , 
Quam'amaro .  per  lei  giaipai  fofferjiy 

fi  enedette,  le.  lagtme ,  cheH  petto 
fan  Jpe/Ji^molle ,  e  gli  amorpfi  uer/t , 
Chedf  Jèmpr^Jioporarla  hanno  diUtt$^ 


T  egghSlgner  de*gU  /marrhifjonort 

La  beUihDoma  ancor  ricca,  ^altera 
Sott 0  tif(i  fcorta. :  e  tit ornar  quaVera 
La  c7)wma  deg}^(!.de*  fa<:rati  alLri  : 

E  le  Hinfe  lì^ìLiTo  i  lìct/t  fiari 

Lafiiando  a4^  ieto ,  la  perduta  fchiera 
Viang^rMs  figli  i  e  Jago ,  Utln  ,  Uera 

•.  Kitener  .  per  timor  gli  ufat i  errori . 

y  Adige  ,  //  Te  tir  e ,  il  ?o  ,  l'Adda  ,  e'I  Teftnè 
Di  fmeraUi  coprir  le  uaghe  Jponde  ^ 
VerrQotonar  la  tua  uittrice  chioma  ; 

k  perche  Guido  poggi  al  c:el  utcino  , 
Sonar  il  Vaticano  ;  e  d^oro ,  e  frond$ 
ìr/ent  più  che  rnaì  fuperha  Homj . 


f  8  L    I    B  ,R  *  O 

«uJ  caro7;4  Si^^w^jf  fitf^grba  HLóma 

Ti  donnrh  y  fi  i  trìanfanti  aliori^ 

Le  querele ,  i  mirù ,  legt'anirrne ,  e  git  oti 

Ornat^hdM  giah  ti^^^ 

V>\  hauer  Germ.aua ,  e  Stfagnai  uint^  ,  e  doma 
M  ^ggior  trofei  y  e.  piK  pregi  citi  honori 
Affetta  ti  crine  tuo  :  che  fronde  ,  e  fori 
Son  focìf  pregio  a  co  fi  degna  fama: 

M  a  tdeggio  il  cielo  al  tuo  ualor  cortefe 
Coronarti  di  Tielle  ,  e  farti  tale  , 
Cbe*l  mondo  inchini ,  oue  uefiigio  Jlampi . 

E  con  famof  ? ,  O*  honorate  fiale 
Viua  faliru  ^e*  celefti  campi  ; 
hlafeiàr  di  HÌrtA  fatile  acc$ji* 


H  or ,  c&e  uoflrit  umk  Donna  reale 
Ha  per  Pirata  mar  fiotto  la  barca 
De  uofiri  facri  honor  gran  tempo  catca , 
\icina  al  degno  lito  almo ,  e  fatale  j 

V  eggioì^apoli  uafira  il  trionfale 

Suo  crine  ornarfi  y  e  di  gran  pena  fcarcd 
Keiider  gratie  acolui ,  cl/è  fol  tAonarca , 
Lieta  cpn  purg  incenfo  orieatah  : 

C  hìudete  homai  U  mia  ,  e*/  fido  porto 
prendete  ,  le  crudeh  empie  procelle 
Del  mar  ^elfxmdo  ^  ^  ogni  fero  uento  j 

N  e  pti*  temete  alcup  oltraggio  y  o  torto 
De  la  f  ortuna  ;  che  benigne  Tielle 
fdtan  ^ofirifj^ejj^^  li^^if^  &  contento  * 


P    R    I    M     O  15 

-r  ejitt  di  bei  fmerMi  ambe  le  Jponde 
Il  fgltuol  di  Renaco  -  eH  fuo  bel  letto 
Ornt  d* arena  d* oro  ',      a  dtlettò 
Scher'Xin  le  ^tiife  jue  per  le  Chinr^ondt  : 
i    *  antiqua  Manto  di  pregiata  fronde 
Si  cinga  ti  crine  ;  e  con  ccrtefe  affetto 
Kl\ajtd9  gli  occhi  al  cielo  ,  è  rintellettv , 
Kenda  gratie alSignor',  ch'ini  s*a/conde  r 

Z  h'unqua  fi  caro  don  ,  fi  ricco  pegno 
^on  diede  a  noi  in  qnàl  fi  UogUa  etode  ; 
Ne  mai  fi  chiaro  Jol  uide  la  terra . 

3  iulia  fia  tioflra  Dònna  ^  in  etti  fi  fetta 
Quel.che  d'eterno  honor  po  far  Vhmm  degnò* 
0  felici ,  btatt  ^  alm^  tònirad»<t 


Sì  dolce  1*1  focomk  ,ùt  famma  betta  $ 

Sì  gentile  il  penfiero ,  alto  ti  defire , 
J    che  bencìte  mille  mite  il  dì  morire 
!    Ui  sforai  lamia  fera  iniqttaTéella: 
ìV  alta  cagion ,  eh* a  lamentar  m*appeUa , 

Va  dolce  ti  fel  de  Pemfyia  mio  martire  , 
1    Dolce  ti  pianger  0gn*hor ,  dolce  il  tetnguirè , 

^Igf^ gridando  in  quefia  patte ,  cVigièeflift 
D  ohe  fiamma^dUmor  j  foco  f&aut,        '  - 
I    che  cofi  dolcemente  ardi  aUanÌf>i 
I    Lo  jpirtù  d* altro  ben'  fdtgnofo  ^  e  fichi U9l 
B  emdetto  fia'ì  dì ,  che  i  chiari  lampi  , 

M'enh-ar  per  gU  occhi  al  ctyr  noi(rfo,  egraui  | 
/ 1    che  prima  non  fui  mài  lieto,  m  uiuo  • 


%o  ,        t    f:  B:  R 

C  osìhreueè'l  piacer^  ,  est  fagace^  '1 
QofiUngQ  il  dolore ,  e  sì  mortale  , 
Che  l^ufato  conforto  hamai  mn  «aU 
Donna  ^I  mio  cor  ^  che  fl  confurnSy  e  tact  l  (ft 

M  a  molto  non  andrem c*k4^remo  pace  '  v>.  »  v . 
Scarclitda  queflo  pefòhnmanù  ^  e  frale<i*'!-  ^* 
E  Jìa  /pentoli  diflo  ,  d/ogn'hor  m^affàt^^-^^ 
E  con  la  uitaf  amorofa  face  ;    v     •  ?1  .il. 

F  orfc ,  eh* accorta  poi  de  uo/ìri  danni , 
Tardi  ^direte^o  mio  fedele  amico  , 
chi  da  me  li  fcompagna  ,  e  mi  ti  toglie  ^ 

M  a  non  /ìa  a  tempo  ^  che  V acerbe  doglie  :  "  V 
Mqri*hautt^  /pente ^  e  gli  amoro/i  inganni  ^ 
Cofi  Amor  iett4^  ^  i»  fhmgendù  il  dioù  »  ^  - 


T  énhVacerhAy  tifdtigoJtiùfu  dùgVit  ^ 
Queflo  mifera  cor  circonda  i  e  ferra  g 
che  de  la  lunga ,  ^  amoro/k  gMrra 
Hanrk  motte  di  me  r.ubma  /pcglia  : 

C  efi  fia  /penta  quell'antica  mglia , 

Che^n  sì  giouene  età  lafjo  m*att€rra  ;  . 

E  fepolto  farà  meco  fotterra 

Il  peinfler  y  che  di  uos  fempre  m*imoglÌ4  : 

O  dolce  fine ,  o  benedetto  giorno  , . 
Vltimo  a  quejìi  amari ,  e  doloro fti 
E  priipp  a  pfH  felice ,  e  lieta  uita  : 

W  ar  nel  career  terreno  ancor  foggioma 
Vo  ra  peggio  ;  che  Va  Ima  mdt  partita , 
hltroue  forfè  boMrh  ueri  Ytpofl . 


P    no  1,^M    O.  tt 
pmiamo  a  riuedere  tlnofirù  SoU 
Occhi  mici  lafìi ,  eia  tua  ^hria  Amore  ; 
La  Donna  à  honMa  piena ,  e  tthoncre  , 
che  fa  de  miei  fenfier  ;tùm*eUa  ffOÌe  i 
orniamo  a  udir  rangelhh^  fdrèle 
Orecchie  ;e  f  iedi  almjh^vfnt^^^^^ 
Torniamo  mjieme  a  nucdere  A  \)^^^^  '»A 
che  del  noflro  tardar  forfè  fidtàdè'^^  ^  ^«^"^ 
ofio  uedreifì  cfueile  luci'  ^rewièy-  v '    ^  * 
eh* a  la  Jiradad'  J7i>mr  mi  furan         f  * ^ 
Tutre  di  ^ratia  ^  e  di  d^ke^af  ién^r  '-^^  ■ 
ojlo  uedrem  la  nofiradatte  morte  ,     ^  * 
CJMmidendoue  agn*har  itim  oe  tieni  ' 
Co/?  pM  fehcti^je  rifo/itm  fmM* 


M/tf  riue ,  ffuktmfkcln  famH 
La  Ke^ina  del  Vo  inalba  ti  crini  ^ 
Deledokiam&rofémreruine  : 
F/i/e  confentf4ye  demiei lunghi' affanni  ; 
0  nWo  4  «0/ ,  m  i  lunga  <or^  d*anni 
lìApotut[Q\lemglie''aàmianiinc:' 
Intenerire ,  o  coprir  -dt pruine^ 
QueE*4td^te  de/lcf  prmtv a  ét  rei  danni ^  - 
e  fole  y  de  le  luci  altere  e  Mare  \ 
Vale  quali  imparai  che  cofaiJ}ónor0, 
GodeTie  un  tempo  y  e  me  ne  fi^fU^am^^ 
l  or  mi  fura  tantOi^prtefe^Améfgv    •   c>  •  Vv,, 
d/to  le  C9ntemplff  6  che  dà  loro. import 
la  uia  d*ufcir  di^vofi^lunp  ^rrpre. 


it         L    I    B    K  O 

F  ondulo  ,  fe  (Tamor  lealtà  radice 

E*  dolce  ;  on^auien  poi  che  fiutto  amaro  i 
Traduce  ?  io*l  fo  ,  eh* a  le  mie  fpe/e  imparo  À 
Come  dt  Kjn  piacer  doglia  fi  elice  :  1 

Q  ual  ttelenofa  terra  ,  empia  nutrice , 
La  dolce  A^a  le  toglie  :  o  a  ual  audro 
Cielo  ;  quai  sìelle  ftit ,  che  la  temprato 
D*ajJèntjo ,  e  fel  per  farmi  (orme)  infelice  , 

C  cme  da  madre  pia  fi  crudo  figlio 
Nafce  ?  ci?*  ofinro  fior  da  uago  Tielo  ^ 
E  da  lieta  cagirn  fi  fieri  danni  ? 

D  limiti  prego  ;  e*n  fi  grano  fi  affanni  , 
CJh  mi  firuggono  ti  cor ,  dammi  confìgUo 
Togliendò  4  gli  occhi  miei  l^ofiuro  uelo . 


I  /  Teure  piange  il  già  perduto  Jronort 
Con  la  fua  Donna  ,  e  ne  Vherhofo  letto , 
Le  mefle  Ntnfe  fanno  molle  il  petto 
Ve  rhumor  ,  che  dal  cor  sitila  il  dolore  ; 

L  a  Kotte  tolto  al  fuo  fratello  thore 
Più  non'ritornd  nel  tartareo  tetto  : 
E  morte  più  che  mai  prende  diletto  , 
D;  mandar  Cahie  del  fuo  career  fuote , 

C  /;/  di  quefla  fi  lagna  ,  e  chi  di  fine 

pronta  a'  fuoì  danni  ;  e*l  concento  tale  , 
Qual  nel  regno  di  Dite  udir  fi  fuo  le  i 

E  tro  midcgl:o  di  due  lue i  fo 'e 

Girolàfi^y  che  fan  yrteco  immortale 
La  pena  mia  \  'e'U  mfe  gioie  corte . 


;  pirto  ,  (:ì;e  carco^di  uiriù^  ,.f  d^fwnore  , 
Qua-nd'eri  d  mondo  più  ^r.xdtto  ,  e  caro  , 
Vul\(i_pi  ^  itolo  ;  e  dou*el  del  più  chiaro  , 
hfifo ,  ni  Iti  il  uan  nettar  de  CÌjo  re  ; 

'guanto  fi:  mai  di  bel  ^atur.a ,  e  Amore 
Teca  portajlt  ;  e  di  tue  gratie  ^waro , 
Nulla  di  ^pellegr iti ,  leggi ndrq  ^  e  raro 
Vafcmjli  a  noi ,  ma  fot  pia}7to  ,  e  dolore  ; 

P  oi  quello  Ijaurai  dt  tue  uirtuti.adoniQ , 
Mira  tallìor  qua  giìp ,  come  ft  eterni 
Ver  te  ne  ìalme  un  martir  empio  ,]e  fjauc  : 

E  mojìrando  la  u<a  da  farne  eterni  ^ ,  ^ 
Se-cofa  non  è  qui  yche  pif*}*aggrafie  ^ 
Kiedi  a  portarne  il  5>o/  ferduto ,  e*^  giorno 


D  eh  for^i  Apollo  ^  e  di  qupJPcmhre  fJ'O^^lid 
La  Terra  ììcmai ,  e  di  notturni  horror t  ; 
E  le  luci  La  <ii  di  te  minori 
Altra  farle  del  mondo  a  fe  rat  cogli  a  : 

A  ff retta  Vhore  ,  che  con  l'aurea  fpogha 
Ti  menino  i  cor  fi  eri  ;  e  i  ìioui  alberi 
Copri  colinone  ,  e  co'  raggi  migliori 
Tra*  di  tenebre  il  mondo  ,  //  cor  di  doglia  ^ 

C  h^a  Papparir  del  matutmo  raggio 
Mouero  u^rfo  lei ,  f/;t  7  cor  defia 
I  pie  ,  che  far  non  fanno  altro  ^^^ggio  • 

D  eh  forgi  o  Sol ,  ch'andremo  in  compagnia  ^ 
Tu  per  render  più  bello  il  nouo  maggiff  : 
Et  io  per  riueder  la  Donpa  mia  * 


»4  t    I    B    R  O 

f  ortata  hauea  Triton  tranquilla  oliua 
A  l*onde  (alfe ,  oue'l  mar  d* Adria  freme  j 
E  con  le  Ninfe  a  lui  compagne  infteme 
Sedea  ne  la  fiorita  ,  e  uerde  riua  j 

E  diceano  cantando  ,  anima  prtua 
Di  terresti  fenfieri  ;  unica  Jpeme 
Di  quejlt  lidi ,  cììogn'un'ama ,  e  teme, 
Degtìo  folo  per  cui  ft  canti,  è  firiua. 

T  irin  le  Varche  lo  tuo  Tiame  tanto , 
che  la  bianca  uHchieXX^  a  noi  ti  ferie 
De*  f  iu  pregiati  honor  la  fronte  adorno  | 

C  ofidi  uaghi  fior  Jpogliate  Pherbe 
Sparfero  Varia ,  e  raddoppiare  il  canto  ; 
£  Vahrio  fonar  l'acque  dintorno . 


C  ome  fido  animai  yclì  al  fiso  Signore 
Venut*è  in  odio ,  hora  fi  fugge ,  hor  riede 
E  feben  fero  grido ,  o  uerga  il  fede , 
"Non  uorria  ujcir  deldAce  albergo  fuore  | 

P  oi  che  per  fame  fi  languì fce ,  e  more , 
sformato  ,  uolge  in  altra  parte  il  piede  : 
E  ,  doue  cibo  troua ,  iui  fi  fiede , 
Cangiando  col  nouello  il  utcchio  amore: 

C  OS* io  temendo  di  Madonna  Vire , 

Trillo  fi*ggo  3  e  ritorno ,  ^  importuna 
Cheg^io  a  la  ftta  pietate  humile  aita  ; 

£  t  ella  e  forda  ;  ond^io  per  non  perire 
So  in  altra  parte  pouere! digiuno 
Vrocacctando  foccorfi  a  la  mìa  uita  * 

Zen 


PRIMO.  is 

^  É  en  poffh  Iwmat  con  le  man  giunte  al  cielo 
Signor  erger  la  uoce  ,  e  l*tntelIetto , 
E  render  gratta  a  te  ,  che' L nodo  slretto  , 
lidi  jctolto ,  e  tolto  da  queTi'occhi  ti  uelo  : 

'  "  $  fent'è  gta  in  tutto  l*aniorofi  \elo  , 

che* a  gli  ardenti  dcjJr  rni  j'e  /oggetto  ; 
E  di  nani  penfJer  f^urgato  ^  e  netto  , 
Kon  prono  a  noglia  altrui  pm  caldo  ,oge 

'   C  onjeruami  ti  prego  in  queflo  siato 
Sì  j  che  fecuro  de  l* eterno  danno 
\ada  a  Lt  fin  del  camm  afpro  ,  e  rio  ; 
C  ì)e'l  trentefimoter\o  anno  è  già  entrato 
De  la  mia  etate  j  &  io  ,  la/Jo  m'enuio 
\erfo  la  morte ,  e7  comttn  nojìro  affanno. 


V  alerìo  ,  che  con  uoglie  ardite ,  e  pronte 
I  pu^^i  raddoppiando  al  tuo  pen fìtto  , 
i  .  per  lo  pili  corto  ,  e  Ipedtto  fentitro 
[    Salifti  l'alto  ,  e  gloriofo  monte  ; 

f.  del  facrato  attor  cinto  la  fronte 

V\or.i  col  !\\antouano  ,  hor  con  i  lo.nero 
Vhore  difj^cnft  ;  con  gindicic  intero 
Tat t'hai  le  lodi  tue  Jcr/iiendo  conte  ; 

M  osiramt  ,  com*io  pojja  a  morie  auara 
Tormi  dtmano  ,         lodate  carte 
\iuer  al  par  de  le  future  genti  ; 

E  da  l'orme  del  uolgo  »  a  miglior  parte 
Volgerti  pi}  :  doue  l\- terna  ,  e  chiara 
\tta ,  non  turbiu  n^rt ,  e  mori  al  h  [t , 


tdr  :L   f         R  :  O 

S  e  pen^trrmon^  Mù  H  rodt  il  cpi^h  ,  . 
Antera  la  fieta  »  c^e  ^wi/  iv!^*;  '  ^  a 
Allhor.,  cIj^  féììTijet'b^  tagiado/è  ■  ^  r  ^ 

T  raggia  più  tofto  dtiujato  fmf&  i  h*-!\^-^ 
ìLgéorm  y<he  gruniempo  è  effe  ^afinfè^ 
E  coronntadi  f^rpttrse  réifèz^      ,  •  , 
S^ow^r^t  UnMhtdeijnpii  ^fioJrorrorei- 

N  e  tardar  più  ^^?e  .fi  n^andremo  infieme 
Tu  ffftyfaz  d*^Ua  luce  i  poggi  adorni  f 
Et  io  p€t^  riueder  Palmo  mio  fole  : 

C  ofi,  ponga  in  oblio  quel  ^  che  ti  preme ^ 
Cefalo  la  -fita  Vrocrj  ,  €  tcco  torni 
A  partir  i  pjenfati  ,  €Ìe  .par^U  « 


$  e ,  tiìdoulco^  y  da  gli  afe  ofi  inganni  . 
Deitempo  attaro  l  buom  foi  fi  difende 
Co*  chiari  imhioftri  ;  e  a  morte  fi  tonteride 
Sol  jcon  quefi* armi  t        /uoi  graui  daHài 

P  €rch*a  tingegnù  tuo  /piegando  i  uantw  '^^  ^ 
vNa«  ttolt  ardtto  là  ,  dout  fi  accende^  -^^^ 
Ogniun  di  uiua  gloria  ?  otte  fi  prettd^^^-  ^ 
V tta  importai  fott'a  terrefiri  panni  » 

H  ai  pur  Umufi  arni  JiC  y  e  già  lechJàmm  t-- 
VIm  cinto  Apollo  del  fuo  uerde  atiorà^4^tp 
Et  a  pregio  maggiore  anco  ti  chiama  ^  ,  fc<l 

S  crim  dunque  ;  che  marmi  e  Tiatue  d'orò  ''s^ 
ConfumangU  anni  ;  e  fil  rimane  il  homé> 
Vtuo  contra  hr  uoglia  ttncQr  f^r-  fama  * 


A  Ima ,  che*ognÌ  defir  baffo  ,  e  mortala     -  - 
Difgombrando  del  f^ggfo  ,  ^  dotto  pm^. 
Mandi  il  tm  feRegrme  altomttìletto  ^'À'^y 
Là  ,  d(>ue  ingégno  ìmmàn  di  rado  fidf 
i  C  afelio  il  frutto  nm  cadtKo  j  o  frale 
Mieti  de  tmi  he  Badi ,  e  al  ben  perfetto^^ 
ignudo  di  penfier  uik  j      nègletto     à  _ 
Caminando  tt  faixhiaro  i  immort'alt  p  -:^ 

I  ode  le  lunghe  mie  gr  aut.  f^tclyi 
feltro  non  colfi mai  ,  cì?e  doglie  acerbe 
Corto  piacer ,  Jpeme  fallace     mna  : 

f  ai  c*!fai  le Mtèje  più  d*ogn*ahro  amiche 
Co*  detti  tuoi  le  mie  praghe  rifana  * 
Sì ,  che'l  graut  dolor  fi  difac^rhév    <  > 


G  ia*l  decimi  anno  a  miei  fof}»r  uien  meno  #  < 
Et  fa  più  lieue  corro  al  giorno  «ftremo  , 
^  A  cm  filo  penfando  agghiaccio  f  etrentei 

^^^ÌMerti  notori  e  d'error  graui  pieno 

A  ri*ho  mn  fol  y  ma  incenerito  ti  feito 

Sen"^' alcun  frutto  y  e  di  peggto  ancor  nmoi 
Cketnon  è  qud  dejìre  in  parte  fcemo  » 
Alqnalnon  poffo  por  legge  ;  ne  fren9  *\  * 

M  atm  Signor  ,  al  cui  uohr  foggi acè 

Qtianto  s'opra  cjuà  giù ,  ptetofo  /gombrd 
Di  fi  uani  penfier  <fuefla  rea  (alma  ; 

C  he  fenXa  //  tuo  ualor ,  haurà  la  palma 

Ui  me*l  nemico  mio  ;  che  fi  rapace  ■ 
'     V alme  d* eterna ,  ^  atr^t  notte  ingombri . 


1%  LIBRO 

D  al  primter  di.  ,  ch^iù  uidi  r  Utmi  Hòfhh  - 

Ne  per  mojìrarm  di/de^hofa  ^  è  fchiuà  ^ 
Canq^iAT  j^o irete  mi  JoÌ  de  f€n{t£f  nofi'ri  \ 
T  ejì munto     :  fi^rt  v^lt  Jhurfi  mchicjìri  ^ 
Uii^  HKitì  ran  f>er  maiti  temjfi  u:ua  ; 
E  fé  hjiiSfru  dhtm<fr  ridimi  mn  pnm  > 

M/  datf-,d^,m'ii\fisd^  tm^^a  mer^ed&y  ^. 
y iig^i^/em!iiUm i ^ro  dì:'  miei  tarniét^ÙJ ^ ' 
M  a  ai%en  diraftmJe,.futi*X€  'g€ntt     ,^  u 
hmanUi  fiM\  jedt^ii.v  uede  x  ' 

Ne  DoiUi^k^j^^i'X^hdil  jntmt  U  terra  *  v. 


S  acro  ìntelìeUct  y  alierO  yje  chiaro  honore 
D'Adna  f  é  d'  tnttt^  ùef  Latmt  campi  ;  ^ 
che  del  tuo  gv<m  ualor  co'  naght  lampi  -  ?  * 
Via  p-t^:4'og^*W^tyo  ti  féool  mfiro  honort>: 

D  eirno  /aio ,  a  cht-  fi/npr^  aprtno  l'ìrdre 
ìte^hgivmt:$  <i  C(it  U  'f^ma'Siiimpi 
"Eterne  lodi  i,acau*I  tuo  nome  [campi 
Udì  fol/H-deltf^mpQ  etnpftf  furore  ; 

R  aro  M inegia  a)ido  \fttpiiha  ;  e  IteUt 

D'h4M6r  ira  fm  l'armt  ,  cc^ifonfiglit 
Alma  fi  franila  todt  oltraggi  ,  t^anni 

L  oda?atti4,.f*du^  iLiHoMtaneta  y  '  - 
C  he  Cora  e  U<y4,  dt  è  fi-  Hegito^  fig  l*o  , 


P     R     l    M     O.  1^ 

D  eli  perche  mìH''f<)jìUtf.  MàdmtM  disarmi 
aI  par  de  uoflrt  ìionót  con  cfuefl^ii^^^egno  j 
E  dindo  dt  mUzfif^ttondegger  p^ntio 
Tale  yCjmth  fon^mfite\  d  uói  mojìrarnn  : 

M  d  s'eriron  tr.ùpjy\ ,^^io  fnntoìetfntmi-  ' 
No  n  pofi  fin  sa  più     ;  'e\  gif  ni  fègno'  i 
Colpa  di  né  ;  cì/agymo  t^f»  d^^^nò'  ^« 
Dal  mia  ardente  dejw'  fat-e'-f^  V 

$*  10  non  ,potrv  cm  t]uejì.)  ii:ic(>k^^^ 

TeneruiMiua  ,^  e  prHriOCÌàXtH''h^fhti^i''  '^^ 

V  n  teflrmcmn  al^nm  jnr  'a  nùn'tìiie  ^ 
De  fede  ,  e  del  mìo  p'ir^o  coYe  f 

E  r//       wc;«  fapere  io  mi  ucf^ffgnà  .  ^    -  ' 

AL     CAVALIER.  DE 
GLI  OBICI* 

OD  I  doppio  ualor  JJ?irito  chinfo^ 
che  /*  erto  colie  a  co  fi  hiugo  pafj'o 
Saliftì  di  ttirtute  ,  et  hor  non  ìajjò 
Tocchi  la  meta  ,  ou*ancor  p<Khi  dndiirt>.  ; 
%  pirto  y  ch\ilciel  co\facri  hcuori^t  pniS) 
X*al\i .  gh  Imviani  ertvr  lafciandòYt  'ba/Jo 
E  d*altì^o  fti ,  che  di  [colpito  fa.Jjò       •  -  • 
Al  fecondo  morir  fcl?erma  ^  e  rtpAto  i- 
A  pr ino  liete  ti  n Iorio fc  monti 

Le  compilarne  W \paMo  ,  e  ài  tifi}  hei  cfine 
Voteci an  di  uerde  ailor  «ti 54  c&rond  ; 
E*  ntaghno  Gafpdrro  onduli  ^  e^  pronte 
i  \n  coft  falde  tempre  adamantina  , 
che  uiua  itgritiUneHtt  m  HcI/qì^-ì  u  . 

ft  li) 


r 


3  9  X    I    B  ^  R  O 

^  M.  f  A N^T  O  N        B  ^  OfC^  It  D  O,?  ' 

J    ;■    'i  ;     •  ■.  Jr--. 

SS  «e  reterna  I/Hé  y  cue  [alito  %  h    xi  ì  r:'|  f 
Sei  undi) ,  e  ^c^f  e o    terrena  «kJ^irV    >  3  ^ 
Brpc4r<ia  i/  rimembrar  mn  ti  fi  toglie-^^^ 
Di  for^  Chi  y  foftt.(fi^t  cara)  €^:^f!adita'^~^ 

Loco  del  del,  che  i.  pit*  frfgmti  accxfglkii^^ 
t>  hcro  di  penjìer ,  fcaw  dt^oglie  ^  -  ^ 
Ti  godrd^uìK  f  Ucer  uero  tnfimtO  i  : 

M  ira  astante  Ur tue  ,  oHe  il  mar  fremè  •  ;  '  i 
D'Adria  :  e  ttedrai  ca/i  uefteì>fcura  ^  e  nigré 
Dotta  fihiera ,  ette  te  thjarnando  flange  % 

E  com*in  legna  apertp  y/tUlm  che  frange^  i 
Pttt  l  mnto  laonde  ^  fenl^akuu-t  fftemt  . 
!^tar  col  cor.,  con  ia  ment?  m^mct  ^itgrà  • 

A  L    M  €  n  B  S  I  M  O. 

NE L  uago ApYilde  Utua.  iterdeetdtéy  ^ 
Sciolto       ignuda  del  corporeo  mant&',  % 
Brocardo ,  noi  lanciando  in  doglia,  e  «  f  i.(tìft§ 
Se^fjli  al  ciel  tra  l\inmie  beate  ;  ... 
E  con  quelk  pii4  pure aj^io  più  grate  2 
Il  primo  forfè ,  al  miglior  Jpirto  41  e4nf9  « 
Mietine  gli  occhi  ,t  nel  belaolt^  Ja^lmt^ 
,  ./^rHttf  gentJldel'altAttiabontate^ 
te  cantando  ^.  fojLria^^li  elem.. 
Kendono  honar  ;  eie  tus.dott^  chioma 
Coronati 4\altrii ,  che  di  fiori ,  e  fronde  e 
Qj<z  duolfi  jfl  duo  mondo.  t  O"  pitt^gon  Inondi  J 
D' A|r/4  ,  e  c^uMì  tfanoi  fin  pt^n  perfetti  | 
Chiamatf^d^  fiorir a^ìd^^        bd  npme  •  ; 


T  A     M  1  R  T  I  L  L  A. 

IyER  CHE  ia  neue-i  e*l  jmrà  mófiò,  i  nettà 
-  ^agfii  di  pianto  :  e  con  dó^liofi  accènti  '* 
Vercuoti  d'ogrì^imoi^m  l*4f}a\  e  f  uénìf  -^' 
I      Cjnamando  lui  y  the  fu  quìi  già  pérfettì»* 
À  L  afciando  ti  mondo  pojéèto  ,  e  ft^kftè  ' 
'      $altt*è  m  ciel  trale-hiate  genti  $ 

Oue  nel  fimmo  ben  Co*  lumi  iHtenti  ^  ' 
?afie  il  dtuim  fuoclfi(iro  inteUeitò . 
N  on  far  ^Untila  a  l*mreo  crine  oltraggiai 
T4    »  yiue  Ueto^il  Bracar  do  apfYtffò  a  Dio  j 

Doue  riìore  dijpenfa  in  miglior  tifi% 
\\  ^  glt  occhr y  che  fn  qui  fin  fiati  chiujt , 

fi f  erti  ha  sì  yche ,  com*un  Sol  col  raggio  % 
u  .tfenfiantmadicelefieahodijlo» 

A    M.     t  V  1  G  I     P  il  I  V  L  L  I. 

PR  f  V  L  L  i  in  unno  Venipia  morte  acerhà 
?iagni  del  tuo  ^rocardo  ;  e*l  fero  fatò  ; 
*    ^  ^76  dì  fi  ricco  pegno  ha  noi  prittaté 

Accufi\  eHcìel ,  che  i  men  famoft  fefhsi 
?    $  e  la  Varca  fi  cruda,  €  fi  fiiperba 
i  '    j  Lo  Tiame  de  (a  uita  ha  a  lui  troncàtó  ; 

Evòlto  a  mei^o  Aprii  del  mondJn/pratf  • 
Gli  honoiri  faòi ,  ancor  hi- fiore  \  c*/ì  hefba  ^ 
:     T  u  ,  che  ptfof  coirlo  ?irl  candido     furo  ' 
Torló  'di  mano  a  chr  a  nulVhuùni  perdona  , 
Spiega  Wilte  fue  lodi  iti  dotit  'tanè ,  * 
1/  '    Sycriu(^t  chiaria  Valer to  :  e*i  cdfodufo  i 
ì|    ik^^fiang(mÌeìAufe  ;  édé  larii^^^ 

La  Ml^  ìh^atHitfi  i>)  ^)«^i:       ;  '^^ 
B  iiii 


t     i    B    R.  O 
A    M.    ANTONIO   B     O  C  A  R  D  O  . 

TV,  che  con  laure  a  tuoi  defìr  feconde 
Solùrit^hui  queflo  niiir  carco  d'hcnore , 
Tra  que^j pirli  del  ctel  (  forfè  il  migliore  ) 
C/7P  degni  fur  de  la  pregiata  fronde  j 
D  i  qnefie  pengliofe  horribti^honde 
De  la  una  mortai ,  fcorgmi  fuore 
Tal ,  cJi^ìu  r.'ueggia  dopo  tunica  errore 
Detqueto  portole  fecure  fpmde 
N  on  l  onfihfir ,  ch\thrut  f  r'^i  mi  chiuda  . 
vie  a  nitìt  da  uenir ,  doue  tu  fei 
.A dijj^^g^ar  di  morte  i  feri  oltraggi  ; 
E  fe  fiòn  hai  d*amor  l anima  ignuda  , 
'  Là  mi  fcorgi  ?>rocardo  ,  ouè  colei , 
che  fa  di  gir  là  sà  tatti  i  uiaggi, 

A    MESER.    GIO.  GIACO- 
»  P  O     DA     R  O  MA. 

Rp  M  A  ,  /e  $a  Ima  Iddio  co  Ci  perfetta 
'^pìuThd  ornar  il  fuo  céléfìe  impero  ; 
Et  i'nkl'^irLi  y  Olivera  col  pcn fiero 
Salita  ,  'ahCcr  tra  bei  leganii  ftretta  ; 
S   e  covie  ld  piu  Cttra  j  e  fiif  diUtta  , 
La  tiene  a  canto  ;  e  de  P eterno  ,  e  uero 
Sito  hen  la-  p:i[:e  ,  a  che  aUolo  émpio  ,  e  fer§ 
'fi  strugge  'li  cor  di  quel  che  lei  diletta  ; 
D  tiolti ,  (7/e  iif)n  t\tì^-ifìt  iiìfieme  a  uolo 
fuor  di  qucfi\tr,'}p-o  mar   e  tcmpeflofo  , 
Cl)e  turhan'ad  agliai >ór  contrari  uenti  i 
P  erche^nelv  ftt'cij^^  e'ne  io) menti 
FoFii  qui  iiìvrfto  /Ko  ;  ì)jrain  ctel  falò 
\tue'ilÈrQ:<trdo  ni  gi^'ia\,      in'ripofo . 
'  A-re/?e 


P  1     M    O.  ij( 

A  grefie  lddh  ,  a  cui  pia  tempi  al^aro 
l  Pajìori  ci* Arcadia  :,  oii  ancor  urne, 
il  tuo  nvme  ìionoYàlo  ,  e  he  le  oltue 
Scritiò  ,  e  ne  glt  clmi\  a  qitai (otto  cantaro 
piefla  Ì<ii7tp  ìgna  ,  al  cm  j catte ,  e  chiaro 
Sumo  talììora  à  k  dolci  ombre  efliue , 
Cantar  fifea  ne  fa^itenoree  rinè 
Titiro  fra  ^aftor  famofb  ^  e  raro  , 

V  infe  Al  cippo  cantando  ;  eaie  la  dona , 
A pp^ndendoìa  lieto  a  '  questo  f  \j<ig  io 
Jfodotatr e  bei  fior  unto  la  fronte  : 

E  grida ,  o  Pan ,  a  ?aìt  y  Jcnìpre  fien  pronte 
le  tT/ie  yìoci  in  lodarli  :  e  al  nono  Ma'^f^io 
Le  corna  t  ornerà  uctac  Ci/roihi . 


P  ^ftor  y  poi  <*aufc:na  il  chiaro  rargig 
Del  fì'rhuol  di  l,ato7ta  ;  e  fria  Cpiurora 
Co'bet  crin  d*oro  il  del  pf>\'J^e  ,  e  col:  ra  ^ 
Surrete  a  falutare  il  nouo  M^z'^^"  irò  ; 

C  antiam  le  lodi  /ite  fotto  qud  f  aggio , 
Voti  io  ùirift  a  cantar  Titiro  aviora  \ 
.  E  tti  di  ti  aghi  fior  ìJicid-i  hvnora 
Le  corìià  ai  ?an  ,  a  citi  ^ror:ii^ffo  Vhaggtò , 

E  'c:ò  Valcrtìoniio-  la  fronti  adorncf 
Di  fnfca  caìcha  ,  e  di  uernii^tie  rofè 
Seco  Miìrìtthd  htl  y  Jet:ó  cantiàrnn  j 

I  m iìa^jdó  gii  aug/'i ,  f c^i  ira >n§ 
ColdokepiVudftei  '  , 

Sakitdndo  ti  perito  ,  e  ìielp  ^)ora0  . 

■'  ^    '  ■  *  ^  '  y  ^  , 


A       Artthnfa  ^  fmr  le  d?mnt  biondi 
De  fuoi  chrijiaili  ìiqmdt  ^  lucenti , 
MoY  ,  che  C9-  jifai  defri caldi  ardenti 
Uiuo  '  proterué  hlfeo  nel  mar  s*afconde: 

T  /  chiama  Akippo  ;  a  cui  folorijponde 

E  foli  errar  Ufiìanda  i  cari  armanti , 
\erjlt  da  gli  occhi  amare  ,£  fépid^onde  : 
R  ijpondi  o  ninfa  l  e  la  ferena  frante 
Moflra  ,  fi  cónie  Valma  Dea  mojhrafti 
X'Alikor  ,  ch*éUa  perdeo  l'amata  figlia  z 
C  osi  non  fiano  i  ficr  troncati  ,  0  guafli  ^ 
Che  :  fan  la  riua  tua  bianca  e  uèrmiglia  : 
Così  /ìat  famprepur^  il^i»  bel  fonte  »  • 


S  e  da  i  orgoglio  del  gelato  Vernd , 

che  /,  teneri  a,rbi4fi;eilt  uccide  e  sfronda  , 

Difendi  cjuefta  uardee  bella  fronda. 

Sì  j  che  pano  i  fnoi  rami  y^l  tronco  eterno 

O  frimoJume  deìinotor  fupdrnO  y 

fadre  di  quante^  il  ciel'uede  e  circonda  , 
1  fior  y  rhe  pingon  la  firitftta  fionda 
Di  quejh  fiume ,  tuoi  ftetio  in  eterno  i 

D  /  latte  \lcifpo  ,  e  drcornuto  arménto 
ìi  pftt  ricco  paftor  di  qttefii  monti , 
che  littro  takr'hier  tùnfe  cantando 

C  0*  de/ìri  del  don  maggiori,  è  pronti 
Sempre  gi'ato  ti  fiai  ltèto  scontento 
^tto  al  j«o  bìirti}  il  t^o  nome  lodando  • 


p       i  n  *  O  /  is 

Ne  fpieghera  Hinfal^ggi<i(^à^^beìla^ 
Ne  f  iede  fm  gentiU  lìtrhammUà.  .  ^ 
^reije  giamat  di  f4i^g,^e;4>mbr{fft',  e  foU  % 
V  nquci  fiu  bianca  mm  vofr^r^Moie.  . 

No»  coife  in  fd.rfrmin.i  m%ùehha^  fltUa 

SWig  più  dolce  ,  0  piti  faggte  paràU^ 
C  he  quelledi  bAtrtiUa 'y  iicH^bdnonit 
Honoram  i  pafior  ne  Vampie  riue  , 
ci)  Adria  configgere  I  fuo  gran  mare  inonda: 
C  ofi  cantala  Akqipo  ,  a  l* ombre  eftiu€^ 
1ral*herbeaj^ifo  ,  d%ouQrMa  fronda 
fatto  corona  ak  ftsc  dotu  dmme  *  \  . 


S  e  da  lupo  rahbiOj(r  ,ò  Carapace  ; 
F/Érii:  j  ^c«ra  //  uoflro  gregge  fU  | 
E  ye  da  forte  perigliofa  ,  f  W<i , 
Qhe.  fouent  e  ìancide ,   ./o  disface  , 

H  /t^/>/rf  4ci  ogrf*hor  tran<^uiìla,  e  beta  face  ; 
Difendete  paftor  la  f  tanta jnta^t 
Sì ,  cheH  fuo  crin ,  eh* al  etti  ftuerde  innia , 
Colpo  non  tema  d* altrui  ferro  audace  \ 

V  olrete  pei  nel  caldo  ardente  cielo 
Sedar  a  Inombra  fna  foane  ^  e  frefca^ 
E  cantando  alt ernar^t  uefìri  amori . 

P  afiori  udite  ,  e  cofijl  Htrto  ercfia , 
che  fen\a  mai  temer  di  caldo  ,  o  gelo 
Mojiri  in.  ogm  JÌagtone  ,  e  fronde  ,  e  fiori , 


)6  L     I     B    R  O 

M  mire  tra  ?ómhre  al  mormorar  de  l*ora 
Ijonne  Ln:da  bel  fitto  ad      faggio  , 
lirtda ,  che^l  paflor  più  dotto ,  e  (aggio , 
V)t  quanti  fon  tra  not ,  ama  ,      honora  ; 

D  ifendeteldo  Die  ;  che  bete  ogniìoru 
ViHete  ne*  bei  colli ,  da  [^oltraggio 
Di  Lnfw  j  ù  d*anfmal  fero  ,  e  feluaggio  , 
Ck<?  fjteffò  in  nosìrt  armenti  apre  ;  e  dtuora  ; 

P  tH  ungo  ^  after  el  non  ne  de  il  Sole 

Tra  (jiuinto  {calda  ,  o  quanto  gira  intorno^ 
lc.tertt'^  h€por  de  IWntenoree  rme . 

V  dite  ti  fitan  de  l'alte  mie  parole 
Oreadi  y  udite  ;  e  Vaureo  crtn  udorm 
Alapfo-Mt  farà  di  uerde  oltm . 


F  amofo  iddio  de  gli  ìiorti ,  a  cui  piti  carte 
Vergar  , gjt  antiqui  tnchtojìn  ;  a  cuifur  fpef- 
Worada  l*uno  ,  bora  da  l'altro  feffo     (fo  ^ 
Offerti  uoti  in  quefla^e'n  quella  parte  ; 

QjieTl*Qlmo  j  che  dal  jol  l'herbe  diparte  5 

OueH  maggior  tuo  membro  fi  uh*  e  impreffò  ; 

Ne  iuoi  dolci  piacer  ti  fia  conceffo , 

Con  l^ ombre  fue  di  fior  pinte  ,  e  cofparte  ; 

S  €*/  pouero  horto  mio  fecondo  rendi 

Si  ,  cììe  mni  fempre  jen^a  pruni ,  e  urtichi 
Sia  di  lattiche ,  e  di  bei  f  utti  adorno  : 

P  riapo  il  picciol  don  contento  prendi  t 
Cosi  le  Ninfe  a  tuoi  defìri  amiche 
Teco  facciano  ognHm  liitQ  faggiorno . 


P    K    l    M    O.  }7 

H  ora  ,  cìrs  glianimali  ti  fonno  affrena  y 
E  uan  fol  \>er  lo  cielo  ombre  ,      harrori  , 
For?*è ,  c/je  lagrimando  io  f^mga  fuori 
T>(}  l^angofciqfo  cor  facerh^i  pend^ 

T  u  pura,  e  sì  tranqmUaaria  ferena , 
E  tu  compagna  de  miei  lunghi  errori 
Nolte ,  chiudete  i  grani  aht  dolori  y 
Tal ,  che  lo  fappia  il  uofl ro  fofio  a  ^  frena  : 

C  o/l  fin  Vana  ti  /uo  filcntio  eterna  ; 
ile  le  ricopra  ApoUo  alcuna  fttUu  y 
Ua  ceda  il  giorno  al  fuo  felice  fktto  : 

A  l* altra  il  ciel  tanto  corte fe  ,  e  grato  , 
che  del  più  puro  fuo  la  faceta  bella  y 
Ne  fenU  pioggia  y  0  Uni fefiojònerno  * 


B  atto  Vasìor  de  le  fufrerne  rtue  . 
De  lalto  fiume  ,  oue  cadeo  Fetonte , 
V/  facra  o  Dee  dt  c^ueft*irmhrofo  montt 
Uuicin  bofcodt  frondttte  ohue  ; 

l   n  m  ^  aLjual  con  acque  frefchè  ,  e  utHt 
ode  fi  mormorare  un  puro  fonte , 
Simile  a  quello  ,  m  cut  la  propria  fronte 
Miro  colui ,  che  tra  fiori  ancor  uiue. 

P  int'ha  di  bei  fmeraldi  ambe  le  Jpondt  \ 
E  sì  da  rami  è  chiu/o  y  e  da  le  foglie , 
che  non  teme  d'Apollo  ti  caldo  raggio . 

f  ouero  el  don ,  ma  fon  ricche  le  uoglie . 
QueTio  ui  da  ,  perche  dagraue  olttaggm 
Dtfefa  Ihiuete  la  fua  bella  frondt  ^ 


J  S  ,  .       L  d    II    R  Q 

.  N  infe  ,che*nt  q0€jìixwiirì  al^U^ 

\aghe  fihers{^audoalc^rnin  uofno  andati y  ' 
Et  amiche  d,*AimrA^  €,dt  pietate  , 
Guidate ognlm d^lci amorofi balli  ; 

S  e  fcendddal  fHo  fonte,edaleuallÀ 
Il  uojlro  fium  puro  ;  e  fe  l  irate 
Talli ,  giamai  le  riue  fue  hanorate 
Non  Jjjùglino  di  Jì»r  u^r migli ,  o  gialli  5 

A  prite  al  pianta  mio  Chumido  feno  5 
E  quefte  amare  lagrime  chiudete 
Ne/  più  fecr-eto  uoftro  herhofo.  fondo  % 

C  he  ueder  non  le  poffk  il  cieco  mondo , 
fot  le  Jprel^  colei ,  de  le  cui  liete 
V^^/v^^     cUlo  j  e  di  fue  gratie  adorno. 

A     M.  FRANCESCO 
GViCCIARDlNI. 

AK  N  q  ^hen  ppi  il  tKo  natio,  foggiorm»  - 
Lafciar  ne  l^Apenmno  ;  e  co*  crtjìallt 
Scendendo  per  ialpeflre  horride  ualli 
Var  ilTirrheno  mar  ri  eco,  y  0*  adorno  ; 
B  en  poi  di  frpnde  Vano  ,  e  altro  corno 

Cinger  contai p  ,edi  fior  bianchi ,  e  gialli  , 
E  guidar.,  cari  ,.  ^  ^morojl  balli 
Con  U  tue  ^infe  ai  uerde ,  fondo  in  torno  4 
C  he  tra  qfianti  tnteiletti  hnrnano  uelo 

^chiude  )}e  l*alme  al  mondo.  chtare ,  e  conte  ^ 
Vn  tuo  figliò,  è  maggiore  yC  più  perfetto  • 
I  ntaglia  il  nome  fuonel  tup  bel  monte 
Sì  ^  che  per  moki  fecoli,  fia  letto 
Guic^iardin.,  poi ,  ciì*ù  fia  {4ktojn,CÌ€Ìo^ 


P    R.    r   M  Ò; 
uefle  pur f  uree  tofi  j  di  a  l* Aurora 
A  tappar  ir  del  dì  caidértli  fino , 
Awre  fien  uoftre  ;  e  quefto  uafi  ptenv 
Di  gigli ,  e  Caltha  fara  mftro  ancórd  t 
S  e  <Ì4  L*ardentt  Sol ,  c/;e  tiV?(>r<j  in  fiora 
Scalda  più  to*  fuor  rat  Valmo  terreno  , 
Guardaretè  hoggi  ylti  chcH  del  ferena 
Va  co*  begli  occhi ,  e  le  campagné  infiora  , 

V  ditemi  aure  dolci ,  e  petiegrtne , 

che  ne*  uerdi  lyorti  fuoi  non  ha  Fomona 
?iu  uaghi  pori ,  e  più  uermigUe  rofe  : 

V  edete ,  ch*anco  fino  rugtadofe 

Del  pianto  de  P aurora  ,  aluoftro  crine 
Ne  potrete  poi  far  lieta  corona  • 


Q^uefii  candidi  augei ,  che  latte ,  e  ntne 
Vincon  di  puntate  ,  e  di  colore  , 

0  uagii  madre  del  pofjente  Amere 

1  /acro ,  e  dono  al  tuo  bel  carro ,  e  liene  , 
E  quejìo  odor  Sabeo ,  ch'a  te  fi  deue , 

Ardoti  lieto ,  poi  chel  mto  dolore 

[pento  in  tutto  ;  e*n  hbertate  ti  core 
Non  /ènte  ti  giogo  più  miofo ,  e  grene: 
>P  bella  Dea ,  il  Ciel  più  chiaro  ,  e  puro 
'    Vaccoglia  in  grembo  ;  e*l  tuo  gentil  amante 

Teco  dimori  a  tana  ardente ,  e  al  gelo  ; 
T  al ,  che*l  nemico  tuo  Signor  di  Deh  , 

Vianga  di  [dégno ,  e  faccia  il  mondo  ofcuroi 
Darti  altro  non  p>fi*to  per  ^atie  tante .  ^ 


4^  L     l    B     R.  O' 

Qj4ai  p  illi  de  uioU  ,  aworofe 

^'^cvs^  5  s)  come  pria  fttperbe ,  e  bete  ; 
Q«.^  '  ^/  pm'omjra ,  ti/  fdggio  ,  o  diabete  ; 
V/  f-^  if-frefche\  e  diletto fe . 

le  purpuree  rofe 
>•  ^  p  rdutolìduetc  % 
:     .  ■:^^^./rtJ     moi  tenete 
,        ■      /uo  ckJch^jrme  afcpfel*. 
G  /..;.'t..ir.  '  n:j^i^i  fanti 

Si ,  .  /«é  p/Ante  /èrbe 

ì  i  fAoJlrò  uino  1 1  .  /e»/  fvYiì,^  in  eterno 4 
C  h\incor  uerratisio  rtìflic  lieti  amanti  V 
Ad  irnhiriarui  ;       filato  uerno 
\r:^ua  tu  j^ogherà  di  [rondi ,  0  d^berbt . 


A    L      S    O    N    N  O. 

V  E  S  T\a  N  T  XI  O  ofcurojoue  fcuiìite  fmlj^ 
ormir  Lt  notte  ;  f  ti^sr  loco  a  l  .\urovd  , 
T.'  yt;."/;o  0  0/5  c/e/  yo«»o  ;  e  jeco  ancora 
ombra  ,  che  ^i^imat  non  uide  il  Sole  : 
l  '  n  riie'^o  a  cui  un  fiumi cel  fi  duole 
'"^'(Itìi  focaie  mormorio  :  a  sì  dolce  ora 
Con  la  th-t  Paftthea  potrai  talhora 
'  Vormir  tra  grianiiVràntlv.  ^  eie  uiQle. 
S  e  tinto  (^un  j'uaiie  jt  àrh'èeòiia 

Meitfdt  a  ijHeJiWchi  rei  de  Li  mia  morte 
\n  Conno  ,  che  li  chiuda  a  litta  pace  . 
O  diivi  0  fonn9  ,  fe  mai  chiara  face 
Non  entri ,  ne  mai  Sol  ne  le  tue  pcrt^  i 
ieHciel  ti  faccia  ti  fuo  prnnttro  ìddto  ,  - 
\nì)'.rc9 


P    R    I    M     O  4» 

V  n^hlrco  bianco ,  chc^  la  fronte  adorna 
Uauea  di  bei  corimbi ,  e  di  fiorita 
Vite  ,  cotanto  n  lut  cara  ,  e  j^^radita 
Allhor ,  c/;eV  Sol  col  notto  r.r^gio  torna  ; 

T  enendo  hlàpfo  per  le  ìun^rhe  corna 
Con  la  man  manca  ;  e  con  la  dejìra  ardita 
Il  nudo  ferro  ,  //  fm  ì^aratho  inuita  , 
Dou*un  aitar  di  uerdi  fronde  adorna 

L  icidd  bello  ;  e  grida  a  te  fa  facro 
il  uecclno  duce  del  gre^l^e  caprino  , 
Vercìì'hnbbian  feco  Vnue  eterna  fact* 

I  ndi  di  bianco  ,  e  di  maturo  nino 

bagnando  ti  •  capo  fuo  ,  col  ferro  audaci  ' 
V ertilo  f  e  dijjè ,  a  te,  Bac^ó  ,  ti  confadrQ  * 

A    C  V"*  i  D  ì  N  !• 

a Vesto  /pelato  ghgo,  e  quejlo  lacet*, 
che  con  sì  Jlretìo  nodo  mi  tenete^ 
Hor  c7;o  da  Valnfa  mia  fuelta  ìa  idea 
.  D/  lei  \  che  mi  fe  un  tempo  foco  ^  e  ghiaccio  ; 
A  f pendo  in  alto  al  tuo  gran  tempio  ;  e  faccio, 
O  bel  figlici  de  la  più  bilia  Dea, 
Quel ,  clyepromejjò  t\hoj  mentre  ch*io  ardea, 
S*u[htia  fuor  di  sì  graitofo  i^npaccie  ; 
T  tta  merce ,  hor  hetp  in  hherta  mi  godè 
Con  sì  tranquilla  ,  e  ripofata pace, 
che  -pareggia  il  paffato  empio  dolore  • 
S  empr^io  t^adorer))  ,  fempr*in  honore 

Uaaro  gli  aurei  tuoi  flralt ,  e  la  tua  faci^ 
Le  tue  catene ,  eH  iuo  tenace  md»  « 


4»  LIBRO 

A?^  k  A .^^T  omo  B  ape  ar  do* 


t*  O  R  M  K  figumdo  del  tuo  fkcro  ingegm  ^ 
che  peÙeg  ritto  in  quefia  fatte ,  e'/i  quella 
ììa  mercato  d*hmoT /alma  fi  heUa , 
che  ricco  hor  poggia ,  oue  ciafiun*ì  indegno  % 
?fc  cprgo  del  ueì(p  Jìfl  Pantiquo  fegno , 
Cl}*al\a  la  fama  altrui  four*ogni  fleUa^ 
Con  noto  ancor  a  quep'èfà  noueìla  , 
A  cui  falir  quanto  poffò  tri  ingegno  : 
E  per:  quel  calle  ,  oue  mi  foUi  fiorta  y 
hff  retto  i  pafìi  al  defìr  tardi ,  e  lenti  , 
Lafiiando  l^altra  uia  fallace  ,  e  torta  : 
Q^apt'io  Brqcardo  i  e  le  future  gentil    -  -, 
Ti  debbo  f  e  ?oepa  yC^hof  fi  conforta  ^ 
riaccender  gli  henor  fuoi ,  cb*erano  J^nti 

A  V  t  r  E  K  ù  i  r  A\ 

Donna  immortai ,  che  fola  ogn*hor  contendi 
A  gli  anni  auari  y&alor  empie  uoglte  ; 
E  p9rti  teco  leuittrict  JpogUe 
Del  fiero  tempo ,  ouunque  ti  camin  prendi  ; 
1,  e  rime  ofcure  del  tuo  lume  accendi , 
•  Che  mi  dettar  già  l^amorofe  doglie  ; 
,  ,^  perche  lunga  età  non  le  difpogiie 
Vi  uita ,  lor  col  tuo  poter  difendi  : 
A  te  fon  facre  y  lua  uirtù  mi  uaglia  'l 

tanto  ^  che* n  bocca  de  le  genti  uiue 
i  purin  col  mio  arbufceUo  eternamente  ^ 
}^  faccian  Palme  altrui  noiofe ,  e  fdAue 

Sottrarfìal  fsnfo  y  che  la  luce  abbaglia 
^  ì>e  PimcUttio  y  e  liberar  fa  mente  •  > 


!^  L  L  A    I  1- L 

R  ISSI  M  A  S  ii 
GNOR  A,  DÒNNA 
I  S  A  p,6  L  L  A 

P  I    S  A  Vi  ^  N ;9* 


o  R  s  E  ^  mèglio  Jlatd 
fdrehbe  i'  ÌlJt^riJ?ima 
djr  uìrtuofljiimit  Si 
,  hauendo  ri  ^ 

uoflri  ntertti ,  ^  à:llà  bàJfe^A  del  miì 
picciolo  federe ,  umrmi  dentro  di  qHeJì$ 


44 

mio  dejUerto  di  h^nora^^  ;      di  pa  *  ,^ 
go-re  tn  parte  i  molti  benefuij  ,  che  da^i 
uoi  mi  uengono  ;  tenendo  prejfo  dime^ 
,  fUii'Jìe  mie  cofette  ;  o  dandde  a  perfìnd , 
che  pili  di  noi  d'cffèr  homrdta  hmeffe  di  ' 
mejìien  :  conciolìucofu  che  non  ptu  di  lu- 
me ^  et  d'ornamento  al  mio  uiuo  fj^lendo- 
re  della  uojìra  gloria  Jtanp  per  recare  , 
ch^un-  picciolo  Lumicino  al  chiaro  ra^/qio 
ad  Sole ,  aumr  ,  che  nel  me\o  giorno 
pili  lucente  a  nor  Ji  mojìra ,  Aia  cono*,  , 
fcendo  la  uojìra  notile  cr  humana  tia» 
tura  y  ho  prefo  ardire  di  darleut  ;  /^f- 
rando ,  che  cojt  come  il  gran  Tirrhe]^ 
m  le  pouere  ^  humili  onde  il  Sehetho  , 
che  tranquille  nel  feno  li  correno  ,  nor$ 
men  lietamente  accoglie  ,  che  le  ricche  , 
altere  del  Teucre ,  et  del  Fulturna , 
cofì  uoi  nel  gentile  animo  uojlro  Ji  grò.* 
tiofamente  quefìo  mio  pouero  dono  acco  " 
glierete ,  com'ogn'altro  (quanto  ft  ho* 
glia  maggiore  ^  che  dar  m  potejfe  pm. 
pellegrino      eleuata  ingegno  )  et  li  da^ 
rete  quel  loco  nella  memoria ,  che  tenetti^ 
delle  cofe  grate  ^  non  c^  V^A  (  che  di  po-s^ 


ccmerit&ì  )  èfuale'fpéfUa^H  Idrgs 
Cr  liherAle  Animo  del  dcnàtoré  ;  k  ciéì 
fé  lefcrz^e  s'^agu  agli  afferò  (  ttitto  che  /V;;- 
fojsile  pa  di  aggiungere  all'alto  fegnù 
de  meriti  uojìri  )  fferaret  non  lafctan^ 
do  aàietro  alcuno  officio  di  gratitudine  ) 
pagar  gran  pàrte  di  ' ^udhio  d  tìot  , 
al  Prenctpe  mfìro  manto ,  (y^  mio  Si- 
gnore  ,  fion  debitore .  Prendete  adun  - 
^Ue  ualorofa  Stgnoìra  con  allegro  animo 
(juefio  fecondo  libro  de  miei  amori  cafii, 
Ìy^  ^^^i  fita  parte  honefli ,  come  al- 
l'mtegrdc^'htnduU  Ijonejfa  della  ditii- 
na  mente  uofìra  fi  conuiene  :  Uguale  fie 
talhora  ,  fianca  di  lègger  cofe  più  hono- 
rme  ;  cr  alla  grande\^a  de  l'intelletto 
uofiropiu  conformi  nelle  mani  ui  re- 
[chente  ],  aue)iiur'ofo^  *di  certó  fi  potrà 
nomate  ;  c^"  io  contento  d'hauer  ufia- 
io  ogni  gratiofò  off  ciò  uerfì  ijueslo  mio 
figliuolo  y  che  amoreuole  padre  deue  ; 
hanendoto  non  filo  portato  a  (juefia  luce  ; 
ma  datoli  ti  mòdo  l  come  fitto  i  ràggi 
della  uofìra  gloria  p^ffa  eternamente  ui- 
here  ;  pregherò  iddio ,  che  i  ùofi ri  fan- 


■4^ 

#/       honefii  dcfiderij  4  felice  fine 


DE  GLI  AMORI 
DI    ME  S  SE  R 

BERNARDO 


s  o. 


LIBEJ)  SECOJ^DO. 

eco,  ch'Amor  ritornd 

irato  e  fero 
Col  foco  de  dejir  caldi  t 

cocenti. 
Nati  dal  raggio  de*  heglim 

occhi  ardenti , 
Chebher  del  uiuer  mio  sì 
lungo  impero  : 

0  disleale ,  e  di/pietato  arcero 

Non  fon  gli  /degni  tuoi  del  tutto  fhenti , 
che  cerchi  per  mto  mal ,  noui  argomenti 
Hor  ,  che  dt  liberta  men  giua  altero , 

1  /  giogo  rotto  i  e  i  durs  lacci  fciolti  , 
che  fono  al  tempio  tuo  facri  e  uotrui  , 
foco  impetrar  dal  tuo  crudele  orgoglio  : 

1  /  capello  e  roltua  hai  già  ritolti , 
C/?e  pur  dianzi  mi  defti ,  e  come  figlÌ0, 
Amo ,  ardo ,  e  uerfo  lagrimofi  ritéi . 


48  LIBRO 

D  (t  mille  nodi ,  e  mille  lacci  Tiretto , 
E  fieno  di  de  fio  caldo     ardente  , 
1  lacci  rotti ,  e  /e  f amile  /pente 
Canto  d*Arnor  pien  d*tra  e  di  dilpetto  ; 

E  portando  il  dolor  chmfo  nel  petto  , 
Ktdo  de  danni  mtei  :  ma  con  la  mente 
Mi  furando  il  mio  mal ,  doue  non  [ente 
Altri'y  di  lacrimar  prendo  diietto, 

S  pre'^o  con  wfta  dtfdegnofa  e  fcura 
V amata  D  nna  ,  e  que*  heirlioccbi  fanti  , 
che  fon  de  miei  penfìer  dolce  fhzgiorno  • 

M  a  in  me  ^p  l'alma  ,  ou'è  la  fua  fi;^ura  : 
Vincìjìno  ,  e  adoro  mille  Molte  ti  giorno  ; 
Sì  mijera  è  la  uita  de  gli  amanti . 


E  eco ,  ch'io  pur  ut  Ufi  io ,  o  pi^ggf^  apriche  , 
Compagne  del  mio  disclo  acerho  ,  e  fero  ; 
Et  uoy  jfi  come  fctolto  pregionero  , 
Dopo  ianti'  amorofe  mie  fatiche  : 

E  eco  luci  al  mio  ben  tantch  nemiche 

Quanto  u*amai ,  c/Ar  men  pi-nofo  imperò  ' 

Vorto  le  chiaui  di  mia  una  ;  e  [pero 

Di  trouar  uogUe  a*  rniai  penfieri  amiche  : 

L  afaout  ;  e  quel  de fo  ,  che  da  uoi  nacque , 
Ond'hebhi  lunga  e  periglio  fa  guerra  , 
Stara  fepolto  in  quefie  torbi d'onde  : 

R  irnantt  a  dietro  aitar  a  ingrata  Terra  ; 

?oicìì*alc  <hUe  ya  la  mia  pianta  piacque  % 
Cerch'jro  L'ambra  -^ò  nouella  fi^nde . 

Io  HI 


SECONDO.  49 

I  0  ut  pur  la  feto  ,  o  mio  dolce  fofìegno , 
Vorto  de  miei  piacer  fidato  e  caro  ; 
Scorto  da  quel  dejìino  inuido  auaro , 
ch'ogni  diletto  mio  fi  prende  a  fdegm  : 

E  uolgomalmio  grado  il  debtl  legno 
In  un  mar  dt  martir ,  di  pianto  amaro  ; 
Oue  il  cielo  non  mai  tranquillo  ,  o  chiaro 
Mofira  di  lieta  pace  un  ptccciol  fegtto  : 

E  ,  fe  mercè  de^  [cogli  perigltofì , 

ìion  rompo  m  quefio  mar  la  cetrca  nane 
De  la  miferia  mia  lunga  infinita  , 

E  rrando  andrò  ,ame  nota/o  e  grane 
Col  foco  in  fen  ,  co* glt  occhi  lagrimofi , 
fin  ch*$o  ritorno  a  uoi ,  cara  mia  ma  • 


V  ago  arhufcel ,  ne  le  cui  liete  frohdi 
E  beltate  s'appoggia  ,  é  leggiadria  ; 
Chonefià  ,  genti  le'^a  ,  e  cor  te  fi. t , 
Si  come  frutti  tuoi ,  fra  rami  afccndi; 

B  enchei  fatili  pan  poco  fecondi: 
Col  gran  ualordc  la  uìrtu  natia 
Conferua  i  pregi  tuoi;  che  forfè  fa 
ch'i  giufit  tuoi  dcfir  gfato  j&omU  : 

S  e  tant'anfii  a  la  pwggtà  ,  a  la  tcmpcfia , 
•A  i  uenti  impettioft  hit  fatto  fchei^rr.o  'i 
E  con(eruate  uerdi  le-trie  foglie'; 

S  eguil'ufato  fltl;  ch'artiica  è  pnfia 
fortuna  cangi er à  l'antrche  uffglìéy 
Vieni  ìiL  ttioi  piacer  fio.  fMo  e  fermìr. 


5  0  L    I    B  O 

P  oi ,  che  rocchio  non  può ,  come  //  penflem^ 
Spregdr  le  penne  ,  e  riutderui  ogn'hora , 
O  de  miei  chiami  dì  candida  aurora  , 
Sen"^  cm  alcun  b^n  non  bramo  o  [pero  ; 

Q^titjìo  ,  come  com^agnò  e  mfjja^^gieì^o 
Di  quel  gentil  de  fio  ,  chentinni^mora  , 
\tcn  hcto  a*  hc^  uofìr*occhi  d^lmra  ,  in  bora 
P/«  ,  cìì^augcUo  uelo  e  ,  e  più  leggero  ; 

A  ccogltei'tlo  noi  con  quello  affatto  , 

die  f.  conniene  :  e  dfC€  .  kh  perche  lolto 
M riiied(T  colui ^  ci* a  te  vnnuia  f 

P  eri  he ,  (o:n^*^  px  nliex  non  ueggt  oH  uolto  ? 
Ma  poi  (he  dt  deft  n,  folo  è  difetto.. 
Ih  meco  alberga  u  mt^n  ne  'Calma  mia . 


C  hi  ara  mìa  jìeìla  ,  al  cui  raggio  lucente  , 

0  me  a  hce  maggior  ,  rendono.honort 
lutti  t  bt*  lumi  de  la  ncfìr.i  etate  : 
Sereno  occh/o  del  crei ,  che  con  l^ ardente 
Vertute  jp'ogb  d^ogni  nano  errore 
Valme ,  e  le  rendi  chiare  et  honorate  : 
Vanna  ,  a  la  cui  beltate 

M/  Holgo  vgnhor ,  fi  come  VJitia  al  j  ile  i 
Sen"^  ti  ucsiro  fplendore  io  non  rotres 
Co^ gli  occhi  infermi  e  rei 
Scorger ,  fenon  la  notte  ,  e  Vomhre  fole  ; 

1  ome  faceto  bor  da  uoi ,  laffo  ,  lontano  , 
(  he  nulla  iteggto ,  e  mi  'amento  m  nano  . 

P  hoben  da  l'Ocean  anta  di  rat 


SECONDO.  ;i 
Vebo  portar  al  bel  noflrohemi (J>ero  i 
Sgombrando  Caere  fofio  ,  //  cìuaro  giorno  ; 
Ma  da  la  mente  ,  e  da  cfueTi^occhi  mai 
Non  torra  ti  uelo  ,  oV  torbido  penero  , 
i  he  quegli  appanna  ,  e  fa  col  cor^  frg^iorno 
?in  ,  ch'i  lieto  non  terno 
A  ricourar  la  mia  fmarrita  luce  , 
che  partendo  lafciahnel  uojiro  uf/o  : 
Terren  mio  parudifo 
Dal  LUI  interno  mlor  di  fuor  tralice 
]l  nero  ,  e*i  ben  j  onde  l'huom  s^al^a  ,  e  fale 
Ale  gioie  del  ciel  fenx^altre  fiale  . 

Q^ual  maligno  dt'siin  d-il  mio  fojìegno 
M*ha  fi  diuift  ,  e  da  quel  uero  bene  r 
che  folai  giorni  miei  fegna  e  prefcriue? 
ferche  proui  d*amor  hra  e  lo  sdegno  , 
E  cangi  in  fofche  Vhore  mie  ferme  ì 
Ferd?*io  bagni  di  pianto  qutjle  riue  f 
Oime  y  che  non  fi  utue 
Lungi  dui  caro  ben ,  lungi  da  l*alma , 
Se  non  Ulta  mf  ice  ^  angojcioja  ; 
E  parmi  ogn\iltru  cofa  , 
Vuor  cheH  uederui^  graue  odio  fa  falma  ; 
Perche  non  può  ,  doue  non  Jet  e  uoi 
Cofa  bella  0  '^eni tic  efjtr  framt. 

t  allide  cjiiì  fon  l'i)crhe ,  berma  la  terra  , 
La  Jcliui  ignuda  ,  incolto  iiorrtdo  il  eolle  ; 
Sman  t  fiumi  e  torbide  le  fonti  ; 
Vuer^ojiura  n-hbia  intorno  ferra  ; 
hato  ti  Verno  con  la  barba  meli: 
\efif  di  fredde  netti ,  e  t^'^'g:!^'^  ,  t'  ; 
Nt  ptrih^:  ti  M)l  jurmoiUt 

C  // 


St  L    I    B    K  O 

Co' rat  più  accefì  dt  celefte  foco 
Scalda  il  terren  ,o  fa  temprato  H  cielo 
E  di  caldo  ,  e  di  gelo  ; 
Seluam^aj]emhra  ogn^hahitato  loco  ; 
h  folcon  uoci  querule  e  dolenti 
S'odon  l*aere  ferir  alti  lamenti . 
a  ,  dùue  fete  mi ,  ride  ad  ognhora 
La  terra  lieta  ,     ha  le  Jpaile  herhofe , 
Sen\u  temer  del  freddo  tempo  e  duro  . 
Sfianca  e  Uermifrlia ,  a  noi  furze  l* Aurora 
Di  gigli  ornata  ti  crin  ,  cinta  di  rofe  , 
Per  menar  ut  più  bello  il  dì  futuro  ; 
A  uot  caìtdido  e  puro 
Latte  correno  i  fiumi  ;  a  uoi  foaue 
Mele  fitdan  le  piante  -,  //  twfiro  lume 
^ugge  con  lieue  piume 
Ogm  cofa ,  che  (la  noiofa  e  graue  ; 
Ne  s^ode  me/io  fvton  ,  ma  con  glt  amori 
Cantarle  gratie  i  uojìn  facri  honori . 
uando  fia  mai  quel  dì ,  d/a  uoi  uicmo 
Veggia  cader  da  la  ferena  fronte 
Vofìra  ,  diletti  e  giote  eterne  e  uer^  ? 
Di  cui  (  lodando  ti  mio  lieto  deftino  ) 
Vafca  quefie  mte  uoglte  ingorde  e  pronte 
Sgrombrando  de  fojpir  le  lunghe  fchiere  f 
O  celefte  piacere  ; 

O  dì  per  me  fempre  felice  ,  e  chiaro  : 
A  cut  dinoto  fior  fpar(ro  e  conjacro  : 
Ver  me  farai ,  fempre  più  d'altro  caro  ; 
Ch'alhor  mia  uiuro  felice  e  lieta  ; 
lìór  fol  d'un  bel  penfìer  l^alma  acqueta  • 
iuo  fol  dei  penfur ,  che  di  noi  J^ejjb 


SECONDO.  s } 

Meco  ragiona^',  e  con  diiiefjl  inganni 
Appago  tlmio  defir  di  fogni  e  d*ombre  : 
E  fe  mi  uieta  il  ctel  Vejjetui  preffo  ;    .  _ 
No«  mi  toglie  pero  ,  ci)  io  non  m*inganmi 
E  cJ?e  in  faggio ,  e  in  abete  i*  non  H^adombre} 
Non  u^incarni ,  et  ingombre 
0<^ni  loco  uicin  del  uojìro  mho  : 
O  dolce  inganno ,  pur  che  foffe  eterno  : 
P«r  che  Veflate ,  e^ì  uerno 
M^fo  uiueffe ,  e  fofje  in  lethe  inmito 
Ogn*  altro  reo  penfìer ,  che  mi  de  futa 
Da  la  mia  cara  e  dolce  compagnia  . 
N  on  ha  il  fereno  ciel  tanta  uagheX\<t  » 
Quand'è  pia  adorno  di  lucenti  Tielle , 
Quanta  tlmio  fen/ero  in  uoi  mi  mojìra  : 
Honeftà  ,  leggiadria ,  e  genttle^^  • 
Vi  Vianno  al  fianco  ;  e  tante  cofe  belle , 
che  potrianhonorar  cjuejl^etànojlra: 
heltà    imperla  e  i  no/ira 
te  guancie ,  ^  orna  le  tranefwUe  ciglia  r 
E ,  mentre  di  mirar  prendo  diletto 
Ne  l*angehco  petto  , 

Ch*ogn*im  potrebbe  empir  di  mar<uiiglia , 
V  fento  hmw che  da  b^^ itoahi  dice 
Sol  chi  amerà  coftei  farà  felice  :. 

T  alhor  ui  ueggio  ti  terfo  e  crefpo  crine 

Spiegar  al  uento  ;  o  d' hmor  ccifii  un  nembo  , 
C///«/  reti  trecciaua ,  ufcir  armata ^ 
E  l-iime  tieui  fre/che  e.  pellegrine  ..\  i.- 

.  Viighe  d'accor  Li  bimda  treccia  in  -grembo- , 
Venir  con  un  fj>i  rar  fbaue^e,  g'tM^  \ 
tt  o^ni  ficr  prtuah  .  :    !  u\ 
C  '  //■/ 


5  4  L    I    B    R  O 

Di  foghe ,  /■/  uoflro  uifò \  e  Vauree  chiome 
Ter  tr  di  dolce  ,  ed\'dorata  pioggia: 
M.t ,  yèV  penfìer  poi  foggia  : 
chiamato  in  altra  parte  ,  to  rejìo  -,  comi 
Suole  taìhor  ,  un  che  dormendo  fógna , 
E  defto  del  f»o  error  prende  uer gogna  . 
C  àn\on  ,  [e  tn  nera  gonna 

T.'  uede  alcun  ,  e  fen^a  panni  allegri , 
G//  fotrai  dir .  Io  fon  nata  dì  doglia  , 
Vero  porto  la  fpoglia  , 
che  fi  conuiene  a  penfìer  trijli  ^  egri  ; 
E  5*/f'  haueft  rifletto  a  la  mta  forte , 
Andrei  uejiita  di  color  di  morte . 

A  L*ISÒLA  DMSCHIA. 

SV  P  E  R  B  o  foglio  ,  altero  e  lei  ricetto 
Di  tanti  chiari  Heroi ,  d'imper adori  ; 
Onde  raggi  di  gloria  efcono  fuori  ; 
Ch*ogn  altro  lume  fan  furo  e  negletto  : 
$  e  per  uera  uirtute  al  ben  perfetto  , 
Sabr  fi  potè  y&  a  gli  eterni  honori  ; 
Quejle  p!H  d* altre  degne  alme  ,  e  migliori 
\*andran  ,  che  chiudi  nel  pstro  'o  petto  ; 
I  /  lume  è  in  te  de  larmi  ;  in  te  s^afconde 
Cafla  heha  ,  ualore  ,  e  cortefia  ; 
Quanta  mai  uide  ti  tempo  ,  o  diede  il  cielo  : 
T  I  fian  fecondi  t  fati  ;  //  uento ,  e  l*onde 
Kendinti  honore  ,  e  Ilaria  ttia  natia 
Rabbia  fmpre  tempratoti  caldo  ,  e*/  gelo 


SECONDO.  5  j 

AL    SIGNOR.    C  E  S  A  R    D  I 
R  V  G  G  I  E  R  O  . 

RV  G  G  I  E  R  ,  che  fai  in  folitaria  parte 
hiuolandoti  al  mondo  ^  a  le  genti , 
In  compagnia  di  qut  deftri  ardenti , 
Channo  de  l^alma  tua  la  miglivr  parte  ? 
S  pargt  tu  forfè  le  uiuaci  carte 

Dt  puri  inchiojìrt  infìeme  ,  e  di  cocenti 
\     Lagriwe  amare  ;  o  pur  con  dolci  accenti 

Canti  del  tao  bel  Sol  le  glorre  fj>arte  5* 
S  prona  il  hen  colto  Jld  si  ,  che  dal  urie 
\     Otto  lo  dcjli  ;  e  da  fi  lungo  fanno  ; 

E  canta  dd  tuo  amore  i  uarij  effetti  : 
G  he  non  dei  la  tua  Donna  alta  e  gentile 
Vor  in  oblio ,  da  che  i  tuoi  fcrtttt  fonno 
farla  im mortai  fra  i  più  he* flirti  eletti  * 

C  Joride  bella  a  l'apparir  del  giorno 
Intenta  dt  Valemo  al  dolce  canto  , 
Ferwò  il  fuo  paffb  con  Vattonio  a  canto , 
C*haMea  di  uaghi  fiori,  il  lembo  adorno  . 

^ueRo  fra  fà(^i  af^ifo  a  pie  d^ un  orno 
Oiceua  ad  a'ta  uoce  .  O  /m  ,  chel  uanto 
Vqrti  di  leggiadria  ,  per  cui  cotanto 
Vianf  O"  cantai  a  cjuefit  monti  tniorno  : 

O  più  cheH  latte  a(Jai  candida  e  pura  ; 
O  piu  dolce  chtt  mele  ,  e  più  foaue , 
Vc^;^iii/(i  paslorella  ,  alma  mia  ln.-e  ; 
uefo  dì ,  'Jh-  l\\urorahor  feco  adduce  ^ 
li  fa  corte f^  sì  yche  non  tt  aggraue 
Cuja  al  Jó^giorno  fuo  nuiofa  o  dura  . 

C  tiij 


ytf  LIBRO 


AL  MARCHESE    DEL  VASTO. 

Gì     Jpif'ga  l^<ili  tmhto  alto  Signore 
?er  un  acre  di  gloria  aperto  e  chiaro 
Il  tiojìro  nome ,  e  noia  a  paro  a  paro 
Di  quei ,  c'ìyehher  ne  Carmi  il  primo  honon:. 
G  ia  pmigel^\Jta  il  cor  freddo  timore 

Di  firn  ,  ch*a  nofiri  danni  empi  s^armaro  ; 
Voi  che  per  nofìro  fchermo  ,  e  per  riparo  • 
Si  mone  cantra  lor  uoftro  ualore . 
O  felice  Sebetho  ancor  la  chioma 

ornerai  di  trionfi  ;  oltraggio  ^  onta 
Tacendo  al  Tebro  gloriofo  e  degno  ; 
P  erche  nonhehhe  mai  V antica  Roma 
Del  tuo  Daualo  Alfonfo  alma  più  pronta 
A  l^opre  illujlri ,  e  di  mano  e  ^ingegno . 

AL  CHRISTIANISSI- 
MO    RE    DI  FRANCIA. 

PRINCIPE  facroy  il  cui  gran  nome  fuona 
Per  noce  d'honorati  ahi  mc/faggi 
Di  fama ,  ovunque  d  fot  rifcalda ,  egira  ; 
A  cut  portan  con  torti ,  e  bei  uiaggi 
Vacque  lucenti  ttgeri  e  Garona  ; 
Cui  fecond'aura  di  fortuna  fpira  ; 
Se  {  carne  fuole  )  a  nera  gloria  aj^ira  ; 
Vinuttto  animo  uojìro  ,  hoggt  è  quel  giorno^ 
che  ui  farà  di  miglior  uita.  degno  ; 
Ci)^  l  acquiftar  un  regno 

poco  pregio  . y  a  lato  a  quel ,  che  fcorn» 
Facendo  al  teinpo ,  ft^r  ut  può  in  eterno 

\iu^ 


SECONDO.  j  7 

;  V/Vfr  nel  o-rembo  del  Motor  [nperno  .  , 
ia^l  fufyerbo  Tiranno  (Toriente 
Spie^^^ale  le  nemiche  mfegnc  al  uento 
Con  un  neimho  di  fc!)iere  armate  apj^are  ; 
'  Già  folcano  l'Egeo  fm\a  pauento 
Tanti  fuol  legni ,  cìi  oltraggio  fouente 
Vanno  a  Nettunno  ,  e  non  fi  feorge  il  mare  ? 
E  UDÌ  tardate  ;  ne  ancor  fate  armare 
Ver  feguitarm  a  sì  lodata  mprefa 
Vardite  genti  a  le  corone  ufate  ; 
Ne  ui  moue  pietate 

Del  uoftro  Iddio  ,  d^  la  Chrifiiana  Chiefa , 
C/'/.ì  fi  grand* uopo  fii  chiede  foccorfo 
Ver  por  a  fuot  nemici  un  duro  morfo  , 

C  /;/  de^ far  fchcrmo  a  tante  morti  ^al  foco , 
che  porta  ne  le  man  Ccmpto  Tiranno , 
A  tonte  de  Chriftani  ,  a  le  vitine 
Se  ìion  cjHer  ,  cl/a  tatH^aho  e  ricco  fcanno 
Chiamat'iht  ti  B^e  delcicl ,  cui  più  d'un  loc^ 
P/H  d'un  ^egno  obedifce  ^  orna  il  crine  ; 
Ver  che  falde  colonne  adamaìttine 
Siatele  fojìegmdi  fu^i  fanta  Iczge  \ 
Dato  14  ha  ti  fren  de  fuo  bei  re^nt  tn  man»  : 
Hor  fechiederui  inuano 
Sente  mercè  le  fue  dilette  gregge  , 
Sarete  a  quel  dh  tanto  bene  vt'rrato  , 
che  fourd  gli  altri  a  cjuefl'honor  H*ha  alT^ 

l  ncfUiil  fi  glorio  fa  imprefa  ,  e  degna ,  (to; 
che' l  tempo  porti ,  moThar  piu  potrete 
Vanirne  audace  ,  e7  uojlro  alto  ualore  f 
Se  df  Re  Chnfì  amf^ioio  tenete 
Il  nome  facro,  ch\i  la  chiara,  infegna 
G  y 


5  8  L     I     B  •   R.  O 

De  prede :e[Jor  u-'ilri  ha  fatto  !  onore; 
T-Jftr  pnmo  deurefii  ti  gran  furore 
De*  nemkt  a  frenar  del  noPro  iddio  ; 
Et  far  che  col  fuo  /angue ,  dfan  la  penA 
De  la  turbata  arena 

Nojìrj  ;  sì  ,  ch*un  uermiglio  horrido  rÌ9 

Taceffe  t'^ftimomo  aperto  e  uero 

De  la  utrtHte  del  Chnfltano  impero  . 

V  edetetl  gran  ?nftor  ,  cUeH  Teòro  hunora , 
Apparecchiato  con  armate  (cjuadre 
Gtlofo  di  fuà  gf^ggi^  (i  f^^  riparo  ; 
E  jlcome  ptetofo  e  faggio  ?adre 
•  Ver  difefa  de  figli ,  d*hora  in  ìwrA 
Irouar  notti  Tc/nedif  al  c-ajò  amaro  : 
Ce f ir  e  non  uedete  munto  e  chiaro 
Con  tanti  Caualher  ,  ili  a  i  hofchi ,  a  Vondi 
Va  marauigba  lo  fplendof  de  l*urmt  5* 
^e  y  perche  fi  di  farmi 
li  fuperho  Ottoman  d*orgogiro  ,  afconde 
il  proprio  petto  ,  an^  Hol  farne  fi udo 
Cantra^  l  popolo  d^  Pi  fui  nato  e  crudo 

G  ta  ccn  le  uele  coronate  ,  //  porto 

Vajcianoi  fuo  nocchier ,  fl>'€gate  in  alto 
Lf  trionfanti  tnfegne  e*l  [acro  augello  ; 
E  uanno  lieti  al  pertgUofo  affalto , 
SpL  rando  per  camm  f  ecuro  e  corto 
Al\arfi  al  par  di  Scipio  e  di  Marcello  : 
Ne  meno  è  di  lut  pronto  il  juo  fratello  : 
M4  con  gente  infinita  ,  che  depofto 
Vi(-n  Inanimo  d'h  nor  leggero  ,  t  /carco , 
Si  come  ueltro  al  tturco 
la  firra  affetta  orientai ,  di/pofio 


SECONDO.  sf  M 

\.  Vi  f^r  ,  che  di  nemiche  ojja  cvl>ert0\^^''^i^^'^\ 
Diuen^^.  n  branchi  campi  ,  ^impi  y  Cp^  apèrti ì'X^ 

,  *iilio  nuir  d' hdria^ia  fofpirae  g€m€^-M\  '.  ^ 
Sotto  t  Venett  leini  .  che  mandati  " 
Scn  per  dife/a  de  Li  fede  nojha  ; 
tt  uoi  tardate  ,  ^  a  deftrt  ufatt 
Sottratte  Valma  ^  e  togliete  U.  fpeme  , 
che  promeffa  nhauea  Li  utrtU  uoJìra, 
Se  fi  baffo  defire  in  uoi  fi  mojlra  , 
Del  fuo  Bie  ChriJitaniJ?tmo  ,  che  poi 
?otra  mai  dir  il  popolo  dt  Chftfto  f 
che  già  penfofo  e  trtjlo 
Ver  tanto  dimorar  fi  duol  di  uoi  ; 
E/  ui  chiama  ,  ui  p*'*'ga  ,  e  non  udite 
Sordo  a  le  uogUe  (ue  fante  e  gradite , 

»  e  (  ftcome  fi  /pera  )  amen  ,  che  u/tuo 
.  Al  no/ir  0  ardito  ferro  dia  le  [falle 
M  popol  de  l* Aurora  ,  e*ìt  fw^a  uada . 
preciderete  al  uoflro  honore  ti  catle  , 
Effendo  un  tanto  ìmperadore  ejhnto 
SenT^a  la  uoflra  glor/oja  ffada  ; 
tA  i  je  {  che  0  pur  non  fia  )  uuten  ,  cì)e  cada 
Il   auto  de  U  Croce  ampio  uej^tllo  , 
chi  di  perdita  tal  ruma  ajpetta 
Maggior  di  UMf  ^  uendi  tta 
Ne  far  crediate  ;  eh' ogni  un  unCinniU9 
Sara  di  ìvr  ,  del  nofìro  danno  .  iteri  , 
t  cangi  ctr  ut  furan  uolto  e  peni  tri . 

M  a  lome  fa  ^  eh' un      si  pi»  y  si  gtujìo , 
Si  'ir  €*tte  di  uirtù  y  lafcr  dj  <^tre 
A</  mpreja  y  degna  *;  fr  lodau  ^ 


€o  LIBRO 

Vmùc^m  ftio  ualor ,  Inanimo  auguflo , 
La  uoglia  di  ben  far  fempre  infiammata . 
Si ,  che  la  chioma  Jua  a  trionfi  nata 
Di  corona  maz^gior  cinger  non  uoglia  ì 
Qu€fi*è  occafion  d*una  infinita 
Gloria  ,  che  con  la  uita 
Comprar  fi  può  ,  con  quesìa  frale  Jpoglia, 
Vo  fcia  cheH  pregio ,  e  la  mercede  è  tale , 
Che  miglior  una  dona  &  immortale , 

S  0  che  tema  dt  danno  ,  o  di  periglio 
Non  ui  ritien  ;  che  già  moflrato  aperta 
Hauete  il  ualor  uoftro  in  mille  prone , 
E  per  difio  d^honor  fpeffo  coperto 
D*arme ,     nemici  uofiri  ti  fero  ciglio 
Uauete  rotto ,  ^  in  Italia ,  e  altroue  ; 
Hor  ne  Phonor  ne*l  debito  ut  mone  ? 
Se  particolar  commodo  ut  tiene , 
Qual  commodo  preporfj a  l'util  dene 
De  la  fenojìra  ,  tn  breue 
Debile  ,  fianca  ,fen'>a  alcuna  /pene. 
Ver  perder  tutti  i  fuoi  più  cari  pregi 
Sen\a  V  aiuto  decifri  piani  ^egt  ì 

D  e(ir  di  regni  in  uoi  minor  affai 

f.ffir ,  che  quel  d'honor  ,  queft^anni  adietro 
chiaro  moflrato  hauete  al  mondo  tutto  : 
Hor  non  uoghate  ,  che  fatto  di  uetro 
in  terra  caggia  il  nome  uoftro  homai 
Vicino  al  ctel ,  e  refli  jpento  in  tutto  : 
Che  mai  ne  fior  potrà  produr  ,  ne  frutto 
\oftra  real  uirttì  ,  che  l  danno  agguagli , 
O  da  ^Hocchi  ui  to*rlia  un  btafmo  tanto  ; 
Qagion  d* eterno  pianto 


SECONDO.  €t 

A  chi  ha  uagheX^a ,  chel  fm  ÌTonoT  s*mta^U 
in  adamante  cofi  [aldo  e  duro  , 
CheH  ferbi  uiuo  al  fecolo  futuro. 

E  pur  fe  far  a  uo  't  torto  fi  grande 
Volete  ,  hahhiate  a  uoflri  figli  almeno 
A  [oggetti  fedeli  alcun  rifletto  i 
che  fon  ferui  di  Chrtfto  ;  a  cui  nel  f9m\y  y\j 
Valta  uirtà  di  Dio  fempre  fi  fipande  ^ 
Lor  fa  tanto  tardar  onta  e  dtfpetto  : 
QueTii  col  forte  ^  animofo  petto 
Yhanno  acquiflato  di  Chrifiiano  il  nome  : 
Deh  lor  non  fate  cofi  grane  oltraggio  , 
Che  ajjki  torto  ut  aggio  .      ■  •/ 

Gl'infegnerete  ;  e  uergognofe  fonte 
Vorrete  foura  le  ffmìle  poffenti  * 
De*  cari  figli ,  e  de  le  uoflre  genti  •  4 

S  e  queUi  ,  che  dal  dritto  calle  ha  torti 

"  La  maligna  facundia  di  colui  f 

,    Ch\il  R  e  del  del  ha  tant* anime  tolte\ 
Van  lieti ,  e  uaghi  de  la  morte  altrui 
Sol  per  la  fe  co  petti  audaci  e  forti  .  x^/i^i 
Centrale  fchiere  d*Afiaincaute  e  flottéz  \y.y 
Voi ,  e  i  [oggetti  uoflrt ,  che  più  uolte 
Hanno  drfefa  la  chrifiiana  paiate ,  i  l 

V/  farete  ne  gli  agi  e  ne  le  fiume  i  ,  y. 
Aprite  il  aero  lume  ; 
J  .  Date  materia  ad  honorate  carter 

Aprite  gli  occhi  ;  e  fe  nulla  gli  ingombra  ' 
Squarciate  uia  quel  uel ,  che  l  aero  adombra  ' 

V  olgete  ardito  R.^  ,  uolgete  quelle. 
Cofi  pregiate  tnfegne ,  glorio  fi  ^ 
Oue  Ihonor ,  e*l  debito  m  chiama  : 


6t  L    I    B    K  O 

Spogliate  Vempia  mente  ,  e  più  pietoje 
Voghe  la  ueftan  ,  cì)eH     de  le  bielle 
Dalciel  ui  mira  ,  eV  uofiro  aiut..  brama  : 
Cofi  n  andrà  la  peliegrina  fama 
Xojira  ,  Holando  per  cjneft^aere  puro 
Sen\a  mal  aitcrììar,d*or\a  o  di  poggia  ; 
Oue  grandine  o  p-oggta 
Non  poiT^a  far  uoftro  fereno  ofcuro  \ 
Co/Idi  uoi  degna  memoria  al  mondo 
Vi  terra  in  t*  t  i  a  null*aUrj  fecondo  , 

N  on  fai  giù  fio  <^  hone/ìo  ;  ma  diuino  , 
E  dè^no^d* intelletto  alto  e  (gentile , 
si  come  e*l  uofiro  ,  qmflo  pcnfter  pa  ; 
ha  uiitoria  è  con  noi ,  che'l  caro  ouile 
Guarda  il  pajìor  del  ciel  ;  ?/c  reo  deflino 
Votrh  più  contra  noi^  come  folta  ; 
Hor  che  coutrafa  il  figlici  di  Maria  : 
O  tornerem  di  ricche  /foglie  adorni 
Del  signor  d'Or  .ente  ,  a  beila  morte 
li*  aprir  a  l'ampie  porte 
Vi  uera  gloria  ;  c^*  ^  p't*  l^^^i  giorm 
Con  Vah  de  la  no/ira  alta  uirt  ute  , 
Andrem  uolando  a  l'eterna  faluie . 

F  va  ricchi  feggi  >  e  fra  corone  d*oro 
ha ,  doue  iena  i  grafìt  campi  bagna  ; 
E  l*honorate  mura  di  Vartgi  ^ 
Can\on  del  gran  Luigi 
Vedrai  ti  Jticcejfvr  ,  dilm  tt  lagna 
Et  grida,  Chrtfo  e  l.  jua  ian:  ■  fede 
Ad  dita  uoce  il  uoJrr  .   ::ai!  c  '.red  , 


SECONDÒ. 
AL  MARCHESE  DEL  VASTO. 


L*  A  R  D  E  N  T  E  Sol  del  uoftro  alto  ualore 
Sf>ar5*ha  Signor  cotanti  rnggt  intorno  ; 
che  tanti  r altro  ,  aUior  che  porta  il  giorno 
No»  manda  a  noi  da  fuot  begliocchi  ftiore 
P  ero  /contenta  al  grat4e  empio  dolore 
Apre  l*  Aurora  il  feno  ;  eV  crine  adorno 
Spoglia  dt  fiori ,  chel  futuro  [corno 
Vede  de* figli ,  e*l  fuo  danno  maggiore  ; 
A  lo  /piegar  de  le  uoJìr*ampie  e  chiare 
ìn/egne  ,  ferma  il  Gange  ambe  le  piante  ; 
Khodope  trema  ;  e  ne  /o/pira  ^geo  ; 
C  he  lor  par  dt  ueder  Htjìro  ^  Alfeo 
Tinti  dèi  fan'rue  d*  A(ìa  trfene  al  mare  ; 
E  uoi  untortofa  e  trionfante^ . 

AL  MEDESIMO. 

POsci  A  ,che  fol  col  nome  uoflro  hauete 
Difefe  d* ci  f Tiro  le  famofe  /ponde 
Signor  ;  e'd^altro ,  che  dt  laurea  fronde 
Il  trionfante  crtn  c  nto  tenete  : 
L'armi  uittortofe  giù  ponete. 

Mentre  con  Cttherea  Marte  s*afcondi  ; 
E  lungo  le  lucenti  e  liquidi  onde 
D*Hippocrene ,  fecuro  a  uùi  uiuete  ; 
V  alto  Parnafo  del  uojìro  ritorno 
?iu  de  l*u/ato  lieto  a  noi  pmojìra  ; 
Ex  dt  uiole  u^ornd  ambi  i  fuoi  colli  ; 
E  già  co  gli  occhi  d*allegre'^a  mollp 
Cantan  le  M«/e  la  uittoria  uojlra  ; 
E  u* multano  a  dolce  e  bel  foggiamo . 


LIBRO 
L*  I  M  P  E  R  A  D  O  R  E. 


NO  N  tra  affai  inuitto  umcitore 
Cefar^effer  del  inondo ,  e  porre  in  lete 
Le  gran  memorie  antiche  ,  ch*ancor  liete 
Viuean  de  gli  anni  lor  fui  più  bel  fiore  ; 
C  he  per  non  batter  pan  col  udore 

Del  uoftro  ardtto  cor  ,  uinto  anco  hauete 
La  uoluhil  Vortun.v^  e'n  nuin  tenete 
"La  rota  jempre  ferni0  al  uoftro  honore  ? 
H  or  uincete  la  morte  ,  e  eterna  uita 
Malgrado  fita ,  al  uoflro  nome  date  ; 
Vitto  ancor ,  f alto  ditio  ^  immortale* 
C  he  pin  dunque  ut  rejìa ,  oue  pof^iate 
De  la  uojlra  uirtute  JJ^'egar  l'ale , 
Se  l'oggetto  è  finito ,  ella  infinita? 

A  LA  S.  GINEVRA  MAL  ATESTA. 

PO /  che  la  parte  m en  perfetta  e  beila , 
CÌ)^al  tramontar  d'un  dì  pcide  A  Juofiqre  , 
Mi  toglie  il  cielo  ^  e  fanne  altrui  fignore , 
C'ììebbe  più  amica  e  gratiafa  (ièlla  ; 
N  onmi  togliete  uoi  l'alma  ,  ci)' ancella 
Vece  la  iitfla  mia  del  [ho  fplendore , 
Quella  parte  più  ncbiU,  e  mighore  , 
Di  cui  la  lingua  mia.  /empre  fuella  : 
A  mai  quefla  beltà  caduca  ,  e  frale  ^ 
Come  imagin  de  l'altra  eterna  e  ucra  , 
che  pura  fcefe  dal  più  puro  citlo  : 
Q^uefia  fiamta,  e-d'akri  l'ombra  ,  e'IuAo  ^ 
ch'ai  mio  amor^  a  mia  fe  falda  et  intera 
Voca  mercè  faria  fregio  mortale  . 

Qua?ita 


SECONDO.  4^s 
A    LA  MEDESMA. 

aV  A  N  T  A    miir altre  (ielle  alme  e  lucenti 
Luce  diede  e  jflendor ,  per  far  più  adorno^ 
Ver  far  più  uago  e  lieto  il  fuo  foj^giorno 
Colui ,  che  tempra  il  cielo  e  gì:  elementi  : 
T  anta  luce  e  Jplendor ,  tanti  ornamenti 
Diede  a  mi  [oLl,  il  fortunato  gkrno  : 
che  fgombrando  le  nebbie  d^ogn*intorn9  , 
Torta/} e  il  lume  a  quejìe  hajfe  genti  : 
P  ero  fatale  ,e  mia  terrena  ftella  , 
SVa  mlgo  Jpc/jfò  gli  occhi  ^  oue  noi  fete  . 
Vago  mirando  uoi  farmi  beata  ; 
V  ci  fejfa  del  mio  fallo  incolperete  : 
che,  per,<ih*io  giri  il  mondo  in  ogni  lato  ^ 
No«  fo  trouar  di  uci  co  fa  più  bella  ; 

A  DIANA. 

a Ve  sta  TaretracogU  aurati  Jìrali  ; 
E  cj^t^efto  arco  d*auorio  branco  efchietto  j 
Coi  qual  fvlea  cacciando  a  fuo  diletto 
Percuoter  Galathea  cerui  e  cinghiali  ; 
P  oi  che  per  facr e  leggi  maritali 
Calcar  conuienle  il  non  tifata  letto 
Con  lui  che'l  del  per  pojjeffòr^ha  elettó 
Delebelle"^  fue  fante  immortalt , 
T  i  facra  o  Cinthia  ;  e  co  gli  humidi  rai 
De  begliocchi  ti  prega  ;  che  fe  mefa 
Da  te  fi  parte ,  e  da  tue  liete  fquadre  | 
S  occorri  al  parto  fuo  felice  e  prefla  ; 
S*un*a[j)ettato  dì  la  farà  mai 
De* cari  figli auentttrofa  madre. 


6  C  t    I    B    fi  O 

A  DIO. 

AT  E  pur  tornò ,  di  uergogna  il  mito 
Tinto ,  e  di  fredda  tema  alto  Honarccty. 
Con  l*alma  de  V antiche  colpe  carca  ; 
E  col  cor  di  penfler  mon^.am .  tnuoko  : 
D  eh  non  uoler ,  ch'ai  fènfo  folle  e  Jiolto^ 
Kimanga  in  preda  ;  e  non  mi  fla  fi  parca 
La  tua  '  pietà ,  col  cui  ualor  fi  uarca 
A  flato  ctogni  error  libero  e  fctolto  : 
t  féla  uoglta  a  peccar  leggiera  e  pronta  ; 
A  pentir  Palma  ,  hor  tua  mercè  fla  tale , 
che  Vopra,  arriui ,  oue*l  pentir  non  potè . 
L  0  Jpirto  è  pronto ,  ma  la  carne  è  frale  ; 
E  Febo  già  con  Henpammate  rote 
A  rne?^o*l  giorno  mio  ratto  formonta. 

A    NOSTRA  SIGNOflA. 

VERGINE  gloriofa ,  al  uago  ardente 
Kdggio  della  cui  gratta  fpiegan  Vati 
te  folte  nebbie  de  gli  error  mortali 
X>a  quefta  noftra  o/cura  e  cieca  mente  : 
A  te  uengo  deuoto  e  riucrente, 

Vepoflo  il  fafcio  de'  miei  graui  mah  ; 
Vago  da  quejli  alberghi  immani  e  frali 
Col  tuo  fauor  al^^armt  a  COnente  : 
A  cjuel  uero  Oriente  :  ond^efce  fuore 

Vn  giorno  eterno ,  im  dì  trancjuilh  e  chiaro^ 
Ou*è  fèmpre  Ttagion  uerde  e  fiorita  : 
P  reflami  Pali  tu ,  ch'ergermi  a  paro 
No»  poffo  deluoler  fen'^t  tua  n^ta  , 
Hadre  d'alta  pietà  piena  e  d'amore , 


SECONDO.  67 

%  tm  de  la  greggia  tua  uago  ?aJlore 
Vherbette  ,  e  i  por  de  la  mia  uerde  riua  , 
Vomhre  (Jan  tue  del  gelfo  ,  e  de  roliua  , 
che  fanno  al  mio  bel  colle  eterno  honore  : 

M  a  non  turbar  ti  frefco  e  dolce  humore 
Dt  quefia  fonte  mta  lucente  ,  e  utua 
Sacra  ale  Mufe  y  onde  ti  liquor  derÌHu  , 
C-ìe  l*alme  mcbria  dt  dìuin  furore  5 

Q_«/  folo  beue  Apollo  ,  e  le  forelle  , 
I  fanti  amor  ,  le  cape  ì<linfe  e  bete , 
E  qualche  cigno  candido  e  gentile  : 

T  u  {fenon  fet  paflorero^o  eutle) 
Canta  rime  d*amoT  leggiadre  e  belle , 
ìndi  con  laonde  mie  Jpengila  fete» 

AL  DVCA  D' AMALFI. 

EC  C  O  ,  dì  al  nome  uoflro  alto  e  pr  egiat§ 
Signor  ,  del  fuo  bel  tempio  apre  le  porte 
La  nemica  del  tempo  e  de  la  morte  ; 
Kinchiufò  a  chi  non  è  chiaro  e  lodato  : 
E  eco  ch*al  del  con  molte  glorie  alato 
Gite  ,  fen%a  temer  contraria  forte , 
E  fpreX^ando  le  gioie  Immane  e  corte  , 
V*al\ate  n  eterno  e  più  felice  lìato  : 
G  ia  immortalità  Joppia  cor  na 

Tejje  di  facro  allor  per  farui  honorem 
u*al\a  ti  mondo  lieto  archi  ^  altari  ; 
A  Ifonfo  ?icolomini  già  fuona 

Ogni  pendice  ;  e  t  più  famnft  e  chiari 
portano  inuidta  al  gran  uojiro  ualon . 


<r8  t    I    B    R  O 

A      M  A  D  O  N  M  A     H  O  N  O  - 
RATA  TANCREDr. 

DONNA  gentil ,  che  con  fi  bel  difio  , 
Con  fi  caTii  penfier  ricolta  al  nero  , 
Sgombrate  Vomire  ^  ond'è  chiufo  il  feìttero  , 
che  fecuri  ne  mena  tnan'^  a  Dio  : 
R  aro  ha  ueduto  il  mondo  cieco  e  rio 
Spirto  di  raro  ben  ricco  ^  altero , 
Tanto  inalbar  ti  fuo  nohil  penderò , 
Cb*ogn*altro  paia  a  par  pigro  e  reflio  » 
C  erto  che^l  nome  4  uoflri  merti  eguale 
Vrefago  il  del  ui  die  Chiara  Honorata  , 
che  tutta  uirtìi  fete  entro ,  e  di  fuori  ; 
B  en  può  la  patria  fil  per  mi  beata 
Tenerfiin  pregio ,  che  fra  tanti  honori 
Vojlrl ,  mura  felice  ^  immortale . 

AL  Sia   MAR.IO  BANDINI. 

Ario  gentil ,  la  cui  famofa  fronte 
Cingon  mille  corone^  e  mtUe  honori  ; 
Degno  che  i  chiari  e  più  pregiati  allori 
Vaccian  U  uoflre  lodi  al  mondo  conte  : 
ia  le  forelle  nel  fuo  (acro  monte , 
Oue  bagna  fermefjo  Vherbe ,  e  t  fori , 
M^yannò  inal^ito  a  que*  P^^Z^  maggiori , 
Con  cui  fi  fa  a  la  morte  oltraggi  ^  onte  ; 
ol  de  la  patria  mfira  ,  e  nero  padre , 
Ch\i  la  fua  Itbcrtate  adamantino 
Scudo  fete ,  hor  col  finno  ,      hor  con  l'armi 
elice  uoi ,  cui  notti  ofiure  adre 
Non  copriran  giamai  chiaro  Landino 
Eterno  in  carte ,  &  in  me  trilli ,  en  marmi . 


M 


SECONDO.  €9 
A  LA  SIGNORA  GINEV- 
RA MALAtESTA. 

MENTRE  del  bel  diefto  /piegate 
Per  la  Jìradadel  ci  ei  tranquilla  e  fura  5 
E  co  gli  ahi  penfier  ìietn  e  fecura 
A  i  tre  gradi  di  ben  nero  u*al\at€  ; 
E  da  le  fchtere  ardenti  alme  e  beate 
Vegli  angeli ,  contenta  oltra  mifiira , 
Rimirando  ne  gliocchi  a  la  ì<ìatHra 
Ginettra  eterna  ^  immortai  ui  fate  ; 
I  0  ,  c/;e  feguir  non  fofjo  il  uojìro  uolo  , 
Co*  ^njier  grani  del  terreno  neh 
Kefto  piangendv  qui  fenjàfi  e  [oh  r 
E  fieno  d* amoro fo  e  nobtl  n^^elo 

Di  noi  fcriuendo ,  a  tatt* altro  m*ìnuolo  , 
\agQ  con  rali  uojlre  aliarmi  al  cielo . 

ALA  MEDESIMA. 

DEH  fotej^  io  de  be  uojìri  penjìeri  , 
Segtnndo per  io  ciel  Inerme  honórate 
Giunger  la  sU  f-a  l'anime  beate  ; 
Oue  fono  i  diletti  eterni  e  iteri  : 
B  en  fcorgoi  dritti  tioftrt  c  bei  fenteri , 
Ver  cui  jolmga  a  tanto  ben  iì\il\ate  , 
Con  ìd  fcorta  d'/wnore ,  e  d*JwneJìate; 
h\ancn  fono  a  fgwrmi  f tè  leggieri: 
P  ero  m*arrefio  ;  e  con  la  pufta  audace  , 
Qffanto  poffo  niinal^  ,  e  col  dcfo  ; 
E  de  le  uoTire  priorie  t  mi  confolo . 
M  irate  dunque  0  mia  tranquilla  pace 
Talhor ,  mentre  che  fete  auantt  a  Dio  , 
Qui ,  dohUo  cl?tamo  uot  pcnfofo  e  folo  # 


.7  0  LIBRO 

A     LA     ME  O  ESIMA. 

ALMO  mio  Sol ,  che  col  bel  crine  aurato 
Spargete  il  del  di  luce  eterna  e  uìua  ; 
E  fate  Cinthia  Chiara  ,  e  l* Altre  /ielle  : 
Splei^dor  dei  mondo  ,  da  cui  fol  deriua , 
Quanto  fa  parer  bel  l'humano  fiato  ; 
E  mai  ua^he  le  co,^e  adorne  e  btUe  , 
Qucfì^  certo  fon  cjHtlìe 
Vìcllcwe  ,  cui  mirar  mai  non  fi  fatìa 
Ocrhio  ,  0  penf-eru  ìmman  ;  ma  più  s^inuoglia 
T;:/  rhe  dr^ur^^lin  in  uoz^lia 
Ir  d'I  orf.Ho  d4  bel ,  che  tn  uoi  fi  Jpatia , 
A  Vtrìibra  de  le  uoflre  aUere  ciglia , 
Contempla  Amor  ,  che  uofco  fi  configlia. 
N  on  Quello  ,  che  dal  uulgo  e*n  pregio  hauuto 
Nato  dt  uan  defio  ,  di  nana  fpene  , 
Onde  liengon  le  lagrime ,  e  i  tormenti^ 
h\a'lmhiìe  ,  ch'ai  certo  e  fommo  bene 
Dr/\x<a  ;  nofiri  penfier ,  mal  conofauto 
J-crJe  dal  mondo  e  da  le  [ciocche  genti  ; 
che  co'  Le'  lumi  Jpenti 
Ve  la  ragion  ,  un  defìr  folle  e  firano , 
che  fiorge  l'alme  in  fempiterno  errore 
Iranno  chiamato  Amore  : 
O  cieche  menti ,  o  ftolto  ingegno  humano , 
V  uern  amor  nel  uifo  è  di  cufici , 
Ne  può  produr  eff  etti  amari  e  rei , 
M  a  d'un  gentil  defio  l'anime  infiamma , 
Ch'-ipreado  gli  oc  chi  in  fi  nobil  obietto 
Va<^he  dtuengon  de  la  fua  beliate  : 
E  rprpy^ando  ogni  o^wia  ,  ogni  ddttto, 
che  w  nga  da  men  bella  e  cìnura  fiumtna  , 


S  E  C  O  N  D  O.  7t 

Xolgonft  a,  le  jue  lud  alm^  e  heatt  ; 

E  dei  f tingo  purgate  ^,  - 

Che  porta  (eco  d  lor  terreno  manto  , 

Col  foco  ,  ch\fce  dal  [ito  ardente  lume  ; 

Come  da  puro  fiume 

Sur^on  lucide  e  chiare  :  e  df  quel  fnnto 

Veftr  accefe ,  c^ml  -,  Vhvra  gli  è  t otto , 

\eggion  le  niardutglte  del  bel  mito , 

r  miralo  c  hanno  o\rrt  'i  ua^-^ 

A  parte  a  part£  del  celtjìe  uifo  , 

che  gratta  ^  honejìa  re<rge  e  governa  ; 

Kejìan  con  Vocchto  ,  e  còl  penjkro  affifo 

Ne  la  maraut^liofa  alta  heìleT^a 

Con  giota  tal ,  ihe  non  ì  cln*l  dtfcernd  : 

ìndi  uolti  a  l^mterna 

E  ptu  rara  beliate  ergcn  la  mente  ; 

E  dejìando  nel  cor  più  be*  penfìert , 

Apron  quegliocchi  neri 

Del  dtum  intelletto  ne  Wndente 

E  chiara  anima  fua  ;  doue  fi  mira 

Quel  ben  ,  col  cui  ualore  al  ciel  s*ajj^tra , 

cordono  allhor  ,  che  quanto  fuor  appare 

jolo  ombra  di  bene  ,  ombra  dt  hello 
fiu  che  uen^o  al  f-'gg'r  ueloce      ^'^^«^  • 
E  che  fon  lumi  (penti  ,  e  q'Atflo  e  cjuello , 
Vi  CUI  s^appaga  il  uan  uofiro  fperure 
C^idiico  ,  come  al  Sol  falda  dt  neut . 
Oda  ,  che  poco  e  breue 
Odetto  ,  hanno  pn  net  pio  eterni  mali  : 
Lafciamo  il  nero  ,  tir  abbracciamo  inombra 
Cotanto  errar  n*engombra  : 
tAirate  dentro ,  o  mifert  mortali , 


7  *  L    1    B    R.  O 

Oh' è  piti  hello  il  hello,  e  più  gentile. 
Al  cui  par  ,  quant'hiiom  mira ,  è  cofet  mìe 

M  irate  dentro  ,  oue  fi  ricca  fiede , 
Lucente  e  chiara  de  fuoi  propri  raggi 
Quefì'almu  ,  che  la  sù  drttti  n^adduce  : 
Armati  di  penfier  canuti  e  faggi 
lAouendo  dietro  al  fuo  bel  pajfo  il  piede 
Ne  condurrà ,  doue  ogni  hen  riluce , 
E  ne  l'eterna  luce 
Mirando  fìjo  fi  farem  beati  ; 
EV  uero ,  eH  hen ,  e  glt  altri  don  del  Ckl$ 
Vedrem  fen\a  alcun  uelo  ;  ■ 
Edi  tanta  belleA^a  innamorati 
Tieni.di  gloriofo  alto  defto 
S'aggiungeremo  agli  Angeli  ^  a  Dio* 

O  nohil  Donna ,  o  mio  lucente  Sole 
Scala  da  giral  Ctel  falda  e  fecura; 
Sol  de  la  uita  mia  dolce  fofiegno  : 
Per  altro  non  ui  die  Palma  Natura 
Kare  uirtù ,  helleX^e  eterne  e  fole  , 
Se  «0»  per  arricchir  ti  mondo  indegno  ; 
E  mofirarne  un  difegno 
De  la  belle'^a  angelica  e  diuina  : 
Sia  benedetto  il  dì  felice  e  chiaro  $ 
Che.nd  petto  m'entraro 
I  uoftri  raggi  ;  e  fìr  dolce  rapina 
De  miei  penfier,  del  cor  noiofoe  fchtno% 
che  prima  non  fumai  lieto  ne  uiuo. 

H  or  fo>  pehfando  a  noi  uiuo  felice 
Xhéy^  sì ,  ^h'io  m\iggu.^glio  a  coloro  , 
che  fof  G  in  del  ne  la  più  degna  p. me  % 
Pt'?\///;  r  neJumi  htHt  y  i)i/r  he  Cfm  d'oi*^  : 
D^tihd!^e 


SECONDO.  7  j 

Dou*hehhe  il  mio  de/ir  prima  radice , 
Scorgo  quanta  doUe'^a  Amor  corriparte  : 
Così  fapej?*w  in  carte  , 
Spiegar  t  n^iei  diletti  e  gli  honor  uoflri , 
CÌj  initaghirei  i  piti  cortefi  amunti  ; 
E  pallide  e  tremanti 
Tarei  milTalme ,  co*  purgati  imhiojlri , 
Scriuendo  quel ,  ch'io  seggio  d^hora  in  hora  >  ' 
Mentre  il  mio  bel  penfier  con  noi  dimora,  O 
C  4»j^c»  lucente  e  chiara  .    v,  ;a 

De*  raggi  del  mio  Sol ,  lieta  e  gioiofa  ,  n  v;rnV);° 
A  le  genti  ti  moflra  ,  e  grida  ,  o  feioccM    *    »  O 
Mortali ,  aliate  gliocchi 
I     A  quefl'altera  Donna  e  gloriofa  ; 

dì  altro  dt  bel  non  uedra'l  mondo  cieco , 
Se  non  mira  cojiei ,  ch^io  porto  meco . 

!  A       V  E  N  E  El  E. 

ECCO  di  uagìn^for  cinta  la  fronte 
Oiua  del  terl(o  del  madre  d*  Amore 
Vergo  un*altar  ;  e  t'ardo  arabo  odore 
Con  le  uoglie  del  don  maggiori  e  pronte  : 
E  foura  quejìo  uerde  herbofo  monte 
'      In  bella  compagnia  ti  rendo  honor  e  ; 

(Voi  che*l  mio  Coridone  ,  an^iH  mio  core 
Tornut*hai  di  Sebetbo  al  puro  fonte  : 
£  eco ,  che  frefche  roje  o  bella  Dea 
Lieta  ti  fpargo  ;  e  con  /incero  affetto 
Teffò  a  l*imagin  tua  liete  corone , 
'  C  osi  calcando  a  ?aufilippo  il  petto 
La  uel^ofa  Amarilli  alto  dtcea  : 
£  Cortdojf  dìiamaua ,  Coridone . 

D 


7  4  LIBRO 

S  uperho  fioglto ,  che  con  Vampia  frónti 
Miri  le  tempeftofe  onde  marine  i 
che  tani" anime  chiare  e  pellegrine 
QhiHcUjli  nel  famofo  tuo  bel  monte  ; 

Qjéi  la  uaga  forella  di  Fetonte 

Spiegando  al  ciel  Inaurato  e  crejpo  crine , 

Vece  di  mille  cor  dohi  rapine 

Con  le  belle'^^e  fue  celejìi  e  conte  : 

uì  figura  cangiar  fece  e  penfero 

A  mille  amanti  ;  o  uoglia  iniqua  e  ria  ; 

Bo/co  tttl  fai ,  che  lor  chtudeftì  in  feno  : 

G  ia  lieto  colle  ,  hor  monte  horndo  e  fero  , 
Quanto  t*inuidio  ,  che  la  Donna  mia 
ìndi  lieto  it^gheggt ,  eV  mar  Tirrheno  • 

A      Z  E  F  I.  R  O. 

1^  E  R  C  H  E  Jpiri  con  uoglie  empie  acerbe 
l^ai  endo  guerra  a  Vonde  alte  e  fchwmoje 
Zefro  ,  ujato  jol  fi- a  piaggie  ombro/è 
Mouer  talhor  col  dolce  fiato  l'herbe  f 
1   ra  fi  grane  ,  e  tal  rabbia  fi  (erbe 
Contrari  gelato  uerno;  hor  diletto fg 
Sono  le  riue  ;  e  le  piante  frondofe 
E  di  fiori  e  di  f  uttt  alte  e  fuperbe . 
D  eh  torna  a  t Occidente  ;  oue  t* inatta 
Col  grembo  pien  di  ro/e  e  di  mole 
A  gli  ufatr  piacer  la  bella  dori  : 
O  di  l'ignuda  Tiate  ,  che  jmarrita 
Di  te  fi  duol  con  graui  alte  parole  , 
E  prigandoti  porta  e  fuitt ,  e  fiori. 


S  E  C  O  N  D  O.  \  7S 

\K  IT^te  il  mftro  crirì  iter  de  e  frondofo 
\ aghi' arbufielìi  m  qttefle  piagge  apriche 
Tanto  ,  che  da  le  fiamme  empie  e  nemiche 
Del  Sol ,  guardiate  il  mio  bel  prato  herhofo  ; 

Z  yitii  potrò  fi-a  le  uojìr^ ombre  afcofo 
Al  mormorar  de  le  dolci  aure  amiche , 
parlar  talhor  con  le  mie  uogUe  antiche 
Cantando  in  jlil  leggiadro  ^  amorofo  : 

I  ui  potrò  da  la  mia  bella  dori 

Hor  un  bdfcio  inuolar ,  hor  quel  diletto  , 
che  dona  Amor  a  più  felici  amanti  : 

V  ot  uedrete  i'  piaceri ,  udrete  i  canti 

Con  l'ombre  uoflre  mfieme  e  con  gli  amori  ^ 
Voi  farete  di  gioia  altìi  mmo  ,       ^  " 


H  or  ,  che  con  fofco  uelo 

Copre  ti  noTiro  hemtjpero 

La  notte  ,  e  fa  con  Vomire  a  noi  ritorno  , 

E /e  flelle  nelOelo 

Ver  l'ufato  fentero 

Vanno  col  carro  di  Diatta  intorno  ; 

For/e  pregando  il  giorno  , 

che  più  lunga  dimora 

Taccia  nel  mar  col  Sole , 

Diro  cjuefte  parole 

O  Notte  a  le ,  che  per  pietà  talhora 

De  miei  feri  martiri 

Fermando  il  pafjo  tuo  meco  foj^iri , 
S  onuo  t  che  ue<r<ria  il  die 

co 

D  9 


 r 

7^         Lisa  o 

Le  lagrime ,  ch*w  Hillo ,      .  :>  ^  ;  v:^  .■ ... 
chetante  fon  quant'habe  fiori  Aprik  : 
Ne  che  le  noci  mie 
Tarbin  fiato  tranquillo  . 
D*amante  alcun  col  lor  dogUofo  fiile^ 
T« ,  cJ?*a  me  fei  fimtle , 
Scura ,  com^eH  mio  fiato 
CotHoi  filenttj  afcolta 
Quel  y  che  fiu  d^una  uoltft 
Dett*ho  piangendo  con  la  morte  A  lato  ; 
Eneltuo  fojco  /erba  •  ' 

1/  trifio  fuon  de  la  miordoglia  acerba  • 
N  o«  è  f-a  il  bel  conteTio 
Voflro  fidile  y  che  fegni  . 
Tiu  benigna  la  una  ,  che  m*ahdnl^ . 
Tu  y  che  col  uolto  mefio 
Mi  miri ,  che  gli  [degni 
D^Amor  prouafii  in  auefia  fera  danl(a  j 
Quando  fen\a  Jperan\a 
Abbandonata  e  fola 
Ne  l*herme  incolte  arene 
Il  giouine  d^Athene 

Chiamaui  ingrato  e  crudo  :  bor  ii  confila  , 
Ché'l  mio  danno  è  maggiore  i 
E  uincati,  pietà  del  mio  dolore . 
B  en  mi  fouien ,  ch*a  canto 
Vallee  fchiumofe  fponde 
Del  mar  piangem  in  uoce  alta  e  dolente  ; 
Al  cui  pietofo  pianto 
Gli  augei  fia  uerdi  f  onde 
Co*  me  fi  accenti  njpondean  finente: 
E  talhor  altamente 


S  E  G  O  N  D  Ò.  7  7 

tcho  da  cani  [api 

Kifonaua  Thefeo 

Tal ,  che  del  cafo  reà  y  " 

Ouunque  afflitta  riuolgeiti  ì  pajìr , 

Voleafi  intorno  ri  Itda  , 

Sol  dì  fere  feluàggre  hòrtido  nido . 
T  alhor  riHoha  al  mare  ' 

Le  uele  nc^re  aperte 

Kimiram  ff%^ir  co*  luKri^  ifttèìtfi  ; 

E  ueioci  falcare        '  -^t    -  •    •  > 

Vacarne  per  flrad^  irt cefi é'%  ' 

Ond*an<^ofciofa  riprendf:t*f  t  umti  ; 

che  del  tf4o  mal  contènti 

VortcLUcin  dr.  lontano 

Il  tuo  diro  th^fo^o  ; 

Al  crine  crefpo  e  d*oro 

Tacendo  oltraggio  ,  e  Vuna  e  Valtra  mano 

Tenendo  infleme  ftretta , 

Chiedei  di  tanto  inganno  al  del  uendettA , 
I  ndi  il  fonno  accufatn 
'  Con  tai  parole ,  ahi  laffa , 

O  fero  fonno  ,  o  difpietata  forti 

Cagion  de  le  mie  graui 

Vene  ;  perch*almen  caffa 

D*alma  non  ni  hai  con  ripdfat^t- morte  f 

Quai  tue  fallaci  fcorté       ■  ' 

Entrar  ne  gli  occhi  miei 

Per  dtfufato  calle  ; 

Accio  darmi  le  fjyalle 

Eotejfe  quel  crudele  ?  ah  hiriìi  rti 

Se  d* ogni  mio  mal  fete , 

"Berche  per  fempte  non  ui  rifÈehiitd^tt  ? 

D  I/; 


7»  ,        L    y        El  o 

D  ormhò  hauesfi  almeno 

Vna  perpetua  Notte 

Ver  non  ueder  fuggir  chi  mi  di i face 

Sempre  i*aer  fereno  -  ,  ,  ;  _ 

Entri  ne  le  tue  grotte      >      -  . 

E  del  raggio  d' Apollo  ^rden^^^  face^  : 

O  Sonno  ;  la  tua  pace  , ,  .       ,  , 

Turb/no  ognìior  gli  augelli 

V aurora  falut^(^mlo  y:. 

Now  dolce  mormorando 

ììagnin  l'albergo  tuo  uiui  rufceìli  ; 

Ma'ltuo  f  ieni  IO  Jta  , 

Kotto  da  Juan  di  pena  acerba  e  fia  • 
T  u  dopo  hreue  doglia 

Art  a  dna  felice 

ìriauejh  d  tuo  deftin  grato  e  cortefe  , 
E  con  l'humra^a  Jpoglia 
l.à  (  doue  a,  pochi  Itce  ) 
7\(d^ft  al  ciel  fia  mille  luci  accefe  ; 
Ouc  fcn\a  conleje 
Godi  del  bene  eterno , 
Cinta  di  fette  flcUe 
Chiare  e  leggiadre  ancelle  ^        ^.  , 
Ne  temi  calda  fiate ,  o  fieddo  uetm  , 
E  fei  ne  lana  bruna 
ha  p!u  uaga  compagna  de  la  Luna  . 
M  ijer  a  chi  parilo  f 

fuggendo  ti  chiaro  ^^ggio 

Valere  teco  la  sù  uolgon  la  pianta  , 

odi  lungo  quel  rio 

Vn*augel  foura  un  faggio. 

Che  chiama  inalba  e  dolcemente  canta 


SECONDO.  7f 

'^mentre ,  cìiella  amante 

il  ctel  dt  ncuo  lume , 

E/  garrendo  filagna 

Con  la  cara  compagna  ; 

E  scorna  quanta  po  le  uaghe  piume 

Ver  parerle  più  bello 
T      Tofio  ,  ch*a  noi  fi  mòfiri  ii^t  nouells 
N  otte  j  che  debbo  darti  \,  > 

che  cofi  intenta  e  cheta 

Afiolti  le  mie  ucci  alte  e  noiofe  ? 

Voiche  d* alito  honorar ti 

ìsìon  poffò ,  prendi  lieta 
I     Quefte  negre  uiole  e  qttefie  roft 

De  l*l)umor  rugiadofe , 

che  dal  dtfire  afiretto 

il  cor  uerfa  per  gh occhi , 
!       Terche  l'alma  trabocchi  i 

Et  poi  ch'io  non  ritrouo  altro  dilett9 
J        che  fempre  lamentarmi , 
\      \erro  al  ritorno  tuo  teco  a  lagnarmi . 
•    M  efta  canl(pne  tn  quefie  felue  chtufa  , 

Tra  l'ombre  atre  e  notturne  , 
i     i  Apri  del  pianto  tuo  le  doglios^ urne , 

D  iiii 


■} 


8  o  L    r        K  O 


B 


LA  SI  G  N  O  Pi  A    G  I  N  E  V 
RA  MALAtESTA. 

E  N  fe  lo  sfor'^  fuo  ì^alto  Motore 
?er  f  arni  qHÌ  f'a  noi  fùia  perfetta  j 
Candida ,  pura  ,  e  femplice  angeletta^ 
Nodrita  th  gremifì>  de  V eterno  Amore , 
L  urne  del  mondo  ,  ;/  cui  uago  Jjflendore 

I  pftf  òe'Jpirtt  a  fe  nagge  c^  alletta  ; 
Tra  V altre  fm  pregiate  tn  cielo  eletta 
Ver  portar  gì U    ogni  htlle^T^a  il  fiore: 

Qjuai  ricca  gemma  m  bel  na/o  lucente  , 
Trajpar  tamma  uoHr^  y  e  mille  raggi. 
Df  ceUftt  tìiriH  fparged^mivrno  k 

O  tre  uolte  beata  ,  e  lieta  gente , 
Cui  ien\a  far  col  Sol  lunghi  maggi 
Si  uaga  Aurora  m  fronte  adduce  ti  giorno,  '■ 

G  ia  s^aiìicinn  con  la  uaga  f  onte 

II  Sol  de  gliocchi  miei  ;  che  o/cura  e  grane 
Nebbia  di  reo  deflin  conte/o  m'haue  ; 

E  di  chiaro  fplmdor  uefte  ogni  monte  ; 

G  ia  comincian  le  luci  ardite  e  pronte 
A  cacciar  l*omhre  ;  e  d*un  caldo  foaue 
Armafitl  freddo  cor  ;  che  trema  e  paue 
A  l*apparir  de  le  belW^xe  conte  : 

G  ia  ueggto  t  miei  penfier  ,  di  a  lui  d^ intorno 
Ka^ionan  feco  del  mio  fero  Tlato, 
Onde  s'affretta  per  donarmi  pace  : 

L  umi  dvriunt ,  con  la  uijìa  audace 
prendete  cibo  ;  mentre  lieto  fato 
Vi  pur  confente  un  sì  tranquillo  giorno . 

Se 


SECONDO.  8i 

S  eia  nebbia  di  /degni ,  che  fouente 
Mi  rende  L*aria  dèi  bel  ui\o  ofiura  ,  ■ 
Vento  de*  miei  fojpir  punto  non  CMva  : 
Ne  /'  raggi  del  mio  ardor  chiaro  e  lucente  ; 

P  erchc  non  uolgo  Vango fciofa  mente 
A  miglfor  caik  ,  r^r  a  miglior  uentmà  ; 
Uentre  che'l  tempo ,  ch^ogni  cofa  fura  , 
A*  defiri  amorofì  ancor  confente  ? 

T  oflo  comincieran  di  neue  i  poggi 

Cinger  fi  intorno ,  C  incìnnarfìil  giorno 
Di  quejio  uiuer  rio  uerfo  Marocco  ; 

C  onuten  ,  eh* ad  altra  Jpeme  indi  ^* appoggi 
Vetà  piugraue  ;  e  fa  tenuto  fiocco 
Canuto  crin  di  gioum  uoglta  adorno , 


C  ol  fagil  legno  del  defìre  audace 
Tranquillo  mar  de  la  fperan\a  mia 
Solcai  gran  tempo  per  fi  piana uia  , 
ch'era  l  porto  uicin  de  la  mia  pace  : 

M  a  immantinente  uento  empio  e  fallace 
Defto  tempejìa  pengliofa  e  ria , 
che  rifof)infe  >  ou*hauea  tolta  pria 
La  uoglta ,  più  che  mai  pronta  e  utuace  : 

I  ndi  Jparue  la  fjjeme  ;  e  f^aruer  Vonde  ; 
E*«  uece  lor  un^ampio  mar  di  doglia 
Mi  cin/e  ,  a  cui  non  è  fondo  ne  riua  : 

N  elqual  con  lunga  guerra  ,  accio  s*affonde 
Il  legno  ardito  ,  e  la  mortai  mia  (foglia  ; 
pioggia  da  m  nmbo  eterno  Jt  derma  •. 


8i  .        L    I    B    El  O 
A     LA  MARCHESANA 
DI  PESCARA. 

MENTRE  chiara  Vittoria  inuide  fate 
Del  uoflrhonor  tutte  h genti  mue^ 
E  d'opre  adorna  gloriofe  e  diue 
Con  le,  penne  di  gloria  al  cielH^al\att  ; 
I   0  lunzt  da  l*amaia  alta  beltate 

o 

Nido  de  miei  deflr ,  con  quejìe  fchiue 
Luci  d*j}gni  piacer. ,  bagno  le  riue 
D*Arbta ,  e  (e  uerdi  fue  piagge  honoratf: 

F  elice  noi  ,  che  con  sì  bei  penfieri 
Por  del  dubbio  carni n  lieta  fcorgete 
rie  l'immortalità  tutti  i  fentieri , 

T  al ,  che  fenTa  temer  Vira  di  Lete 

Ira  t  rari  jptrti ,  e  più  di  fama  alteri , 
\iuo  efempio  d^honor  fempre  farete  . 

A  V  AKCIY  ESCOV  O  DI  SIENA. 


Tra  l*armi  col  Japer  tanto  giouato , 


C'hor  queta  wue  ,  ritornato  jete  , 
I   f^^ggio  Siena  ,  e  le  fue  Htnfe  bete 

Kcnderui  honor  ;  e  nel  fuo  monte  Amiato 
Vrger  un  tempio  al  uojho  honor  [aerato  , 
Douedopo  milTanni  ancor  u  tur  et  e  : 
L*  Arhia  di  lieti  for  cinta  le  chiome 
Vortarui  puro  latte  y  e  arene  d*oro  ; 
K  finto  tutti  i  fuoi  pasìor  utcìni 
C  oronati  di  uerde  e  /acro  alloro  , 

Cantar  ne  la  Sampogna  il  uoflro  nome  ; 
Udel  fuo  fuonoufcir  bandtn  Ùandint , 


SE  C  O  N  D  O. 


SI    TACE     A  evi. 

ALMA  gentil ,  che  dal  più  puro  cielo 
Di  dtuina  uaghe'^a  adorna  e  bella  , 
grembo  ujcifit  de  Interno  kmore  ; 
T«  U  più  chiara  ,  e  pus  lucente  Jìella 
Scendcjh  a  ricoprir  I  humano  ueio 
1  raggi  del  tuo  angelico  fplendore  ; 
^  teca  quanto  honore  , 
Quanto  di  ben  mai  uide  occhio  moftale 
Yortafit  ne  he  lumi ,  e  ne  U  fronte  ; 
Ver  farralme  più  pronte 
Dietro  al  tuo  uolto  ardito  a  Jpiegnr  l^^l^^, 
piene  di  cele]}  e  alto  de  fio  vv. 
Per  ritornarle  liete  inan\t  a  Dio . 
D  al  dì  eh* afe)  di  man  del  majiro  eterno , 
Se  non  quanto  uiuejìi  in  qucfio  fiato 
Kon  fu  il  mondo  giamai  ungo  e  gentile  ; 
Che  prima  ,  e  poi ,  fu  fempre  il  ctel  turbai 
in  qutjìa  ojcura  ualie ,  in  quesìo  infamo  , 
Vela  negletta  ,     ogni  cojajéiU  : 
Tu  un  uago  e  lieto  Aprile        .  \ 
Teco  portajìt  dal  celejìe  albergo  , 
\na  uerde  Tiagion  jenipre  fiorita . 
O  che  beat  a  Ulta  y 

Dieder  le  nebbie  al  tuo  bel  l'aggio  il  tergo  , 
Ne/  mondo  fi  mnrto  martire  ,  e  noia  , 
E  nacque  tn  uece  ior  diletto  ,  e  gioia. 
M  a  poi  che  altera  ti  prendefìt  a  f degno 
La  terra  di  te  indegna  -,  e  al  cielo  al\ata 
Tra  gif  angdt  tornafìi  al  fommo  bene , 
^noino  teco  a  la  patria  beata 

D  yj 


«4  LIBRO 

Quant^era  qui  di  pelleo^rino  e  degno  ; 

E  me  lafaajìi ,  e  tutto  il  mondo  in  pene . 

O  mia  tranquilla  fpene , 

■Porto,  de  miei  piacer  fidato  e  caro  , 

Ver  che  non  uenniteco  al  tuo  partire  f 

Io  rima(ì  a  morire  ^ 

Tu  te  n^andafti  a  utuer  lieta  a  faro 

Di  lor  y  che  a  pie  del  fommo  padre  Tlanno  ^ 

Me  qui  lafciando  in  sì  grauofo  affanno , 

B  en  mi  credea ,  che^I  duol ,  cheH  primo  giorno 
Non  hebbefor^a  di  mandar  lo  fciolto 
Spirto  a  feguir  i  tuoi  m?ligt  fanti 
Voteffè  in  breue  tempo  inftcme  accolto 
Tormi  a  quesìo  odiofo  atro  foggiorno , 
Oue  mi  pafco  di  noie ,  e  di  pianti , 
E  lieto  pormi  auanti 
Al  fol  de  tuoi  begliocchi  :  e  ne  feguia 
A  miei  dolci  de fìr  conforme  affetto  ; 
Ma  fu  tanto  il  diletto , 
C///0  prefidel  morir  ,  che  l* empia  e  ria 
Doglia ,  dal  nouo  e  Urano  piacer  uinta 
Kitenne  l*alma  al  duro  giogo  auinta  . 

P  iangeuan gli  altri  ;  aìlhor  che  fu  le  porte 
Del  fuo  career  terren  per  ufcir  fuora 
Staua  lo  fpirto  già  con  l'ali  tefe  ; 
1 0  pien  di  gioia  in  affettando  Phora 
Vregaua  ti  mio  defìin  fero  e  la  morte , 
che  mi  togliejfe  a  le  mondane  offefe  ; 
E  uerfo  il  bel  paefe  , 
che  fai  col  lume  tuo  chiaro  &  fereno , 
Co  glioahi  del  penfter  mirando  fp^ffò 
Già  mi  pareua  prejfò 


SECONDO.  9$ 

Di  feder  al  tuo  fianco  :  eH  caflo  [etto 
Contento  dt  mirar ,  eH  tuo  bel  uifo  ; 
Oue  co*  miei  penjter  fempre  ni  affi fo  . 

M  a  poi  cheH  del  non  mlfe  e  la  mia  doglia  , 
che  per  maggior  mio  mal  ceffe  al  piacere  , 
C///0  uenijje  a  uederti  almo  mio  fole  ; 
T«  ,  che  con  quelle  luci  ardenti  e  nere 
Scorgi  ti  fondo  del  cor ,  prendi  la  uogUa , 
che  di  non  più  poter  feco  fi  duole  ; 
che  fe  preghi  e  parole 
Valeffero  a  impetrar  dal  mio  deftino 
Di  potermi  inalbar ,  doue  tu  (ei  ; 
I  /  primo  dì  farei 
Venuto  ,  come  fiarco  pellegrino 
Seguendo  l*orme  de*  tuoi  fanti  piedi , 
Ou'hora  i  miei  marttr  contempli  e  uedi  • 

P  Tega  tu  Iddio  ,  che  più  benigno  afcolta 
Le  tue  giufie preghiere  ,  e  ti  compiace  , 
eh* a  le  note  mi  toglia  ^a  le  genti  ; 
che  fen'Xa  te  nuUa  m* aggrada  ò  piace  : 
E  s*impetrar  noi  poi ,  nedi  tal  uolta 
Cinta  di  nube,  o  dt  be  raggi  ardenti , 
Oue  uiuo  a  i  tormenti , 
ÌAorto  fono  al  diletto  ;  e  mi  confola ^ 
Mofirandomi  que*  lumi,  ou*io  ripofi 
I  miei  dolci  ripofi  : 

Tm  fai  il  camino  ;  e  poi  fecura  e  fola 
Venir  a  rtueder  colui ,  che  uiuo 
Sol  per  non  effèr  teco  ha  il  mondo  a  fchiu9*  - 
C  an'^n  la ,  doue  il  ?adre 

De  la  terra  ,  de  cieli  i  4  de  le  cofe 
Vafce  di  gioia  i  fantt  Jpirti  eletti  $ 


9  6  LIBRO 

A  lato  a  più  perfetti 

\edrat  chi  fe  le  mie  Ina  dogUo/è 

Col,  filo  partir .  dille  ;  ch^to  reggo  a  for\a  • 

E  contrari  mio  uoler  quejla  rea  fcor\a  . 


PER   LA   VICEEIEGINA  DI 
NAPOLI. 

MENTRE^  diporto  a  uofìra  ttoglu  andate^ 
Conlaòtanca  delSol  uaga  JortllA ,  . 
Tra  mille  luci  adorne  la  più  bella  4 
E  lieto  il  ciel  co  uoftri  raggi  fate  ; 
C  binate  il  guardo  accefo  di  pi  etate 
Al  bajjo  fiato  mio  ,  chiara  mia Ji ella , 
Hor ,  chela  morte  a  miei  defir  rubclìa , 
l-ungi  mi  tien  da  uojìra  alma  heltute . 
V  ci  coi  f attor  ,  che  dal  gran  ì^adre  hauete , 
Vedete  il  mio  martir  j  ne  tanta  ahe'^y^ 
De  Ptifato  ualor  gli  occhi  ut  priua , 
M  a  perch'io  miri ,  ou'è  uojìra  bclle\\a ,  3 
No»  fuo  tant'altu  la  uirtà  ut  fina 
^^ittnger  s)  yCÌì  io  ueggia  ,  cmc  uci  fete. 


S  E  CO  N  D  O, 


87 


PER    LA  MEDESIMA. 

ALMA  gentil ,  dal  cui  bel  raggio  ardente 
Hor  fi  fa  li  ter'^  ciel  uago  e  fereno  ; 
che  del  diurno  amor  chiufa  nei  feno 
Vili  d*ahra  chiara  u:m  ,  e  più  lucente  : 
V  olgi  quell'alta  ^  honarata  mente  , 
C*hebbe  de  miei  defirt  in  mano  ti  freno 
Qm  ;  doue  di  marttr ,  d*angofcia  pieno 
Piango  Vhumane  tue  belle'^e  Jpente  ; 
C  he  mi  uedrai  in  cjuefie  piagge  aJ?tfo 
Mirando  in  quella  parte ,  oue  dimori , 
chiamar  il  nome  tuo  Colo  e penfofo . 
O  anime  gentil  di  paradifo 

Quanto  uUnu.idio ,  che  i  miei  dolci  amori 
\ot  pojfedete       to  uiuo  doglio fo  • 

D  tuo  hretin ,  //  cut  nome  famofo  . 
Suona  non  filo  Tebro,  hmo ,  e  T efino  : 
E  quanto  cinge  ti  mar ,  uede  \ppenmnQ  ; 
M4  ogn  altro  Udo  alnofiro  polo  afiojo  : 

C  he  col  flagello  irato  e  difdegnofo 
Del  uoftro  dir ,  dal  (iniftro  camino 
Del  unto  ,  ogni  Signor  lungi  e  uicino 
Volgete  al  deflro  calle  e  dtlettofo  : 

S  egwte  pur  ti  cominciato  fide 
Accufando  color  ,  cM  tergo  danno 
A  Vopre  degne  dt  perpetuo  honore  ; 

C  he  fra  que (pini ,  ou^è  mai  fempre  Aprile  ^ 
Oue  non  more  il  dì ,  ne  fuggon  l*hore , 
\turete  ancor  pm  cheH  mtUefim*antio . 


8  8  L    T    B    H  O 

P  oi  che  quel  nodo,  che  due  luflri  integri 
Mi  flrinfe  a  giogo  di/J^ietato  e  duro , 
fciolto  Amor ,  io  uo  lieto  e  fecttro 
Spoglidndo  il  cor  di  panni  ofcitri  e  negri  : 

P  ìu  non  ponno  t  hegliocchi  infermi ,     e^t"-  -" 
Venfier  dejiar  ne  Valma  ;  o  l'aer  puro  ■ 
Con  la  nebbia  d*orglio  farmi  ofiuro 
Si ,  eh* io  non  ueggia  dì  chiari  ^  allegri  : 

G  iungi  pur  a  tua  uoglia  efca  al  mio  foco , 
Torci  di  dolce  Jpeme  un  nouo  laccio  ; 
che  non  fa  cht  mi  leghi ,  o  chi  mi  falde. 

V  un  fciogliera  ragion ,  ch*ancor  pia  falde 
Catene  rompe  ;  l'altro  a  poco  a  poco 
Spegnerà  di  difdegno  un  freddo  ghiaccio  ; 


Q^uì  ,  doue  mejìe  il ìor  caro  V etonte 
Vianferogia  Italie  forelle  uiue , 
C*hor  fènl(a  inuidiar  lauri  oliue 
V otri afi* ornar  ogni  pregiata  fronte  ; 

P  tanfi  molt*anni  ;  e  con  le  uoglte  pronte 
BeÒe^e  feguitai  celefli  e  dtue  , 
E*»  quanti  tronchi  han  quefle  uerdi  riue , 
Veci  le  lodi  lor  fcriuendo  conte  : 

L  e  Ninfe  il  fan  di  quefa  rapid'otida , 
che  ne  le  (pènde  del  (iniflro  còrno 
Del  ?o  ,  fi  dolfer  de*  miei  graui  danni  i 

H  or  fot  dèi  mar  de  glt  amovofi  affanni  ; 
SoJj>into  da  benigna  aura  feconda  , 
E  ridale  canto  a  quefle  p^^ggj^  intorno . 

AL 


SECO  N  D  O. 


A    L      P  O. 

ECCO,  cJ7e  pur  fiume  caldo  amarà^ 
che  da  la  fónte  dèi  mìo  cor  deriut  ; 
E  con  cento  correnti  torti  riui 
Kendi  ti  mar  d* Adria  men  lucente  e  chiaré', 
P  iu  non  andran  ■.  *  miei  fofj'iri  a  paro  * 
piangendo  Vonde  tue  ,  che  fecchi  e  prim-  '  ^ 
D*humor  fon  gii  occhi,  onde  tu'luarco  apfìki^ 
?oi  eh* Amor  e  Madonna  mi  le^aro  ,  ' 
L*  ardente  uoglia ,  otidc  con  larga  uend 
Sorg£UÌ  tn  meZo  l*Jtmorofo  core , 
Ha  fuelto  alto  ualor  di  giuflo  sdegno . 
N  e  più  come  folca  mi  jfingè  ,  o  frena 
Co  fpron  pungenti  ;  o  duro  morfo  Amore  ; 
A  (i  gradita  [j^eme  homai  m*attegno . 

AL      M    O    L    Z  A. 

VO  l  ,(he  tutti  i  fentìcr  d^aharui  a  fiìf9  ^ 
De  l'immortalità  Molx^  fapete  ,  ' 
E  foUenar  dal  cieco  eterno  lete 
Volete  altrm  coi  dir  pregiato  e  rato  : 
P  ci  chele  Muje  atanto  honoruaU^dro  ^ 
MoJlra^Tdoutleuiechiiìfeefecretei 
Ver  le  qaat  caminar  Vànttcìye  e  liete 
Alme ,  di  grido  piu  famrfo  e  chiaro  j 
S   e  morte  acerba  dal  fuo  bel  mortule  * 
Sciok*ha  lo  Ipirto  ,  che  dtfcefe  in  terra  ' 
Ver  lafciairne  al  partir  poueri  e  nieftì  * 
C  antate  il  nome  fuo  ,  perche  n  n  refli  : 
\tnto  del  tempo  da  la  lunga  guerra  ; 
Ch*al  uojìro  Jììleè'l  fuo  bel  pregio  eguale  • 


9P  r         L     I    B    R  O 

N  /«/è ,  ch*al  fuon  de  la  Samj^ogita  mia 
Souent e  aliando  fuor  le  chi  me  bionde 
Di  quejìe  fi  correnti  e  lucid*ande  > 
Vdifte  il  ditol ,  cf?'amor  dal  cor  mi- apri 

S  e  fempreTaura  sì  tranquilla  (la, 
che  non  ut  turbi  l*aeqm  y  e  fe  le  Jponde 
Deiuojìro  fiume  ^  ogn'hor  uer di  e  feconde 
No»  fenian  pioggia  tempe fio  fa  e  ria  : 

V  felpe  fuor  de  liquidi  chriftalli  ; 
E  la  mia  libertà  meco  cantate 
^n  quefle  uaghe  riue  e  ddettofe  ; 

C  he  d- un  aitar  di  fior  candidi  e  gialli 
Sarete  in  queflo  dì  fempre  honorate  ; 
E  d^un  canejìro  di  purpuree  rofe . 

A  M.  GIVLIO  CA  MILLO  . 

SE  ' flatue  d*oro  a  gli  eloquenti  e  rari 
Spirti  ,  giamai  l*antica  etate  ereffe  , 
TercheH  futuro  fecolo  fapeffe 
Le  lodi ,  e  i  nomi  lor  pregiate  e  chiarì  : 
E  rga  la  noftra  a  uoi  tempi  ^  altari , 
E  più  colonne ,  che  mai  Koma  haueffe  ; 
Voue  le  uoflre  glorie  fieno  impreffe  ; 
che  uan  diritte  al  del  fen^C^ltre  pan  : 
Q^uelli  di  gir  a  l'eloquentia  ti  calle 

Ne  dimcfirar  ;  ma  fi  feluaggio  ^  erto , 
che  molti  per  timor  uolfer  le  (palle  : 
M  a  uoi  Giulio  Camil  piano  ^  aperto 
Vhauete  fatto  sì  ,  ch*alcun  non  falle  ; 
Ne  lo  troua  di  pruu  fparfo  o  coperto . 


S  E  C  O  N  D  Or      ^  S>ì 
A   L  A   M  AActìÈSARA 

P     E     s     e     A     R     A.  V 

L  L  V  S  T  R  E  Donna  ,  il  cui  ualor  inchina  ^ 
la  Terra  .  e  honora  il  Ciel ,  poi  che  la  uogÌM 
Troppo  ardita  ,  di  mi  mt  sforma  dire  ;  - 
chi  fia  gtamai ,  che  cfuefia  lingua  fcìogUa. 
]fj  fi  grani  parole  ^  0  cjtial  diuina 
Mente  farà  ,  cheTwtellettp'ipJJfire  ? 
Si  che  dietro  aldefire 
H'inal^ì  tanto ,  che  con  l*opra  arrtui 
ha  ,  dóue  il  merto  uojìro  ,  oue  mi  chiama 
ha  uoftra  chiara  fama  . 
Apollo  fs-  mat  fempre  e  uerdi  e  uìui 
Sta  no  i  he  rami  tuoi  ;  dettami  quanto 
Merta  ioUei  ^  ch^io  réuetifeo  e  canto  , 

S  alia  Colonna  ,  alto  foflegno  è  fidé  A 
Di  cj usi  pregiati  honor ,  che*l  crine  ornaf 
A  uoftn  antichi  chiari  e  honontti  : 
Velice  uoì ,  che  gite  a  paro  a  par» 
Vi  lor  ,  che  fur  di  fi  famofo  grido. 
Onde muran  fra  noi,  fempre  lodati  ; 
che  fe  ogn'hora  armati  ìì  ,,,  ì  > 
QtU'i  f^i  faggettt  \nìpera'(hri.  j  f^egi 
Con  i'ammolQ  fet;r.o  ,  e  coi  cQnJJglio  i 
Voi  col  tranquillo  ciglio  y 
Con  Varmt  di  wriute ,  /  ricchi  pregi 
Vìe  Li  cafla  beltà  difefo  hauete 
Da  la  farTa  del  jen  fo  ,  e  da  la  rete . 

Qj*al  mio  cinfe  mai  d*alta  heltate 
Anima  fi  gentil ,  coni  è  la  mflra  : 
E  da*  bafit  penfter  tanto  dtmfa  ? 


f  »  LIBRO  I 

La  qua!  fprei^xando  ogn* altra  gloria  noflry 
Tenfa  a  quel  ben  ;  che  fuggitiua  etate  ^ 
Non  porta  [eco ,  in  cjuel  ferma  ^  ajìifa  ;  1 
E  ,  com*aquila ,  affìfa  I 
Gli  occhi  nel  fol  de  la  fallite  eterna  f 
dota  prendendo  dal  fiio  ardente  Taggi&;  ì 
In  cw  fcòrge  iiutaggio  ^     '  1 

Vrnto  dt  gir ,  doue,  giamai  non  ùefnd  ,  '  ^ 
Ne  fcaìda^tt  cUh^dòue  s*afconde  e  ferra 
Tranquilla  pace  fefì\  alenila  guerra  , 
V  oi  che  da  le  felici  e  chtate  Tielle 

Scendir  degnafìé  in  quefto  hummo  albergò^ 
che  di  tenebre  pieno  era ,  e  d'horror i  ;     »  ^ 
Dieder  le  nebbie  al  tìb/ttò  raggio  ti  t^rgo  f  ^ 
Le  cofe^di  quàgià  fi  fer  phi  belle , 
E  nacque  in  noi  défio  d^eterni  lìorwri  : 
Ne  feco  tanti  fiori 

Adirne  la  ftagiàn€  allhof,  che'l  Tà urà 
Apre  a  noi  ranHo  con  V aurate  corna  , 
D^'  quante  gratie  adorna 
Scendefie  dtlàsii> ,  caro  the/auro 
De  l*età  noflra  ;  e  ne  fpàrgefle  il  monda 
fatto  poi  di  tal  don  ricco  e  fecondo  • 
P  ioueno  in  noi  dal  Ciel  rari  concetti , 
CÌiogn*alma  fan  di  gentile^a  uaga  ^ 
SpreT^r  qual  cofa  uil  regni ,  ^  imperi  j 
D/  cui  nbftro  uolerehoggi   appaga  : 
Quale  Jpirto  giamai  fra  più  perfetti 
Mando  più  di  uoi  alto  i  fifoi  penjteriì 
Come  alati  corrieri 

Vanno  a  uolt>  per  l'aria  al  fommo  henè  f 
E  ricercando  qnefla ,  é  quella  pane    -  ♦  ' 


Il 


SECONDO.  9} 

r4     Vt^ion ,  come  comparii 

I  diletti ,  e  ie  gioie ,  e  come  piene 

I      Siandel  fommo  Motor  le  ìhcì  H<^e 
Di  dolce wa  immortale  ,  edi piacere» 
I  ndi  pieni  di  b^n  y  colmi  di  gioia 
Mirati  dal  fren  ,  c*ì?àuete  in  mano , 
Kitornan  ne  la  uoftra  altera  mente  ; 
Onde  con  l'occhio  de  Vingegno  fan» , 
Acciocbe  il uojìro  nome  unqua  non  moia, 
Mojìratein  carte  a  la  futura  gente  j 
Come  al  nera  oriente 

),      fer  quefta  mar  horribile  è  crudele 
Condttr  fi  pojja  ti  debil  legno  e  frali 

1     Col  uentp  occidentale , 

■     che  /pira  la  uirtute  a  piene  uele  , 
Oue  fecuri  entrando  al  fido  porto 
Non  fi  tema  de  Vonde  oltraggio  o  torto . 
G  entilel^  con  uot ,  e  leggiadria 
i    Moueno  fempte  il  ior  candido  piede 
Per  quefio  prato  de  lanofira  uita  ; 
V/rfw  nel  cafio  grembo  ogn^hor  ui  fiede  : 
Trudentia  in  uot  fi  [pecchia  ;  e  cortefia 
ì  chiari  Jpirti  ad  honorarui  inuita  : 
O  riccheT^a  infinita 
\nun*anima  fola  infieme  accolta  : 

,       Quanfe  arene  haue  Tago  Hermo  e  battolo, 
Hon  pagheriano  un  filo 
Di  quefii  doni ,  onde  n'andate  auolta 
t  ricca  sii  che  la  parte  minore 
f  otria*l  mondo  arricchir  d'alto  Hulore» 
|1  uoi  apron  contente  il  facro  colle 
Le  compagne  d! Apollo ,  a  uoi  la  fronti 


9  4  L    I    B    El  O 

Cingón  dì  trionfale  e  lieta  fronde  ; 

A  uoi  /erba  Agantppe  il  puro  fonte  , 

E*i  bel  Permefjo  con  ia  barba  molle 

Vorta  le  fué  correnti  e  li  quid*  onde  ; 

E  té*orna  ambe  le  fronde 

Di  utole ,  di  croco  ,  e  d'amaranthi  ; 

A  Hoi  la  ?oefta  fcopre  i  fuo  regni , 

De  la  cui  uifl a  indegni 

Sono  gli  altr*occhi  ;  e  ui  pone  dauantt 

Ciò  ,  c*Ì7ati  di  bel ,  di  u ago  ,  e  di  gentile 

I  campi  fuoi ,  oh  è  mai  fempre  aprile . 

N  e  quai  cogliendo  à  noflra  uoglia  andate 
Quel ,  che  più  bello  e  più  lodato  parui 
Con  le  man  del  giudìtio  integro  e  nero  ; 
Indi  per  immortale  eterna  fami. 
Di  quei  Jpargete ,  egli  horti  uoflri  ornate  ; 
No»  partendo  dal  dritto  e  bel  fentero  , 
che  Virgil  o  et  tìomero 
Aperfero  a  colui ,  che  V Arno  honora  ; 
Tal ,  cì)  in:udia  ^ìugnione  il  bel  Sebetho  ; 
Ne  più  trayjquillo  o  lieto 
Corre  co*  pef.i  fuor  ;  ma  d*hora  in  hora 
Turbando  l*acque  fue  lucenti  e  chiare , 
chiama  le  /Ielle  perfide     auare . 

I   tiarime  felice  ,  otte  le  Mu/e 

Han  fatto  d  fuo  Parnafo',  il  fuo  Uelicona 

Ver  cui  ticn  utle  Apollo  e  Delfo  ,  eDelo  ; 

da  per  lo  M'ondo  il  tuo  gran  nome  /nona 

Voi ,  ch'alberghi  colei ,  in  cui  rinchiufe 

Tutt  e  le  doti  fue  benigno  cielo  ; 

Giamai  caldo  ne  gelo 

N<?  n  offendei  k  u  e  fonie  riue  y 


S  E  C  o  N  D  O.  95 
M4  l'aere  ognhor  temprato  y  Ogn*hor  ftreno 

Vioua  nel  tuo  bel  feno 
Uumor  foaue e  le  dolci  aure  ejìtue 
Scher'^no  co  tuoi  fior ,  fcher\in  con  Pherhe  ; 
Ne  [tan  l'acque  a  tuoi  /cogli  empie  o  fuperbe  • 
C  ome  l'ardente  fole 

te  Jìelle  ofcura  e  la  gelata  luna  ; 
Cefi  il  bel  r^gg'^  àe  la  uojlra  gloria, 
Uonorata  Vittoria 

Ogn\iltro  lume  dt  gran  fama  imbruna  : 
h\a  ridirlo  non  jo  ,  che  gli  occhi  mtet 
fermare  in  fi  gran  luce  t  non  potrei  . 


A    LA    ME  DE  S  1  M  A., 

HO  R  ,che  bramo/o  il  fecol  nofiro  haueti 
Patto  de  l'opre  uofire ,  hor  che  ut  chiama  ' 
Vittoria  l'alta  e  pellegrina  fama 
A  falir  feco ,  ou*ad  ognhor  uturete  ; 
D  unijue  ti  uago  lauor  lafciar  uolete 
Cofi  imperfetto  ,0*<^ft'  nobtl  brama 
Mancar  del  mondo  ;  che  u'honora  ^  ama  ^ 
t>t  cui  ti  primo  , ,  e  maggior  lume  fete  ì 
D  eh  non  ni  fate  cofi  gtuu e* oltraggio , 
Troncando  quafi  in  herbà ,  e  Jul  fiorire 
Gli  honor^che  uoifan  chiara  ;  e'I  mondo  ador- 
S  eguite  il  cominciato  e  bel  uÌ4ggto  ;        (wo , 
Ne  ui  torca  da  quel  nouo  de  (tre  ; 
Che  farete  a  glt  antichi  tngrtifiué  fcorno . 


9(S  LIBRO 
ALA    M  E  D  E  S.I  M  A. 


DEH  non  j}re'^ar  di  queflo  facto  monte 
chiara  Vittoria  l'alte  piagge  ombrofe  % 
Ktedi  a  le  frefibe  Halli  e  dilettofe 
Con  le  uggite  c^ual  pria  leggere  e  pronte  : 
V  edi ,  che*ldolc€  e  nojlro  puro  fonte 

Ti  [erba  l'acque  ,  e  le  jue  Jponde  herbofe  ; 
EleMufe  /contente  e  lagrinwfe 
Vertano  per  dolor  china  la  fronte  ; 
E  eco  3  cheH  più  bel  lauro  ancor  fi  ferba  , 
Ch^anqua  uedeffe  di  ?arnafo  ti  colie  ^ 
Ver  coronar  il  tuo  famofo  enne  . 
C  ofe  col  uoko  rugiadofo  e  molle 

Cantaua  Apollo ,  u  con  le  chriftalline 
Onde  bagna  Verniero  i  fori  e  l'herba . 

A    LA  MEDESIMA. 

HO  R  ,  che  de  fuoi  b^^  <amt>i  ogni  finterà 
Vi  mojlra  ?oefta  ,  hor  che  con  l*ale 
Del  uoflro  coltp  Tiil  Donna  immortale 
V^atXate  al  pardi  Virgilio  e  d'Bomero  > 
H  or  che  del  colle  fuo  Ubero  impero 
Vi  dan  le  Httfe ,  a  uoi  facro  e  fatale  ; 
No»  fate  al  nome  uojlro  un  danno  tale  ; 
Che  con  gli  antichi  uà  lieto  et  altero  : 
T  ornate  ai  puri  inchiofiri  \  condotte  carte 
Sf-'iegate g't  c  hi  uoflri  e  he'  concetti  ;  ;  ^ 
Ond/l  mondo  n*atten^a  eterna  gloria  ; 
(.  he  non  fan  ritrouar  gli  altri  intelletti 
Dei  raro  antico  fli'  ìa  uia  ne  Varte , 
$e  non  per  torme }t^Jlre  alta  Vittoria . 

A    L  \ 


SECONDO.         9  7 


A    LA  MEDESIMA. 

PI  A  N  G  o  N  /e  Mufi ,  e  mi  Vittoria  fete 
Sorda ,  com^afpe  a  fuoi  duri  lamenti  ; 
?iangon  del  fonte  acque  alte  e  lucenti , 
Oue  fpengejìe  N?onorata  fete; 
P  iangono  t  lauri ,  a  cui  fera  togliete 
Le  lodi  lor  ,  per  uoi  urne  ^  ardenti  ; 
Ne  più  con  le  tranquille  onde  correnti 
Torta  tìippocrene  le  fue  Ninfe  liete  : 
S  pogbanfl  di Varnafo  i  facri  colli 
j      Del  uerde  lor ,  de  fior  uer migli  e  gialli  % 
Quafi  sdegnino  ornar  men  degna  fronte  : 
S  ojpira  Apollo  ;  e  co*  begli  occhi  molli 
SpeT^t  la  dolce  cetra  ;  e  turba  ti  fonte 
7 al ,  che  del  fuo  dolor  fuonan  le  ualli . 

I  G  ia  fette  lufiri  di  mia  etate  il  Sole 
Mena  a  l*occafo  ;  e  la  Jìagion  fiorita 
Tugge  ,  feguendo  lui ,  lieue  e  lj>edita  ; 
E  porta  feco  i  fiori  e  le  uiole  : 

M  a  l^ ingordo  defire  è  pur  qual  fuole 
Caldo  et  ardente  ;  ne  perche  fparita 
Sia  lealtà  fpene  ,  ondato  mi  tenni  in  uita , 
De  miei  lunghi  martir  punto  fi  duole  : 

K  auediti  alma  trifia  e  fonfolata  ; 
Lauati  d*ogni  colpa  in  puro  fiume  ; 
"Et  arma  il  cor  di  più  gentil  defio  ; 
.  A  ccio ,  ci)  al  fin  di  quefia  mia  giornata 
Spiegando  al  del  le  tue  candide  piume  , 
Tcjga  tornar  purgata  e  bella  a  Dio . 

E 


9^  LIBRO 

A    D  O  N  N  A    G  I  V  L  I  A 
G  O  N  Z  A  G  A. 

BE  N  /copre  il  bel ,  cJje^n  ogni  parte  fuore 
Con  mille  ardenti  raggi  a  not  fi  mojìra , 
La  celefle  immortai  heile\\a  uofira 
Di  gran  lunga  ne  l'alma  effer  maggiore  : 
O  nd*e  ben  degno  ,  che  tu  renda  honore 
Quanta  più  po  ,  t^on  pur  Pltalia  no/Ira 
Ma  tutta  la  terrena  e  bajfa  chiofira  j 
hìentre  cHìaurà  dal  tempo  i  giorni ,  e  labore  : 
O  beltà  fen\efempio  eterna  e  fola  ; 
che  di  fanto  defio  Inanime  accende  ; 
E  fc orge  al  più  perfetto  e  fommobene, 
P  er  uoi  Liri  fuperbo  e  lieto  fcende 
Con  l'onde  pure  ,  e  con  le  ricche  arene  ; 
Per  uoi  folinga  al  ctel  fua  gloria  uola . 
A     LA  MEDESIMA. 

SV  P  E  R  B  o  colle  ,  che  col  manco  corno 
Miri  del  eh  aro  Uri  ogni  pendice  : 
Col  dtfìro ,  del  Troinn  l'alta  nudrice 
Star ft  nel  monte  del  fuo  nome  adorno  • 
B  en  t^inuidiano  i  fette ,  a  cut  d'intorno 
hl\o  le  mura  la  citta  felice  ; 
Altera  già  del  mondo  utn.ttrice  ; 
Hor  ombra  foldi  cofi lieto  giorno  : 
T  u  accogli  in  grembo  il  maggior  noflro  honoTt 
La  piu  rara  bcUe'^\a  ;  //  b:n  perfetto 
Albergo  d'hcneftate  e  leggiadria  ; 
V  ago  colle  y  celefte  alto  diletto 

V.  ua  Ggnhor  tcco  :  e  nebbia  ofcura  e  ria 
In  te  giamai  non  copraJjcrbeita  o  fiore . 


SECONDO.  S>$ 
A        A  V  R.  E. 

SE  col  uojìro  fauor ,  fitto  a  ferena 
E  lieto  del ,  qttefl*ùnde  perì^liofe , 
Il  f  in  del  tempo  irate  e  tempejìofe  , 
hure  folco  fecur  del  marTirrheno  % 
S  i ,  che  m*accoglia  nel  fuo  puro  feno 
Il  Uri  prima  ,  e  le  fue  Jponde  berhofe  ; 
Indi  il  bel  colle  ,  che  con  le  famofe 
Ciglia ,  fcorge  Quieta ,  e*l  fuo  terrena , 
I  /  cui  felice  grembo  eterne  e  rare 
^elle^e  alberga,  e  tanto  alto  ualore , 
Quanto  mai  cadde  da  benigna  Jìella  ; 
Qjuefla  innocente  e  femplicetta  agnella , 
che  neue  e  latte  auanXa  di  colore , 
Caderà  tnan\i  al  uojlro  facro  altare . 

A    LA  MARCHESANA 
DI  PESCARA. 

ME  N  T  R  E,c/7e*/  nobil  ttoflro  alto  intelletto 
D/  mille  he*  penficr  ricco  &  adorno 
Al\ate  y  ouè  tranquillo  eterno  il  giorno  , 
La  ;  doue  e*l  bello ,  e7  ben  nero  e  per f ti  to  , 
E  piena  dt  celtfle  €  puro  affetto  ^ 
he  bellewe  del  del  cercate  intorno  ; 
E  co'gh  angeli  Tiando  in  bel  foggiorno 
Vafcete  gli  cechi  nel  diuino  aJj>ctto  ; 
S  f  fquarcta  ?oefìa  le  chiome ,  e'I  feno; 
Ver  uoi  fenduta  a  i  primi  antichi  honori , 
E  richiama  piangendo  il  uoSìro  nome  ; 
S  ofpira  ti  mondo  ojcuro ,  e  non  fa  ,  come 
Vojja  trottar  chi  al  par  di  noi  Vhonori  : 
E  uoi  pstr  fiate  in  cofi  bel  fereno  . 

E  ^ 


I  o  o-  L    I    B    K  O 


A     L  A     M  ED  ESIMA. 

PO  I  che  con  dotto  fi'tl  candido  5?  furo 
Tolto  a  gli  antichi  i-lor  be*  pregt  hauett 
Vittoria  fi,  che  mal  grado  di  Lete 
Viurete  al  par  del  fecólo  futuro  : 
H  ora  con  ^intelletti)  alto  e  fecuro 
A  contemplar  iddio  uolta  ui  fete  ; 
E  co*  fanti  fenfier  chiaro  jcorgete 
Quel ,  eh* a  noi  fa  Vomirà  del  mondo  ofiuTo 
F  eltce  uoi ,  che  con  quefi*ali  albata 
Sen^  pefo  terren  ,  che  ui  ritardi , 
State  cinta  di  gloria  auanti  a  Dio  : 
O  ue  pafcendo  il  bel  uoflro  deflo 

Dite  goiofa  (  Oime  )  perche  fi  tardi 
Venni ,  fe  può  il  penfier  farmi  beata  ? 

A    LA  MEDESIMA. 

GL  I  ardenti  raggi  de  fa  uoflrn  gloria , 
che  fan  chiaro  ti  mortai  noflro  foggiorno 
E  danno  al  nome  uoflro  eterno  giorno  y 
E  Ueto  ognhor ,  illuflre  alta  Vittoria  ; 
O  gni  antico  fplendore  ,  ogni  memoria , 
Di  che  fa  il  fecpl  prifco ,  é'I  mondo  adorno  , 
Ofcuran  sì  ;  che  ne  riceue  [corno 
De  pia  famofi  ogni  lodata  hifloria  ; 
O  nd'è  ben  degno ,  che  i  purgati  inchìoflri 
Sacrino  a  uoi  i  pellegrini  ingegni , 
Se  bramano  uarcar  l'onde  l'obito  : 
C  he  del  tempo  fpre'^at  po  tran  gli  fdegni; 
E  con  Vali  ftlir  de  gli  honor  uofiri 
S sn\<i  Hancarjt  mai  inan\i  a  Dio, 


SECONDO.         IO  i 
A    L  A  :  M  E  P  ;E  S  I  M  A. 

Y  j  O  R  ueggt&hm  yclu  de  Pe terna  arr^u^  -, 
Jrl  Sete  fi^ccefa ,  e  de*  neri  diletti  ;      .  /  • 

che  non  degnate  t  be*  penjleri  eletti 
Volger  a  hajìo  ^  a  mortale  hqnore  : 

M  a  chiufa  ne  ^angelico  fplendore , 
A  lato  a  i  chiari  Jpirti  e  più  perfetti 
1/  mneggiar  de  nojlri  humaiìi  afjttti 
Scorgete  ne  la  fronte  al  gran  Motore  ; 

N  e  perche  m  /Iti  dogliofo  E>:terpe  e.  Clio 
Col  famr  uojho  al^e  A  t  vua  gloria , 
cììiamino  al  lor  dolce  e  bel  figgi  orno  , 

V  olgete  gh  occhi  da  C eterno  giorno  . 
A  tenebre  fi  f o/che ,  alta  Yntoria  ; 
Vera  amante  fedele  e.ct^ra  a  Dio  , 

A   LA  MEDESIMA. 

DONNA  gentil  y  che  glorìofa  e  fola 
Vn  tempefiofo  mar  folcaf  o  hauetc 
Per  trouar  di  falute  il  uero^  porto  : 
Hor  col  fecuro  pie  beta  fiorgete 
.   Va  quella  riHOi  diu  ttofa  e  (ola 

Vonde  (i  perigli  a] e  ,  el  camm  torto  ; 
Oue  fenXa  conforto , 
.  SenXa.  fiyeran^a  d' arvtuar  giamai 
Al  defiato  lido^  errando  uanno 
Spirti  infiniti  infìno  a  [\ih  im'aiino  : 
A  ragionar  di  mi  ti  troppo  hoxnai 
Ardito  mio  defir  fprcna  la  mente  : 
Ed  ella  al  fuo  uoler  folle  confini  e . 

E  ìij 


tot  LIBRO 

&  en  po  il  gran  Tehro  de  fuoi  tanti  honon 
Vor  quejìo  In  cima  5  cÌ7*a  finobiPalma 
Siena  le  Ninfe  fue  Tiate  nutrici  : 
che  fè  già  riportar  più  cPuna  palma 
Gli  antichi  figli  fuoi  ;  fe  i  [acri  allori 
Ornar  le  chiare  infegne  e  uincitrict  j 
fu  ,  c'hehbe  t  deh  amici 
ìnt  nti  ad  inalbarlo  yOH^ ir  potea 
Gloria  mortai  di  fcettri,  e  di  corone  , 
lAa  uoi  hor  ,  cheH  fuo  honor  fero  Orione 
Ne/  mar  d*eterno  oblio  fommsrfo  hauea , 
Ver  non  lafiiar  le  fue  memorie  al  fondo  , 
ho  foUeuate  ,  e  riportate  al  mondo  , 

M  entre  nel  più  bel  del  l'anima  uoflra 
Cercando  al  par  de  le  più  uaghe  Tìelle 
Sen  già ,  come  là  su  fempre  fiuiua\ 
Ter  auunì^r  qua  giù  tutte  le  belle 
Kaccdfe  quel ,  che  la  terrena  chiojìra 
Hon  tilde  a  la  Jìagion ,  die  più  fiorluu  ; 
Indi  folinga  e  ,  fchiua 
l>*ogni  coja ,  c* honor  nonfoffe ,  0  bene. 
Cinta  da  raggi  di  celejìe  lume 
Spiego  uer  noi  le  fue  candide  piume , 
Ver  sor  gV  animi  nojlri  a  le  terrene 
Voglie  ;  e  di  mortai  uel  uago  ueTiita , 
Valme  inuitaua  a  piti  felice  ulta  • 

E  perche  la  terrena  e  fragil  parte 

Non  copriffe  con  l'ombra  il  fuo  bel  raggio  , 
Die  di  fe  Tiejfa  a  la  ragione  il  freno  ; 
ha  quul  dal  periglio fo  ampio  uiaggro  , 
Ver  cui  camina  ti  fenfo  ,  a  miglior  parte 
\ol/e  il  fuo  corfo  ,C^al più  bel  fermo  : 


SEC  O  N  DO.        10  j 

Ne,  perche  il  uago  feno 
Vieri  di  gioie  fallaci  e  dì  diletti 
te  mofirafie  colei ,  che  Vìmom  difuia  , 
Ver  farla  ufcir  de  la  fecura  uia  , 
St  uolfe  a  feguitar  gli  humani  affètti; 
lAa  jpinta  dal  defìo  de  la  falute 
Il  poggio  ritrouo  de  la  V  ir  tute . 
E  benché  lo  uedejfe  borri  do  ^  erto, 
•  Kon  uolfe  ti  tergo  y  ma  con  [aldi  fafìi 
Va  gli  Jpron  del  uoler  foP^inta  afcefe  : 
Indi  fermando  i  pie  non  fiacchi ,  o  lafìi^ 
Oue  ti  calle  uedea  d^honor  coperto , 
A  cogher  prima  i  più  uicini  atte  fi  ; 
Vofcia  le  piante  fìefe 
Guidata  da  uirtti  ,  ne  larghi  prati 
Ve  la  ¥ilo/ofia  nobile,  e  degna  ; 
Ch*a  la  Ulta  immortai  faltr  n^enfegna  ; 
Eco* pi lé  faggi  fuoimajìri  lodati 
Cerco  le  parti  ripofìe  ,  e  nafcofe , 
Vertrouar  i  principi  de  le  co  fi . 
'  M  a  pieno  c*hebbe  V ampio  ,  e  ricco  grembo 
Vel  [ho  chiaro  intelletto ,  de  pit*  uagbi 
Leggiadri  por  ,  de  le  più  frefchc  herbette 
No»  hauendo  i  defir  contenti  e  p^ighi , 
Appefitdi  Vlatone  al  caro  lembo 
Cerco  di  poefta  le  fcole  elette  : 
E  de  le  p!U  perfette 
Cofe ,  c*hauetia  col  giudtcio  intero 
Scelte  fra  molte ,  con  uiuaci  inchiojìri 
Sparfi  le  carte  ;  eterno  a  figli  nojlri 
Vffimpio  d*eloquen\a  e  d'honor  nero  ; 
E  togliendo  a  glt  antichi  i  primi  pregi 


J  o  4  LIBRO 

Kttl?pe  a  la  morte ,  al  tempo  i  frimlegi , 
E  t  hor  ,  che  dato  uV?an  Valto  gotterno 
LeMufe  ,  al^te  a  la  lor  glena  antica 
Ver  Hot ,  del  fuo  famofo  e  facro  monte  ; 
Come  di  poco  honor  fchiua  e  nemica , 
far  che  fi picciol  don  prendiate  a  fcherno  , 
Le  lor  uallt  lafciando ,  e  l  lor  bel  fonte  , 
Ne  degnate  la  fronte 
Cingerui  più  di  trionfante  lauto  , 
ijnT^ndo  il  cor  a  più  gradita  Jpeme  , 
O  Donna  glorio  fa ,  che  non  teme 
Sppre^T^ar  ^  qualcofa  mI,1* argento  ,  e  lauro  ; 
E  tutto  quel ,  che  qui  fa  l'hmm  beato , 
Ver  fnrfi  eterna  tn  quel  felice  fiato  . 
ÌA  aal  cor  riflretti  mille  he" penfìeri 
Cerche  non  la  Infingili  un  unno  errore  , 
in  fe  ritorna       a  fe  fie/Ja  di'&e  . 
No»  fon' io  terra  utl,  che  fa  poche  hore 
Sarà  prejfa  da  pie  f  quefii  piaceri 
Son*altro ,  che  di  duol  ferma  radice  ? 
Von  è  fiato  felice 

hlctm  ,fe*l  po  turbar  Vortuna  o  Morte  : 
Quefi'è  imagin  di  uita ,  e  filo  un*ombra 
Vi  ben ,  che  lieue ,  coinè  nebbia  sgombra 
Vaura  ddtempojm  per  ti: e  dritte J)or  torte^ 
La  nera  uita  ,  e'/  nero  bene  c  in  cielo  ; 
Ne  Morte  il  fura ,  oH  turba <:alda ,  o  gelo, 
P  &i  sgombrando  dal  cor  tutt\ihre  uoglie  , 
Accefa  d^un  celefie  ,ebel  deflo 
hl%a  la  mente  a  p:u  lodato  fegno  : 
E  gli  occhi  del  penper  fermando  in  Dio 
Sen\a  chiuderlt  mat ,  piacer  ne  coglie 

Tanto  , 


SECONDO.  I  o  j 

Tanto  ^d?'ogn* altro  a  lato  a  quello  e  unsde 
Oche  fecuro pegno  {^^^ 
Veffer  di  quella  patria  cittadina , 
Oue  fempre  fi  mue  ;  e  fra  le  squadre 
De  gli  Angeli  pia  cari  al  fommo  ?adre 
Di  flar  ;  jenl(a  temer  eh* a  la  mattina 
Acuta  squilla  di  penfier  mohfti  ; 
O  mortai  noia  dal  fanno  ti  defli, 

C  ofi  tenendo  in  Dio  ferme  le  luci 

Viu  che  d'or  bella  ,  a  l'honorata  chioma 

Varfi  di  felle  una  coroìta  usde  ; 

Quand*alma  a  quefta  egual  mirajli  o  RawJ 

Fr^  tanti  figli  Irnper adori  e  d^egi  ; 

che  fecero  d'honor  fi  ricche  prede  ? 

O  per  lei  lieta  fede  , 

Sacro  dì  gloria  ,  e  di  uirtute  albergo , 

Votrai  ben  dir .  fe  non  fcendea  coflei 

Dalciel  ne  le  mie  fponde ,  già  farei 

Di  Lete  al  fondo ,  hor  io  mi  /pecchia  e  tergo 

Ne  Vepre  fue  ;  e  ne  fuoi  lumi  chiari 

Ne  più  pauento  gli  anni  inutdi  auari . 

F  ehce  Donna ,  che  nel  mondo  ogn^hora 
chiara  uiurete  in  bacca  de  le  genti  ; 
Gtlt  nel  tempia  d*honor  fatta  immortale  ; 
E  fra  le  più  purgate  alme  e  lucenti . 
Vicina  al  primo  Amor ,  dolce  dimora 
Varete  ,  fendo  a  più  beati  eguale , 
Per  quejla  ut  a  fi  fale 
Spirti  gentili  a  le  celeflt  gioie  : 
Seguiam  coflei ,  che  fi  leggera  e  fcioltd , 
Hauendo  ogni  utrtute  in  fe  raccolta , 
Toh  afta  for^a  a  le  mondane  noie , 
E  y 


io<J  LIBRO 

S* inalba  al  del  con  fi  fpedtto  uole  , 
che  gfa  formonta  Vuno  e  l* altro  polo  • 
C  an-x^n  ,  fe  ù  riprende 

Colei  y  che  teca  ne  la  fronte  porti  ; 
Le  potrai  dir ,  s*io  fiemo  alta  Vittoria. 
Ragionando  di  noi  la  uofira  gloria  , 
Incolpate  uoi  Jleffa  ;  e  m  conforti , 
che  la  poc* ombra  del  mio  error ,  no»  copri 
Vinfinito  J^lendor  de  It  uojlre'opre . 


A    LA  MEDESIMA. 

V  A  N  i>  o  I  falfi  piacer  pofti  in  gblio  ; 
Et^miUealti  penfìer  [eco  riUr etti 

S'al'^  là  stì  fra  fanti  angeli  eletti 

Con  le  candide  penne  dei  defio 
V  anima  uofira  ,  e  come  in  fuo  natio 

Antico  alberga ,  a  lato  i  più  perfetti 

Siede  gipiofa  ;  e  con  neri  diletti 

S^ aggiunge  al  fommo  ben ,  ^* Aggiunge  a  DfV; 
K  efia  ti  uelo  mortai  de  propri  raggi 

Cinto  del  uojiro  honor ,  lucente  e  chiaro  , 

Com*huom,che  in  queto  sono  ha  gli  occhi  chiù 
O  uera  etema  hita  j o  penfier  faggio  {fi. 

Star  co*  gli  flirti  a  D/o  più  grati  a  paro } 

E  JJfender  J^eJfoVh^n  in  fi  dolci  ufi. 


S  E  CO  N  D'Oc  107^ 
A  Uhor ,  c/7e*/  Sol  da  me\o  il  cielo  ardea 

Con  mille  raggi  il  bel  nofiro  ortl(onte  ; 

Rimirando  d^iinaria  il  chiaro  monte 

Nereo  con  noct  mejìe  alto  dicea  , 
O  bella ,  0  uaga ,  0  certo  immortai  Dea 

Scopri  inaurato  crin  ,  fiopri  la  fronte  ; 

Moflra  quelle  belle we  eterne ,  e  conte  , 

Hate  per  far  mia  uita  acerba  e  rea . 
O  più  che  l'onde  affai  ricco  e  felice 

Scoglio  ,  che  chiudi  il  mio  theforo  in  grembo  , 

Crocale  di  queJValma  unica  fpeme  : 
D  eh  mira  0  Ninfa  cjue/ìe  baffe  arene  , 

che  uedraH  Dio  del  mar  per  te  infelice 

\erfar  da  gli  occhi  un  lagrmofo  nembo  • 


S*  a  i  raggi  di  ualor ,  che  grane  e  ofcura 
Nebbia  non  copre  ,  riconofco  i  fegni  ; 
lui  è  colei ,  (he  tutti  gli  altri  ingegni 
Co'  fuoi  chiari  peiìfter  uince  C  ofiura  : 

I  l  cui  nome  gentil'  in  pietra  dura  ^ 

Via  più  che  un  adamante ,  fra  più  degni 
Spirti ,  la  Fama  intaglia  ;  onde  s'ingegni 
il  mondo  hauer  dt  lei  perpetua  cura  : 

"1  fchia  felice  5  Hherbe  ,  i  fajìt ,  e  tacque  % 
Ou  ella,  mira ,  oue'l  bel  fianco  appoggia 
San  ragionar  di  gloria  ,  e  di  uirtute  : 

S  Mot  fono  i  primi  honor ,  che  uiua  poggia 
A  i  diletti  del  ctel ,  douella  nacque  ; 
E  far  eh' ogn* altro  ben  ffrel^t  erifiutt* 
E 


10»  LIBRO 

P  01  che  nel  tempio  de  la  Fama  hauete 
Si  ricco  feggio  ,aque  be'  Jpirtt  a  pars  , 
che  le  fue  chiome  di  trionfi  ornare 
Ne  piti  la  morte ,  o'i  tempo  homai  temete 

P  oi  c  hauete  %ignor  /penta  la  Jete 
in  Helicona  ;  che*l  [ho  pnro  e  chiaro 
fonte  u'aperfe ,  con  Tiil  colto  e  raro 
A  gli  anni  inuidi  auari  altrui  togliete  ; 

S  i  uedrem  poi  nel  fito  famofo  monte 
Napoh  bella  altrui  altari ,  e  tempi , 
Archi  y  theatri ,  e  mille  flatue  d'oro  j 

P  erche  Salerno  uoftro  ui  contempi 
fra  fuoi  degni  fignor  di  doppio  alloro 
Cinto  la  faggia  et  honorata  fronte , 


L  ieto  terren ,  ne  le  cut  uaghe ,  fronde 

Al\a  Salerno  t honorata  fronte  ; 

Le  glorie  cui  faranno  al  mondo  conte , 

Mentre  gli  arbori  hauranno  e  rami  e  fronde  : 
T  i  pan  le  Tleìle  fi  larghe  e  feconde , 

che  corra  fempre  latte  il  tuo  bel  fonte  , 

Et  oro  e  gemme  fia  ciò  ,  cheH  tuo  monte 

Ne  l* ampio  grembo  fuo  ferra  e  nafconde  , 
P  ioua  dal  del  su  la  tua  ricca  fede 

in  uece  di  rugiada  frefca  e  fura  , 

I  diletti  de  gli  Angeli  e  le  gioie 
S  i ,  che  H ordine  fuo  l'alma  Natura 

Cangi ,  e  faccia  immortai  chi  ti  pofiede 

Lungi  dal  mar  de  le  mondane  noie  • 

i 


S  E  C  O  N  D  O.  ìo^ 

Qjiefii  arhufcep ,  ciré  del  famofo  Atlante 
Dal  guardato  giurdin  portati  foro  , 
che  milh  bei  fmeraldi ,  e  mille  d'oro 
Vomì  y  foftengon  con  le  uerdi  piante  ; 

Ne/?  cui  f?ondi  in  ime  alta  e  tremante 
V  'tangon  le  due  foreìle  il  cafo  loro  : 
A  te  gran  Padre  ,  che  del  fiero  allora 
Primo  ìjonor  di  Thejjaglia  fosli  amante  , 

S  erba  Licote  ,  e  lagrmofi  e  meTia 
Vorna  di  propria  man  di  uaghe  rofi. 
Di  purpurei  nar ci s fi  i  fieri  altari  ^ 

E  con  le  treccie  fciolte  in  bruna  ueTia 
Prega  ,  che  Dafni  fio  fani  ertfchiari 
Le  fie  luci ,  di  duol  fofche  O'  ombrofi  • 

AL  SONNO. 

SE ,  come  o  Dio  del  fanno ,  allhor  clte  amùTi 
Sol  d^un  dolce  penfier  pafcea  il  deflo , 
Veniui  a  gliocchi  miei  pigro  e  resìio  , 
Ver  non  Iettar  (l  caro  cibo  al  core  ; 
H  or  che  m'arde  la  febbre  ;  hor  cheH  uigort 
Vttal  m^intiola  il  duolo  acerbo  e  rio  ; 
Col  ramo  molle  de  l*onde  d*oblio 
T  or  rat  la  luce  agltocchi ,  a  me  l*  ardore  | 
ì  D  ì  papaueri  bianchi  un  pieno  lembo  , 
E  di  negre  uioìe  ampie  corone 
Honoreranno  i  tuoi  facrati  altari . 
-D  eh  uieni  o  Dio ,  cofi  ad  ogni  ftagiom 
Torni  nel  tuo  foaue  humido  gremba 
iajithea  bella ,  a  i  baci  dolci  e  cari  • 


110         L    I    B    n  o 

M  entre  col  Seffk  tllujire  alto  Signore  ; 
le  cui  ni  Itaci  carte  et  honorate 
Lo  fanno  eterno  ;  in  bel  foggiamo  Hate^ 
Cercando  pur ,  come  fi  merchi  honore  : 
E  tuxpajfiite  i  dì  fugaci,  e  V bore 
in  opre  cófi.  degne  e  li  lodate  ; 
Veròe  i' antica,  e  la  futura  etate 
Vi  petti  inuidià  ;  e  quanto  può  uhomre: 
I  0  fcorto  da  deTiin  ì}^mtco  e  fero  , 
Di  penfierUneho/f^  e  d'amor  pieno. 
Volgo  gli  affiati  pie  dietro  al  de  fio  ; 
O  nd*Adrja  accolga  nel  fuo  furo  Jèno 
I  miei  fofpm  ;         de*  fumi  altero 
Qorra  Juferbo  ancor  del  pianto  mio . 

A  FR.  A  G  IF.0  L  AMO  SE  RI  PANI. 

SACRO  intelletto ,  del  diuino  amore 
Accefj  ,  e  di  he'ta  ,  che  non  uien  meno  ; 
Cerche  riporti  milk  uolte  in  feno 
Vanno  J?ora  il  uerno,hor  la  ftagion  migliore: 
V  oi  chiufo  ne  l'angelico  fplendore 

A  gh  immani  defr  già  poTio  ti  freno  , 
Co' penfier  fanti  in  cofi  bel  fereno 
I  dì  fugaci  trappaf/ute  e  labore  : 
E  t  hor  co*  Greci ,  hor  co*  Lattm  inchiojlri 
Vergate  le  uiuaci  e  dotte  carte 
Di  celefli,  diuini,  alti  concetti  : 
B  eato  Seripani ,  le  cui  jj;arte 

Glorie  uiuran  non  fot  co  tempf  nofri  , 
Ma  mmn  il  QUlo  haura  fptrui  eletti-. 


SECONDO.  fi» 
A     P  R  I  A  P  O. 

aV  E  S  T  A  uirginuk  uerde  ;  e  guardata 
Tre  luftri  già  C9n  tanta  ftudto  e  cura  ; 
E  Jerbata  fin  qui  candida  e  pura  , 
Qual  frefca  rofa  in  chiù  fa  loco  nata  5 
A  grefie  Iddio  degli  ÌTOfti ,  a  te  /aerata 
Via  per  inanl^  :  homai  lieta  e  Jlcura 
tafcio  le  felue  ;  e  chi  le  felue  cura 
?er  uiuer  uita  più  tranquilla  e  grata . 
V  n  dolce  e  lieto  foun» ,  aly  poco  Jaggta , 
M*ha  fatta  accorta  de  mal  Jpefi  giorni  % 
Ond^io  ne  piangerò  ,  mentre  ch*io  uiua  • 
T  i  lafcio  aprico coUt  y  ombrofjL  piaggia^ 
Ecco  gli  Jìrali ,  e  Inarco  0  cafta  Diua 
Cinthia  ;  ne  più  J}erar ,  che  a  te  ritorni  • 

VOTO    A  VENERE. 

PO  I  che ,  qitallo  mi  nidi ,  aUÌTor  €he*l  fiore 
Cogliea  di  mia  beltà  ^atto  &  Aminta  j 
Allhor  che  la  ftagion  uerde  e  deptnta 
\eflia  le  guancie  di  nouel  colore , 
N  on  mi  poffo  ueder  ,  madre  d*  Amere  ; 
Qual  hor  io-  fon  da  gli  anni  doma  e  uinta$ 
E  di  crej}>€  e  di  macchie  piena  e  tinta , 
¥ora  il  uedermi  graue  empio  dolore  • 
P  rendi  dunque  lo  Jpecchio ,  a  cui  folea  , 
Per  ingannar  altrui  chieder  configUo  , 
QlKmi  fece  ir  di  mie  beHe'^e  altera  : 
H  A  te  conni  enfi  il  dono  0  uaga  Dea  , 

Tu  beta  il  prendi  ;  e  ti  uagheggia  il  ciglio  j 
ItoicHìoidaUiel  perpetua  primuMTA^ 


Il»  LIBRO 


A  L    V  E  H  N  Ò. 

SE  cotp  gufato  tuo  fouer  dna  orgoglio 
Ti  parti  sì  ,cl?€  nembo  o/curo  e  grane 
Quefta  mia  frale  e  difarmata  nane 
Non  f^inga  a  fùr\a  in  (jualcbe  duro  fioglio  ; 
I    M  a  tocchi  il  Udo  ,  oue  ad  ogn*hora  foglio 
Soggiornar  col  fenfier  dolce  e  foaue  ; 
Oue  lafciai  del  core  in  man  la  chiane 
A  lei ,  di, cui  a  ragion  fempre  mi  doglio  ; 

V  na  piti  clye  la  notte  ofiura  e  negra 
hgna  ,  0  piouofo  Verno  imberbe  e  t  fiori 
Vara  molle  di  fangueate  [aerata  ; 

F  uggì  con  horea  homai  sì ,  che  l*irata 
Onda  acquetar  fi  po/Ja  ^ei  dì  migliori 
facciati  col  fuo  feren  la  terra  allegra  • 

M  entre  che  Paureo  crin  n'ondeggia  intorno 
A  l*ampia  fronte  con  leggiadro  errore  ; 
Mentre  y  che  di  uermtglto  e  bel  colore 
Vi  fa  la  primauera  tluolto  adorno  : 

M  entre  che  u^apre  il  ctel  più  chiaro  il  giorno , 
Cogliete  a  giouenette  il  uago  fiore 
De  uofìri  ptu  dolci  anni  ;  e  con  amore 
State  fouente  in  lieto  e  bel  foggiorno  : 

V  erra  poCl  Memo  ,  che  di  bianca  neue 
Suol  i  poggi  ueftir ,  coprir  la  rofa , 

E  le  piaggie  tornar  aride  e  mefle  . 
C  ogliete  ah  folte  il  for;  ah  fiate  prefie , 
che  fugaci  fon  labore ,  eV  tempo  lieue , 
E  ueloce  à  la  fin  corre  ogni  cofa . 

A  PAPA 


SECONDO. 


A    PAPA    CLEM  E  N  T  E. 

GRAN  ?adre ,  etti  J^augujla  e  facra  chioma 
Cingono  tre  corone  ;  aito  Vaflore , 
che  guardate  di  Chrifto  il  degno  ouile  ; 
A  cm  humil  co* [noi  be'" figli  hofìore 
Kendeil  gran  Tebro ,  e  la  Jua  Jpofa  Komai 
E  quanto  hndia  chiude ,  eH  mar  di  Thile  ; 
A  uoi  uolgo  lo  flil  ha/fo  humtte 
Sofpmto  dal  dejlo  de  gli  honor  uojlri  , 
Val  ben  commune  de  la  uofira,  fede  ; 
dia  uoi  fol  fi  richiede 
Di  fpenger  gli  odij  interni ,  egli  error  noflri 
Coprir  col  faggio  uoTho  alto  cvnftglio . 
Deh  uolgete  t  prudenti  e  bei  penjieri 
\ agili  di  fermr  Dio ,  doue  ut  chiama 
E  Chriflo ,  eia  fe  nofìra  afflitta  ,  e  grama  ; 
Vonete  fieno  a  i  duri  animi  e  feri 
De  Principi  Chrifliani  ;  e  al  fofco  ciglio 
Togliete  Tombra  sì ,  che  più  uermiglio 
Kon  flueggiadcl  fangueaDio  gradito^ 
Si  come  fuole  ogni  Latino  lito  • 
V  dite  Italia ,  che  col  rotto  crine 

E*«  bruna  gonna  ,  in  quefìe  uoci  fcìoglte 
ha  lingua  j  e  me/la  ui  n prega  ,  e  dice  . 
Deh  uolgi  gli  ouhi  a  qutfìe  rette  fpoglie  ; 
A  le  piagate  mie  membra  me/chine 
Tu ,  che  più  d*ahro  mi  puoi  far  felice  : 
Non  fei  tu  mio  fighol  f  non  ha  radice 
Salda  nel  mio  terren  la  bella  pianta  , 
che  ti  produjfe  ?  i  cui  pregiati  rami 


f  f  4  L  J    B  O 

Var  ch^ogniun  tema  (jr  ami , 
Ouunque  il  cielo  i  miei     colli  amanta  : 
il  filiale  amor  ,  don* hai  cacciato  ^ 
Se  la  mìa  uita  t*è  molejla  e  graue  ; 
Se  t*annoia  ti  mio  ben  ,  tu  ijieffo  flringl 
Il  crudo  ferro  ,  e  de!  mio  fangtie  il  tingi  5 
Dtl  [angue  di  colei ,  che  dato  t'haue 
QuejVaura ,  onde  ne  uiui  ;  ah  figlio  ingrato 
Snelli  leuerdi  felue ,  e  Vhonorato 
Nido  ,  doue  nafcefti  ;  ardi ,  ^  atterra 
Del  bel  faefe  mio  eia/cuna  terra  , 
lA  a  fe  pur  brami  di  tenermi  uiua  ; 
Di  ritormi  a  le  noie ,  ^  a  tormenti , 
E  di  tornarmi  a  la  mia  gloria  antica  : 
Th  ,  c*hai  il  firen  de  le  chrijliane  genti. 
De  rire  lor  la  gran  tempefla  acqueta  ; 
CheH  mio  ripofo  e  la  mia  pace  intrica  $ 
Kendi  a  Hbero  la  Garona  amica  ; 
1/  Re  Britanno  al  gran  Ce/are  Augufio , 
E  qttefti  infieme  a  tuoi  fi-atelU  e  ferut  ; 
■  che ,  qual  timidi  cerui , 
TuggoHo  ogn^hor  dal  furor  empio  mgtuj!^ 
De  ueltri  ingordi  ;  e  non  ritrouan  loco , 
CJk  da  nemtco  oltraggio  gli  ajjecuri  : 
A  te  fol  Itce  contra  il  fero  orgoglio , 
Sendo  de  lor  nemici  e  feudo  ,  c  fioglio  ; 
Con  l*armi ,  e  col  faper  farli  fecuri  ; 
E  non  lafciarli  in  preda  al  ferro ,  e  al  foco  , 
C*homai  da  confumar  ci  refla  poco 
Del  bel paefe ,  oue  nafcefti  ;  e  doue 
Gentile^a  e  uirtù  s^anntda  e  pioue  • 
D  eh  riuólgete  la  fietofa  mente 


S  E  C  O  N  T>  O,       ^  tij 

O  gran  feruo  di  Chnfto  ;  e  del  doglìofo 
Suo  pianto  homai  ni  uinca  alta  pietate  : 
E  poi  che  in  uoftramano  è*/  fuo  ripofo 
Deh  raccendete  le  fauiUe  Jpente 
Ve  ^li  honor  primi ,  e  de  le  glorie  ufate  : 
'Tornatela  a  V antica  fua  heltate , 
Ki fanale  le  piaghe ,  hor  che  potete  , 
Hor  che^l  Re  fianco  humile  a  mi  ne  uien€% 
Hor  che  tutta  fua  /pene 
Ce  far  ha  porlo  in  uoi  ;  faggio  aggiungete 
ìnfieme  le  lor  uoglie ,  etlor  defirt  : 
Non  confentite ,  che  di  nouo  bagni 
il  nojlro  ,  e  Tirano  fangue  Italia  Iella  , 
Ne  che*n  fi  periglio  fa  atra  procella 
La  cara  naue  uojìra  ancor  fi  lagni  ; 
E*/  mar  per  trouar  porto  intorno  giri  :  ' 
Non  Apportate  y  che  più  il  ctel  sbaditi  % 
E  uerfi  foura  noi  grandine  e  pioggia  %  ' 
Hor ,  che  nofìra  fperan'^a  a  uoi  i*^pp>^ggì^^  l 
y  edete  d'Oriente  il  gran  7 iranno  ,        '  ; 
Ch^afpetta  ,  che*n  noi  fiésfp  il  ferro  cruda  . 
Volgano  gli  òdi j  accefl,  e  lé  noTfr^ire  y  '  p 
E  l*armi ,  eV  foco  dJ  pi  etate     ùdò        ~  ' 
Va  apparecchiando  a  conmun  nof irò  danna 
Per  far  le  ncTìre  gukìKie  ìmpkllldire ^ 
Da  noi  li  uien  :  da  noi  li  uren  ^ardire  ,  ' 
Da  le  uoglie  diuife  ;  ne  fi  tofio 
Vdrk  il  romor  de  le  chrifiiane  J^ade  ; 
Che  per  diuerfe  firade  " 
Yerrà  col  popol  d*Afia  empio  ;  e  dìjpofio     *  ' 
A  far  a  la  magion  di  ChriTio  oltraggio  ; 
Ad  abbruciar  j  noTlri  dolci  campi  ; 


E  già  cojt  lontan  di  ueder  pormi  r 
Spiegar  le  infegne  ardite  y  e  Jplender  I*armf  ^ 
E  che  dal  [ho  furor  timido  [campi 
'^^gf^ggi^   uoi  commeJJ(t;hermo  e  feluaggìo 
"Loco  cercando  ;  u  d* Abete  odi  faggio 
Ombra ,  le  fta  fecuro  albergo  e  fido , 
Hor  di  fere  feluaggìe  horrido  nido . 

V  edete  già  le  nek  aliate  in  alto 

Di  mille  legni  fmi ,  che  d'hora  in  hor  a 
Stan  per  Jpiegarfi  al  uento ,  e  coprir  l'onde , 
Già  il  gran  Tirrhen  fi  turba  ^  e  fi  [colora 
Certo  d'hauer  un  perigltofi  affalto  : 
Già  Dori  bella  e  Galathea  s*a[conde  i 
Ne  Palghe  più  ripofie  e  più  pro[onde .  \ 
Ne  men  che  Vtìiftro  ti  bel  Timauo  teme  ^  v  ^  \ 
CJj  altre  uolte  ha  prouatoil  [HOfoJìume$  \  -\ 
Euorrebbe  hauer  piume  I 
V'alar  fi  a  mi  col  [uo  liquido  injteme ,  \ 
^cr  fuggir  un  furor  fi  graue  O*  empio  : 
Vero  faggio  ?aT{or  di  quefie  gregge , 
Di  quefie  care  gf^gge  haggiate  cura  j  > 
C/;e  potrebbe  tàlhor  for\a  o  paura 
Condurle  a  nouo  ouile  ,oa  noua  legge  :  f 
E  fotrefie  ueder  far  firatio  e  fcempio  j 
lÙi  lor  ;  cP*.  ogni  facro  e  ricco  tempio  j 
Tarfi  cafa  de*  Dei  falfi  e  bugiardi  ; 
Onde  poi  fora  ogm  foccorfo  tardi. 

P  oi  che  del  Re  del  Ciel  Vicario  eletto 
in  terra  fete ,  a  uoi  ?adre  conuienp 
VriH^ar  a  bon  camm  npfiro  de  fio  :  / 
E  Vanirne  [ulate  dietro  a  i  [enfi 
yolger  dal  falfo  bene ,  al  ben  perfetto ,  ^' 


SEC  O  N  D  O.  ir:^ 

Ver  mandarle  purgate  £  Ielle  a  Dio  : 
Vero  non  fiate  noi  pigro  e  reflio 
A  fegmr  le  fue  mgUe  ;  e  tor  di  mano 
Varmi ,  e  l*ira  del  cor  de  fuoi  fedeli  j 
Verche  non  fi  quereli 
ìnan\i  a  lui  con  fuon  doglio fo  e  Tirana 
Vi  tanti  oltraggi  l* innocente  ojfefo  : 
Ma  fe  defìr  d'impero ,  o pur  di  gloria 

"^  Li  rode  dentro ,  al  trionfale  acquiflo 
Spronate  lor  del  fepolchro  di  Chrtfio  ; 
Oue  poffon  Jperar  lieta  uittoria  ; 
lui  depor  potran  d^ infamia  il  pefo 
Di  non  hauer  a  fi  degn*opra  intefo 
Hauuto  il  cor  ;  e  dimojìrarjt  grati 
A  quel  Signor ,  ch*a  tanto  ben  gli  ha  aliati  • 

S  e  fi  cerca  the  foro;  iui  il  terreno 

Torta  ogn'hor  pieno  ti  fen  di  gemme,  e  d* auro; 
E  puro  argento  in  uece  d'offa  i  monti  : 
Se  fama  eterna  ^  mai  fi  chiaro  Lauro 
Kon  orno  qual  ptu  tenne  il  mondo  a  fileno  : 
Se  prefti  Jjauer  a  fuoi  feruigie  pronti 
Vopolt  frani ,  «7  fol  fenda,  ò  fermontì 
Hon  uede  tanta  gente  ;  in  quella  parte 
tate  che  uolgan  le  pregiate  infegne  , 
che  di  trionfi  de^ne 
Kitorneranito  y  fempiterne  carte 
Empiendo  del  fuo  honor*  ;  e*l  Ke  del  Cielo 
Lieto  di  tanto  ben ,  leuera  l*omhre , 
Clìengombrano  di  mali  il  mondo  tutto  : 
Così  di  femebon  pretiofù  frutto 
Kaccoglierem  tfen^a  temer ,  ch*adombre 
il  fior  de* piacer  noftri  caldo  o  gelo  , 


t  i  8  LIBRO  ' 

O  che  min  mortai  n*embianche  il  pelo  : 
Batel  Signor eh* a  i  uoTirt  gìusìt  preghi 
Non  farà  alcun  ,  che  non  s*tnchini  ,  è  piegW\ 
A  Uhor  uedrete  fuor  del  Gange  il  giorno 
Dietro  la  uaga  maghe  di  Tintone 
Vortarui  il  dì  più  de  l'ufato  chiaro  : 
Vedrete  Vanno  ad  ogni  fua  ftagione  1 
Kecarui  di  narcisft ,  e  di  uiole 
il  grembo  pieno  ;  eV  gelato  Cenar  a 
Tariti  y  fi  come  Aprii  temprato  e  caro  : 
Tepidi  i  foli  ,  àllhor  che  l  fero  cane 
Arde  il  nofìro  terren ,  faranno  a  uoi  ; 
E  bianco  latte  poi 

Vi  ferberanno  ogn^hor  f-efche  fontane  ; 
Le  quercie  mei ,  il  del  nettare ,  e  manna 
Spargerà  foura  uoi  dal  fuo  più  puro  ; 
Do/c/  frutti  gli  acuti  hifjjtdi  dumi  ; 
Arene  d'or  ut  porteranno  i  fiumi  : 
E  tutta  l'atra  nebbia ,  e  ì^aere  o/curo , 
C*hora  il  feren  de  penfier  uoTlri  appanna  , 
Tutto  quel ,  che  la  mente ,  c7  cor  n'affanna  , 
fuggirà  de  le  gioie  al  dolce  uento  ;  ! 
"E  fialidi  fino  al  fin  lieto  e  contento  • 
F  ra  mille  be' penfier  de  la  falute 
De  la  fe  nofira ,  con  Inanimo  inuolto 
Solca  canyon  già  di  Liguria  il  mare , 
1/  gran  Signor  del  Tebro ,  a  cui  (  i' aliare 
Ti  potefii  con  Siti  candido ,  e  colto  ) 
Ti  mandrei  i  ma  perche  non  ti  rifiute 
Voi  che  le  tue  baffiX^e  haurà  uedute  ; 
R eftati meco ;e  folti  moTha  fuori  ; 
Cenando  notturno  nel. coprf  gli  horror i . 


SECO  N  D  O.  119 
A  MONSIGNÒR  BEMBO. 

PO  I  cl/ognì  lume  ài  gludttio  hauete 
In  mi  %emko  rinchiufo  ;  e  con  la  mente 
Dt  mille  alte  uìrtù  chiari  e  Incente 
llnoTÌTQ  uaneggiar  faggio  fiorgete  ; 
f  erche  non^  come  un  fol  chiaro ,  accendete 
Le  luci  de  l^ingegno  noTiro  [pente  f 
Ch*a  uot  conutenfì ,  come  a  l^Oriente, 
y orlarne  il  giorno  ,  e  far  le  genti  liete . 
F  ora  Yebo  men  bel ,  fe  in  [e  raccolto 
lenelj'e  il  lume  ;  e  non  rendeffè  mai 
La  luce  al  mondo ,  a  le  cofe  i  colori  j 
E  terren  molle  feminato  e  colto , 
Sen'^al  furor  de  gli  appoUinei  rat 
Produrrla  Yìeccht  ;  e  non  frutti ,  ne  fori» 

A    M.  SPERONE. 

GÌ  V  D  I  c  E  de*  miei  fritti  accorto  e  faggio^ 
che  col  pronto  uedcr  d*occhio  ceruaro 
Scorgete ,  Jè  talhor  torco  dal  uero  j 
E  de  rantico  TiU  driti  0  viaggio  : 
E  mi  moHrate  con  V ardente  raggio 
Del  uofro  pellegrin  giuditio  intero 
Il  fiorito  ,  rìpofo  ,  e  bel  fentero , 
hcciocl/io  lajìi  ogn^altro  hermo  e  ftluaggto  : 
F  elice  uoi ,  a  cui  gli  alti  fecreti 
Scopre  Ftlofofia  ;  cui  ferban  V ombre 
1  lauri  di  Parnafo  e  ^Helicona  5 
I C  he  non  faran  giamai  dal  tempo  fgombre 
Speron  le  uosìre  glorie  ;  mentre  lieti 
Giorni  haurà  in  Jéno  il  fgUol  di  Latona» 


1x0  LIBRO 
A    DONNA     Gì  V  L  1  A 
GONZAGA. 

LV  C  E  N  T  E  Sol,  che  co*  he*  raggi  ardenti 
Di  gloria ,  di  heUeT^a  ^  e  di  uaTore , 
Da  l^Ortente  de  heghocchi ,  fuore 
Conduci  il  giorno  a  le  piti  degne  genti  ^ 
S  enXa  lacut  uirtù  furiano  Jpenti 
Alti  coJiumi ,  gentikl^a  ,  amore , 
Dejto  di  chiaro  e  di  perpetuo  honore  , 
Iw  queTie  noflre  cieche  ofcure  menti  j 
C  ol  cui  foco  gentil  Valme  fi  fanno 
Grautde  di  celejii  alti  penferi  ; 
A  quai  f'utto  ne  fior  non  fi  pareggia: 
V  iuan  fanci  pÌH ,  che*lmillefim*anno 
I  raggi  di  tua  gloria  ardenti  e  ueri 
%ì  y  che  mai  più  bel  fole  il  dì  non  ueggìtt  • 

A    LA  MEDESIMA. 

PE  L  L  E  G  R  I  N  A  gentil,  che  quefta  e  quella 
Parte  del  cielo  con  hngegno  altero 
Cercando  ,  per  tr  niar  //  bene ,  c7  uero  , 
Vifale  più  ^ogiì  altra  adorna  e  bella  ; 
L  ucente ,  uaga  ,  e  fortunata  JìeUa , 
Al  cui  fflendor  fi  uolge  ogni  penfero , 
Che  moftrate  il  fecuro  e  bel  fentero  4. 
D^ufcir  d*ogm  mondana  atra  procella  ; 
G  emma ,  doue  fi  uede  impre/fa  e  uiua 
Vtmagine  dt  Dio  ;  doue  fi  mira 
Ogni  forma  di  gloria  e  di  ualore  ; 
S  pecchìo  di  uero  ben ,  di  uero  honore  ; 
Idea  de  la  betta  cekTh  e  dtua  ; 
Veiict  talma ,  die  per  uoi  fof^ira . 

Già 


SECONDO.  Iti 

G  ia  comincia  a  turbar  (iti  bel  fereno 

De  miei  trancjurUi  giorni  ;  e  a  poco  a  poco 
Kccenderji  ne  f  alma  un  nono  foco  ; 
che  mi  confuma  dolcemente  il  feno  . 

R.  accogli  incauto  cor  ;  raccogli  il  freno 
Kiuolgi  i  tuoi  defìn  u  miglior  loco  -, 
Voi  che  d*amor  ogni  do'ccwa  ,  e  gwco 
temprato  di  fele  e  di  ueleno  . 

N  on  tornar  a  le  lagrime  y  a  /  fifpiri , 
A  /  giorni  ofcurt ,  a  le  notti  dolenti , 
Hor  che  ten  uat  de  lihertafe  altero  : 

V  o^gt  le  /palle  a  i  hé*glmcih!  lucenti  : 
chiudi  l^ufcio  a  la  jpeme,  0*  a  i  defìri  ; 
E  circonda  di  ghiaccio  ogni  f  enferò . 


h  a  bella  idea ,  che  di  fua  mano  amore 
Scolpto  nel  cor ,  che  mai  non  farà  mio  . 
Kotto  ha  nouo  ,  gentile  ,  dito  de  fio  , 
Nato  dal  unjlro  angelico  fplen  ltre  ; 

P  iti  non  ueggt*ombra  ;  e  piti  non  (hito  odore 
>  De  Varbufcel ,  die  come  in  (uo  n.v  io 
Terren  ,  uiuea  ne  l\ilma  ;  eterno  oblio 
Copre  le  fiamme  de  l\inttco  ardore , 

G  'la  U  prnfunda  fi'ùi  i?Jda  raSce 
H4  piantato  nel  cor  fjthne  nouclla  , 
E  Valma  /l  unjìro  f-^o  arde  e  diletta  : 

E  t  udrà  di  mra  bocca  ofy^hi  pendice  , 
Che  come  Donna  più  d*ogn*cdfra  bella  ; 
Cojì  più  d*ahra  fe te  ancor  ptrfe:ta. 


Ili  L    ^  B  a 

B  e»c/?e  chiudiate  al  mio  defire  ti  petto ^        ^  i 
Come  di  tal  albergo  indegno  fio,; 
D^arder  /degno/a  ne. la  jframmamin  , 
Ofiura  forjt  a  coft  chiaro  Cfhietto  : 

N  on  fame  perocché  Pintelletto ,  . 

Che'l  uoftro  honor  fin  ^  che*l  mio  ben  defit , 
Vi  uoimn  ferina,  fi  ti/ a  morte  ria  | 
Di  man  ui  taglia  ;  e  faccia  onta  e  dijpetto  f 

H  anro  fcolpito  ne  la  mente  ogn^ììora, 
Fra  m{Ue  alte  belle'^  il  uofiro  uolto  i 
Ouuiique  il  mio  dejìin  mi  fpinga  o  giri  , 

E  forfè  un  dì  pentita  ,  hauendo  Jciolto 
Il  laccio ,  c  hor  ni  tien  ,  direte  ancora  • 
Verche  J}>re'^i  cofi  giufli  defiri  ^  . 


I        B  en  può  il  tiranno  mio  fero  defin  3 

Per  pigliarfì  di  me  libero  impero 
;  Stringer  il  cor  a  giogo  ajpro  e  feuerq  ;  - 

I  ^  colmarmi  di  doglia  e  di  martire  :    .  I 

'  ala  ragione  a  giujiì  fdegni  a  Vire 

Von  l*armi  in  mano  5  e  rompe  ogni  penfiero  , 
Di  eh* ci  fi  pa  fce  ;  ond^io  lajjo  pur  (pero  ,  1 
che  Valma  in  tanti  affanni  un  dì  rejbire  i  I 
C  ieca  mente.,  <t  feguir  pronta  il  tuo  dat^ng  , 
Apri  le  luci  himat  ;  ^tolgi  P ingegno , 
A  più  honorata  im pi  ejà  ,  a  miglior  ufi}  ,  i 
C  henon  fi  può  falir*al  u€ro  fegno     ;  ,  •  ^  .r. 
Di  Uirtute ,  e  d'hongr  co* gli  occhi  chiuli^ 
Col  cor  fommerfo  in  amorofi  a^anm* 


S  E  C  a  U  D  O.  i 

M  €ntf€  nel  lume  de  uofir*occhi  ardente 
La  diuina  hehà  contemplo  e  miro  ; 
E  quante  grati  e  /p'^rfe  in  ógni  gira 
il  gran  V attor  del  uel  ungo  e  lucente  ; 

P  ellegrma  da  we  s*al\a  la  mente 
Agli  eterni  diletti ,  ond*io  rejpiro  ; 
E  chiamo  auenturofaogm  fijpiroi 
Che  per  uot  manda  il  cor  lajjò  e  dolente 

V  nquada  fiamma  più  purgata  e  chiara 
Uon  nacqtfer  fi  genttU  alti  penfieri , 
Cotr^e.  in  me  defia  ti  uoftro  nobil  foco  ■; 

I  quai  ,  (i  come  alati  e  bei  corrieri , 
Volando  là ,  doue  uirtù  impara  , 
Ogni  tormento  mio  nolgong  m  gioco  » 


1     P  aiche  con  Tali  del  gentil  defio , 

•  C;/;e  nel  ferren  de  be*uofir*occhi  ardenti 
fnìife  le  piume ,  a  le  beate  genti 
Scorto  m*bauete  ,  e  già  utcìno  a  Dio  ; 
1     N  on  troncate  le  penne  al  penfier  mio , 
\         ti  ,  ch^  co*  uanni  poi  debili  e  lenti 

Vofme  del  uofiro  ImtQr  figuir  p.xuenti 
E  f%  faccia  aluclar  pigro  e  refi  io  : 
l     L  ajciate  che  co*  uoflri  a  paro  a  paro , 

Q  almen  per  quel  fentier  dritto  camini 
Oue  le  u$re  glorie  ti  del  comparte  : 
A  cciochepci  con  ìld  candido  e  raro 

Dettandomi  concetti  alti  e  diurni,  ' 
'    ^pia  del  uofiro  ncme  eterne  carte . 


f  i  4  L    I    B  a 

V  agn  K^^klmrarenciif  gr^tie-ti^'tta 
Al  fr  'mh  Va^re  de  l'e'tcjebvlh ,  ' 
Kott  ''fèit  dkilumè  d'é  U  chiare  Uelh  ^ 

P  area  Mad'  ft  'H^t  irì  fc  UtjJk  i-acccka  v 
Dal  aii^^fgunrd(y'  gentil  uìue  ^fi.^ymrelle 
Sparire  uh  Amor  ih  cjuefìe  pnrti  ,  en  quelle  ; 
E  fftà^gfrt  di  dolr^X^^a  eterna  e  foUa  ; 

E  canPando  con  d'Jcr  alte  parole  —i  : 
DheudyO  ùoi)  die  gite  al  càldo(''dl  gél9  ■ 
Qerckrìdo  ,  come'alben  fi  poggia  è 'fate , 

S  eguite  il  uolo  mio  ;  che  lieti  al  ctelo 
Vf  condurr 0  nel  grembo  al  fommo  Soh% 
E  un  hel  di  me  défìo  ut  darà  l'ale ,  ^ 

PER   LO   CONTE  CLAVDIO 
R     A     N     G     O     N     E  . 

OCCHIO  del  eie! ,  la  cui  luce  gradita 
Genera  1  quanto  il  mondo  alberga  e  tiene  ; 
Sen\a  fi  cui  gran  ùa^or  ,  fltriU  arene 
Sanan  le  piàgge  a  la  flagion  fiorila  y 
I   nfondt  lièto  tua  mrtu  infinita  "  ' 
Con  larga  mano  in  quffte  faìCè  uene  ; 
Onde  il  fuìfureo  humor  deriua  e  wene , 
che  fpcjjo  dona  altrw  faiutee  wta  ; 
T  al ,  che  fugga  dàì  Corpo  e^ro  inferma 
Ciò  che  l*a  rgr.:ua ,  del  gréti  Claudio  ;  fièro 
De  l*ltaltche  JJyadè  ,  alto  fj>kndore  : 
S   '  ue  lrem  poi  hnuìtto  cauaUiero 

Aprir  If  fchiere  auuerfe  ardito  e  fermo  ; 
Olia' il  atta  n  attenda  éterno  honore . 


A  nima  pura  ^  dì  i^inui^  ardente 
Ornata  ,  e  degna  di  celefle  hamre  y 
A  t  raggi  del  CHt  angtUco  Jpiendpre 
Vaion  le  Ina  altrui  fmarrtte  e  jpmte  : 

C  ì)e ,  come  in  Jpeaìiig  ,  ne  L\tsr^ 
T/  min  ,  e  tergi ,  fe  r(iond4fi(>  errore, 
Kendiì  men     dr  tue  bell^'ì^e  i{.  fiore  ;,  ,  ^ 
Onde  piit  c^iiliTUii^i  uaga  f^Jui^ 

I  nt dietto  di y  da  iitj  s,*imj,aYX 

La  ma  di  gir  al  ben  perftttq  ,  e  uero , 
fuggir  l'ira  dd  tempo  e  de  la  morte  : 

F  elice  ili}  ^  che  con -fi^  fide  [corte 

Mandando  al  cielo  il  fyo  gentil,  p^tifierà 
Miue  làr  sU^uua  foaHe  exìmr^j^',  ,  *. 


C  ome  potrò  gìamal  Notte  lodarti 
,  St ,  che  conforme  fia  l*opra  al  dello  ; 
E  de  tmt  degni  pregi ,  io  giunga  ci  ucrq  ; 
Qual  Mufa  y  cjual  Apollo.  U  canto  mio 
Ai^ra  in  partis  ,  doue  i  pojja  darli 
De  mertt  tuoi  il  guid^jf^omJ^^^^^'o  i 
O  Virgilio^  0  HomùTT^^,^  ■  ^ 
Lumfdf  poefìa  chiari  ^  ardenti 
Dettatemi  i  ptnfttn^^  U  favole  : 
Che  con  pace  del  Sole, 
Diro  ,  che  furo  i^jHpt  ragp  Ikicenti 
Vinti  dal  lume  d^ una  nofit  i^^llu  y.^^.., 
St  come  H  fuo  J]>lèn4<iìt^ti4fice  ^gpj  S.i^UjU  4. 

li  ai  notte  più  (i^.il^  j«HC/?-tiy;vv\^  w 


Kon  uide  il  Qiel  dal  di ,  che  gli  occhi  aperfi 

A  mirar  Vopre  uarie  de  mortali  : 

"L'aria  di  fi  bel  mante  fi  coperfe , 

che  VbHmià^omhre  fi  fcorgeano  a  pena  ; 

li  tacito  fitentio  fvt  telali 

fortiJua  a  gli  animaU 

I  doUf'  Jònm  y  e  i  tenehrofi horrori 

Temendo  il  htrm  de  la  bella  notte  , 

Ne  le  filnaggie  grotte 

Stauan  nafiofti ,  e  non  u/ciuan  fuori  , 

ÌAa  fol  le  peUegrtne  aure  ^  efime 

ScbsT'^aua'i  per  le  piagge  e  per  le  ritte  • 

I  Ueh' campi  evi  fiorito  lembo 

A  ccogltean  la  rttgiada  frefia  e  pura  , 

che  iudena  dal  uolro  de  la  Luna  : 

E  d'un  uago  chrfiallo  oltre  mfiira 

l  ucido  e  eh: aro  ,  s^ador natta  il  grembi 

Vherba  ajjctata  e  de  l^humor  digiuna  : 

Le  fi  elle  ad  una  ,  ad  una 

Ne  /copri uan  dal  Cielo  t  lor  bt*  rai  ; 

Ei  e/Jà  biuncd  di  Latona  figlia 

Con  le  tranquille  ciglia 

Sen\a  turbar ,  o.  fcoiorarfi  mai , 

For/e  mtrankiti  ibt^Hr^'fndimìone , 

Si  dmiofirauadul  fou^^^bdlcone  .-  *' 

P  aee  fr  i  loro  hausan  gh  fcogli ,  e  l'onde 
Kendute  pnre ,  e  di  color  d^dr^efito 
Dal  riiggìo  di  Lucina  ardtnte  e  chiaro . 
E  col  foiitt^  lor  uago  ornamento 
Su  le  minute  arene  de  le  jponde 
DMt\ktìa  Doti ,  ^  Arethufii  a  p<èr9    •  ' 
E  f or  del  fxmdo  ornare    i   *    •*  .  4  ^     •  • 


S'E  C  O  N  D  Ò.  iì> 
Sàtira  l  Ddfnrdi  utrmigUe  rofe 
Coronati ,  la  uaga  Fanopea 
ifire  ,  eGaiathU 

Sprnl-xpndQ  d  faìfo  hlinior  \  ten  drhorofi 
Veci  rimate  a!  raggio  d^Oriente 
Cannando  fK cominciar  fcauemente  : 

P  ofati  far  v  è 'tacque  oltre  l^nfato\, 
ìrlor  ,  che  JihélU  notte  adorna  il  cielo , 
Vajlor  d^ Admeto  ;  e  non pcrtar^tl  giorno  : 
che  non  fu  mai  dui  dì  ,  che  caldo  ,  e  gelo 
Vejìe ,  e  dijpogla  del  fio  uerde  il  prato  ,  ' 
Vt  coti  ih- ara  luce  il  mondo  adorno  : 
E  fé  ne  fi  endi  fcorno ,     '  ^  *  ^  .     . .  i . 
Lafàdìido  d  nono  dì  nel  grerriH  a^h^H  ^ 
Specchiati  ne  fmt  lumi ,  l/ùr  chè  HlhVs  :' 
che  da  fua  uaga  luce  ^ 
Si  faranno  i  tuo  rai  più  addenti  e  lieti 
E  l^aerè  con  la  tua  noua  IjdW^l^a 
Di  gentil  scornerà  Jlrana  uaghe")^  , 

O  compagna  d'' Amore ,  e  di  diletto  , 

Conforto  ,  e  de  gli  amanti  unica  /pene  , 
Notte  più  d^ altra  a  me  chiara  e  febee  f 
in  quai  ft  lucide  onde  ,  cnt  quali  arene 
Biipiena  di  gentil  cortefe  affetto  , 
y  Ija  dato  il  latte  la  bella  nutrice , 
0*n  quai  lieta  pendice 
l>*tìefperia  ,  The  ti  t'ha  adornato  il  crine 
Ver  farti  più  che'l  di  lucida  e  uaga  f 
Verte  l*alma  appaga  , 
Per  te  heue  il  defio  fcorto  al  fuo  fine 
Ne  gli  octht  di  colei ,  cì)e  migouema 
\n  piacer  uero ,  una  dolce'^^a  ettrnn . 

F  itff 


D  C/7  ferma  il  pnffo  ,  e  non  fortar  nel  fond$ 
Del  haTio  mar  la  uera  gioia  mia, 
.Paquì  có"  miei  diletti  ancor  dimora  : 
che  benché  tornin  teco  in  compagnia  ; 
,  Mentre  che  nejìe  il  Sul  dt  kice  $1  mondo  ^ 
Amor  o/o  dejiojem pretti*  accora  : 
Ma  laffò  ecco  l* Aurora  , 
Che^col  carro  uermglfo  il  giorli^o  apporta  : 
\ alene  lieta  ,  che  accaglia  ti  mare 
Con  le  Ninfe  piti  care 
Ne  fuoi  pregiati  alberghi  :  e  riconforta 
hie prati  d'Occidente  i  tuoi  deftriert , 
Perche  ftano  al  tornar  pr^fìi,  e  leggieri . 

C  an\on  ^fe'l  SoL-fi  lagna  y. 

dì  io  rendi  ofcura  la  ftta  antica  gloria  , 

^'x  JXiraRi  ,  il  tuo  celeTle  almo  f^lendore 
Ciamai  nel  mio  Signore  , 
Non  lafcio  di  piacer  brene  memoria  j 
^ero  fòr\è ,  che  gli  alti  pregi  dica 
Ùi  qyejla  notte  a  fmi  dtUai  amua , 


ALLA 


ALL  A  S\ DONNA 
G   I  V  L  I  A 

G  O  N  Z  A  G^." 


Olte  cofe  m  éjtttfie 
mie  fatich:  ferito  aue^ 
'"t  i rmt,  lUu l'ire  et  gru-^ 
tiofd  SigmrA  y  lequdi 
di  mn  poca  contente'^ 
^  mi  fono  ;  ma  ^ueU 
la  ,  chUo  foura  ogn' altra  maggiore  flt^ 
tno  ,  è  la  grafia  ,  che  per  i^uejìa  uia  mi 
fare  prcfjo  alquante  ualorofe  Signore  di 
foter  acfAiflare  ;  lequaU  con  molto  fer^-^ 
nove  amando  le  utrtìi ,  fj;ero  ch^ancora 
in  me  debbano  cjnel  dejlderio  amare  ,  che 
^  feguìr  co  fa  mi  J^rona ,  tanto  da  lor$ 

F  V 


dpprcì^a  hiinutd tdrÀ ,  *  Jelle  Affidi 
principalmente  mi  una  fere  ,  che  ciò  fà^ 
cendo  y  Unto  pin  m'accrefeete  di  f^piore 
guanto  che  alle  uoslre  rar^  utrin  e  ag" 
giunta  quella  dimna  l?elU'{^ ,  che  /tmtl 
non  credo  ^  ch'ad  altra^iL  Ctelo  donajfe 
I  Riamai  .  Ne  fi  potena  in  più  deano  aU 
\  hergOfche  del  Mipimo  còrpo- uojjro, chiu^ 
der  anima  fi  purgata  e  fi  gentile  .  Ft 
hen  mcfiro  d'ejferui  ueratftente  amica  la 
Natura ,  quando  con  ognt  fua  mduflria 
adorno  ti  uojìro  uirtuojo  ingegno  di  fi 
perfette  belle'^ ,  che  pur  un  mimmo  dt-- 
f etto  in  uoi  fi:orgermn  fi  pUote  :  Qmndi 
nafie  ardente  affetto  ,  che  sfor'^a  ogni 
fprtto  gentile  ad  affaticar  fi  di  far  rifo- 
tiare  il  uoflro  nome  in  ogni  parte  ;  cr 
inalzjirui  per  le  uofire  lodi  infìnal  cie^ 
lo .  Ond'io  defidcrofe  co'  gli  altri ,  che  gli 
alti  menti  uosln  per  la  mia  lingua  s'o^ 
dano  ;  et  con  quefìi  miei  uerji  piacer  al-- 
trui  ;  conofcendo  m  alcuna  altra  gnifii 
non  poter  meglio  l* orecchie  del  mondo  di-- 
Iettare ,  che  con  la  dolce  memoria  del  no» 
me  mfiro,ho  uolulo,che  ^uefie  mie  compo- 


Jlùmifcco  nella  fronte  lo  rechtm  :  e  ien^ 
che  ijuejlo  J!a  picctol  pegno  della  grande 
affettione  e  Jèruuìi  ,chUo  fin  tenut^r  di 
fartarui  i  non  per  tanto  uorrei  ,  che  ni 
cadcjfe  nel  penfiera  y  che  t animo  mio 
fòjfe  talei  anzS  dì  continuo  mi  doglio  deU 
la  Fortuna  i  che  non  ha^^ia  il  mio  haJ[o 
intelletto  a  quell'-alto  fegn9  di  perfettione 
inaUjito  y  che  mentano  le  uojlre  mrtuy 
Accmhe  io  pctejlt  honorarui ,  com'una 
delle  pili  perfette  Donne  ,  che  pojjlnrcol 
fno  ualore  guidar  la  ncfra  etaa  (jueUd 
antiqua  gloria  ;  cr  refmirla  ad  amfi 
Cr  p^^^^^^i  honort . 


fjX;  O    1   l'  O   7}  ^ 


B  E  R  N  A  R  D  O 

T    A    S    S     O , 


O  I  meco  fuor  de  Va'qia 

frefche  e  uiue , 
Oe  uojìri  chriftaRini  antri 

e  mufcofi  f 
>sinfe  del  pkaol  R./?eij; 

uoi  meco  a  paro 
Degli  ufatt  diletti  al  tut- 
to fchiue 

fiancete  ti  grah  L«i^r  ;  e  con  p'tetoji 
Accenti  accompagnate  ti  duolo  amaro  : 
Così  non  fian  di  uerdi  herbe  ,  o  dt  fori 
Wnqna  J^ogltate-  dal  caldo  ,  o  dal  gelg 


SECONDO. 
Le  ucjlre  tiue  ;     puro  fondo''  e  chiaro 
Turbato  dà  la  pioggia  ,  o  d^t  pasìori . 
Qual  terra  ti  teneua  ,  o  cjual  del  iid.o^  \ 
Marte  lucente  giro  ,  allìjor ,  che  i^cerba 
Morie  ,  morte  crudel ,  //  fatai  crine 
Sudfe  y  e  ftólfe  da  l*alma  ti  terren  uelo  , 
Qudnd*anco  era  Jua  etate  in  fiore  e  in  I?erb4  ? 
Koma  allhor  non  ti  uide  ,  o  le  latme     '  T 
Vtaggie  ,  oue  far  foléi  lungo  foggiorno  , 
Chuurefli  uàfto  in  ùoce  alta  e  dolente 
Lagrimar  de  Pltalia  ognt  confine . 
Lui  pianfero  le  piante;  e  d*ogn*mtorno 
Spogliar  d'ombre  ti  terren ,  lui  dolcemente 
Fiaitfer gli  augelli  ;  tigran  padre  hpennipo 
V fendo  fuor  del  cauernofo  monte 
St  uM  conerà  il  cielo ,  e  fieramente 
Accuso  t  fati  ,  e7  f^o  crudeldcfitno  ; 
E  fece  a.  i  bianchi  uelli  oltraggi  ^  onte  :  . 
S*udì  ti  Mincio  lagnar  pien  di  tormento  > 
E  fpoghato  di  gioia  e  di  diletto 
Turbar  il  puro  fuo  lucido  fonte  : 
Gonzaga ,  Garda  ,  Cbo  fen'^a  ornatnentQ 
hfire ,  e  Drimo  con  ptetofo  -affetto  , 
f  co*  begliouhf  molli  al  ctelo  albati 
\enner gridando .  o  Dei ,  Oet  date  aita 
Algiouene  fi  degno  e  fi  perfetto  : 
Cangiate  ti  reo  deftina  ;  e  gli  anni  tifati 
Donate  a  lui  di  cjuefia  dolce  uita  , 
A  queflo grido  al  fuo  dolce  natio 
hìido  (  lafciando  quelle  piaggia  herhofe  ) 
Tuggi  ogni  fera  timida  e  fmarrita  ; 
A  qtéefi^t  grido  il  gran  Qe^aco  nfa» 


De  L'onde  aUlfor  irate  e  tempeUofè^ 
E  J?ien  d* autorità  gtaue  e  fende 
Viffe  ;  a  che  f  'tu  uerfar  fi  amaro  Intanto  ? 
A  cJ}€  in  uano  fiar  mefie  ^  ungófdofe  ? 
Non  gioua  con  parlar  caldo     barn  de 
Tremar  la  morte  ,  che  per  méfio  canto 
Non  afre  di  pietate  Httqua  la^  mano  : 
Cofì  piace  a  colui  che  tutto  mde  ^  ^ 
In  qttefla  eglt  fentendo-il  fi-ale  manto 
Spogli ar (li* alma \  e  ne  i^alto  Oceano 
Ttfjfarfi  ti  Sol  de  la  fua  una ,  diede 
Al'dura  un  jol  Jojpiro  ,  tndt  al  fattore 
Coluoho  di  gKind'animo  depinto 
Kiuohi  ghocchi ,  e'Z  cor ,  con  pura  fede- 
1)1  jje  ,  i^ifnqua  giouai  con  quel  ualore , 
che  tu  mt  desii  ;  aìcrui  ,  fe  mni  (ojpinto 
Val  7^lo  del  tuo  antvre  >  honejle  parti 
ìyt fendendo ,  falu^i  ragione ,  t*l  uero  ; 
Lafciando  del  mio  fangue  il  terrtn  tinto  : 
.  E  i'to  pcjjo  giouar  ,  tu  che  compani 
I  giorni  noftri  ,  e  uedì  ogni  penfiero  , 
ì>^)  t%on  u^ltf  de  itmrJhttura  etate 
Coglier  il  fior  ^e/edi  morte  ti  mare 
^'itr  falcar  mi  conuien  ;  tu  mio  noccìneV9^j 
Tu  Tf/r ,  a  le  tue  riue  alme  e  beate 
Condm  il  legno  ,  e  noi  lafci.tr  errare 
l^ungamente  lontan  dal  uero  pcrto  .  • 
Cc  f  detto ,  un  tremvr  fi-edlo  e gthto 
Ne        ew/ro  di  citcfmfliiiiti  ;  e  al\are  • 
siihr  le  gride  al  ciel ,  dì' a  fi  grj.n  torto 
Hoi  di',  (pirto  (i  d^gnohauea  pr/u.ito.  - 
AUhàVfafcofi  il  Sol  gli  ardenti  r'^ggi } 


E  f erwè  //  mondo  ofiurà  nòtte  eterna  ; 
Tremar  Vaìpi  neuofi  in  ciafcun  lato  y 
hjfrtnaro^iùi  fiumi  i  lorutdggi%        •  ^ 
Vaer  fi  fe ,  come  fe  irato  ùeYna% 
nuoci  fi  fentir  borrende  e  ftrane 
Gridar  per  felu^  tacite     ombrofi  : 
ttna  mofiro  d*ogni  fita  parte  interna 
Voraci  fiamme ,  e  paUid'omhre  e  itane 
Ne  la  fembtan'^a  crude  e  pauentojè 
Scorte  nelfofio  de  la  notte  furo  ; 
il  Ke  de  fiumi  altier  con  Vurna  aperta 
targando  il fi-eno  a  laonde  alte  e  fchiumoje  , 
V/a  dal  gorgo  fuo  profondo  e  fcuro 
E  la  campagna  non  ancora  ejperta 
Ispira  de  l* acque  inondo  tutta  :  e  /èco 
Con  la  greggia  pofto  il  fecuro  ouile , 
E  di  pefci  lafcio  l'herba  coperta  ; 
Senti  Lupi  ululanti ^l* aere  cieco 
Vantica  Roma  ,  e' con  doghofo  fiite 
Gli  augei  di  trisio  augurio  allindo  ti  grido 
CatHar  acerbo  fato .  il  del ,  the  pria 
Tranqu'ìUo  era  e  feren  ,  con  uoglia  hoflile 
ÌAofirò^comete  tCrdenti  ad  ogìù  Udo  : 
Si  nttr  dal  ciel  con  tempefta  atra  e  ria 
Cader  fulgùri  ardenti  e  monti  e  ualli  • 
Aìlhor  'uedtito  haurefii  la  forella 
Co  i  crini  ffarfi ,  e  fen^a  leggiadria 
hi  uefta  ucdùuil  chiari  cbriJtaUì 
Verfar  dal  cor  per  ^una  e  V altra  fteUà  y 
A  Cefalo  giamai  la  bianca  ^urora 
Non  fi  mcfiro  fi  uaga  ;  al  dolce  Acfow  , 
ì^e  ai  caro  Marte  fitQ  Vmer  fi  beUa  :    -  ^ 


I  j  ^  L    I    B    K  O 

Vicinge  ella  ,  e  feco  piange  e  Paere ,  e  /*4r? , 
Gli  arbor ,  le  fere^  t  fajìi ,  e  le  perfine  ì  '  ' 
Afciuga  Amar  i  lumi ,  /  lumi  bellt , 
che  li  dan  tanti  lìonori ,  e  tante  fpoftliey 
Sol  co*  quali  guadagna  ogni  tendone  ; 
La  gentil  Vafnhea  l*orna  t  capelli  ; 
E  ne  Pordtne  lor  j}arji  raccoglie 
Con  le  Jorelle .  m  tanto  ella  dolente 
Grido  j  caro  fr^tel ,  f  ate  a  me  car^      ,  ;  ; 
Via  più  che  gU  occln  miei ,  chi  mt  ti  toglie  ? 
leco  i  piacer  di  quefla  fi. me  a  me)H£ , 
Teca  f  atd  de  la  mia  una  ti  chiara , 
E  dolce  fere  n  porti  ;  hor  che  mi  refi  a 
Mifiera  fen'^  te  y  [aldo  fcfiegno 
Del  noftro  honor  ?  ah  cielo  inni  do  auaro  ^ 
A  che  di  taniQ  bene  arri^chr  quffia 
Vita  mortai ,  e  queflo  mondo  indegno 
Ver  fitofio  ritorlo  f  ber  quando  mai 
Vedrò  co  fa  ,  che  piaccia  a  gli  occhi  miei  ? 
Se  teca  uifit  in  terra  ,  era  ben  degno, 
che  teco  in  ciel  umefii ,  e  poi  che  t  guai 
"^artifii  meco  ,  e  ì-di  infelici  erei  y 
Ver  che  non  parti  meco  anco  quel  ben§ 
Dou*hor  t*inal\i  f  e  perche  nel  uiaggio 
Strano  mi  lafct  ir  Job  5*  e  non  mi  [et 
Vidata  fcorta  da  q.uefVherme  arene , 
Da  quefio  mondo  tnhofj>ite  ,  e.  fc!u:iggt9 
A  la  aita  miglior  ?  t»  come  tomhre    .v  »ft 
Scaccia  da  gì/  ahi  monti  il  chiaro  Soìe^M 
Portando  il  giorno  con  l*ardenfe  raggio , 
Così  con  la  tua  uifia  hai  f^efjo  fgomhre 
Va  quefi'alma ,  dou*eran grftii  e  Jole, 


S  E  C  O  N  DO.  t  if 

Mie  noie  ,  e  ia  lor  nebbia,  folta  e  fcura:  ^  . 
Ne  pru  dir  fole;  eh*  a  la  Itngua  ti  fì-eno 
?oJe  ti  dolor  :  ma  in  uece  di  parole 
?ercotea^ì^aria  dt  fingislti  ;  e  dura  ' 
A  /f  Jìejja  j'^e- crudele  y  ti  molle  Ceno  v-.: 
Si  Jquar(iat4a  ^  e  le  guancie  \,  e  T aureo  crini . 
Vicinfe  del  fuo  dolor  pm  giornt  ri  cielo 
Sen^a  mqftrarft  mat  chtaro ,  o  fereno 
Tal  ^  che  temè  del  fecolnoftro  ti  fine 
La  terra  ,eidì  di  Vtrrha ,  e  freddo  geh 
Ajjalfe  ti  cor  de  mi/èri  uiuemi . 
VuUio  ptH  puro  che  l'elettro  l*onde 
Turbo  ,  laonde  lucenti  ;  e d'atrouelo  y 
D'atra  nebbia  fi  ctnfe       ale  genti 
Ver  più  giorni  s*afcofe;l€  fue  Jpondt 
Luigi  rtfonar ,  luigi  intorno  . 
Ne  ptu  Jlueggion  le  fue  Ninfe  al  uent§ 
Spiegar  le  crejpe  e  belle  chiome  bionde  ; 
Ue  fiher'^tr  per  le  ritte  al  lieto  giorno  : 
O  ignude  ti  bianco  pie  ,  nel  puro  argenta 
Cacciando  in  /chtera  t  bei  pefci  lafctut 
Hor  con  l'hamo  pigUarli ,  hor  con  la  rete  : 
Tiu  non  s*ode  Pajhr  dietro  armento  ■ 
Sedendo  luno^o  i  mormoranti  rjui  ' 
Sonar  la  fna  Sampogna  ;  e  rime  liete 
Cantar  d'umor  a  Galathea  ^  o  a  Clori  : 
Ne  piu^ ,  come  joleano  ,  i  lieti  amanti 
Ne  la  jcor"^  d'un  faggio  ,  o  d'un  \h  e  te  ' 
Scriuono  ri- nome  amato  ,  e  i  loro  ardori  ^y.  ' 
Ma  da  /era  a  matincfuerele  e  p^ant^.l^  K'^^V 
S'odono  in  uece  dt  canto ,  e  di  rt/o  ;     ■  '  '  Ot 
^  tiou  mpjlra  più  la .  finita  di  Latona      .  '.  i 


f|»  L    I    B-    IL  O 

V incerto  lor  camino  a  n^uicantp 
Con  la  tremula  Ihu  del  heluifo  ; 
N^d* Arianna  la  Uet-a  corona 
Va  dietro  al  carro  de  hf,  bella  Luna  : 
Per  fxir  holoa.  Nettunno  eterna  ^ uerr a 
Vaicaui  Jpechi  fuoi  fero  fire^tona 
Gl'irati  uenti ,  che  ne  Ilaria  brm  t 
Combattendo  col  mar  e  con  U  terra 
Suellen  da  la  radice  arbori  e  fasfi  ; 
E  fommergon  le  merci ,  e  i  (aldi  legni  j 
1/  uasìù  gorga  i  nauicantt  ferra 
Ne  l'alto  fondo  eternamente  ;  o  lafi 
CU  adduce  al  lito  di  fals*onde  pregm  : 
Veggonfial  Dio  del  mar  sù  per  le  riue 
T amie  f  inte ,  e  ueflt  humide  appefe . 
Ma  tu  jpirto  gentd  forfè  non  degni , 
For/e  non  curi  le  lagrime  urne 
Sparfe  con  puro  affetto  ;  e  ad  altro  intefi 
lìai  le  tue  luci  ;  ne  la  chiara  fronte 
Di  quel  tAotor  eterno  de  le  Jlelle  ; 
E  con  le  uoglie  del  fuo  amor  accefe 
Codiàehencelefti'^  enei  fuo  fonte 
^eui  il  nettare  [acro  ;  e  di  noueQe 
Gioie  ti  pafii  :  a  te  forgon  gli  amori , 
A  te  Venere  ride  ;  a  te  il  gran  Marte 
Orna,  l'ampio  fuo  giro  ;  e  le  più  belle 
Cofe  dijpenfa  ,  perche  piu  ti  honori  ; 
E  ne  la  piu  fublime  e  degna  parte 
Saura  glt  fpirti  già  per  fama  egregi 
y^inal"^  un  feggio  d'oro  ;  e  le  corone 
Ve  le  uittorie  tue  qutui  comparte  : 
Tal  i  (.he  .gh  antichi  heroi  ,  gli  antichi  ì 


S  E  C  0  N  D  O.  f}^' 
Cefar  Vìrrho  Akffkndro  e  Scipione , 
A  lealtà  tua  nirtà  rendendo  honore , 
Ogn^altra  compagnia  prendono  a  /chino: 
Ne  Jt  [degna  Virgilio  é  CkèYon e 
Venir  a  Jpender  tecoy  giorni  e  labore  k  -    '  j 
Salue  dunque  l^Ulgf  iìlujhe  e  druo  /  '-"'^ 
lo  ,  benché  fire\\!  ti  don  b^.jjo  O'  humik 
Véle  lagrime  mìe ,  fnefto  h  fpargò  ' 
Harciffo  ,  calta  ,  nardo' ,  e  fempreuiuo , 
Sempre  uerde  amarantho ,  e  eterno  Aprile 
"Prego  a  la  gloria  tua  fi,  che  letargo 
Uon  Jpenga  del  tuo  honor  la  chiarÀ  tromba  i 
Tepido  ti  tterno  ,  e  men  calda  la  fiate 
Hahhta  il  cénere^fucl':  coftefé  e  largò  '  ■  ' 
Di  fiori  ogni  paflor  Jpar^a  la  tomba  : 
E  le  Ninfe  piuùèUee  pm^rcghiate 
Portino  a  Voffit ,  attuo  dolce  ripofo 
Pieni  caneftri  d'odorati  gigli  ; 
Le  cetre  ogn* anno  chiare  ethonorate 
Cantino  a  gara  il  tuonarne  famofò 
Sì^  che  dtl  tuo  u alar  fimarawgU 
Il  mondo  ogn'hor ,  co*  fiioi  fMturi  figli , 


ASCIA  /e  rlne ,  c/?e Vo* 

y«fl/  chrift.iìli  > 
Brf^«4  Kgantppe  ;  e  co/  j^e/ 

croceo  ue/j     :    .  i 
Vieni  0  f  ratei    Amor  fa* 

ero  Himeneo  : 
Vieni  Himene  Himeneo , 
che  già  nel  cielo 
Col  lembo  fien  di  fior  purpurei  e  gialli 
Appar  V Aurora  ,  e  coft  chiari  giorno 
ToU*ha  dt  grembo  a  Tì>eti ,  e  fi  fereno , 
Come  fecola  alcuno  unqua  uedeo  : 
Cingi  gioiofo  le  tue  bionde  chtome 
D* amar aco  odorato  i  e  fiultuo  feno 


SECONDO.         f  4f 
Vìécrdi  allegri  panni  ^  o  d*ofiro  adorno  :  ' 
Scuota  la  deflra  tua  Vborrida  ptno\ 
che  con  le  pure  fiamme  l*aria  allumi-, 
Oue  lieto  ciafasn  chiama  ti  tuo  nome . 
*''Vfeni  Uimene  tìimeneo ,  che  già  ti  ajjféti'd 
ta  Vergine  reale  ,  i  ch  be^  lumi 
'  Vtomn"  gioia  e  piacer  cnfto\  e  diuino  ; 
hmnr  ì  fece  ,  eU  tua  madre  a  canto  , 
Ohe  d^hmeflt  defir  Ih/n  pieno  i! grembo  : 
ì.lLa  ,  come  dtl  eie l  nera  a ngielttta , 
SoJj>trando  talJìor  tacita  atcufa 
La  tua  dimora  ,  mtmtre  un  uago-netnbo 
Le  figliole  del  bo!  chn  dolce  canto 
Le  uerfan  [opra  dt  celefli  rofe  : 
Cento  uergini  elette  in  lunga  Cchiera 
Tutte  infpirate  da  diuina  MuTa 
hlteman  liete  i  tuoi  pregiati  honori  • 
E  d^ oltraggio  fluendo  a  primauera 
Di  pallide  uioh  et  amoro'e 
Spoglian  quejlo  depinto  e  uerde  lito 
Ver  adornarti  l'honorata  frónte , 
Viénr  HimeneUimeneo  ,  uieni ,  che  fuori 
Coronato  di  raggi  chiari  rdenti 
Ver  far  più  uago  il  bel  noflro  oril^onte , 
Del  gran  pndfe  Oceano  è  Apollo  ufctto  » 
Vient  Himene  Himeneo  ,  poi  che  ti  chiama 
Quel  altero  pafl or  ,  ch^Ualia  honora  , 
Cui  ferha  Minerò  Pactjue  alte  e  lucenti  : 
E  ^g^tf^ge  noti  a  le  parole ,  a  i  preghi  ; 
Non  far  ne  Vanirò  tuo  nona  dimora 
O  hello  iddio  ;  fe  g'amai  giufla  brama 
Dcjìo  d*arrMnte  alcuno  in  te  pietade  ; 


Apporta  ttn  ghgo  falda  a  tuìu  ffòHi  ^ 
he  Cloche  àue  leggiadre  anmehghi 
Connodoindtfjolubtle^etetnov 
Taùhe  lpetifìer ,  che  cfueìla  regge  e  ntoué^ 
,K^gga  ancor  queftaxe  quello  a  Urna  aggrade , 
Ch'd  f  altra  f  tace  -,  e  t  diletti ,  e  le  uoglte  - 
Sten  communi  tra  lorftn  ,  che  a  quelfe^o , 
Cu* allegro  ctafcun  urne  in  eterno  > 
Co*  timi  del  fuo  b onore  andran  uolando  ,  , 
G\i^  il  ì^Q  con  celilo  fumi  c!^  odo  e  ueggi» 
Kd  bel  liquido  fiio  cinto  di  foglie 
Di  lfeue  canna  le  tempie  honorate 
Chiamarti  con  fejlofo  alt  ero  grido 
E  con  ^igmide  Utnfe  andar  danTanào 
Per  l'aureo  fendo  di  quell'onde  chiare  : 
Vuntica  Pianto  del  Juo  ricco  nido 
Venuta  inquefteriue  alme  e  beate, 
•^eYhonorarUnol^e  alte  e  reali  ;> 
De  cari  figli ,  di  diuin  furore 
Kipiena  y  mentre  il  tuo  bel  lume  appare. 
De  frli  /pop  nóuellt  il  lieto  fato         :  :^ 
Carata  contai  parole  ,al  fitonch'hmQni 
Va  con  la  cetra  ,  e  le  gratte  immortah . 
Beata  copia ,  a  cui  con  lugo  affetto ^ 
Kidelaterrae'lmare'yacmleHelle 
frometton  uiuer  lungo  e  fortunato  : 
Mai  con  più  dolci  e  -più  cari  legami 
Ncwi  firinfe  infìeme  due  anime  belle 
Caflo  Bimeneo  ;  uoi  file  ha  Gioue  eUttà  \ 
fra  tante ,  che  dal  ciel  fonodtfcefe 
Ver  efempio  del  bene  eterno  e  uero  : 
De  la  Hodra  radice  ancor  più  rami 


S  E  G  O  N  f>  0.  141 

Dì  ^Konde  carchi ,  ^  di  fori,  e  dì  frutti  » 
Adorneranno  il  hd  latine  impero 
Tal ,  che  le  genti  di  ualore  accefe 
Verran  col  grembo  aperto  a  ccr  dì  terra 
I  far  caduti  da  le  ricche  piante  : 
Ter  noi  Imitali  a  homai  co*  gli  occhi  afciutti 
Si  fregherà  da  coft  pigro  fonno} 
E  col  primo  ualor  falda  e  confante 
fonerà  fneala  fna  lunga  guerra, 
"fortunato  marito ,  a  te  la  luce 
torta  col  bianco  piede  ti  giorno  chloTù^ 
Tu  dt  tanta  beUe'i^a  altero  Donno    -  • 
Viurai  felice ,  ne  mai  pietra  negra 
\n  dì  ti  fegnerà  ne  l'urna  amaro  » 
.  Ecco  ^  eh* Amor  con  honejìà  ti  adduce 
la  gentil  Margherita  ;  e'I  uago  uifo  , 
T/  pone  in  grembo  ,  ^  gh  aurei  crej}i  crjni 
Ecco ,  (he  uiene  uergognofa  e  allegra  - 
Ne  le  tue  care  braccia  ;  e  baci  mille 
Tra  le  purpuree  rofe ,  e  i  he*  rubini    .  .  ^ 
Grata  ti  porta  con  un  dolce  nfo  ì, 
La  nobtl  Donna  ,  in  cui  corte/e  e  larg^^ri 
ìlciel  cotanto  di  uirtute  tnfufe ,  ^ 
Che  uiuran  dopc  lei,  molte  fauiUe 
Accefe  del  fuo  honore  ;  //  nome  cui 
Voi  che  faran  tutte  le  labbra  chiufe  , 
No»  temerà  mortifero  letargo  ; 
Quanto  s'allegran  ne  celcft  /canni 
Tra  ipiu  famofi  Imperadori  e  Kegt , 
Che  gran  tempo  regnar  quà  giù  tranui 
Gli  auoli  fuoi  in  miglior  mta  uiui  : 
E  d'altro  alteri ,  che  d*aurati  fregi. 


i4'4  L    I    B    R.  O 

fYefa<rhi ,  che  di  lei  da  qui  a  pocì?*ami 
V errati  nipoti ,  cìje  la  ricca  fede 
Kicoureranno ,  e  la  lor  patria  antica ,  . 
Vacendofi  per  fama  eterni  e  d.'ui  : 
Veltce  Mine  0  ,  mai  giouin  fi  bella 
iNo»  bebbe  l*a<.cjue  tue  ;  ne  fi  pudica 
St  lauo  nel  tuo  fonte  il  bianco  piede  , 
Orna  gii  alberghi  tuoi  molìi  e  mufcoji 
D/  usrdi  foglie ,  e  l*honorate  nue 
De  piti  bei  fior  de  la  Tiagton  nomila  ; 
Sfargan  le  Sinfe  l*auree  treccie  al  uento 
Sotto  a  ghirlande  di  tranquille  olme  ; 
E/  uengano  incontrar  gli  noui  fi^ófi, 
chiudi  le  dotte  labbra  o  fajgici  Manto  ,  * 
che  già  tìimeneo  col  ricco  flammeo  imham 
Vra  noi  s^^ifinle  a  le  tue  uoci  intento  : 
Ardete  Viro-inellè  odor  faheo; 
E  poi  ché  non  l*hhbhiar*i  pregiato  tn  uaHQ 
Salutate  hddio  con  lieto  cani  o  ;       /  ^ 
Spargete  tlxiel'dixaitit  c  di  uiole  : 
Date  le  fue  cotone  ul  facrcrvume  ;    ^^"^  ^ 
Ditè^mené  tìimeneo  ,  faine  Umieneo^ 
Salue  pregiato  \ddin  ,  Vatre  ri  [chiara 
Intorno  intorno  col  tuo  fanto  lume  : 
Beco  Uìmenéo  ,  e  tté  pur  tardi  o  Sole 
\nuido  Sole  ;  e  non  rtm  nr  il  dte 
Con  p'uudo'^e  p^ffh  a  l'Occidente  ì 
Yorfe  bM  coft  leggiadra  e  rara 
Ti  punge  il  cor  de  la  )?ouetla  fpofa  , 
fermato  là  5^  rd  carr^  ardente 
Noi  Idfct  gir  per  le  tue  watevte  . 
Deh  Iprunu  Apollo  t  tmi  lenti  cor f  iti  ; 

t  rendi 


SECONDO.  t4f 

E  rendi  il  mondo  ofcur^o  e  /colorito , 
che  già  la  notte  tacita  e  dogliofa 
Biaftna  la  tua  dimora  ;  e  tn  pur  tardi 
O  Sole,  inuido  Sol ,  fa  più  Jpedito 
il  tuo  camino  ,fe  gi amai  pen/ìeri 
D'Amor  //  rofer  l'alma ,  aÙbor  che  i  lumi 
Ve  la  bella  Leucothoe  ,  /  lumi  ardenti 
Col  muo  raggio  delar  dolci  [guardi 
jWcefero  nel  cor  gli  alti  defiri  ; 
O  cruda  Clitia  (  oime  )  perche  ccnfinù 
A  la  fua  morte  f  tu  pur  ti  con  fumi 
Et  al  girar  del  Sol  girile  foglie. 
O  Sole  tnuido  Sole ,  ecco  l'iddio  , 
Ecco  Uimeneo  ,  la/eia  che* l  mondo  giri 
Vhumida  notte  co^fuoi  lumi  acccnjt  ; 
"Lafcia  che  i  lieti  amanti  a  i  lor  defiri  • 
Vongano  fne  ,  a  l'amorofe  uoglie . 
Aprite  0  cajie  donne  l* auree  porte  , 
die  la  Luna  nel  del  candida  appare 
E  chiama  al  fonno  i  trauagliatt  fenfi ; 
Vieni  Vergine  faggia  ,  e  ricco  dono 
De  le  helleT^e  tue  celeTU  e  rare 
Va  al  caro  amante ,  cui  t*ha  dato  in  forti 
Benigno  fato  ;  a  che  pm  tardi  homai 
t>*un*honeflo  rojjor  tutta  dipinta  ? 
No;?  far  dimora ,  che  mentr*to  ragion» 
Eugge  la  notte ,  e  da  loco  a  l* Aurora . 
1/  marito  t\it tende ,  e  Palma  auinta 
Ha  di  dolci  dcfiri  ;  e  dolci  lai 
Tragge  da  i*amorofo  ardente  core  : 
Vieni  Vergine  lìluftre  a  l'aureo  letto  ^ 
Al  letto  gemal ,  che  lieuel'borti 

6 


I  4  <f  LIBRO 

II  tempo  fegue ,  e  fin  che  mai  kggìérA  ' 
'ìcugge  Li  nette  hrene  al  tuo  diletto . 

0  caTio  letto ,  eterno  e  fanto  honore 
Ti  prema  in  m€\o  de  graditi  amanti  ; 
Vi  anta  mai  non  t:  bagni  ^  ne  ti  fialdi 
Mai  foco  di  fof}>!r  ,  quieta  e  uera 
Vace  riferii  ti  tno  molle  tranqfdillo  i 

1  pargoletti  amor  ueT^ofi  e  6^ (di 
Schermino  in  te  col  gioco ,  e  piacer  tanti 
Sentan  le  pinme  tue  tenere  e  moRi  ; 
Quanti  lumi  più  chiaro  ti  cielo  accende  ; 
O  quante  lagrim* io  da  glwcchi  JìtUo 
Quando  ti  defir  mt  f  ede  :  ecco  che  uiene 
La  reni  donna  ,  al  chì  bel  lume  fplendg 
Varia ,  ch^amanta  i  diletto  fi  colli 

Di  queflo  uago  eIrma  ,  o  litto  fpofo 
ìnuitto  federico  ;  ardente  raggio 
l>i  pregiato  ttalor ,  ch'ai  fommo  bene 
Con  Cab  del  de/tre  a  nolo  aliato 
Scorgi  non  lunge  il  fin  del  tuo  ftiaggio  ; 
Prendi  per  uero ,  e  tranquillo  ripojo 
Quefta  giouane  beila  ,  e  fpendi  feco 
tatua  più  uerde  e  pin  font  a  etade 
Vra  foaui  diletti  :  accio  del  prato 
De  le  belle"^  fue  celeTii  e  diue 
l^af&hino  fieri ,  cÌk  le  tue  contrade 
Adorni n  sì ,  eh* ogni  hatino  e  Greco 
hod'n  la  lor  ua(^he'^\a  ;  e  fendo  aperta 
TeTlimonio  de  ì*alta  tua  uirtute 
A  le  genti  future  ,ferbin  uiae 
te  reali  fmighe  ,  in  cui  la  Jpeme 
Vonga  l' Italia  de  la  fua  falute , 


SECONDO.  147 

Tal ,  che  fiotti  ogni  lido  hermo  e  deferto 
Vt  ideologo  y  e  di  Gonzaga  intorno, 
eia  con  l'aucrie ,  e  con  la  bianca  neue 
La  Virgtnella  il  caflo  letto  freme  ; 
E  un  pieno  grembo  di  piacer  ti  [erba  : 
Dijgombra  ogni  penfier  noiofo  e  grette 
Lieto  marito  ,  euaa  dolce  foggiorno 
Ou^Himeneo  ti  chiama  e  la  tua  Donna  : 
Del  giardino  d*Amor  fiorito  e  uerde 
"Prendi  la  rofa  dolcemente  acerba  , 
CheH  del  largo  ,  e  benigno  a  te  fol  diede  5 
La  qual  con  più  uaghe\\a  ogn^hor  rinuerde  j 
\a  y  che  non  trotterai  Ptnuida  gonna , 
Chi  i  tuoi  dolci  diletti  a  te  contenda  ; 
Scher^te  infame ,  e  da  gliocchi  e  dal  ut  fi 
^euete  quel  piacer ,  che  ui  concede 
Venere  cafla  ;  e  Jtan  le  uoglie  pari  : 
llquale  ogn*hor  ne  le  uojìr^alme  aftfi)\ 
A  t ut t* altro  ui  toglia  ,  a  uoi  ui  renda  : 
Viuete  lieti ,  e*/  fior  degli  anni  uoftri 
Cogliete ,  mentre  la  Hagion  gentile 
il  ui  confente ,  e  gli  anni  ignudi  auari  , 
E  fia  ogni  uoftro  frutto  a  uoi  Jlmile , 
Degna  materia  dt  purgati  inchwfìri . 

G  V 


FAVOLA  DI 

PIRAMO3  ET 

DI    T  H I S  B  E 

T     A      S      S      O  . 


H  I  farà  maìy  fe  uoi  Do»- 

HAnon  fete 
'iJ/oue  per  fe  non  potè , 

erga  la  mente  ì 
Da  cui  mi  utene  ogni  gen^i 

til  penjìero  . 
Voi  col  fauor ,  che  da  uo9 
Jlejja  hauete , 
1/  bel  uoftro  intelletto  alll^te  al  uero  ; 
che    eterna  uiriù  caldo  ^  ardente 
Tornando  a  uoi  ,  celejìi  alti  concetti , 
Ouunque  uoi  negli  altrui  petti  injpira . 
\oi  dunque  fol  deuoto  ,  e  riuerente , 
Voi  fola  inuo:o ,  co*  penfter  rtjlretti 


SECONDO.  14  j 

interno  a  be'  mflri  occhi ,  oue  Jtmira 
Cofe  remote  dagli  humani  ingegni  • 
Inf^ir  atemi  uoiccn  quel  ualore  , 
CJja  i  fegreti  del  c/e!  gì*  animi  tira  . 
Se  uojho  fon  ,  tioftra  mrtt^  non  /degni 
Donar  a  t intelletto  il  fito  fauore 
Ginettra  honor  di  cjuejìo  fecol  noflro  , 
Troppo  per  uo't  febee  ,  e  auenturofo; 
Deh  rivolgete  o  cara  Donna  il  core  , 
Ou  è  chi  mai  non  fa  d'altri  che  uoflro  i 
che  mefio  mi  uedrete  e  lagrimofo  , 
Doue  Salerno  il  fuo  gran  mar  tiagheggia  ; 
On*alberga  uirtute ,  e  corte fia , 
Cantar  t  uosìri  honor  filo  e  penfofo , 
Cercando  fempre^ucol  penfier  ttiueggìa* 
Conforme  oggetto  a  la  mta  uita  ria  , 
Ch'altro  lunge  da  uoi  non  è ,  che  doglia  , 
Angofcia ,  e  morte  lo  mio  Jlile  ha  prefo  j 
cantiamo  dunque  o  bella  M  ufa  mia 
Hor ,  che  honefìa  pietà  l'alma  m'tnuoglia 
Hor ,  che  di  bei  pmjier  m'hauete  accejò  , 
Dì  Viramo  ,  e  di  Thisbe  i  fon  amori . 
X,  a  ,  doue  il  gran  Babel  cinfe  di  mura 
Colei ,  che'lcor  hebbe  agrand'opre  intefo  ; 
Doue  l'Eufrate  bagna  e  l'herbe  e  t  fiori  , 
Sotto  maligne  fleìle ,  in  quefìa  ofcura 
Vita  aperfero  gli  occhi ,  ambt  d'etate , 
Ambi  di  beltà  pari  alta  e  gentile  : 
E  uolfe  la  lor  fera  empia  uentura  , 
Ch'un  muro  fol  le  lor  cofe  honorate 
Vartiffè ,  Amor  col  tacito  focile 
N«  l'età  fatKiuUefca  ^  e  ancor  in  herba , 
G 


if  o  LIBRO 

Ne  lor  teneri  cori  accefe  il  foco , 
Tale  ,  c^hanendo  ogn* altra  cofa  a  uiU  ^ 
Mentre  la  pargoletta  etate  acerba 
I  lor  dolci  fojpir  giraua  in  gioco  , 
E  confentiita  a  le  lor  prime  uoglie , 
I  [empiici  penfter  partiano  infieme  ; 
Dolce  ricetto  ad  ambi  era  un  fol  loco  , 
Da  che  il  caro  Thiton  la  uaga  moglie 
Lafciaua  a  laonde  yfin  che  ne  letìreme 
Vani  de  l'Occidente  andana  ti  Sole  ^ 
E  mandaua  nel  del  la  fua  forella  : 
O  lieta  Ulta ,  fe  più  ardita  fpeme 
Nofj  foffe  nata  in  lor  yma  cofiuoU 
chi  ne  regge ,  egotterna  iniqua  /Iella  : 
Crebbe  retate ,  e  col  cangiar  de  gli  anni 
Cajtgiosfiil  puro  e  femplice  defto , 
elle  utene  e  parte  con  Veta  noueìia  ; 
E  a  far  s'incominciar  del  cor  tiranni 
Venjter  più  arditi ,  dal  cui  grembo  ufcié 
Houa  fpeme ,  e  dejir  caldi  e  cocenti  ; 
AÌlhor  umer  in  altri ,  e  in  fe  morire 
incominciar  i     a  pagar  il  fio 
Di  lagrima  ad  amore ,  e  dt  tormenti , 
che  fece  le  lor  guancie  impallidire 
'Portar  glhanni  ti  di  fio  ;  magli  leuarù 
Vagio  d\vìd'srlo  a  la  bramata  riua  ; 
La  mifera  fanciulla  con  martire 
Dal  proprio  padre ,  a  cut.  gradito  ,  -e  C4r» 
Erd  //  fuo  honor ,  di  liberta  fu  priua  . 
O  mondane  uenture  ,  hor  che  non  potè 
Brama  quel ,  che  potea  quando  non  uolfi  ; 
Ne  più  potendo  i  da  glioccht  deriua 


S  E  <:  O  N  D  ;0.  151 
Amaro  htimor  ;  e  bagna,  ambe  le  gote  ; 
"Penfl  chi  proua  amor  qua!  duol  s^accolfe 
Ne  l*ahTie  lor ,  ne  lor  teneri  cori , 
Vofcia  che  prmi  fur  de  dolci  [guardi  | 
De  le  dolci  parole  ;  kmor  fi  dolfe 
Seco  più  uolte ,  e  pianfe  t  loto  amori  ; 
il  ben  perduto  y  e  cono fatito  tardi; 
Ne  potendo  impetrar  da  fieri  padri 
Al  giogo  maritai  d*effer  uniti , 
Spinti  dal  duol  de  gli  amorofi  dardi 
De  communi  piacer  diuenner  ladri  : 
Amor  gU  fece  oltre  l'ufato  arditi  ; 
E  gli  injègnaua ,  e  gli  fcorgea  talJ?ora  , 
Oue  inuolar  poteano  i  lor  diletti . 

0  potenza  d^amor  ,  quel  che  infiniti 
Occhi  non  uidcr  per  molt*auni ,  allhora 
Vider  gli  accorti  amanti  i  il  mur ,  che  i  tétti 
Vaternt  di.uideua,  in  parte  aperto 

Aprma.  il  calle  a  le  dolci  parole  ; 
Oue  pieni  di  tema  ,  e  di  fi/jjetti 
Con  baffa  noce  il  lor  martir  coperto 
Se  facean  nato  ,  a  la  fcfc  ombra ,  e  al  Sol&t 
ìndi  fitlean  a  l'uno ,  e  l  altro  andare 
Le  lor  dolci  luftnghe  ,  et  lor  jojpiri 
Sen\atimir  d'alcun  fecuri ,  e  Jole  : 
ìndi  ciafcun  di  lor  Jolea  acculare 
Il  muro  auuerfo  a  fuoi  dolci  defiri  ; 
Cttidicettan  piangendo,  muido  muro 
Cerche  del  noflro  duol  diletto  prendi  ? 
Verche  con  più  pietofo  occhio  non  miri 

1  martir  nofiri ,  e*/  pianto  acerbo  e  duro  ? 
P*rJ;e  fi  come  U  dola  fi/ito  rendi 

G  iiij 


ij»  LIBRO 

De  Putto  a  Valtro  ,  non  lafci  che  in/temi 
Si  congiungano  i  corpi  amati ,  e  cari  ? 
E  fe  pur  troppo  è  ciò  ,  che  ne  contendi 
Almeno  i  dolci  baci ,  che  la  Jpeme 
NVm  pili  uolte  promeffo ,  e  t  uoler pari  : 
Ne  pero  ingrati  (tam ,  ma  ogniun  di  noi 
li  rende  gratie ,  c*habbi  il  uarco  dato 
A  la  uoce ,  de  nojlri  coft  amari 
Vi  do  me ff aggio  ;  e*/  del  preghiam^cbe  i  tuoi 
Sajìi  difenda  con  eterno  flato 
Dal  tempo  auaro  ,  e  da  le  fue  ruine  ; 
Indi  dal  fofco  de  la  notte  fpinta 
A  forjna  a  dipartir  ,  prendea  comiato  , 
E  le  parti  del  muro  a  lui  uicine 
haciaua  ogniun  di  paììideT^  tinto  : 
Ma  non  fi  tofto  la  uermtglta  Aurora 
Di  gigli  ornata  il  crin  ;  cinta  di  rofe. 
Il  del  di  bei  colori  hauea  depinto , 
che  fean  ritorno  a  sì  dolce  dimora  : 
E  pofda  che  più  uolte  con  dogli ofe 
Voci ,  con  mormorio  baffo ,  lagnati 
Si  furo  in  uan  de  la  nemica  forte 
Ciafiun  di  lor  arduo  fi  dijpojè 
Gabbar  ^accorte  guardie ,  e  i  dijpietati 
Varentiy  e  ujcir  de  le  paterne  porte 
E  lafdar  la  città  ;  ma  perche  errando 
Non  andaffer  d'intorno  a  1* ampio  piano 
Per  quefie  ,  e  quelle  ute  lunghe  e  di^orte , 
Vun  co*  ptè  ,  e  col  penfìer  l'altro  cercando  , 
Diffegnan  di  trouarfinon  lontano 
Al  Jepelchro  di  Nino ,  la*ue  adombra 
Il  uerde  piano  un  gelfo  alto  e  fiondofo  : 

Era 


SECONDO.  ffj 

"Era  del  marmo  a  la  finijìrd  mano 
\n  gelfo  antico  ,  che  con  la  frèfc  ombra 
Tenea  un  lucente  e  puro  fonte  afcofo 
Vi  bianchi  pomi  allhor  fuperho  ,  e  carco  , 
Cofltra  lor  fermato  il  lor  dt/egno 
Afpettauan ,  cheH  del  lafciando  ombrofi  ■  " 
A  pór  gtà  in  Occidente  il  caro  meati:»  *  - 
Cifj'e  ?irrho;  e  già  colmi  di  /degno 
Aectifauano  il  dì ,  che  pigro  ,  e  lento 
In  grembo  a  l*Ocean  facea  ritorno . 
Ma  lofio  y  che  la  notte  battendo  a  [degno, 
CHeJJ^ero  ancor  co"  be*  raggi  d* argento 
A  fuo  mal  grado  prolongajje  il  giorno. 
Venne  uejlita  di  /iellato  manto  ; 
Vaccorfa  giouenetta  il  uago  uifo 
\ elata  ,  u/cì  for  del  natio  foggiorno  • 
Qta  col  tremulo  lume  apriua  alquanta 
La  Luna  il  fofco  de  la  notte ,  e  fifo 
hìtraud  i  dolci  furti  de  gli  amanti , 
Vnd*ella  in  tai  parole  a  lei  rtuolta 
^  Sciolfe  la  lingua  .  o  Dea ,  /e  mai  conquifa 
Yìaue/ìt  il  cor  da  i  chiari  lumi  e  fanti 
Ve  tramato  pa/lor ,  benigna  afcolta 
Le  mie  parole  ;  e  le  mie  colpe  ifcufa  : 
Tu  ancora  fo/}i  amante  ,  e  i  Lamij  faj^ 
T^lùm  ueduta  dal  del  più  d'una  uolta 
Ne  la  più  bella  ,  e  chiara  luce  chiù  fa 
So/Jfintadaldefìamouer  i  pa/ìi 
fer  foggiorhar  col  caro  ìindimione . 
Coft  dicendo  ;  a  la  gelata  fonte 
Col  folUcito  pie  uicina  fa/?i  ; 
E  fitto  il  gelfo  ad  a/^ettar  fi  pont 
'      G  y 


tSi4  LIBRO 

Sen\a  temer  di  fere  oltraggi ,  i>d  onte  : 
In  que/la ,  ecco  apparir  molle ,  e  fchiumofa 
Di  caldo  [angue  una  fera  Leena , 
che  per  J^anger  le  uoglie  ingorde  e  pronte.^ 
\eniua  a  l* acque  in  uifta  empia  e  fdegnofa  : 
Vedela  Thisbe  ,  e*/  bel  loco  abbandona 
P/«  che  pardo  legger  ueloce  e  prejìa , 
Che  la  tema  a  fuoi  piedi  aggiunfe  l*ale 
E  mentre  fugge ,  e  che'ltimor  la  /prona  . 
Le  cadde  d  bianco  uel  de  l*aurea  tejia  ; 
Ne  per  ciò  ferma  il  corfo  ,  an^i  il  mortale 
VerigUo  a  pena  di  fcampar  fi  crede , 
QtMntHnque  omhrofo  Jpeco  L^a/Jecura  , 
Ma  che  giona  ejfer  faina  ,  fe  l*ajfale 
'Nono  timor  e  più  che  pria  la  fede  ì 
Hor  ha  del  giouenetto  altra  paura  , 
che  no*l  reggia  la.  fera  ;  o  che  non  poffa 
fuggir  da  l'unghie  irate  ;  (^r  ^  Diana 
Kiuolta  con  la  mente  humtle  e  pura 
Vice,  deh  [anta  Dea  ,fe  forfè  moffa 
Vha.  il  nofiro  error  a  uendetta  empii  e  (Ir atta 
Vercliio  lafii  il  tuo  coro ,  e  le  compagne  , 
E*i  pregio  uirginal ,  riuolgi  l^tra 
Contra  me  ,  c  ho  peccato  ,  ^  allontana 
Da  lui  la  pena  ;  ne  uoler  che  bagne 
Si  puro  f angue  fera  cruda  e  dira  . 
Poi  c*hebbe  l'animai  fero  e  fels^ggio 
Spenta  con  laonde  l\tjfeitata  uogha  . 
Tornando  ne  le  jelue  alte  t  rimira,  y 
E  uede  ne  l'herhofo  hermo  uiaggio 
De  la  fanciulla  la  caduta  JpogUa  ,. 
E  con  la  bocca  >  e  con^  l'HngImS  fangiu  > 


S  E  C  O  N  O  O. 

Ancor  tinte ,  lo  fquarcia  in  m/Ue  parti: 
Trouala  il  giouenetto ,  e  come  foglia 
Conofcendola  trema  ,  e  me/lo  (angue 
P«r  temendo  di  lei  ;  ma  poi  gU  [parti 
\ejligi  uede  de  la  cruda  fera  ; 
E  dt  (angue  macchiato  ti  caro  uelo 
Grida  ,  mai  non  potrà  morte  leuarti 
A  queft^alma ,  a  feguir  pronta  ,  e  leggiera  i 
he  tue  orme  honorate  in/ino  al  celo 
Spirto  gentil  ;  anXi  una  notte  infame 
Ne  terrà  al  mondo  cieco  ,  e  a  quejìa  tuta  f  y 
Ahi  infelice ,  io  fui  certo  ;  e  no*l  celo ,  :j 
Cagion  del  tuo  morire  alma  mia  Jf>eme  , 
Io  fol  t*ho  Ulta  mia  morta  e  tradita  : 
che  ccmmandai ,  che  ne  la  notte  fvfia 
\enijli  in  lochi  ftrani  e  pauentofì  ; 
Ne  prima  uenni  con  la  dejìra  ardita 
A  far  fecuro  ti  calle .  O  fe  s^imbofca 
Qttì  fera  alcuna  in  quejli  lochi  ajcofi , 
Venite  à  lacerar  cjuefla  nccente 
Carne  ,  dt  utuer  pm  f degno  fa  e  fchiua  , 
Verdutala  fua  pace  e  i  juoi  rtpo(i , 
lAa  che  dicalo  ?  di  pauentofa  menti 
ÌL*l^deJ?ar  d*effer  dt  una  priua  . 
Cefi  dicendo  ti  rotto  uelo  accoglie  ; 
E  fvtto  l'ombra  ti  porta  ,  oue  douea 
Gli  amoroji  defìr  menar  a  riua  ; 
E  dt  lagrime  ti  bagna  ,  che  le  doghi 
Gli  aprtuai'iO  dal  cor  ,  doue  n'hauea 
\na  profonda  ,  e  non  mai  fecca  uena  ; 
Indi  baciatùl  mille  uolte  e  mille 
Con  doloro/e  uoct  alto  dicea  , 

G  yi 


ifé         L    ì    B    R  O 

A77 ima  bella  ,  che  fot  per  mia  pena 
Col  raggio  de  le  luci  alme  e  tranquille 
Tacejli  fi  del  dt  tue  belle'^  uago  , 
Ond'hor  t^ha  tolta  afor^a  ;  ajpetta  almeno , 
Che  tinto  il  ferro  di  purpuree  Thlle 
Venga  con  te ,  con  cui  filo    appago  ; 
No»  gir  fen\a  quejValma  al  bel  /erena 
Delterl^  del  y  douet'ajpetta  Amore  ; 
Ne  ti  fia  men ,  che  in  queftccutta  grato  , 
Ch^io  porti  i  tuoi  paifkr  meco  nel  ftno  , 
Tu  teco  i  miei  ;  e  del  commeffò  errore 
Ver  don  humilti  cheggio  ;  e  poi  che  flato 
Lajfo ,  fin*io  Cagion  de  la  tua  morte  , 
Tintran  teco  infìemei  giorni  miei . 
Cofi  detto ,  col  ferro  il  manco  lato 
Ardito  fitrafflfe  ;  e  apri  le  porte 
A  Valma ,  apparecchiata  a  figttir  lei , 
che  già  credeua  ejjer  nel  cteto  afcefa  , 
Non  ha  ancor  de  la  piaga  alta  e  profonda 
Kitratto  il  ferro ,  che  i  fuoi  lumi  rei 
Comincian^a  fentir  t ultima  ojfefa 
Vi  morte  ;  e  graue  già  nebbia  circonda 
Il  uago ,  e  bel  feren  del giouenetto  : 
Cadde  in  terra  fuf  ino  ;  e  come  fuole 
TaUhora  (e  per  for'Xa  è  chiù  fa  l'onda 
In  qualche  lunga  canna ,  o  uafo  diretto , 
Dou'abondi  ad  ogn'Iyer  ;  tofto  ch^al  Sole 
Moflrar  fi  potè  ;  e  uede  aperto  il  calle 
Soaue  mormorando  in  aria  fale , 
Ed'^effer  Hata  chmfaalto  fi  duole: 
Cofi  il  [angue [alia  tal^ch^ale  Jpalle 
Ctua  del  gelfo  ,Cf^^     crtne  eguale  , 


S  E  C  O  N  D  O.  ts7 

E7  facea  molle  dt  purpurea  pioggia  : 
I  bianchi  frutti  di  fangue  macchiai '  j 
Cangiar  l^habito  ufato  ,  e  naturale  ^ 
E  fi  mofirar  con  dffitfata  foggia 
Di  uermigho  color  tinti  ornati: 
Ecco  timida  ancor  la  Donna  riede  , 
E  l'amante  co*  gli  occhi ,  e  col  de  fio 
\a  ricercando ,  uaga  de  gli  andati 
Perigli  dar  conte'^a ,  e  farli  fede  ; 
E  uedendo  ne  frutti  ti  hr  natio 
Color  cangiato  yìia  dubbio  fa  e  incerta^,  ' 
Se  c^uel  fia  il  gelfo ,  ouero  Hata  pria  . 
Ma  mentre  Tiu  fujpefa  ,  fcorge  un  rÌ9 
Di  fangue  y  di  che  inerba  fra  coperta  , 
E  uede  ti  pouerel ,  ch*ancor  hauia 
Alcun  Jpirto  uital  tutto  tremante  ; 
Subito  pauentofa  il  uoltù  tinge 
Di  faUor  di  urola  ,  e  fide  futa 
Dal  penfìer  primo ,  e  uolge  ambe  le  piante 
Tur  Pamorofa  tema  la  fojjringe  ; 
E  torna  ;  e  mira ,  e  riconofce  al  fine 
EJfer  il  caro  amante ,  eH  fuo  diletto 
Venfi  chiuncjue  amor  ne  lacci  ftrtnge , 
Se  fu  graue  il  dolor .  Vaurato  crine 
lutto  fifcjuarciae  fi  percuote  ti  petto  ^ 
"Et  abbracciando  ti  corpo  amato ,  e  carQ 
Bacia  il  gelato  uifo  ,  e  le  ferute 
Bagna  dt  pianto  con  dogliofo  affetto  % 
E*/  fangue  caldo  ancor  col  pianto  amaro 
Mifchia  ,  gridando  .  ernia  uera  faltéte^ 
O  di  mia  uita  albergo ,  unico  bene 
Di  quefia  rnifefalma  »  okfe  iimm  i 


ts?  L    I    R    El  O 

Qualcafo  mi  t*ha  tolto  f  Imi  giù  perdute  ■ 
Le  uoci  ?  non  ri/pondi  a  la  tua  fpme 
Viramo  a  TÌusbe ,  a  i  tuoi  graditi  amori  ^ 
Deb  diramo  riijjondi ,  hor  che  ti  chiama 
ìJamata  Tisae  tua»  Al  caro  nome 
Gli  Gc<hi  coperti  di  mortali  Jjorrori 
lAifero  apcrfe  \  e  con  ftetofa  brama 
Gli  affiso  nel  bel  uifo  ,  e.  ne  le  chiome  ,  . 
hidi  li  ihiufe  in  queto  fonno  eterno  . 
Mentre  Th'sbe  p  iagna  e' L  freddo  uifo 
hacicpào  ,  iaua  leierrene  fome 
(1/  mondo  e  pttt  fejitjja  hauendo  a  fcherno  ) 
Di  caldo  pianto  \  rimirando  fifo 
\iàe  la  fj)adu  ancor  di  fangue  molle  y 
Vide  il  fuo  uela  lacerato  in  terra  ; 
Ec&mhbe,  c'buue.1,  fe  Jlejfo  ucctfo  : 
Allhor  grido  ,  come  furio/a  e  folle , 
La  tua  mano,e*l  mto  amor  t^han  fatto gutrra 
ÌAifaro  ;  ma  ancor  io  ho  mano  ardita  ,  i 
E  umor ,  che  tnfteme  mi  daranno  ardire 
Vi  fcioglier  Calma  ,  che  rinchiude ,  e  ferra. 
Quefto  career  terreno  ;  a  l*altra  una 
Ti  ucro  dietro  ;  e  fa  dei  tuo  morire 
io  fon  fiata  cagion  ,  faro  (ompagna  , 
che  morte  (  ancor  che  ao  joLi  potea  ) 
ì^on  mi  potrà  mio  ben  da  te  partire  : 
Auaro  inuido  ctel  ci)!  ne  fcompagna  ? 
chi  rì2i  ti  toglie  e  fura  ,  hor  ci?* io  douea 
Viuer  teco  felue  una  e  lieta  ? 
Attendi  anima  cara  ,  il  pa/J'o  affrena  , 
C/;*/a  uo  tcco  uenir ,  ccnic  /oìea  , 
Mentis  mi  fu  banig^io  il  m.o  pianeta  ; 


SECONDO.  ijf 

Arbor ,  che  già  ri  copri  la  terrena 
Spoglia  mortai  d^m^amante  mf elice , 
Hor  per  coprir  di  dot ,  conferua  i  fegni 
Di  tal  pietà  Jt,  che  fi  J]^enga  a  pena 
La  memoria ,  ma*l  tronco  e  la  radice 
Tua  del  [angue  di  doi  molle  ,  ^ingegni 
Vi  produr  frutto  ,  che  conforme  fin 
Ad  ambi  i  fangui }  e  teflimomo  uero 
Di  noftra  morte  a  i  peregrini  degni , 
che  qui  addurrà  pietate  e  Cortefia  , 
Cofi  detto ,  fui  ferro  crudo ,  e  fero 
Appoggiata  col  fianco  ,  il  freddo  core 
Traffiffe  ;  e  mando  l*a\ma  ignuda  e  feiolta 
A  ritrouar  per  folingo  fentero 
V altra  (  forfè  faltta  al  fuo  fattore  ) 
Varbor  del  nouo  fangue  unWtra  uolta 
Ajperfo  ,  di  color  negro  ,  ofiuro 
Ve/?/  i  fuoi  frutti  ;  e  di  pietate  adorno 
Verche  fi  rara  fe  non  fia  fepolta 
Memoria  tien  del  cafo  acerbo  e  duro  ; 
E  terra  ogn'hor ,  fin  che  fia  Fianco  il  giorm 
Di  far  dietro  a  V Aurora  a  noi  ritorno . 


r  ^  o 


A  L  s  1 

V  I  T  3?  ri  R  I  A 
C  O  L  O  N  ISf  A, 

M \A        H  E  s  a 

I>  I  PESCARA. 


E  u  D  o  eommune 

^.'ifttriti)  di  Aratura  , 
^!^i*jìnj^im(i  et  uìrtiio^ 

l^S^^^^&i  ^^^^     uiuerji  in  ^«f- 

 ^  j}^  mondo  eternamene 

te  defìderi  ;  c^uelli  tn^g^mmente  , 
che  di  pia  alto^  noi?  ile  mt  e  II  etto  ,  fo^ 
no  ,  non  r^cjfendofi  per  conptution  di 
chi  negQuernei ,  in  qitejìa ,  che  noi  chia^ 
mimo  mia ,  gU  prefiritti  termini  de 
^  '  lutate 


Ti 


1^1 

^'etate  trappdfare ,  chi  per  unauia, 
hi  per  un'altra  (  come  meglio  puote  ) 
fuefla  immortalità  di  procacctarji  s'af-^ 
-atica  ;  accioche  fe  Morte ,  eh' ad  alcu» 
ì0  non  perdona,  a  quefto  lume  ne  toglie  ; 
l  nome  almeno  nelle  memorie  delle  genti 
^rejìi  uiHo  .  Ter  laqual  cofa  ,  fenduto  c4 
iuto  nel  medejimo  dejtderto ,  e  conofcen» 
do,  che  quefli  miei  fcrittt  da  fe  flejsi 
non  pojfono  all'ingiurtofe  forzs  del  tempo 
mtraflare  fi ,  che  pochi  anni  alla  fecon^ 
da  Ulta  non  mi  tolgano ,  ho  deliherato  uà 
tendomi  del  uojiro  fauore  ,  di  procurar, 
he  con  le  candide  ali  del  uojiro  nome  fin 
z^t  lequali  di  fiUeuarfi  da  terra  non  ar* 
direbhono ,  tanto  s'inalano ,  che  rapace 
mano  de  gli  anni  nelle  ruine  del  mond^ 
non  gli  nafionda .  Sperando ,  che  fi  co^ 
me  fola  quellUhiJimo  grado  di  perfet^ 
tione  ,  che  in  eia  finn  arte  ,  in  ogni 
fcientta  firitroua,  occupato  tenendo;  J*;.- 
fo ,  et  tutte  l'altre  nelle  bone  lettere  più 
famofi  di  gran  lunga  anan^ando ,  e  col 
mio  delle  uoftre  proprie  penne  fopra  le 
HeUe  leuandoui ,  hauete  co'  raggi  della 


X  é%  I 

fioflra  uirtu  iUnfirafa  quefta  mflra  età 
farete  etiandio  contenta ,  che  quefle  mi 
egloghe  ^  elegie  umino  nel  fino  dell 
uojlra  glm4  y      col  lume  de  uofi  ri  hoT^ 
neri  JgQmhr andò  le  tenebre  dei! A  loro  imvj^ 
perfettìone ,  tanto  pm  uolentieri  dal  mo 
do  lette  fieno  ,  quanto  piti  gli  ornament 
delle  uojtre  uìrth  le  renderanno  belle .  iV, 
perciò  di  minor  obi igo  ai  faro  tenuto  y\ 
the.  di  molti  altri  benefici  yde^  qual 
(  mercè  del  liberale  animo  iioftro)  m'ha 
uete  fatto  degno  :  anzj  di  maggior  e 
conciofiacofa  ,  che  quelli  a  difendermi  dt 
i  difagì  di  quefta  noflra  ulta  m'hauerdìk 
no  aiutato ,  queHi  dall'eterna  morte,  ^ 
perpetue  tenebre  dell' oblinione  mi  difen' 
dcranno  . 


EGLOGA 

PRIMA 
A  L  C  I  P  P  O. 


D  I  quel  rio ,  che  mormo» 

rando  f  ìngne  ; 
E  pax  che  dica  con  dogliofi 

accenti , 
Alcippo  è  morto ,  o  duolo 

acerbo  e  grane , 
Dunque  meglio  è  ,  che  con 
duri  lamenti , 
E  con  lagrime  amare  io  l*aLcompagne  » 
Cordonami  iddio  Pan  ,  fe  caldo  e  fianco  , 
Hor  che  da  me^oH  del  m  fcorge  il  Sole 
Vorfe  ti  dormi  m  qualche  ombra  foaue  : 
E  con  pietate  afcoha  ti  duro  cafo 
E  uoi  Mufe  filueftri ,  fe  parole 
Ad  ango/ciofo  cor  dettafie  un  quanto 
Viene  dt  puro  e  di  dolente  affetto  ; 
Quefle  fian  quelle  ;  hor  cominciate  homai , 
Mentre  taccion  le  diue  di  Varnafo , 
Alcippo  l  morto ,  o  [mi furato  affanno .  . 
Adria  infelice ,  quatido  unqua  uedrai , 


1^4         L    I    B    H  O 

?ra  tuoi  fgìt  un  fi  faggio  e  fi  perfetto  ? 
Garrula  Vrogne  col  tuo  canto  amaro 
Accufa  meco  ti  fuo  crudel  defìmo , 
hlcippo  è  morto .  infupportahil  danno  : 
Vedi  k  facra  ^  honorata  Vale 
Cd  crine  fgolto ,  e  col  bel  uolto  chino 
Vherhe  bagnar  di  lacrime ,  aaaro 
Cbidmar  il  del  ;  e  maligno  il  fuo  fato  ; 
E  intorno  a  lei  con  ucci  alte  e  doglio f^ 
VOreadì  gridar  ;  e7  fero  Jìrale 
Uiafmar  dtmorte  ,ela  parca  fuperba: 
Ne  più  tornar  ne  Valte  felue  ombro fe 
De  cari  monti  ,oal  lor  foggiamo  ufato  : 
hìa  dtfj)re\(ando  t  lor  lucidi  fonti 
Cercar  ti  più  rtpofto  ofcuro  horrore , 
Alcippo  è  morto  ;  o  cruda  morte  acerba  , 
Vedi  ti  padre  Netunno  ;  e  feco  infame 
Tutti  i  Dei  d*  Adria  del  lor  falfo  fuor  e 
^eder  nel  lido  con  le  mefle  fronti  ; 
Per  cui  conforto  al  facro  lembo  intorno 
Stanno  il  uecchio  Eenaco ,  e7  fao  bel  figlio  , 
Quel ,  che  d*Antenor  ne  le  riue  freme , 
V Adige  ,il?o,  il  Tefm.VAdda,  e*/  ^etaurt 
Cinti  dt  fronda  di  cuprejfo  il  ciglio  . 
Alcippo  è  morto ,  o  ingrato  e  fero  giorno  , 
che  n*hai  priuati  di  fi  ricco  pegno  : 
Odi  la  dolente  Echo  ,  che  in  obito 
Voflo  Narciffò  fuo  caro  thefauro , 
Ktpiglia  ti  fin  de  lor  pietofi  gridi . 
1/  delpn  fuor  del  fuo  albergo  natio 
Ne  gli  [cogli  deferti  dt  duol  pregno 
Accufa  morte  iela  fua  uita  Jpre'^a  : 


 1 

t  SECONDO,         i<f  ^ 

^f*Ìg^-^no  t  bianchi  armenti, €  intorno  erraìt" 

^^^g^egg'a     fin'^  ch^akun  U guidi  j  (do 

Ne  bem  accana  di  fonte  o  fafie  ber  betta  • 

Eccola  fida  Naf e  ychle  latrando 

Kichìama  il  [ho  Signor ,  ne  più  uaghe^a  ' 

Ha  di  fera  cacciar  cruda  e  fugace . 

A Icifpo  e  morto,  hor  meco  piagni  ahi  mondo  , 

Vouero  mondo ,  et^  uile  e  negletta  ; 

Quando  ne  le  tue  fchole  oVakhauefti 

Vajìor  a  lui  [tmile ,  ne  fecondo  ? 

Quando  l-haurat  ?  (  efa  detto  con  pace 

D*ogn\2ltro  )  o  felue  ,  o  piagge  apriche, o  riue, 
■>  Ouefoleacon  fua  greggia  talhor a 
i  Cantar  errando  dola  rtme  agre/li  , 
,  Quando  udirete  mai  fi  chiaro  fuono  ? 

5/  foaue  armonia  f  ecco  ,  eh* ancora 
j  ìmprejfo  di  fua  man  nel  tronco  uiue 
;  D/  quel  Mtrtho  Aretufa ,  o  lieta  pianta  , 

O  ben  nato  arbufcel,  crefca  il  bel  nome 

Col  tronco  infame  ,ele  fue  f rondi  dono 

Br/mo  d'Apollo ,  e  de  Mte  [orette , 

Cingano  ogn' hor  le  più  f amo fe  chiome . 
m\  Alcippo  è  morto  .  o  chiara  anima  fanta  , 

Che  nel  più  degno  ^  honorato  loco  i 
)    De/  cielo  fcorgi  il  Juo  ricco  lauoro  , 
I  E  fitto  a  i  piedi  tuoi  uagar  le  fi  elle  : 
^  Mira  da  quel  celefie  altero  albergo 
altra  corona  ornata ,  che  d*aUoro 

Ognipaftorpertedi  pianger  roco^ 

Spager  di  f rondi  l'arido  terreno  ; 

E  ombrar  le  fonti  di  frondofi  ramo  ; 

\edi  me ,  che  di  pianto  ti  uoho  adergo  ,  i 


i 


r<r  (f  L    I    B    fL  O 

con  ìcaflo ,  e  col  dotto  Falerno , 
Sottra  la  tromba  il  tuo  bel  nome  chiama  % 
Odi  MirttUa  ,  che  fi  batte  il  feno  . 
I  fento  un  corno  ,  a  ia  cui  mce  altera  > 
Ktfuorta  ti  bofco  ;  e  d^ogni  intorno  il  monti 
\ogbo  tacer ,  che  di  Diana  temo ,  •  ^ 

La  (jual  fuol  uenir  Jpe/fo  a  queflo  fonte  ' 
Ver  rinfrefcarjt  con  l* amata  /chi era .      '  ^• 

EGLOGA      S  E  C  O  N  D  ^  A'* 

C    O    R    I    D    O    N    E.  ^ 

Oflri  pan  quefltfort,  e  uoflre  qttij 
-  Vermiglie  rofe  ,  aure  fiaui  e  hetr^ 
Voi  àngeieui  il  crine, io ^me tre  pUì 
Quel  garrulo  augellin  con  ucci  méf 
chiamerò  Coudon  ,  piante  fe  hauete 
Amor  alcun ,  uoi  pur  amafle  ancora , 
hfcoltate  il  ynio  duolo  acerbo  e  fero ,  ^ 
O  cfudel  Coridon ,  nulla  pietate  ' 
'i  /  punge  ti  cor, perch'io  mi  ftrugga  ogn%on  ^ 
Uè  ftiggi  0  Ccridon  f  me  t  che  primiero  ^ 
Cotanto  ama/li  ?  e  non  ti  fon  più  grate 
Quejìe  purpuree  guancie  e  queflo  erme  f  ' 
ViUide  più  non  ami  ,a  cut  Joleui 
Portar  i  doni  de  la  calda  fiate  ; 
Portarle  frefche  rofe  e  mattutine  i  ^ 
Cui ,  alUmche  ne  f  rati  eran  le  neui , 
Vendean  ne  gli  ar bar  tuoi  pomi  maturi 
No»  fei  più  mio  Crudel  ynm  feipiu  mio  ? 
Laffa  nf>n  ti  fouien  quando  diceui  J 
Vrima  ahiam  U  notte ,  e  i  giorni  ofcttri 


SECONDO,  t^f 

^  Saran ,  prrma  anderanno  a  prcclol ria 
ij      Ver  acqfta  t  fonti ,  che  m*efca  del  petto 
l  JBillidètlmhoim,piumgoeheUp^ 
che  mattmtna  rofa  ;  hor  cfHel  defìo 
m\  più  fa  nel  tuo  cor  dolce  ricetto  ; 

Hor  pafcì  l'alma  d^un  pcnfìer  nouella^ 
,      Quante  uolte  écefti ,  o  cara  Villi 
Quanto  la  falcerà  la  pallida  olitfa , 
Al  bianco  Tauro  fempltcetto  agnello  ; 
Hi     Tanto  a  te  cede  ogn'altra  ;  hot  AmariUi 
Ti  par  di  me  ptu  Iella  ;  in  cui  s*auiuct 
La  tua  nouella  fieme  ,  e  ferhi  a  lei 
^ipf^ro  latte ,  e  Vhtrfute  cafìagne . 
;„j    O  crudel  Coridon  ne  Inombra  efì/ua 
h  I         allegro  le  ca  ntt ,  hor  a  i  crin  bei 
m}\  ^oje ,  e  le  campagne 

Ktfuonan  d'hmarilli  ;  ella  foaue 
'  E  più  dolce  che'l  mele  ;  c^r  fo  più  amara  ^ 
Che  l*a/fentio  ti  fon  ;  ne  perche  ha^rne 
Ver  te  diptanta.il  wfg  ,  o'I petto  laue  , 
^JJ^^  ^'  Mfi  M  ^^^^^  ne  cara  ; 
,     Qual  Nmfa  ingrato  fuggi  f  to  fon  pur  quella 

eh  amò  Ltcida  bel  ;  Ucida  ,  a  cut 
i  I  Verta  n  le  Ninfe  t  uaghi  fori  a  gara  , 

Chiamar  canta  ti  mio  nome  ,  ancor  m'appella 
Ne  l'ombre  dolct  e  frefche;  anch'io  gta  fui 
Grata  al  gran  Dio  d'Arcadia  ;  e  J}e/Jo  udito 
L  hanMfdechiamar  le  felue  intorno  : 
E  tu  ingrato  mt  fuggt  e  fegui  altrui . 
?    N^»  pero  ha  più  di  mei  frefco  e  fiorito 
AmanUtde  ti  uifi  ,  o'ifeno  adorno  ; 
Ben  che  fìa  bunda  ti  crin  ,  candida  il  mko 


L    1    B  O 

Kafcon  negre  mole  ;  cJ?e  d*odore 
Concedono  a  le  bianche ,  e*l croco  fcornoi 
Va  jpeffo  al  giglio ,  e  più  fottente  è  cohd. 
?ur  effetido  taltr'Ì7Ì€r  per  fuggir  thore  ' 
Calde  del  lungo  dì ,  dietro  le  fiere 
Di  iorer  laffa ,  ne  le  uerdf  riue 
Del  noflro  fiume ,  al^o  le  tempie  fiore 
Il  gtouene  Sebetbo ,  per  uedere 
S* alcun  turbaffiel* acque  frefche  e  uiue  : 
Od  oltraggio  fiaceffè  a  le  fue  fronde  i 
E  fi:orfe  me  ,  ch'aUhor  rinchiufe  hauea 
Quefte  mie  luci  dt  diletto  priue  ; 
Et  ornato ft  il  crin  dt  uerdi  fronde 
hafciando  Vurna yche  uerfar  folca  , 
\fcì  del  puro  fuo  tacito  e  cheto  ; 
E  le  chiome  hor  mirando  ;  hor  la  mìa  fronte 
Tutto  di  dolce  defiderio  ardea  : 
ìndi  col  bajìo  fuon  timido ,  e  lieto 
Chiamaua ,  o  Ninfa;  e  con  le  uoglie  pronte 
Hi  feria  il  uifo  d*odorati  fiori  ; 
Kllhor  fuegliata  per  fuggir  m*alXai% 
Ond^ei  mefìo  grido  :  Ninfa  al  mio  fonte 
Vieni  ;  Ninfa  gentd ,  hor  che  gli  ardori  > 
Del  Sol  cuocon  la  terra  ;  iui  farai 
Meco  dolce  foggiorno  ;  e  farai  Donna 
De  Maitre  Hinfe  del  mio  fondo  herhofo  % 
A  te  Naide  bella  O'  alt  re  affai 
Contente  tejferan  le  uerde  gonna  : 
A  te  il  mio  fiume  chiaro  e  dilettofi  -■ 
Serberà  ronde  pure  ,  /  fuoi  lafciui 
Vefci  :  tu  fwrgi  o  bella  Ninfa  ,  afijetta  ; 
Qh'io  fon  Dio  M  qpteJFacque\  Juidogliofo  : 
£  fuggendo 


SECONDO.  tSf 

E  fuggendo  il  lafciai ,  co*glt  occhi  fchiui , 
D'altro  mirar ,  che  te ,  deh  femplicetta 
Seguo  chi  m*odia ,  e  chi  mi  chiamit  fuggo . 
Ma  chi  m*afcoha  luffa  ,  altri  cheH  Sole  , 
E  /  uaghi  fior  dt  quefla  uerde  herbetta  ? 
Qual  aura  fia ,  mentr*io  mi  lagno  e  flruggo  , 
Ch'a  lui  riforti  ti  luon  de  le  parole  5* 
OdtH  tu  del  fereno ,  udì  tei  uoi 
Vi  ante ,  che  fiate  al  mio  lamento  intenti  : 
È  fe  fia  mai ,  come*talhora  fuole,-- 
che  più  benigno  Iddto  lo  fcorga  a  uoi  , 
Vateli  fede ,  che  filli  dolente 
Qui  la  fua  rotta  fe  pianfe  fouente. 

EGLOGA  TERZA, 
DAVAMO. 

Entr*io  Cólma  di  grauì  empi  dolori 
^agno  di ptanto;no  (juant'io  uorrei^ 
Del  gran  Daualo  m'o  ì^offafamofe  \ 
Cara  Nigella  e  tu  bianca  Licori 
l  ejiimonto  de  lunghi  dolor  miei  : 
Otte  per  quelle  piàgge  diletto  fe 
Cogliendo  rofe  ;  onde  il  bel  marmo  adornQ 
Taccia  di  lieti  fior  ,  c*hoggì  e  quel  die  , 
Ch'eterno  fine  a  miei  diletti  pofe , 
O  per  me  fempre  fero  acerbo  giorno 
principio  fol  de  le  mi  ferie  mie  ; 
Se  teco  ti  po^afti  cgni  mio  bene , 
che  noi  riporti  al  tuo  ritorno  ancora  ? 
che  non  rimeni  tu,  che  fai  le  uie , 
l>oi4e  tvghcjlt  la  mia  dolce  [pene  ? 

H 


17  0  L    I    B    R.  O 

Scorto  ho  piti  uolte  già  la  bianca  kuYora 
Kecarti  in  grembo ,  ne  pero  ueg^io 
CqIhi  ,  che  fi  porto  [eco  mia  ulta  : 
Dauah  mio  ,  che  non  ritorni  un'hora 
A  timer  meco  in  queflo  mondo  rio  ì 
Ch'a  for^a  indi  faro  teco  partita  : 
Vedi  Inartme  ,  Crocida  ,  e  Mrffèno  ; 
Qh*lmparan  da  me  a  piangerti ,  fi  come 
ìmpararo  ad  amar  ,  ne  pm  fiorita 
ìyUfiran  la  uaga  fronte-,  o  l'ampio  feno^ 
yìa  chiamano  pumgendo  ti  tuo  bel  nome  : 

0  belle  [fole già  ;  gta  lieto  monte , 
llora  tirane  e  deferte  ;  borrì  do  ,  e  fero  ; 
Squarciate  meco  per  dolor  le  chiome  , 
l.aceraicfti  il  fen  :  lafcla  lituo  fonie 
Seb'  th  ì ,  e  rompi  l^ urna  ;  ne  più  altèro 
Corra  ti  tuo  fiume  ad  arricchir  limare  : 
Vili  non  uedi'al  di  trionfanti  Jpoglle 
Carco  del  tuo  bel  corno  ogni  fcntero , 
Vin  non  è  cjuì  ,  chi  ti  faceua  ornare 

Di  corone  le  te-mp.'e  ;  //  del  raccoglie  ^ 
E  tlen.  fra  jiiol  più  cari  e  più  pregiati . 
Mcjìl  paflor  di  cjf^efla  uerde  riua 
Accompagnate  le  rnle  acerbe  doglie  , 
Per  lui  J!^ curo  In  quefli  uerdl  prati 
Gluan  k  g'^<^ggc  li^flre  ;  ne  s'udnta  , 
h\entr*ei  Uijjt  tra  mi  rapina ,    morte  ; 
Egli  de  /mt  cornuti  e  branchi  armenti 
\i  fn  Uirgo  yccortefe  ;  egli  u'aprlua 

1  fuci  rie  hi  the  forl  ;  ah  fera  forte  ; 
Aggiungete  co'  miei  u  firt  lamenti  ; 
La  lomba  ornate ,  el  jno  nome  lodando 


SECONDO.  rfi 

,  Vaghi  acamhi  uerfate  e  molta  rofa . 
Alma  gentil  tu  fra  l'eterne  genti , 
Ou'ogm  pena ,  ogni  martire  è  m  bando , 
0«'e  fempre  Tiagien  uerde ,  ^  cmbrofa , 
Wiui  felice  ;  e  non  inchini  il  uolto  , 
Voue  Crocule  tua  ti  prega  e  chiama  j 
Torfe  fiamma  nouclla  et  amorofa 
Ti  fealda  il  cor  fra  uere  gioie  inmìto  , 
Ne  teco  uiite  fin  l\tnttca  brama  : 
A  te  Venere  uaga  i  be*  crin  d'oro 
Forfè  d*€term  fior  lieta  s'adorna  ; 
E  più  che  Marte  fuo  t^appregia  ^y*  ama  : 
Forfè  fitto  un  celejìe  ,  e  uerde  alloro 
Teco  ne  fuoi  piacer  JJ>effo  ritorna  : 
ìó  ti  pur  piango  e  chiamo  ,  altro  non  poffò 
Darti ,  ch'ai  raro  tuo  ualcr  fa  eguale  , 
Fuor  che'l  penfìer ,  cì/ogn'hor  teco  foggiarla 
Fin  che  farà  l'ardente  (pino  f  offò 
(  che  0  pur  fa  tofo  homai  )  dal  juo  mortale* 
Già  ferba  tt  folea  ^ioie  e  diletto ,  . 
Hor  fol  caldi  fofpir  ti  ferbo  e  pianto, 
che  mentre  uiuo  fa  meco  immortale  , 
Di  cui  io  bagnerò  con  puro  affeitto 
Queft'urna  breue ,  al  tuo  ualor  cotanto , 
Cenere  facro  ,  poi  che  non  mi  reTia 
Altro  ,  che  dar  ti  pojja  il  mio  ynarlire 
Con  queflo  tr/fto  ,  e  dolor ofo  canto  , 
prendi  ihnmor  ,  che  langofiofa  emefa 
Alma  ucrfa  'per  gli  occhi  ;  e'I  mio.  deflrc 
Di  chiiider  teco  quefa  carne  ni! e  5 
E  ma}idar  l'alma  a  ritrcuar  in  cielo 
Chi  ne  lafcih  mcndrci  al  fio  para  re  ; 

H  /•/ 


17»  ^  LIBRO 

Viglia  i  bf*  doni  del  porito  Aprile, 
Di  ch*io  ti  {pargo  ,  d'un  ardente  l^to 
Kipietia  ;  e  frego  ti  citi  ;  prego  la  terra  , 
che  tf  fut  lene  ,  e  ti  dta  face  eterna 
Tal  ;  che  nm  poffa  mai. caldo  ne  gelo 
¥ar  onta  al  ma- ma  »  che  t*afionde  ,  e  ferra  ; 
lAa  fin  che  girerà  n/ta  fuperna 
Alta  di  t,e  memoria  il  mondo  fcerna  , 

EGLOGA     Q  V  A  R  T  A, 
G  A  L  A  T  H  E  A, 

S  C  I  T  E  pecorelleyhcr  che  dal  corno 
Del  1  auro  ti  sol  uinuitta  a  la  Pajìu 
Me  f  donate  fyigre  a'  pieni  prati,  (ra, 
V  he  quato  lor  [ceniate  al  lungo gior 
V'accre/ce  la  rugiada  frefca  e  pura ,     (  »p , 
Secure  ufcite  homai ,  ne  de  celati 
Lupi  temete ,  o  di  nemica  fera  ; 
Che  Melampo  ui  guarda ,  e  ui  difende , 
h\elampode  più  arditi  e  più  pregiati 
Cani  il  più  forte  e  bel ,  che  pur  hterfera 
Doue  %tlart  in  mariti  cerno  efende 
Tol/e  a  l*orfa  di  mano  t  cari  figli . 
Vafcete  bete ,  in  quefo  nie^o  afi/ò , 
Oue  co  i  uerdi  rami  al  fui  contende 
Quefto  arbufccl  ,  fra  f  or  bianchi  e  uermigU 
Kafciugandom!  alquanto  il  molle  uifo 
l^aro  minor  (  fe  narra  il  cielo  )  in  parti 
Col  fuon  di  qucfa  canna  il  mio  dolore  • 
O  bella  Gdlathea  da  te  diuifo  ; 
Da  te ,  c*hai  del  rrno  cor  la  miglior  parte  > 


SECONDO.  i7>  ' 

Stilla  cjuejVoccìn  in  lagrimofo  humore  : 
V(yfcoil  ferenrn  affemhra  ^  il  dolce  amaro  : 
Uora  gli  ofcuri  giorni  e  nubiloft 
fuggono  inanXi  a  la  Jlagion  migliore  ; 
E  /  garruli  augellettt  a  paro  a  para 
Tra  iuerde  manto  de  le  piante  afio/t^ 
Cantano  dolcemente  t  loro  amori  ; 
I  fumf  già  dal  duro  ghiaccio  fi  folti 
Del  pig'i^  Verno ,  puri  e  dilettoji 
\an  tra  le  fronde  di  purpurei  fiori  ; 
E  fin  dal  mar  tranquillamente  accolti  : 
Le  uaghe pafiorelle  in  compagnia 
inghirlandate  di  uermigbe  rofe 
Mojìran  di  grana  e  puro  latte  i  uolti  ; 
Jit  empicn  Vaere  di  dolce  armonia, 
ikime  liete  cantando  ^  amoro  fi , 
l\a  lafjo  ;  finiti  te  non  più  mi  pare 
Vi  quant*to  ueggio  allegra  co  fa  ,  e  bella  ; 
che  quando  hufiro  fiìperbo  con  Vaccjuofe 
Mir/ute  chiome  a  gli  alti  monti  appare  ; 
E  uer/a  il  cielo  horrihile  procella  : 
Soaui  i  fiori  a  l*api  ;  a  le  caprette 
Vaion  le  /rondi  dolci  ;  a  i  campi  i  r/ui  ; 
A  me  la  mia  ue/^ofa  pafiorella  : 
O  bella  Galathea  qui  fion  Vherbette 
DJl  color  dt  fmeraldo  ;  e  d^ambra  i  uiui 
Tónti  ;  ma  quefto  ,  che  mi  gioua  (  ahi  lajfo  ) 
S*/o  uim  fen\a  te  meflo  e  dogli ofio  , 
E  cf  ogn* altra  mirar  fon  gli  occht  /chini  ? 
lobo  fitto  quefio alto  e  duro  [affò 
De  Vantico  Salerno  un* antro  ombro/o  , 
D*hedera  cinto ,  la  cui  porta  adombra 
H  /// 


17  4-  LIBRO 

D4       de  lati  un  Lauro  alto  e  gentile  ; 

Du  l'altro ,  un  arhufcel  uerde  e  frondofo  , 

CÌ)ogntun  col  trine  inulta  a  la  doW ombra , 

Carco  di  forni  d*or  ,  cut  lieto  Aprile 

Eterno  dona  ogn'hor  fior  ,  frutto ,  e  fronda  ; 

Quindi  non  Innge  Jcende  un  picciol  fonte 

Da  l*altif?imo  jajfo  ,  a  cui  fimi  le 

Altro  non  bugna  ber  betta  ,  o  prato  inonda  : 

Quindi  fi  uede  la  fjjatiofit  fronte 

Del  gran  Tirrheno  ,  e  da  lontan  uenire 

Crefp.-indo  L'inde  l^aure  pellegrine  ; 

Quindi  fi  uede  ufar  de  Cori'Xonte 

il  Sol  cinto  di  ra/gi  ;  e  belo  gire 

Dietro  ìi^uroY.i  con  r aurato  crine  ; 

Qui  meco  u  ucreftì ,  e  meco  wfìeme 

A  i*appar:r  del  dì  yle  pfxoreile 

Da  l'alta  mandra  ,  a  U  pi^iggie  utcine 

Cacciarejh  cantando  ,  e  ne  le  ejireme 

"Parti  del  gn>rno  con  le  prime  sitile 

Meco  le  ch.amercftì  a  V antro  ofcuro  ; 

E  fie/Jo  ne  le  bete  e  frefche  riue 

Tra  Imberbe  rugtadoje  e  tener tlle , 

Lungo  qualcìie  rufcel  lucido  e  puro 

A  udir  il  /uon  de  le  dolci  aure  ejì-ue 

Meco  uerrejii;  e  c-antnrejii  ancora 

Meco  f^ejjo  ,  lodando  e  ?an  ,  e  Pale , 

Apollo  ,  Bacco  ,  e  le  filueflri  dme  ; 

E  con  foau!  bacì  d'hora  tn  bora 

Mifchando  ri  canto  ,  niuercmmj,  quale 

I  più  lieti  paTior  uiiieno  in  cielo  : 

Ke  curerei ,  che  cento  agnelli  ti  die 

Mi  togUejJe  rapace  empio  animale  ; 


S  E  C  O      D  O,  i7r 

HdUjJo,  memrè  che  per  doglia  il  fek 
Si  u.t  cangiando,,  de  jdéjtr  miei  faili 
Ubidendo  ,  doHe  bagna  ti  Pv  è  de  fiumi 
Poi  c'ha  raccolto  il  pnro  Mincio  m  feno  ^ 
Ti  fiigiorni  con  Htfo  ;  e  i  uerdi  colli , 
che  uider  lagrimar  quefit  dm  lumi , 
XeT^giono  i  uoftri  baci  :  Almo  terreno , 
Belle  contrade  amiche  al  mw  diletto , 
GÌje  non  gridate ,  mentre ,  ciò  uedete  ? 
Al?  ingrata  Galatìyea ,  la  doue  fieno 
Vedefii  di  d<dor  la  fronte ,  e*/  petto 
hatto  infelice  qttefìe  piaggie  liete 
Turbar  col  duro  fuon  de  fuoi  fof^rt  . 
chiamando  il  tuo  bel  nome  ;  hor  ti  diporti  ; 
E  ti  godi  con.Hifo  ;  ecco  un^ abete 
Tefìimonio  de  lunghi  fuot  martiri  ; 
A  che  cotanti  oltraggi ,  e  tanti  torti  f 
"Egli  ti  chiama  ,  e  ti  piange  e  fojpira  ; 
E  gir  lafiia  la  g'^'f^ggi^  i^la  erraatc  , 
bramando  un  giorno  ,  ch^a  la.  finenti  porti 
Cofio  gentil  paefe  ti  ciel  da  l'ira 
"Del Memo  guardi  le  tue  ricche  piante- , 
I  tuoi  uerdi  fioriti  e  uaghi  colli . 
Già  fimoflra  dal  ciel  la  bella  Luna: 
Andate  pecorelle  ,  andate  alante  , 
Accioche  forfè  gli  af/amatt  e  folli 
Lupi  di  uoi  non  ni'tnuoLjJc  alcuna 
Chiuflnel  fofco  de  la  notte  bruna . 


H  iiii 


^7  €  L    I    B    H  O 

EÓLOGA  Q.VINTA, 
A  M  I  N  T  A  . 


g^^^  O  R  ,  che  la  frefia  e  tenereUa  her- 

8        B  ^^^^  -'^^^  '  ^^^^^ 

C*/>^i  a  ijerhe  frefcìje  il  fondo  y  ed*  ambra  Poìs* 
Lauero  la  mia  greggia .  tu  cer netta    (  de , 
Viu  cara  a  quejìo  cor  ,  c/?*4  ^^//  occhi  il  lume  , 
Pt)/<«f  /  in  quefte  uerdt  herhofe  Jponde  ; 
Ne  gir  dintorno  errando  ;  che  fouentt 
La  cacciatrice  Dea  co*  ueltri  irati 
Ne  le  uicine  felue  alte  s^afctnde  ; 
Ecco  quell'ombra ,  cue  fòauemente 
Moueno  l^aure  i  far  uaghi  odorati , 
lui  fcher\ar  potrai  fola  e  fecura  : 
E  tu  Lacone  ardito ,  de  migliori 
Cani ,  che  mafidi  Sparta  e  più  pregiati , 
Vrendi  m  tanto  di  hi  fidata  cura  ; 
Guarda  ,  che  ueltro  i/ìran  non  la  diuori  , 
Qh*altra  fera  non  noccia  al  mio  diletto  , 
a/  pegno  dei  mio  amor  ;  ch*indr  mal  grado 
Ve  la  madregna  mia  ,  un  de  maggiora 
Vaft  tu  haurai  di  latte  puro  e  fchietto  • 
Ella  de  fior ,  che  più  mi  fono  a  grado. 
Cinta  n^andra  la  giouenetta  fronte . 
O  bello  Iddio  di  puejlo  fondo  herbofo  ; 
Il  cui  tranquillo  fempre  e  puro  uado 
Vreme  la  greggia  mia  ;  fe  nel  tuo  fonte 
forfè  ti  pofi,  0  fei  ne  t  herbe  afcofo 
Del  molle  regno  tuo ,  con  le  ftu  uaghe 

Ninfei. 


SEC   ONDÒ.  177 

N/rt/e ,  ch'a  gara  ne  l'humiàe  gote 
Viene  di  deftr  caldo  e  amorofo 
Tidan  baci  foam  ,  ncao  s\t[>paghe 
Vaccefa  tiogUa ,  a  le  f-etofe  note , 
A  t  gtufit  freghi  miei  Cammo  inchina  ; 
Ne  ù  tnrbar  [e  i  fewpUcetti  agnelli , 
Che  co'fiioi  raggi  il  Sol  ftrTa  e  frecuote  , 
Turban  quefta  onda  chiara  e  crijìallina  , 
Per  rinfrefcarfi,  e  diuentar  piu  bellt 
Vrendendo  qualità  dal  tuo  più  puro  : 
Verdona  a  me  ì* ardire  ;  e  lieto  prendi 
Ver  far  corona  a  tuoi  biondi  capelli 
Quefte  uermiglie  rofe  :  che  mi  furo 
Vate  dal  uagc  kminta  ;  ul\a  le  ciglia, 
Da  tuoi  liquidi  calli  o  bello  iddio  , 
E  prendi  il  don  ,  che  nd  lucido  fino 
Ti  ferball'onde  chiare  a  marauigjia  . 
,  heuete  liete  hcmai ,  fin  che'i  dejio 
\oftro  fia  /pento  o  pecorelle  a  pieno  % 
E  col  troppo  calor  V ardente  fete. 
Odi  da  queT ignuda  arida  pianta 
ta  mefia  tortorella  ,  che'l  fircno 
fuggendo  e'I  uerde ,  e  l^altre  cofe  lieti 
Uifera  e  fola  dolcemente  canta  5 
E  chiama  la  fua  cara  compagnia , 
Che  man  nemica  ,  od  altrui  amor  le  toglit 
ìnnida  man ,  fero  de  fio  ,  ch*a  tanta 
Doglia  ti  da  cagion  (  lajfit  )  la  mia 
Vena  non  finto  ,  e  l'amorofe  doglie  ; 
E  mi  pimgon  l'altrui  ;  lagnati ,  e  plora 
Lafciuo  augel ,  che  teca  a  paro ,  a  parò 
Sfffchero  queTi' interne  accefe  uoglie , 
H  ir 


i7B^^  L    1    B    K  O 

Voi  cììio  ragion  ho  da  dolermi  ancora  : 
Già  quattro  foli  e  quatt  ro  lune ,  il  chiaro 
Uro  han  mojhato  dal  Ldcon  del  cielo  ; 
Edate  l'ombre  a  la  frran  terra  e  tolte  , 
^  Voi  che'l  mio  caro  faTl  or  elio  ;  //  caro 
.  Ammta  -mio  ,  per  cui  fon  foco,  e  gelo  , 
Errando  ua  per  felue  omhrofe  e  folte 
Dietrg  a  le  fare  :  o  -mal  accorto  ,  o  folle 
il  fior  del  tempo  paffu  ;  e  non  ritorna 
Con  la  noua  slagion  ,  benché  più  uolte 
Vo  ripreglìi  e  richiami  ;  ecco  quel  colle 
One  t  tuoi  bianchi  tori  al\an  le  corna 
t>e  noflri  amort  tejìimonio  fido  ; 
Uie  uedouofi  appella ,  odi  l'armento 
Cut  frondofa  ghirlanda  non  adorna , 
La  fronte  come  fuol ,  ch'ai  tuo  bel  nido 
Co  miigiti  ti  ci) 'ama  \e  tu  pur  lento  , 
T«  pur  tardo  dimori .  o  ditte ,  a  cui 
Quefle  pallide  facro  e  uerdi  oUue  ; 
Dtue  de  fiacri  bofchi,  a  cui  ben  cento 
Vere  rendeao  honor ,  guardate  lui 
X>a  loro  oltraggi  ù ,  che  lieto  ardue 
In  quefle  amate  bracete  ,  doue  un  grembo 
Colmo  dt gioia  e  dt  piacer  li  ferbo  , 
\ot  pellegrine  e  foaui  aure  eflnte 
A  cui  fj^arfi  a  f  Aurora  un  fieno  lembo 
Di  foTTuer migli  e  bianchi ,  fe'l  fuperbo 
Auflro  non  turbi  il  mflro  lieto  flato  ; 
S*ognhor  ui  ceda  il  uerno  e  le  pruine  : 
E  Iranno,  fempre  fia  ucrde  et  acerbo  , 
Defendetelcoluopro  dulce  fato 
Si ,  che  del  mfo  fuo  le  frefche  brine 


SECONDO.  17  P 

lion  fentano  dei  Sol  gli  ardenti  rat  ; 
Hor  ,  che  col  carro  (turato  il  Sol  ritorno 

in  feno  a  l'Oceano  ;  e  le  utcme 
Viao-oie  rt,molha^  frefche  ,uf(;iiehQmaii  ; 
Vjcite  pecorelle  ;  e  qttt  a  intorno 
Va/cete  liete ,  mentre  dum.  il  giorno  »  . 

EGLOGA  SES  T     ^  P  M  O  , 

BATTO,     A  M  I  N  T  A  . 

Or,  c/7e  l1?(tmido,^rembo^a.,gl^j 
l^Hp  j^/wr/      •  ■     V,: Ci) 

fi  '^33  B  Ze/r/  ^/JJ-g  la  te'i'rn  ;eat  noui  JoJ^  ■ 
Rsfé^  A/^«  tencrdk  il  crini  ;  . 

'  Uor'Tdje  ^li  ofatri  dì  f^iggon  dauanti 
A  la  \icta  ìlugione  ;  e  gh  bermi  e  foli 
YoT'ri  fcuoionod  ghiaccio  de  pruine  ; 
Voì^pigrt  siate  in  fitrifti../ogg'orrn  ; 
Ne  ptii,  come  foleaiw  ,  al  Hcjìro  eletto 
E  dolce  fi^n  ,ne  le  phiggtenicme 
Saltan  gli  armenti  di  ghirUnde  adorni  : 
£  pur  Apollo  u/nf^ira  nel  petto 
Venficr  If^ggi^^^^     ^^i^  j  tlicona 
Pwr  [cono  uhan  Vlmmih  hUfeagrcJìi  ; 
E  f'tto  al  uojlro  crine  hirto  e  negletto 
E  d'hcdera  ;  e  d'alhr  uaga  cQrona  : 
Col  monda  mfìcrnc  d  usjho  cor  fi  defth 
anona  'T^ioia -,  e  laSiagion  n)uelui 
Salutate  con  dolce  canto  e  Leto.  . 
B,  lo  tìon  Ihdenio  mio  ,  potrà  ben  qt^efle 
Cantar  rime  le^g'^uire  ,  a  cui  la  belli 
doride  s'orna  lUrine  >  io  fol  ni  acquiti 
ti  y^ 


i«o  L    f   B    R  O 

Nf  U  mia  doglia  ;  cnntt  Aminta ,  a  cm 
Venere  fempre  ride  ;  a  cui  fouente 
Vtllide  m  qualche  bofco  alto  e  fecreto 
Vorta  d^amor  le  maggior  gioie  ;  a  lui 
Cantar  conuiene ,  é  Jlar  Iteta  e  ridente  , 
A  me  lagnarmi  ogn*hor ,  poi  ché  colei 
A  cui  cantar  filetta  ;  //  cut  bel  utfo 
Vorto  [colpito  ne  la  uiua  mente  , 
Chiude  l* antico  albergo  a  penjter  miei 
il  cui  bel  nome,  ouunque  gli  occhi  affifo 
\eggio  di  mia  man  firitto  al  cielo  ali^arfi 
Co* gli  arbufcei  :  da  quella  quercia  ombrofa 
Vende  la  mia  Sampogna ,  a  Inombra  afì  fo 
Vdro  piagner  quel  rio  ,  che  co'fuoi  f^arfi 
U  torti  rami  quefla  piaggia  herbofà 
Va  la  [et e  difende ,  canta  Aminta , 
Ch'io  piagnerò  la  mia  fera  uentura, 

A.  No«  ptu  dt  pianto  Amor ,  chefrefca  rofa 
Si  fatia  dt  rugiada  ,  o  la  depinta 
Berba  d* acqua  la  fiate  :  Amor  non  cura 
Viantoofofptr ,  Cantiamo  ^attoinfìeme 

,    Cantiamo  infieme  j  //  duol  fi  dtfacerba 
Talhor  cantando  :  e  men  noiofa  e  dura 
Vita  fiuiue  ^a  più  tranquilla  J]>emc 
A  ptu  gradito  et  alto  amor  rfferba 
I  tuoi  caldi  fojfirf ,  e7  tuo  pen fiero . 

B.  Cantiamo  Ammta  mio ,  poi  che  ti  piace, 
che  forfè  sfocherò  quefl^empia  acerba 
Doglia  col  meflo  canto  tlmrtu  primiero 
Comincia ,  mentre  i  bofcht  e  Inaura  tace  ; 
1  alternerò  con  dolorofl  accenti 

li  tuo  bel  canto,  s  le  tne  agrejii  note  • 


S  E  C  O  N  D  O.  181 

A.  No«  temete  ?aflor ,  benché  fallace 
nembo  dal  ctel  fi  moftrt  %.e  feti  uenty 

:    Minaccm  pioggia  ,  che  con  auree  rote 
chiaro  ritorna  ti  Sol  nel  grembo  al  mare  : 

B,  Tornate  al  caro  outle  0  fecorelle , 

*  che  la  pioggia  lontana  effèr  non  puote  ^ 
Voi  che  le  lor  querele  odo  cantare 
Garrule  rane  in  quefte  parti ,  en  quelle . 

A.  Tre  e  quattro  uolte  con  hquide  mei 
Yian  [aiutato  i  corut  n  giorno  chiaro  i 
E  fenica  più  temer  d* atre  procelle 

A  /  dolci  figh  lor  tornan  ueloci . 

B.  Lafciaii  i  dola  pegni ,  el  nido  caro  . 
Vimportuna  cornice  m  uoce  piena 
chiama  la  pioggia  ;  e  ne  l'arena  fola 
Seco  fi  [patta  con  un  canto  amaro  . 

A.  Ecco  Sita  ,  chiappar  ne  la  ferena 
Aria  j  e  dinanzi  al  meflo  Padre  uola  ; 
Che  l'ah  affanna  ,  e  di  uendetta  uago  ^ 
E  del  purpureo  crine  ancor  fofpira  , 

B.  Ecco  un  uitel ,  eh* a  la  madre  muoia 
E  del  futuro  rio  tempo  prefago 
Kl\a  Inerte  nari ,  el  del  rimira , 

A  fe  i  uenti  trahendo  e  Ilaria  grane, 

A.  Quefto  nembo  di  rofe  e  di  uiole  , 

che  grato  e  dolce  odor  d'intorno  /pira  , 
?orta  a  ViUtde  mia  Aura  foaue , 
Onde  fi  cinga  ti  crin ,  come  ella  fuole  . 

B.  I  cocenti  /ofpir  ,  che  fera  doglia 
M'apre  da  Varfo  cor ,  uenti  portate 
A  Galathea  con  quefle  alte  parole  ; 
Onde  dd  mio  rtMrtirUama  fi  doglia. 


i8t  LIBRO 

A.  Quel  uerde  Mirto ,  che  con  frefche  e  grate 
Ombre  difende  ogn^hor  Iherbette  e  i  fiori 
Va  la  fiamma  del  Sol ,  //'  /acro  o  Diua 
Bella  madre  d'Amore  e  di  vietate , 

B.  Queft^ amaro  liquor ,  che  manda  fuori 
Valma  d*ogm  piacer  ignuda  e  fritta, , 
ÌAeflo  ti  dono  o  Dea  del  ter'^o  cielo  , 
Cb*altro  darti  non  po  Batto  infelice  . 

P,  Lafciate  il  canto  homai ,  chlejfero  arriua 
Con  la  spellata  greggia  ,  el  fofco  uelo 
Si  pon  Ihumida  notte  ,  ne  pi  ti  lice 
Tener  gli  armenti  in  quefia  alta  pendice . 

EGLOGA  PESCATORI  A  DAVA- 
JuO     CROCALE  GALATHEA. 

A^,  doue  i  bianchi  p:è  lana  il  Tir- 
rheno 

D*[narime  jdifcefa  era  per  forte 
Crocale  mefia  a  ragionar  co  l'unde  ; 
A  fqiiurciarfi dolente  il  crine  ,  eV  Jt-no  , 
E  doler/}  de  fitf ,  e  de  la  morte  , 
Crocale  ,  :he  ne  Valte ,  e  ncche  f/'omle 
S^lacque  dd  Ttbro  ,  di  reale  ,  e  chiaro 
Sangue;  la  più  gcntd  Hnifa  e  maggiore  , 
Ch'unqtta  nafiejje  ,  ou'ei  Ligm  et  mondi 
Co*  [uoi  cerni  d  terrer»  5  per  cui  fi  caro 
Si  tien  Sebstho\  aliato  a  tanto  honore  : 
E  piangendo  dicca  riadta  al  mare  , 
Con  interrotta  uoce  e  doloro!. i. 
Ninfe  ,  che  uaghe  in.qurfio  jal'o  h/iivore  ^ 
hi^i  molle  Ulto  di  (jiufL\i eque  ambire  , 


SECONDO.  i8j 
Errando  ite  talhor  ;  de  l^nngofcìofa 
Crocale  ,  ^  infelice  udite  il  pianto  ; 
E  le  lagrime  mie  nel  grembo  accaglia 
Valga,  che  fla  neluoftro  fondo afcofa^ 
Già  di  foaue  e  dilettofo  canto  , 
Hor  u^emj^iro  di  pietate,  e  di  doglia , 
Voi  che  Danaio  mio  non  è  più  meco  ; 
Danaio  mio  ,  per  cui  cara,  e  gradita 
\n  tempo  tenni  quejla  frale  fpoglia. 
Deh  perche  come  col  penfìer  fon  [eco , 
Ne  mai  mi  parto  ,  non  è  feco  unita 
Queft^alma  in  del ,  ouei  fi  gode ,  e  ulne  ? 
Verche  non  porto  feco  al  fm  partire , 
Come  fece  il  mio  bene ,  anco  pìia  uita  ? 
Vdiro  il  grido  ,  il  grido  udir  le  Dìue 
Del  mar  pieno  di  doglia ,  e  di  martire  ; 
E  lafciar  gli  amoro  fi,  e  dolci  balli . 
Allhora  Galathea  la  uoce  amata 
Conobbe  ,  e  la  camion  del  fuo  languire  ; 
Che  fpefjò  fuor  di  quei  liquidi  calli 
t.ra  con  lei  di  foggiornar  ufata  ; 
Mentre  che  lieta  del  fuo  cìjiaro  fpo/ò 
Cantar  Joteua  in  uoce  alta  e  gentile 
La  f amo  fi  uittoria  et  honorata  ; 
che  fece  gir  col  uolto  rugiadofo 
Kiuolto  uerfo  il  ciel  con  fero  Tlile 
piangendo  Sena ,  Khodano  ,  e  Garona 
Il  lor  Signor  da  lui  già  uinto  e  prefo 
Si ,  che'l  fuo. pianto  udì  l'ultima  ihile  5 
E*/  neuofo  Appennino  ancor  ne  fuona  • 
Onde  col  cor  d*alta  pietate  accefi 
tafc/ando  k  compagne^  eHfuo  diletto 


t84  LIBRO 

\eloce  fuor  de  fnlfi alhergìit  ufcio  : 
T.t  abbracciata,  lei ,  cheH  petto  ojfefo 
$*hauea  piti  uoUe ,  e*i  crm  ,  con  dolce  affetto 
Veno  fece  di  pianto  un  caldo  rio  ; 
ìndi  chiudendo  a  U  lagrime  il  uarco 
Baciando  il  molle ,  erttgiadvfo  uolto 
Viffe  .  Po/  che  de/lino  acerbo  e  rio  ; 
Vofcia  cheH  del  de  le  tue  gioie  parco 
Via  fi  toflù  il  tuo  (J/ofi  a  fe  ritolto 
Ter  non  renderlo  mai  ;  pofiia  che  i  fati 
Non  (l  fanno  pentir ,  poni  a  glt  affanni , 
Von  freno  al  duol  nel  molle  petto  accolto  ; 
Ne  ftr  oltraggio  a  crini  crejpi' aurati  ; 
Vn  dolce  [eco  oblio  porti  i  tuoi  danni  : 
che  rifiorar  potrai  con  maggior  bene 
Vttr  che  ti  piaccia  ;  rafferena  il  uifo 
E  fico  il  tuo  dolor  habb/no  gli  anni , 
Nereo  m'o  padre  di  queJV ampie  arene  ; 
D/  qucfì^onde  Signore  ,  ha^l  cor  concjui/ò 
Va  la  tUit  gran  beltà  :  Nereo  figliolo 
Ve  rOcean  ,  del  gran  padre  Oceano  : 
E  co* pcnfier  ne  tuoi  begliocchi  affifo 
Vugge  i  piacer ,  e  fta  penfifo  ,  e  filo  ; 
E  t^ha  chiamata  lungamente  in  unno  : 
Non  fdegnar  fi  gr.in  Ke  ,  poi  che  ti  chiede 
Ver  fua  [poft  e  /ignora  :  alta  regina  . 
Sarai  di  quefto  mar  Jpatiofo  ;  e  piano  : 
Tanta  g'^^ggi^  rion  ha  cì>:  più  pojìtede  > 
Quanta  ne  pratt  bei  de  la  marinai 
T/  paCce  ;  un  carro  già  d^.iuorio ,  e  à*oro 
Vi  man  di  Autumedon  fatto  ,  ti  [erba  , 
Co/  <i{4al  gihti  per  inonda  chriTl^Uina  ; 

E  tariti 


(SECO  N  D  O.  i8f 
E  tante  gemme  è  tanto  altro  theforo , 
^1  Quant'arenejian  cjuefl^acque,  o fiori  l'herha  ; 
Quattro  uaghi  delfini  al  giogo  aue\\i 
Sceh*hà  già  fuor  de  fuoi  fin  curi  armtntf  ^ 
i  I  quai  ti  porteran  lieta  ,  e  /uperbu 
j  Tra  mille  tuoi  diletti ,  e  mille  ueXv  , 
j    Mal  grado  de  contrarli ,  e  feri  usnti . 

Teco  mille  Tritoni ,  e  Ninfe  mille 
[    \erran  dannando  m  bella  fcìiiera  ogn*hora.% 
I    E  fìaran  fempre  a  tuoi  ferwgi  intenti 
\    E  Glauco ,  e  Palemone  ,  &  altri  ancora  ; 
I    A  te  feruira  ti  mare ,  e  humtle ,  e  altero 
I    A  tua  Hoglia  ogn'hor  fia  ;  ecco ,  che  come 
[   Donna  e  Kegtna  fua  t*tncÌ7Ìna ,  e  honora  : 
'  eia  ti  fulutan  l'onde ,  e-  già  leggero 
Ver  honorar  il  tuo  pregiato  nome , 
lituo  fiume  natio  con  altri  cento 
Afrretta  il  corfo  :  o  cara  Ninfa  afcoka , 
O  Ninfa  f  tu  pur  pungi ,  e  l*auree  chiome 
Squarciando  ffegui  il  tuo  duro  lamento  ; 
Et  io  ti  prego  in  uano  :  o  cieca ,  e  sìolta 
Tu  Jpre'\^  fi  gran  Dio  ,  fi  ricco  regno  ? 
Cui  evocale .  Je  teco  ogn*hor  ritorni 
Act  ne  tuoi  piacer ,  ne  giumai  fciolta 
Ti  ueggia  dal  fuo  collo  ;  ti  petto  pregno 
Di  duoi,  lafiia  ch*io  sfochi  ;  atri  foggiorni 
Conformi  fono  al  mio  fi. ito  infelice  : 
I    Quel  che  pria  mi  s*agg:tmfe ,  i  noflri  amori 
Ben  porto  fico;  e  miei  beati  giorni , 
Quel  fe  gli  habh:a  e  ne  goda  in  del  felice , 
Tu  Galathea  (fe  m*ami  )  /  miei  dolori 
kccowttagtM  col  pianto ,  e  co*  fiiJ]fÌTÌ  ; 


1 8  (5  L     I    B    H  O 

EV  marmo  honora  ,  che  queWcffk  ferra , 
Di  cui  fuonaa  mi  mondo  alti  rumori  ; 
La  cui  o-l'^ria  perche  miil^anm  <riri 
1/  Sol ,  non  temerà  del  tempo  guerra  . 
In  quefta  Apollo  albelnoUro  Oriente 
Tolje  la  luce  ;  e  già  con  le  fofc'aU 
Coprìa  la  notte  il  cercìiio  de  la  t^rra  ; 
Onde  ritorno  fe  CrocaleA  monte 
Accompagnata  da  fuoi  lunghi  mali , 
A  l^accjHe  Galathea  [alfe  e  fatali . 

ELEGIA    PfllMA,    A    L  V-^ 
CINA,    NEL    PRIMO    PARTO  \ 
DE    LA  DVCHESSA    DI  ì 
E£  K  IL  A.  0 

piegale  uaghetue  purpuree  piume^ 
Trattando  Vaere  puro  alma  L«t/-^ 

na,  ^ 
Cinta  de  raggi  del  celejle  lume  , 

Afeoltal'honoratae  pellegrina        '  « 

Donna  di  quefie  uerdt  riue  herboCe ,  f 

QÌìe  te  chiamando  humilemente  inchina  ;  > 

E  con  le  guancie  molli  e  rugiadofe  ,  \ 

Di  dolce  pianto  ,  il  tuo  Joccorfo  chiede  t 

\tnti  da  doglie  acerbe  O'  angofciofe .  I 

D  eh  lafcia  la  tua  ricca  altera  fede  .) 

lAojfa  da  honeftì  preghi  o  cajìa  Dina  ,  > 

E  porta  in  qu-cjlt  campi  libiamo  piide ,  ^ 

E  eco  la  luce  fua  celeTle  e  uiua  ;  J 
Ecco  la  Dea  ,  ci)  a  noftti  alti  fojpiri 
Non  s'è  mojirata  dfdegnofa  e  Jchiua  . 


SECONDO.,  187 
rdano  i  [acri  fochi  in  ampi  giri 
E  coflo ,  e  mirrila  ,  ^  ogni  odor  pancheo 
Nel  ricco  aurato  albergo  intorno  Jpiri . 
m  non  s^odon  le  Tirida  ,  che  perdeo 
Al  ffio  fante  apparire  in  un  momento 
Ogni  fua  for7a  il  dtdolo  acerbe  e  reo . 
iafcun  flmoTira  già  lieto  e  contento 
Verche  uenuta  in  luce  una  fanciulla 
Il  pallido  timor  del  uifo  ha  f^ento . 
J  edt  come  le  Gratie  ne  la  culla 

Ile  fon  compagne  ;  e  nel  tenero  fèno  , 
Come  feco  Virtù  già  fi  traTiuUa  . 
C  imira  Nwre ,  che  dalciel  fereno 
Sono  difcefe  ad  honorarla  in  terra 
Coluago  grembo  d'aurei  gigli  pieno  • 
Al  ira  ,  fi  come  ogni  una  a  lei  atterra , 
Come  l'orna  la  fronte ,  e  quelle  ciglia , 
che  faran  ad  Amor*eterna  guerra . 
?  elice  madre  di  fi  degna  figlta , 
Che  efempio  d*honefiate  al  mondo  fia  ; 
E  di  uero  ualor  gran  marauigha  : 
A  [colta  de  le  barche  t armonia  , 
CJfe  fan  cantando  il  fuo  ccrtefe  fato,} 
E  le  paffete  graui  noie  oblia . 
M  ai  fi  candido  fiame  ad  huom  beato 
Non  torfer  anco  ;  ne  uiuer  cantaro 
Vnqua  cofi  felice  e  fortunato . 
5  cendt  fiperbo  Po  luccnie  e  chiaro 

Dal  tuo  bel  fonte  ;  eV;  qusYie  pt^ggfs  fole 
Uonora  il  ciel  coìi  le  tue  Ninfe  a  puro . 
F  a  facrificio  reuerente  al  Sole  , 
-^olci  acumi  le  Jus  lodi  canta 


i«S  t    1    B    !L  O 

Sì  y  ch'egti  hithhia  da.  te  doni ,  e  parole . 

C  refa  fiu  bella  ogn*hor  tenera  pianta  ; 
Tanto  mall^do  il  crin  ,  che  i  tuoi  bei  rami 
Ornino  quanto  cielo  Italia  amanta  ; 

E  ciafcm  tuo  uictn  ti  bonari  ^  ami . 

ELEGIA   SECONDA,    AL  SIG, 
CES  A  R  E   DI  RVGGIERO. 

E  N  T  R  E  ^uggtier,  doueH  Mar 

d* Adria  freme , 
Canto  mia  liberta  cara  e  gradita 
-en'x^ardeti  deprime  (en'^%  fj-eme: 
E  uolgo  a  fiu  bel  corfo ,  a  miglior 
\^tjta  anima  futata  dietro  a  fenfì\  {uitA 
E  dal  dritto  camin  quafì  fmarrita  ; 
T  H  co*  penfter  di  gentil  foco  accenfi 
In  opre  degne  di  perpetuo  grido 
Le  tue  felici  e  liete  bore  difpenjt  ; 
E  dal  colle  gentil ,  cbe  ?afo  e  Gnido 
huanl(a  di  beliate  e  di  uagbeT^a , 
Miri  il  Tirrheno ,  e*l  fuo  arenofo  Udo  ; 
^  D  al  uago  colle ,  che  di  fua  belle'^n^a , 

?iu  cbe  d*berbe  o  di  fior  Jurrtchta  honora 
Per  cui  ogn*aUro  albergho  odia  e  dtjprewa, 
^  T  urrichia  ,  cui  Sebetho  ad  bora  ad  bora 
fnrga  la  fonte  fua ,  tacque  rifibiara  j 
E  c/i  fmeraldi  le  fue  fj>onde  infiora, 
C  on  la  famofa  Putiniana  e  chiara 
fiata  ad  un.  parto  /otto  lieta  Jìella  , 
Di  ben  cortefe  e  di  tutt* altro  auara  , 
^Qj4efla  più  d* altra  biìnfa  adorna  e  bella 


SECO  N  n  O.  i8> 

Ti  J]>f€ga  l'ombre  frefcJje  e  dilettofe 

Del  fuo  bel  colle  in  qut^Jla  farle  e*n  (quella  : 
Qjiefta  di  bianche  e  dt  purpuree  rofe 

Tt  uefle  le  fue  uerdi  herbofe  riue  ; 

E  dt  uiole  pallide  amoro fe  ; 
Qjiejla  df  compagnia  con  l'altre  diut 

De  gli  alt/  bo/clj!  ^  e  de  uicmi  colli 

Talhor  ti  canta  a  le  frefc  ombre  efliut  : 
L  acquai  mirando  co*  begltocchi  molli 

Da  l'alto  giogo ,  Qapimonte  chiama , 

Sojp  nto  da  defiri  ingordi  e  folli  ; 
M  ifero  quantici  più  la  prewa  ^amd, 

E  la  fegue  piangendo  a  hmbra ,  e  al  Sole  S 
i    Ma  piul  ftizge  ogn*hor ,  l'odia  ,  e  difama  : 
|N  e  per  eh' et  me  fio  le  prime  uiole; 

E  i  primi  pomi  del  fuo  uago  monte 

Le  porti ,  punto  del  fuo  mal  fi  duole: 
A  ft\i  con  nubilofa  ofcura  fronte 

D* arder  fdegnofa  in  fiamma  cofi  uile , 

Spreca  i  fuoi  doni ,  e  gli  fa  oltraggi  et  onte: 
I  ut  tu  lieto  in  un'eterno  Apri  le 

Con  la  bella  AmariUi  ti  diporti  ; 

E  utut  Ulta  trancjHiUa  e  gentile  ; 
E*  /  uaneggrar  de  le  mondane  forti 

Hauendo  a  fcherno  ,  da  uirtute  impari 

I  fentieri  del  ctel  fecuri  e  corti  : 
A  ccioche'l  tempo  ,  egli  anni  inuidi  auari 

Non  Jpengan  del  tuo  honor  Valta  memoria  ; 

Uà  con  gli  antichi  più  famofierari 
}  erbi  ti  tuo  nome  ogni  lodata  hijìoria  • 


19  0  L    I    B    R  O 

ELEGIA    TERZA,     AL  S. 
BERNARDINO  ROTA. 

0  N  fieno  homai  Kutilio  al  lunzo 
f  tanto  ; 

E  rtfcìnarando  i  tuoi  fofchì  penfieri 
Kiuejìt  Valma  di  più  lieto  manto  : 
C  he  non  fi  ponno  i  fati  empi  e  fitieri 
Yiegiir  per  pianto  mai ,  ne  per  fofpiri , 
?oi  chan  [egnato  i  dì  torbidi  e  neri  : 
C  onuìen  che'l  dì  prefcritto  al  fin  ne  tiri  ^ 
E  quefi\i.£re  ne  toglin  e  cjuefia  luce  ; 
Ne  gioua  c'ìiHom  fi  torca,  o  fi  raggiti: 
M  a  febee  chiunque  hehhe  per  duce 
Morte  honorata  da  Jalirtn  parte, 
Voue  rereno  giorno  oirjì^hor  riluce  : 
N  cn  e  morto  colui ,  che'n  chiare  carte 
Lafiia  le  glorie  fue  fcclptle  e  uiue , 
Come  lucide  ftelk  in  cièl  cof^arte  ; 
M  'a  chi  più  lieto  e  glorio fo  uiue 

Di  quel ,  che  per  la  patria ,  e  per  l*honore 
Morendo  y  giunge  a  più  pregiale  riue  ^ 
M  ort^e  tuo  frate  di  fud  età  nel  fiore 
Fer  faluar  il  natio  fuo  caro  nido; 
Hor  uiueallezro  uita  altra  mto-hcre  : 
E  fer.te  il  fuo  famofo  e  chiaro  grido 

Non  fol  Sehetho  ,  Tthro ,  ^rno  ,  e  T efino  ^ 
Ma  dal  del  nofiro  ogni  lontano  lido  : 
E  /7  come  contento  pellegrino 

Giunto  a  l'albergo  fuo  fra  cari  figli 
Vnpo  la  noia  del  tun^o  camino  , 
N  e  campi  de*  beati ,  ouc  i  ucrmìgU 


I  S  E  C  O  N  D  O;  19  r 

S,     E  blandii  fior  fan  ?rimauera  eterna  , 

I  Serena  i  fofchi  e  mibilefi  àgU  : 
iQ^uiui  giamai  il  cielnon  /calda  0  uerna $ 

wj-         f^eran'Xa ,  dolor ,  tema ,  0  defìo 

Moue ,  0  conturba  quefia  parte  interna  : 
fri  Q.  mui  fra  lor  ,che  de  ?  eterno  oblio 
ìSon  han  temenza ,  fi  rallegrale  uede 
llnaneggiar  dt  queflo  mando  rlo  : 

E  co  gli  am  ,  e  col  padre  intorno  il  piede 
ÌAouendo ,  mira  le  bea  te  genti , 

j    Chan  del  lor  ben  oprar  giufla  mercede: 

M  orti  fiam  noi ,  che  muemo  a  i  tormenti 
Di  quejìa  ulta ,  oue  non  è  f ereno  , 
che  non  turbin  di  noie  ploggie  e  uenti  : 

E  /■  utm  in  un  fplendor ,  che  non  uien  meno  , 
perche  ne  l'Ocean  fouente  il  Sole 
S*afcorida;  e  porti  il  noflro  giorno  in  fieno, 

P  on  filentto  a  le  mefie  alte  parole 
Spargendo  fiu  la  tomba ,  oue  dimora 
il  chiaro  cener  fuo  ,  refe  e  uiole  : 

N  on  pianfe  fempre  la  uermiglla  Aurora 
ìlmorto  figlio  ,  ma  col  uago  amante 
Lieta  fii  ritornaua  ad  bora ,  ad  bora  : 

N  e  Citerea  ti  fuo  gentil  Jembiante 
lurbo  mal  fempre  per  l'amato  Adone 
Ne  porto  molli  ogn'hor  le  luci  fante  : 
!|V!  a  poi  cl^  i  uerdt  panni  e  le  corone 
Squarciate  ,  per  pietà  del  fuo  lamento. 
Ve  piagner  /eco  t  fafìi  e  le  perfone; 
/jl  iuefiita  di  gioia  e  di  contento 

A/ciurlo  gb  humid' occhi  e  lagrìmopi 

II  E  prefe  le  ghirlande  e  l'ornamento  : 


19*  L    I    B    K  O 

E  per  le  pii?giee  per  li  coUi  omhrofì 
Del  fuo  bel  Gnido  con  le  Ninfe  a  paro 
Gnidaua  dola  balli  cjr  hmoroji , 

S  tn^  fentir  giamai  più  nullo  amaro  • 

ELEGIA  C^VARTA, 
A      L  I  G  V  R  I  N  O. 

Val  fioueUo  piacer  ,  quaì  fer 

mglie 

i  ^  ^^'è^^^  ^'  beltà  chiaro  ^  arden- 
te 

Sw  cjuegli  horridi  monti  a  noi  ti  toglie  ? 
ual  celata  uaghel^a  la  tua  mente 
inchina  ad  habitar  loco  fi  flrano\ 
E  fi  remoto  da  la  Itela  gente  ? 
D  eh  fcendi  Vgurin  ,  deh  fcendi  al  pianto  , 
Ou*ogni  herhetta ,  ou^ogni  uago  fiore 
Vh<i  fofptrato  lungamente  in  uano  : 
dui  più  benigno  cielo  ti  fito  fauore 
Comparte  ,  e  manda  da  le  uaghe  TìeUe 
Lucida  pioggia  di  joaue  humore  : 
Qjtì  le  campagne  colorite  e  belle 

Scopren  più  bei  thefi>ri  :  e  qui  frondofi 
Son  più  le  piante  dt  foghe  nouelie  : 
N  on  hanno  i  monti  sì  uaghe  le  rofe , 
Cefi  candidi  i  gigli ,  e  le  uiole  ;  • 
Ne  fiuerdt  le  Jelue ,  e  dilettgfe  : 
L  oro  ne  caldi  giorni  arde  più  il  Sole  ; 
Ne  freddi  il  aento  fempre  irato  e  duro 
Neuica  e  pioue  più  ,  che  cjut  non  fuole  : 
S  pfPvdinubtthieUondenfoe  fikro 

MarM 


SECONDO.  t9ì 

Manda  foura  di  lor  folgori  ardenti , 
Quand*è  (juìiWre  fitt  tranquillo  e  puro: 
K  Jpro  a  te  ti  molle  crin  faranno  t  uenti  j 
E  tinger an  del  bel  uifo  le  brine 
I  rai  del  fot  là  sà  fempre  cocenti  : 
I  ui  ti  bel  piede  fajìi  y  fterpi ,  e  (pine 
Vremerà  in  uece  d'ìierbe  ;  e  neui ,  e  gela 
in  uece  di  rugiada  e  di  pruine , 
D  eh  fendi  qui ,  doue  riuolto  al  cielo 
lagrima  ìcajìo ,  e  ti  fojpira  e  chiama 
Cangiando  per  la  doglia  il  uifo ,  cV pelo  ; 
cajlo  tuo ,  la  cui  celebre  fama 
Adorna  di  gentil  noua  uaghe^a. 
Empiè  ciafcun  d*un'honorata  brama  i 
C  he  non  debbon  goder  di  tua  belleT^a  i 
I  ro:i^  habitator  d*herme  montagne  ; 
Oue*l  ben  raro  ficonofce  e  prel^a  ; 
E  gli  teco  le  felue  e  le  campagne 

Cercherà  mfteme ,  e  d'altre  cure  fcarco  , 
Non  farà  chi  da  te  mai  lo  fcompagne  : 
E  gli  ti  porterà  le  reti  e  Parco  , 
Ti  condurrà  le  fuggitiue  fere 
Con  le  grida  ,  e  co*  cani  tnfmo  al  uarco  ; 
E  gli  da  Vunghte  de  Virate  fere 

^elue ,  ti  farà  fcherno  ,  mentre  fianco 
Ti  torrà  il  Jonno  al  duolo  ,     al  piacere  ; 
E  Jìandoti  ad  ogn*hora  al  caro  fanco  , 
Non  lafcierà ,  che  le  Ninfe  lufctue 
Tacciano  il  dolce  tuo  ripofo  manco  : 
N  e  che  de  fonti  l' amoro fe  dtue  , 

Come  il  uago  Hi  la ,  fi  chiudan  nel  feno 
De  Vacane  lor  mai  fempre  odtofe  e  fchiue . 

I 


i^W  *        L  M    B    K  Ò 

A  ì?  mifero  fanciul  y  col  pètN  pieno 
D*amoro/à  pietà  ,  fe^HÌà  l*afhante  , 
Che  ca  gU  hvmerf  rejje  il  del  fereno  ; 

S  enXa,  cut  non  u&lgeua  unqna  le  piante  ; 
E  flanchi  di  foicar  Inonda  marinar 
Da  legno  akun  non  pia  (oleata  anante  : 

A  Uhora ,  che  \afon  per  far  rapina 
De  l'aureo  uelo  del  monton  cele/le 
Giua  con  gente  ardna  e  pellegrina  ; 

A  rgo  lafóiando  e  l'acque  a  lor  molefte 
Vaghi  del  lieto  porto ,  e  del  ripe  fa 
Vrefero  il  Itto  con  le  mgUe  preTie  : 

M  a  mentre  ptemon  gli  altri  il  letto  hsrbójò 
Dhun  praticel  di  piu  color  depinto  , 
Ghiera  da  rami  de  le  piante  afcofi , 

1  l  giouenetto  dal  dejìr  fofpinto 

De  le  fre/c' acque,  a  la  gelata  fonte 
Giua  dal  caldo ,  e  da  la  fete  uinto  : 

E  ra  nel  me\p  d*nn  uicino  monte 

chiara  fontana  y  che  matino  y  e  fera 
Stana  nafcojla  al  raggio  dt  Vetonte  ; 

N  el  cui  fondo  la  ì^at  con  lunga  fihiera 
De  le  uicine  Ninfe  accolte  in  giro 
Moaea  lo  fnello  pie  de/Ira  e  leggera 

L  e  qtiai  fitoTio  ,  che  la  fonte  udirò 
Venofl'a  mormorar^ ,  al\aro  d  uolto , 
E  de  la  fua  belle^a  s'tnuaghiro  ; 

E  V incauto  fanciul  col  cor  rtuolto 
A  rimirar  la  marauiglia  fifa  , 
Subito  nel  lor  fonte  hebher  fepolto , 

P  ouero  Klcide  ,  nel  bel  uolto  affifo 

Co  gli  occhi  ogn'hor  ui^eui  yhor  tua  ^^:ntura 


SECONDO.  19  s 

T*ha  dal  caro  Wla  tuo  tanto  diuifi  : 

S  occorri  toflo  ah  lajjò ,  ah  chi  ti  fura 
Il  tuo  ricco  thefor  ?  già  Laonde  hnuranm 
Di  fua  rara  beltà  perpetua  cura  : 

E  tu  piangendo  il  tuo  grauofo  danno 
Sonar  d'Hila  facendo  ogni  pendice 
Kccuferai  le  Hinfe  ,  e*l  loro  inganno  . 

D  eh  fendi  Ligurin ,  perche  non  lice 
si  uago  paJÌorel  gtr  (oh  errando  , 
No»  far  ,  eh*  Uaflo  più  d* altro  infelice 

P  tango,  il  tuo  fato  acerbo  e  miferando . 

ELEGIA    d  V  I  N  T  A,     A  M. 
GIROLAMO  MOLINO^ 


]  O  R  R  E  I    Molino  homai  folcar 

quejVovde  .  » 
I  Del  mar  d* Adria  turbato  e  tempe^ 

 I  ftofi.  : 

Lafitando  le  tue  ricche  altere  Jponde  ; 
er  gir  là  ,  doue  dal  fuo  colle  ombrofa 
Scorge  Salerno  y  uenerabtlueglio  , 
Ondeggiar  il  Tirrheno  alto  e  fchtumofo , 
ueder  lui ,  che  per  Signor  io  fceglio 
Tra  quanti  ti  mar  ne  cinge  ,  e  V  Appennino  ; 
Solo  di  uero  honor  fidato  Jpeglio  ; 
he  dal  ficuro  mai  dritto  camino 
Di  uirtute  ,  non  torfe  l'opre  ,  0  t  paf?i 
Ver  influffò  di  felle ,  0  dt  deflmo  : 
ui  con  lui ,  che*n  bel  foggiorno  ftafi 
No»  confumando  Vhore  inutilmente 
Darei  ripofo  a  deftr  fianchi  e  lafii  ; 

I  /> 


1^^^      I,  i<j  r  <K  o 

E  con  la  roT^T^a  mia  Mh fa  finente 

Canterei  gli  honor  [mi  degni  di  fltU% 
Di  Lira  fia  famofa  .O' eccellente  : 

E  come  in  frefia  etate  e  giauenile 

Ver  lo  feioKè  tperla  (ita  f>atria  armato 
hlèren  Jpeffò  pofe  al  gran  furore  ho/li  le  i 

O  nde  Sebetho  del  figlio  honorata 
Mirando  la  uirtk  y  Inulto  ualare  . 
Se  cììiamaua  felice  e  forttvìAko  i 

E  t  ufcendo  talhor  de  Vaccene  fuor  e , 
che  del  Gallico  fangue  eran  uermiglie, 
Li  daua  il  pregio  di  perpetuo  bonore  : 

E  pieno  4^  fi  flrafie  marauigUe 

Li  tejjeua  ghirlande  al  chiaro  crine , 
Con  le  fue  uaghe     honorate  figlie  • 

M  a  di  lagtime  caldee  chriflallnie 

M/  bagna  Cinthia  ognhor  la  fronte  e*  l  petto 
CUè  caggion  de  le  luci  alme  e  dimne  ; 

E  con  querele  ,  che  con  puro  affetto 
ÌAanda  fuori  il  dolor ,  Calma  trifi*ange 
Turbando  la  mia  pace  ,  eV  mio  diletto  : 

E  fica  co*  raggi  d*oro  il  Sol  dal  Gange , 
O  pur  s* afionda  in  mare  ;  acerbo  e  reo 
chiama  ti  fuo  fato  ;  e  (i  percuote  e  piange 

N  on  pianfe  tanto  r amica  d'Alfeo  ; 
Ne  tanto  del  fighcl  dt  Citerea 
St  dolfe  unqua  la  moglie  di  Sicheo  , 

L  a  qual  mirando  il  fuggitiuo  Enea,, 

che  già  uolgeua  in  altra  parte  il  piede  , 
Con  interrotta  uoce  alto  di^ea  . 

C  rttdel  fe*l  no  firn  amor  ,  fi  quella  fede  ; 
che  darmi  udio  cgniuicmo  Udo  g 


S  E  C  O  N  D  O.  197 

,|/  Ko»  ti  ri f tette  in  quefla  lieta  fede  ; 

T  egniati  àlmen  la  sfortunata  Dido  , 
che  $* apparecchia  di  morir  ;  siamene 
eh"* abbandoni  il  real  juo  amato  nido\ 

T  i  pTego  per  qtfelTalta  e  nera  (pene , 

C/;^  in  me  locafti  y  allhor  che  Vonde ,  ti  uenti 
Ti  fptnfer  (  Uffa  )  in  quejìe  no/ire  arene  | 

P  er  quifte  amare  lagrime  e  cocani , 
Che  denuan  dal  cor  ;  /è  giamai  co  fa 
Ho  dd  te  meritato  e  da  tue  genti , 

N  onmidajaar  dolente  et  angofciofa 
in  preda  a  morte  ,  che*l  mio  crin  fatale 
eia  cerca  dt  troncar  fera  e  fdegno/a , 

S  i  lungo  pianto  che  tt  gioua  0  uale 

Mifera  Cinthia ,  fe  mi  sforma  il  ctelo 
^* ..  A  cài  dt  preghi ,  0  difofptr  non  cale  ? 

C  onuien  eh*  10  uada  ,  ma  C ardente  ^e/o  , 
che  per  te  ftrugge  il  cor ,  mai  fempre  uiu» 
Starà  ne  Falma  ,  ou*to  l*afcondo  e  celo  : 

N  e  mai  faro  de  la  memoria  priuo 

Di  quejlo  pianto  ;  e  de  la  dolce  gioia  , 
che  mi  uenne  da  te ,  mentre  ch'io  ttiuo  • 

M  olin  fra  quel  de  fio ,  fra  quejla  noia , 
Da  duo  penfìen  combattuto  ,  e  fianco , 
1/  mondo ,  e  quefla  luce  ancor  m\moia  ; 

E  porto  d  uifo  ogn*hor  pallido  ,  e  bianco  , 
Temendo  /otto  ti  pefo  de  martiri 
Fra  uia  cadérmi ,  e  dt  uenirmi  manco  ; 

I  Iche  (  fe  auuien  )  tu  ,  che  di  miei  defìri 
Sei  fecretario  ;  (jr  hat  le  Mufe  amiche  , 
Non  fopportar ,  che  Lete  a  fe  mi  tiri  ; 
M  a  canta  l'amorofe  mie  fatiche . 

I 


,.,m8     oÉiivr  ano  1 

E  L  E  G  I  A  r$  E  S  T  Av^   A  v'mJ' 
NICOLO     GA/AXlAii  r 

R.  A  T I A  /o  r/>oriio  4  qutl  Sìgm 
cortefe , 

A  c«i  filo  s'appoggia  ogni  mia  Jpi 
ne; 

E  lafiio  il  tuo  gentile  almo,  faefe  : 

L  afcio  te,  che  pia  ducimi ,  e  meco  uien§^ 
De  la  tua  compagnia  caldo  defio ,  > 
che  tur  ha  l'hore  mie  bete  e  [erette  :  i 

T  u  rimarrai  nel  tuo  lito  natio  , 

Ne  la  tua  patria  auenturofa  e  queta , 
Oli  è  di  grauilnoie  eterno  oblio  : 

E  col  dotto  Speron ,  cui*l  ael  mi  uieta 

Star  fempre  a  canto ,  in  Tludi  alti  e  pregiati 
Tiuiuerai  ulta  felice  e  lieta . 

1|  gli  hor  de  uaghi  e  folitari  pratt 
De  la  Tdofijìa  nobile  e  degna  . 
Ti  mojìrera  i  fenlier  dritti  e  lodati  % 

E  gli  ti  fiorgera  ,  doue  ingegna 
hr  'ijìotele  ,  Socrate ,  e  alatone 
Mo/lrar  quel  uero  ,  che  uirtù  ci  infegna* 

E  doue  Cotta  ,  Crajjò  ,  e  Cicerone  M 
Ca  gli  antichi  Orator  degni  e  famofi 
De  l'eloquen'^a  fan  lunga  tendone  : 

H  or  di  Varnafi  per  li  colit  ombrofi , 
Ou^ogni  lauro  m  s^inchma  cole , 
Ricercherete  t  più  be*  calli  afcofei 

E  uedrete  qual  uie  fiorite  e  fole 

Calcajjè  ti  ^Xantouan  celebre  e  chiaro  \ 
Supremo  mafiro  de  le  dotte  fioU  ; 


SECONDO.  't$9 
Qjuini  talhor  cori  ftil  candid»  e  raro 
De  gU  heroi  Varmi ,  egli  amorofi errori 
Con  Vebo  canterete  a  paro  a  pjiro  ; 
jltój  ivi  /  cjHal  di  Maghi ,  e  d^odorati  fiori 
V;  farà  di  fua  man  lieta  corona 
^    Contea  de  gli  amati  «  cart  allori  : 
Cljtefto  a  la  morte  ,  ch^a  nuli'htiomtperdona , 
pia  fehermo  tàl ,  che  ìi^hanta  /corno  ancora 
Quei  yihe  ài  rofire  gkrk  i^inCorma . 
S  ouengani  di  me  Gratta  tathora , 

Cbeui  porto  nel  fen  de*  mìei  penjìeri  , 
'  Kl  giorno  chi  arò ,  a  l*  ombre  ,  ^  a  l*^ Aurora  • 
E*  n  quella  parte  ,  oue  gli  amici  ueri 
Riponete  dd  cor  ,  fate  ,  ch^io  uiua  ; 
E  cJ-ie  infleme  con  mi  io  tema ,  e  Jperì  • 
C  oflla  uoHra  gloriofaeuitia 

fama  uolandu  per  cjueft^arla  pura 
T     Vaccta  ch'ogmun  di  uot  ragioni ,  e  ferina  } 
*  M  entre  fu  clùaro  ilcU,  U  notte  ofcura, 

^  .  .... 

I  tttf 


A  L  JL  Jl    S  1  G4<i 
HIPP  OLITA 

PALLAVICINA, 


I 


^BiTo,  llltijire 
ualorojd  signori ,  irh 
penfando  di  pagai  i 
una  picaola  parte  dìj^  \ 
grandi  ohlighi  ,  cht 
i  IO  ut  finto  ,  PoUi  - 
gallone  di  gr.xn  lunga  maggiore  rende- 
ro  ;  conciofiacofa ,  che  d'hauer  il  terz^ 
libro  de  miei  amori  con  la  fcorta  del  uo- 
Jìro  nome  ,  alla  luce  di  quejìo  mondo ,  et 
in  man  de  gli  hmm  'mi  mandato ,  tantt 
io  più  tenuto  ut  faro ,  quanto  il  benejì* 

CtOf 


^  ciò ,  che  di  do  me  ne  uerra  yjark  màg^ 
^  giove  :  anerra  ,  che  don  io  col  picciolo 
raggio  de'  miei  fcritù  al  Sole  de'  uofiri 
honon  di  dar  lume  cercaua ,  egli  tanto 
filamente  Jì  uedrk ,  quan  to  glioma  meri* 
ti  del  Hofiro  uiuo  J^lendore  gh  daranno 
luce  .  Porro  adunque  quejìo  apprejjo  a  i 
moltt  Mighi ,  che  mi  ui  fanno  eterna^ 
mente  debitore  :  ilqu,ale  tanto  de  glialtn 
farà  maggiore ,  quanto  il  beneficio  d'una 
lunga  Ulta  ,  quello  d'ogn  altra  mondana 
liberalitate  auanj^a  :  e  fe  Fortuna  non 
folo  ogni  for^a  ,  ma  ogni  ^eranzji  di 
pofferui  pur  m  qualche  parte  pagar  co- 
tanto debito  mi  toglie  ;  non  mi  torra  aU 
meno  ch'io  no'l  de/ideri ,  ch'io  non  co^ 
^nofca  y  che  quanto  più  fi  può ,  tenuto  ui 
fono , 


/  V 


DE  GLI  AMORI 

DI    M  E  S  S  E  R 

BERNARDO 
TASSO. 

L  1  BR^O  TE\ZO. 


P  oi  che  l*inca»to  cor  dt  f^eme  pieno 
Nel  hofco  entro  de  gli  amorofi  errori  ; 
E  feto  aprendo  a  /empitemi  ardori  » 
^ebbe  il  dolce  d*amore  empio  ueleno  : 


Il  A  quattro^  e  dieci  noi* 
te  a  t  fiumi  il  freno 
Vìa  pojlo  ti  freddo  Verno f 
e  i  di  miglion  , 
^1  Mj  CaaTherbe  uerdt  ytcono* 

111  fi^^^ 
l^gfflj  ?ortat'ha  Flora  nel  fuo  HS 
go  feno: 


N  e  perche  fumi  tepidi  e  correnti 

Verjicon  Vurna  aperta  ti  mio  tormenta 

Ver  gli  occhi  fuor ,  d^hauer  Donna  mi  pmt^ 

1  miei  penfiert  al  uoflro  honore  intenti  i 

S  i  dolce     foco  de  bei  lumi  ardenti  , 

;  che  più  d'ogn^ahro  amante  ardo  contenta  % 
Ne  temo  ,  che  di  sdegno  pioggia ,  o  tient^^ 
Spenga  le  fiamme  fue  chiare  e  lucenti  ; 

D  al*  aere  fol  del  hel  ni/o  fereno 

Vioue  tanto  piacer ,  che  toglie  al  cor$ 
Ogni  memoria  de  paffuti  affanni  : 

C  ofi  felice  ,  e  ricco  de  mifi- danni 

La  bella  nojìra  Idea  portando  in  feno  % 
l  ieto  mi  urna  in  Ji  gentiU  ardore . 


-M  entre  del  mio  t  hefot  guardato ,  t  car$ 
Jenea  le  chiaut  ;  e  più  cortefe  fato 
M/  fegnaua  trancfwUo  t  lieto  fiato , 
fauille  del  mio  arder  ne  Paria  andar o  t 

M  a  poi  eh* ad  Amor  piacele  inutdo  auar9 
Var  di  fi  ricco  dono  altrui  beato , 
Vaìlido  y  e  cpuafi  Jpento  e  diuentato  > 
Il  foco  ,  ch^era  pria  uiuace  e  chiaro  : 

S  w  qui  fon  gito  fojpiratfdo  intorni 
Con  tcnehrofo  cielo  ti  mio  diletto 
ferche  lo  mt  rendeffè  amica  mano  : 

H  or  per  non  fojpirar  mai  fempre  in  uart9 
Volto  a  Hata  migliore  ti  primo  affètta , 
Ho  fempre  allegra  mta ,  e  lieto  giorni .  ; 

I  t; 


*0  4  LIBRO 

I  credeua  di  gelo  armato  il  core 
Andar  fecuro  a  Vamorofe  imprefe , 
Kotte  hauendo  le  reti  indarno  tefe 
Già  da  lo  fcaliro  e  luflnghero  Amore  : 

M  a*l  foco  di  dm  lumi ,  //  cu/  fplendore 
Vince  d^afj'at  le  chiare  flelle  accefi  , 
Al  gelato  penjler  tanto  contefe , 
Che  flilTo  il  ghiaccio  in  amorofo  humore  : 

0  nd*io  utnto  mi  refi  ;  eV  laccio  et  oro , 

eh* attorto  hauea  beUe'^a ,  ^  honeflade^ 
Annodo  leggiadria  ,grutia  rtsìrinfe  : 

1  ndicafla  [peranT^rtfiJpinfe 

La  uogliaa  feguitar  per  dritte  ftradt 
Quejìa  di  nofira  età  ricco  the/oro . 

AL      M  O  L  Z  A. 

PO  r,  che  col  lume  di  benigna  JìeUa 
Mol\a  fatto  nocchier  faggio  ,      accorto  > 
Già  fete  per  camin  fecuro ,  e  corto 
Wfcito  d*amorofa  atra  procella  ; 
C^ue  franti  a  fianca ,  e  fraga  nautcella 
Scorga  il  uofiro  fauer  al  fido  porto , 
dì  aura  d*amor  per  fentier  lungo ,  e  torto 
Spint*hagran  tempo  in  quefia  parte, e*n  queU 
N  on  fopportate  j  che*l  crudele       empio  (  /4  . 
Signor  di  quefio  mar ,  nel  uafio  fondo 
Vaccolga  ,  de  miei  dì  carca  e  grauofa  , 
S  i  tièdrem  poi  da  la  gente  hramofa 
Vi  Ithertate ,  al%arut  fiatua  ,  e  tempio  ^ 
-Onde  mai  fempre  uiconofca  il  mondo  ^ 


TÈRZO.  io; 

uàndo  talhot  con  la  rnemoria  torno 
A  rimirar  ti  mio  perduto  bene  , 
1/  gran  ?adre  Ocean  cotante  arene 
No»  ha  nel  molle  fuo  0fo  foggiar  no  , 

Qjtant'to  uerfo  fijpir  la  notte  e'I  giorno  ; 
E  meTie  mei  di  mi  feri  a  piene  ; 
Dicendo  fra  me  Jìéffo ,  bore  ferene 
Cerche  non  fo  con  uoi  dolce  foggiamo  f 

D  oue  Sebetho  al  mar  Tirreno  honore 
^ende  con  l'onde ,  uoi  liete  portati 
Le  ripofate  notti  yci  dì  felici , 

E  fcorgete  del  del  l'alta  beliate , 

lo  ,  doH* Africa  piange  il  fuo  dolore . 
l&agno  di  pianto  ogni  hór  l'herme  pendici* 


I  II  ogni  parte ,  oue  quefl* occhi  giro 
bramo di  ueder  la  luce  loro  , 
Mi  pinge  inan^i  Amor  le  treccie  d*oro 
Iluifo ,  e*l  petto  ,  ond'io  laffo  reffiro  ; 

£  /  ìwr  quejìa  belle'^a ,  hor  quella  miro  ^ 
De  l'eterno  motor  degno  lauoro  ; 
E  di^o  .  0  pretiofo  mio  theforo 
^en  degnai ,  fe  per  te  piango  e  foff  ìro\ 

C  he  mai  non  uide  quefìa  piaggia  aprici 
Depinta  da  un  penfter  Donna  fi  bella 
\n  quefìa  no/ira ,  o  ne  Cantica  etode  : 

I  ndi  pieno  d*amor  e  di  pietade 

Kiuolti  gli  occhi  al  del  5  prego  ogm/lelU 
che  la  ficondi  ^eU  fia  jempre  amica  • 


10^  LIBRO 

C  ol  crine  Jparfo  ,  eh* ondeggiando  intorno    t  I 
Ginngea  col  fuo  fpkndor  uagl?e\\a  al  Sole 
Ne  l*hara ,  cj?e  le  rofe  ,  e  U  mole 
Apreno  il  lieto  feno  al  chiara  giorno  , 

V  efiita  di  gentil  habito  adorno  V  , 

Dicea  Licori  al  mar  quejle  parole . 
Tranquillo  alto  Kettun  ,  piH  che  non  {u^lt 
Keudt  tirato  tuo  faljo  foggiamo  ; 

M  entre  che  Dafni  in  di/armato  legno 

Solca  de  tuoi  gran  mari  ti  uajlo  feno  ,  ^ 
Vaga  fama  cercando ,  e  pellegrina  :  ^ 

I  ndi  del  fuo  dolor  mo/ir andò  Jegno , 
Aferfe  Vufcio  a  l'onda  chriTiallina  : 
E  rt*giadofo  feo  lUlmo  terreno . 


$  aera  ruma  chtl  gran  cerchio  giri  ^ 
Di  Carthagine  antica  ;  ignude  arene  ■■ 
D*alte  memorie ,  e  glortofe  piene , 
D/  cui  conuien  ,  eh* ancor  la  fama  jpiri  $  , 

A  fcoltate  pietofe  i  miei  fofpiri , 

che  manda  il  cor  a  la  fua  dolce  /pene  ,  , 
Mentre  qui  Marte  fanguimfo  tiene 
Lungi  da  fuoi  he*  lumi  i  miei  deflri*  v, 

I  mpa)'ate  da  me  d*arder  d'amore 
Vi  pt(ign€r  notte  e  di  Paltò  diletto  ; 
E  del  proprio  m  ir  tir  far  cibo  al  core  : 

O  fole  ,  e  di  queJ}*occh:  unico  oggetto  , 
Cpfì  uedejìe  aperto  ti  mio  dolore  , 
Qom*fO  ut  porto  ogn*hor  cbiufd  ìjel  p€tt9^^ 


T    E    R.    Z    O.  léo.:^ 
N  E  L     D  l'      NATALE  D 

DONNA     A  N  T  O  N  I  A  ' 
U  l     C  A  R  DO  N  A. 

DI  diuino  Jfptendor  cìnta ,  ^  adorn9 
Da  le.  ftaggie  del  del  fiorite ,  e  fole  , 
Vfcict  fiuuago  affli ,  eh* ejjtr  noti  fuoU 
Con  la  fronte  di  roje  il  chiaro  giorno  ; 
V  enere ,  e  i  pargoletti  amori  intorno 
Giuan  dannando  ,  e  falutando  il  fole  ; 
E  d*acanthi ,  dt  rofe ,  edi  utoh 
Spargean  quejìo  mortai  lieto  foggiar m  • 
C  orrean  chiaro  chrifìatlQ  in  uece  d*acque 
1  puri  fiumi  ;  ^  era  o^ni  herha  ,  e  fiore 
Smeraldo  orientai ,  rohiHo ,  ^  aro  ; 
S  ol  per  memoria ,  cìie^n  tal  giorno  nacque 
Colei  y  che  di  hellel^ ,  e  di  ualore  , 
Xinjè.y  quant^altre  belle  al  mondo  foro  • 

NEL  MEDESIMO. 

ben  ragion ,  che^l  fortunato  giorno  , 
Onde  fi  bella  luce  al  mondo  uenne  , 
tìonori  quefia  ,  e  la  futura  etate  : 
Ma  chi  fia ,  ch\al  mio  Htle  aggiunga  feim% 
Si ,  che  uolando  per  queft^aere  intorno 
Vorti  le  lodi  fue  chiare  e  fregiate  ^ 
Marte  smalta  beltate 

O  dtuina ,  0  mortale  unqua  ti  pìacqtie^ 
Trena  1^ orgoglio  almen ,  mentre  U  Mufi 
Sotto  queft*ombra  chinfe 
Qantano  ti  giorno ,  (he  mi  mmio  tiac^f, 


ip  t       t  i  ^  K  Q 

hn\i  fcefe  dal  cielo  ,  e  da  le  TieÙc 
La  marauigUa  de  le  cofe  belle . 
N  el  cafto  grembo  de  la  cara  figlia , 
il  me ff aggio  dìQioue  fi  fedea 
IBracelefit  ftaui  e  uarij  odori  : 
\ enere  allegra  oltra  mifura  ardea  ; 
E  con  le  Grati  e ,  fita  dolce  famiglia , 
Ne  prati  d^Oriente  ^ai  naghi  amori 
l  effe  a  di  uerdt  fiorì 

Kicche  gÌ7Ìr lande;  e  rintiranf  il ?adre  ^ 
che  fiondo  a  me^j  ti  del ,  con  Ittto  Hoho 
S*eì''a  ner  lei  riuoito  ,  • 
Spargea  de  le  fue  luci  alme,  e  leggiadre 
Vckt  fautUe  d*amorc  fo  foco  , 
Cl/itccendcan  di  defto  tutto  quel  loco, 

I   l u ago  Velo  eh  for ella  adorna 
Del  Leone  m  ^veo  ne  Vanreo  tetto 
Seàeuan  più  che  mai  lieti  e  contenti  ; 
Yior  r/ì,rjndo  con  ^^loia ,  e  con  diletto 
TiUie  Le  cofe ,  di  cfje'l  ctel-s^ adorna , 
E  l*ordine  del  mondo  ,  e  gli  elementi  % 
K(?r  fiando  fifii ,  e  intenti 
A  ri/guardar  fi  temilo  ,  e  la  fiagione  : 
Hor  le  ricchézze  ,  le  uirti^tt ,  e  t  regni  : 
Marte  fieno  dt  sdegni 
Si  fi-aua  a  Jhggiornar  col  fuo  Chirone  ; 
Vauitno  i  pelei  al  gran  ^at^no  albergo  , 
C^hataa  rt'.iolto  al  nofiro  polo  il  tergo  . 

A  Uhet  iifthmlo  la  purpurea  Kurora 
Tu^Ótfi  mnhel^  l'onde  d^O:cidente 
Co^  fiioi  negri  corfier  la  notte  ofeura  , 
iD<tJa  lucida  porta  d*Oriente  , 

Con 


TERZO.  th9 

Con  la  rofea  quadriga  ttfcita  fuofa  - 
Salio  ne  lalto  feggio  di  Katura  i  '    •  '  ^ 
E  Iteta  altra  mifura , 
Doue  gli  anni  teneano  i  giorni  in  feno, 
Scelfe  fra  tutù  il  più  tranquillo ,  e  chiiroi 
ìndi  con  Pf?orea  paro  ,  * 
che  con  le  treccie  fciolte  ^  nel  ferena 
De  l*aria  iuan  danl(ando  in  compagnia:'^ 
NanlZ^Uarro  del  Sol  prefer  la  uia , 
'È  d  et  con  raggi  inuftati ,  e  flrani 

Acctefciuta  uaghe'^^a  a  gli  occhi  fuoi , 
f.mpì  d  mondo  di  gioia ,  e  di  Jìupore  ; 
che  prima  mai ,  ne  mai  lo  uider  poi 
Vfiir  fi  allegro  t  profìmi ,  o  /  lontani , 
Val  dì ,  che  fece  VImomValto  fnofore  : 
Di  ftnouo  colore 

Non  più  /corto  fra  noi  pinfe  le  riue , 
Che  non  fi  miro  mai  fi  bella  cofit . 
Vher betta  rugiadofa 
V.ra  di  perle  ;  e  le  fontane  utut 
Diedero  puro  latte  a  i  fiumi  loro  , 
Chauean pefci  ^argento  ,  arene  d'orsi ^ 

D  el  mondo  oltre  l*u/kto  adorno  e  queto 
Spari  ogni  noia  a  apparir  del  Sole , 
E  produjfe  d'Ietto  ogni  pendice  : 
Nembi  di  uaghe  ro/e ,  e  dt  uioìe 

'  "*-l,rrauan  per  lotiel  tranquillo ,  e  lieto  , 
Mofii  da  Inodorata  aura  felice  : 
Ogni  amara  radice 
Diuenne  più  che  mei  dolce e  fiaue^ 
L*arido  fife  uerde ,  //  duro  molle  ; 
yrato ,  piaggia ,  ne  colle 


*to  t    I    B    R  O 

^onfenti^l  colpo  dei:  aratro  graue% 
Ma  i  tauri  fiioUi  in  qt^efla  parte ,  h  ai 
Vafeenno  a  lor  ddettoherba  mueUa . 
C  oncordi  d'unuolermn  gli  amanti 
Diedero  tregua  adoro  empi  martiri  j 
¥.t  appagaro  Pamqrafe  uoi^lie  : 
N  on  fti  l'aria  per  coffa  da  fo/piri  ; 
No«  fegnato il mrend' amati  pianti. 
Ne  fi  fentir  queldì  tormentio  doglie ,  ' 
l>4tombre,edale  foglie 
Cadendo  dolci  foitni,  e  diletto ft 
Recarono  ad ogniun  pace  tranquilla . 
Suon  di  noioja  fquilla. 
lion  ruppe  altrui  t  fuoi  cari  ripe  fi  ^ 
Atì^^  armonia  angelica  e  cele fte 
Tenea  nel  fio  piacer  Vanirne  dejle , 
O  lieto  giorno  hor  come  fìa  ^  eh' al  fegno 
h\'al^  degli  honor  tuoi ,  de  la  tua  gloria 
Con  penne  d'intelletto  humano  e  frale  f 
spiegate  alti  fcrittor  la  fua  memoria 
In  dotte  carte ,  cÌTe'l  mio  baffo  ingegno  , 
Quanto  conuienfinon  s*inai:^a^)^  fale  ; 
No»  deue  effèr  mortale 
Quel  ricco  dì ,  che  tanto  ben  ne  diede . 
Odi  felice  il  del  ti  faccia  eterno  , 
Si  ,  che  la  Hate  ,  eV  uerno 
Kon  uolghan  mai  con  altro  giorno  il  piede 
Ne  per  Lo  corfo  di  flagioni ,  e  d'anni 
hiotte  giamai le  tue  lelle'^e appanni^ 
I  nquefio  chiaro  dì  dal  del  difcefe.,     •  v 
ha  bella  Donna  ,  di  cui  ferino  ,  e  canto  ; 
EV  mondo  feo  di  /u&  belle:^  altero  . 


fT    n    K    Z  O. 

te  ?arche  adorne  di  candido  manto^ 
Alnafier  fuo ,  di  fua  uinute  accefe  ^i 
Ogni  Jìame  lafciar  macchiato  e  nero  %  i 
E  con  tuttofi  penfìero  ^ 
Intente  a  tofra ,  //  f  iu  bianco ,  e  purgai» 
Spiegar ,  che  mai  uedejje  humano  lume  } 
ìndi  nel  chiaro  fiume  ' 
Per  renderlo  più  bel ,  Vhebber  lauato  :  ' 
Di  contente'XJa  ;  acctoche macchia  alcuna 
Non  la  tingeffe  mai  d'empia  fortuna . 
E  cantando  dtceano  ,  udite  ,  udit9  ' 
Vauenturofo  fato  di  cojìei 
Mortali  fortunati  y  età  beata  ; 
In  quefto  dì  tutti  i  cojìumi  rei 
"Puggon  dal  mondo ,  e  le  uirtute  unite 
¥an  la  uita  qua  giti  foaue ,  e  grata  : 
Ke  unqua  in  Donna  nata 
^  Infufe  largo  del  cotanto  bene  ; 
tteaCo  chi  la  uede  ,  o  uedrà  mai. 
Ma , più  beato  affai  y . 
Qhi  fojìerra  per  lei  tormenti  e  pene  ; 
Beat ijìimo  quel  f  l  Inau  ra  per  forte  r 
Sua  dolce  compagnia  fino  a^la  morte  •  •  > 
G  an^n  ne  la  chiare ,t  .  j 
Ch*({bbaglia  gli  occhi  con  fuuerchia  luc&^ 
Chiufa  di  quefio  fortunato  die , 
:  Di  .  ie  uaghe'^e  mie  .  ♦ 

^  Kon  uede  chi  non  mira  entro ,  cue  luc,é/\ 
>  V»  t*iuo  lume ,  una  bcile'^a  uera  ,  j 
A  cui  da  il  del  perpetua  ^rimauera  ,  ,  ^ 


t^t  t    I    B    R  O 

G  radiuerde  fperan^a  firme fle    -  li 
Vanitila  afflitta  ,  e  l*angofcio/ó  cote 
Dona  alquanto  di  triegua  al  fm  dolore  % 
E  uun  dietro  a  i  penfier  le  uogiie  prefte 

O  echi  (  /cV  uero  non  m*inganna  )  quefle 
Son  quelle  riue ,  oue  s\innida  Amore  :  '■ 
Già  fento  da  lontano  il  dolce  odore , 
,  che  fpiran  l'herbe  lor  da  Caura  defle^^  - 

E  eco  il  fiume ,  ecco  ti  colle ,  €C<o  i*arene\  ' 
Oue  fien^  d'honefia  leggiadria  ,  >' 
Lafiia  de  fuot  be^ piedi  i  fégni  e  l'orme  i 

V  edete  di  uirtù  ben  mille  forme ,  ■ 
Ch'efcon  da  gli  occhi  de  la  Donna  mra  ^'- 
Sperate  hor  giorni  lieti ,  bore  /erene. 


D  eh  Jgomhra  co*  tuoi  rat  chiari ,  e  gelati 
La  nebbia  ;  che  ricopre  il  bel  terreno 
Metìtre  col  manto  fuo  di  Tielle  pieno 
Torna  la  notte  a  fuoi  foggiorni  ufatt  : 

G  la  le  fiorite  piaggie ,  e  i  uerdi  prati 
chiamano  il  raggio  tuo  almo  e  fereno , 
Eramofi  de  l*humor  bagnarfi  il  feno , 
che  cade  da  tmt  crim  inargentati  : 

M  ofira  Valte  beUeX^e ,  e  ueftì  il  mondo 
Di  luce ,  onde  ne  f figga  ogni  atro  horror  e  ; 
E  n*habbia  eterna  inuidta ,  e  fcorno  ilSolt 

D  eh  firgi  Luna  ;  odi  le  mie  parole  i 
Di/copri  il  cerchio  tuo  uago  ,  e  rotondo  , 
E  ritorna  al  leggiadro  ufato  errore . 


T    E    R.    Z    O.  tij 

Uhor ,  che   amaranti  ^  e  dt  uiole 
inghirlandatala  purpurea  Aurora  , 

?  ;   Da  le  porte  del  cielo  ufaua  fuora , 

r/?{,  chiamando  ad  alta  uoce  lino  uo  Sole  i 
fingo  le  rtue  dilettofe  ,  e  fole  , 
CheH  Tebro  monda  ,  u  k  campagne  'mJìorA 
Col  tepido  fpirar  fauomo  e  ¥lora , 
Quando  [pogUarfi  ogni  altra  piaggia  fuoUi 

,    atto  pajìor  di  pallido  colore 
Depmto  il  utfo  ;  e  con  le  luci  intefe 

;  ;  j  E  fife  uerfo  il  del ,  cojt  die  fa . 

eh  falda  Amor  del  tuo  gentile  ardori 

,    La  pafìorella  mia  gelata  e  rea  ; 
O  J^engi  in  me  le  uiue  fiamme  acctfe  ^ 


I    cura  un'  puro  rufcel  ;  che  dolcemente 
¥orfe  piangendo  t  mal  graditi  amori , 
hagnaua  t  herbe  frefche ,  e  t  uaghi  fiori 
Stana  batto  paftor  mefio  e  dolente ,  - 
pieno  di  defio  nouo  ardente 
Aprendo  lufcio  a  t  lagrimofi  humori  , 
che  dal  mifero  cor  traheua  fuori         «  0 
Voca  pietà  d^un*orgogliofa  mente  ;  H 
uefte  lagrime  mie  calde ,  e  profonde 
Dtceua  ,  accogli  in.  grembo  o  picciol  Dio  ; 
ludi  ne  bagna ,  e  queTia  piaggia ,  equeìitL^i 
ccioche  i  fior  5  di  cut  le  chiome  bionde     ^  \\  1 
S*adorna  la  mia  cruda  pafiorella , 
Sian  coli  i  cqI  licor  del  fiantQ  mio. 


A  DO^N  LYj'tìl 'da  VI  LA. 

GT  A  uegg40  mtUe  augei  bianchi ,  e  canori 
Alo^avft  ad  alto  v,  e  gloriofo  uoh  , 
'E  ri  cercando  Vtino  e  V altro  polo 
Spiegar  in  chiare  noci  iuofiri  Jjcnori  :  . 
G  ia  ueggio  ?oefia  lieta  ufcir  fuori 
kAl  bel  ferencol  fauor  mftro  Jòlo  % 

obliando  ogni  paffato  duolo  ^ 
Cantar  condotto  Title  arme  ,  amori 
P  er  mi  già  fi  comincia  a  farfi  adorno 
Dauila  il  fecol  noftro  ,  e  quefta  etate  ; 
E  tornar  la  uirtute  a  i  frtmt  pregi  ; 
S  perando  ancor  fra  \n\peradori ,  e  Kegi 
Ceder  fi  in  honorato  e  bel  foggiorno  , 
Voi  ch*un  hugujìo  ha^lmondo^e  un  Mecenate 

AL    MAR.CHESE    DEL  VASTO 

GT  A*  L  grido  antico  de  V  altrui  mmiorìe, 
che  per  la  bocca  de  le  uiue  genti 
Sonaua  ancor  ;  e  gli  altri  honort^^  ardenti  g 
Di  cui  eh  - are  ne  fon  cotante  hi florie  t 
A  /  dolce  /non  de  Valle  uoftre  glorie  . 
P/M  non,  fi  [ente  ;  e  /coloriti  e  /penti 
Già  fon  Danaio  inuitto  que*  lucenti  , 
E  uaghi  raggi  de  l'altrui  uittorie: 
Q  tamarjfiieta/en\a  p^rk^O'oftri 
Siuede  africa  fiotto  ti  giogo  ^oro 
Aiitùi  fitto  domator  chieder  pietate  ; 
E  Pimmortalità  nel  fiuo  the/oro 
Por  le  corone  de  triomfi  Uoftri , 
Per  fiarne  ricQ^J>gnK  fiutHrA  etate  » 


TER    Z    O  *  iif 

en  mi  credea  de  la  triluTlre  ofiura 
Vrigion  d*amor ,  ou*io  Innguifio  ogni  bora 
Con  l'^lt  de  l'mgegno  al\urwifuora , 
Aria  trattando  fiu  tran<juiUa  ie  pura  j 
a  quella  dif^ietata  mia  uentura  ^  ' 
che  meco  nacque  ;  e  non  mt  lafiia  un*hora  , 
fa  fi  forte  ti  de  fio ,  ch*adhora  adhora 
^al  mio  grado  a  ragion  mi  toglie ,  e  fiétd't 
fe  benigno  ctel  mofjo  a  pietate 
Del  mto  lungo  languir  e  ,  ììomai  non  muta 
1/  pianto  in  rifo ,  ti  mh  martire  in  gioco  ^ 
disdegno  >  e  fauer  mi  uarrìt  poco  , 

piagnerò  la  cara  Itbertate 
Co  gU  occhi  chiuji,  e  con  la  lingua  muta . 


n  quefle  rupi  incolte  ;  in  quejìi  faj?i 

Veggio  i  ueThgi  de  la  fiamma  antica  , 

Onde  fi  ciba  ti  core  -,  e  fi  nutrica  y 

Benché  la  uerde  età  ratta  trapasfi  ^ 

que*  (ojjjirt  trauagltati  e  lasfì , 

C///  Jparfi  dietro  a  l^empia  mia  nemica  ^ 

E  par  à/ogni  arhttjcel  piangendo  dica , 

Mifero  te  ,  doue  riuolgi  i  pajìi  f 

l  tuo  foco  gentil  prtjjò  riluce  ; 

E  fe  lontano  ti  con  fuma  il  core , 

\icino  ti  farà  poluere  ,  ^  ombra  : 

iuolgi  i  piedi  et  ala  tmga  luce 

chiudi  quefT occhi ,  che'l  martire  ingombra . 

Che  men  lungi,  che  pre/fo  incende  Amore . 


II  «  LIBRO 

S  e  ben  famofo  ?o ,  con  laonde  chiare 
J^honcran  cento  fumi  alteri  e  conti  ; 
E  ben  mille  rnfielli ,  e  mille  fonti , 
Con  le  (or  Ninfe  leggiadrette  e  care  : 

S  e  ben  fra  quanti  i  falfi  Dei  del  mare 
hccolgon  lieti  con  l'Immide  fronti , 
Oue  Vebo  s*inchine  ,  oue  formonti 
Vitf  pregiato  di  te  nuli' altro  appare  ; 

N  on  perciò  il  del  t*honora ,  e'i  mondocole  , 
Quanto  ,  perchUtn  Ginebro  almo  odorato' 
Co  uerdi  rami  le  tue  riue  adorna  : 

Q  uindt  ne  uiene  ti  tuo  felice  flato  ; 
hl\a  adunque  fuperbo ,  al^a  le  corna  % 
CJje  più  ricco  di  te  non  uede  d  Sole  ; 


B  en  fora  tempo  homat  crudo  é  fpietaté 
VanciuUo ,  che  di  pianto  e  ,  di  fofptri 
'Bafct  gli  ingordi  tuoi  fieri  defiri  , 
Sol  per  eterno  danno  al  mondo  nato , 

C  he  l'onde  ofcure ,  e'/  tuo  gran  mar  turbato 
Oue  la  naue  mia  fo/pingt ,  e  giri , 
Col  fiato  aùuerfo ,  ch^  continuo  Jpiri 
Kendefti  al  corfo  mio  tranquillo  ,  c  grato  : 

S  i  ,che  fen\a  alternar  di  poggia ,  e  d*or\a 
Di  libertate  a  la  bramata  riua 
Legafìi  il  legno  dtfarmato  ,  e  frale  ^ 

C*  homai  non  de  quefia  lacera  fcor\a 

?ar  de  gli  occhi ,  e  del  cor  fontana  u  ina  , 
Se  pur  ha  fine  ogni  dolor  mortale  . 


w —  1 

TERZO.        II  f  j 

5  e  dopo  la  Jlgion  bianca  ,  e  gelata  ,  ^ 
che  porta  Jeco  ti  ghiaccio  ,  e  le  pruine ,  j 
Con  le  fr ciche  rugiade  matutme 
Ne  wen  l*altra  dal  del  uerde  ,  e  temprata, 

5  e  lealtà  pioggia  ,  e  la  tempefla  irata  , 
che  percuote  de  l*herbe  il  uago  crine , 
Ver  riuolger  de  [*hore  ha  qualche  fine  ; 
E  rende  l'aria  il  Jol  trancjuflla ,  e  grata , 

P  erche<jHeft*oJìmato  mio  delire , 
che  mt  fa  di  dolore  un  uiuo  fonte , 
Mai  non  fi  muta  ,  an'Xl  diuenta  eterno  ? 

H  a  ogni  piaggia  ,  ogni  rtua  ,  ogni  monte  , 
Hor  fiori ,  hor  ghiacciojyor  ?rimauera  ,  hot 
Et  to/empre  folptrjpianto,e  martire .  (uerno  ; 


t  eco  reale  e  gloriofo  monte  ^ 
\    che  dopo  tante  neui ,  e  tanti  fiori  ^ 
Di  cui  ricopri ,  e  de  tuoi  codi  honori 
M  Talhor  l*/mperiofa  horrtda  fronte  : 
C  he  col  cor  arfo  ^  e  con  le  uo<^lfe  pronte 
A  fegtiir  la  c.igion  de  miei  dolori , 
Torno  co  i  falft ,  e  lagrimoji  hmìiori 
A  turbarli  tuo  chiaro  ,  e  puro  fonte , 
£  eco  ,  che  le  tue  p'aggie  alte  e  fupnbe 
Di  nouo  impareranno  a  lamentarfi 
Dal  darò  fuon  de  le  mie  doglie  ardenti  ; 
;  /  miei  f  >fpir  ne  le  tue  nue  [bar fi , 
Del  foco  del  m>o  cor  caldi  e  roce^i^i  , 
Infiapimeran  d'amen;  t  fasfi ,  e  imberbe  . 

K 


1  1 S  L    I    B    R.  O 

S  e  quel  dolce  peti  (ter  ^  ch*adhora  adhora 
M/  de  finge  le  bianche  e  frefche  brine  ; 
E  le  purpuree  rofe  mattutine , 
che  beltà  di  fua  mano  orna  e  colora , 

N  on  confolaffe  il  cor ,  che  dVjora  in  bora 
Attende  de  fuoi  di  lultimo  jìne , 
Ve  le  lunghe  amoro fe  mie  ruine 
Sarei  morendo  già  g^an  tempo^  fuov-i  y- 

M  a  quei  del  miomarur  fatto  pietcfi  , 
Ouunque  uolgo  d  piede  ,  buunqiiiQ  miro , 
Vi  magi  ne  mi  rhoftfa  del  bel  utfo  , 

I   n  CUI  mirando  ogni  bora  intento  ,  e  fifa , 
I»  quefio  efilio  mio  graue ,  e  noiofo , 
Hai  grado  di  Vortmia  io  pur  refpiro . 

A     DONNA  GIVLIA 
GONZAGA, 

COME  potrò  riamai  folcar  qAefl'*  onda 
Del  mar  de  uojlri  honor  Donna  reale 
Con  la  barchetta  del  mio  baffo  ingegno  ? 
SoJJfingami  fauor  d*aura  feconda 
Al  porto  jncna  me  for-e  fatale , 
Ma  ad  altro  fpirto  più  (ublime  e  degno  : 
Ne  ui  prenda  disdegno 
Del  mio  fouerchio  ardir  tal ,  che  pir  for\a 
Viato  importuno  del  uoflr*empio  org(gUo 
ha  rompa  in  qualche  fcoglio  : 
Alterna  Apollo  homai  la  poggia  e  Por^a 
Quaft  faggio  mio  Tifi ,  e  Jcorgifora 
Di  quejlo  largo  mar  Vardita  prora . 
M  a  qual  lucente  Tramontana  e  fida 
Mi  moftrera  tl  camiti ,  fi  noi  non  fitc 


TERZO.  iì9 

Col  raggio  de  uoJlr*occhi  amico  e  chiaro  5* 
i    Dunque  de  que*  begli  occhi ,  in  cui  s'annidd 
Dolce'X^a  tal ,  che  può  far  l^alme  liete , 
che  può  tornar  foaue  ogni  altro  amuro , 
Se  da  lor  foli  imparo 
A  folcar  laonde  de  la  gloria  mflra  } 
Non  mi  s^afconda  il  ungo  lume  ardente  , 
Onde  a  la  cieca  mente 
Qualhor  erra  l  camin  chiaro  fimofira^ 
Accio  nel  cominciar  non  torni  a  riua 
La  naue  mia  del  fuogouerno  priua . 
D  ico  donna  immortai ,  che  da  quel  giorno , 
che  l^huomoglt  occhi  in  quesìa  luce  aperfe , 
E  prima  ftorfe  il  uaneggiar  de  Vhore  ; 
Val  dì ,  che  bianche  ,  gialle  ,  uerdi ,  e  perjè 
Vide  le  piaggie  Aprii  lieto     adorno  ; 
E  riconobbe  il  mondo  il  fuo  fattore , 
No»  fcefe  in  terra  fiore 
Vi  uirtHte ,  e  d*honor  fi  uago  e  bello  ; 
Ne  con  benigno  mai  fauor  del  Cielo 
A  prouar  caldo  e  gelo 
Venne  da  quel  diurno  alto  drapella 
Spirto  piu  diuoi  chiaro  e  più  felice , 
Per  far  lieta  del  mondo  of^ni  pendice . 
'  E  perei)  alma  fi  pur  a  ,  e  fi  'Tentile 

ìrìaueffè  albergo  eguale  a  jua  beltade , 
che  moflrafje  di  fuor  Valta  uaghe'^a  i 
Vi  fe  con  ogni  TI  udì  o  a  fe  fini  de 
Il  Fattor  de  le  cofe  altere  e  rade  , 
E  uinfe  dt gran  lunga  ogni  beitela  i 
Tal ,  che  quanto  i*appre\\a 
Vi  uago  ,  e  dt  Ugg/adro  hoggi  fra  noi 
K    ;/  ' 


Ito  LIBRO 

A  lato  a  uoi ,  e  come  un*ombra  ,  al  uero 

0  nobil  md'iiflero 

Di  man  propria  dt  Dio  j  che  uali ,  e  poi 
Col  lieto  lume  de  le  luci  ardenti 
Le  tenebre  tornar  ihtare  e  lucenti . 
M  a  nulla  è  cfo  ,  che  qupfl*occhto  terreno 
A  p,ir(y^.qH^l ,  che  i* altro  alto,  e  diuino 
De  l*intelldtio  in  uoi  <  ontempla  e  (cerne , 
Quel  uede  un  aere  fol  ua^rx)  e  (ereno , 
Qhe  Ciintutkar  fi  può  fera  e  matina  , 
E  aucflo  un  fol  de  le  belleì^e  nUtrne  , 
Vere  belle'^<^e  eterne , 

1  (7//  luad^  rai  nebbia  importuna  , 

pi^^g^^  mai  de  la  uecchie^X^  ttela  ; 
Ne  morie  afconde  <y<:ela  ; 
Kon  (nttopojìa  a  t  cafì  di  fortuna  , 
Sola  beltà  ,  ch^ngn*hor  crejce  co gb  anni 
Sen'Xa  Jjjecchfo  adoprar  ,  fen^altri  inganni 

V  ol^ete  incauti  <rmte  ai  una  uolta 

Gli  occhi  a  quella  beltà  ,  che  fece  iddio 
Quanto  più  puoi  e  far  unga  e  perfetta  , 
(Zl)*o-^ni  uirtà  uedrete  mfteme  accolta  , 
Cl)*uncji{a  dal  petto  del  gran  Padre  ufcio 
In  cfnefta  pura  e  candida,  angloletta  ; 
Alma  fra  tame  eletta 
Per  portar  dt  là  sù  teco  ogni  bene 
Sotto  le  belle  tue  purpuree  piume  ; 
Comuiuaperco/ìume 
belle\\a  et  honefla  (  che  rado  auutene  } 
Con  riunte  con  (ì  dolce  compagnia  , 
che  cto  xhe  tuna  uol  C altra  defta  . 

Q^ual  pellignno  m^gtllo  ardita  HoU 


T    E    a    'Z    O.  ^  ZZI 

Sen\acontrajìodt  còntrario  uento 
ta  '^lona  tua  a  quell'eterna  una  : 
E  prejjo  al  più  bel  cieh  altera  e  fola 
\ol<:e{itn  dietro  a  uolo  tardo  ,  e  lento  ; 
t  l\ihne  noflrèa  tanto  bene  inutta  , 
ludi  heta  e  romita  ■   :  ^    u  r<     .     .     j .  >  >  » 
Chiufa  nel  lume  del  fm  ardente  rargio 
Con  U  jna  luce  t  nnjìrrlumi  abbaglia 
lai  j  che  dette  fi I agita ,  \  . 
Cotnprender  non  jr  juto  ^  chi  accorto  e  f^^gh 
ì^on  iegue  l  orme  di  tua  nera  gloria  , 
Oue  urne  di  n^:i  tempre  memoria  . 
F  elice  fiume  ,  a  lexui  riue  n:uque 
Il  fortunatù  par'o  ^  otìedifcefè 
Co/t  raro  miracol  di  Nattita  '^ 
Non  fa  cì)i  tuìbi  mà>  (tié  lucid*^'cjùe  , 
Ne  nebbia  adi>mhre  il  tuo  ■;>V/?r//  f>.}f  c  , 
An\i  babbea  l'aria  ugti*//or  temprala  e  pura  ; 
E  lieta  oltra  mi  'ura 

Scher'^  ogni  ISiinfa  nel  tuo  hcrbufo  letto , 

Oro  l'arene  fian ,  fmeraldi  Imberbe , 

che  fanno  alle  e  fuperbe 
*^  Le  frefche  riue  tue  y  picua  diletto 

Dal  del  foura  il  tuo  crejpo  humtdo  crine , 

In  uece  di  rugiade  rnatut  ine . 
iN  e  le  piaggie  ,  che  bagna 

VOlìio  di  chiaro  e  d'honorato  grido, 

Naccjue  la  marauiglia  de  la  terra  ; 

Liri  hòr  Pajconde  e  ferra 
*  Ktl  fuo  ptu  uerde  e  dtlettofo  lido  ; 
.   E  fe^n  ua  più  chél  lebro  altero  m  utfla  ; 

che  tal  gratia  fia  noi  raro  s'acquifia  •  ^ 
K  11/ 


r 


11*  LIBRO 

B  en  dei  piena  di  gioia ,  e  di  flupore 
Gaeta  dir  ;  che  la  Greca  famoja  ; 
Ver  cui  Troia  dolente  ^  angofciofa 
Chtufe  le  luci  in  fempiterno  horrore , 

C  ede  a  coftei ,  che  pria  de  VOÌlio  honore 
ìndi  del  Liri ,  hor  nel  tuo  monte  afcofa  , 
Viu  d*altra  donna  altera ,  e  glortofa , 
Vorta  ne  gli  occhi  e  ne  la  fronte  amore  • 

$  e  ti  rimembra ,  tale  era ,  o  men  belici 
La  madre  del  Troian ,  di  cui  nudrice 
Serbi  ancor  grido  fi  pregiato  ,  e  raro  : 

O  più  d*ogn* altra  età  ricca  ,  e  felice, 
A  cui  confente  gratiofa  Tìella 
Ktmirar  di  beltà  raggio  fi  chiaro, 

A    DONNA  GIVLIA 
GONZAGA. 

COSÌ"  di  noflra  etate  il  pigro  uerno 
Givimai  non  ui  ricopra  il  biondo  crine 
Di  bianche  neui  ;  et  habbian  le  pruine , 
che  fi uaga  ui  fanno  ,  il  frefio  eterno  , 
C  ome  fra  quante  ti  gran  Motor  fuperno 
Creo  belle\\e  altere  e  pellegrine  ; 
Tra  quante  ne  uerranno  alte  e  dtuine  , 
\ofiro  folo  fara*l  pregio  in  eterno  : 
O  mbra  par  di  beltà  qual  più  fi  tiene 
Stella  da  noi ,  s^al  par  di  uoi  fi  mira  ; 
E  perde  ti  lume  ,  come  fiamma  al  foU  : 
O  bellewe  qua  giti  perfette  e  fole  : 
tida  fcorta  d* alarci  al/ommo  bene  ; 
Beato  chi  per  uoi  piange  e  foj^ira  • 


TER     Z     O.  21  |: 


PER    L  A    M  E  D  E  S  I  M  aV 

DONNA  rea! ,  U  cui  beltà  infinita 
Formò  di  propria  man  l'alto  fattore , 
Verch^accefe  del  fuo  gentile  ardore 
Volge/le  l'alme  a  la  beata  uita , 
L  a  cui  gratia  dmina  ogniuno  inuita 
A  l\pre  degne  di  perpetuo  honore  ; 
Ne  cui  lumi  fereni  hone/ìo  amore 
Ver  un  raro  miracolo  s*addtta  : 
y  irtù  y  fenno  ,  ualore  ,  e  gentile^a 
Vanno  con  uoi ,  come  col  giorno  il  fole  ; 
O  (i  come  col  ciel  le  sìelle  ardenti  ; 
V  andar  celefte ,  //  rifo  ,  e  le  parole 
Viene  d'alti  intelletti ,  e  di  dolce wa , 
Son  di  ttcjlra  beltà  ricchi  ornamentr . 
A    DONNA     G  1  V  L  I  A 
GONZAGA. 

SE  fra  quante  belle\x.e  altere  e  rare 
Non  pur  pmfi ,  o  fcolpio  Fidia  ^  Apelle , 
Ma  formVl  majlro  de  le  cofe  belle , 
Per  far  arder  d'amor  la  terra ,  e*  /  mare , 
'$  celfe  le  parti  più  pregiate  e  care  ; 
Ne  fi  curo  (Timpouinr  le  bielle  , 
Per  far  le  uofìre  fot  fmilt  a  quelle , 
C/;e  con  la  uifìa  puon  l'alme  beare  ; 
ual  fa  Donna  giamai  mortai  fi  ardita , 
Che  pareggi  il  fuo  raggio  al  uoftra  fole , 
E  non  rejìt  di  luce  e  d'honor  priua  f 
^  ale  rofe  s'aguaglian  le  uiole , 
OHuerde  [alce  a  la  fiorita  oliua  , 
Kimarrà  lor  beltà  uinta  e  fmarrita  , 
K  tiij 


A    L  X  .'V  E^'P  y ^B?' A.  ■ 

ME  N  T  R  E  /4  s«  /r^  Vanirne  beate 
V/  ua^rheggtaua  ognhor  la  Luna ,  e'I  Sole  ; 
D/  celtHi  arììcirantht  ,  ^  £Ì/  «/a/e 
Ornando  tf oftr a  altera  t^lma  beltate  ; 
V  ejìite  di  coli>r"dt  puritaìe 

^pargeuan  per  lódarut  alte  parole 
Le  liete  genti  de  l'eterne  fcole , 
D/  fi  pura  angloletta  m amorate  ; 
M  a  poi  fcehdefte  m  terra  adorna  e  uaga 
De  la  luce  di  feho  ,  e  de  le  fitUe 
Arie  d'amor  ogni  creata  co  fa  : 
R  endiHÌ  adury^ue  b^nor  qual  pw  appaga 
Di  jua  bèU-a  y  (  he  ji'u  ie  Donne  btlle 
Sete  jKom tira-  Jivr  fnr purea  rofa  . 

P  ercìial  uùflro  ualor  fempre  nenvca 
Sia  qiteRa  fera,  disdegno/a  0'. empia  , 
che  parte  fra  i  men  degni  ogni  fuo  bene , 
E  contro,  il  uojìro  honor  jpcnda  ^  adempia 
lutti  i  penficri       ogni  Jua  fai  tea , 
Non  perdete  pero  (ìgnor  la  /pene  ; 
dia  le  bramate  arene 
De  hmmortaliia  jecura  andrete 
Col  uento  di  uinute.;  en  queto  porto 
Col  canape  ,  che  attorto 
Viaura  lo  fiudio  uoìifo  ylegarete 
La  naue  fianca  di  foicar  per  l'onde 
Del  mar  di  qtéefiu  Donna  altee  profonde. 


T    E    R    Z    O.        12 f 

penda  a  diletto  fuo  l*or^o^lw  e  Pire 
A  tiojìri  danni  la  jfjietata  e  fera  ;  ; 
Et  interrompa  t  u<>jlr}  alti  difegut  ; 
Scocchi  pur  cruda  da  maturo  a  fera 
Cantra  di  noi ,  perche  non  uiaa  ejpire 
il  uojlro  nome  ,  Varco  de  juot  sdegni  ; 
che  fe  ricche \^  e  regni  ; 
E  laura  a  popular  ,  che  toglie  e  dona  , 
No»  ui  darà  per  arricchir  ne  altrui 
Sen^a  mirar  pur  cui , 
Non  ut  torta  di  gloria  la  cotona , 
NeV  thefuro  del  cor  ;  tanto  più  bello  ; 
Quanì'è  di  nero  corba  un  bianco  augello  » 
fuggitìui  honor ,  ci/ ella  cv/nparte 
Sen\a  gìudicio  alcun  ,  jenX^  mi  fura  , 
Non  uan  di  pari  e  le  ricJie\\e  httmane , 
Con  (Quelle  ,  che  dono  Valma  Natura  , 

0  chi  i  beni  del  citi  dt]j>mfa  e  parte , 
A  l\dme  da  wlta  (ceure  ,  e  lontane  ; 
Quelle  fragili ,  e  uane  ; 

E  quelli  più  che  ccruo  a  fuggir  prejìi  ; 

Qucjle  uere  ^  eterne  ,  e  Jaldi ,  e  fermi , 

Che  con  accorti  Jchermi 

\mcono  ogni  furor  ,  che  lor  molefìt , 

E  come  ben  fondato  e  duro  fcoglo 

Spre'^^ano  ogni  fua  for\a  ,  ogni  fuo  orgoglio. 

01  de  beni  de  Vanimo  n*audate 
Cotanto  ahicr  ;  che  le  memorte  antiche 
Adeguate  di  gloria  e  di  fplendore  ; 
Ne  hthbf"  {il  nafcer  fuo  le  Tlclle  amiche 
Tanto  huom*ahunp  in  cjuefla.o  in  altra  etate, 
C*hahejje  più  di  uoi  fenno  e  ualore , 

K  y 


tiS  LIBRO 

Onde  mal  non  fi  more  , 
hn\i  diuiénfl  eterno  ^  immortale  ; 
Queji^è  fai  nero  beh  ,  che  la  rtahel^^  , 
Qui  tanto  il  mondo  appre'^a 

ferua  di  uirtà  fi  poco  naie  ; 
E  l^honor  ,  che  cojìet  larga  concede 
Dietro  a  la  rotta  fua  ci  uolge  ti  piede . 
ual  è  dal  nofìro  del  tanto  d^nifo 
Lito  ,  ou  udita  la  finora  tromba 
Non  Jìa  del  nome  uoflro  alto  e  gentile  f 
La  tierita  con  penne  di  colomba 
Nuda  ,  Jt  come  ufcio  del  ?àradifo 
Cantato  Pha  con  dilettofo  Hi  le 
Tal ,  che  non  filo  Tifile 
Vdito  N?aue  ,  e  chi  bene  del  Gangue 
V acque  lucenti  e  pure  ,  e  de  l'idaf^e , 
Ua  chi  ne  fonde  Caf}^ , 
O  doue  il  mar  uermiglio  s^al\a  e  frange 
Si  laua  iede  la  uojìra  ardente  gloria 
Si  Jpiegatn  ogni  parte  eterna  hijìoria , 
Q^uante  uolte  uha  uifio  il  bel  Sebetho  , 
E  ?arthenope  fua  da  i  uerdt  colli 
Aprir  con  farmi  le  nemiche  fh;ere  ; 
£  per  pietà  talhor  co^  gh  occhi  molii 
Turbarono  il  feren  del  uoUo  lieto, 
E  copriron  di  dttol  falto  piacere , 
Temendo  di  uedere 

Del  uoflro  [angue  ti  fuo  terren  ucrmiglio  , 

Allhora  ,  chela  porl)oya  deluolto 

Di  piume  ordine  folto 

No«  ui  caprina  ,  e  con  turbato  ciglio, 

Dandotit  lodi  di  famofo  e  chiaro , 


TERZO.  227 

\l  uojlro  ardir  fouente  fojjnraro  » 
'^^uante  uolte  ilTofcan  fiume  famoja  ... 
\*ha  ut  fio  ne  le  mràt  e  frefche  rme  [ 
Tinger  di  f angue  i  fiwi  candidi  ftQri; 
Quante  fate  lesdegnofee  fchme.  :,.v 
Nmfe ,  ch*albergan  nel  fuQ  letto  herhofo  , 
Widerui  armato  andar  fra  ÌHmUmi 
E  con  man-n-ior  fauori  -,  . 

Sourachi  piu  merta  corone  e  palme  , 
Dar  ut  dal  mondo  degne  lodi  udirò  ;  ; 
Onde  più  d'un  fjfptr.o 
Trahendo  da  ardenti  e  nohWiOlme . 
Bramar  uoftra  heitÀ  doghofe  indarno  ; 
t  di  pianto  ha^rnar  let/ue  d'Arno  « 
^  en  fa  l'antica  B/r,c  et  honorata  , 

H  le  di  Pie  ,  ch'afccnde  il  fuogran  marei 
che  di  ualor  non  fete  altrui  fecondo  ; 
Che  l  duro  ferro  ut  wde  bagnare 
Del  fangue  de  la  gente  a  lei  fi  grata , 
Onde'l  mar  fi  commojje  tnfino  al  fondo  % 
h*l  Icr  uifo  giocondo 
Turharon  di  ìsettunle  figlie  fnelU^ 
E  fi  fquarciaro  i  biondi  trttcajffUf  ;  x 
J  lor  fati  rubelli 

chiamando  ,  crudo  il  ciel ,  fere  le  sÌi;lU  | 
Che  fi  Inrge  ui  furo  ,  e  fi  corte/è  y 
Ver  porre  ti  giogo  al  loro  almo  paefè      ,  . 
N  e  del  uoftro  configlio ,  e  de  la  mano 
I    Sol  per  proua  Cartilagine  fi  duole, 
:     E  Vhfiucano  mare  ampio  e  t  tir  baio  ; 
M<i7  Liguro  ,  c'l?umtle  houora  e  cole 
Il  franco     yHÌ  tmc  ancor  lontano , 
K  yj 


ti%  L    i    B    R  O 

«774  più  (Tun  trofeo  la  fama  al^to^ 
Tal  che  penfter  irato 
D/  fortuita  contraria  a  i  deflr  uoTirt  : 
Ne  peruerfò  gmdtcìo  de  le  genti 
Tara  ,  che  meno  ardenti 
Stan  le  f ausile  ;  che  t  hen  colti  inchioflri 
\* hanno  accefo  di  gloria  in  ogni  loco , 
Col  lor  uìuace  e  [empi  terno  foco  . 
T  ornate  pur  Signor  al  ricco  albergo  , 
A  la  patria  honorata ,  oue  u  attende 
ha  real  corri jiagnia  ,  che  ut  die  d  Cielo  ; 
CÌ)tl  uojìro  hvnor  già  da  fe  fieffo  fpUnde , 
Cornei  lume  del  Jole  ,  allhor  che'l  tergo 
Scalda  al  monton  dt  Frixo ,  e  l'aureo  pelo  j 
Ne  temiate  che  uelo 
Di  morte  acerba ,  o  pur  di  tempo  rto , 
La  fua  rara  beltà  ricopra  mai  ; 
che  cu*juoi  udgìjt  rat , 

Con  quel  chiaro  (jdendor  ,  che  gli  die  iddio  , 
Difgombrerà  da  l'aere  ,fofco  c  ofcuro 
La  nebbia ,  e*i  renderà  fereno  e  puro  , 
T  ornate  pur  fìgnor ,  doue  u  afpetta , 
E  del  uoftro  ritorno  il  del  ringratia 
Col  grembo  pien  di  fior  Licori  adorna  , 
E  grata  al  fommo  Kè  di  tanta  gratta 
Si  C'irne  pura  e  femplice  angioletta 
hl\ala  dal  penfìer  con  lui  figgiorna  ; 
Et  hor  lieta  gU  adorna 
D/  mammole  uwle  i  fieri  altari  ; 
Hor  gli  arde  arabi  odori ,  e  puri  incenfi: 
E  co'  de  [tri  accenfi 
Del  uojìro  cajìo  amore ,  i  folitari 


TERZO,  iif 

to chi  ricerca  per  parlar  con  uol. 
Con  cui  folo  comparte  i  penfter  fitoi  • 
3  ìa  Napoli  gtntile  ,  e  le  tttcine 
Ninfe  de  colli  fuoi  uengono  a  gara 
Co*  pieni  uafidi  purpurea  rofa  ; 
E  qual  ghirlanda  di  letto  fa  ,  e  cara 
Tejjè  al  bel  uoftro     hon orato  crine , 
A  la  chioma  prudente  ,  e  glorio  fa  : 
Quale  la  ualorofa . 

\oflra  man  canta,     fauer  pronto  e  faggio 
Già  l*anticjua  Salerno  ti  fuo  bel  monte 
Da  luna  a  l* altra  fronte 
Yorna ,  non  già  dt  ?in  ,  d^khete  ,  o  faggio 
h\a  di  carchi  arbufcei  dt  pomt  d'oro  ; 
E  u'apre  pien  di  gioia  il  fuo  the/oro . 
S  e  di  me  uedi  prima 

Q^.el  cortefe  Signor  ,  dìnamo  ^  inchino  , 
Can'^n  ,  gli  potrai  dir  humile  e  queta 
che  quel  ricco  pianeta  . 
che  fegno  il  luo  benigno  alto  de/} ino  ; 
L*ha  d*immortalita  nel  (acro  temtyio 
"Batto  d'honor  un  fempiterno  efempio  • 


1  ?  0  L    I    B    K  O 

S  erchio  gentil ,  che  con  le  pure  e  chiare 
Onde  d*argento  ;  e  fui  tuo  torto  corno , 
Vi  diletto fe  e  uaghe  riue  adorno , 
Tranquillo  porti  ti  fuo  tributo  al  mare  ; 

S  eie  lagrime  mie  calde  ^  amare  , 

Ch*io  Ipargo  Liff'o  a  quejle  Jponde  intorno 
Turbano  ti  fre/co  tuo  dolce  figgiamo  ; 
E  le  tue  Ninfe  leggiadrette  e  care  ; 

P  erdona  l'altrui  colpe  a  la  mia  deglia  ; 
^mormorando  con  foaui  accenti , 
Mojlra  del  mio  languir  qualche  pietate  : 

N  arrando  a  i  Dei  del  mare ,  a  i  uaghi  uenti 
ci}  IO  moro  ,  amando  angelica  beliate  , 
Sorda  più  clxaj^e ,  e  più  lieue  che  foglia . 


O  mbire  frefche ,  herbe  uerdi ,  acqu€  lucenti , 
Ben  nati ,  uaghi ,  c^"  odorati  Jìcrt  , 
KipoTli ,  omhrofi ,  e  foli t ari j  horror i , 
che  udtjìe  il  juon  de  miti  duri  lamenti  ; 

S  e  mai  furor  di  pioggia ,  ira  di  uenti 
Kon  turbi  il  uoTho  jìato  ;  e  fe  gli  amori 
Volando  foura  uoi  con  delct  errori 
Vaccian  del  uoftro  cicl  uaghe  le  genti  ; 

S  erbate  in  uoi  dolce  memoria  eterna 
De  miei  diletti  ;  e  come  qui  'Sìirtilla 
Meno  di  Batto  a  rtua  ogni  defio  : 

A  do  ,  ch*ogni  ?uTior  ccmjcae  (cerna  , 
che  non  haH  mondo  forte  f  tranquilla  , 
che  fojja  pareggiar  lo  flato  mio  . 


T    E    R    2    0.        i J» 

A    P  A  P  A     P  A  Oi  l  o  ni, 

^  E  N  potrà  di  Gresù  la  greggia  humde 
)  Andar  fecura  per  le  piagge  ombro fe  ^ 
Vafcendo  Imberbe  frefche  e  rugiadofe 
Con  un^ eterno  e  fempre  uerde  kprile  ; 

»  oi  che  le  chiaui  del  fuo  caro  ouile , 
E  rhonorata  uerga  in  man  ut  pofe 
Colui ,  che  fcorge  tutte  l'opre  a(cofe  ; 
Saggio  ?aftor  a  quel  primo  ftmile  : 

^  ornai  non  fìa  cht  le  fontane ,  o  /  fiumi 
Le  turbi ,  o  uieti  r ombre  ;  e  fiate  e  uernù 
Lieta  n'andrà  (otto  fi  fida  [corta . 

/  olgete  alKè  del  et  eia  i  fanti  lumi , 
Mirate ,  com*ei  gode  ,  e  fi  conforta 
Vedendo  in  uofira  man  l^alto  gouerno  • 

AL  MEDESIMO. 

PO  I  che  nocchier  dal  fommo  Padre  eterno 
Eletto  [et e  de  li  namcella 
Di  Pietro  ,  che  moWanni  in  quefla  e  quella 
Parte ,  ha  fojpinto  tempefiofo  uerno  ; 
eo-Q-iola       col  uoHro  alto  zouerno  ^ 

«io         o  _  o  ' 

Vinta  ogni  for^a  dt  maligna  fiella  ; 
Edi  fi  lunga  ufcitaatra  procella, 
Hauer  i  uentt  irati ,  e  laonde  a  fcherno  ; 
con  l'ardita  prora  coronata 
Entrar  nel  fido  e  defiato  porto  ; 
V^  non  mai  fegno  di  tempefia  appare  ; 
per  le  Jponde  la  lieta  brigata 
Stanca  dal  lungo  error gir  a  diporto , 
DatQ  Ihumide  uefii  al  Dio  del  mare  ì 


ijt  LIBRO 


A    t  A  MARCHESANA 
«ft.«^Av  ?  E>$  C  A  H  A. 

HO  R  fw  ./?  può  hen  dir  Donna  beata  ; 
che  in  cjuefio  mondo  tempeJl(ffo  e  rio  , 
\oltu  'co  ritocchi  de  la  mente  a  Dio , 
Lieta  uita  uiptéte  et  hcnorata'; 
E  con  le  Ideane  del  penjìtro  albata 
Là  ,  dohe  \ft  Jìnijce  ogni  dejio  , 
Si ,  come  in  un  terreno  'aimò  é  natio , 
Felice  trfap affate  ogni  giornata  ; 
E  l'angeìiche  fquadre  ad  una  ad  una 
Mirando  allegra  ,  e  h  ben  nate  genti 
Sentite,  a  meXo*l  cor  gioia  infinita . 

0  perfetto  piacere  ;  o  uera  uita  ; 
Scorirer  ^li  error  del  Sole  ;  e  de  la  Luna  : 
E  Jìar  foH{a  le  Jìellej  e  gU  elementi . 

N  egro' ueto  il  bel  crin  'fp'irfo  e  negletto  5 
habito  conferme  rtccpria 

Le  beile  membra  de  (a  Donna  mia  ; 

C*hauea  di  caldo  pianto  humido  il  petto: 
E  d  ella  piena  di  doglio fo  affetto 

Dicea  riuólta  al  cielo  .  ah  forte  ria  ^ 

chi  mi  ii  toghe  0  dolce  compagnia  ; 

Solo  de'gliocihi  miei  lame  e  diletto  f 
P  ai  che  non  può  queTfo  terreìio  e  fi^'le 

Corpo  teco  utnir  ,  ne  lierra  d  core  , 

Esimio  jknfter ,  cììahmi  for\anon  patte: 

1  ndi  trahendo  un  Jofì^tr  lungo  e  grane 
Di  me'Xo  Palm-i ,  uenne  in  wsìa  tale . 
i^ual  chi  per  trop^  duci  Lingusvdo  more . 


T    E    FC    Z    O.  ,  IH 
E  El    LA  MARCHESANA 
D  E  L      V  A  S  T  O  . 

1      A*  L  cerchio  J^or  di  mlle  gèmme  adorno  , 

i-  che  coronala  Vhonorata  tefla  , 
(I  Qual  maturino  fior ,  che  l'aura  defia; 
y  Giua  ondeggiando  il  biondo  crine  intorno  : 
t  era  il  utfo  bd ,  fi  come  il  giorno 
Allhor  ,  che  cinta  di  purpurea  ue  ?./ 
V aurora  a  i  lieti  amanti  egra  e  ynoìeflj. , 
Va  con  fronte  dt  rofe  a  noi  ritorno  ; 

*  habuo  era  gentil  candido  uelo  ; 
Celefle  il  paffo  ,  come  man'^i  a  Oiù 
Da  Vanirne  bi  a' e  andar  fi  fuolei 

\.  ngelico  era  il  fuon  de  le  parole  : 

i  10*1  diro  pur  j  che  rihebbe  inHidiailOelo\ 
E/  arfe  ibi  la  uide  ,  e  chi  l*udio . 
L    SIGNOR  ANTONI 
DI  RVGGIERO. 

3*  A  N  G  E  L  I  C  A   beìltX^a  al  fuo  fattore 
d^uggier  ,  cjuant* altra  mai  qua  giù  (imik\ 
\j\in:rr.a  più  purgata  ^  e  piugentik  , 
Di  quante  ne  nudrio  l'eterno  amore , 
acque  il  mio  altero  ,  e  rilucente  ardore  , 
Ond'ogn' altro  mi  parue  ofcuro  e  uile  : 
E  iV;out  è  Jpento  ,  altr'efca  ,  altro  focile 
Kitorui  Amor  per  auamparmi  ti  core  : 
l  uefi' occhi  lafit .  e  i  miei  pen fieri  ufati 
A  contemplar  le  maratvghe  ognhora  , 
Ch'unqtia  non  uide  o  quejla  etate  ,  o  quella  : 
I  degnan  mirar  fi  baffo    e  adhora  ndhora 
Viangono  il  ben  perduto  ,  e  gh  anni  andati  , 
Ne  f^eran  ditrouAtcofa  fi  bella,. 


»j4         L    I    ^   ^  O 


A  t A' ^IG.  LVCRETIA  MCA. 

A che  di  pioggia  àoloTofa  il  uolto 
Bagnartti ,  d*amor  pieno  e  di  pietate  ? 
A  che*l  famofo  Claudio  richiamate 
che  n*ha  qual  ricco  pegno  Iddio  ritolto  ? 
S*  egli  da  languir  lungo  ,  a  rider  mito 
Gode  Ih  sté  fra  l'anime  beate 
D^un  ben ,  che  Itene  e  fuggitiua  etate 
Ne  le  rapine  fue  non  porta  auolto  : 
V  iffe  fra  noi  fin  che  gentil  dejìo 
Nacque  nel  ctel  del  fuo  raro  uahre  ; 
\ndi  a  uiuer  più  bel  ratto  falio  ; 
E  come  pellegrin  carco  d^honore  , 
Per  tofto  por  fi  a  i  fanti  pie  di  D/a , 
Vieto  con  lunghi  pajìi  attan"^  labore  : 

Q^uanto  s^allegra  Valma  alta  e  gradita , 
che  fi  come  pennato  e  bianco  augello 
Volo  nel  del ,  per  lei  fatto  hor  pm  bello  ; 
Voi  che  Vapparecchiate  un  altra  uita  ; 

L  aqualla  ?  arca  a  nojlri  danni  ardita 
Non  troncherà  ,  ne  fatto  a  lei  rubello , 
P/«  falda  che  d'incude-,  o  di  martello 
Opra ,  ché'l  tempo  al  fin  confuma  e  trita  • 

N  e  brama ,  che  mouiate  a  feguitarla , 
l\entre  la  tela  del  fuo  honor ,  eh* ordite 
Non  fia  compita  ,  e'I  bel  uofìro  lauoro  : 

E*  /  Rè  pregando  di  quel  fommo  choro , 
che  qui  ui  lajìt  ,fra  fe  fteffa  parla , 
S\i»fa  uiui  cojìui ,  tiinro  due  Htte .. 


PIETRO     A      E  T  l  N  O' 

X  E  N  potrà  con  le  fleUe  a  paro  a  paro 
3  Quefia  uaga  ferena ,  che  cantate 
il  mondo  ornar  di  fua  rara  bekate , 
Sen\a  far  contra  morte  altro  riparo  : 
e  temerà  cheH  tempo  inmdo  auaro 
Duro  nemico  a  le  cofe  create  , 
Torni  d* argento  le  fue  chiome  aurate  , 
Mercè  del  uoftro  flil  canoro  e  chiaro  ; 
eata  lei ,  che  con  le  uoftre  piume 
Ver  un* aere  d*honor  uolando  (ale , 
Oue  ragiona  iddio  co*  più  perfetti  : 
eatis/ìmo  noi ,  che  nel  fito  lume 
ApriTie  gliocchi ,  e  da  [oggetto  tale 
Vrmdejìe  accorto  alti  penjieri  eletti  . 

MONSIGNOR  D  A  LA  CASA' 

A  S  A  ,  fi  l*alte  tue  u'rlutì  ardenti , 
*J  Dt  cui  benigno  del ,  lo  fiudto ,  e  l'arte 
Ti  dier  fi  ricca  ^  e  fi  honorata  parte, 
Quanta  non  forfè  a  le  più  faggte  menti , 
ortuna  co  begltoccìù  ogn^bor  ndenti 
Lieta  fecondi  sì ,  che  in  ogni  parte 
chiare  memorie  del  tuo  honor  cofparte 
Viuan  mai  fempre  in  bocca  de  le  genti  ; 
il  ojìrami ,  come  amor  leggiero  ,  e  fciolto 
Tuggaeon  l* ali  de  penfeer  leggiadri 
Dritto  uolando  a  la  gran  Donna  in  feno  : 
come  teco  entro  quel  bel  fereno 
De  l* immortalità  tutto  raccolto  ,  , .  ; ,  / 

Spre'^i  U  nebbie ,  e  i  giorni  ofcuri  c^*  4Ìv^4  J 


ty^,^  LIBRO 


A     LA     SIGNORA     HI  P- 
POLITA    PALA  VICINA.  i 

BE  N  deurebhe  li  fama  ardente  e  uiua 
Riandar  più    un  perm-ito  ,  e  hd  cornerò 
Hfppobta  ,  atenar  ogm  hewtfpero 
Ver  dar  materia  ,  (he  di  mi  fi  ferma  ; 
T  al  eh* ogni  colle  ,  agni  piaggia  ,  ogni  riua  , 
Sappia  de  mertt  uoftrt  il  pregio  intero  j 
E7  mondo  errante  conofcendo  il  uero  , 
faccia  che* l  nome  mjiro  eterno  uiua  : 
Q^uanto  ognt.rtMO  il  mare  ,  hefpero  ti  iole  , 
Auan\a  d'onde  quel ,  tjuejh)  di  lume  , 
Tutte  le  donne  noi ,  tanto  d'homre  : 
H  one/ìa  ,  cortefia ,  (ènno  ,  e  naìore 
Soìp  co[i  uoflri  ;     ogni  bon  cojìume , 
Come  di  primauera  le  uiole . 


A    LA  MEDESIMA. 

rE  M  o  Donna  gentil ,  ch*al7iarmi  in  atto 
Volendo,  con  cerate  penne,  e  fi-ali , 
E  per  lo  del  de  uoflri  honor  uagare  , 
M/  mancheranno  a  me\o'l  uolo  Vali 
Tal  ych^io  faro  fi  perigliofo  [alto  , 
Come  colui ,  che  nome  diede  al  mare  : 
Ma  fe  pur  pien  di  tema  di/piegare 
ìJako  pianeta  mio  mi  fa  le  piume  ; 
Ce/?/  tanto  Vardor  del  Juo  bel  foco , 
eh* io  poffa  in  ogni  loco 
Le  Uì^he^e  mirar  di  j?^*'^»  lume , 


T    E    R    Z    O.  xj 

Ne  ftiUf  (t  poco  a  poco 
La  molle  cera  il  (ci  di  (uà  beliate , 
Ondato  (la  elemp'o  a  la  futura  etate 
poi  che^l  Cielo  il  uofiro  none  altero 
Alma  reale  ad  honorar  mt  ch.'ama  , 
Verche  fhre'^j  li  furor  del  tempo  auaro 
perche  uiud  ad  opihor  la  uojìra  fama, 
Vurt^ate  ti  lenehrofo  mio  penjiero 
Co*  rat  del  uojìro  Sol  luctdo  e  chiaro  : 
E  quell*omhre  y  the  l*alma  Jcoloraro 
Del  mio  corpo  mortai ,  graue ,  e  terreno 
Quando  fcefe  dal  del  pura  e  lucente  , 
Col  uafTo  lume  ardente 
Sgombrate ,  fi  che  luctdo  e  fereno  ^ 
Come  da  Corrente 

Ic-fce  Febo  talJjor  ,  fe  n^efca  ,  e  poggi , 
Onde  liei  Crei  co*  uoflri  honort  aÙoggi , 
on  nobiltà  di  fangue ,  onde  ne  fete 
Sol  quanto  fi  conutene  in  uiJia  altera  ; 
;Now  di  ricche'^e  honor  uano  e  di  Hati  ; 
Non  terrena  belle'^a  ,  che  la  fera 
Semina  il  tempo  ,  e  la  matina  miete 
V/  dan  pregi  fi  rari ,  e  fi  lodati  ; 
che  la  gloria  del  fangue  è  de  paffuti  » 
1  quali  con  la  mano  y  con  Vni'^enno  , 
E  col  proprio  ualor  fi  fero  illujfìri  : 
Viue  a  pena  dm  lujìn  , 
Hort al  beltà  ,  che  fèn^altra  foftegnò 

quar  roje  e  Ugufiri 
E  dono  la  ricche\^  è  di  fortuna  , 
Zhe  non  offerua  mat  promeffa  alcuna  m 
(i  l interna  beltà  pura  e  celejle 


13»  LIBRO 

A  queWeterna  del  Editor  fintile  : 
Per  cut  fi  lieta  andate  ,  e  fi  fuperha  , 
Sour' or n  altra  ut  fa  bella  e  gentile 
\oUr  per  quefio  del  con  l*alt  preTie 
Al  uero  ben ,  eh' a  uoi  làsà  fi  ferba  : 
ì^on  ft  pregno  ti  terren  di  fiori ,  e  d'herha 
Kende  ti  fiato  di  Zefiro  ,  e  l'ìiumore  , 
che  manda  Cinthia  da  be  raggi  algenti , 
Come  uoi  co* prudenti 
Venfiert ,  e  uaghi  di  uirtù  e  d1?onore , 
Tate  le  nofire  menti 
Grauide  di  leggiadre  altere  ttogUcy 
Qualhor  l'alma  a  parlar  la  Itngua  fctoglU . 
B  en^ptéo  ne  raggt  del  fouran  pianeta 

Come  ti  Kè  degli  augelli ,  intento  e  falda 
Vocchio  tener  ,  &  in  quel  foco  eterno  , 
chiunque  affifa  ti  lume  ardito  e  baldo 
Nel  bel  ui/o,  qualhor  penfofa  e  lieta 
Valma  fi  mvfiracol  fuo  raggio  interno , 
hramofa  far  di  noi  dolce  gouerno  ; 
Qualhor  a  la  fua  lucida  feneTira 
S*appoggia  ,  e  del  f attor  l'alta  fembtan\a  ; 
Ch'ogni  belleX^  auan\a , 
Difcopre  a  noi  da  la  prigion  terrefira  ; 
A  nobile  [peran^t 

Chiamando  1  defir  no firi  incauti  e  folli. 
Che  uan  col  fenfo  e  per  ptaggie  e  per  colli. 
A  Itre  grafie  ,  altre  uoci ,  altre  manere , 
Altri  coflmm  ,  altrt  atti ,  altre  parole 
Vanima  uofira  fan  unga  O'  ^^orna  ; 
Altre  rofi  uermiglie  altre  uiole 
Le  d'pingono  il  hMo  }  altro  piacere 


f  TERZO. 

li  Vioue  da  gli  occhi ,  u  caflo  amor  foggi  orna  s 
i  Quanto  di  bel  Domia  mortale  adorna 
>      uile  a  lato  a  quel ,  ch\Ua  cortefe 

Ver  far  inanime  altrui  belle  dijpenfa , 

Di  dolce  \elo  accenfa  ; 

Ma  chi  uedeffè ,  quando  al  cielo  intefi 

lien  le  fue  luct  ;  e  penfa 

A  la  beltà  di  Dia  mirandol  fìfo  , 

Vedrebbe  tutto  ti  bel  del  ?aradifo, 
*>!  uuJicjueJe  le  uoglie  alte  e  leggiadre 
,1  Lafciando  l'orme  di  uirtà  coperte , 
i  Volge  il  gentile     honor aio  piede, 

O  per  le  uie  del  cielo  ad  altri  incerte  ; 

O  per  quelle  del  mondo  ofure  ^  adre  ^ 
(I  Van  [eco  Carità  ,  Speranza  ,  e  Fede  • 
»  ;  Vrudenl^  col  cbrtTiallo  ,  oue  fi  uede 
ci  0^«/  futura  y  ogni  pajfata  cofa  , 
jp  Se«\4  cui  ben  oprar  non  c*è  concejfo  ; 
^  TalJjor  le  fiede  apprejfo , 
li  Talhor  nan\i  le  ua  graue  e  penfofa , 
•  Seco  parlando  fpefjo  , 
i  Come  (i  debba  andar  per  quejìo  bofco 

De  la  Ulta  mortai  fallace  e  fofco  , 
.  odata  cafìita  ,  non  già  da  morfo 
s  D*infamia  ,  o  dt  timor  guidata  ,  e  retta, 
i  ÌAada  fren  dt  ragion  dolce  e  foaue  , 

Segue  quefìa  gentil  uaga  angioletta  , 
*:  0«erfe  fuoi  defit  rtuolge  tlcorfo, 
\'  Come  legno  maggior  ptcciola  naue  : 
k  Del  fuo  ricco  thefor  Inaurata  chtaue 

lien  cortefia  ;  e  queldijpen/a  ,  e  dona 
^  Con  giudim  ,  e  ragion  fempre  a  chi  metta 


i4o  LIBRO 

E  cofir  la  mano  aperta 

chiama  a  fuor  doni  o'rni  gentil  perfina  ; 

Setido  j'ecHra  e  certa , 

Che  fili    altro  felice  è  fol  colui , 

che  pnt  gtouar ,  e  g'.oua  fpeffo  altrui , 

N  on  più  che  da  la  cieca  notte  Inombra , 
O  la  luce  dal  foie  ,  alta  utrtute 
D<t  lei  giamat  fi  parte ,  o  s^allontana  ; 
E  per  condurla  al  porto  di  falute 
Ogni  ne'jbta  ,  che  l  (or  fouentejngombra , 
Ta  dal  fuo  bel  feren  fempre  lontana  ; 
T*i/ ,  che  de  l  uoftro  honor  fuona  la  Tana  , 
Vìhero  ,  //  N;/o  ,  l^ìndo  ,  e  quanto  [cerne 
Queft*amp!o  C'el  con  tanti  uaght  lumi  ; 
E  ,  mentre  al  mare  i  pumt 
Correnti ,  porteran  Vonde  paterne  ^ 
Mentre  dolci  coflumi 
Viaurh  Donna  gentil  ;  uiura  fra  noi  ; 
E  ne  V imperio  eterno  anco  dapoi . 

O  de  dont  del  Ciel  ricca  e  felice 

Alma  ,  che  con  fi  faggi  e  ^  e  fide  fcorte 
T^malXi  til  fommo  ben  ,  cfualììor  ti  piace  ; 
Non  per  fentier  ,  per  uie  dubbio fe  e  torte  , 
Ma  per  dritte  ,  e  fe^ure  ,  oue  non  lice 
Al\arficon  penfier  uano  e  fallace  ; 
Tu  con  eterna  ,  e  ripofata  pace 
A ppaght  nel  Signore  ogni  tua  uogha  ; 
Mirando  doue  t  fanti  angeli  eletti 
In  me^o  a  i  ùiu  perfetti 
Tengono  un  ff  'gio  d*oro  ,  onde  la  fp^g^^^  y 
E  /  mondarti  di'f-rti 
Scuna ,  lajcuut  interra  ,  ud'^  potrai 
\ka*iiQnar 


:  T    E    R    Z    O.  14» 

Cagionar  Dio  fenl^  Tlancarti  mai . 
i  e  con  f  enne  di  fili  cotanto  alzarti 

iion  pHoi  Canyon ,  quanto  s^mal^a  e  Mola 
ta  gloria  di  colei ,  che  ferini  e  canti  ; 
Ville  in  mei  tremanti . 

0  di  ualor  fenice  unica  e  fola  , 

1  ui  uengo  dauanti 

Sol  per  faper  ,  fel  mio  cantar  annota  , 
hccio  che  tojio  mi  najconda ,  o  moia , 


IA  FEBO  PER  L*ISTESSA. 
E  mai  fempre  il  tuo  allor  caro  <^  amato 
ò  Spieghi  i  fuoi  rami  ,  e  le  heìlewe  conte  ; 
Se  fempre  adorni  ogni  honcrata  fronte , 
Sen\a  temer  furor  di  Gioue  irato  ; 
P  oi  che  contra  la  morte  il  del  t'ha  dato 
Varmi ,  con  le  tue  man  ueloci,  e  pronte  , 
E  d'herbette  ,  e  di  fior  fpoglia  ogni  monte  , 
Onde  non  tardi  il  tuo  foccorfo  ujnto  : 
1 S  gombra  ogni  mal  dal  corpo  egro,  ^  infermo 
che  fi  rara  beltà  turba  ^  ofcuru  ; 

ÌCome  nube  talhora  il  tuo  bel  raggio  : 
!  P  rendi  di  qucfìa  Donna  o  ¥cbo  cura  ; 
Perche  non  refi  il  mondo  ignudo  ^  hermo  ; 
Qual  priuo  del  fuo  honor  Abete,  o  ^^fgg'o 
L 


tA-t  h    I    B    R.  O 

D  aqualuago  Jplendore  il  lume  baurete 
Tenebro/I  occhi  miei ,  fe  ti  uojlro  fole 
chi  ueTie  d' herbe  i  frati ,  e  di  uiole 
Copre  di  nubi  ,e  le  fue  luci  liete  ^ 

D  i  che  fòaue  cibo  homai  uiurete 
Orecchi  miei ,  feH  fuon  de  le  parole 
formate  in  ctel  fra  quelle  fante  fcole 
De  Valme  care  a  Dio  più  non  udrete  ? 

L  affò  j  Hate  rinchiufi ,  e  fordi  ogn*hora, 
che  non  uedretemai  Donna  fi  bella. 
Ne  udrete  più  fi  faggie  uoci  accorte  ; 

S  in  che  con  lieta ,  e  gratto  fa  ftella , 
Vna  felice  e  fortunata  Aurora 
In  grembo  a  tanto  ben  non  m  ri  forte . 

A     LA     SIGNORIA  HIP- 

POLITA  PALAVICINA. 

PERCHE  nel  Tduro  cento  mite ,  e  cento 
Alberghi  ti  Jol  col  fuo  dorato  crine  ; 
Verche  fiu  mite  ti  ghiaccio  ,  e  le  pruine 
Torni  a  por  freno  al  fiume  otjofo  e  lento  ; 
P  erche*l  del  ungo  d*ogni  mio  tormento 
Solcar  mi  faccia  ogn*hor  ftagni  e  marine  , 
Ricercando  dA  mondo  ogni  confine , 
Si  come  uela  prefta  ad  ogni  uento  ; 
T  erro  [èmpre  nd  core  e  uiua  e  beila 
La  uoflra  tdea  ;  e  ne  la  mente  ogn*hora, 
Le  molte  gratie  ,  onde  fi  altera  andate  ; 
E  fe  Gorgoglio  di  maligna  sìella 

Non  rompe  i  miei  pen fieri ,  in  ogni  etate  ^ 
Wìurste  a  far  del  Sole ,  e  de  i*  Aurora  • 


TERZO.  14} 
A     LA  MEDESIMA^ 

MENTRE  rugiada  dal  gelato  raggio 
I       Cadrà  di  Cinthia  ^  e  da  le  fredde  ^eUe, 
!    Mentre  purpurei  fiori ,  herbe  nouelle 
\    Vago  rendranno  e  dilettofo  maggio  ; 
M  entre  torra  le  frondi  a  l'olmo  ,  ai  faggio 
V^utunno  auaro;  e  liem  fiere  e  fnelle 
tìauranno  t  bofchi  ;  e  per  le  Hrade  belle 
Del  del ,  fe  n*andrà  Febo  al  fuo  uiaggio  5 
i  L  a  nobil  cortefia  ,  con  che  nthauete 
Legato  il  cor  dinodo  fi  tenace  y 
Terrò  fempre  ne  gli  occhi ,  e  ne  la  mente  : 
5  corgami  ti  mio  defitno  ,  oue  a  lui  piace , 
C/?Vo  u'hauro  fempre  nel  penfter  prefente  , 
Con  le  uirtH ,  di  cui  fi  ricca  fete . 

A    M.   KMCOLO  GRATIA. 

GR.  A  T I  A  fei  Cnli  a  uojìra  gloria  intenti 
Wi  fer  cigno  gentil ,  c/;e  con  le  belle 
Venne ,  uclando  a  quejìe  parti ,  e  a  quelle, 
Krrcflate  col  canto  i  fiumi ,  e  i  uenti^ 
P  erche  co"  chiari     honorati  accenti 
Non  al\ate  colei  foura  le  Thlle  , 
1    Le  cui  ardenti ,  e  lucide  fiammelle 

Tun  del  bel  foco  fuo  uaght  le  genti  ? 
S  piegate  l* alt  pellegrine  e  bianche 

Cantando  il  fuo  bel  nome  ;  onde  a  la  uoce 
\oflra  fuonin  Lucretia  i  feifit  e  l'onda  ; 
P  erche  ptgra  uecchie\\a  non  l'embianche 
le  bionde  chiome  ;  ne  la  parca  atroce 
La  porpora  del  uifo  le  nafconda  . 


t4  4  LIBRO 

A  Wior ,  cheH  dì  cinto  di  rofe  ufc»a 
Da  le  lucide  porte  d'Oriente  ; 
E  fea  col  uolto  fuo  lieto  e  ridente 
chiaro  ogni  fiumicel ,  uerde  ogni  riua  ; 

D  e  le  /olite  fue  tiaghe\\e  prtua 
La  bella  pajìorella  egra  e  dolente 
Vedendo  Inatto ,  al  Sol  uolta  la  mente  ^ 
La  mejìa  bocca  in  cjuejìe  uoci  apriua . 

O  echio  ardente  di  Dio  ,  che  uah  ,  e  poi 
Spre'^ando  i  colpi  de  la  dura  morte , 
So-ombrar  c^ni  dolor  ,  che  ne  moleìii  : 

R  endi  fana  Licori ,  onde  non  refli 
donerò  il  mondo  ,  le  beìle'X^  morte , 
che  morendo  morran  ne  gli  occhi  fuof . 


P  ercheH  cor  di  penfìer  freddi  e  gelati 
M*armi  ragione  a  la  mia  pace  amica  ; 
Verche  con  l\dma  ragionando  dica  , 
Kitira  i  [enfi  tuoi  folli  e  sfrenati  ; 

V  edi ,  ch'ai  pianto  y        i  martiri  ufatl , 
A  Vamorofa  tua  graue  fatica 
Ti  mena  quejla  uoghu  empia  e  nemica , 
Per  tornar  i  tuoi  di  fofihi  e  turbati  ; 

N  on  può  di  duo  begliocchi  al  dolce  foco 
Contender  sì  ,  che  non  fi  rompa  e  sìille 
il  duro  ghiaccio  di  j'ua  cafìa  mente  . 

O  nd'io  mi  fenio  dentro  a  poco  a  poco 
Crefcer  la  fiamma  ,  e  forger  le  fauiUei 
E  l*alma  al  proprio  mal  cieca  confante . 


I  TE    R    ZO.  »45 

I  oura  le  riue  gloricfe  e  fole , 

ì      l'alta  Donna ,  con  Inaurato  freno 
Gouerna  d* Adria  il  ricco ,  e  bel  terreno 
Di  palme  adorno  fin  che  di  uiole; 
oichene  iOcean  s*afcofetl  Sole 
-  Batto  Vafìor  di  grane  dogha  pieno , 
hi  raggio  de  la  Luna  almo  e  fereno , 
Ne  l'arena  fegno  quejìe  parole, 
mere  io  amo  ^  ardo ,  e  non  feH  credo 
chi  m*accefe  nel  cor  fi  chiari  ardori 

.  Col  dolce  foco  de  beglictchi  fyioi  : 

\   afpil  tu  lido  altero ,  uditel  uoi 
Onde  fchium)fe  ,  e  ditelo  a  Licori , 
Se  in  quejìe  parti  mai  la  porta  il  piede . 


Ij«  E    LA     MORTE    DI     M  / 

Il      DONNA  BENEDET- 
TA PISANI. 

'  n  E  ne  le  piagge  diletto fe  e  fole , 

3  CÌì  ornano  ti  terl^o  del ,  lieta  ti  tiiuì , 

0«*è  mai  fempre  primaiicra  e  giorno , 
,  E  lungo  t  frefcht  e  chrijì alimi  riui 

Vi  cele/li  amaranti)/ ,  e  dt  niole 

Ti  rendi  il  biondo  crin  uago  ^  adorno  ; 

Se  nel  dolce  foggiorno 

pi  que^  febei  jpirti  ti  diporti , 

ha  cui  fama  con  penne  bianche  e  belle 

E  quejìe  parti ,  e  quelle 

L  iij 


«4^  LIBRO 

Cercando  ua  per  fentier  lunghi  e  torti , 
china  le  cafle  orecchie  al  pianto  noflro , 
lAentr*io  ti  {acro  quesìo  puro  inchioftro , 

C  hina  que*  lumi ,  onde  fi  bel  de/lo  , 

fìacque  in  ogn*alma  di  uirtà ,  e  d'honore 
Mentre  del  tuo  bel  Sol  fu  degno  il  mondo  , 
che  uedrai  mille  amanti  il  caldo  core 
Stillar  per  gliocchi  in  lagrtmofo  rio  , 
Tacendo  un  mar  di  doglia  alto  e  profondo  : 
E  col  crine  irto  e  biondo 
Sparfo  5  le  Ninfe  mefle  angofciofi 
Ver  laonde  falfe ,  e  per  Ihumide  arene 
La  lor  perduta  /pene 
Con  ucci  fofpirar  alte  e  dogliofe  ; 
E  fonar  l  aere  puro ,  e  i  duri  fcogli  ; 
Venhe  del  noflro  ben  morte  ci  JpogU  ? 

V  edrai  i  Ui.ighi  e  pargoletti  amori 

Sul  bianco  e  freddo  faffo ,  ouc  s*afconde 
ìli  fio  ricco  mortai  leggiadro  manto , 
Vriuatedel  fuohonor  leuerdi  Jponde 
Va  le  piene  Faretre  aurati  fiori 
Ver  far  con  caldo  e  dolor  o/ò  pianto  : 
E  con  querulo  cauto 
1  cigni  d* Adria  bianchi  e  pellegrini 
Vian^er  la  tua  immatura  acerba  morte ^ 
Come  fenica  conforte 
Tortorell.t  talhor  tal ,  che  i  uicini 
Liti  piangon  con  loro  ,  e7  mar  fojpira 
Dogliofo  va  ufita ,  e  pien  d*orgoglio  e  d*ira . 

N  onè  fi  ignuda  e  pouera  la  Terra 
Voi  che  l^ Autunno  con  Pauara  mano 
Ha  Jpogliato  di  foglie  ogni  arbufcello  ; 


T    E    El    Z    O.  147 

"Pofda  che  con  due  fremi  il  freddo  lana 

Ta  con  le  bianche  neuì  a  i  prati  guerra 

E  frena  co*  fuoi  ghiacci  ogni  rufceìlo  ; 

hlhor  che  uago  augello 

hions*ode  perii  collie  perle  riue 

Cantando  dolcemente  ir  a  diporto , 

Come  d'ogni  conforto , 

D^ogni  piacer ,  onde  lieto  fi  urne  , 

fonerò  ti  mondo ,  ignuda  qttefìa  etate 

Sen\a*l  ricco  the/or  di  fua  beliate . 

cendi  talhor  in  uece  de  l* Aurora  , 

La  cui  rara  belio,  uinci  d'afjai , 

D*^  l'odorate  parti  d'Oriente  ; 

E  con  la  fronte  e  co'  tuoi  chiari  rat 

Sgombra  le  nebbie ,  e  le  campagne  infiora , 

Vefiendo  queTio  del  di  luce  ardente  ; 

ch'ai  tuo  partir  fur  /pente 

Quante  fiamme  d'honore ,  e  di  a  'rtute 

hello  il  mondo  rendean  col  cìmro  lume  ; 

Ne  poi  gentil  cofiume  , 

Ke  gratis  qui  fra  noi  fur  più  uedute  , 

che  teco  diero  a  quefte  piaggie  il  tergo 

Sdegnofe  d'habitar  ogn'altro  albergo . 

erche  quel  dì ,  che  dal  terre/ire  regno 

SpiegaTh  i*ali  a  quel  celeTie  impero  , 

che  per  farfi  più  bello  a  noi  ti  tolfe , 

No«  chiufe  gli  ocJii  ancor  quesìo  hernij^ero^ 

ch'era  fenXa  di  tedi  utta  indegno  ? 

V er che  ogn' alma  dal  corpo  mn  fi  fciolfe  ? 

E  le  penne  non  uol:e 

A  feguir  il  tuo  uolo  ,  a  ftarfiteco 

fra  la  ^ente  felice      ^morofa  , 

L  iiij 


t4-f  r         t    i    B    R  O 

Se  fempre  tenebro/a 

V.ffer  l'aria  deuena, ,  e*/  mondo  cieco 

Dopo  amara  tua  grane  partita  % 
infelice  e  mi/era  la  uita  ^ 
O  tre  fiate  e  più  beato  flirto , 

che  con  qucLCalma  benedetta  e  pura 

Vhore  del  lumro  dì  lieto  dijpenfi  j 

E  l*alto  magijhradt  Natura 

Mirando  Jwr [otto  un  lauro^  hor  fotta  un  mìr- 

Vafi  i  defrJi  fue  belle'^e  accenfii  ( 

E  quanto  brami ,  e  penjl 

Le  mojiri  hor  ne  begli  occhi  Jjor  nelfembiante. 

Ne  temi  die  la  morte  ti  /compagni 

Da  tuo  ricchi  guadagni , 

Ne  che  notte  lafconda  :  o  folo  amante 

Aucnturofo^  e  piu    altro  beuta  , 

Qtianto  t*inuid>'o  fi  felice  fiato. 
C  anT^ne  una  kngiolttta 

Vedrai  più   altra  bella ,  e  a  Dia  più  grata 

fra  la  girile  del  cielo  cittadina . 

A  lei  mefla  t^mcbina , 

E  dille  :  ^ened^ita  alma  ben  nata  , 

Viange  d  mi  fero  mondo  ti  tuo  partire  , 

E  tforria  di  dolor ,  ne  può  morire . 


A  M. 


TERZO. 


A     M.  SPEEIONE. 

n  A  G  G  I  o  Scrìttor ,  per  cui  chiaro  e  uiuace 
b  A  cari  figli ,  al  fecolo  futuro 
SaraH  noftro  idioma  ;  homai  fecuro 
D'hauer  col  fero  Tempo  eterna  pace  ; 
A  iX^ra  fempre  al  del  l'ardente  face 
Di  uoflra  gloria  ,  //  fuo  lucente  e  puro 
tufne  ,fen\a  temer  che*n  parte  ofcuro 
"Lo  renda  orgoglio  di  deftin  predace  : 
M  otto  ui  de  ti  mio  honor  dotto  Sperone , 
lAa  più  tii  detic  quejìa  hngua  nofira  , 
Dt  cui  fete  krijiotele  e  \'latone% 
:  H  ornai  con  l'altre  due  di  pari  giofìra  , 
I    Ne  fi  finirà  forje  la  tendone , 

Chaurà  la  palma  ^e  fia  la  gloria  uoTira» 

A  M.  NICOLO  GfLATlA. 

SE  piena  di  gentile  alto  dcfJo 
Gratta  tier  uot  la  bella  Donna  giri 
Gli  occhi  ferent  in  fi  pietofì  giri , 
Cl/ogni  uvfiro  mar  tir  copra  d'obUo, 
S  e  gicimai  uento  impetuojo  e  rio 
D/  fuo  difdegna  centra  uoi  non  Jptri , 
Onde  di  pianto  mai ,  ne  dt  fofpiri  , 
No?*  paghiate  ad  amor  l'ujato  fio . 
V  olgctetl  faggio  PU  de  l'intelletto, 
E  date  lume  ,  et  ombra  al  mio  difegno 
Si ,  che  paia  dt  man  del  dotto  Apelle  ; 
A  ecio  che'l  sfondo  pot  come  perfetto 
l  o  ferhi  fempre  ,  e  di  memoria  degno  , 
Ira  l'altre  coje  gloriofe  e  belle , 

L  y 


i$o  LIBRÒ 

M  entre  lieti  trahean  Chromi  ^  Aminta 
Con  le  nodòfe  reti  i  pefct  a  riua  , 
Per  Inonda  queta  ,  e  d^ognt  orgoglio  prltta , 
Da  be'  raggi  del  Sol  tutta  depinta . 

L*  irta  chioma  dt  fior  candidi  auinta 
hìicone ,  a  cui  la  prima  piuma  ufi  ina 
Da  le  purpuree  gote ,  errando  giua 
Con  la  barchetta  fua  di  frondt  cinta  ; 

E  pieno  di  dejlr  caldo  e  gentile 

Vacqua  mirando  in  quefta  patte ,  e*n  quella, 
A  le  figlie  di  Nereo  alto  dicea  , 

N  on  uide  unqua  ti  mar  d* india,  0  quel  di  ihile 
Ninfa  ,  come  Amarilli  adorna  e  bella  , 
E  perdonimi  Dori ,  e  Galathea  » 


T  ratto  Micene  II  plceiot  legno  hauea 
Da  laonde  irate  trauaghato  e  lajja 
Sul  lìto ,  doue  a  fordt  uenti  ti  paffh 
Con  lUrcnoJe  fue  Jpalle  chiudea  ; 

E  riuolti  I  penfier  a  la  fua  Dea  , 

in  CUI  la  mente  affìfa  a  ctafcun  paffày 
Con  un^hamo  pungente  in  duro  fajjb 
Co  fi  pien  dt  defto  lieto  fcrtuea . 

C  ome  fiamma  d^amor  nobile  e  bella 
Non  è  y  quanto  la  mia  ,  ne  sì  uiuace  , 
fi  gentil* oggetto  al  cor  mt  uiene  : 

C  ofi  donino  i  Cieli  eterna  pace 
Ad  AmariUt  mia  ;  co  fi  ogni  sleUa 
Larga  femore  le  fia  d'ogni  fuo  bene. 


TERZO.  iSt 
AL    BARCO    D*  ASOLA. 

OD  o  P  o  U  tempeslà  atra  ^  ofcura 
Ve  pubiici  petifier ,  trancjitillo  porta 
Ve  le  priuate  gioie  ;  oue  a  deporto 
Scorgea  la  nane  jua  falda  e  fecura 
l  l  gran  Cornetto  ;  a  cui  flttdto ,  e  natura 
Vieder  quanto  poteanoi  onde  per  corto 
Sentter  ,  lafciando  il  carni»  lungo  e  tori» 
S*al\aJJè ,  oue  la  uita  eterna  dura  ; 
O  ue  fra  i  chiari  pellegrini  ììlujìri , 
che  le  lor  patrie  dt  corone  ornaro  , 
Hor  gode  del  perfetto ,  e  fummo  bene  : 
F  elice  albergo ,  fempre  puro  ,  e  chiaro 
Habhial  tuo  fumicel  dorate  arene  ; 
.  E  le  tue  fiaggie  ogn^hor  rofe ,  e  liguflri» 
A    M.     VETTOR  DE 
FRANCESCHI. 

CO  S     ogm  affentio  fio  maligna  forte, 
che  rende  ti  dolce  de  la  uita  amaro , 
Ver  fi  lungi  da  uoi ,  coflognhor  chiaro 
Vodorato  Oriente  il  di  ui  porte , 
C  cme  fra  l'alme  ,  ch^a  la  cruda  Morte 
Van  con  l*armi  d'honor  Jchcrmo  ,  e  ripare  ; 
Frj  quante  ohra-ygio  fanno  al  tempo  auarQ 
^  Null^è  più  de  la  uoflra  ardita  eforte: 
S  pirto  ni  rara  ,  e  d'honcrata  Jpene  , 
Vi  cui  è  cofì  propria  cor  te  fi  a  , 
Com*e*l  ben  dt  uirtù ,  del  uitto  il  mah  : 
D  oniui  il  fud  thcfor  con  le  man  piene 
il  eie!  Francefihi  fi ,  che  ftmpre  fìa 
In  uoi  la  forT^  a  t  deftr  uojlri  eguale . 

L  y/ 


lyt  L    I    B    R.  O 


A     M.  BERNAR.DO 
CAP  FELLO. 

CA  P  P  E  L  uorref  qua!  pellegrino  augello 
Con  le  penne  dì  gloria  al:^armi  auùlo\ 
E  con  yiti  he^penpert  ,  altero  e  fola 
Cercar  M  mondo  e  queflo  lido  ,  e  quello  4 
S  eguendo  il  uojìro  honor  ,  cì)  ardente ,  e  bello 
foggia,  e  formonta  hor  l^uuojm  l*altro  polo^ 
E  con  felice  ,  e  gloriofo  nolo 
Scorge  de  l*alme  fante  ogni  drapello  : 
M  oflratemi  tlcamin  datemi  l'Yale 

Candide ,  e  belle ,  con  lequai  ti*al\ate 
For  de  la  uifta  de  Vhumana  gente  ; 
M  enatemi  con  mi  ne  l'Oriente , 

Ond*efce  ti  giorno  eterno  ,  ou*è  Ideiate 
Stabile ,  e  forte ,  e  non  mobile ,  e  frale  • 

AL  VESCOVO  D.r  BR.ESCIA  POI 
CARDINAL  CORNELIO; 

BE  li  potrò  Signor  mio  ne  turna  graue 
De  giorni  ofc uri  miei  y  con  bianca  pietra. 
Quejli  folo  fegnat^  e  dolci  e  dr.  ari  ; 
Quefli ,  che  con  noi  uitto  ,  in  fi  foatie  > 
hi  fi  gentil  foggiorno  ;  0  fe  s^iwpetra 
Dal  del  che  motti  fìano  ,  ajhri ,  <^  amari 
Sian  tutti  gli  altri ,  e  pochi ,  e^nttbtlojl  ^ 
.  Velice  uoi ,  eh* a  bianca  cigno  eguale 
Con  fi  nobil  defìo  ,  montagne  e  mari 
Sotto  lafciando  ,  e  i  fojchi ,  e  tenebrofì 
hocht  deimondo  i  al  cid  J^iegando  l'ali 


TERZO.  ts3 

Dietro  la  [corta  glorio  fa  e  fitggì^ 

Vi  quel  dotto  Trtfon ,  ch'unqHa  finarrita 

Non  ha  la  ma  del  ben  ,for  del  mortale 

Career,  come  da  piaggia  berma  e  feluaggi^t 

Lieto  poggiate  a  queìT eterna  ulta  ; 

£  dt  diletto  ,  pien  le  fante  jfonde^ 

Cb*adornano  di  Dio  i*alta  magione  , 

Gite  cercando  con  la  mente  ardita  ; 

Ber  doue  il  fai ,  fi  mojìra ,  oue  a  fonde  ; 

Ond'efie  Auftro  piouofo ,  onde  Aquilone 

Mirando  ;  hor  come  il  caldo  Sirio  ardente 

Cacciato  dal  delfin  ratto  tramonta  ; 

Come  col  ferro  in  man  fen  ua  Orione 

Col  Tauro  a  la  Jìagione  lieta  e  rìdente  ? 

Come  Cinthia  talhor  prefia  formonta  , 

7aL')or  fegue  il  fratello  ,  ond*ella  prende 

La  luce ,  che  lei  fa  lucida  e  bella  ; 

Ne  perciò  sìanco  ,  con  l*anima  pronta, 

E  uaga  di  faper  ,  doue  fi  (pende 

Il  giorno  in  honorata  alta  f duella 

A  ragionar  del  uero  ,  e  de  Vhouejlo  , 

Ce;*  la  fidata  guida  ue  n\mdate  ; 

E  col  dotto  feri tt or ,  per  cui  s'appella 

Mincio  ricco  e  felice ,  hor  quello ,  hor  quefto 

?rato  di  poefia  heto  cercate  ; 

Non  per  fegnati  calli ,  ou*altro  ingegno . 

che  non  fia  pellegrin  ,  uejìigio  Jìampi  ; 

Ma  per  chiujl  fentier ,  per  ftrade  ufate 

Va  chi  fori  del  Ciel  nel  mondo  degno  ; 

Co/7  co  i  uaghi  fiori  in  que  he*  campi 

Scelti ,  ut  cinge  il  crin  la  uojlra  fcorta» 

O  r ipofata  wta ,  o  ben  J^es'bore, 


iy+  LIBRO 

Onde  de!  aoftro  honor  acceft  lampi 
Vedrà  la  pellegrina  gente  accorta  , 
Mentre  fia  lume  il  Ctel ,  nel  mondo  amore  : 
Ma  che  diro  di  Ini ,  di  cui  non  nacque 
Anima  più  purgata  ,  e  ptu  gentile  , 
Da  che  le  cofe  hebher  forma  e  colore  ? 
Veramente  Beato  a  cui  non  piacque 
Quel  che  più  ad  altri  aggrada  ;  a  cui  par  uile 
Cto  che  più  il  mondo  aprewa  ;  e  ricco ,  e  folo 
S*appaga  del  uoler  de  la  Natura  ; 
Et  jen"^  amhttion  uana  e  ciuile 
filXa  i  penfieri  a  gloriofo  uolo  , 
hafiiando  a  tergo  ogni  mondana  cura  : 
'E*n  uece  di  palagi  alti  ornati 
D/  bianchi  marmi ,  e  d^oro  ,  onde  fuperba 
Ne  ua  la  patria  fua  far  di  mifura , 
fra  le  felue  frondofe ,  e  i  uerdi  prati , 
A  la  Jìa^ion  matura  ,  cir  a  Vacerba 
in  ptcciol  tetto  alberga  ,  u  le  campagne 
Verdeggiar  ,  e  con  l'onda  pura  e  mua 
Scender  uede  il  ritfcel  tra  i  fiori  e  Phcrba  , 
che  fpeffò  dolce  mormorando  piagne 
Torje  la  Ninfa  fua  fdegnofae  fchiua  ^  ^ 
Onde  fentc  alternar  fra  gli  arbufcelli 
Trcgne  con  la  foreìla  i  cafi  loro  , 
Onde  t  fiori  fiber^ar  con  l'aura  efiìua. 
Solchi  chi  noie  e  quefii  mjri ,  e  quelli 
Vago  di  poffeder  gemme  ,  ethcfaro  : 
Vadan  pur  altri  per  ornar  fi  il  crine 
Dt  gloriola  e  trionfai  corona 
Vra  l  ferro  y  e*l  foco  ,  oum  uece  d*aUoro 
Hofte  lor  dona  m  dulorofc  fine  ì 


TERZO.  tss 

E/  co»  f  enferò ,  e  mente  intera  e  bona 
Code  in  fe  fleffo  ;  e  co  i  pofjenti  uanni , 
Con  le  piume  d'honor  candide  ;  al  Cielo 
"Lieto  s*inal^  ,  o«e  con  Dio  ragiona  ; 
Le  fae glorie  uinran  ,  mentre  che  gli  anni 
Hauranno  giorni ,  e7  uerno  neue  e  gelo  • 
O  uenerabil  ueglio  ,  a  uoi    inchino , 
Come  al  nero  fplendordel  fècolnojlro 
Vien  di  gentile  0*  amorojo  'i<^lo , 
E  prego  ,  che  benigno  alto  defltno 
Confami  Uiue  a  par  del  nome  uoftro 
Quefie  mie  carte ,  e  queflo  puro  incbiofir$  : 


ALLA    S  1 

DONNA  GIV- 
LIA  GONZAGA. 


E  D  I  peìine  giamai  can» 

dide  e  belle 
V^crnaJIe  fenjler  mìei  le 

/palle  el  peti  o  , 
Iter  malfar uiid  regno  de 

le  nelle 
Col  futior  di  felice  e  chiaro 
oggetto, 

O't'-.iAteii^ÌTor ,  e  [Ìm  proprio  di  quelle  , 
che  di  piaggiar  per  icario,  hanno  diletta  , 
Vfdie  a  ricercar  il  mondo  intorno 
E  mirar ,  otte  najle ,  e  more  il  giorno .  ' 

A  mor  ,  che  ne  fereni  lumi  e  tt,tght 
Sempre  uittortofo  e  lieto  jlar  ; 
Be  la  cui  gran  beltà  ianio  t^app.ighr  , 
che  con  lor  uiui  ,  e  non  ti  p.irti  mai  , 
Ond'anime  coKta:ne  iirdt ,  0^  nnp.'aghi 
Quante  rtìiran  gli  acim  ardenti  rat  , 
Vrcjì.nni  •''ali  ft ,  che  con  Vingegno 
M/  Ueui  df  jUQ  lùdi  ai  nero  Jegno  • 

Ecco 


eco  che  da  hegUocobi  kmor  m*injpira  ; 
E  mUnuitu  laMufaa  dolce  canto , 
Tiigg'huom ,  cl/a  uera  gloria  non  ajpira  j 
E  che  di  uttij  al  cor  s'ha  fatto  manto , 
che  non  deue  fentirficafta  lira 
chi  non  è  d* ogni  error  purgato  e  fanto  ; 
E  caggian  fior  dal  Ciel  dt.  Citherea  , 
Mentre  ch*io  canto  efla  terrena  Dea  • 


oi  che  quel  fecol  prifco ,  egli  anni  d^oro , 
E  l'età  ,  che  già  fu  lieta  e  beata 
Kaccolto  injìeme  ogni  fuo  bel  the  foro 
A  le  cafe  del  Sol  fu  ritornata , 
Kejìo  quefto  di  Dio  degno  lauoro , 
Quefla  patria  felice  ^  honorata 
Qual  tronco  fen\a  rami ,  e  fen\a  foglia , 
'touera  di  piacer  j  riQca  di  doglia , 


a  pace  f^n  fuggi  feco ,  e  t amore , 
I  diletti ,  le  gioie ,  ilrifo  ,  e*l  gioco  , 
E  tutto  quel ,  che  più  ferene  l'ime 
Kendeua  in  quejìo  tenebrofo  loco  ; 
tafiaro  in  uece  lor  odio ,  furore  , 
Guerra  ,  pianto ,  fofpir  tormento ,  e  foco  ; 
che  di  fiamme ,  difangue ,  e  di  ruinc 
B^icoperfe  del  mondo  ogni  confine  p 


t  s  8         L    I    B    R  O 

I  cJìiari  Jinmi  e  le  fontane  pure 

hion  correan  p  'tu  lucenti  e  he*  chrtftaUi , 

le  querele  qual  pria  nodofe  e  dure 
Sudauan  mei  ne  le  profonde  ualli  ; 
Le  riue  diuentar  aride  e  o/cure 
Già  ueflite  di  fior  purpurei  e  gialli , 
Le  quali  tn  uece  d'acque  frefibe  e  grate , 
D/  fanguigna  rugiada  eran  bagnate . 


L*  alme  ,  che  di  uirtù  chiara  ardente 
Seguiuan  11  orme  gloriofe  e  beile  , 
Suiate  da  desij ,  uolfer  la  mente 
A  cercar  di  piacer  Tirade  nouelle  , 
E  lafciando  il  camin ,  ch*a  l'Oriente 
Ci  conduce  del  bene  ,^ale  Thìle , 
Per  la  ftrada  de  fenfis*inuiaro , 
Ou*è  poca  dolce^ ,  e  molto  amaro  - 


E  tutti  i  lor  penfier  riuolti  al  male 
Si  diedero  a  trouar  noui  tormenti , 
Na«/"  modi  di  ter  l'aura  uitale 
ìnan^  tempo  a  le  mal  nate  genti , 
Co/?/  mondo ,  che  prima  al  Cielo  eguxle 
Kempieua  di  piacer  Phumane  menti , 
Si  fe  felua  d'horror  fofca     ombrofa , 
Al  raggio  cCogm  ben  chiuja ,  e  nafcofa . 


TERZO.  is!> 

edenio  il  faggio  Vadre  di  Natura 
Al  etti  imperio  figgiace  ogni  elemento  ; 
che  rende  Paria  ,  hor  nubilofa ,  horpura  , 
E  col  cenno  corregge  il  mare  ,  e*l  uento , 
che  l*opra ,  ch*€glt  hauea  ccn  tanta  cura 
"patta  di  ricco  e  nobile  ornamento , 
Era  un  mar  di  dolor  largo  e  profondo  , 
Lo  prefe  alta  pietà  del  cieco  mondo  * 


>  nde  per  ritornar  uago  e  beato  ; 
Compera  ne  prtm*anni ,  il  baffo  regno  ; 
Venso  mandar  in  quejlo  humano  flato 
Vi  fua  uera  heltade  il  più  bel  pegno  ; 
De  la  cui  gran  uaghe'^a  inamorato 
il  mondo  ,  haueffe  ogni  altra  cofa  a  fdegno  ; 
E  dietro  Porrne  fue  pregiate  e  fante 
Torceffe  i  paj?i  dal  camino  errante . 


quante  forme  ne  la  niente  hauea 
Di  beltà,  fen\a  par  uera  e  perfetta 
Mirando  col  penfler ,  la  bella  Idea 
Scelfe  di  quefta  femphce  nngioletta  , 
Che  più  d*ogn*altra  di  belle^e  ardea  ; 
E  quella  hauendo  fra  cotante  eletta 
Vormo  di  propria  man  Palta  figura , 
K^ro  e  nouo  miracol  di  bìatura . 


«  <f  p         L    J    B    R  O 

Q  «4/*/;;  nVco  ^iar din  pronta  donXeìlA 
Per  coronar/I  ti  gtouenetto  crine , 
Spoglia  de  i  uarij  por  Vherha  imitila  , 
V>i  ua^^a  rofa  le  pungenti  [pine  ; 
Coft  per  f  ir  cofiei  leggiadra  e  bella 
file  piagge  del  del  toìje  le  brine ,  - 
Al  fuogran  mar  le  perle ,  a  i  monti  Potù 
Il  ^ran  S^ettor  di  quell'eterno  ehm . 


N  on  Vìdia ,  Apelle  ,  0  chi  pinfe ,  e  fcolpto 
Meglio  in  duri  metalli ,  in  marmi,  o*^n  carte 
D/  quejìa  nera  tmagine  di  Dia 
Haurìan  faputo  far  la  minor  parte  ; 
Compiacque  in  quejìa  fola  al  fito  de  fio  , 
Ne  pitt  pQteua  far  Natura ,  ^  hrte  ; 
Ne  fu  per  tutto  ciò  gran  marauiglid 
Sendo  foladiDio  fattura  e  figlia* 


M  a  che  diro  ,  che  come  un  fogno  aluero 
Non  fta  di  fua  beltà  celefle  e  uiua  ; 
A  CHI  fe  non  (^ggi^^g^  ^Ito  penftero 
Qualpena  fia  che  la  dipinga  ^  0  fcriuaf 
ÌAateria^erta  da  fiancar  Homero , 
O  s*alcun*altro  a  maggior  fegno  arriua^  ^ 
Dettami  Donna  de  le  fante  fchole 
Senfi ddmerto  fuo degni ^  e  parale. 


TERZO,  iVi 

/  biondo  ,  crejpa ,  innannelato  crine , 
che  con  foaui  errori  ondeggia  intorno  , 
lAojfo  da  l'aure  frefche ,  e  pellegrine , 
Ne  d'altro  mai ,  che  di  fe  sieffo  adorno  , 
Quant^amme  dd  del  fon  cittadine 
Stringer  paria  con  fi  bel  nodo  intorno , 
C/?^  fciorfinon  faprian  dal  ricco  laccio , 
Cerche  tormn  più  uolte  i  fiori ,  e*l  ghiaccio  • 


hi  contempla  la  fronte  alta  e  ferena 
Di  cui  le  Gratie  fan  dolce  gouerno  ; 
Onde  l'aere  turbato  fi  ferena , 
E  ft^gge  il  freddo  e  nubilofo  uerno  ; 
Si  Jente porre  al  collo  una  catena , 
Che  non  fi  fciogltera  forfè  m  eterno  ; 
One  di  man  d'Amor  fcritto  fi  mira, 
Felice  chi  per  me  piange  e  fojpira . 


apron  due  chiare ,  e  lucide  feneflre 
Sotto  le  nere  fue  tranquille  ciglia , 
Onde  in  quefia  prigion  baffa  e  terreflre 
Scorger  fi  può  di  Dio  la  marauigUa  ; 
ìndi  con  l'alt  fue  ueloci  e  deftre 
hfcetalhor,e  feco  ft  con  figlia 
Ne/  fuo  uiuo  Iplendor  chiufa  e  rifiretta 
Valma ,  che  fu  da  Im  fatta  ferfetta . 


x6%  LIBRO 

A  qvttU  hocco, ,  che  ferie  e  rubini 
Auan^a  di  uaghe\\a  e  di  colore  , 
Qtianti  ne  mandan  gl'indi  pellegrini , 
Quanti  ne  tien  nel  [ho  bel  regno  ^more , 
No;>  fi^  mai  colto  flil ,  che  s'autcim  , 
No»  far  doni  al  juo  meno  eguaVhonore , 
Ond*efcono  penfieri  alti  ^  eletti , 
In  sì  foam ,  in  sì  leggiadri  detti . 


P  urpurea  grana  fparfatn  picchi  colle 
Vt  bianca  nette  pur  caduta  allhora  , 
Sembra  la  guancia  delicata  e  molle  i 
che  foco  di  mrtù  pinge  e  colora  ; 
lì  mento ,  eh' ad  ogn  altro  il  pregio  totte  , 
1/  coRo ,  e* l  petto  ^oue  ualor  dimora , 
V  caftuate  alberga  ,  e  leggiadria 
Udiio  Amor ,  dì  m  fi  nutre ,  e  cria . 


M  a  ?  angeliche  Uoci  e  le  parole 

proprio  di  Dio ,  e  non  d'huomo  mortale 
Unno  fermar  a  me':^ giorno  d  Sole 
altra  il  prefcritto  fuo  corfo  fatale  : 
Chi  uol  fentir,  come  ne  l'alte  fchole 
Si  canti  fenZa  al  Cielo  inal^^ar  Vale^ 
Oda  parlar  cojìei ,  ne  cerchi  poi 
Trouar  pari  doke\\ii  Hnc^m  fra  not . 


TERZO. 

ctrehhe  il  dolce  rifo  arder  il  mare , 
Var  liquida  la  Terra ,  e  freddo  il  foco 
Tal  j  che  le  ledi  più  prediate  e  chiara 
hi  fuo  nero  ualor  furiano  poco , 
Now  ha  \ener  la  sii  cofe  fi  care  , 
Oue  fther\ano  ogn^hor  diletto  e  gioco  , 
che  non  cangi  affé  a  un  rifo  di  cojìei , 
Ver  arder  del  fno  amore  huommi ,  e  Dei* 


a  che  cerch'io  d'annouerar  le  Tlelle  , 
O  del  lito  Tirrhen  le  falfe  arene , 
Volendo  dir  del  fior  de  l'altre  beile 
Ciò  ,  ch*a  fua  gran  belle\^a  fi 

ccnutenei 
Se  quante  furon  mai  lingue  efauelle 
D/  maggior  grido ,  e  dt  più  falda  JJ^ene  , 
No»  Japrian  dir  la  millefima  parte 
De  le  uaghe^e  in  lei  da  Dio  co/^arte  ? 


ormata,  c'hehb e  doperà  gentile 
Tra  tante  anime  a  lui  care  e  dilette , 
che  uiuean  /empre  in  quel  fiorito  Aprile, 
Vna  ne/ceìft  de  le  più  prrfette  ; 
E  lei ,  die  tutta  pura  era  et  Immtle 
Lauata  prima  fette  unite  e  fette , 
D*ardente  carità  nel  fiume  eterno. 
De  la  fattura  fua  pofeal  gouerno. 


i64  LIBRO 

P  oi  che  nel  caro  albergo  ella  s*afcoJe 
Cbauea  le  Jlan\e  traffarenti  e  terfe , 
Con  V auree  chiaui  fae  deflre  e*ngegnofe 
La  ricca  porta  ,  e  le  fineftre  aperfe 
E  le  [erette  luci  ^  amorofe 
Al  filo  fanto  f attor  mite  e  corner fe  ; 
latrando  fifò  ne  ^eterna  mente 
$f  fece  più  che  pria  chiara  e  lucente  • 


E*  ngìnocchtataìnan'^al  fommo  padre  ^ 
C*hauea  uagheX^  dt  sì  bella  figlia  ; 
Qli  rendeo  gratie  in  sì  fuggis  e  leggiadre 
Note  ,  dì  empier  ciafcun  dt  marauiglia  : 
Indi  riuolta  a  le  fuperne  /quadre 
D*un  honefto  rcjfor  fatta  uermiglia , 
Comincio  a  rimirar  co  i  lumi  intenti 
Le  lunge  fchiere  de  le  liete  genti . 


C>  tialVlrgineììa  fempVtcetta  ,e  ptv^d , 
che  finaUhor  entro  un^albergo  afcofa 
Habbia  tenuto  li  paterna  cura  ; 
Vofcia  che  fatta  l*han  noueìla  Jpofa 
O  fue  proprie  heìle'^e  ,  o  fua  ueniura , 
Se*n  ua  per  la  citta  uaga ,  e  bramo  fa 
Gli  occhi  uolgendo ,  oueU  defio  la  mena, 
E  di  flupcre ,  e  dt  diletto  piena . 

Cesi 


TERZO.  265 

C  osi  la  don^elletta  hum  'tle  e  queta 
Volgendo  i  lumi  dejtofi  intorno 
Kijguardaua  talhor  cjuel  bel  pianeta , 
che  ne  riporta  m  grembo  ti  nono  giorno  ; 
Tallpor  U  Luna  ,  cV;or  turbata ,  hor  lieta 
¥a  ne  Nltimo  Cielo  il  {ho  [aggiorno  ; 
Et  hor  le  fife  bielle ,  ^  hor  l'erranti , 
Egli  anni ,  e  i  mefi  y€tdì  prefti  e  uolanti . 


G  //  angeli  eletti ,  e  Vahre  anime  fante 
Viene  di  marauiglia  e  di  Tiupore , 
Come  la  cara  amica  accefo  amante , 
Mirauan  fua  beltate  arfe  d'amore  5 
E  doue  ella  uolgea  le  belle  piante , 
Ch*orme  imprtmeuan  di  perpetuo  honore 
Lodandola ,  feguiano  il  fuo  camino 
Ver  lo  lucido  cerchio  chrijìalltno  • 


L  a  uaga  Vama  ,  che  con  chiara  tromba 
Giua  uolando  in  cjuejìa  parte  ,  in  ciucila 
Con  occhi  d^Argo  ,  e  penne  dt  cukmba 
Vorto  per  tutti  t  cerchi  la  noucila  , 
Vi  cui  ti  grido  ancor  fuona  ,  e  rimbomba 
Ne  l'ampio  e  ricco  albergo  d*ogni  Tic  Ha  , 
che  wjìo  non  hauean  l*alme  beate 
Alma  sì  pura  ^  0  sì  rara  beltate . 

M 


.7r6  6  LIBRO 
A  sì  chutro  romore  ,  a  sì  bel  grido , 
A  cofi  dolce  e  flrana  marattiglia 
Ogni  uinùceUfte  ti  caro  nido 
Lafcio  fer  ueder  lei ,  con  liete  ciglia  ; 
1/  fanciuUetto  Iddio  Stgiior  dì  Gnido  , 
Spiegando  l*ala  candida  e  uermiglia  , 
Saltjq  la  sii  co*  pargoletti  amori , 
Lafciando  gli  archi ,  e  le  faretre  a  i  fiori. 


N  on  miracolsì  nono ,  e  Inuptató 
Di  duo  foli  ueder  parue  a  le  genti 
Allhcr^  che  Claudio  col  bel  freno  aurate 
Keggeua  Koma  ,  e  co*  penfier  prudenti , 
Cerne  a  Valme  del  regno  fortunato 
Di  mirar  la  uxgheKXa  e  gli  ornamenti 
Di  due  l>elle'^  ,  ch'Iddio  date  hauea 
A  quefa  pargoletta  efanta  Dea  • 


C  onte  tenero  ?  aire  y  che  fcolpita 
Vede  di  feVtffgie  in  altrui  uifo  , 
Pieno  di  dolce  gioia  ,  e  d* infinita 
Mai  fmpre  Tia  ne  gli  occhi  cari  affifo  : 
Cofiin  cjuefia  angioletta  a  lui  gradita 
Si  fpecchtaua  ti  signor  del  Farad  fo  , 
Egli  adornaua  hor  quejla  ,  hor  quella  parti, 
Qftal  madre  figlia ,  chi  da  fe  diparte. 


T    E         Z    O.  % 

I   ndt  dif^oflo  di  mandarla  in  terra  , 
E  feco  V aurea  etate  ,  e*  di  felici  ; 
E  quel  ben  ,  cf?e  la  sìl^rinchiude  t  firm 
Ne  le  fiorite  fue  ttaghe  pendici ,  "    '  ^ 
Accioche*l  mondo  dopo  tanta  guerra 
UaueJJè  pace ,  e  tutti  i  Cieli  amici , 
haciolla  tn  bocca  ,  e  le  mando  nel  core 
ENrno  foco  del  fito  fanto  amore  . 


D  icendocol  parlar  fuo  figgfoé  plano , 
Ne  l*afpetto  qual  fuol  graue  ,  ^  humiU 
Tighola  del  mio  amore ,  e  di  mia  man»  ^ 
hella  fattura  ,  e  pegno  alto  e  gentile  y 
Accio  che  ^infelice  fiato  humano 
Hor  pm  che  giamai  foffe  ofiuro ,  e  uiU . 
Torni ,  compera  pria  chiaro  e  pregiato  , 
E  fìa*l  uiuer  la  già  lieto  e  beato  f  ^ 


A  ccio  che  talme ,  che  quindi  mandai 
A  uejlir  di  mortai  caduco  uelo  , 
Volgano  al  fuo  fattor  le  luci  homai 
Viene  di  fanto  e  di  celejìe  "^lo  , 
Kicca  più  d'altra  al  mondo  te  n*andrai 
Del  uero  ben  ,  de  le  uirtà  del  Ci. do  ; 

'  E  con  l^ardor ,  che  nel  tuo  petto  unno 
Le  genti  accenderai  de  l^amor  mio . 

M  if 


ttfS  LIBR  O 

n  quefta  i  hti  di  Dio  corrieri  alati , 

Cut  la  ftiu  tiolonta  non  era  afcofa , 

Del  lume  de  le  ftelle  coronati , 

No;?  pur  di  calta  ,  e  di  purpurea  rofa  5 

Da  le  uinù  celejit  accompagnati , 

Schiera  certo  beata  e  gloriola  , 

Venner  per  gir  con  la  felice  Donna  ^ 

Del  mondo ,  e  del  fuo  bonor  falda  colonna . 


oi  che  baciata  mille  uoke  e  mlUe  ' 
Vhehbe  ti  gran  Padre  pien  di  dolce  affetto 
Al  lieto  fuon  de  {^angeliche  fqwUe , 
che  di  dolce^T^a  empieano  ti  [acro  tetto , 
Verfando  ella  da  gli  occhi  alcune  TiiUe 
Del  caldo  humor ,  ch'amor  tragge  dal  petto 
Spiego  qua  giù  le  fue  purpuree  piume  . 
Cinta  de  i  raggi  del  dtutno  lume . 


anàida  nube  mn  la  chiufe  intorno , 
Ma  un  nuuoletto  d(  diuerfi  fiori , 
Di  rofe  nate  a  [^apparir  del  giorno , 
Spru'^ate  d'acque  dt  celejit  odori  ; 
lafctar  gli  angeli  eletti  ti  lor  foggiorn» 
Allegri  in  uifta  ;  e  con  leggiadri  errori 
\oluuan  dietro  a  Inanima  gentile 
Cantando  in  dolce  e  dilettofo  ftile . 


T    E  Z    O.  iC 

l  or  potrà  l  mondo  andar  ricco  ^  altera 
SenT^hìuidinr  gìamai  Valtrm  contento  , 
Poi  che  quel  fommo  Rè  del  Santo  Impera- 
che  fe  licfùidif  il  mar ,  ueloce  il  uento  5 
Manda  la  Donna ,  nohil  magi ft ero 
Ve  le  fuc  dotte  mani ,  e  con  (et  cento 
Virtù-  j  che*l  del  rendean  uago  e  felice  , 
Per  ornar  de  la  T^rra  ogni  pendice  ^ 


i  ornai  l*eta  de  Vor ,  che  s\ra  albata. 
Ne  le  ca/e  del  tempo  a  fiar  fra  noi  ^ 
Con  lei  ritorna  ,  e  la  heìlel^a  ufata 
Kende  a  la  terra  ,  egli  ornamenti  fiioh 
Tal ,  che  giamai  sì  ricca  ,  e  sì  beata 
Non  la  uid^huom ,  ne  mai  la  uedra  poi , 
Ver  che  rieda  più  mite  ti  caldo  ,  e*/  gelo  ; 
Voi  che  cofiei  farà  tornata  in  Cielo . 


[  puri  fumi  homai  con  l*urna  d^orcf 
Verferan  l'onde  lor  tranquille  e  quete  ; 
E  porteranno  al  mare  ti  lor  theforo 
Col  corno  pieno  y  e  con  le  f accie  liete  5 
Al\erà*l  crine  il  trionfante  alloro  , 

'   1/  Mirto  ,  //  ?ino  „  la  quercia  ,  e  l'Abete . 
.dnde  la  felua  di  foglia  nouella 
Vejlendojt ,  uerrà  frondofa  e  bella .  •  ' 
M  iif 


170  t    I  :  B    R  O 

L  a  face  Immile  con  Mina  in  mano 
Mojlrerà  fuor  le  ftte  belle'^  conte  ; 
Tal ,  ci)  ogni  fi  aggi  a ,  ogni  colle ,  ogni  piano 
Vedrà  fua  manjaeta  e  uaga  fronte , 
Al  cui  folo  affari r  giran  lontano 
LC  iguerre  ygli  odi ,  gli  di/degni ,  e  tonte , 
'Et  et  ne  dttrerk  lieto  e  tranquillo 
Sotto  la  fmta  dd  fuo  bdmfiUa . 


N  ohtl  d^fio  He  k  uiUam  menti 

De  mort:^li,enturà  d'eterno  homrei 
Viamnui  gentil  de  le  mrtuti  ardenti  • 
Scaldera  i  freddo  lor  gelato  core  ;  :\4IÌ. 
E  doue  erano  fnma  otto  fi  e  lenti  1 
A  (egukar  il  ben  ,  frefit  a  L^errore  , 
Si  faran  fronti  a  quello ,  a  quo  fio  tardi , 
Comebm  \opfi,^come,u€Urio  fardi*  /-i 


C  oft  cantando  cànlt  penne  tefe 
^ereuQtean  l^aere  lucido  e  fereno 
l  uaghi  habitatordel  bel  paefe , 
Oue  uerct  gioir  mai  non  uien  meno 
Con  lei ,  che  fcorta  <i  ^lorwfe  impre/è 
Vorto  di  gratte  cojt  colmo  il  feno ,        si"  j  i 
che  ferclr  ogn^hor  ne  doni  a  quejla.e  a  queUd^ 
Ne  rimarrà  più  d* altra  adorna  e  bella , 


T    E    R.    Z    O.  171 
G  iuntaala  porta  de  l-ejìrema  sfera, 
Oii*alherga  ^tselKe  [acro  e  ce'efte , 
.  .  De  Valme  eterne  ,  /^j  felice  fchiera 
Con  le  fronti  refto  pallide  e  mejìe  : 
tlla  aluoler  di  Dtd  prefta  e  leggiera  ■ 
Con  parlar  dolce  ;  e  con  maniere  honeftf  ^ 
Accomiatata  da  la  fanta  gente , 
Salto  per  l*ufcia  ricco  d^Ortente  . 


D  e  PapolUneo  albergo  hauedn  già  Phore 
Aperta  V aurea  porta  ,  e  come  fmle 
Adorno  di  celejl e  alto  fjAendore 
S*appareccbiaua  per  ufcir'tl  Sde , 
Già  fi  fuggtua  il  mattutino  albore ,     r  :^ 
E  togi  'ea  Inombra  a  Pherbe     ale  uiole  ,  ^ 
Quando  cacciate  le  notturne  larue 
La  pargoletta  al  fuo  bel  regno  apparue  ; 


A  la  cui  chiara  luce  al^  le  ciglia 

Quel,  cheguiV'uo  d' \dmeto  i  bianchi  armena 
E  tutto  pien  di  flrana  marauiglra        (  ti , 
Staua  co  i  lumi ,  e  co'penfieri  intenti 
in  quejia  del  Signor  fembtan^ae  figlia 
che  con  la  fronte ,  e  con  gir  occhi  lucenti 
4je  tenebre  fo;ombrando  d*o'r ni  intorno 

o  o 

A  mortali  pcrtaua  un  più  bel  giorno . 

M  ii// 


z  7  *  L    I    B    R.  O 

E  di  tanta  beìlel^a  innamorato 
\ta  più ,  che  de  la  figlia  di  Penco 
Fer  cui  fi  lungamente  ha  fi)Jpirato , 
Per  calle ,  ù  mat*l  feto  piede  orma  non  feo 
Ando  col  ricco     aureo  carro ,  a  lato 
A  quefia  degna  del  canto  d*Orfeo , 
E  de  lamufa ,  che  canto  d^  Achille 
Con  fi  fimofe ,  e  fi  fonare  fquille  • 


P  affato  il  cerchio  det  gentil  me ffkggh 
Di  Gioue  ,  e  l'altro  de  la  fredda  Luna  y. 
Cominciar 0  ì  mortali  a  sì  bel  raggio 
AÌ^ar  la  uifiàtenehrofk  ebruna  y 
Marduigi/ofi  yche  dah  pio  uiaggio 
lorcefìe  quel ,  cl/ogn' altra  Luce  imùrifna  , 
Cofl  fio  mirando  a  poco  a-  poco 
Scorfero  un'altro  $oU ,  un'altro  foco^ 


N  on  co  fi  di  fiuporé  erge  la  fronte 
Incauto  lallanel ,  che  non  ha  mai 
\/Ho  pofar  fui  bel  nofiro  ort'^7ne 
Varco  c eie ft e  con  firn  pinti  rat  ^ 
Si  come  id  /ci  de.le  helle^\e  conte , 
Ch*ognt  raraheha  uincon  d^ affai, 
A  cefi  ftrana ,  e  nobil  marauiglia 
Al\4r  le  genti  allegre  ambe  le  ciglia . 

Lafciato 


TERZO-  271 

afciatù  d  tergo  haueaH  frefcritto  fegho 
Ver  lungo  Jpatìo  il  bel  Signor  di  Velo  , 
A  cui  gta  fien  di  duolo  e  di  difdegno 
Gli  occhi  coperfe  un  nuhilofo-  uelo  ; 
Po/  che  chiamarfi  al  fuo  paterno  regn» 
S*udì  più  uolte  dal  gran  Ke  del  Cielo  ; 
Ne  fen\a  pianto  in  dietro  fi  riuolfe^ 
C&tantadt  partir  da  lei  fidolje^ 


ia  s*udìua  qu^  giù  Mta  harmohiit 

De  l*an2^eltche  noci ,  eH  dolce  canto  , 
C/;e  dal  uermiglianuuoletto  ufcia  ; 
A  cui  le  chti*fe  orecchie  aperfe  alquanta 
il  mondo  allegra  ^  cicero,  fardo  pria^ 
E  rafciugato  tt  dolorofo  pianto  , 
che  facea^n  terra  un  tepido  rufceìlo 
Difje  fra  fi ,  forfè  faro  ahcor  bella  ^ 


ome  nebbia  talhora  fotta  e  fcura 
^^gge  dal  fato  di  fp  ir  ante  uento  , 
Coji  pieno  di  gelo  ,  e  di  paura 
Se  ne  fuggi  dal  mondo  o^»/  tormento  ; 
Ogni  aduerfo  dejlmo  ,ogni  fmntura 
T>ìjparue  al  dolce  lume  in  un  momento 
Di  queTia  di  uirtà  fola  Venice  ; 
EV  mondo  comincio  farfi  felice  ^ 

M  y 


»7*-.       L        tt    K  O 

S  anta  l^lt^  ^  che  coYne  in  propr  'ra  fide 

•^f  fronte  y  ou^amor  fi  Jpecchia  e  miray  . 
Alberghi e  quindi  mai  non  moui  il  piede  ;  .  ^ 
Tanto  ualor  a  la  mta  lingua  infpira ,  1 
C/?c'7  /o/o  /^«ar  inuoca  e  chiede  ,  i 
C/;*^/  raco  fuon  di  quejia  baffa  lira  ,  > 

VoJJa  cantar  ,  a  chi  non  gii  ha  i*ednti  .  i 
l  rari  effetti  de  U  tue  Uirtuti  •  j 


$  empre  [anta.  iToneUa  nel  grrmhaadom» 
D*Ì7onGrati  fenfier  s^afide  e  pofa  , 
No»  tocca  ptu  ,  ch*a  apparir  del  giorno  1 
\n  rinchiufo  giardm  candida  rofa  ; 
E  ttigilante  fì  rimlge  intorno  X 
De  la  helUT^a  fua  fatta  gelo  fa ,  i 
Gridando  ad  alta  uoce  ^ftian  lontani        ,  > 
Vefir  lafciui ,  o  penfitr  fvit  e  uani  - 


N  e  per  eh*  Amor  uotgardi  futtheltatt 

Rramofo  intorno  al  freddo  cor  s*aggiri  , 

Per  accender  il  foco  di  ptetate 

Col  uento  de  le  penne ,  ede  fojpiri  , 

P«o  //  duro  ghiaccio  mai  di  caftitate 

Con  la  fiamma  fcaldar  de  fuot  defiri , 

Onde  dice  tnlhor  colmo  dt  guai 

Sù  femore  feco ,  e  non  l^mfammo  mai , 


T    E    R    Z    O.        17  f 

d*orni  deflo  mondano  e  mie 
Spogliandol ,  fiena  dt  ftncero  affetto 
Di  più  gradito  ardor  ,  di  più  gentile 
hlla  mal  grado  fuo  gh  [calda  il  petto  ^ 
Accendendo  con  l^efca  ,  e  col  focile  ; 
che  diede  in  Cielo  il  fuo  Vadre  diletto 
In  lui  quel  foco ,  e  quella  chiara  fiamma  , 
che  de  V amor  dt  Dio  glt  Angeli  infiatJì/na^ 


e  gira  i  piedi  in  quefla  parte  ,  o  in  quella 
Qualhor  graue  e  penjoja  il  pajjo  moue , 
Non  tanta  gratta  da  benigna  sìella. 
Quanta  da  forme  lor  derma  e  pioue  : 
Da  le  fue  piante  par  c'ì>€rbanouellA 
E/ca ,  e  forme  di  fior  leggiadre  e  noue  ; 
Onde  due  ctafcun  pex^.marauiglia  y 
Queft*è  di  Vrmauera  ,  o  fuora ,  a  fgli4  • 


E  i  ella  humile  e  d*altre  glorie  vaga  , 
Come  chi  picàoi  hen  non  preX\a  o  cura, 
A  quel  paterno  frle  ,  iti  cui  s*appaga 
Ogni  de  [ire ,  ogm  fua  nobil  cura  , 
Kiuolta  col  penfter ,  contenta  e  paga 
Si  jjìecchia  ne  beglwcchi  dt  Natura  : 
E  cotanto  fplendor  prende  da  quella  , 
rende  /ha  beltà  f^mj^re  più  bella. 

M  yi 


1 7  <f       L  I  a  R.  a 

C  himjque  coftep  mira  intento  e  fìfo 
Dtuenia  pregno  de  l*eterna  luce  ;. 
Tanta  nel  dolce  fuo  fereno  mfo 
La  bella  Donna  ogn*hor  [eco  n*adduce  j 
Ne  di  ueder  aperto  il  ì^aradifa 
Con  quel  chiaro  Jplendor ,  cJ>iui  riluce,. 
S^aìlegran  sì  gli  Jpiriti  beati , 
Come  noi  glioccht  fttoi  di  foca  armatf  - 


D  a  qttalt  una  uìrtù  ù  calda  piouey. 
che  fubttodal  uc  lgo  allontana 

.    Con  forme  di  ualor  rare ,  e  sì  noue , 
Che  fon  gentil  tornar  d*alma  uiUana  f 
Come  ogni  rim  fi  diparte  ;  e  mone 
il  picctoL  corno  da  frefca  fontana , 
Cofi  da  gliocchi  di  ccflei  defcende , 
Qtf  Qh*aL  mondo  s^honora  ^  e  ciò  che  JJflende  * 


K^mndi  nafce,  ch^ogniutt^  che  in  lor  ^ affi  fa  , 
E  proua  la  uirtit  del  raggio  ardente 
Con  l*alma  d*alto  amor  frefa  ,  e  conquifa  > 
Arde  nel  foco  fuo  fi  dolcemente, 
che  benché  liberta  gli  fia  precifa , 
Vi  feruitk  fi  dolce  ti  giogo  fente^ 
che  non  uorria  ,  per  fempre  andarne  fcioltOy 
Herder  fol  una  mtia  del  bel  uolto  » 


TERZO*  %77 

\  e  ìmrautgUa  yche  col  chi  air  o.f oc 
Ch*efie  fer  glmcìii  dd  bel  pelta  fuori , 
Com^oro  ,  che  affini  a  poco  a  poco  ^ 
Valma  gli  purga  di  mondani  errori  ; 
Onde  la  mente  fi  folleua  un  poco 
\fcita  già  di  tenebre ,  e  d*horrori , 
E  comincia  a  mirar  fenT^alcnn  uelo  , 
che  gli  appanni  il  nederda  Imgi ,  il  C/eia» 


ndi  fapendof  che  ficomelegn9 
hbandonato  da  nocchter  accorto  , 
Spinto  da  fero ,  eprocellofo  fdegno 
Errando  uà  per  camin  lungo  e  torto  , 
A  i  uenti ,  a  laonde ,  a  la  tempejla  a  fdegw 
Sen\a  Jperan\a  di  trouar  il  porta 

Valma ,  che  ragion  non  regge ,  eguida%} 
A  i  lor  noni  defij  la  dÀ  per  guida  »        .  * 


P  ofcla  ch*at  fenfit,a  Fappetitait  fretyp 
Ha  pofio  di  ragion  l*alta  gtterriera , 
Apre  a  penfieri  loro  iL  fanto  fieno 
Sen\a  mofirarfi  difdegnofa  -,  o  fera  ; 
A  cui ,  condotti  nel  più  bel  fereno 
Ve  ^interna  beltà  perfetta  e  aera  ; 
che  non  turba  ne  tempo ,  ne  fortuna  ; 
Scopre  le  fue  belleXz$    una  ad  una  » 


t7«  t    I    B    R:  O 

H  or  del  mìo  caUo  Amor  lieti  godete  , 
Hor  cibate  il  famelico  defio  , 
V>ice  ridendo ,  hor  fpengete  la  [et e 
Col  dolce  humor  del  puro  fonte  mio  ; 
\ofir*è  quejìu  beltà  ,  d)e  qui  uedete 
Ne  la  ut  torrà  morte ,  o  deflin  no  : 
AnXi  ad  ognljor  piti  frefca  ,  e  più  fiorita 
Vi  lei  gpdrtte    l^t^rm  (tttii . 


N  e  contenta  d̀w ,  p^che  rrter^ede 
Non  hahhtan  delor  meritiminore , 
Con  la  fiala  ^  cheH  Ctel  largo  le  diede , 
Ond'a  lui  s'alia  ,  e  poggia  a  tutte  Vhore  , 
P^r  uia  y  eh" occhio  mortai  non  fcorge  ,  o  uede 
di  adduce  in  braccio  de  interno  \mQre  , 
fregando  lui-, die  del  fuo  ardor  ucrace 
Qli  accenda  iUiff  con  ia  fuOr  fanta  f4ce . 


T  èmo  Donna  géntil,  c^hahhiate  a  [degno , 
che  cantr^fiti  di  uoi  feroca  Ira  , 
Vofcia  ci)' ulti  concetti  albajjo  ingegno 
lluojlro  gran  ttulor  ptn  non  infytra  ; 
Ma  che  pofi^to ,  f*4  sì  [ublime  fegno 
ìJlìumi  le  mio  fauemon  m*al\a  e  tira  ? 
Viraci  almen  ,  che  qneTio  ofcuro  iuchiojìro 
Te  chiaro  t^uanto  J(;pp€.d  nome  uojlro . 


T      Enzo.  t^f 

orfe  auerrà  ,  che  q^efle  carte  ancont 
Lucide  con  ì^ard  o  r  de  uoftri  raggi  y 
E  d'mmdia.  ,edi  daol  pianger  talhotA 
Taran  gh  ingegni  peUegrmte/aggii 
I  quai  diran  ,  perch  e  non  uenn*io  allhora  y 
CheH  mondo  non  fentta  cotanti  oltraggi 
Ve  la  fortuna  ,  ^'^^^  ^^^^ 

Hor  fatto  di  marnr  folto,  drappello  f 


l  cercheranno  in  quefia  frdrte ,  e'«  queUi* 
Con  lungo  siudio  ,  e  con  ardente  cura'y 
fer  trouav  opra  od  antiqua  o  not*€Ìl4 
T>i  maeTiro  martello,  v  di  pittura  , 
Voue  la  uoflra  idea  perfetta  e  bella 
Mojìri  l'alto  fauer  de  la  Natura  , 
E  diran  fojpirando  :  o  fanta  Diua 
^eati  glioccln ,  ch^  ù  uidir  nina  * 


C  he  fe  l^imagm  fiìdi  tua  hehate 
Rende  bella  del  mondo  ogni  pendici 
Tot  ria  la  wua  far  l'alme  beate  ; 
E  la  una  mortai  fempre  felice  . 
O  fortunati  lor ,  che  in  quella  e  fate 
Vennero  al  mondo ,  e  quefì'alta  fenici 
\tder  con  rali  ,e  con  le  piume  d*oro , 
Scender  dal  del  fer  habitat  con  loro  ; 


t«o  L    r    B    Bl  O 

B  enàourehhonalXur  archi  ^altari 

Gli  huomini  al  uoftro  honor,  e  Tiatt4e,  e  temf 
lj*opra  tal ,  che  de  gli  anm  inmdi  auari  \ 
O  di  tempo  furor  ncn  rompa  ,  o  fcempt  ; 
"Cerche  tanto  faran  celebri ,  e  chiari , 
Quanto  da  i  colpi  di  fdegnofi0*  empi 
Vi  morte  ,  difendendo  d  uoftro  honore  > 
^*udrk  del  grido  [uo  Calto  remore  • 


V     ,  cuihènìgno  Apollo  il  puro  fonte 
Apre  3  cfualfwra  rhonorata  Jete 
Spenger  uolete ,  cheH  famofo  monte- 
Tutto  cercato  con  le  hìufe  hauete , 
Se  bramate  con  glorie  altere  e  conte 
Vfir  del  fandor'ds  l*eterno  Lete ,] 
Confacrate-  a  coftet  le  uoflre  penne , 
CJje  per  far  ricco  li  mondo  in  terra  uenne- 


A  celo  po/cìa  c*haura  mitl^anm ,  emiUe 
Sepolti  il  tempo ,  de  la  coftei  ghna  , 
Ardan  nel  mo-nh  amor  Inatte  fau.lle 
Ne/  dotto  fcn  d*ogni  purgata  hftoria\ 
E  fi  c amè  di  Cefare  ,  e  d' Achille 
Si  ferhà  o'^n^hor  f  ra  noi  chta  ra  memoria , 
V/t.-;  di  Girha  il  gloriofo  nome 
Mentre  J^ieghtra  il  Sol  l'aurate  chiome . 

ALLA 


\  L  L  A    SI  G> 

DONNA  ANTO- 
NIA CARDONA. 


E  à  À  f^J^eandro  //• 
lujìre  e  gratiofa  ^ma- 
ne; furono  anticamen^ 
te  una  coppia,  di  le  a--  , 

>  C?"  mfelicifimi 
amanti  i  le  cui  nrTi^-^  ■ 
fi  cui  fine  da  Mufio  antico  ^  e  nobile  ' 
\Poeta  in  lingua  Greca  fu  prima  fcntto  ; 
joi  da  genttltj^imo  ^y^^egno  nella  Latina 
'r adotto  .  Hora  ,  perche  io  di  leggieri  pò-  *  ' 
'rei  in  quefia  nojfra  lingua  materna  ne  4  • 
Mufeo  ,  ^e  a  quell'altro  fecondo  eguale  ;  , 
^orfe  con  minor  uaghel^a ,  e  con  manco 
irte  hauerlo  compóf  o ,  e  perdo  tema  di 
mandarlo  fuori  mi  (enea ,  cercando  me^ 


^  ,  col  CHI  famre  al  poema  dell* imo  ,  < 
dell'altro  agm^iar  lo  potejfe  ;  e  fiuenU^ 
tomi  di  uoi  y  fotto  ti  mjìro  nome  ^  et  ano 
tndri^to  l'ho  fatto  flambare  ;  accioch 
a  quanto  io  faro  mancato  in  di f erme: . 
cafidi  quelli  amanti  infelici ,  che  forfè 
d'hauer  cangiato\Mufeo  in  me  y  ^  la 
Mufa  Greca  nella  Tofana  ,f  potrei  [peno 
dolere  ;  tanto  f  ipplifca  il  ualor  uojìro  con 
la  compaJ?ione ,  c'haurete  delle  morti  lo* 
ro ,  latjualcofa  fi  de  credere ,  che  debba 
d  (jue^  duo  amanti  ejfer  gratij?ima ,  che 
fèda  miglior  Poeta  ,  m  miglior  Iw" 
gua  fono  già  flati  i  loro  cafi  cantati ,  mai 
da  pin  gentil  uerginella^;  ne  da  più  belle 
lagrime  delle  uoflre  non  fono  fìati,ne  letti 
ne  lagrimati. Leggetelo  adunque  signora 
mia,  ch'egli  e  fatale  a  miei  uerfi,  che 
altr etanto  fìuantino  de  loro  cortefì  letto^' 
ri ,  quanto  de  loro  dotti  fcnttori  la  La^ 
ima ,  cr  la  Greca  lingua  a  loro  tempi  fi 


FAVOLA  DI 

LÉ  A  N  b  R  O, 

E  D'.H  E  R  O, 

/)  /     M.    B  E  im^^  li  D  0 
TASSÒ. 


A  N  T  A  T  E   meco  homé 

Sefto      Abid'j , 
a/?  mi  fife  Citta  jm::o  can- 
tate; 

An\i  piartgett  il gtam  dan 

no  mftro , 
Piangete  meco  il  uojìro  al- 
to dolore  : 
Accio  che*l  mondo  da  la  aojìra  noce , 
E  dà  l*amaro ,      angofctofo  pianto 
De  uoflri  cari ,  c  sfortunati  fgli 
Sappia  le  no'^e  tenebro  [e  et  adre , 
Le  quai  non  fcorfe  quel  fuuran  Pianeta , 
QÌiogni  noflro  operar  contempla  e  mira  ^ 
Le  no'^e ,  che  jol  mde  una  lucertta 


»84  LIBRO 

Co^fttoi  he  lumi  tremuli  e  uiuaci . 

O  lucerna  dWmor  mìniJlra  e  /èrua  , 
Tu  fola  i  baci  di  Leandro  ,  e  d*Hera 
VedcHi ,  e  fola  udtfti  i  lor  fojpiri  ; 
Ben  era  degno  ,  che  nel  ter^o  Cielo  , 
Come  snella   amore  ardente  e  hella, 
l^al^affe  chi  la  sii  regge ,  e  gomma , 
Se  da  Nrgoglio  de  gli  trAti  uenti  -j  • 
Guardarm  ti  foco  tm  lucente  e  utuo  : 
Ma  chi  dona  fauore  al  canto  mìo  ; 
E  chi  forma  a  la  uoce  le  parole  ^ 

S  anta  madre  d*Amor ,  primo  e  maggior» 
Diletto  de  gli  Dei  ,  che  coUho  lume 
Kendi  ì^aere  ferert ,  lieta  la  terra  ; 
che  col  caldo  gentil  del  tuo  bel  foco 
Ardendo  dolce  ti  cor  d*ogni  mortale  i 
In  eterna  union  conferui  il  mondo , 
Se  la  cara  Hero  tua  più  uolte  hai  fcorta 
E  d*acanthi  ,  e  di  gigli ,  e  di  narctfì 
Ornar  i  tuoi  deuoti  e  facri  altari , 
1/  tuo  fanto  fauor  larga  miprefta  , 
E  folleua  i  penjteri  ,  e  l'intelletto  , 

S  efto  ^  Kbido  il  marfamofo ,  ^  empio 
Là ,  doue  Xerfe  con  armati  legni 
Vofe  a  l'orgoglto  fuo  sì  dnro  giogo , 
Diutde  con  hreuifìimo  interuado , 
Leandro  m  quefta  ,  in  quella  Hero  le  luci 
Sotto  un^infiujjo  dt  maligne  Uelle 
A  le  miferie  de  la  uita  aperfe . 
T  1* ,  che  cercando  pellegrino  i  uago 
Vai  de  la  terra  ogni  npojìa  parte , 
E  uarchi  fiumi  j  e  fokhi  Tiagni  e  mari  ; 


T    E    H    Z    O.  185 

Se  In  quelle  arene  mai  Paura  ti  porta 

Mira ,  ch'un^altra  torre  ancor  uedrai , 

che  nel  falfo  licore  i  pie  filaua  ; 

\ut  la  uevginella  ìmmile  €  queta 

Va  tutte  taltrs  uergini  lontana , 

E  dai  diletti  gioucnili ,  fola 

Con  la  nudrìce  fua  tafla  uiuea  ; 

lAa  guardati  da  Pira  ,  e  da  lo  sdegno 

Di  quel  mar  fm\afì  ,fempre  turbato , 

Sempre  ajjètato  de  le  mflre  uite . 

New  lungi  a  la  gran  torre  un  ricco  tempio 

eli  hahuanti  denoti  di  quel  loco 

Vi  uago  e  bel  lauoro  haueano  aliato , 

Voue  ad  ogtCanno  ti  dì  facro ,  e  filenne 

Ve  Palma  Cttherea ,  del  biondo  Adone 

Si  celebraua  con  feftofo  grido  : 

De  la  qual  /anta  Dea  Palla  fanciulla 

Bella  mmijira  ,  e  femphcetta  ancella  , 

Hor  dolci  frieghi  humilt  a  lei  porgea , 

Horuoti,  e  doni  al  pargoletto  figlio  y 

Ver  non  prouar  Pardor  dei  fuo  bel  foco  • 

erche  infelice  affatichi  indarno  ; 

Mi  fera ,  a  Paure  le  parole  fp^^gi  y 

In  uan  le  tue  preghiere  i  tuoi  lamenti 

A  i  fordi  orecchi  del  tuo  fato  andranno  ; 

Ne  per  ciò  /camperai  dal  duro  colpo 

Ve  gli  Tirali  d* Amor  pungenti  e  caldi  : 

oi  (he  P Aurora  il  dì  fefio  altero 

Coronato  di  rofe  ,  e  dt  utolt 

Va  le  porte  del  del  gelata  aperfe  ; 

Tutti  gli  habitat  or ,  dre  de  tncini 

iZampt ,  P acque  beuean  lucenti ,  e  chiari  , 


L    I    B    R  Ò 

Vennero  ftefli  ad  honorar  la  di  uà  j  C 
Ne  ^ioucnetto  alcun  ,  che  rofo  haueffe 

Il  cor  da  dolci  &  amoro (t  uermi ,  ( 
Kefto  quel  dì  ne  le  paterne  cafe  ; 

Sol  f  er^/f  occhi  et  bar  dt  quella  luci  F  ' 

Di  cui  lo  fuo  defir  fi pafce ,  e  nutre .  1 1'- 

l^a  fanciuìletta  con  le  chiome  d^oro ,  / 

Oue  ricchi  legami  kmor  tef]ea  ^  0 
Soura  gli  homeri  jparfe  ,  hor  dt  frondoft  U 

Ghirlande  fatte  con  fottìi  lauoro  ,  C: 

1/  crine  ornaua  de  la  fanta  Dea  ;  ù 

Hor  dal  helgren.  ho  fuo  pioggia  di  rofe  ù 

Soura  hrnaio  aitar  lieta  fp-'trgea.  U 

V  agitami  il  uero  Apollo  ,  //  uerde  alloro  j  K 

Mentre  d'humana  forma  fi  ueTliua;  C< 

Le  huurebbe  dato  di  biUe'{\a  il  pregio  j  U 

che  Nmfa  fonte  alcuna  ,  ne  del  diua  1. 

bèlla  ,  come  cofiei ,  mdegiamai  :  Y 

Non  co  fi  incatit  o  e  femplnetto  uola  E 

Al  churro  lume  ,  cue  fua  morte  alberga  t 

1/  t)iccolo  animai  con  Tali  tefe  ;  f- 

Come  la  turba  de  le  genti  accolte  C 

Correa  dt  Tiupcr  piena  ,  e  dt-  defir  e  l 

A  /  uago  raggio  de  la  fua  beliate ,  N 

E  dal  uolto  feren  formato  in  cielo  S> 

Con  le  luci  pendendo  ,ecoi  penfiierì ,  i 

Con  le  parole  tacite  de  l*alma  C 
Dicea  fra  fe  ciafcun ,  fon  siato  a  ^parta  <  c 
che  con  gli  Lact demoni  contende       .    '■  l 

Del  pregi»  dt  beliate  ,  e  dt  uaghe^^. ,  C 
Togliendo  a  Grecia  ogni  fua  gloria,  euatito  I 

m  quanto  d' herbe  auan^ ,  e  di  uiolc  i 


T    E    R    Z    Ò .  tSf 

Gìouene  Vrimauera  il  uecchio  uènto , 
Tanto  cofteì  ogni  belie'^a  loro  , 
O  tre  Udite  felice ,  e  fortunato , 
Cui  con  aperta  man  largo  dejìino 
Vara  sì  ricco ,  e  sì  pregiato  dono . 
[  entre  che  intenti  a  V^alta  marauigliag 
A  pftranomiracol  di  Natura 
Co/i  dicendo  ,  hauean  ferme  le  ciglia , 

'     Va  don'Xeìlettauaga  olirà  mi  fura. 
Con  lenti  pajìi  per  lo  tempie  andaaa. 
Cui  con  le  penne  tefe  a  paro  a  paro  , 
che  lor  daua  il  defìo  ,  feguian  le  menti 
De*  mifert ,  ch*ardean  nel  fuo  bel  foco  : 
Ma  in  parte  ,  oue  mortai  uifla  non  giunge 
Celaua  ogn*altro  le  fue  chiare  fiamme .  . 
Sol  tu  Leandro  ne*  he*  lumi  hauendo 
il  heuuto  uelen  mandato  al  core, 
Moftrajli  ne  la  fronte  i  tuoi  penfìeri\ 
E  rimirando  lei ,  col  uifo  adorno 
l>*amorofa  pietate  ,  e  di  defìo 
Face  chiedejìi  humile  a  fuoi  beglioccbi  5 
Ond*ella  ^  che  de  tuoi  dolci  defiri 
Leggea  di  man  d*Amor  te  note  imprejjè 
Nel  uolto  ardente ,  oue  fcritti  eran  tutti  , 
Sc»!^4  coprir  di  nebbia  di  difdegno 
il  tranquillo  feren  del  uago  utjò  , 
Co*  fuot  fguardi  rifpofe  a  i  preghi  tuoi, 

I     Cofi  la  /peme ,  che  ancor  in  dtjpartc 
Va  te  ft  Jlaua  timida  e  dubbio/a , 
Col  uifo ,  e  col  cor  lieto  a  te  chiamajlr . 

i}    In  quejìa  il  cerchio  de  la  fredda  terra 
A  coprir  comincio  l*ofcura  notte 


288  LIBRO 

Co»  rati  fojche ,  e  col  fuo  bruno  manto  5 
Da.  le  tenebre  cut  fatto  fecuro 
1/  defiofo  amante ,  fòjpirando 
La  bianca  man  de  la  fanciulla  Tirinfe  ; 
A  je  la  ritiro  la  giouenetta  , 
D^un  fìmulato  /degno  adorna  il  uolto , 
E  uer  Veflreme parti  di  quel  temiti 
MoJJè  con  lenti  paf^i  il  gentil  piede  ; 
ìndi ,  uedendo  che  a^ardir  ripieno  , 
che  glt  donaua  Amor ,  ei  la  feguia 
Ne/  jembiante  turbata ,  ^  orgogltofa  , 
chi  ti  da  quejìo  ardir ,  bajjo  dtcea  f 
Doue  me  uerginella  incauta fegui  f 
Medi  fuperbo ,  e  ricco  padre  netta  ? 
Vrendi  nono  fentier ,  fuggi  da  l^ira 
Da  miei  parenti  0  giouene  infelice . 
Al  furor  dolce  de  Virate  uoci , 
Comcui  fanciulla  fuol prometter  pace 
A  la  dubbiofa  guerra  de  gli  amanti , 
Conobbe  toflo  ilgiouin  pelle'^rino , 
Ch-eila  a  drjporre  cominciaua  Calma 
D^e/Jer  al  fuo  uoler  grata  e  cortefe  ; 
ercio  dal  collo  fuo  bianco  e  gentile 
ìnuolandone  un  bacio  dolce  €  caro  , 
in  tai  parole  la  fua  lingua  fctolfe, 
O  più  degna  del  del ,  cl?e  de  la  terra  , 
che  mortale  non  fei ,  fe  dritto  miro 
Al  ulfo  ,  agli  atti ,  al pafjo  ,  a  le  parole , 
Deh  per  ptetate  i  miei  defiri  aleggia 
Nel  puro  feggto  del  tuo  core  ;  e  degna 
Valma  de  la  prigion  del  tuo  b.'l petto  ; 
Me  che  Tiretto  e  lessato  Amore  adduce 

Col 


TERZO.  i8 

Col  laccio  d'or ,  cJ?e  del  tuo  crine  ordio  , 
O  f>er  tuo  Jpo/o  ,  o per  tuo  feruo  accogli 
No»  ama  quejìa  Dea  ,  chonort  e.  coli , 
I  te  cdjìe  uergmelle  ,  e  t  duri  petti 
Armati  d*honej}a  fredda  e  gelata: 
lAa  le  tenere  menti e  i  caldi  letti 
Ve  la  fiamma  d'amor  Joaue  e  grata  , 

quat  greco  e  piacer  fi  jcher^i  e  noli . 
elice  Endimione  ,  an'^  beata 
T«  fen'^  Jparg-er  le  parole  al  uento  , 
ha  forella  del  Sol  candida  e  uaga 
Accendefii  d'Amor  dolce  e  gentile  ; 
E  quei  freddi  penfìer  dt  caflitate , 
D/  cui  l'alma  copria  ,  fcaldafli  in  guifa  , 
che  fouente  dal  Ctel  nel  tuo  bel  monte 
Scendendo  ,  teco  (i  diporta  ,  e  teco 
Vafcegli  armenti  tuoi  cornuti  e  bianchi. 
Credi  bella  fanciulla  al  parlar  mio  , 
Credi  a  la  De<a ,  che  da  quel  facro  altare 
Var  che  co  i  cenni  fuoi  t' efòrti  e  pr leghi . 
Tant'hebbero  uigor  quefie parole  , 
che*  l  duro  ghiaccio  de  la  fredda  mente 
Stillar ,  fi  come  bianca  neue  il  fole , 
Amor,  che  ad  ogni  co  fa  era  pre/ente  , 
Sen\a  più  rilrouar  contefa  o  fchcrmo  , 
Ver  la  Urada  degli  oahi  andando  al  core 
Con  cmbre  o/iure ,  e  color  chiari  e  uiut , 
Vinfe  la  bella  idea  del  gioumetto  ; 

come  in  Jpecchw  tra/parente  e  hello 
Vanima  pargoletta  fi  miraua  , 
Co  /  lumi  intenti ,  e  con  la  l'uo-ua  muta  . 
mectiuetta  l<)htaricLeu.i<za  , 

N 


1 9  o  '       L    I    B    Iv  O 

che  pronto  faftorello  hahbia  ferita , 
F«^^e  1)or  ne  campi  ^  hor  ne  le  Jelue  omhrofe 
Ne  LOCO  troUii ,  oue  la  dogi; a  acqueti  ; 
Cofìqueftd  don^Uu  alta  e  gradita 
Sentendo  al  cor  la  uelenofa  piaga , 
Wora  il  tenero  pie  mouendo  ,  trita 
Varida  terra  ;  hor  china  gli  occhi  eV  mfi , 
Hor  con  la  gonna  i  belli  homeri  uela  ; 
5  col  muto  filentio  apre  ,  e  dimoflra 
CÌìiaro  i  jecrett  juoi  caldi  defirt . 
anto  ftlentio  de*  penfter  celati  , 
De  le  fanciulle  mefjaggiero  accorto , 
Tu  con  parole  tacite  ,  e  con  cenni 
Dimofìri  ti  uero  a  le  duhb.'ofe  menti  : 
Luce  importuna  ,  o  pur  garrulo  awrello 
Giamat  non  turbi  il  tuo  tranquillo  slato» 
Ma  poi  cìnl  fìer  de  fio  ,  che  la  molefla  , 
Viuuohe  la  gentil  faggia guerrera 
Treno  col  duro  morfo  di  ragione  ; 
Al  fin  uinta  da  lui  ,  che  a  je  raccolfe 
Per  for\à  il  fren  ,  fu  trafportata  in  parte 
che  dal  dritto  camino  era  lontana  : 
Onde  col  uolto  di  uergogna  adorno 
ha  della  bocca  in  quefle  uoci  aperfe  . 
Qual  nume  amico  ti  tuo  intelletto  injpira  , 
O  ti  delta  nel  cor  quefle  parole , 
che  mourebbon  le  pietre  ;  e  -gli  animali 
Empì  e  fjftetatt  pcrian  far  pietofi  ì 
Oual  fattoti  fu  (corta  a  quefìe  arene 
ta/Ja  f  ma  m  damo  a  i  {ordì  ,  e  Ueui  uenti 
Spjir'^erai  tu  f  fofjì^ri ,  e  le  prieghiere  : 
Cume  fendo  ììramero  e  di  paeje 


TER.    Z    O.  iPi 

Vorfe  lungi  da  queflo  almo  e  natio  , 

Venpcìia  la  tua  fede  incauta  creda  f 

Come  tiuoi  tu  che  t  miei  c^tjli  pen  fieri 

Semplice  doni  a  fug^itiuo  amante  ? 

Con  nodo  maritai  /aldo  ,  e  tenace  , 

ch'hai  'lio^n  d*or  cafto  tìtmeneo  ci  leM  , 

No»  fofierra  chi  del  mio  flato  1)a  cura , 

E  fe  uorra  fra  queftì  colti  lidt\ 

Lungi  dal  tuo  terrcn  menar  la  uita  , 

1/  foco  ;  che  tener  chi  ufo  e  celato 

Si  dourebhe  nel  core  ^  e  ne  la  mente  , 

Mandtrà  fuori  il  fumo  ,  e  le  fauiUe  , 

Ferche  le  lingue  uaghe  de  mortali 

De  l'altrui  btafmo  ,  ne  U  Tir  ade  aperte 

Quel  j  eh* a  gran  pena  fa  !u  biotte  ,  e  l*ombrt 

Cantan  con  alta  e  con  mah^na  noce , 

Ma  dimmi  homat ,  ne  mi  celar  ti  Uero 

(Se pur  brami  il  mio  amorfìa  patria^e'!  nome, 

Heroè  il  mio  nome ,  la  mia  patria ,  Se  fio  , 

"La  Jlan\a  una  gran  torre  ,  che  non  teme 

Ira  ,  0  for\a  di  mar ,  benché  più  uoUe 

che  l'onde  la  minacci ,  e  la  percuota  ; 

ìui  lungi  dal  ttclgo  ,  e  da  le  gent^ 

Con  la  nutrice  mia  fola  mi  who  . 

E  qui  tacendo  ,  col  bel  lembo  adorno  , 

Come  pentita  del  fuo  ardir ,  nafcofe 

Le  guancie  cinte  di  purpurea  rofa . 

Leandro  pieno  d* amoro fo  ardore 

\arij  penfier  uolgcndo  nt  la  mente  , 

E  denoto  ,  ^  humil pregaua  Amere , 

Che  concetti  donaJ]'e  a  l'nttellet  to 

Atti  ad'iutenmr  ogni  durerà 

N 


Di  capitate ,  on(felU  armaffè  il  core . 
Vudto  il  fanciul ,  che  da*  begliocchi  fuoi 
La  uerginella  mente  percuotea  ; 
E  Vali  dimeno  tre  uolte  o  quattro  , 
Indi  nel  poggio  di  fua  mente  aliato , 
Accorto  glt  detto  quefìe  parole . 
Vergine  per  tuo  amor  Iteue  mi  fia 
Solcar  queft* onda ,  ancorché  f o/f e  ardente  , 
Ancor  ch'a  legni  contendeffè  il  pajjò  ; 
Credi  ,  non  temerò  per  effer  teco 
De  laiquc  tempeflofe  il  duro  orgoglio  i 
Ne  mi  Sgomenterà  la  morte  d'hlelle  : 
Ma  hot  col  lume  de  la  fredda  Luna  ; 
Hor  con  gli  horrori  de  la  cieca  notte  , 
Per  l^humido  fentier  dt  quejlo  mare , 
Me  ne  uerro  ne  le  tue  amate  braccia  ; 
Verche  non  lungi  a  la  tua  patria  ,  Abido 
A  l'aure  mi  mando  di  cjucsìa  uita  . 
M  vflrami  Jol  del  tuo  felice  albergo 
\na  Iwerna  che  pietofa  e  fid.t 
Serbi  immettale  il  juo  'ucente  foco , 
la  qual  mirando  io  ailhor  ,  qml  JzauiceUa 
D'Amor  ne  laonde  perighofe     alte  , 
No»  temerò  lo  f  legno  d'Orione  : 
Mrt  guarda  ,  che  nemico  irato  uento 
Non  f^engalei ,  e  la  mia  wta  infieme  . 
Se  pur  il  nome  mio  faper  dt  ftrt , 
Leandro  fon  de  la  belttìero  ffofu 
Con  tai  parole ,  o  ftmtb  mandando 
ha  Notte  al  fuo  bel  corfo  ,  ordine  danno 
A  i  lor  diletti  ;  a  le  noturne  no'^e  . 
Col  le/limonio  fol  de  la  lucerna . 

Ma 


T    E    R.    Z    O.         29  j 

poi  cìie  lor  malgrado  a  diparlirfi 
Va  la  necefìta  cojìretti  furo  , 
Mirato  prima  il  (ito  de  la  torre  , 
E/  con  la  fpeme  Jua  pari  al  dejlo 
fece  ritorno  a  le  paterne  cafe , 
Ella  tornata  al  [olito  foggiamo 
Tutta  la  nuua  luce  joJpira?ido  , 
Il  fuo  amante  lontan  uede  ^  afcolta  ; 
Vefderofa  ,  che  la  cieca  notte , 
Che  recar,  deuea  feco  i  fuoi  diletti , 
Di  tenebre  ucjìifje  il  chiaro  cielo  . 
Notturno  augcl  non  ha  sì  in  odio  il  fole  , 
Come  la  bella  coppia  :  onde  fouente 
Varendo  lor ,  che  f effe  otiofo  e  lento  , 
Sparfero  a  inaura  ti  fon  di  quefìe  noci . 
urne  eterno  del  del ,  la  cui  uiriute 
In  mille  luoghi ,  in  mille  raggi  fpdrfa  ; 
Da  luce  e  una  a  le  create  cofe  ; 
S'amorofa  pietà  ti  punge  ancora 
Vaima  ;  cì)e  ingenui  foco  arfe  molt*annÌ , 
Sprona  i  dcTirier  più  de  Vujato  lenti 
Sì ,  che  con  lieue  ,  e  con  ueloce  ccrfo 
Ne/  grembo  a  l'Oceano  il  dì  s,*afconda  : 
E  tornin  l'ombre  de  gli  amanti  amiche 
A  uelar  il  fcrm  di  queflo  Cielo  . 
Toflo  che  tiide  la  gentil  fanciulla  , 
che  col  uùlto  rotondo  ,  in  ogni  parte 
E  lucido  ,  e  feren  ,  la  bella  Luna 
Ver  le  flrade  del  Ciel  giua  a  diporto , 
Col  fido  fegno  de  la  uiu.t  luce 
Vinamcrato  giouem  d*hbido 
A  fs  ih  turno ,  che  uigilante  ,  e  falò 

N  //; 


Z9  4    V     L    I    B     R  a 

Longs  il  Ino  del  mar  fempre  rimira 
Vf  r/o  U  torre  ,  oue'l  fuo  core  annida 
Ond^et  Pyogliato  y  O'  mripo/ìa  parte 
A  gli  occhi  di  ciafcun  le  uefti  afcofe , 
Dal  de/lo  Jpìnto  fi  getto  ne  Vaccjue  , 
\erfo  ti  bei  raggio  de  l* amata  luce  , 
Con  li  ff^eran^a  del  futuro  bene  , 
AccrefciHto  il  'ualcr ,  '  folcando  limare  , 
E  rimiti  i  penfler  't  a  la  lucerna 
Snodo  la  sìanca  lingua  in  c^uejìi  accenti , 
de  nofiri  dcfii  fido  mcffaggio  ; 
O  lucerna ,  cÌì  amor  col  fuo  bel  foco 
Accefe ,  per  far  me  lieto  e  beato  : 
A  te  rtuolgo  gli  occhi  ^  ate  y  che  fei 
V«  de  lumi  per  me  del  ncflro  polo  ; 
Come  fianco  nocchiero  a  tramontana  . 
Tu  adunque ,  Th  lla  mia ,  col  tuo  Jplendore 
h*mcerte  uie  del  pertghofo  mare 
A  me  di/copri  timido  ,  e  duhbtofo . 
Indi  tacendo ,  come  auge!  ueloce , 
A  l*amata  belle'^afe  n*andana  • 
li  amorofi  Delfini  a  paro  a  paro 
De  la  fua  compagnia  lieti  e  contenti 
Giuan  folcando  il  mar  qttetoe  tranquillo  ; 
Le  fighe  di  Kereo  per  l'onde  /alfe 
Schermando  co  i  Tr  toni  in  lieta  Jchiera  , 
Soura  i  lafciuT  pcfci  iuano  intorno  ; 
E  qua!  del  bel  fanciul  fatta  pieto  fa  , 
Che*n  fi  graue  periglio  Amor  fccrgea  , 
Hor  con  l^humida  man  gli  daua  aita , 
Hor  rifpingeua  Vìmportuno  humore  ; 
Qual  per  ornar  la  fua  rara  belle'^a 

Togliendo 


T    E    R.     Z    O.  29J 

•  Togliendo  al  fuo  bel  crin  le  refe ,  e  i  fari , 
Qlt  coronaua  l'annell  ue  chiome  ; 
Cofi  accompagnar  di  fua  falute 
bram  ile  e  uaghe ,  al  deflato  lido  . 
Con  cura  tal ,  con  tanto  Tiud-'o  mai 
No*j  cercar  di  ferbar  chiaro  ,  e  uiuace 
Le  uirgiìn  ueTiali  U  (acro-  foco  , 
Con  cjuanto  quejìa  nobil  gwuenetta 
La  Jecretana  de*  fuo:  dolci  amori , 
Hor  col  candido  lembo  de  la  gonna , 
Hor  con  l\ipcrta  man  ,  fendale  Jcherm^ 
Contrar  ogni  fiato  di  Jptrante  uento  , 
F/«  che  lu!  fianco  a  la  nua  wcino 
Coronato  d:  fior  uide  apparire . 
Veltro  giamat  si  deftro  ,  e  sì  veloce 
Non  fegut  dama  fuggii  tua  ,  e  fnella  , 
Come  co  t  pafii  del  gentil  de  fio 
Corfe  al  caro  manto  la  dcn'^lla , 
A  pena  il  piede  ne  l*afciutte  arene 
Vo/e  et  g'a  fianco  ,  che  con  braccia  Titett* 
Gli  cnnodo  ti  colli ,  e  da  le  falje  labbia 
Cento  baci  piglio  dolci  e  fouui , 
ìndi  d*un  marno  ,  onde  la  bianca  uejìa 
Si  ceUud  tallìor  ,  lo  ricoperfe  ; 
E  ne  la  fianca  ,  fecretaria  fida 
De  gli  amoroji  fuoi  noui  deftri , 
?ien  di  gioia  infittita  lo  condufje  ; 
Ot*e  i  biondi  capelli ,  ancor  fìilUntì 
Il  falfo  humor  di  le  manne  fchiumt 
Afa  ut  ti  con  Itcor  pregiato  e  caro 
Vece  l*odor  de  Valgìte  andar  lontano  , 
E  dentro  un  molle  ^  e  delicato  letto , 

N  iiij 


ijtf^         L    I     B    R  O 

Simile  dlcfual  la  fita  fpofa  ad  A  more 
Mai  nou  djyparecchio  ,  con  Im  fi  pofe  , 
Cui ,  umor  Tianco  da  la  lunga  strada 
Co*  baci  interrompendo  le  parole  , 
Dtjje .  fpojo  fedel ,  diletto  fpofo 
Sofferto  hai  quel ,  che  per  amica  alcuna 
Hon  fofferfe  giamai  (incero  amante  ; 
Hor*i  [udori  de  le  tue  fatiche 
Lieto  deponi  nel  mio  frefco  feno  : 
E  pigha  de*  tu,oi  m*2rti  la  mercede  . 
Cofi  difì*e^a ,  ^  ei  pien  dt  defto 
Ne  la  fonte  d\\mor ,  fina  quel  tempo 
Da  la  [anta  Honejìd  gu.irdata  ,  e  chiufa  ; 
Le  labbra  immerfe  ^  ve  la  fete  fpenfe  ; 
An::iJ.  del  dolce  hum  -r  lamgha  accrebbe . 
chi  raccontar  uvrrà  quanti  diletti 
.  Quelle  pimie  fentir  tenere  e  molli , 
Votra  ridir* ancor  quant^alghe  ha*l  mare  $ 
O  quante  uerdi  foglie  vmhrofa  Jelua  . 
Suon  di  uarij  fh-omenii  alt^  e^anoro  , 
Dan'^a  di  naga  e  lieta  giouenetta 
Kon  honoro  le  tenebro/^  no"^  : 
Voeta  alcuH  con  mct  alti  e  leggiadre 
Non  le  lodò  ;  ne  fact  ardenti  e  belle 
Spiegar  le  chiome  d'or  dtnanT^  al  letto  \ 
\l padre  allegro  ,  o  lagtoivfa  madre 
Non  chiamar  Himeneo  con  liete  uoct  % 
Ne  le  uergini  cafle ,  d*amaranthi , 
E  di  tenera  caltha  ornate  il  crine . 
Deuote  gU  portar  fiori,  e  ghirlande: 
Scio  gìt  horror!  de  la  nette  ,  e  l* ombre 
¥ur  Pornamento  de  k  m\i^  ofcuTt% 


T    E    R    Z    O.  197 

E  /  ftUnttj  danl^rù  al  letto  intorno  ; 
WlqHxl ,  la  chiara  ,  erugiadofa  Aurora 
ho  fuenturato  ,  e  belferm  d^ \more 
portando  ti  nouo  dì  non  utdt  mar  , 
Verche  si  to fio  ,  che  Vafdmte  lume 
D/  Venere  ,  là  sH  wde  apparire  , 
E  con  la  ricca  fua  wer^^a  d*ar^ento  , 
Cacciar  dal  cielo  la  Tìellata  ^^-eg^ia  , 
E  dati ,  e  rt.euutt  i  doler  bact 
De  le  la^rrime  lor  bagnati  e  molli , 

la  fua  Donna  ,  che  compagna  gli  era 
Sin  ne  l' ultime  arene  di  cjuel  Udo  ^ 
Per  l*algofo  camin  de  tacque  [alfe , 
Vacca  ritorno  a  l*odiofo  albergo  : 
Ne  pero  fol ,  ma  con  la  uaga  mente 
Ve  la  fua  cara  amica  m  compagnia  , 

I  Che  d'Amor  piena  a  nuoto  ti  feguitatia  . 

1)  de  gli  altrui  ptactri  inuida  Aurora  ^ 
O  fpictata  nemica  de gU  amanti , 

;  Verche  sì  tofio  di  tua  luce  ttesU 
La  Terra  ,  e  Jp'gh  lor  d'ogni  diletto  f 
SV;4/  forfè  a  fchmo  le  canute  chiome 
Del  tuo  uecchìo  Titon  ,  la/ct alo  fola 
Nel  freddo  letto  ,  e  per  le  uerdt  riue 
Dclricco  Gange  ,  tef^i  al  nouo  giorno 
Vaghe  ghirlande  di  refe  ,  e  di  fiori  ; 
No»  aprir  ifbalcon  de  l*Oriente 
Cofi  per  tempo .  e  ti  /ottenga ,  come 
Cefalo  amafit ,  e  fofpirafii amando . 
In  queflt  tanto  perigliofl ,  quanto 
Dolci ,  e  chiari  diletti ,  i  mifèrelli , 
E  sfortunati  amanti  dimoraira , 


«pS         L    I    B    H  O 

Vin  che  dal  freddo  centro  de  la  Terra 

il  pigro  uerno  a  noi  fece  ritorno  , 

E  con  neui ,  con  piogge  ,  e  con  tempe/ìe , 

Toffe  al  mar  il  tranawHo  ,  a  Paere  ii  chiaro  , 

Il  uago  a  campi  de  Li  lieta  Terra  . 

AllJ?or  da  rr}€7j  l'acc^.  -e  f.faco  me/lo 

chiamando  la  jua  l<^infa  anco  per  nome, 

\erfj  /■  lidt  arenofi  ar.dando  a  nolo  ; 

Qon  foca  aoce  certo  fegno  daua 

l>r  futura  procella  a  nauiganti 

Tal ,  che  i^humide  uefe  raccogliendo 

ì^occifiero  accorto  ^  fofpingeua  il  legné 

Con  frcjìi  remi  a  la  jecura  rtua  . 

Cofi  più  mhe'cd  gelato  carro 

Vieno  di  flelìe  dt  coL,'  d'argento  , 

Ctrì)  la  notte  il  bel  nc  fìrfì  mnvfj^ero  , 

Vria  che  i  tritoni  con  toUna  tn,  mano  , 

E  con  L*arguto  fuon  dA  roco  corno 

V'jrtaffer  pace  a  Conde  alte  e  fhiumofe . 

I  miferelli  amanti  ignudi ,  e  priui 

Di  quel  piacer  ,  che  Lr  rendea  beati 

Chiamanan  con  parlar  mtjìo  t  doglio/o 

Sordo  li  mar  ,  fero  il  del ,  fallaci  i  uenti  z 

Quante  fiate  ti  givuenetto  adorno 

Hcr  rimirando ,  ch'ai  turbato  Sole 

Alcione  le  penne  non  fpieiana  ; 

Hor  uedendo  il  Pianeta  alto  e  fouran» 

E  di  certdeo  »  e  di  color  dt  fiamma 

Tinto  ,  tuffarfla  Ponde  d'Occidente  ; 

Wora  la  Luna  con  le  gotte  fparfe 

Dt  porpora  ,caiciar  i  jogrii  ,  et  ombre  > 

ha  futura  tempejìa  conofcendo  , 


T    E    R    Z    O.  t$9 

StìUdua  il  cor  in  lagrimofa  pioggia . 
Quante  fiate  la  fua  card  Donna 
\dendo  fremer  Inacqua  alta  e  profonda 
Va*  duri  fcogU  ,eda  l*aure  pere  offa , 
1/  commune  dolor  feco  pUngeua  : 
Quante  fiate  ri/guardando  A bi do  , 
E  doue  col  mortale  ir  nonpotea  , 
Andando  col  penfier ,  cofi  dicea , 
b  uento  ueramente  empio  e  crudele  , 
Ah  fero  uento  ,  a  che  cotanto  orgoglio 
Vfar  contr*una  teneràfanciuUa  ?  ' 
A  me  Rorea  fpietato ,  am^  fet  fero  , 
No»  a  quejl^onde  tempeftofe  e  rie  ; 
Deurefli  pur  deflar  pietà  nel  core , 
che  già  per  Orithia  t*accefe  ,      arfe  , 
E  lafciar  nel  fuo  letto  ti  mar  fen'^onda. 
Qui  le  tolfe  P.iffinno  le  parole . 
Ma  chi  p'iì  contraflar  al  [ito  de^hno  ? 
Allhor ,  cfye  i  faggi ,  e  fcaltri  nauicantt 
1  cmean  lo  sdegno  di  Nettuno  irato  : 
E  benche*l  unito  juo  tranquillo  e  queto 
Mojlraffè  fuor  da  le  profonde  arene , 
Col  fèrro  graue  ,  e  coi  canape  attorto 
lenean  nel  porto  la  [palmata  naue  ; 
T«  f  ile  amante  ,  con  le  fiamme  acce/è 
Vedendo  del  tuo  amor  l'alto  me/fi'rtrio  , 
che  tt  chiamaua  ,  diuentajìi  ardito . 
Ah  Lucerna  crudele ,  empia  lucerna  , 
Ben  poteui  celar  i  raggi  tuoi 
Tin  che  la  Terra  di  ghiacci ,  di  netti , 
E  di  pruine  ignuda  ,  ft  uejìiffè 
Di  Iteti  fiori  -  e  cheH  fifaue  fiato 


j  0  o  L    I    B    R.  O 

Di  Zepro  rendefje  hmnde  il  mare . 
Hero  sfor'^ta  dui  peruerfo  fato  , 
che  de  la  uita  fua  i^hore  prefcnjjè^ 
Sendo  fen\u  il  Juo  Jpojo  un  tempo  Hata 
Qual  fenT^  fre  fco  riuo  arido  prato  ; 
Con  un  nel  di  de  fio  gli  occhi  ,  e  la  mente 
SÌ  uelar  fi  la/cio  ,  che  non  penfando  , 
che  benché  Inacqua  foffè  piana  ,  e  queta  ; 
No»  haueanfede  aL  una  t  uenti ,  e*l  mare  • 
Come  la  notte  con  le  negre  penne 
Carche  di  fogni ,  e  di  notturne  larue 
Vide  apparir  nel  hd  nofìro  hemtfj)ero  , 
Incauta  accefe  la  lucerna  u  fata  : 
'La  qual  ueduta  ,  //  fuo  fedele  amico  , 
CJ)e  tn  cjuclla  parte  ognhor  giraua  i  lamt  , 
Come  fi  gira  Cini  a  al  uago  fole  ; 
La  negra  pecorella  al  freddo  uerno 
Sacrtpcuta  pria  ,  la  bianca  a  l*aure , 
"Perche  a^  defiri  fuoi  fojfero  amiche  , 
Sen^  t^l  coivo  temer  del  fuo  deJi;no , 
Lntro  ne.  I\tc£ji4e  alihor  placide  ,  e  quete  ; 
A  ^lettiAno pon^endo  ,  agli  altri  Dei , 
Ch\dbergan  jeco  a  l*arenofo  fondo  , 
Con  denoti  pe^iftr  preghiere ,  e  uott . 
Sol  Eolo     te  pzjl'e  in  obito 
Mtfero  ,  e  prouerat  qu.into  (la grane 
ViratalÌKT  d'uno  Jpre\\ato  \dd«*. 
M.1  mentre  ,  ch'ci  fe*ng:ua  a  fuo  diletto 
Viu  tofio  col  de  fio  ,  che  con  le  membra  , 
Her9  >  eh* fedito  bnuea  da  ^li  alti  tetti 
Vaugcl  di  tri  fio  augurio  nl'^ar  la  uoce  , 
Vrefaga  de  fuoi  danni  ì  a  quefìc  n-Ae 

Diede 


TERZO.  101 

Diede  principio  lagrimofa  e  mejla . 

Dea  ,  che  i* ampio  ,  e  dilettolo  regnò 

^eggi  del  ter^  del  con  p.-.ce  eterna  , 

Madre  di  cjuel  diletto  ,  e  di  quel  bene , 

Che  fa  la  uita  qui  dolce  e  joaue  , 

S*eglt  è  uer  (  come  credo  )  ch*a  quejTonde 

\n  folo  cenno  tuo  togha  l*orgogl  o  ; 

Se  i  mafchi  incenfi ,  che  fouente  fparft 

Su  le  fiamme  ,  ch*ardean  nel  tuo  bel  le'npio , 

lAertan  appo  di  te  qualche  mercede  ; 

Conferita  piano  ti  mar  ,  fereno  d  Ctelo . 

Tu  fai  ben  ,  che  è  ne  l^acque  il  tuo  Leandro  ; 

E  nel  bel  grembo  fuo  la  uita  mia  : 

E  ne  morrò  ,/e  morte  a  fonde  ,  e  cela 

La  luce  ,  onde  il  mio  cor  cibo  e  nutrico  • 

odi  le  mie  preghiere  o  fanta  Oiua  , 

Et  io  ;  toflo  the  l  Sol  con  Iranno  nono 

\fcira  fuor  del  bel  monion  di  Frifo  , 

Quatro  colombe  ,  che*l  Litte  ,  e  la  neue 

Caduta  allhor  dal  Cielo  in  ucrde  colle  , 

Vincon  di  pur  itale  e  di  colore , 

T/  donerò  con  un  (Incero  affetto . 

A  /  fanti  orecchi  de  Li  bulla  Dea 

Salir  le  fue  preghiere  humili ,  e  calde  ; 

E  già  uelata  di  una  bianca  nube 

Scendeua  per  feruar  l*onde  tranquille , 

Quand'Eolo  turbato  oltra  mi  fura  , 

di' alcun  di  lornon  glihauea  porti  preghi 

Si  come  gli  altri ,  o  facrifici;  ,  o  uoti , 

Altero  in  UìTia  ,  e  di  uendetta  uago  ; 

De  la  JJjelonca  fua  la  porta  aperfe  ; 

Onde ,  quat  ueltri  dicatene  fcariht , 


}oz  L    I    B    R  O 

\oUmlo  i  uenti  fn  per  l*acque  /alfe  ; 

A  percuoter  il  mare  incaminciaro , 

llqual  hor  a  gli  irati ,  e  duri  colpi 

Del  gelato  Aqmione  ,  hor  a  le'  graui 

?erco/Je  ,  che  gli  ciana  Africo ,  e  gli  altri 

Sen"^  legge ,  o  pietà ,  sfrenati ,  empì 

Tacendo  Jchermo  ;  //  minto  ofiuro ,  e  bruno 

De  le  nubi  del  del ,  con  laonde  rotte 

hagnaua  adhor  adhor  colmo  dt  /degno  . 

hi  Eolo  ,  perche  Jete  ù  ardente 

Di  uendetta  ti  [calda  ti  freddo  petto  ? 

'ierba  le  for^^e  a  più  honorata  impre/a  ; 

che  poca  gloria  de  la  morie  haurat 

Di  due  amanti  miferi ,  e  infelici  j 

E  di  uiltoria  tal  corona  uile 

T/  cingerà  le  uergognoje  chiome . 

La  sfortunata ,     angofiiofa  Donna  , 

Cui  l  fubito  pentir  nulla  giouaua  , 

Da  penjter  tempe/ìofi  combattuta , 

\erfaua  da*  begliocchi  amara  pioggia  ; 

E  rimirando  laonde ,  i  Dei  marini , 

E  le  Ninfe  pregaua  ad  una  ad  una  . 

M4  che  ti  giouan  le  preghiere  ^  é*l  pianto 

Hero  infelice  ,  fe'l  furor  de  uenti 

E  [^orgoglio  del  mar  punto  non  [cerna  ì 

E  pur  conuien ,  che  trauagliato  e  Tianco 

La  tua  belle'^a  altamente  piangendo , 

De  tacque  [al[e  ne  l'horrido  grembo  , 

La  dolce  anima  lafci  il  tuo  marito  . 

Venere  co*  Tritoni ,  e  con  le  Nin[e 

Per  la  [alute  [ua  tenta  ogni  uia  ; 

Ma  J^ende  in  uano  le  parole ,  e  l*opre  ; 


TERZO.  JOT 

che  non  può  il  Ke  del  mar  .benché  fin  uolte 
Tercuota  col  tridente  t  falfihumori , 
I  \ndi  fgombrar  le  nuht ,  e  le  procelle  , 
I  che  portano  nel  feno  i  ùenti  irati  ; 
Ei  glt  minaccia  ,  perche  a  Vanirò  ofeuro 
Tornino  al  loro  Iddio  fdignofo  ,  e  fero  ; 
E  lafcin  queto  il  fito  turbato  regno  : 
ìAa  nulla  gicua  ,  perche  Eolo  non  teme 
I   he  fite  mmaccie  ,  e  non  a/coìta  i  prieght . 
1  Non  puote ,  ah  sfortunata  ,  ^  infelice, 
1  Co*  fuoi'  fanciulli  il  pargoletto  iddio 
!  Viuo  il  lume  feruar  de  la  lucerna  , 
1  benché  con  l'ali  tefe  intorno  intorno 
j  La  guardano  Ja  i  uenti  empi ,  e  rapaci . 
I  Ecco  che*l  lume  è  /pento  >  è  /pento  il  lume , 
1  Ah  [con folata  ,  morta  è  la  lucerna  ; 
I  E  fu  gli  homeri  negri  il  mar  t*adduce 

Vamante  morto  ,  //  tuo  Leandro  morto . 
I  V Aurora  il  uifo  pallida  e  turbata , 
SenXa  purpurea  Jìola , /en'^  rofe  , 
Sen\a  ornamento  alcun  ,fra  i  ciechi  nembi 
Del  tenebro/o  Cielo  in  cjue/la  àpparue  ; 
Onde  la  Donna  timida ,  ango/ciofa  , 
che  uedeacol  penfler  morto  ti  fuo  bene, 
:  Uorquefla  parte ,  hor  quell'altra  mirando 
'  Del  ua/ìo  ,  harribtl  grembo  di  Nettunno , 

To/ìo  ,  che  da  gli  /cogli  lacerato , 
I  E  morto  il  uide  ne  le  (alfe  arene  , 
1  Si  come  foffe  forfennata ,  e  folle , 
ì  Si  fece  al  petto  ;  al  crine ,  al  uifo  oltraggio  ; 
"Edoue  fenl^  fpirito  giacea 
Il  caro  JJfofo  con  ueloci  pajìì 


;  04  LIBRO 

Ancata  ,  ft  getlo  fui  morto  corpo  . 

A  CU'  rrlf  uhtmfhaci ,  e*l  pianto  e/iremo  , 

E  fconfolata  die  'ri  ultimt  accenti , 

Po'  che  la  pompa  dd  funereo  rogo 

E  di  doglia  ,  e  di  pianto  ,  e  di  lamenti 

Me  p^u.che  d*altro  honor  ricca ,  e  fuperha , 

Finita  fu  ,  la  dijj^erata  moglie 

Col  marito  abbracciata  fi  fommerfe , 

Dicendo  ancor  con  la  gelata  lingua . 

Ah  mr'^'fo  Leandro  :  a  la  cui  uoce 

Ktjuono  Inonda  .  ah  mi  fero  Leandro . 

Ninfe  pietofe ,  ch'ai  fanciullo  amiche , 

E  uoi  lafciui ,  e  pargoletti  amori , 

che  rotti  gli  archi  aurati  e  le  Faretre 

'>ofbirate  altamente  il  uojlro  danno  ; 

A  uot  pur  fi  conuien  ;  piangete  uoi 

Conqut'fle  due  Otta  la  morte  loro  ; 

S;  ,  chioda  il  d  lor  uojlro  il  móndo  tutto  : 

E  coronftti  di  funerea  fronde 

Donata  i  corpi  morti  a  fepoltura  , 

Verche  poj?in  uarcar  infìeme  aggiunti  ^ 

he  nere ,  e  torhid* acque  di  Cocito  ; 

E  gir  a  t  lieti ,  e  fortunati  campi , 

O  pur  nel  bofco  de  gli  ombrojt  mirti . 

E  tu  gran  Dio  del  mar,  che  in  molte  forme 

Ti  cangi  fior  de  f ufo  di  natura  ; 

\n  qiièjle  p^rigliofe  ,  hornderiue . 

Con  la  Ceihera  tua  canta  il  lor  fato  . 

I  L    F  I  N  E    D  E  L  TERZO 


LIBRO. 


;^  I    M  E  S  S  E  R 
BERNARDO 


TASSO. 
L  I  B  KO  QJ'^KTO. 


I  VINF.GIA  APPB.ESSO  GABElIEt 
GIOLITO    D£*  FERR^ARI. 
M       D       L    X  . 


ALLA  SERENIS^^ 

SIMA  MADAMA 
MARGHERITA 
DI  V  A  L  L  O I  S . 


L  RISPET- 

to  fi)  la  reueren- 
,  che  (t  dee 
per  infìnitijiime 
ragioni  hauer  a  yojìra  Eccel- 
lenza,  m'hanno  tenuto  fijpefi 

ij 


4 

t animo  molti  mefi  ^  e  fi  jgo- 
meritato  y  ch'io  non  mi  fapeua 
rifolutr  y  sio  haueua  da  dar 
fuori  qmjìo  quarto  Libro  delle 
'Rjme  mie  fittola  protettione y 
e  tutela  del  nome  uoflro  :  dubi- 
tando di  non  efierynon pur  trop- 
po  ardito ,  ma  profiontuofio  dal 
mondo  giudicato  \  che  non  con> 
tento  di  tante  gratie ,  e  di  tanti 
fauori  y  che  m'hauete  fiattiy  uo- 
lefii  ancora  appoggiar  fi4  tal- 
tezz&  del  nome  uofiro  il  r mere- 
fceuole  pefi  di  quefte  mie  hafie 
compofitioni .  ISluUadimeno 
confiderandoy  che  la  uoftra  uir, 
tuo  fa  y  l^ale  y  ff)  Angelica  na 
tur  a  per  infiniti  atti  di  cortefia 


di  Itber alita y  e  dì  magnificenza^ 
che  ujtate  tutto  dì  ^  non  filìam 
ca  giamai ,  quafi  che  ti  far  di 
quefìi  effetti  ftauofir a  propria 
inchinatione  y  e'I  fine  doue  mi 
indirizzate  gli  h onorati  uofiri 
penfìeri ,  ho  prefo  ardire  di  por 
ancor  quefìo  nuouo  pefo  (  per 
molto  che  fafìidiofo fia)fu  le 
fpalie  de  la  uofira  auttoritày 
con  fperanz^y  che  non  ui  debba 
parer  grane  con  l ombra  del- 
thonorato  nome  uofiro  di  dar 
fauore ,  e  riputatione  alle  cofè 
(tun  uofiro  humilif^mo  feruta 
dorè:  ilche per  auuentura  tanto 
maggiore  farà  la  uofira  libera^ 
litày  quanto  che  quefie  mie  com 

A  iif 


pojtttoni  Pjauranno  più  hijogno 
del  mfìro  fauore.  V^erràdun- 
ijue  lieto  più  de  glialtri  tre  que- 
fio  quarto  Libro  mio  in  mano 
deglihuo?nim;  tenendo  per  fir- 
mo yche fiììdo  u fitto  con  la  fior- 
t a  di  fi  magnanima  y  e  fiualo-^ 
rofitSignora  yfitrà  da  ognium 
per  li  meriti  di  vofira  Eccelien  - 
za^  non  per  lifikoi ,  apprez^to^ 
e  tenuto  caro .  E  qui  per  più 
lungamente  non  fafiidirla^  con 
quella  maggior  riuerenza^  che 
debbo  y  bafiiandole  le  mani^ 
fiaro fine .  'Di  'E-mail  XX. 
dOttobrcdel  Lllll. 


DELLE  RIME 

DI  MESSER 
BERNARDO 

T    A    S    S  O. 
LIBRO    CLV  A  R  T  O, 

NE  LE  NOZZE  DI  DON  FRAN- 
CESCO   DA    £  S  T  E  , 

E  N  T  R  E  <ìi  c  ento  F/«- 
mi  altieri  ^  e  chiari , 
Con  la  faccia  tranquilla 

ilnran  Tirreno 
Vonde  raccolte  nel  fuc  UA» 

feti-  MjÌÀ7;/4«4  co  gli  bumor 
^'"^  "^     faljt^  0*  amari  ; 
N  e  lidi  pÌH  rìpofti ,  e  foli  tari 

Vartenope  ,  col  uolto  almo  ,  e  fereno  , 
Voflo  a  i  uenti  ueloci ,  a  Inacqua  freno  , 
Con  accenti  dicea  foaui ,  e  chiari  : 
M  ai  fempre  cafta ,  ^  amoro  fa  face 
Ard*amhi  i  uoflri  cor  ;  Gioue  nel  cielo 
^l giogo  maritai  u* annodi,  e  leghi z 
V  dio  l*alto  motorgli  honefti  prieght  : 
Et  ornVl  mondo  di  purpureo  uelo  ; 
ìndi  il  nodo  riflrinfe  amore ,  e  pace . 

A  1/^' 


8  L    ì    B    K  O 


NE  LA  MOB.TE  DEL  MOLZA 

VERSI  con  Nrnad*^or  fiiu  ie^u/àtó 
llTebro  l*ondA  jua  torbida,  e  Jctira":- 
EH  Re  de  fiumi  ahtero  oltr-a  mifura 
Si  moflri  di  dolor graue  ,  e-tutbato  :  - 
S  cuoia  le  Jpalle  l^Af  perni  no  irato  , 
Tal  che  ne  tremi  intorno  ogni  pianura , 
Po/  che  colei ,  che  i  più  bet  flirti  fura , 
DV  fi  raro  intelletto  ha  noi  priuato , 
P  ianfe  il  mondo  con  lagrime  di  duolo 
.1/  tuo  da^not  partire  ;  il  Cielo  allegro 
Vefti  di  lucetnufitatail?oh: 
E  ?oeJJa  con  benda  ofiura ,  e  negra 

Grido  Mol"^ ,  oue  uai  ?  dou*al\i  il  mio  ! 
E  lafci  me  col  core  infermo ,  ^  egro  i 

V  drat  tu  ancora  i  miei  noui  lamenti 
Keale  ,  facro  ,  imperiofi  monte , 

che  con  fuperba  ,  0'  honorata  fronte 
Domi  l'orgoglio  de  più  fieri  nenti  : 

V  dranlo  i  figli  tuoi ,  ch^aki ,  e  correnti 
Lafciando  a  paro  il  tuo  lucido  Tonte  , 
Scorgon  le  lor  ricchel^e  altere  ,  e  cont$ 
Per  diuerfi  paefi ,  e  Tirane  genti  : 

E  le  lagrime  mie  nel  puro  feno 
Sen  porterà  il  Tefin  uerfo  Leuante  j 
E^  pterfo  rOrJa  di  Caltfìo  il  Kheno  , 

E  uiurà  in  quefii  fajìi ,  €*n  quefie  piante 
Quel  fanto  nome  ,  per  cui  uiuo  ,  e  meno 
Mita ,  la  più  dogliófa  d*ogm  Amante . 

Qui, 


uì ,  doue  il  uagoKhen  piangendo  porta  , 
Kotto  da  i  fajìi ,  le.  fue  piccioHonde , 
ìndi  con  poco  corfo  alte  ,  e  profonde 
yerfo  Aqutlon  per  ni  a  lunga ,  e  dfjhrta  ; 

I  0  con  la  faccia  ognìior  pallida  ,  e  fmorta 
chiamo  H  mio  ben^che  lgra  Tirrhen  m*afcon 
Et  hor  con  muti  fapi  hor  con  le  fronde  (de 
Farle  con  uoce  pur  languida ,  e  morta  ; 

E  gridando  talhor  ?ortia ,  accompagno 
La  parola  col  pianto  ,  e  co*fofptri , 
che  mt  traggon  dal  cor  pietà  ,      amore  : 

E  con  Vamaro  ,  e  lagnmofo  humore  , 
che  [calda  ogn*hora  il  fuoco  de  martiri , 
Quejì^herme  horride  Jìrade  0*  ardore  bagno 


S  e  la  memoria  del  paffato  bene , 
E  la  Jperan\a  del  futuro  ancora 
Kon  con/oUffe  il  cor  ,  cWadhora  adhora 
Vtagne  le  notti  fue  chiare ,  e  ferene  ; 

Qj*cfit  monti ,  (jjuei  campi ,  e  ijuelle  arene , 
che  con  caldi  fofpm  infiammo  ognhora  ; 
Héurebbon  fior to già  la  fredda  aurora 
portar  l'ultimo  dì  de  le  mie  pene  : 

M  à  ,  mentre  quella  ti  caro  Lene  andato  , 
,CH)aueagia  ricoperto  un  cieco  oblio , 
Mi  moftra  ;  e  cjuefta  le  future  gioie , 

C  on  Vali  del  piacer  fuor  de  Virat» 
Velago  de  martiri ,      de  le  noie , 
Al\o.  quejìo  mio  ardente ,  e  bel  defio . 


/ 


•  o  L    I    B    El  O 

Q^uanta  inuidia  ti  porto  o  bel  terreno , 

Doue  Sehetho  con  le  lucid^onde 
bagnando  le  fue  riue  alme  ,  e  feconde  , 
Vorta  il  picciol  tributo  al  gran  Tirrheno  , 

T  u  di  fiori ,  0'  di  fi'utti  ornato  il  feno 
Di  non  uijìe  ricche\^  orm  le  fronde  ; 
1/  del  in  te  cortefe  ^  e  Lirgo  infonde 
De  fuoi  dolci  diletti  il  grembo  pieno . 

l   n  te  fplende  quel  Sol  lucènte  ^  e  uiuo  ^ 
Sen'^'l  cui  lume  ,  o/cura  notte  eterna 
Hanno  quefi*occhi  lagrimofi ,  e  rei , 

I-  0  fi-a  quejì*'bermi  monti ,  ouogn^hor  uerna , 
Del  bene  ,  onde  tu  abondi ,  ignudo ,  e  friuo  % 
Sfogo  in  noci  dogLo/e  t  dolor  mici  • 


Q^uì ,  doue  il  del  la  fredda  algente  Hetla , 
che  fa  Giunon  gelo  fa  ,  honora  ;  e  doue 
Aquilone  ad  ognhora  irato  moue 
Tempeflofa ,  o>  bombile  procella  ; 

D  oue  di  duri  ghiacci  e  quefla  ,  e  quella 
Varie  fempre  fi  uefie  ;  ù  mai  non  piout 
JJaere  rugiade  dilettofe ,  e  noue , 
che  fan  la  terra  uerdeggiante  ,  e  bella  : 

A  ccefo  del  mio  Sol  da  i  caldi  rat 

Ardo  in  fiamma  amoro  fa  :  e  col  mio  ardori 
E  quefli  ghiacci ,  e  qtiefie  neui  Fillio  : 

F  ortunato  terren  ,  porto  tranquillo 
De  le  tempefle  mie  ,  quando  fie  mai , 
Ch'ogni  tua  herbetta  inchini ,  ogni  tuo  fiore  ? 


N  oni  jra  cjuefte  felue  arhor ,  ne  frondài 
Vraquejì intontì  folttarij  fajfo 
D^ogni  nohil  penfier  fìpriuo,  e  caffo  , 
che  d*amor  non  mi  parli ,  e  non  rtjponda . 

Q^uefì^ombra  eterna  ,  e  queflà  horribtl*onda  , 
Che  con  fi  gran  romor  cadendo  a  baffo  , 
Terma  per  tema  a  peregrini  il  pajìo  ; 
E  fa  Vacqua  del  Kheno  alta  ,  e  profonda  , 

A  ccefa  del  mio  amor  leggiadro^  e  chiaro 
Ha  preja  qualità  nouà  ,  e  gentile  i 
E  depojìo  Gorgoglio  ,  e  la  jìerel^a  , 

P  enfia  qual  è*l  mio  ardor ,  qual  la  belk'^à 
'  De  la  mia  donna ,  o  nobii  fioco ,  e  raro  ' 
P/«  d*aUro  dyarda  fira'l  mar  d*lndta,e  Thile, 


S  gombrera  Signor  mio  quel  raggio  ardente 
De  la  uùftra  uirtù  la  nebbia  oficura  , 
De  la  maligna  uofìra  empia  uentura 
E  farà  più  che  pria  chiaro ,  e  lucente  ; 

N  e  uento  auuerfo  mat  farà  poffènte 
Di  turbar  l*aria  criftallina ,  e  pura 
Del  uoflro  honor  ;  benché  nimica ,  e  dura 
fortuna  ut  fi  moftri  affai  fouente: 

A  nZi  col  legno  del  uoflro  defio 
*  Solcando  quefìo  Mar  fiero ,  e  turbato  ; 
chiuderete  la  uela  m  queto  porto  ; 

E  più  benigno ,  egratiofio  fato 

Veltce  al  terren  uoflro  almo  ,  e  natio 
V/  tornerà ,  per  camin  piano ,  e  corto. 

A  yf 


M  entre  qu?fl*Qnda  ir  Ma ,  etempeftofa, 

CÌì  ^uftro  col  fito  furor  minaccia ,  e  premei 
Più  de  l*uJato  ajjh/  s*inal'^ ,  e  freme  , 
E  Ha  ogni  Ninfa  fu^  nel  fondo  afcofa  : 
uefi*anima  di  uot  uaga  ,  e  bramofa 
Nel  profondo  del  cor  fofptra ,  e  geme  : 
Indf  aiutata  da  la  fida  fpeme  , 
tdfcja  il  mortai ,  com*mfenftbil  cofu  : 

E  con  Cab  d'amor  uolando  a  paro  , 
A»^/  pm  prejla  d^ogni  uento  ,  uiene 
A  fììoi  albergo  d* ogni  mio  diletto  . 

K  accQglietela  uqì  nel  uvjìro petto, 
ferche  non  erri  in  cjueli^tncolte  arene 

,    tonte  de  piacer  mi  et  lucette  ^  e  chiaro. 


f  aUidagehfia ,  ch^a  poco  A  poe$^ 
?a/]ando  al  cor  per  non  ujate  uit , 
Adtiggi  ti  fior  de  le  Jperan'^  mie  , 
E*«  amaro  dolor  giri  il  miogtoco  : 

P  erche  copri  dt  ghiaccio  ti  mio  bel  foco  y 
E  le  paci  di  guerre  ingiufie  ,  e  rie  ? 
E  mi  fai  Idgrtmar  la  notte  e*l  die , 
Ond*w  lajjò  fon  già  languido ,  e  roco  ì 

T  u  col  ueleno  tuo  Jp^^gf  di  forte 
Ogni  dolce  d*amore ,  e  rendi  amaro  > 
che  non  è  più  piacer ,  che  mi  conforte  » 

O  nodrita  con  Vodio  a  paro  a  paro 
Ne  Vo-nde  dt  Cocito ,  e  con  la  morte  » 
Per  te  fola  a  morir  uiuendo  impara  * 


CV  V  A  R  T  O.         ;  1  j 

M  entre  Qermania ,  e'igrand^huguflo  arniaSo^ 
Signor,  e  per  la  fede  ,  eper  l*lmpero 
Con  leger,  ti  del  Tebro ,  €  de  Hhero 
Vanno  di  f^i^igue  human  moUe  ogni  f  rato  % 

T  al  che  non  mai  tWjlro  fuferho  ufato  ^ 
oltraggio  [ente  ,  e  doue prima  altero 
N*  andana  al  corfo  faci  furo ,  e  leggiero , 
Hor  porta  Vonde  al  mar  lento ,  e  turbato  : 

N  (H  in  dolce  d^amor grato  diporto 

\ iuiamo  i  giorni  qui  feftofi ,  e  chiari  ^ 
Sénl(a  cura  prouar  grane  ,  o  molefla . 

C  ofi*n  (juefla  del  mondo  atra  tempefla  , 
Senl^  cercar  errando  e  terre  e  ^ari 
Sorgeremo  con  ia  natte  in  queto  porto  • 


DONNA  gentil,  tant'è  il  f attor,  che piottt 
Da  bei  ttoflr*accht  in  uarte  forme ,  e  care 
$our*ogn^ anima  amica  di  uirtute , 
Ch*a  t  ciechi  ingegni  ,€^ale  lingue  mutt 
De  le  uoftre  belle'^e  altere ,  e  rare 
far  parlar  cofe  gloriofe ,  e  noue . 
Però  sba  dir  fi  mone 
Si  baffo  Ti  ti  dt  tanCalto  fuggetto , 
;         uoftra  uirtìt ,  ch'a  cto  mi  Jprona* 
Che  fe  quel  ,(;!>€  ragiona , 
Me(^p ,  ridir  fapejje  intelletto  ; 
Accenderei  d^amor ,  e  di  defto 
Qual  Angel  lieto  è piu  uictno  a  Dio. 
O  echi  dunque ,  oue  amor  alberga  ,  e  uiitt  % 
Mentjre  nel  foco  de  bei  raggi  uoftri 


14  LIBRO 

Vurgo  la  mente d*ogni penlter mie, 
Verche  dopo  miWanni  Hidajpe  ,  e  Thtle 
Senta  cantar  ne  miei  utuact  inchiòfln 
Di  quefla  Donna  le  bellel^e  dine , 
Volgete  a  me  le  uiue 
Vojìre  luci ,  da  cui  Jplendore ,  impari 
A  uolar  per  lo  C/c/  candido  Augello  : 
Ma  fe  inocchio  dt  quello , 
Che  fiorge  in  un  momento  e  terre ,  e  mari ^ 
Non  uede  tal  belle'^a  in  alcun  loco ,    -  ^ 
che  potrò  dir  di  lei ,  che  non  fìa  poco  ? 
V  ur  io  diro  ,  che  queTeterno  amore , 
Cba  fatto  tante  cofe  adorne.  ,  e  belle  : 
E  Tebo  ardente ,  e  la  Luna  gelata , 
Ver  farui  foura  ogni  altra  alta  ,  e  pregtatd 
Sotto  il  fauor  de  le  più  ricche  Tielle 
\*aperfegh  occhi  in  quejlo  ofcuro  horrore  5 
E  dt  tanto  ualore 

Orno  la  pargoletta  anima  uofira , 

che  del  frale ,  e  mortai  hmbra  non  ualt 

A  celar  immortale 

Voflra  beUe'X^a ,  an^i  di  fuor  fimoflra  . 
Come  in  Crtjlallo  chiar  Kofa  uer miglia  , 
Veramente  di  Dìo  fattura ,  e  figlia  . 
D  a  indi  in  qua  fi  fe  la  terra  lieta  , 

Tranquillo  il  Mar ,  IWre  f ereno ,  e  chiaro  : 

E  le  cofe  pigliar  forma ,  e  uaghe'^a  : 

Da  indi  in  qua  umute  ,  e  gentile!^ , 

Cajìitate  ,  O*  honore  d  mondo  ornaro  , 

E  la  uttà  torno  gradita ,  e  queta  ; 

N«  for"^  dt  pianeta 

Maligno ,  può  turbar  il  nojlro  beni 9 


Q^V  ARTO;  fi 
Mentre  tanta  beliate  orna  la  terra . 
Tal  fi  rinchiude  ,  c  ferra 
Valore  entro  le  luci ,  alme  ,  e  ferene  ; 
Ch\d  lor  [amo  apparir  fugge  leggiera 
D*ogni  noia  mortai  la  lunga  fchtera  . 

I  n  uoi  donna  B^eale  ,  in  uot  fi  uede 
La  Tirada  d*tr  al  Ctel  dritta ,  e  fecura  , 
Già  tanto  tempo  pria  duhhìofa ,  e  corta  : 
.  Con  la  Hofira  honorata  ,  e  fida  fcorta 
Si  può  ne  Vampio  albergo  di  natura 
Salir  con  fuldo  ,  egloriofo  piede  j 
\ndi  df  ricche  prede 
Carco ,  tornar  ad  arricchir  il  mondo  , 
Mofirandoglt  il  guadagno  de  heatt  ; 
Onde  pofcia  infiammati 
Di  queWamore  a  nuU*altro  fecondo 
Gli  huomini ,  e  tolto  da  lor  lumi  ti  uelo  ; 
Si  uolghan  lieti  a  rimirar  il  Cielo . 

D  a  uoftr*occhi  ueder  parmi  tal*hora 
Vn^Kngelnuouo  ufcir  uago ,  ^ adorno^ 
Il  qual  con  harmonia  dolce ,  e  diurna 
Cantando  dica  ;  a  quefia  pellegrina , 
che  con  la  fronte  fua  ferena  il  giorno  J 
E  co  be  piedi  le  campagne  infiora , 
Mortai  uolgete  ogni  hora 
La  uofira  uifia  ,  che  uedretein  lei 
Quanto  di  bel  può  far  natura ,  ^  arte  ; 
E  quante  gratie  J]>arte 
Turongiamai  nel  B<egno  degli  Dei  , 
Con  tante  altre  uaghel^e  uniche ,  e  radei 
che  potran  far  perfetta  ogni  beltadc . 

M  ale  foaui angeliche  parole '  . 


tS  LIBRO 

che  con  tanta,  dolcel^a  e/con  fouente 

Da  quella  bocca  di  perle  ,  e  di  Kofe , 

Tutte  l'alme  gentili  j  ^  amor  afe 

Inuitan  feco  al  uerace  Oriente  ; 

A  JpeccJiiar/t  ne  rai  del  fommo  Sole , 

Dicendo  ah<f  ;  cfual  uuole 

Al'i^arfi  a  quel  piacer  perfetto ,  e  ueró 

La  doue  il  gran  motor  Vhore  dtjpenfa  , 

De  la  mia  fiamma  accenja  , 

Mandi  a  uiuer  con  meco  ti  fuo  penfiero  : 

che  da  hajìt  de/ir  purgato  ,  e  fcioltQ , 

Vedrà  del     celefle  il  proprio  uolt& . 

A  Ix^t  Tebro  fftperbo  ,  ai\a  la  chioma 
Da  le  tue  rapid*onde  ,  e  di  corona 
Cintriti  ìihonorata  altera  fronte  : 
che  fe  pur  utde  ogm  tuo  [acro  monte 
G^d  d'ifìro  trionfar  ,  e  di  Garona  , 
Vinta  la  Branda  ,  e  la  Germania  doma , 
Hor  ua  fuperba  ?^oma , 
£  di  tanta  beltà  lieta  fi  uanta , 
Tornata  a  i  pregi ,  ^  a  la  gloria  antica  , 
E  par  ,  ch*allegra  dica 
Hon  fu  per  tempo  alcun  mia  gloria  tanta , 
che  feH  mondo  col  ferro  altri  ha  conquifo  , 
Quefia  la  terra  ,  €*l  Ciel ,  col  fuo  bel  utfo . 

$  acri  intelletti ,  cl>e  poggiando  andate 
Per  le  ftrade  del  Ctel  celebri ,  e  foli 
Inalbando  U  fama  de  mortali  ; 
Poi  che  di  gir  tant*alto  hauete  Vali , 
C^e  calcate  co  i  pie  le  Tielle  ,  e  i  poli  j 
te  lodi  di  cofìet  dolce  cantate 
Tal ,  che  futura^etate 

Non 


V  ARTO.     ^     f  7 

No»  Ita  >  che  non  l'inchini ,  e  non  V^dori 
An\i  erg^  temfi  a  fita  ferf et m  gloria ,  . 
Otie  a  dolce  memoria. 
Cintile  tempie    odorati  ftori 
Cantino  ogni  hor  le  Ninfe ,  e  i  facerdott . 
Il  nome  juo  con  preghi  aiti  l  e  denoti  * 
C  anXon  ,  (e  brama  alcuno 

Saper  il  nome  de  la  Donna  mia  , 
pi;dat  fette  miracoli  famofi , 
che  fempre  gloriofi 

Il  mondo  orm'Tgha  rmll€lHfiri  fepria.^..> 
prende  il  nome  cojìei ,  non  men  di  Iqtq  / 
Hiracolthiaro  dal  mar  Indo  al  Moro . 


DE  H  perche  tolto  a  queflo  Cielo  hauett 
La  luce  de  uojlr'occhi  alma  ,  e  gradita 
Ch^  feà  col  fuQ  Jplendor  Vherha  fiorita  y 
E  le  campagne  dilettofe ,  è  liete  ? 
S  e  più  d*ogn*altra  bella ,  e  ricca  feti 
Degli  doni  di  Dio ,  perche  romita 
Togliendo  ciò ,  che  altrui  da  gioia ,  e  ulta  , 
in  Jilitaria  Ceka  ui  chiudete  f 
N  on  doaa  ti  lume  al  Sol  quel  $ole  eterno  f 
Ferche  luca  a  fe  fol.ma  perche  giri , 
E  renda  il  mondo  allegro ,  e*l  Cielo  adorm  5 
N  e  uoi  fe  beila  ,  perche  hauendo  a  fcherno 
chi  jparge  ogni  her  per  uoi  pianto ,  e  fijpiri^ 
Chiiidiau  in  fofco  ^bprgo  il  fuo  belgìoX^o . 


iS  L    I    B    R.  O 


STANZE  DI  LONTANANZA. 

SE  ben  di  noue  Helle  ardenti ,  e  belle 
Ti  cinge  il  biondo  crin  lieta  corona , 
Mentre  a  diporto  in  quejie  partp ,  e*»  quelli 
Vai  con  la  uaga  figlia  di  Latona  ; 
¥ur  tracce/ero  ti  cor  ì* empie  faceìle 
Del  fiero  Arder  di  Gnido ,  onde  ne  ftiona 
Ancora  il  lido ,  e  l*arenofa  J^onda , 
QheH  mar  di  Creta  mormorando  inonda . 


F  ofli  amante ,  compio  ;  compio  f^argefli 
Lagrime  di  dolor  calde ,  c^T*  amare  ;  • 
E  con  accenti  dolor ofi ,  e  mefli 
facefti  del  tuo  duol  pietofo  il  mare  ; 
Teco  uoglio  io  parlar ,  teco  ;  e  con  qttejìi 
Duri  lamenti  miei ,  uoglio  sfogare 
V interna  pena ,  eh* ogni  pena  auan\a 
De  la  mia  lunga ,  e  dura  lontanan\a  « 


T  u  pìagneui  il  tuo  amor* ,  io  piango  II  mio  ; 
Ma  tu  piagneut  un  fuggitmo  ingrato  ; 
Ii>  cagion  del  mio  duolo  acerbo  ,  c  no, 
1/  ben ,  che  uolontario  ho  già  lafiiato:' 
Tu  del  tuo  amante  ti  lagnaui ,  ^7*  i^ 
Di  me  fieffo  mt  lagno ,  che  Jpietata 
Con  q'4efia  cruda  amara  dipartita 
Ho  perduto  il  mio  bene  ,eU  mia  ulta  ; 


Q^V  A  R  T  O.  19 

V  ita  de  la  mia  ulta  egli  è  pur  uerO  y 
eh* io  uitto  fenl^  uoi  m  'tjero ,  e  folo  , 
Se  non  quanto  con  l*ale  del  pen fiero , 
fien  à*arde<itedifio  tn^ inalbo  a  uoloi 
E  uengo  per  dritt'fìimo  fentiero 
A  ifogar  uofco  d  mìo  angofciofo  duolo . 
lAa  fi  breue  e  la  gioia       fi  fugace  ^ 
olì* IO  non  Ì70  col  difio  tregua ,  ne  pace , 


O  ime  dou^è^l  mio  hen  ì  dou*è*l  mio  core  ? 
chi  m*a/'(  onde  ti  mio  cere  f  e  chi  me*l  toglie  ? 
Dunque  ha  potuto  fi)l  dtfìo  d*honore 
Darmi  fera  cagion  di  tante  doglie  f 
Dunque  han  potuto  in  me  più  chel  mio  amore 
Amhtttoje  ,  e  troppo  lieui  uoglte  f 
Ahi  [ciocco  mondo  ,  e  cieco  ,  ì}ai  cruda  firte  , 
che  minifiro  mi  fai  de  la  mia  morte . 


M  orto  fon  io ,  perche  dal  dì ,  eh* a  i  rat 

Del  mio  lucido  fol  riuolfi  il  tergo  ; 
Mifero  da  quel  dì ,  ch*io  ui  lafctai , 
Stato  fon  di  martir  perpetuo  albergo  ; 
ÌAortó  fon  a  i  diletti ,  e  uiuo  a  iguai  ; 
Che*n  dolorofa  pioggia  io  Jfargo  ,  e  uerg9 
Da  quefti  infermi  non  occhi ,  ma  fonti  ; 
che  fur  ne  i  danni  miei  s^ingordi ,  prontL 


»to       l  i  b  k  o 

E  urne  de  gli  òcchi  miei  chiaro  e  fereno  , 
Albergo  del  mio  cor  altro ,     eletto , 
Vedete  fen\auot  qual porto  il  feno 
Hurnido  fempre ,  e  rugiada/o  il  petto  ; 
Qual  fen\a  mi ,  di  dogi  a ,  e  ^  amor  pieno 
Sojpiro  ogni  bora  ;  e  perche  il  più  perfetto  , 
E  bel  del  corpo  mio  con  uoi  ft  uiué , 
Qh*io  fon  ombra  di  quel  ^  che  parla ,  e  fcrtue 


O  mhra  fin  di  colui che  mai  non  parte 
\  Datbel  feren  del  uofro  uago  uifo  y 
Di  colui  (  lajfo  )  che  con  uoi  comparte 
La  Jperan^a //  timore ,  //  pianto ,  e'I  rifi  ; 
Di  colui ,  che  non  ha  fi  cara  parte , 
che  non  fia  uoftrn  ,  e  che  da  uoi  diuifo 
'Egli  è  pur  uer ,  de  l* empio  amore  in  ira 
Scn^'t  iJj:no  uital  fi  moue  ,  a  ^"<*  • 


A  /;/  di/}>it>t aio  amor  \  come  confenti , 
Ch*io  meni  uita  fi  penofa  ,  e  ria , 
Solcando  un*ampio  mar  d^ajpri  tormenti 
Per  cofi  lunga ,  e  perigliofa  uia  ì 
Deh  perche  fiato  di  benigni  uenti 
No»  fofpinge  la  fianca  naue  mia 
Si ,  che  dopo  un  camin  fi  lungo  e  torto 
Vojfa  chiuder  la  Vela  in  queto  porto  ? 


Q^V  A  K  T  O.  ir 

l  a  fcorgami  deftin  emf^io ,  e  rapace 
Dou€  l*Or/a  del  Cielo  ti  mondo  agghiaccia  ^ 

doue  Vebo  con  la  calda  face 
Arde  del  bel  terren  la  uaga  faccia  ; 
Che^l  nodo  fi  rifhetto  ,  e  fi  tenace 
CÌ7e*l  uoftro  col  mio  cor  Siringe ,  alldccta. 
No»  fia  mai  chi  rallenti ,  ò  chi  dtfcioglta  , 
Mentre  haura  uerde  alloro  €  ram ,  e  fogliai. 


^  ojlro  fui ,  uoflro  fono  y  e  faro  uofìro 
IBm  che  uedro  quejl*aere ,  e  <juefto  Cielo  i 
\ Ut  prima  Jaran  le  Perle ,  e  L'Oflro  ; 
j     Negre  ,  ^  ardenti  fan  le  neui ,  elgielo^^ 
Che*l  tempo  fpengamat  quefi*ardorn'ofifiù! 
Ver  cangiar  cima  ,  o  uanar  dt  pelo  , 
An'^  frefierà  fempre  il  mto  bel  foco  , 
Quanto,  of^dro  pi h  cangiando  etate ,  e  loca^. 


orto  de  miei  dèflr  ^  qualhor  d* intorno 
Vola  il  mio  bel  pen fiero  a  i  uojìrt  lumi  : 
Poi  che  p^r  far  con  uoi  dolce  foggiamo  wu!  J 
\arca  tante  montagne  y  e  tanti  fiumi  f  vii 
Accoglietelo  beta  ,  c  con  adorno         \  \  \.'7 
Affetto  dt  pteta  :  onde  r allumi  -  ìA 

La  fiamma  del  defio  dolce  ,  e  gen  tile  ;  } 
Tal  y  <he'l  uoftro  fi  mofiri  almio  fimile\  .\ 


tt  LIBRO 

A  c  cogli  et  el  pi  et  0  fa  ;  e*n  me'Xp  a  quella 
De  Palma  uojlra  albergo  alto  ,  e  lucente  | 
Ne/  faggio  più  [curano  ,  e  nel  più  hello ,  ^ 
Doue  Joggiorna  ogn'hcr  la  uoftra  mente  , 
Kiponete  l*affi  '^tto  ;  e  come  augello 
Gradito  a  cajìa  uergine ,  fouente , 
Togliendogli  ogni  cibo  amaro ,  egraue  ; 
^afcetel  d*un  f  tacer  dolce  ^  e  /oaue . 


Qjtefto  faguidetdon  gentile ,  e  degno 
De  la  mta  pura ,  tnwolahtl  fede  : 
haqual  non  tinje  mai  macchia ,  ne  fegno  , 
Ne  mondano  accidente  opprime ,  ò  fiede  ; 
Mtf ,  come  horrido  monte  a  Pira  ,  e  fdegno 
Ifogni  empito  del  C/e/  tien  fermo  il  piede  ; 
che  dopo  morte  ancora  in  fepoltura , 
Ojferuata  ut  fa  candida ,  e  pura  • 


ÌAa  foUe  IO  fpargo  le  mie  uoci  al  uento , 

E  non  rr^ accorgo  (  ahi  àif^ietata  ,  ahi  fera  ) 
Chaigia  chiufigli  orecchi  al  mio  lamento  ; 
Et  uat  con  Vaìtre  sìelle  in  lieta  fchiera  ; 
\apur  felice ,  cheHtuo  puro  argento 
No«  copra  nebbia  mai  torbida ,  o  nera  ; 
ch'io  tlaro  in  qupflo  loco  hermo  ^  ofcurs 
h  piagner  il  mio  fato  accerbo ,  e  duro . 


Q  V  A  a  T  O. 

C  adea  dagli  occhi  belli  altra  mifura , 
che  con  la  luce  lor  /eretta  ,  e  uiua 
Kendon  tranquillo  ti  mar  ,  uerde  ogni  riua 
Acqua  di  doglia  criflallina ,  e  pura  . 

C  ajltta  ,  che  di  lor  fidata  cura 

Tiene  ad  ogn*hor ,  come  di  gioia  prtua , 
A  lagrime  fi  belle  il  grembo  aprtua 
Ver  porle  ne  tefori  di  natura  . 

H  cneflà  ,  leggiadria ,  uirtù  ,  honore 
Viangean  con  loro  in  ft  dolce  concento , 
Che*l  Sol  d'inuidia  ,  e  di  pietà  fi  tinfe  : 

E  fe  non  che  prudenza  ilduol  refirinfe  ; 
E  Tiagno  l  dolce  pianto  in  me\o  il  core  , 
Viangea  il  fuo  danno  infiem e  ogni  elemento. 


G  tacon  le  chiaui  d'or  le  porte  apria 
Giano  del  Cielo  ,  e  con  le  treccie  bionde 
Qtial  di  fior  coronata  ,  e  qual  di  fronde , 
Vhore  dmanT^i  al  Sol prendcan  la  uia  : 

H  ejpero  [corto  a  la  gran  mandra  hauia 
La  fua  sleUata greggia  ,  e  fuor  de  laonde 
Utraua  ilnouo  dì  foura  le  /pende 
Il  Gange  con  fua  lieta  comparrnia  ; 

A  Uhor  che  ti  fonno  ,  che'n  fi  dolce  gioia, 
Tenea  l'anima  mia  ,  /piegando  l'ali 
A  Vhumi d'antro  fuo  fece  ritorno . 

S  parue  (eco  ti  mio  bene  ,  onde  tal  noia 
Mi  piagl  ri  cor  di  colpo  afpro  e  mortale , 
C  hauro  matfempre  in  odio ,  e  luce ,  e  giorno. 


t4  ^    1    B    R  O 

neldT  natale  de 

L'IMPERADOR  CARLO  V. 

APRA  mai  fempre  la  purpurea  aurora 
De  la  ricca  fenefira  d*Oriente 
Qtteftcy giorno  più  chiaro ,  e  più  lucente 
Ty^ogn'ahro  ,  dì  che  il  Ciel pinge  ,  e  colora  : 
E  fìa  mai  fempre  fortunata  ogn^hora  , 
che  l'accompagna ,  e  fefìofa ,  e  ridente 
Vorti  face  a  le  fiere  ,^ala  gente , 
Ad  ogni  co  fa  ,  che  qua  giù  dimora . 
C  he  in  quefio  lieto  di  felice  nacque 
Sotto  jl  fauor  de  le  più  deflre  fielle 
Vmuitifìimo ,  e  facro  Carlo  huguflo  : 
A  cui  s*inchineran  la  terra  ,  e  tacque 
Dal  freddo  Scita,  a  VEthiope  aduflo  , 
Sotto  a  cui  fioriran  le  cofe  belle . 

S  ignor  s*a  quella  uoflra  illuflre ,  e  rara 
\irtù ,  che  come  fol  luce ,  e  rifplende , 
Tortuna  inuidiofa  non  contende , 
Troppo  più  del  douere  empia ,     auara  : 

V  Pggio  la  uoflra  peregrina ,  e  chiara 
Vama  ,  uolar  ouunque  s*ode ,  e*ntende 
Humana  uoce ,  ouunque  il  dì  s^eflende  , 
E  le  tenebre  noflre  apre  ,  e  rifchtara  : 

V  cggfo  la  uoflra  uenerabtl  chioma 

Dt  quel  Kegno  maggiore  adorna ,  e  bella  , 
Chonoran  gli  alti  ìmper adori ,  e  i  Kegi  : 
T  al  che  più  che  gì  amai  fuperba  Koma 
Tornata  a  i  primi  honort ,  a  i  primi  pregi , 
Coderà  ancor  la  fua  benigna  Stella* 

A  LA 


Q  V  A  R  T  O*  1  y 


A  LA  SIGNORA  HERSILIA. 

OD'inttera  Jionejìh  tempio  honorato , 
Cortefe  alma  gentile  ;  a  ìa  l  ui  gloria 
Vene  una  colta  ,  una  uiuace  Jyijìoria 
Ogn  ingegno  /aerar  chiaro  ,  e  pregiato  : 
1   Icutnome  fouran cantra  Strato 

Tempo  y  contra  la  morte  haurk  uittoria  ; 
D/  cui  perpetuo  ogn*hora  andrà  numoria 
Dal  caldo  ardente  Volo ,  a  lagghiacciat  )  : 
S*  to  poteJÌ*ina!ì>iarmi  al  {acro  Monte, 
Oue  Eternità  tiene  i.lgouerno  , 
E  mi  poggi ajle  Pellegrina  ,  e  fila  , 
F  arei  cofe  di  uoi  cantando  conte  , 

Ci)  ouunqu* manzi  al  Sol  l'aurora  uola , 
Ogni  loda  d*altrui  s*baurehhe  a  fiherno . 

A    T  I  T  I  A  N  O. 

BE  N  potrete  con  Vomhre  ,e  coi  colori 
Dotto  Vittor  rafimigltar  al  uero 
Quella  beltà  ,  ch'ogn'ijor  col  mio  pen fiero 
Via  ptu  bella  ping*to  fra  l'herbe  ,  e  i  fiori  : 
M  a  quelle gratte  ,  che  t  più  freddi  cori 
Rijcaldano ,  onde  amor  ricco  ,  altero 
Stende  le  braccia  del  fuo  dolce  impero  ; 
Opra  non  è  di  chiari  alti  Pittori . 
S  e  potefte  ritrar  quel  rifo  adorno  ; 

Q«e/  girar  de  begli  occhi  honejìi ,  e  fanti , 
Ch*ogni  rara  beltà  fan  parer  uile  : 
Q  on  pace  fta  d'ogni  Pittor  gentile  , 

E  Jlatue  ,  e  tempi  al  uoflro  nome  intorno 
Erger ian  lieti  t  più  cor tefi  amanti . 

B 


t6  L    I    B    R  O 

t  e  chiome  d*or ,  che  tante  uolte  han  date 
Mille pahte  in  un  di  ;  mUle  Trofei 
hl\ati  al  Dio ,  che  de  miei  lunghi  homei 
(        )  moflra  c^haner  poca  ptetate  5 

H  ai*€ua  amor  dt  propria  man  /piegate  i 
A Itter  de  la  uaghe'^a  di  ccftei , 
E  mirando  tMor  ne  gh occhi  bei 
Sojptraua ,  e piangea  tanta  beliate  , 

E  mura  (  dicea  feco  )  ogni  mio  horiore  , 
Mentre \ngelo  fibeluiura  fra  noi  ; 
Et  io  faro  dt  ^rido  alto  ,  e  gentile  : 

S  pento  che  fe  d*ogni  helleT^a  il  fiore , 
Kimarra  quejìo  m  ndo  o/curo  ,  e  utle  ; 
ondato  uogUo  mortr  negUocchi  fuoi . 

AL  DVCA  DI  VRBINO. 

HO  R  di  uojlra  uh  tute  oggetto  degno 
\*apparccchia  fortuna  empia ,  e  molejla , 
che  con  ofcura  ,  c3r  horrida  tempefta 
inondar  tenta  ogni  Latino  ?^egno  : 
H  or  uarchera  la  fama  uoflra  ti  fegno 
Dt  quegli  antichi  ,  che  scornar  la  tefta 
Vi  più  corone ,  e  n* andrà  beta  ,  e  prefla 
Oue  di  tanto  al\arfi  ogn"" altro  è  indegno  : 
P  oco  al  uojìro  ualor  era  le  Jpalle 

Hor  far  uolger  al  branco  ,  hor  a  l*ìbero 
Col  fenno  ,  e  con  la  mano  ardita  ,  e  forte  ; 
S  e  non  uapriua  a  maggior  gloria  ti  calle  , 
Onde  uincefte  la  feconda  morte , 
1/  popol  dì  Afa ,  e  l'Oriente  altero  • 


Q^V  A      T  O . 


AL    M  E  D  E  S  i  M  O, 

LARGO  c4mt>o  di  gloria ,  oue  potrete 
Vagar  co*  piedi  de  la  wrtà  mftra 
Inuittijìmo  Duce ,  a  mi  dtmoftra 
Vauaro  tempo ,  ch*ogni  cofa  miete  . 
K  uoi  conuienfi  le  fue  Sìrade  liete 
Calcar  co  piedi  ,  o  felice  età  nófira  ; 
che  con  Cantica  fildi  pan  gioftra  , 
Ver  uoi  ;  eh* albata  a  tant^honor  Vhauete . 

3  ia  d*  Africa ,  e  di  Francia  ti  Tebro  altero 
Carchi  di  ?alme  ;  dt  Corone ,  e  d^Auro 
Trionfar  Cefar  uide ,  e  l'Africano  : 

or  uedran  l'onde  d* Adria ,  e*l  bel  Metauro 
VApa  ttmta  da  uot  dar  ut  la  mano  : 
E  fottoporji  al  gran  Veneto  impero . 
A  LA  REGINA  DI  FRANCIA. 

OD  E  le  riue  d*Arno  altiero  honore, 
A  cui  ferbar  foleano  i  fiori ,  e  Pherbe 
Onde  ne  uanno  ognhor  ricche  e  fuperbe , 
Hor  del  gran  Siegno  Franco  almo  Jplendore  , 
V  Ita  Regina ,  del  cui  gran  ualore 
Ben  degno  fia  ,  che  la  memoria  ferbe  , 
Mentre  haura  cure  amor  dolci,  et  acerbe 
VEternità  nel  fuo  tempio  maggiore  • 
0  non  ofo  dt  por  la  bocca  in  Cielo  ; 
.  E  cantar  roco  Corno  i  pregi  uofiri , 
Del  cigno  più  gentil  foggetto  folo  : 

4  apur  {  qual  to  mi  fia  )  conuten ,  d  e  moftri  , 
Queft*ardente  dtfio  ,  che  dentro  celo 
Spiegando  i  debil  nanni  a  fi  gran  uolo . 


1 8     .      L    I    B    R  O 


AL  SIGNOR  LVIGIALAM  AW^  I . 


V 


O  I ,  :  che  cercate  i  campi ,  ampi  ^  aperti 
L«/^/ ,  pieni  di  fiori ,  e  di  frutti 
De  la  Vilojojìa  ,  che  già  per  tutti 
Spatiate  per  /enti er  /ecuri ,  e  certi  : 
D  itemi ,  come  per  li  calli  me  erti 
Di  queflt  irati ,  e  tempeftofì  flutti 
Leghi  il  miopicciol  legno  a  i  lidi  afciutti , 
A/  Dio  del  mar  i  panni  humidi  offerti  : 
C    io  non  fon  Thifi,  e  già  debile ,  e  fi' ale  , 
Kotta  la  uela  ,  e  i  remi ,  è  la  mia  barca  : 
E  rhorrida  tempefta  ogn^hor  l*a/faie  . 
S  e  non  d*ogni  mio  ben  grano  fa ,  e  care  a  , 
Sommergerà  ne  laonde  il  mio  mortale  , 
Dal  mare  aperta  ,  e  de  le  merci  fcarca  . 
AL    SIGNOR  SPERONE. 
S  P  E  R  o  N  del  mio  ingegno  unico  Duce  , 
che  da  la  sìrada più  fallace  ,  e  torta 
Lo  Tiin?auete ,  e  la  mia  penna  fcorta 
A  quel  fentier ,  che  Vhuomo  al  del  conduce  ; 
on  fen^a  uoi ,  qttal  cieco  è  fen'^a  luce  , 
Ch^andar  non  fa  fen\a  la  fida  [corta  :. 
E  fe  pur  mone  il  pajfo,  ti  pie  lo  porta 
In  uno  Ahiffo ,  oue  mai  fol  non  luce  ; 
qual  querul*  Augel  fen\a  compagna 
Lungi  dal  Nido ,  e  dagli  amati  figli , 
eh* a  tutte  l*hore  fi  lamenta  ,  e  lagna  : 
onfolatemi  uoi  con  quei  configli , 
che  dar  altrui  folete  ,  onde  non  piagna 
E  notte ,  e  giorno  i  mieigrauofi  es-figli^ 


O; 


Q.  V  A  R  T  O.  if 


A    LM  T  A  L  I  A . 

Oli    A  L  gran  Re  de  TranM  in  ogni  nud  * 
De  tuoi  fiumi  Kegali  Ualia  bella 
\n  ricco  Aitar*  yu"  più  d'una  faceìla 
hl\ila  fiamma  fua  tremula ,  e  uiua  : 

0  gni  tuo  chiara ,  e  dotta  penna  fcriua  ; 
Canti  ogni  pura ,  e  cafia  Verginella 
Del  tuo  Ltheraior  la  gloria  :  ond*ella 

A  par  del  Cielo  ,  e  de  le  Tìelle  uiua  : 

1  L  giogo  porta  al  gran  tempio  a  lui  facto , 
CheH  colio  t*ì)a  fi  duramente  offefo  i 

E  quello  a  pie  de  la  fua  Tiatua  appendi  : 
G  ridando  ;  o  magno  Herrico  ,  io  ti  confacro  , 
De  la  mia  feruitute  ilgrauepefo  , 
Lieta ,  e  felice  :  e  tu  benigno  il  prendi . 
A    L  A   ,M  E  D  E  S  I  M  A. 

ALZA  Italia  dolente  homai  la  fronte 
Qal  uafio  gorgo  de  le  tue  ruine , 
Et  ornati  di  nouo  il  biondo  crine 
Di  perle  ,  e  d* oro ,  e  le  bellel^e  conte . 
E  rgi  fui  dorfo  d^ogni  tuo  btl  monte 
Vn  tempio  grande  yche  col  del  confina 
A  cui  non  poffa  dare  il  tempo  fine  , 
Mentre  haurk  notte ,  e  dì  queft*ori\onte  : 
O  ue  VEternitate  intagli ,  e  Stampi 
Del  tuo  liberatore  il  nome  altiero  , 
E  tutte  le  fue  glorie  ad  una  ad  una 
S  I ,  che  l*tra  e*l  furor  del  tempo  [campi 
Il  magnanimo  Herrico  ;  e  la  fortuna 
Sopra  ti  fuo  chiaro  honor  non  habbia  ìmpeti  . 

B  iìj 


3^         L        ET  k  o 
NE  LE  NOZZE  DEL  DVCA 
HORATIO  FARNESE. 

SPIRAVANO  le  faci  aurate ,  e  bionde 
ìntoirmodor  ^  Arabo  ,  e  Sa  beo  ^ 
E  chiamando  le  \ergim  Himeneo  ; 
Kijpondean  Himeneo  di  Sena  l'onde  5 
uando  le  Parche  a  cjUeJli  dot  feconde , 
che  già  cantar  di  Theti  ]  e  di  Peleo  ;  ^• 
incominciar  ,  hoY  ch^ogni  ajpetto  reo 
Vi  maligno  Vfaneta  fi  nafconde , 
C  cncordta  ,  e  Caftita  Tiringete  il  laccio , 

Ch*aggimgè  quefìa  coppia  alta ,  e  fouranà  :  ^ 
Si ,  che  pérpetm  amor  wua  fra  loro  • 
R.  ife  Groue  nel  Cielo ,  e  Tiefo  il  braccio 
Sparfe  con  larga  mano  fi  ftto  teforo  : 
Er  Uoratio  fono  l'aere  ,  e  Diana . 
NE   LA  MOEITE   DEL  D  VCA  ' 
HORATIOFARNESE 

ODI  patria ,  e  di  nome  a  Im ,  che'l  morfo  . , 
Pofe  a  Tofchi  fimile ,  ahi  dì  a  gran  tort^ 
Il  primo  honor  Komam  e  teco  mort&i      "  '  ' 
E  mi  perdoni  la  Colonna ,  e  ?Orfo^  '  *  *  *  "'^^ 
A  hi  come  foflo  a  le  tueglorie'tl  corfo , 
che  per  gran  meraviglia  in  tempo  Còrhf 
frangia  gite  da  VOccafo ,  a  l'Orto     ' ;  '"^'l 
TroHcàt'ha  de  le  Parche  il  duro  morjh  • 
S  penfediKomail  tuoualor  ladoglia  ' 
yiuace ,  e  falda  ancor ,  de  morti  figli , 
che  tante  opere  fer  chiare ,  e  leggiadre  : 
H  or  de  la  n^rte  tua  l'hanno  gli  artigli 
Si  lacerato  il  cor ,  non  pur  la  Jpoglia , 
che  ne  morra  la  fconjolata  madre . 


<ì  V  A  R.  T  O.  5> 


PÈH    LO  MEDESIMO. 

aV  A  N  D  o  Tìnuido  fato  al\o  la  mano 
^go  di  por  tanto  ualor  [otterrà , 
forfè  per  non  ueder  di  nouo  in  terra 
Vn  Pirro ,  un  Aleffandro ,  un  Africano  ; 
T  renio  non  fol  d* Italia  ti  monte ,  eH  piano , 
Uà  y  quanto  l*Aufrro ,  e  VOrfa  fredda  fernt  ; 
E  teme'l  mondo  dt  perpetua  guerra , 
C/pe  (igran  fegni  il  Ctelnon  moftra  in  uano . 
A  hi  di  morte  predace  acerbo  Tirale , 

Il  grande  Horattohai  Jpento ,  e  Jpento  fec9 
Del  Biomano  Jplendor  la  fiamma  ardente  : 
P  iangalo  pur  ogni  Latino ,  e  Greco , 

che  non  fPa  fi  gran  danno  il  duolo  eguale , 
Verche  lo  pianga  ogn*hor  POrto ,  e*l  Ponente . 
PER    LO  MEDESIMO. 

PERCHE  moftrar  tanto  ualore  al  mondo  i 
fi  raro  ben  farlo  beato  , 
Inuido ,  auaro ,  ineforabil  Fato , 
Ter  r  iter  loti  pofcia  il  dì  fecondo  ? 
N  on  miete  lì grano  dal  campo  feconda  4 
1/  Vtllanel  nan\i  del  tempo  ufato  : 
Ne  de  fuoi  Pomi  a  Varbufcel grauato 
Toglie  j  quaìid*anch*è  acerbo  ti  caro  pondo  • 
E  tu  crudel  nel ptu  bel  fiore  bai  colto 
Il  frutto  di  molt*anni ,  epofio  m  terra 
Valto  foflegno  del  nome  l  atino  : 
P  ortaB^oma  dolente  bumido  ti  uolto^ 
Negletto  ti  crine  ;  il  capo  ba/Jò ,  e  chino  , 
Tot  che  tanti  tuoi  fregt  un*\rna  ferra . 

fi  iiij 


n  I'   .  I      3      R      o  r 


P  ,E  R    L^O::  M  f.  p  E  S  I  M  o  . 

P/W  bel  di  cjiuel  d'  AuguJìo  ,  e  iftìadri^m  ^ 
Sul  darfo  deltua  mbd  Va.tìcam  ; 
O  i/e/  «oo«/e  Auet}tino  y  0  del  Tarfeo  ; 
O  «e  ycii/to  fimoflri  ilcaforeo,  . 
:  PÀ  HM^ft<^  inuhto  CiiuaRUr  B^omano., 
che  col  fenno  y,col  core  ,  e  con  la  mano 
JT  ant^qjire  iHuJItì  ^  e  glorio  fé  feo  ; 
C  0»  una. inferi ttton  ,  bxei^e.carme 
Dica:  quefi'Vrna  il  grande  Morati  Q  ferr4  . 
Per  /^t  ctiiglorta  il  mondo  i  picml  uafi  •   ,  ^ 
M  or t* acerba  il  rapio,  perche  la  terra 
Superba  non  hauejjeil  Dio  de  Tarme , 
Onde  ne  foffè  il  Ciel  priao  rimafo . 
AL,   D  1  O    D  Et  SONNO. 
^^fi!^br^  >  che  gì  dm  ai  non  uide  il  Sole 
QualVììor  a  mc'^o  fl  Ciel  mira  ogni  cofa  , 
/  folti  rap^i^'un^Mirteto  ftfcojà , 
Col  letto  piett  di  calp^ ,  e  dt  uiole  ; 
D  ou^ungatrulo  Dio  flUgna, ,  ^  duole  -  , 
Con  ronda  clitara ,  che  non  tiene  afcofa 
VAr^na  pi^ii  i  eh* una  purpurea  Kofa 
Lucida  yetr<i.^,  e  trajparente  fuole , 
V  n  pouero  ?<£kf}or ,  cìf^altro  non  haue , 
Il  facrao  hello  Dw  deda  quiete  i 
Dolce  ripofo  Àe  V in f ernie  menti  : 
S   e  col  tuo  fonno  ,  e  tranquillo  ,  e  foaut 
Gli  chiuderai  queft'occhi  egri^  e  dolenti , 
che  non  ueggQn  nì^^}  cofe  allegrer  ò  liete . 


a  V  A  R  t  o.        j  j 


AL  SIGNOR  LELIO  CAPILVPd. 

CRESCE  Lelia  ad  ogn%or  Virale  l*orgoglio^ 
Di  queflo  tempefiofo ,  e  fiero  Uerno 
Del  Ynto  deflmo  ;  e  ùento  humido  eterno 
La[]o  mi  fp^^g^  ^  forila  ,  o  u^ir  non  uogUo  V 
L  *oncla.  s^inal\a  al  Ciel  del  mìo  cordoglio  ;  •/ 
che  conjl^lio  ■>  e  ragion  fi  prende  a  fcherm^ 
E  chi  del  legno  mto  fede  alg»uerno  ^ 
Teme  d^ttrìar  in  qualche  duro  foglio  :  ' 
fra  tutti  gli  amici  a  me  il  più  caro  ;        •  O 
E  con  pace  d*ogn*altro  il  pm  fedele , 
Sempre  un-tjhffo  in  ogni  mia  fortuna  , 
P .  o«  la  mano  al  Timon  ;  ch*aròort ,  e  uele  '1 
Già  fprel^a  la  tempefta  horrida  ,  e  brnna  ,^ 
Ne  contea  lei  trou'io.jcbèrmo  ^  o  riparo .  / 
PER  LO  PRIOR  DI  CAPVA. 

Mknda  ?adredel  Ciel ptetofo  in  terra'  O 
0/  mono  un  Efculapto  ,  un  Macàonk    «  ' 
Per  dar  uita  ,  e  falute  algran  Leone , 
In  cui  tanto  ualor  fi  chiude  ,  e  ferra . 
N  on  uoler  por  Signor  con  lui  fott erra         -  :  ^1 
La  ùiua  Jpeme  di  tante  perfine  :  ^ 
Odi ,  che  te  ne  prega  krno ,  e  Mugnone , 
E  con  le  palme  aggiunte  a  te  s* atterra 
G  h^udremo  poi  cantar  lieti ,  e  denoti 
Con  utrginelle  noci  i  fanciuHetti  ; 
La  gloria  del  tuo  nome  alta  ,  imvtenfa» 
E  più  d^ un  lume  ,  e  d*una  face  accenfa        '  O 
Xeirem  per  hcmr  tuo  ne  tempi  eletti , 
appendcr\in  alto  i  pmì  noti . 

a  IP 


NE    L.  A    M  O  R  T  E    D  E  L 
P  R  IO  R  DI    C  A  P  V  A  . 

TKoppo  per  tempa  omor te  mpia ^4  predace 
Hat  attentato  A  tuo  funereo  Tir  ale  ; 
Per  piagar  con  un  colpo  ajpro  ,  e  mortale 
HdValme ,  che  per  lui  fperauan  face . 
V  ccidejli  il  Leon  forte  ,  e  pugnace  : 
Per  far  a  tutta  ìtalia  un  dannò  tale  • 
Ne  fo  fé  un  altro  di  uirtute  uguale 
ì^^haueraH  mondo  mi  fero  ,  e  fallace , 
uel ,  cV?4  domato  le  rahbiofe  Strti , 
E  del  fuperbo  mar  gli  horridt  moftri: 
E  fra  Scilla ,  e  Cariddi  ito  è  fecuro , 
T  u  morte  hat  morto  ?  ahi  fatto  acerbo duro- 
Quando  mai  fia  fra  tanti  chiari  Jptrti 
\n ,  che  rrfiorar  poffà  i  danm  nojlrt  f 

O  più  prefla  a  predare ,  e  più  leggera 
C/ò  c^ha*l  mondo  di  buono  e  di  gentile, 
che  non  è  Ttgre  manfueta  fera  ;  - 
Ne7  pìurapace  Sugel  Colomba  humile , 

M  or  te  crudel ,  morte  importuna  ,  e  fera  ; 
Ha  tndegn*era  d*huom  tanto  il  mondo  ttile 
fero  iha  Dio  chiamato  a  l*a!ta  Jptra^ 
Per  farne  un  (egno  a  quel  Leon  fìmile  . 

O  H^hora  alberga  il  Sol  ,  perche  fi  fplerda 
'La  fiamma  del  fuohomr  ,  cjuafi  una  TlelU 
La  sù ,  come  qui  l'opre  alte,  et  ìUuJìri  ; 

O  nde  ti  fuo  efempto  di  uirtute  accenda 
Ogni  leggiadro  fp^rto  ,  cgn*alma  bella  , 
Mentr* Laura  lieto  Apnl  Calta  y^ttgufiti. 


Q  V  A  R  T  O.  M 


A    LA  FENICE. 

n 

VIVACE  ^ugel ,  che  ne  P Arabia  nafii 
Oltr^ogni  di  natura  ordine  ,  e  side  j 
E  d:  purpuree  piume  ,  e  d*un  monde 
Del  più  fin*Oro  d  collo  adorni ,  e  fafci; 
C  he  fol  d* Ambrofia  ti  nudrtfci  ,  e  pafci  ^ 
QuafI  com*h7tbbi  ogn*human  cibo  a  uile  ; 
E  pm  d*ogni  altro  uago ,  e  più  gentHe 
Dopo  la  fefta  età  muort  ,  e  rniafci  : 
E  fui  tuo  nido  j  che  d'intorno  (pira, 
Tutti  i  fodui ,  e  pretto/i  odori  , 
Le  proprie  ejjequie  col  tuo  canto  fai  : 
T  H  fra  gli  Augelli  fol ,  cjuel  Sol  che  a/pira 
Con  la  tua  \njegna  a  fempiterm  honort  ; 
Compagno  eterno  ne  la  gloria  haurai . 
A  MESSER  BASILIO  ZaNCO. 

DOTTO  Cult  or  de  l*tì€liconio  monte 
Tanto  ad  Apollo       ale  Mufe  caro  ; 
Quanto  quel ,  che  con  carme  eccelfo ,  e  chiaro 
Ct  feo  di  Troia  le  gran  fiamme  conte  : 
M  entre  folmgo  mille  oltraggi  ^  ente 
fai  a  la  morte  ,  al  tempo  inutdo  auaro  ; 
E  col  tuo  canto  ,  e  flil  canuto ,  e  raro 
Al  pregio  d*ogni  honor  poggi ,  e  fvrmontc  ; 
I   0  per  irato  pelago  ,  ^  ofcuro 

Ot  r^a  fortuna^  in  dtfarmato  legno  f 
Errando  uo  ,  per  ritrouare  il  porto  : 
F  ammt  ^afilio  tu  ,  del  lido  accorto  ;  .  O 

Col  uiuo  lume  tuo  mojìrami  il  legno  ; 
$i  ^  xhe  ueggia  0H*€ntrar pojfa  Jecuro  ^  . 


i6  LIBRO 


PER.  RAFAEL  D*V-l?.BINp. 

OD.i  nomé:t^ifigegnff ,  €]dt  natura 
Vero  angelo  del  Otl ,  cut  fra  i  migliori 
Spirti ,  che  col  pemllo ,  e  coi  colori 
Ver  dolce  un  tempo  oltraggio  a  la  natura  , 
L  ^eternità ,  cJje  del  tuo  nome  ha  cura 
Ha  dato^jl primo  loco  ^  onde  t^honori , 
E  ferdunimmt  pur  tutti  i  Pittori , 
Sour*ognii4m  di  lor  lei  a  futura  : 
I  0  ti  uorrei  faerar  ^.corne  a  d'uino  , 
Qiijifi  lampa  ,  ci rardejjè  eternamente  > 
Qualchedume  d'ingegno  ,  e  di  parole  . 
M  a  il  raggio  del  tu'hdnore  è  fi  lucente , 
Chel  coprirebbe ,  come  copre  il  Sole , 
Quand*èffu  lieto ,  e  chiaro  ,  un  limicing» 


ALLA  SERENIS^^ 

SIMA  MADAMA 
MARC  H  E  R  I  T  A 
DI  V  A  L  LOIS. 


M  I  R  A  C  O  L  del  mondo 

unico  ,  e  raro , 
Donna  B<eal,  di  tanti  pregi 

adorna , 
Di  quiUtti  fior  la  terra' aU  '\ 

Ihor ,  che  torna 
Vanno  fin  bello.,  e  fin  fio* 
rtto  ,  e  caro  : 

I  ISol  de  la  cui  gloria  è  già  fi  chiaro  ,  ; 
che  tutti  i  poggi ,  e  le  campagne  adorna , 
Ouunque  Cinthia  mojlra  ambe  le  corna  , 
No»  pur  le  fponde  di  Garona  ,  o  Varo  , 

H  anef^io  almen  color  di  perle  ,  e  dtojlro  ; 
E  parìo  marmo  col pennel  d'Apelle , 
Ond* ombreggiar  potejìi  il  nome  uofiro  ; 

C  h*al  par  del  Giel  uiuendo  ^  e  de  le  Tìelle 
Margherita  ad  ogn*hor  farebbe  moftra 
Vèr  folo  efsmfio  de  h  €ofi  belle , 


j  8  :        L    I    B    R  O: 
I  /  Sol  del  uoftro  honor  Donna  ,  c  (l  ardente  , 

E  Jpande  tanti  raggi  intorno  intorno  ; 

che  fen^  V altro  Sol ,  farebbe  un  giorno 

Vitt  di  quefto  fereno  ,  ef  iu  lucente  ; 
T  al  che  la  luce  a  V occhio  non  confente , 

Che^n  lei  s'affijìi  :  egli  fa  oltraggios  e  fcorno; 

Vero  l^abLtjjò  ,  e  dt  ttergogna  adorno 

Inuece  delauijìaoprolamente  , 
E  fol  col  mio  penfier  netto ,  e  purgato 

Z>*ogm  cura  mortai ,  miro  ,  e  t*i^gheggio 

ha  uojlra  gloria ,  che  per  tutto  [plende  : 
O  tte  tante  helle'^e  ammiro^  t  seggio  , 

Quant*ha  facelle  nccefe  ti  Ctel  iellato  , 

Ma  l^intelletto  a  fena  le  comprende  • 


O  perla  orientai  bianca ,  e  rotonda , 

E  d*altro  ornata  ,  che  di  gemme  ,  e  d*oro  ; 
Qhe^poi  far  parer  uil ,  quanto  te  foro 
\l  gran  padre  Ocean  nel  feno  afionda: 

L  a  CHI  alma  gentil  fempre  feconda 
Germoglia  uarij  fior ,  che'l  erme  loro 
Spiegando  uerfi>  il  Ctel  lieto  ,  e  decoro 
Van  che  d'ogni  wrtù  la  terra  abonda . 

D  onna  Red/ ,  de  le  cut  glorie  adorno 
Kijplende  ti  mondo  prima  ofcuro ,  e  uile , 
Ho r  per  uot  fatto  e  rilucente  ,  e  caro: 

Q  ia  seggio  al  uoftro  honor  allagar  fi  intorno 
Esiaiue  y  etempi\onde  fa  fempre  chiaro 
Dal  òorea^a  l^Anfiro;  e.  d^il  mar  d* Indi a^aj bile* 


f 

Q^V  A  U  T  O.  $$ 

S  fogliate  0  uergineìle ,  ' 
fure  cultrici  de  ia  caJlaOtua» 
K  guifa  d* Api  in  fchtere  liete ,  e  belle  vi 
Ogni  prato  j  ogniriua 

Dé*  fuoi. più  chiari  honori  i  T 
.^nghnlandate  dirofe     di  fiori: 
Al  mormorar  di  quefia  fonte  uiua^  • 
che  garrendo  c*tnutta  . 
Alcamo  ti  nome  al  del  di  Margherih§  -^'^^ 

F  uor  fuor  genti  profane  :  •      v  G 

C/?e  cofi  cafte  lodi  udir  non  lice  •  ^ 

Ad  anime  ,cl?e  fan  fiabre ,  e  uìUani ,  ^' 
Quefta  bella  ?eni  ce  '  '  i  '  '  ■  'i P 

Al  mondo  unica ,  e  fola , 
C/?e      «»  c/e/  cii  gloria  altera  uoU 
Già  fatta  de  la  morte  uincitrice  , 
Nel  foco  ,  oue  fi pafce 
Ve  Vardente  uirtà ,  more ,  e  rinafce  : 

E  conlenoue  piume,  ^  ^ 

che  danno  merautglia  a  la  natura 
bianche ,  purpuree  f  e  d*or  Jparge  di  ftmi 
Grande  fuor  dt  mifura 
Tutto  queflo  hemijpero , 
che  fetiTa  quel  [aria  turhido ,  e  nero  ; 
E  mofira  ,  piena  dipietofa  cura , 
Ad  ogni  nobil  mente  • 
L4   r<^fÌ4  <i*/re  rt/  uerace  Oriente ,  * 

M    /<*  fnet  gloria  grande , 

che  ,  com^  un  fol ,  co/      lucente  raggi9  »  ; 
Per  qùeft^aere  feren  s'allarga ,  f  J}^and(V  ^'  S> 
Ci  nafcatide  il  uiaggio  y  3 
E<  /'orme  <ie/  y«o  ^^a/a  , 


4?  LIBRO 

On^eìla  fola  ,  in  noi  lafaando  il  duolo 
Quafi alato  delCiel  fanio  Meffaggto 
Ne  la  fionte  di  Dio 

Si  Jpecchia ,  e  pafce  ti  fuo  gentil  defio  . 
E ,  mentre  gli  occhi  intenti 

Tien  ne  la  faccia  del  primo  Motore  , 

Tutte  quelle  beate ,  e  liete  genti 

Arde  dt  cafto.  amore  i 

Lequai  chiamano  ti  mondo 

Ktcco  foto  per  lei  ;  per  lei  giocondo  t 

?ofa' adorna  de  rat  •del  fno  jplendore 

Viene  d'mutdia  ti  Cielo 

Lafciando  ,  torna  ,  oue  fa  caldo  egielo  . 
G  igni  canori ,  e  belli , 

che  col  fthue  ,  e  dilettofo  canto 

Lungo  i  correnti ,  e  luudt  rufcelli 

Ogiu  fua  gloria  ,  e  uanto 

A  la  morte  togliete  ; 

Et  inal^^^ndo  da  l'onde  di  Lete 

I  nomi  ilìttftri ,  e  glorio  fi ,  tanto 

GU  follenatein  alto , 

che  non  temon  del  tempo  il  fiero  affaUa» 
A  cofiei  confacrate 

Le  dotte  carte  ,  e  i  ben  uergati  inchtcfirr , 

Cerche  ne  Varco  fuo  Veternitate 

Gli  appenda  ,  e  gh  dtmoflri , 

Quando  ancor  le  fauille 

Spente  faran  del  gran  nome  d^  Achille , 

A  gii  futuri ,  e  gran  Nipoti  uoftrt  : 

"Et  al  fuo  honor  s'inchini 
La  gente  ,  ouunque  hiCL  monda  i  fuoi  confini* 
E  mfe  in  Uelicona 


Q^  V  A  A  T  O,  J  4r 

O  de  ^eternità  forelle  amiche , 

DoHe  PermeJJo  mormorando  (nona  : 

O  ne  le  piagge  apriche , 

Ou*tìipocr€iì€  inonda 

L'alte  radici  de  la  Laurea  fronda ,, 

Vn  ricco  ^  ^  alto  tempio ,  tlqual  nemkht  \ 

Tor^  del  tempo  ira^o-y  •  ^  V 

Ne  ferro  tema  di  maligno  fato  ,  v, 

A  l  nome  di  cojìei , 

Oi^^ Apollo  con  Hoi  canti  ta^hora  * 
Le  lodi  fhe  ,  come  degli  aìtri  Dei  ;  :  -     •  t 
E  ,  dotte  adhora  adhorà:-.       .     .      ^  ^ 
y engkan  calur  e  denoti  ,  .  - 

fi.  cantar  le  fue glorie  i  facerdotf ,  . 
llqual  confperga  la  uermiglia  aurora 
Sempre  che  porta  il  giorno , 
De  ipiu  bei  fior  celefit  entro ,  e  d^intorno . 

A  uoi  fot  fi  conuiene 

Soggetto  tale  ^e^i  npi,  fole  è  degno  ; 

Che  le^menti  quaglia  b^lfe ,  e  terrene  ; 

Non  s* inalzano  al  fegnp , 

Dotf^  ^g^if4»gé  ti.  fyo  m^rto  : 

E  s^hor  3  quafi un  altr'lcaro  j  coperto 

D*i^li  (erate.f  per  lodarla  io.uegno  , 

In  me"^  del  camino  , 

Caggìo ,  come  uedete ,  a  capo ,  chino  • 

C  anT^on  la  troppo  luce  m^Marhaglia  , 
Etant'aU!tlfoggett^:i 
Ch*aggiungfr  mn  m  fMQ  noftro  intelletto  . 


4»  t    I     B    R.  O 

O  Jpeàhio  fin  non  di  criflallo  frale 
M4  di  lucida  gemma  d'Oriente  ; 
Onde  tra/par  de  la  diuina  mente 
La  beUe'^\a  inmftbile ,  immortale  : 

$•  affi/Jar  fi potejfe  occhio  mortale 
Nel  tao  jplendor  nedria  utfibilmente 
"La  Jìrada  ,  donde  ogni  beata  gente 
A  quel  uerace  ben  s*tnal\a ,  e  fate  : 

M  a  quejl^ardente ,  C  è  quello  fi  infermo  , 
che  ne  la  troppo  luce  s*abbarbagha  ; 
h  fa  a  fe  tìejfo  d*una  nube  fihermo  ; 

N  e  potendo  uedere  onde  (l  faglia , 

Se  ne  Sia  un  breue  Jpatio  immoto  ,  e  fermè 
Come  clAl lampo  a  me'^  notte  abbaglia. 


Qjielbel  pren  de  la  djulha  luce ^ 

che  quafluìi  dì  d*ofiura  nebbia^  fciolf 
V>i  ìAAeftam  uefte  egli-o^chi ,  eHjMltoi 
Oue  ogni  don  del  Cie l  ,  Jplende-  e  riluce  ;  - 

T  al  maraHÌgUa  a  la  piia  mente  adduce  , ., 
che  fol  nel  mto^penfier  tutto  raccolto 
NuW altra  cofa  ueggio, ,  e  nulla  afcolto  , 
Mirando  quanto  bene  indi  traluce  : 

P  ofcia  m'inchino ,  come  a  co/a  [anta  ; 
E  dico  fra  me  Tleffo ,  è  quefta  certo 
y n* Angela  di  Dio  fi^a  fra  noi  i  . 

M  a  mentre  dico  ciò  ,  l*aere  coperto 
Dt  uaga  nube  d*or  lieto  u'amanta 
Di  Jplendor  tal,  eh* io  non  m  ueggio^pqi  ^ 


Q^V  A"r  V  O.  4j 

M  entre  queft'omhra  di  beltà  \  che  fuori 
In  mt  Huga  (t  moflra  a  noi  mortali , 
M/ro  Donna  Keal  cogli  occhi  frah  , 
diofcnra  nebbia  ogn*hor  coprè  d*  errori  : 

V  Anima  per  moflrarmi  i  fuoi  ieforty 
Di  Zafiri ,  e  dt  perle  Orientali , 
Ond'amor  cafto  auenta ,  e  dardi ,  e'  Sirali  , 
ÌA^apre  le  porte ,  aceto  eh* io  ptù  u'honori  : 

V*  la  nera  beltà  contemplo miro, 

che  non  può  tempo  alcun  render  tntn  bella,  ! 
Ne  morte  por  col  fuo  furor  [otterrà: 

A  ìll)or  pien  dt  Siupor  tremo  ,  e  [off irò  ; 
E  ferduto  '^l  colore ,  e  la  faùéUa  .  ' 
Mi  chino  humil per  adstàrm  in  terra  ;  ' 


\  eggtotalhorufctrddheiuoflr'occhi 
Vorto  tranquillo ,  e  queto  di  falute  ; 
TantiJJttriti  ardenti  di  mrtuté ,         '  ' 
Quam^è  la  nette  ,  che  in  bel  colle  fiocchìì  ' 

C  hequafiatcier,  che  dà  la  cor  da  fiocchi 
l>e  Inarco  tur uo  fuo  faette  acute  . 
Tale  fihffre  fuggir  lieui ,  e  pennute     '  ' 
Ve  fcuri  auger  ,  jen\a  ch'alcun  ne  tocc^^*"^'}' 

S  gombran  quanto  di  udì  a  uoi  d'intorno  f  *  .''^ 
E  purgano  i  penfier  dt  cht  ut  mira       '  " 
5/ ,  che  ancor  l*aere  ne  dtuien  gentile  : 

I  ndt  di  compagnia  fanno  ritorno , 
Doue  qua/I  Ahgtoletta ,  e  parla  e  fbtra 
Vanimauojhaal  fuc  fattor  Jìmtk  . 


44  ,       I>    I    B    R  O 

E  fce  du  bei  uoJìr*occhi  adhora  ,  adbora 
\n  foco  di  utrtà  chiaro  ,     ardente  ; 
C/je  co»     fiamma,  fna  purga ,  e  diuora 
Ciò  yxhe  di  utle  ,  e  rio  ut  fta preferite  : 

0  nd*io  ,  che  come  il  Sol  fieguéV aurora  , 
Ho  Vegre  luci  a  feguitarui  intente  , 

In  quel  faluhre  ardor  rn'affifo  ogn  hora  ; 
Per  ferenar  la  tenebro  fa  mente . 

1  rìdi  con  Vocchio^prima  infermo ,  e  lofco , 
Sano ,  ^  acuto  fot ,  w/ro  e  contempio 
Cofa  dal  creder  nojiro  affai  lontana  ; 

C  he  l'anima  gentil ,  che  uenne  uofco  , 
B^inchiufa  quafì  in  un  facrato  tempio  , 
Con  Dio  ragiona  y  C  non  con  uocthumanA 


D  a  bei  uoflr* occhi  ,  ond! ogn^hor  cade ,  eptofte 
Qfi.tnc  i  <rr4tM  pii^  dare  ogni  pianeta  : 
/il  cut  ./vi  cenno-  fuhito  s'acqueta 
Viralo  mar  ,  ne  più  s*inal\a^  o  moue  : 

C  on  bellewe  uid'io  fi  rare ,  e  noue  , 
che  d*ognigran  beltà  paffan  la  meta , 
Vfar  ridente  ,  e  con  la  faccia  lieta 
Diuino  amor  ,  che  non  fa  7iar*altroue, 
N  on  hauea  l'arco  m  man  ,  ne  la  faretra 
Dal  fianco  gli  p.endea  ,  che  con  gli  Tirali 
De  uoftri  lumi  fol  l'alme  penetra  ; 

N  ol  poterò  mirar  gli  occhi  mortali  y 
Tal  ch'to  reflai  quafì  infenftb ti  pietra  ; 
Et  ei  per  gir'al  Ciel  dtjpiego  Cai  /  • 


CIV  A  K  t  0.  4^ 

'^1  entrenelefineftre  ,  onderiJj>l€nde 
V anima  tiofira  a  queJlHìUmana  gente  , 

:    Viu  Iticìde  di  gemma  d'Oriente , 

Che  col  gran  fito  fpiendor  la  luce  offende  ; 

M  irò  con  l'ocdjio  ,  cìi'a  nulT altro  intende 
leggio  un'Angela  ufitrfuro ,  e  lucente 
Cinto,  de  raggi  d'una  fiamma  ardente 
Ch*ognun  di  fanto  amor  [calda ,  <^  accende  ; 

\  Iqt^-al  con  armonia  dolce ,  e  dittila , 
Con  nonpiu  udito  fuon  cantando  \,  dice . 
O  uoi ,  ch^  trauagUate  a  V ombra,  e  al  Sole 

S  eguite  hrme  di  quefla  fenice ,  *  ' 

Che ,  qua/I  uaga ,  e  lieta  Pelleo-rirta 
Ognigiorno  s'tnall(a  al  fimmt  sok^ 


A  l\ate gli  occhi  a  tanta  merauigUa 
Spiri  tf ,  in  etti  gentil  de  fio  s'afionde. 
Ch'altro  uedretey  che  due  treccie  bionde 
Schermar  can  una  fronte ,  e  condue  ct^Ua , 

A  quefi'alma,  eh' a  Dio  fi  s'ajìimi<rltat 

;    Come  lo  jpecclm  al  uer  ;  cw  fon  feconde 
Tutte  le  Tielle  ,  che  farla  ,  e  n/fjonde 
Col  fuo  fattore  ;  e  feco  fi  cónfiglta  : 

V  edeteleuirtù-celefit,  euere. 

Che  quafi  Ancelle  ad  honorarla  Hanno  ; 
^de  doni  del  Ctel  tutte  le  fchiere  . 

M  irate  let ,  come  t  beati  fanno 
Veternp-  Sol ,  fe  miete  uedere 
Le  Gioie  y  che  nel  Cielglf  elern  haUrcinno  . 


L    I    B    R  O 

A  ngioletta  nel  fen  di  Dio  nudrita  ; 
Et  A  Itii  cdrapiu  d*ogn' altra  affai , 
che  ne  la  luce  chiufa  de  fmi  rat 
Scendefti  cjhì  dal  del  deftra ,  e  Jp edita  ; 

E  t  hor  ne  la  tua  cella  berma ,  e  romita 
A  ragionar  con  lui  lieta  ti  Tiai  : 
Hor  quaftuaga  Pellegrina  uat 
Ogn^un  chiamando  a  quella  eterna  uita: 

N  ei  tuo  flato  real  turba ,  e  mokfla 
ha  gran  tranquillità  de  la  tua  mente , 
Come  uento  contrario  al  tuo  t^iaggio . 

I  oti  uorrei  feguir ,  ma  noi  con/ente 
Vofcura  de  miei  /enfi  atra  tempefta , 
Ne  del  fuogfan  JpUndor  l* ardente  raggì$ . 


L  oda  mortai  a  uoi  non  ficonuiene 
Donna  gentil  :  che*l  uoftro  fiato  e  tale  , 
che  udendo  Jolcar  con  legno  fiale 
M  lAar  de  uoftri  honori  auele  piene , 

K  ompero  negli  fcoglt  ,  e  ne  Carene 
Spinto  da  uento  infido ,  e  disleale 
La  naue,  carcu  di  merce  reale  , 
che  figrauofo  pefi>  non  fofliene  . 

P  ero  s^to  temo  dt  lajctar  il  porto  i 
E  le  uele  Jpi^g^r  del  mio  defìo  , 
f'acciol ,  come  Nocchifr  faggio  ,  &  accorto 

C  he  da  lungi  uedendo  il  tempo  rio 
Al  lido  lega  col  cun  tpe  attorto 
La  barca  jua,  per  non  pagarne  il  fio  * 


V  A  R  T  O.  4  7 

0  pur  m'inai'^  con  Dedalee  fiume 
Ver  queflo  Ctel  del  uoftro grande  honore  , 
Qual  picciolo  animai ,  che  per  co/i  urne 
Vola  a  la  luce  ,  oue  $* incende ,  e  muore , 
teme ,  che  non  Tlrugga  ,  e  non  a>nfum4 
La  cera  del  dejtre  il  troppo  ardore  ; 
Si  fono  ardenti  i  rat  del  mflrù  lume , 
Ond*io  caggia  nel  mar  dei  pròprio  errore . 
eboli  uannt  certo  a  figran  uolo  : 
Ma  chi  frena  ti  defìo  uago  dt  farfi 
Eterno  in  grembo  de  la  uojlra  gloria  ? 
iraf?i  almen  da  qui  a  mtWannt ,  clrarfì 
Le  penne  ardite ,  per  feguirui  filo  ; 
EfiaM  me  nel  mondo  alta  memoria , 


elice  uoi,  che  co  i  Juo  lumi  ardenti  ^ 
Come  con  due  grandmale  al  Ctel  u*dl^ate  , 
Tra  quelle  fortunate  ,  e  lieti  genti 
Contemplando  di  Dio  l^aUn  beltate  : 
quaji  amante  ^  che  co  i  lumi  mtenti 
Si  nudre ,  e  pafce ,  ne  le  luci  amate , 
In  quei  begli  occhi  più  cheH  fol  lucenti  , 
Al  defir  janto  un  dolce  cibo  date  : 
ndi  mirando  i  con  de  glt  eletti  , 
che  non  prouungiamat  caldo  ,  ne  gèlo  , 
\na  fiede  H*al\ate  a  Dio  uicina , 
er  falir  poi  da  qnì  a  moWanni  in  Cielo  , 
A  uiuer  femprt  a  canto  a  iptu  perfetti , 
fatta  del  regno  eterno  cittadma . 


4«  L    I    B    R  O 

S  e  pur  non  ut  /degnate  effer  [oggetto 
O  Vergine  Keal  de  le  mie  rime  , 
Degna  certo  dì  penna  ,  e  d'inteìletto 
Viu  d*ogn' altra  purgata ,  epin  fMime  : 

I  op'en  di  puro  ,  e  di  /incero  affetto 
Le  ui  confacro  :  e  Je  non  fian  le  prime , 
Si  come  uojìre  ,  ancor  ch*io  fìa  negletto , 
NoM  far*alcun  ,  che  non  l^appre"^^ ,  e  Tiime 

N  ohd  Donna  non  deue  effere  auara 

Di  ciò  ,  chegtoua  altrui ,  non  noce  ad  ella , 
Ma  Jparger  largamente  i  fitoi  fauori  : 

S*  io  fono  ojcuro  ,  e  uoi  celebre  ,  e  chiara , 
No» [degna  Iddio ,  che  la  [H*imagin  bella, 
In  un  tempio  terreno  il  mondo  honori  • 


T  Toppo  dejto  Donna^eatml  (prona, 
A  cantargli  alti  pregi ,  egli  honor  uofiri , 
Degni  di  più  purgati ,  e  cafli  inchioftri , 
che  mai  ¥ebo  lodaffè  in  Helicona . 

M  a  [eia  [ama ,  che  di  uoi  ri[uona , 
'Égia  [alita  agli  Sellanti  clnoftri , 
Altro  lodando  ,  che  le  perle  ,  egli  oftri  ; 
Qual  penna  fia  per  honor arut  bona  ì 

1  /  uoflro  merto  è  un  mar  pro[ondo  ,  e  largt , 
Che  non  fi  [a  maggior  ,  perche  con  l'ondt 
Centrino  mille  fiumi ,  e  mille  ritti . 

P  ertgliofD  a  [olcar ,  che  non  s'ajfonde , 
E  fia  pur  [alda  naue  entro  un  letargo  ; 
Ne  fi  fregio  è  .^ioecUer ,  chs*n  porto  arrìm 

Donna 


CLV  A  R  T  O.  4  9 

ì  onna  real ,  de  le  cui  lodi  il  mondo 
Kijplende  aguifa  di  criflallo  adorno  ,  ' 
C^habbia;  la  faccia  uoha  al  Sol  nafcente  : 
Di  cui  la  fama  i  termini  del  giorno 
?ajjati  gia ,  con  fuono  alto ,  e  giocondo 
Canta  del  uojlro  honor  foauemente  ; 
Si  che  la  Tiona  algente , 
Et  l*injìammata  ad  fcoltarla  Hanno , 
Come  le  fiere  allhor ,  che^l  cafo  reo 
Pianfe  Umifero  Orfeo 
De  la  morta  Euridice ,  e*l proprio  danno  i 
lo  uengo  per  ueder  ,td  lume  uoflro 
Cofe  ,  che  non  hai  Cielo  altrcue  mojlro . 

l  perche  occhio  terren  non  è  capace 
Di  tanto  ben  ,  cì)e  la  fouerchia  luce 
Souente  inferma ,  e  dcbil  uiftu  abbaglia  ; 
Ricorro  a  l'altro  ,  che  ajfai  più  riluce , 
Elo  fguard'ha  fi  pronto ,  e  ftuiuace. 
Che  per  troppo  fflendcr  non  s'abbarbaglia 
Che  benché  in  alto  faglia  , 
E^fempre  uago  dt  maggior  alte'^a  : 
ìndi  riprefo  ardire  ergo  le  cigha , 
E  pien  di  mtrauiglia 
Miro  ì^ctertìa  uofir*alma  helk':s^a  , 
Che  f^ande  tanti ,  e  fi  lucenti  rngi^i , 
Qu4nt'hanfrofide  df  Maggio  i  V/nTe  i  I^agi, 
antin  pur  gli  altrt  le  brine  del  uifo 
\na  bocca ,  che  amor  apre ,  e gouerna , 
O'L  lampeggiar  d'un  uago  ,  e  chiaro  lume  ; 
Che  i  uofitt  honori ,  e  Li  belle'^u  interna 
Voglio  cantar ,  fonmata  in  Paradijo  ; 
^latoamilquafìriHoa  fiume 

C 


5©  LIBRO 

hehà  ,  chi  qui  prefume 

Di  non  ìiauere  al  paragone  uguale , 

Staua  l'anima  uoflra  tn  grembo  aj?tfa 

Dt  caftttiite ,  tnguija 

che  fuol  Kegtna  in  feggio  alto ,  e  Reale , 

E  uohi  gli  occhi  fanti  al  jommo  Dio 

Fafcea  cCefca  celefte  il  fuo  dejio  . 

P  rudentta  con  lo  Jpecchio  adamante 
Inan'^i  a  fanti  piedi  inginocchiata 
Miraua  le  fue  luci  altiere,  e  beile  : 
Confiantta ,  e  la  fua  fcìnera  alta ,  e  beata 
La  uagheggiauan  ,  come  il  caro  amante 
Semplici  fanno  ,  e  pure  Vtrgmelle  : 
Fede  ,  e  t altre  forelle 
Le  faceuan  d*intorno  una  Corona 
Simile  a  quella ,  che  di  Tlelle  piena 
Suol  far  notte  ferena 
A  la  uaga  figliuola  di  Latona  , 
QuaPhor  fi  moftra  dal  fouran  balcone 
Kotonda ,  e  lieta  al  caro  Endtmione  » 

L  egratie  al  enfio  ,  e  fortunato  fianco 
Compugne  eterne  ,  mentre  a  Dio  riuolta 
Di  diletto  nudrta  l*alma  il  penfiero  , 
1/  uofiro  uifo  ,  che  Ko/a  non  colta 
Vtngeua  di  color  purpureo  ,  e  bianco  ; 
Et  gli  occhi ,  che  d'amor  reggon  l'impero, 
haciauan  ;  d'amor  uero  ; 
VI  dium  piede  ,  e  non  faljò ,  O"  humano 
Ef  hora  il  enne  m  bionda  treccia  accolta 
Spargean  foura  il  bel  uolto  , 
Hor  l'uucl  rean  con  la  lor  bianca  mano , 
$t  come  a  figUa  fuol  madre  amorofn  > 


Q^V  ARTO.  51 

Cl7e  poco  dian^t  ha  data  altrui  per  Jpofa . 

L  a  gloria  m  maefta  con  l'alt  d^ofo 
^rraua  [opra  mi  penfofa  ,  e  graue 
D*mt4ÌdÌA  ardendo  ti  gran  ftgnoìr  dì  Delo: 
E  con  unharmonia  co/t  foaue , 
Com* odano  gli  eletti ,  allhor  c/?e*/  coro 
Degli  ange letti  loda  il  Ke  del  Oeh . 
O  tiot ,  ch*al  caldo ,  al  gelo 
Dicea  cantando ,  uaghe  ogn*f?or  cercate 
Strada  d*al\arut  a  la  tuta  felice , 
D/  qHeft*alta  fenice 
Cotanto  a  Dio  diletta  rimirate 
La  f  onte ,  che  uedrete  ,  oiée  s'afcende 
A  quel  Sole  ,  onde  il  So!e  i!  lume  prende. 

I  ndi  purgati  de  deftr  mortali 

Da  l*ardor  [amo  de  begli  occhi  fuoi , 
che  di  diurno  amor  l* anime  auampa  : 
Dietro  al  fuo  uolo glorio/o  ,  poi 
Arditi  difptegate  ambe  due  Vali , 
Seguendo  i  rat  de  la  fua  chiara  lampa  ; 
che  le  uejìigie  Tiampa 
Del  lume  ,  in  quel  da  lei  fegnato  calle , 
QÌ)  andrete  non  per  uia  fallace ,  e  torta 
Con  la  fua  fida  fcorta  , 
Ma  per  dritta  e  fecura  ,  oue  le  /palle 
\olgindo  a  quejla  inferma  ualle  (fura. 
Vedrete  il  gran  Signor  de  la  natura  . 

A  quefìo  dolce  canto  il  del  forrife , 
il  mar  fi  racqueto  tacquero  i  uenti  ; 
E  ft  ferino* i  uolto  ogni  Pianeta  : 
Allhor*io  uidi  da  le  Thlle  ardenti 
fin  htUa  ajjat ,  che  l*amica  d'Anchife , 
€  ij 


$1  LIBRO 

\na  Donna  uenir  penfofa ,  e  lieta  : 
Laqual ,  perche  non  mieta 
Mon*empia  il  fior  de  la  uoflra  memoria  , 
Di  fua  man  propria  colorane  martello  , 
E  col  duro  /carpello 

Imprejjè  in  /aldo  acciar  la  uo/lr a  gloria  ; 
Cerche  le  genti  de  l*  eterna  uita 
Lodinoti  nvme  ognhor  di  Margherita , 
E  ciueflo  /atto  Jparue 

Lafeiando'lCtel  del  /uo  Jplendor  dipinto: 

Ma  datemi  ut  prego  (  o  troppo  ardire  ) 

Il  filo  ;  per  ufcire 

De  l* intricato  e  chiufo  Laberinto 

De  uojìri  honor  Keali ,  ou*to  uaneggìo  , 

Ni  Brada  aperta  per  u/cir  men  ueggio , 


C  ome  aj/etato ,  e  lajjo  pellegrino  f 

Cha  mof/o  il  paffo  /otto  ti  giorno  ardenti 
Da  che  il  Sol  s'tnal\o  da  l'Oriente , 
Sin  c'hagia  mel^  fatto  il  /uo  camino , 

V  ago  de  l'ombra  d'un  Faggio  ,  o  d*un  ?ino  ; 
Et  de  l'onda  di  Kio  pura  ,  e  lucente 
Va  cercando  conglt  occhi ,  e  con  la  mente 
?er  ritrouarirli ,  ozni  monte  uicino  : 

e  05V0  del  uoflro  honor  bramo/o ,  ^ago 
Col  penfitr  cerco  ,  e  concetti ,  e  parole 
Degne  di,  fi  reale  alto  [oggetto  :  . 

M  a  la  materia  au,in\a  C intelletto  , 
Quanto  pJude  ojcura  un  eh- aro  lago  , 
O  quanto  V herbe  yi,  fiori  ycle  uioU  . 


O  miracolo  raro  di  natura  ; 
\nica ,  e  ài  ualor  fola  Vertice , 

■   Di  cui  la  fama  predicando  dice 

Cofe ,  cÌ7e  fanno  ogni  altra  gloria  ofcuta  : 

A  ngioletta  di  Dio  candida ,  e  pura 
fermi  la  noflra  età  fi  tien  felice  ; 
Per  cui  canta  ogni  piaggia ,  ogni  pendice 
Del  Gallico  terren  Fatta  uentura . 

L*  tUufìre  ,  eKegio  fangue ,  e  i  fatti  egregi 
Del  magìat^imo  padre ,  e  del  fratello 
Cui  facra  tutf  Europa  archi ,  e  Trofei  : 

$  ano  del  uojlro  honor  uiuace ,  e  hello , 
che  per  lo  mondo  noia  ,  /  minor  pregi  j 
lìa  non  ui  fan  lodare  i  uerfi  miei . 


K  ngtoletta  del  Clel  qua  già  mdndaìa 
Dal  forfimo  fole  ad  habitare  in  terra  : 
Ne  la  cui  mente  fi  nafconde ,  e  ferra 
Quanta  utrtute  a  gli  Angeli  fu  data  ; 

C  he  con  la  luce  de  hcgUociìn  armata 
D*un^inuittahoneflà ,  perpetua  guerra 
Fai  con  la  turba  de  fenfi ,  ch'atterra 

'    Ogni  co  fa  gentil  da  Dio  creata  : 

E  con  que  raggi  de  FeterHo  lume  , 
Che'n  te  rijplende  ,  come  Sole  in  uetro , 
Di  leggiadri  desij  Vanirne  accendi  : 

F  in  cWio  (  fe  pur  tanta  mercede  impetro  ) 
Di  bel  Ciglio  ,  e  canor  uefla  le  piume  , 
Quejìo  mio  hajfo ,  ^  humd  canto  intendi  « 
C  nj 


V  a^^a  Fenice  ch^  con  lab  d'oro  ; 
Con  lepinme  é  perìe ,  e  di  fmeraldi 
A  contemplar  del  Oeìo  ogni  teforo 
Tal^}  co  tuot  penfter  hramofi ,  e  bMi  • 

E  de  jptrti gentili  tlpicciol  coro 

Co  /  rai  dr  ttia  hdta  ft  mfmmmi ,  e  fialdi 
Che  ,  come  bianchi  Auget ,  col  hr  [onoro  ' 
Canto  a  feguirti  Cono  atdenU,  e  caldi  : 

I  0  ,  che  penne  non  ho  per  uenir  teco , 
Ne  uanni  deflri ,  e  font  a  ftgran  'uolo  , 
D  tnwdta  pten  ti  fegno  con  la  uifta  ; 

E  fenXa  ti  lume  tuo  rimafo  cieco 

Kefto  q4at huom ,  che  peregrino ,  e  filo 
fallace  cmmo  erra ,  e  s'attrtjia^  <.  , 


D  a  cfual  coroide  gli  A  rigeli  pm  tari  , 
E  p  'iu  uteinì  a  lui ,  l'anima  bella 
lolfe  ti  gran  Re  ,  che  fe  la  terra  ,  e  i  mari^ 
Liquidi  ,  O'  fairt  cjuefli  ;  e  [oda  quella  f 

V  a  qual  de  Cieli  p'u  benigni ,  e  chiari , 
Per  infonder  in  mi ,  fe  pur  fu  Hella  , 
O  donde  dóni  tai  cele/li ,  e  rari 
Quelli  le  diede  ,  e  fon  raccolti  in  ella  ? 

V  oce  d'Angelo  fuonan  le  parole  \ 
Alti  t  concetti ,  e  di  diurna  mente 
Sono  i  penfteri ,  e  i  defir  fanti ,  e  cafli . 

V  olgeteui  mortali  a  l'Oriente 

De  begli  occhi  di  quefla  :  e  no  ut  hafli , 
CUeUa  ui  mojìrera  l'eterno  Sole . 


5^  uejla  ,  che  cofì  humile ,  e  cofì  pur  A 
Vr4  tanti  honor  Kegali  andar  uedete  ; 
yh*\ngela  è  del  Qtelyfenol  fapete , 
Mandata  qui  dal  Dio  de  la  natura , 

V  ed^te  ,  quanto  poco  appre'^\a  ,  e  cura 
Scettri ,  e  Corone  d*or  :  che  poca  fete 
Haue  dt  quel ,  che  fa  Juperbe  ,  e  bete 
te  [ciocche genti  in  quefta  ualle  ofeura  : 

M  a  quafì  foco ,  che  s^tnall(a ,  e  fale  ; 
Per  tornar  doue  nacque  ,  tnal\a  ogn*hor4 
I  fuof  fanti  defìri e  le  parole  ; 

E  ,  come  krcier  che  dri7^  al  fegno  tirale  , 
Drt'^a  i  cafti  penfìert  al  fommo  Sole  , 
QH^fi  fi  fdsgm  di  far  qui  dimora . 


D  oHua ,  che  qua  fi  tìn^ altro  Sol  terreno , 

Co  /  rai  del  tuo  ualor  chiart ,  0*  ardenti 
Sgqpìbrip^^ni  nebbia  ,  ch*a  le  cieche  genti 
Turba  de  L'intelletto  ti  bel  fereno  : 

e  he  col  tuo  caldo  Jpir/tale  ,  e  pieno 
Dt  celefte  uigor ,  purghi  le  menti 
Di  tutti  que  uapori  humidi ,  algenti , 
Ch*elfala  il  ftnfo  ,  onde  n'ha  colmo  ti  feno  : 

E  con  la  tua  uirtù  mafchia  ,  e  feconda 
Grauido  rendi  ogni  sìertle  ingegno 
Di  uoglie  ,  e  di  penfìeri  alti ,  e  leggiadri  . 

I  0  per  purgar  ,  al  tuo  bel  lume  uegno  ,  ,  .  , . 
Gli  occhi  de  la  mia  mente  ofcuri  ;  0*  adri  ^ 
Se  l*alta  Itice  tua  mi  fa  feconda, 

G  ii^ 


S(S   :        L    1    B    R.  O 

0  foco  mejìtnguthile,  e  uiuace 
Mandato.tn  terrai  dal  diurno  amore , 
Per  infiMmar  ogni  gelato  core 

De  la  bdùàr  di  Dio  /anta ,  e  uerace  : 

1  nte  uirtute  Accende  ogni  fua  face , 

Da  te  ,  €ome  dd  fonte ,  efce  ogfihor  fuore 
Onda  di  uera gloria  ,  onda  d'honore 
Stabile  e  certo ,  e  non  nano  e  fallace  : 

I  nte  fi  (pecchia  ogninn*,  che  fi  con  figlia 
Di  folkuarfial  del  per  u  n  ficara  , 
Scorto  dal  lume  di  la  tua  fiammella  : 

I  nte  fi  specchia  la  madre  natura  ; 
E  piena  d'rneffabil  merauiglia 
Dice ,  come  feG*n  cofa  fi  bella  ^ 


O  tempio  d^honefla  ricco  ,  e  facratò 
Ou* appende  d*amor  le  tarpat*alt , 
Le  /pente  faci ,  egli  /puntati  sìraU 
Caftitk  ;  quafi  a  un  uincitor  beato  : 

O  ue  più  d*un  trofeo  ui  t*eggio  aliato 
Di  penfier  bafii ,  e  di  defir  mortali  ; 
Oue  l'armi  de  fenfihumani ,  e  frali 
Oman  ,  quai  JpogUe  eccelfe ,  ogni  tuo  lato  : 

V  otate  i  Hofirt  cori  a  quefìo  tempio 
Donne  ,  che  di  defio  d*honore  ardete  ; 
ui  fia*l  fuo  ualor  legge,  O*  effempio  , 

C  becofidelamorte  fpre^arete 

I  crudi  artigli ,  e  /  dtjpietato  fcempio  , 
E'/  Hofiro  nome  eterno  anco  farete . 

V  O  d'inuìtta 


O  ctinuitta  honeftate  altiero  albergo 
?iu  chiaro ,  che  i  miracoli  d*Egitto  ; 
che  fan  col  crudo  tempo  alto  conflitto , 
Egl.t  piagano  Jpeffò  ti  petto ,  et  tergo  , 

D  onna  ?^eal ,  col  cui  fauore  io  m'ergo 
P/M  alto  ,  che  il  mio  termine  prefcritto , 
Variando  al  Cielo  il  uoflro  nome  inuitto 
V>i  cui  cotante  carte  io  Jpando  ^  uergo  : 

O  me  beato  ,  che  le  luci  aperfi 

Ne/  Sol  de  bei  uoflr*occhi ,  onde  mi  uennt 
Vtrtute  tal ,  che  roco  ofcuro  augello 

N  el  uoflro  almo  fplendor  tanto  mi  ter p  ^ 
Chora  per  queflo  Ciel  Jpiego  le  penne 
\oftra  fola  merci ,  canoro  e  bello . 


D  enne ,  ch*andate  ogn*hor  liete ,  e  fuperbe 
D^un*ombra  di  beltà  uana ,  e  fallace  , 
che  non  hebbegta  mai  col  tempo  pace  ; 
Ch*è  come  a      /  frutti ,  1  flori ,  e  Imberbe  : 

C  he  febbre  acuta  con  le  fiamme  acerbe  , 
Et  empie  del  fuo  foco  arde  ;  e  dtsface  ; 
E  talThor  morte  miete  empia  ,  e  rapace , 
Sen^a  che  fede  alcuna  aglt  anni  ferbe  ; 
s.iM  irate  ne  le  luci  alme  ,  e  beate 
Di  cjuefla  alto  miracol  di  natura  , 
che  uedrete  belleT^a  eterna ,  ^  uera  : 

E  fatte  belle  ne  la  fua  beltate  ; 

E  col  fuo  raro  efempio  ;  habbiate  cura  , 
Di  farui  degne  di  fua  fanta  fihiera . 

G  y 


5  8  :  LIBRO 

C  /;/  uitol  uùler  ^  cjHjntc  pt4o  farn.^tura  ^ 
QUiinto  può  dur  ti  del  corte/è  ,  e  largo  , 
Kimin  qtiffta  angelica  figura  , 
Ver  CUI  cotante  carte  w  uergo ,  e  J^argo  ; 

C  he  (ola  coflhumd  ,  cofi  (ecura. 
S*inal'^  dal  mortifero  lethargo  ; 
Ma    fogna  la  wfìa  altra  mi  fura 
Hauer  pronta  .  e  uiujce  ,  e  gli  occhi  d*\rgo: 

C  h*ell*ha  tante  belle'<^c  alttere  ,  e  nate  , 

Quant*onJe  haH  mar  ^cjuat^  ha  fioretti  hfrtU^ 
Ond*e[ce  un  foco  de  l^eterno  ardore  : 

D  a  cut  fi  tara  ,  e  tal  uirtù  fi  moue  , 
eh* ogni  più  fcabro  ,  e  più  uiUano  coti 
Kende  col  fuQ  calar  uago ,  egenule  • 


D  onna  ,  che  feura  il  mortai  corfo  hauete 

Kicche^T^e  ,  Tlati ,  honor  ,  Regij  et  ìUufìri 

Vagli  Aui  uofìri  homai  per  tanti  Lufìrt 

che  più  d'ogni  altra  e  chiara  ,  4  ricca  fete  : 
E  tanti  raggi  di  gloria  Jpargete , 

Quant*ha*lgiouane  Aprii  gigli ,  e  ligufiri  ; 

che  quafì  un  chiaro  fot ,  che*l  mondo  tUttflri , 

Vanno  le  cofe  ^li letto fe  ,  e  bete  : 
A  guifi  d*Ape  aif  corta ,  io  pur  uorrei , 

che  per  far  fiiu  leggiadro  ti  fuo  lauoro  . 

Sol  de  piti  uaghi  fior  i  campi  JpogUa , 
S  ceglier  de  uofìri  honori  i  fior  più  bei\ 

lAa  la  gran  copia  ti  miogiudicio  inuoglié 

Non  ufato  a  nedtr  tanto  teforQ  • 


(l  *^  A  K  r  O.  S9 

O  d'  bc'tà  uni'ua  twagh?  uera 

VaiU  per  man  d:  cjuel  i'it  tor^eferno  ^ 
Chf  [e  fiorito  Aprii  sgelato  tluerno  , 
Serena  ti  dì ,  la  notte  ojiura  ,  e  nera  : 

D  onna  ,  che  cofi  lieta  ite  ,  e  fi  altiera 
Ogm  terreno  honor  hauendo  a  f  herné 
Spe/Jo  da  queflo  cieco  ofcuro  Inferno  , 
Al  fiegno  chiaro  ,  oue  non  èmatjera  : 

E  ne  la  fronte  del  gran  Re  celefle , 
Oue  s'impara  ,  e  uede  ogm  ut  rtute , 
Hnate  ti  uaneggiar  di  noi  mortali  ; 

Q  ualhor  da  quefle  mondane  tempefte  , 
A  quel  porto  u*al\ate  dt  falute  , 
MoflratenU  il  C4min ,  daumt  CaU  • 


O  donna ,  che  Jl  lieta ,  e  fi  ficura 

Spre'^^ndo  quel,che  più  qua  giù  s*appreX^4 
Stati ,  Corone f  honpr  ,fangue ,  e  ricchel^ 
Sol  t^inat^arui  al  Cielo  hauete  cura  : 

E  ne  la  matefla  de  la  natura , 

Volando  jpe/fo  a  la  fublime  altel^a , 
yagìyeggtate  di  D  o  Valla  befle'^a , 
Con  la  utfta  ad  ogn*hor  purgata  ,  e  pura  : 

V  oi  yfi  come  Nocchtergia  giunto  in  porto , 
che  uede  al  Cielo  ofcuro  ,  altri  in  tempefta  J 
E/-  alba  ti  lume  per  moflrarU  il  Udo  ; 

C  ol  uoftro  efempio  ;  e  con  la  una  honefla 
Moftfatea  tuttofi  mondo  il  porto  fido 
Vi  quefta  Mita  mtfera ,  f  molefta . 

C  ir; 


€0  LIBRO 

O    eterna  uirtv^  fa£eUa  ardente ,  .  »  A 

che  nel  tuo  fpirital  caldo  ,  e  tntenfr 

Vurght  la  nebbia  del*  bumano  fenfo  y 

che  di  tenebre  ogn^hor  copre  la  mente  : 
E  con  la  fiamma  tua  chiara ,  e  lucente  ,  .  I 

Ond^efce  notte  ,  e  giorno  un  lume  immjenfi  , 

Scopri  di  uan  penfieri  il  nembo  denfo , 

che  ci  afconde  il  camin  de  l* Oriente  : 
D  eluerace  Oriente;  oue ,  s*a[)paga  1 

Ogni  defìre ,  oue  l'occhio  fi  fatia 

Soldi  mirar  il  gran  Signor  del  mondo  : 
M  entr*io  mi  ffecchio  in  te ,  mentre  fi  Jpatla  T 

Nel  tuo  (plendor  diuin  la  uifta  uaga , 

Scaldami  ed  tuo  foco  almo  ,  e  giocondo  • 


D  onna ,  che  ricca  d'ogni  honor  mortale; 
Di  tutto  quel ,  che  qui  fa  Vhuom  beato  , 
Superba  non  ;  che^l  tuo  fubltme  flato 
Non  degna  cofa  fi  caduca  ,  e  frale  : 

L  oda  non  trono  al  tuo  gran  merto  uguale  , 
Bench^io  uclga  i!  pen fiero  in  ciafcun  lato  : 
che  la  tua  gloriai  termine  ha  pafjato  , 
DoH^ intelletto  human  s'inal\a ,  e  fiale . 

P  enfier  hifogna  hauer  diuint ,  ^  alti  g 
Dola  y/òaui ,  angeliche  parole  ; 
Vago  canto  di  cigno  ,  o  dt  Sirena  ; 

C  he*altrimenti  non  fia ,  chi  ben  i^effalti  ; 
'Egli  auuerra ,  fi  come  agli  altri  fiuole  ; 
Che  portan  uafi  a  ìamo ,  al  lido  arena . 


Q^V  A  K  r  O,  \  €t 

A  Ima  dtMtna  y  angelico  intelletto 
Adorno  ,  e  bel  d'ogm  beltà  del  Cielo  ; 
che  chtufo  tn  un  mortai  candido  uelo 
tìaiprefo  folo  iddio  per  proprio  ogetto  : 

T  u  uai  co  i  tuoi  penjìer  Jpeffò  a  diletto  , 
C«i  l*ali  dà  di  caritate  un  \elo  ; 
Oue  fi  Jpatia  il  gran  fignor  df  Delo  ; 
V*  de  beati  è*/  bel  numero  eletto  : 

1  ndi  qual  ?€Uegrin,  che  le  più  care  ^ 
E  pretiofe  cofe  in/teme  aduna  , 
Per  far  ritorno  ricco  a  fua  magione  : 

T  orni  da  quelTeterna  regione 

Kicca  y  O*  altiera  di  merci  più  rare  , 
che  fi  nedejfer  mai  fiotto  la  Luna . 


P  ofi'ha  termine  ti  tempo  a  V altrui  glorie , 
Kotte  le  gran  Colonne ,  e  i  duri  marmi  ; 
Gli  archi  fuperbi  al\ati  a  le  uittorie 
Di  quei ,  che  maggior  pregio  hebber  ne  l*arm 

P  orrà  [otterrà  de  le  colte  hifiorie 
V altiero  grido ,  e  de  uiuaci  carmi  ; 
Ma  che  di  cieco  oblio  l*alte  memorie 
Del  uoflro  honor  coprir  non  poffia  parmii 

O  gni  cofa  mortale  et  uince  ,  e  sfiori^  , 
Come  ci  moflra  manifefio  ,  e  chiaro 
ValtelQ^  di  Cartagine ,  e  di  Row^  ; 

M  a  uoi  fete  diuina  ,enon  ha  for'^a 
Contra  l'Eternità  ,  che  fa  riparo  , 
Cerche  non  fiala  mfira  glori  a  doma  • 


D  onna  Keal ,  la  cui  uìrtù  infinita 

Viu  chtara  n/plendendo  ,  e  più  lucente  , 
che  non  fa  lume  di  ?iroj}o  ardente  , 
A  queU^eietno  ben  Inanime  inulta  : 

E  come  negra  ,  e  urna  calamita  , 

ci?*  a  [etra  il  ferro  ,ate  tiri  ogni  mente  ; 
E  evi  ^Mo  efempio  fat  uaga  la  gente 
D/  foUeuarfta  la  beata  una  : 

I  0  lorme  impreffe  da  tuoi  piedi  fanti 
Cofìzerco  con  gli  occhi ,  e  col  penfiero , 
Come  ceruo  acetato  i  fonti ,  e  t  riui  ; 

P  er  trouar  dietro  a  quelle  il  camin  uero 
aliarmi  a  qùe  di  Dio  felice  amanti , 
che  Han  nel  Ctelo  eternamente  uini^ 


C  hi  foU^uatànt* alto  ti  mìo  intelletto  f 
Er  atXa  il  mio  penfier  foura  le  Jieìle  ? 
No»  ,  wò  ,  non  fete  uoi  [acre  f or  elle  , 
iZhe  non  u'ha  il  Cielo  a  fi  gran  bene  elettù . 

f  eho  non  è  ,  che  in  Vindo  hor  Ba  à  diletto  , 
O  di  permejjo  in  fu  le  riue  belle  ; 
ÌAale  uirtù  ,  ch*a  gwfa  dt  facelle  ^ 
Splendon  del  mio  Keale  alto  foggetto . 

Q^uefìe  con  Vali  ;  ih*aL  mio  beldefio 
Salde  y  e  leggiere  dan  j  l- aliano ,  doue 
Tal* hor  fa  del  fuo  lume  il  Cielo  adorno , 

1  ui  la  ueggio  Bar  uicina  a  Dio 
in  quel  joaue ,  angelico  foggiorna, 
Cahando  co  bei  fri  Saturno ,  e  Gioue  «r 


(T  V  A  K  T  O.  tf  | 

O  fpecchio  di  utttn  chiaro  ,  e  lucente  , 
\*corre  fieno  di  gentd.dejt» 
?er  contemplar  i*tm^gtne  d!  Dio 
Ogni  occhio  chiaro  ,  ogni  purgata,  m^nti  l  . 
.  N  eia  tua  purit^  uaga  ,  O*  ardente 
Veg'fi*a  terger  tal*hor  Inanimo  mÌ9  , 
t\a  noi  poffo  pultr  ^  come  defio 
che  la  fua  luce  adocchio  non  condente: 

O  nde  c^uaVìmom ,  che  saffi  fa  nel  sole  , 
Si ,  che  ti  fentier  non  uede  ,  e  pur  camitiA^ 
Speffo  le  luci  al'^ndo  al  lume  amat»^ 

T  orno  a  mirar  quella  beltà  dmina  , 
E  l^honoro  con  atti ,  e  con  parole  • 
Ifatfo  di  tanto  ben  ricco  ,  c  beato» 


uejìo ,  Donna  Keal  de  uoflri  honori 
Campo  fi  lungo  ,  0*  ampio  ,  e  (i  fecondo  , 
Ornano  tanti  ,e  coji  uarij  fiori , 
che. ne  la  fu^gran  copia  i  mi  confondo  : 

E  fe  ,  quant'Api  fon  ,  tanti  fcrittori , 
E  boni  hauejjè  in  ogni  parte  il  mondo , 
Intenti  a  corre  i  ptu  beHt ,  e  i  migliori , 
Saria  troppo  per  hrgrauofo  il  pondo  ; 

E  *l  campo  rimarria  fiorito  ,  e  uago , 
Come  pr,ato  d*  Aprile ,  allhor  che*l  Sole 
Alberga  col  Monton  di  Griffo ,  e  d^Helle  ♦ 

P  ero  s*a  for^a  ti  rnio  defir  appago , 
E^ ,  ch^io  non  poffo  annouerarle  Tielle  ; 
N«  co»  fi^sardcf ,  t  fraU^  fig**ir  fl  So/e . 


tf4  '         L    I    B    K  O 

N  o«  è  fi  ud^  d'or  ne  di  ricche'^e 

Auaro  alcun  ,  che^n  Hagion  motte ,  e  moke  , 
Con  fatica  ,  e  perigli  habbia  raccolte  , 
On^auien  poi ,  che  fiu  tami ,  ^7*  apprese  . 
uanto  uago  fon  io  de  le  belleT^ , 
Che'l  uofìro  real  cor  chtufe ,  t  occolte 
Tiene  ale  menti  da  le  nebbie  inmUt 
A  mirar  fol  beh  a  terrena  auel^: 

T  al ,  che  cjuand'i  fuoi  rat  china  a  fOccafo  , 
EcfHalhor  firge  ti  di  da  tenente , 
Sempre  riuolgo  gli  occhi  al  uoftro  Sole  . 

E  fe  l'alte  cultrici  di  Varnafo 

M;  dettafftro  un  di  [enfi ,  e  parole  , 
Farei  del  uoftro  hcnorftupir  la  gente  • 


M  entre  Dtnna  Keal ,  che  frondi  hauranno 
Di  Maggio  per  le  felue  i  Pini ,  e  i  faggi  : 
hìen  tre' amor  cfj  cor  gioia  ,      affanno  5 
Et  ammali  ti  bofco  empi ,  e  filvaggi  : 

M  entre  quattro  Tìagwni  orneran  Panno , 
E  Ci  mojìrèra  il  Sole  t  chiari  raggi  ; 
E  con  l'onde  fue  frefche  i  fumi  andranno 
Al  mar  co  t  lunghi  lor  torti  utaggi  ; 

\  iura  la  uoftra gloria  ardente ,  e  bella  , 
E  dal  più  alto  y  e  più  fubbme  loco 
Del  Cielo  ,fì  uedra  quaft  face  Ha  , 

C  h^arde  ad  ogn*hor  d^mefiinguibtl  foc» 
Del  Canto  amor  di  Dio  l'età  noueUa  ; 
E  farà  al  ucfÌTo  hoìft>r  queJÌQ  ancor p<iCó  • 

sparge 


Q^V  ART  O. 

S  farge  dal  Juo  bel  fen  la  gloria  uoflrd , 
Mentr^erra per  lo  del  del  uojìr^honore 
Tanti  fior  di  uirtute ,  e  dt  ualore  , 
CJ?e*l  modo  intorno^mtorno  imperla,  e  ìnofira^ 

T  al  che  quejìa  terrena ,  e  baffa  chioftra 
Nel  fecol  prifco ,  e  ne  l*età  migliore 
Kon  hebbe  mai  da  Dio  tanto  fauore  ; 
Ne  uide  ciò ,  che*l  Cielo  hoggi  ci  moflra , 

B  elta  che  fen'Xa  efempio  altiera  fale 

Sen^ahernar  giamai  l*or^a ,  o  la  poggia , 
Per  drittifìma  Hrada  a  [^Oriente  : 

C  ut  per  decreto ,  ^  ordine  fatale 
Apron  r bore  la  porta  alta ,  e  lucente 
De  aureo  albèrgo  ;  ou*il  B^e  fommo  alloggia  * 


0  d^ognì  honor  celefte  altiera ,  e  degna , 
A  cut  facrino  tempi  alti ,  e  denoti  ; 

A  cui  ornino  altari  i  Sacerdoti 
Per  tutto ,  gue  uirtute  alberga ,  e  regna: 
h  la  cu^imagin  glorio  fa  y  uegna 

Ogniun  dal  nojlro  del  de  più  remoti , 
hd  appender  in  alioi  fatti  uoti  ; 
O  quaLhe  lor  utttoriofa  infegna , 

1  0  che  non  poffo  più ,  ut  facro  il  Core  ; 
Et  in  uece  dt  tempio  i  miei  penfieri , 
E*/  defto  di  uilta  netto  e  purz^ato  : 

A  nguflo  albergo  a  coflgran  ualore , 
Mrt  che  può  dare  il  mio  pouero  flato 
A  chi  diJpreT^a  ogn'hor  B^egni      Imperi  ? 


^  y     L    I    B    R  O 

0  Hdfòài  criftdìlo    Oriente  , 

Onde  trainar ,  quaft  da.  uetro  frale 
Vurpurea  rofu  ,  la  beltà  immortale , 
Cba  fatta  Iddio ,  fi  chiara ,  e  fi  Inunte  : 

E  titro  una  luce  diutrtute  ardente 

Veggio  (jud  foco ,  che  s'inalba ,  <?  fale  ^ 
Lafctanda  Valma  uofira  ti  fuo  mortale  , 
Al^rfi  al  del  de  la  beata  gente  : 

E  con  (quell'altre  a  Dio  care  ,  e  dilette 
Cantar* al  fuon  di  cetra  alto ,  e  giocondo 
De  talttfiimo  Dio  la  gloria  tmmenfa  : 

1  ndi  cibata  a  Vangeltca  menfa  , 
Baciate  prima  l*anme  perfette , 
Tornar  in  tma  a  tliuminare  ti  mnio . 


D  onna  gentil ,  efual  femplìce  colomhd , 

Ctindidu  y  pura^humile  incjuella  alte^K^i 
che  più  fra  nei  mortali  hoggi  s* appresa  : 
Del  CHI  bel  nome  (al  l*aere  imbomba  ; 

1   0  fento  ti  fuon  de  la  canora  tromba 
Di  fama ,  a  fi  leggiadre  opere  annega  , 
A  cantar  l^ immortai  uofira  belle'^a  , 
che  non  può  ricoprire  ofcura  tomba  : 

V  eggio  con  f  ali  fue  purpuree  ,  e-d'oro  , 
Andar  in  maefla  la  uofira  gloria  , 
Ricercando  del  C/e/  quefio  ,  e  quel  poh  l 

E  t  ogni  Augel  più  bianco ,  e  più  canoro  , 
Ver  honorarui ,  e  r/uerirut  folo 
Sacrarui  ogni  poema ,  O*  ^^^^  hifiorùt . 


N  on  fol  fu  la  fiorita  ,  e  uerde  Jponda 
Del  Khodano  ,  dt  Sena  ,  e  dt  Garona  , 
Di  M  A  R  G  H  E  R  I  T  A  //  chiaro  nome  fiio 
E  dt  lei  parla  ogni  fioretto ,  e  fronda  :  (na 

M  aH  fonte  d^R^ppocrene  ,  e  lapur'onda 
Del  celebre  Verme ffò  in  Helicona: 
E  teffèno  le  mufe  una  Corona 
Di  lauro  eterno  a  la  fua  (hioma  bionda  : 

E  di  là  tanto  da  V  Henulea  Calpe^ 

Quanto  rifcalda  ti  Solco  t  ra::gi  ardenti, 
Al\at*hagia  la  fama  un  O beli/co  ; 

€  h*auanXa  con  l* altera  ogn^hcrrid*  Alpe 
Col  nome  fculto  ,  che  dt  dire  ard'fco , 
che  fia  per  H/uer  più  de  gli  elemeati . 


M  entre  (fi  come  molte  uolte  fole  ) 
Quefi' Angela  terrena  al  Cielo  aitata 
Ter  sirada  fol  dal  fuo  pen fiero  ufàta 
ìlB^e  de  là  natura  honora ,  e  cole  ; 

E  con  humtli  inchini ,  e  con  parole 

Gli  rende  fratte ,  quaft  Ancella  grata  ; 

intenta  mira  ogni  anima  beata 

il  piacer  ,  che  ne  prende  il  fommo  %ole  : 

C  ome  Raccoglie ,  et  nel  fuo  fen  la  pt^^ba  j 
Come  lieto  le  bacia  i  lumi ,  eU  nrjo  ; 
E  piene  d*una  dolce  merauigba 

D  non  ,  la  Ina  beltà  mirando  //Ti  , 

Q^efl*è  erto  di  Dio  fittaru  ,  o  ft^Iia^ 
Lh*et  fece ,  per  far  belio  ti  ^aradifo  • 


REGISTRO* 

^    B  C. 
Tutti  fono  Seflerni. 


DI    M  £  S  S  E  R 
BERNARDO 
TASSO. 

L  I  B  \  0      Q^F  I  Tsl^T  0 


CON     P  1{  l  r  1  L  E  G  I  0. 


IN  VINF.GIA  APPRESSO  GABRIEi 
GIOLITO    DE'  FERaAK.1. 
M       D       L    X  . 


! 

^  1 

1 


A  LA  ILLVSTRE 

SIGNORA 
HIPPOLLITA 

VaiL^VICI  V^U  DE 

SANSEVERINI. 


On  uorreilllu- 
ftre ,  ^  ualoro- 
roja  Signora  che 
ui  defìe  a  crede- 
rcyche  la  lontananza,  eH  lungo 
cor/o  del  tempo  m'hauejjir  tol- 
to della  memoria  i  benefici ,  che 
zA  ij 


4 

molti  fono  )  vice  unti  da  uoi,  et  r 
che  pili  tosìo  mi  fia  fnancato  f 
tldejìderto ,  che  la  commodità  fi 
di  pagarli y  che  farebbe  un'er-  t 
rorCy  dal  quale grandisjimo  cor  ^ 
doglio  me  ne  potrebbe  uenire .  I 
Conciojìa  che  la  gratitudine  y  ( 
uirtà  degna  d'ogni  nobil animo y  ) 
auanti  gli  occhi  de  la  mente  i 
quaji  in  lucidiJ?imo  crifiallo  il  | 
HO  f irò  credito y  eHmio  obligo  ad  i 
ogn'hora  mi  rapprefenta  :  Vi  \ 
potrete  ben  dolere  ,  ckio  non  i 
habbia  fedis fatto  al  imo  dcbitOy  < 
etqueftoe  dijfttto  non  mio  ma  j 
de  la  malignità  de  la  mìa  for> 
tuna  ;  la  quale  da  otto  anni  m  \ 
qua  di  pelago ,  in  pelago  ne  /'/- 


J 

'■t  rato  mare  de  le  fhe  admrjità 

0  trajportandomi ,  non  ha  mai 
i\  confentito  ch'io  pojja  pigliar  por 
•  to  ;  ma  ch'io  non  Ih  abbia  defì- 
r  derato  y      procurato  ^  ne  pò- 

.  tete ,  ne  deuete  penfare  :  ft) pài 
,  ch'eli  e  peccato  più  tolìo  de  la 
\  necej?ità ,  che  de  la  uolontà  ;  de 
t  la  quale  s'appaga  ogn'alto ,  e 
ì  \  genero/o  animo  {com'e'luojìro) 

1  \  merito  non  pur  perdono  y  ma 
]  i  ijcufatione  :  Prendete  dunque 
ì  I  uirtuofa  Signora  quel  poco ,  che 
;  dt  tanta  obligatione  hora  uipof 
i  Jo  dare  y  il  che  farà  il  Qumto 

.  Libro  delle  %ime  mie  ;  non  per 
\  intiero  pagamento  di  quanto 
.  I  m  debbo ,  ma  per  un  ptcao  - 


lo  fegno  de  U  mia  pronta  uo- 
lontà  ;  ^  conferuatemi  ne  la 
buona  gratta  uoslra.  TDi 
Venetia  ti  xxiiii  di  Gen- 
naro del  M  D  LX\ 


DELLE  RIME 

DI    M  E  S  S  E  R 

BER  N  A  R  D  O 


T    A    S    S  iO. 


L  1  B\0    Q^P"  I  V^T  0. 

P  V  R  o ,  0  dolce ,  0  fiumi 

cel  d*  Argento 
Vjìp  ricco  affai ,  c^Hermà  f 

Fattolo,  0  Tago , 
che  uai  al  tuo  camin  lucetf^ 

te,  ^uago 
Ira  le  /pende  di  gemme  4 
paffò  lento , 
primo  honor  del  liquido  Elemento, 
Conferua  integra  quella  beila  imago , 
Di  cui  non  pur  queW occhi  infermi  appago  ^ 
ÌAa  pafco  di  dolc*efca  ti  mio  tormento . 
Qj4al*hora  in  te  fi  fpecchta,      ne  le  chiare , 
Et  lucide  onde  tue  fi  laua  il  uolto 
Colei y  ch'arder  potrebbe  orft^  <&  fer penti  ; 
F  erma  ti  tuo  corfo,     tutto  tn  te  raccolto 
Condenfi  i  liquor  tuoi  caldi ,  CjT  ardenti  , 
Per  non  portar  tanta  riccheT^  al  mare . 

A  //// 


«  LIBRO 

C  refia  felice  a  knga  urta,  ^  lieta. 
Il  fortunato  ^  nuono  parto  eletto 
Cui  miri  few ùre  con. ridente  a/petto 
Ogni  Titlla  hentgrirt^  ogni  pianeta  : 

E  t  del  bel  corfo  fuogionto  a  la  meta 
Per  un  calie  d' gioia,  O'  diletto 
S*tnar^  ,  cjuall  agncokor perfetto , 
V*  di'l  ben  /pur;o  feme  il  frutto  rmeta  . 

T  enera  uerga  di  flnobfl  pt.tnia 

Cornell  foL  ue^gf a  da  l^Hidafpe  a^Tile  , 
De  le  CUI  lodi  ogn'bor  la  fama  canta  ; 

C  refca  ti  tuo  tronco  a  tarbow/uo  (tmile 
Si,  che  ne  Vombra  fua  foaue,  e  fama 
■  ^ofar  fi  pojja  ogni  flirto  gentile 

A     M  O  N  T  E  ^.C  A  V  A  L  L  O. 

.    y  ,  ti 

LIETO  rpflf ,  e  felice,  oue  Katura 
Tra  Vopre  fue  merau/gliofe,  e  rare  , 
i.  che  rendon  uaga  ognhor  la  terra  ,  e*l  mare  , 

A  fi P^ff^  compiacque  cltra  misura  ; 

I   0  pregaci  ciel,  che  t  fiori,  e  la  ucrdura , 
Gl'arb iti  eleni,  e  l*altre  cofe  (are  , 
Et  da  caldere  dagiel  uoglta  guardare 
QuAft  fua  propria,  an\f  (ua  nohil  cura  , 

A  ^  cci}'  cl>e  in  tè  fot to     ì graì4e  pondo 

Deghhonor  dei  fuo  Re  ,  ch^un  nuou^  atlante 
Vnrer.Je  fanno  che Joflfnga'l  Mondo  , 

K  ifpiri  il  grande  Hijfpolito,  e  fra  tante  , 
tt  ^raui  iure  pafk  d  di  giocondo  , 
E  diletto  gli  d'itn  l*^nibre,,e  le  piante . 

NELLA 


V  r  N  T  O  .  9 
N  E   L  A    M  O  .EL  T  E  ;  -D  1^  P  A  P  A 

BE  N  h:t  rdgion  fe  fi  lamenta,  e*  dok , 
Delitto  da  noi  partir,  amma  chiara  : 
Et  [e  con  pioggia  di  lagrime  amara 
Sparge  ogni  cor  gentil  gridi,  e  parole , 
T  u  ,  quaft  un  maggio  di  lucente  Sole 

CJì  ogni  nebbia  àd  Cielo  apre^  e  rifibìara  , 
E  repente  procella  inuida,  au<tra  ' 
Velar  d*un  nembo  tempeflojh  fUole  t' 
F  ra  tante  nuhi^  ond*c  coperto  il  Mondo 
Lieto  appariyii,     ferenafli  intorno 
Tal,  che  tornaua  a  la  belle\^  antica , 
M  a  cruda  morte  a  tanto  ben  nemica 
Ber  tutte  por  noflre  fjjeran\e  infondo 
Co*/  chiuder  gl*occht  tuoi  et  tolfe  il  giorno  , 
E     L  \    M    O  K   T  E    D  I 
MONS.  THOLOMEI. 

a V  nST  O  per  calU  perielio  fo,  e  torto 
Gran  pelago  del  ^ondoy  horndo  ti  feno  , 
Et  (il  Sirti,  e  di  Scoile,  e  mojìri  p'eno 
Solcato  hai  già ,  Nocchter  faggio,  ^  accorto  • 
E  '/  cauo  pino  tuo  cantando  [corto  , 
Quafi  mono  Arion  ;  co*/  canto  meno 
Kendendo  irato  il  mar,  l^aere  ferenò 
Ancor  eh*o]curo  ,  al  defrato  porto  : 
H  or  l'onde,  e  i  uenn  nducrfì  hauendo  a  fcherno, 
Con  le  faccUe  del  tuo  honor*  ardentt^^ 
MoTlri  ad  altri  ilcamin,  che  far  conuienfì , 
E  co  i  ^an  Tofchi  tuoi  l*hore  dìfpenft 
In  fender gratie  al     fommo,  ^  eterno  , 
facendo  a  Charmonia gli  Angeli  intenti . 

A  y 


to  LIBRO 

-Perlo  medesimo. 

TANTE  CÌ^^udìo  uarcdte  terre,  e  Mari 
Solcati,  pien-di  fede,  e  di  dtfio 
Di  porr*fn  hhertade  il  tuo  natio 
Vaterno  mdo,  cifrati  amatile  cari , 
C  0  uenti  al  tuo  uoler  femore  contrari , 
Ver  erta  ma  di  de/ìm^umpio^  e  rio  , 
Hor  fei  lieto,  e  duolo  inan\i  a  Dio 
Sabto  in  del  fra  jyirti  elett:,  e  chiari  , 
O  uè  pregnndo  lui,  xhe  reg^e  il  tutto 
Amorgivui  a  la  patria,  e'n  parte  miti 
Al  fuo  CQÌlo  gentile  ti  giogo  duro , 
F  elice  te,  che  la  s-ti  uiut,  e  Jpiri , 
E  fen\a  più  temer  piomfo^  ofcuro 
Tempo,  raccogli  del  buon  ftme  fi  frutto» 

AL  BARCHETTO. 

aV  I  doue  da  legraui  atre  temfcTi'e 
Solca,  cjuaftnocchier  faggio,  &  accorf 
De  le  cure  del  Mondo  e^rre,  e  molejìe  , 
ìnuitto  Capitan  ritrarfi  in  porlo  ; 
^  t  co  dolci  penfier  folofra  quefte 
Ombre  quete,  €  foaui,  ire  a  diporto  , 
^t*ggfi'f>  t'^  de  l*onde  atre^^  infefìe 
Di  fpietata  fortuna  oltraggio,  e  torto  : 
f  icctolo  albergo  dt  fi  magano  Duce  , 
De  la  cui  GLria,  inefìniguthil  foco 
.  0«ci*  Hhow*  poggi  a  N?onor  ,  mojtra  ogni  H/a 
A  \  ittorie,  a  Trofei  già  farro  loco 
Ahi  mahirno  deTtino,  hor  ti  conduce 
Ad  ejjer  cafa  a  la  miferid  mìa . 


Q^V  I  N  T  O.  I  t 

AL     PRENCIPE  D*VRBiNO. 

TENERA  ^erga  de  Li  nobil  Pianta  , 
che  die  ciUo  a.  mort.ili  al  fecol  a  auro  ; 
Cui  orno  il  Tebro  un  tempOj  indi  ti  !}tUtaMro 
JLe  riue  e  l'onde  di  ricche7^(a  tanta  ; 
D  e  le  CHI  lodi  i  Ha  sii  e  grido  canta 
Cofe,  ihe  jìupir  fan  lo  bcita',  e7  Mauro 
Di  cut  L  tternita  nel  [no  thefauro 
Serba  memoria  ,  e  fe  ne  gloria  ^  uanta 
P  oggia  felice  al  Cielo  ;  e  t  tuoi  be  rami 
Carchi  dj  J^oghe  ecLelfe,e  dt  Trcphei 
Sian  de  llìonor  d' Italia  alto  foTiegno  : 
S  /  ch'ogni  cor  gentile  in  ogni  regno 
Dagli  ultimi  britanni  a  i  Nabathei , 
D^i'lQneTla  inuidia  pien,  t'honori^  ^  ami . 

KU   SIÙ.     DVCA  D'VRBINO. 

OD  I  doppio  uaUre  adorno^,  a  paro 
Di  quegli  inuitti,  e ghriofi  Augujìi 
che  ne  felici  fecoli  uetujìi 
Vi  mille  palme  altieri  trionfaro 
S  ono  al  bel  mio  da  Timauo  a  Varo 

Del  uoftro  nome  i  gran  termini  kugujli 
CheH  bianco  Scita  ,  egli  Ethiopi  adufti 
Di  meratìiglia  piengia  l inchinerò  : 
L  e Ipoglie  hofttli,  le  corone^  e  t  pregi , 

Ch'ornan  del  bel  Wietauro  ambe  le  Jpcndt 
•    De  mao-ni  AuoU  uoflri  eterno  honore , 
F  ien  qua  fi  a  lato  afrut  to  e  fiori,  e  fronde 
A  paragon  de  fatti  alti  0*  egregi 
'  Del  Hojìro  herotco ,  €  yalorofo  core . 

A  yf 


Il       L   I  6 ;:ri  \xyo 

A   L  A    D  V  CH  E  SS  A    D*T  R.B  INÓ. 

ODI"  càndido  lìohofjllu  The  efferfìUó^; 
D*t}ìfìn/ta  p'riidént  'ta  ,  e  dì  ualòre 
Donna  ben  de^na,  chtl  S\ondò  uhonore 
Con  marmi ,  acciari  ^  e  con  altare  ,  e  ternata 
I   nuolua  pur  il  tempo  irntàj  ^  'empio 
Ne  le  ruine  d^un  pèrhetuc  hnrrore- 
L^alte  mernorre  aliruì  coffuo  furore  ; 
E  «è  faccia  qualjMoìe  c  (lr  '.i:'io\  é  fcerh^io,' 
C  ììe^l'uojìro  nome  già  b  cto,  e^frcuy'o  '  ■' 
Viue  nel  2^rembo  di  colei yche  eterno     '  '  ^ 
Va  netciel  fuo  mài  grado  ogniLiiioro  ,  ] 
S   ì  che  con  Pali  ogn^hor purpuree,  e  d*or9 
andrà  Vittòria  per  q^trA  aere  furo  \  ' 
Che  non  turba  già  mai  pioggia  ne  uefito . 

PER.      O    S^I  G.     D  y^C  A;  a 

D  *  V  R  B  I  N  O  . 

DO  V  V.  da  PAppennin  fiendendogiua  , 
Coitorio  corno  al  ^^■are  ti  gran  hiUtauro^. 
Di  palme  altiero  più  che'l  Tago  d*auro  , 
Vra  i  bei  fmeraldi  de  la  uerde  nua  ; 
L  a  Gloria  cjuaft  un^angioletta  uiua 

Con  Vali  ticclìe,  al  par  d'ognt  Jhefauro  , 
Stanca  già  di  uolar  da  l'indo  ,  al  mauro 
hf  belle  labbia  m  cjuejìe  uoci  apriua  .  •. 

0  Duce  d^Qgnt  h^nnr  già  giunto  al  fegno  ; 
Di  Giuftttta  ,  e  prudenti  hojì elio  j acro  ; 
Ond%tiomo  al  hent  oprar  prende gU  efjempi 

1  0  qui  teco  m^Mjhdo  albergo  degno 

Et  <^l  tuo  nome  eterno  ergo,  e  confacro 
V  Suitue  ,  Obdijlhi,  Ard)t,  Colonna  e  Tem^i . 


Q^v  I  N  T  a.         t  j 

L  a  nahil  Quercia  ,  cÌ7exol  crine  adornha^ 
te  helle  fiag^i^  d'ombria  e  i  coUt  altieri 
Di  cut  tm  tti  Duci ,  e  Catsalieri 
Ogn'Iior  ftjianno  jpat'ando  a  Pomhfa 

D  /  noue  chiome  t  fuoi  gran  rami  ingombra 
Con  frutti ,  e  fior  di  gloria  e  d^honor  neri 
Ve  cjuat/parfì  ne  finn  tutti  t  fentieri  ; 
Ne  d*empw  indi  dejìmo  auraglt  fgomhrà 

Q^uindt  l*italta  a  primi  honori  a(j>ira  ; 
Quindi  attende  tlfauore  ;  onde  la  fregi 
Chiuncfue  fottoU  Sol  ragiona  o  Jpira  : 

O  gentil  pianta  ti  Ciel  tt  prtuilegt 

S/,  che  fen"^  temer y»*  orgoglio j  od  ira 
V  hònprinjemfre  \mferadori,e  Kegi  • 

A  L  P  À  e  N  G  I P  E  D  V  UBINO. 

NO  N  fparge  tanti  fiorZephiro,e  dori 
Allhor  che  L*Anno  è  uerdeggi antere  pregna 
Quando  de  prati  ha  ?rtmaaeratl  regno 
Et  con  le  gratie  dan^a-^e  cogli  amori 
uanti  dal  pargoletto  animo  fuori 
Spargete  di  ualor  lumi,  €\d' ingegno  ; 
Chè  fj>eme  al  Mondo  dati  dt  frutto  degno 
Onde  auerra  cì}*ogn*huóm  fempre  u  honori  : 
nella  accolla  nirtn  ,  ch^ancor  nafconde 
Vornhra  de  teneri  anni  a  poco  a  poco 
Tradurrà  fattnllujìri,  opre  leggiadre 
S  i  che  de  uoftn  honor  ^fggio  ogni  loco 
Adorno,che*l  Qiel  copra ,0*1  Mar  circondi 
Vi  che  altieri  n^andtanglt  Kuolt^nH  Tadn  • 


A  L'  A  R  M  E  R  I  A    D  E  L    S  I  G. 
DVCA  d*vRbino. 

OT  E  s  T  I  M  o  N  I  o  degli  antichi  honori 
Ui  tanti  inuitti  Duci  e  Semidei  ; 
che  da  i  lidi  d'HeJperia,  a  i  ìSlabathei 
Vo fero  freno  a  Reg/,  a  Imperadori 
A  Ihergofien  di  Trionfanti  allori  ; 
Di  ifoglie  eccelje  altiero,  e  di  trofei 
Ch*ornarjano  quant^anhi ^  e  Maufolei 
l-lebhe  l'antica  Koma  a  i  di  migliori  : 
C  afa  dcue  dijpiega  ognhor  la  Gloria         ■  * 
E  corone^  e  triomph',  e  pompe y  e  pregi  5 
Oli  han  Carmi.npoTlo  ogni  jpiendore  : 
1  n  te  s\tj?ide  il  gloriofo  honore  ; 

in  te  ilfezz'o  nutT<TÌore  ha  la  Vittoria  , 
Ne  Xaliroue  albergar  par  ches*appregi  \ 
AL     SIC.    DVCA  D*VRBIN0. 

LV  N  G  O  l*altiere  ^  honorate  fltonde  , 
,  Done  il  M^r  d^ Adria  ne  l*ondofo  feno 
Acccghe  de  Vlfauro  il  corno  pieno 
Di  ricche  arene,  di  crijlallt,  e  d*onde  ; 
P  ruteo  Mnrin  non  di  wli  alghe  immonde 
kdurno:ilcrnì\  ma  di  coralli  ;  il  freno 
}  oTh  a  l\iCcjHe  loquaci ,  e  al  Ciel  fereno 
\'.o't  :-,  dande  H furor  Gione  V infonde 
1  ncomm  nuo  a  cantare,  0  primo ^  efolo 
Dei  gemino  ttakr  fvìiegno,  0  duce 
A  Cith/ inchinerà  l'oxajo  e  l^orto  : 
P  sr  te  i^honor  de  l'armi  ho^gi  riluce  ; 
Ver  te  l'alte  uirtù  uanno  a  diporto  , 
'l&folq  in  terra  io  remtifQo^  ccqIo* 


Q^V  I  N  T  O 
D  E  L    G  A  L  L  O. 

Y  r  O  R  sterga  VAppennim  infinal  Oelo  , 
xi  Di  cui  gli  ceda  Atlante  tlgrauepefi>: 

Gli  inchmt  olimpo  il  capo  non  ojfefo 
Da  nube,  o  pioggia,  ne  da  yento,  ogiek  i 

V  erde  lauro  dtuenga  ogni  fuoftelo  , 
Vojcia  che  del  maggior  figliuolo  ha  intefo 
Le  piene  lodi,  de  le  quali  accefo 
hajcia  Apollo  ?arnafo,  e  lafcia  velo  : 

E  intorno  al  fonte  del  Metauro  accolto 
Tra  le  forelle  canta.  Aqual?oeta 
Dono  io  la  mia  corona,  e'/ plettro  d* oro  ? 
G  €n  Tiil  ch'ogni  altro  auan\a  altiero,  e  colt9 
Corfe  [Bernardo  a  l'honorata  meta  : 
Di  lui  tal  pregio  èfol  rij^onde  il  Coro . 
RISPOSTA     AL  SONETTO  DI 
IVI.  ANTONIO  GALLO. 

SV  gli  homert  portar  potrà  del  Cielo  , 
Quafi nouello  Aliante  tlgraue  pefo  , 
SenXa  fenttrfi  dt  fiancht^^  °ff'^fi>  » 
E  far  immobil  l'aura;  e  caldo  il  gelo  ; 
F  iorir  far  unga  rofa  in  [ecco  Jìelo , 

E  parlar  huom;  che  mai  non  habhia  intefii 
Di  duro  e  freddo  ghiaccio,  un  foco  accefò  , 
E  col  canto  auan\are  ti  Dio  di  De/o  , 
Q^ual  di  ?arnafo  nel  bel  giogo  accolto 
Potrà  cantare  ,  alti  fimo  Poeta  , 
Gli  honor  dt  Guido  Vbaldo  al  plettro  d*or$: 
A  Itro  ftil più  del  mio  leggiadro,  e  colto 
Gallo  file  d*  uopo*,  e  non  andrà  a  la  meta 
benché Jta  honor  de  ì*h{olìimo  Qoro  • 


tS  L    I    B    R  O 

Gallo,  5*ohru  il  douer  forfè ^  hi  mena 
Mia  uentura,  l'amor  che  tt>ganna  Jpe/Jh 
Occhio  ben  [ano  ,  onde  m*hauete  me/Jo 
\n  f>.^rte  ,  uHmto  penfier  ui giunge  apem  ; 

L  a  ragion  che  l*amor  fouente  aj^renn  ; 
£*/  lume  duuiun  da  le  n^bi  oppreffò  , 
Conofier  ui  farà  l'errore  e'J)reffò  ; 
M  t  di  perdo n  più  degno ^  che  di  pena  : 

G  entile\l^ay  ui  mófje  sfarmi  ir  more  ; 
E  dir  dt  me  ,  do  che  dt  uoi  pojs'io 
Congtudtcìo  migliore  al  Mondo  dire  ; 

B  en  degno  adunque  fiuy  ch'andito  uhonore  , 
Non  quanto  è  l  merto  uofìro,  e'i  mio  defire  ; 
che  tant'alto  non  f^gg'^  ilualor  mio  • 


L  *  A  t  T  o  ualor  ,  che  come  un  Sole  ardente^ 
hllhor  che  pqrta  ti  dt  lieto  e  o^tocondo  , 
Tutto  rallegra y  e  rafjerena  il  Mondo  , 
¥tfa  de  juo  he  raijìupir  la  gente  ; 

G  aRo  dehuo  Signor  ;  dt  più  poffente 
isomero  affai  del  mio  è  degno  pondo  ; 
che  fra  tante  fue  lodi  io  mt  confondo  , 
Sì  gran  copia  dt  lor  mt  flh  predente  : 

E  t  fo  come  talhor  'vergine  fuole  ; 

Che  in  unga  rma,  e  di  be  fior  depinta  ; 
^itéfft  a  l'aureo  crin  corona  lieta  5 

C  he  quel  che  dianzi  colfe,  hora  non  uuole 
Ne  mai  $\tppagd  ,  0  d'un  uoler  s'acqueta  ; 
D4  uagbe\^  magnar  fempre  foj^nta . 

AL 


V  I  N  T  O  .  17 

AL  DVC  A  D*VRBINO. 


LARGO  campo  di  gloria ,  il  uoTiro  honon 
Inutttifìmo  D«ce  ,  /?4  gin  trafior/o  }  . 
Ren'he  di  reo  dejìmo  un  duro  mar  fa 
Uahbia  impedito  ti  uofiro  alto  ualore  : 
H  or  agutfa  dt  Sol ,  cìyul^aiofuore  , 
Dei  M4r  ,  (front t  dtfl.nert  a  tutto  corfi  ; 
A  cut  danno  ombre  ojcure^  e  neibtt  il  dorfo  . 
Tocca  la  meta  :  e  JpreiC^a  il  fuo  furore  : 
T  ai  ch*io  ue^gio  giA  ti  tempo  ira^Of  ffnfioi 
Ch*o(^ni  co/amor  tal  confttma,  e  trita 
Qualyinto  al ymcitor  dargli  U  mano  : 
E  t  preparar  per  la  feconda  liita 
A  lui,  Veternita  di  propria  matto 
Vn  feggio  d*oro  in  me^o  al  fuogran  temph  « 

PER    LO  MEDESIMO. 

PORTI,  ìnclito  Stgnor  i  lieta ,  e  ridente^ 
Di  gigli  inghirlandata ,  e  di  ligufiri  , 
j     V Aurora  a  uot  cent* anni,  e  cento  lujìri  , 

QueTio  felice  di  da  l*oriente  : 
I T  al  che  fjyatto  maggiore  habbia  Pardenti 
I     Vosìra  'ytrtute^  d^  far  fatti  lUuflri  : 
I     Onde  il  >Aondo  s'honort  ;  onde  s*iUujlri.  ; 

Mt  gli  finn  fempre  Cjuafi  un  Sol  itafc^nte  • 
I  T  empo  a  tanto  ualor  breue  el  prefcritto 
A  quefla  uita  humana  :  o  fe pur  tale 
\el  prejcriue/]e  ti  del  :  dare/le  al  Monda 
L  e7ge  con  la  prudcntta  >  e  con  l\nunto 
Ferro  ucctdrejìe  t  mofiri   c  fora  ti  pondQ 
^cgno  dt  api ,  cih  non  peggio  altro  ugualjt  • 


i8  LIBRO 


AL  SIGNOR    DVCA  D'VEIBINO 
I  L    B  V  O  N*  A  N  N  O  . 

APRAVI  Guno  con  le  chiatii  d*oro 
Da  le  porte  del  Cieby  il  pi tt  giocondo 
Anno  ,  e  felice  ;  che  mai  uide  //  Mondo  , 
Da  cJ?e  del  Sci  fecondi  i  raggi  foro  ; 
P  ortitii  del fuo  ricco,  e  bel  theforo 

Vhppenntn  carco  ti  fen  ;  e  del  fuo  fondo 
Valte,  1^  nari  e  riccbe^^e  il  M.ir  prcfond» 
^  Ne  turbi  l'aere  mflro  Aujìro,  ne  Coro  , 
E  t  e  ragion,  eh' a  Prenci pe  ftgiuflo  ; 
d}  fante  uirtuti  adorno,  e  chiaro  , 
Quant'ha  far  Gnido  in  ogni  lieta  fionda  , 
D  egno  di  tutto  il  Mondo  ejjèr  Augujlo  ; 
.  Et  ca  /  più  iìlujlri  Heroi  di /lare  a  paro  ; 
Donin  fauore  ti  C/e/,  la  Terra,  e  l*Onda . 
AL  MEDESIMO. 

BEN  può  Veccelfa ,  imperiofa  fronte 
Cinger  fi  i*Appennin  di  gemme ,  e  d^auro  ; 
Var^tique. piante  ornar  del  fuo  thefauro  ; 
E^  di  fmeraldi  ogni  riua,  ogni  fonte  : 
E  t  foura  il  giogo  del  fuo  facro  monte , 
A  cui  china  la  tejla  iluecchio  Mauro , 
Dar  legge  al  Mondo  ;  e  far  correr  l*lfaur0 
Con  l'onde  più  d'ogni  altro  altiere ^  e  conte  : 
P  ci  che  la  Gloria  aljuo  figlici  pia  chiaro 
Dat'ha  d'ogyn  ualore  i  maggior  pregi  ; 
E^  de  più  rari  honor  Li  palma  prima  ; 
E  t  già  ì*  èternìt ate  in  duro  acciaro 

Scolto  il  fuo  nome,  del  gran  tempio  in  cimA 
Vha polio  foura  Imper udori ,  e  ?^egi . 


Q.  V  1  N  T  O.        1  9O 
0  U  L    SIC.    D  V  C  A    D*  V  R  B  ì  N  . 

NO  N  ha  cotanti  fiori  un  campo  aprico  ; 
O»*  è  il  Sol  più  benigno,  e  più  temprato  ^ 
Alìhor  che  ride  ogni  rtua ,  ogni  prato  , 
bagnati  da  Vhumor  di  Cielo  amico  : 
N  e  d^ aprii  tante  [rondi  ha  il  hofco  antico 
D*  Ida  ,  da  gli  firittor  cofi lodato  ; 
D/  quante  uìrtu  ttoi  Vanimo  ornato 
InuittQ  Prence',  e  poco  è  quel,  ch^io  dico  : 
Q  ual  dunque  fia  ahifìmo  Voeta , 

che  pinga  il  uoftro  honor  pur  col  penjìero , 
No»  che  in  carte  lo  Jpieghi ,  od  in  parole  ? 
C  orra  pur  quanto  uuolprefto,  e  leggero  , 
che  maifempre  lontan  uedrà  la  meta  : 
ch'occhio  mortai  non  può  fi  fare  il  Sole . 

AL    SIG.  GIROLAMO 
DAtAROVERE. 

O G -E  il  T  Ih  ramo  de  la  Quercia  antica 
eh' ancor  uerdeggia  al  cielfi-ondofa^ e  bella  , 
Con  gran  fauor  d'ogni  benigna  fiella 
Ch'ogn'hor  l'è  fiata,  e  le  fia  fempre  amica  : 
H  or,  che  fortuna  a  la  uertU  nemica  ; 
A  /  buoni  auuerfa,  m*ange,e  mt  flagella 
Si;  ch'io  fon  qmfìfragil  nauicella  , 
C/;e  tempeflojo  mar  fcuote,     implica  : 
V  n*aura  dolce  di  fauor,  m'impetra 

Da  tutta  Donna,  ch'io  canto,  e  celebro  , 
Che  mi  fofpinga  da  tempefia,  in  porto  5 
'    C  h'à  lei  con/acro  qucTia  nohil  cetra  , 

litui  fuon  ,forJe  da  la  Tana,  a  l'f  bro 
fia  amor  uditu,  e  da  l'occajò,  a  L^vrto . 


10  L    I    B    R  O 

.  N  E    L  A     M  O  R.  T  E  DEL 
SIG    LVIGI  ALAMANNI. 

aV  À  L  fuole  auaro  feregrin^  che  unita 
Ha.  molta  merce  da  Caucafo  a  ih  ile  , 
Che  poi  ritorna  ne  feta  fenile 
Kìc:q  li  U  (uamagicn  cara,  e  gradita  ; 
G  M  !eì  tornutn  al  ael  d'honor  tiejìita  , 
Donde  nuda  partijìij  hlmagmtiU  , 
Che  preponeftì  come  a  cófa  mie 
ha  liberta  de  la  patria  a  la  uita . 
H  or  co  I  gran  lofcht  tuoi  del  tuo  ritorna 
Lteti;  ti  godi  y  e^on  la  cetra  in  mano 
Canti  del  sommo  Dio  la  gloria  immenfa , 
Q  ua  giù  lafiiata  quafi fiamma  accenfa 
Dt  fuoco  tUuJlrey  eh* arda  notte,  &  giorno  , 
Memoria  del  tuo  nome  alto,  e  fourano . 
A  L    C  H  a  1  S  T  I  A  N  1  S  S  I  M  O 
Redi  frangia. 

IN  V I  T  T I  s  s  I  M  o  R^,  ye  uento  irato 
Di  reo  defiin,co*l  fuo  crudele  orgoglio 
Rofio  ha  il  mio  legno  a  cofi  duro  fcoglitf  , 
E  le  mie  merci  a  tonda  in  preda  dato ^ 
$  I,  che  d*ogni  mio  hauer  nudo,  e  priuato 
In  cima  ad  hermo  fajfo  in  uan  mi  doglio  % 
Ntf  truouo  huom  ,  eh* a  pietà  del  mio  cordoglio 
Mojfo  ,  m* adduca  al  porto  defiuto  ; 
P  unga  il  reale,  e  genero  fio  cuore  , 
CorLefe  a  i  buoni,  a  poueri  fosìegno  , 
Gtufia  p'eta  de  la  miferiu  mia  . 
V  aghumi  m  ue.e  di  nocchiero,  e  legno 
La  larga  man  del  uofiro  alto  f^uore  , 
A  di  man  tarmi  a  la  fortuna  ria. 


d  V  1  N  TO.  2f 
A   LA   C  H  R  I  S  T  I  A  N  i  S  S  I  M  A 

R  E  G  ì  N:  A  v 

OS  P  L  E  N  D  O  R  uiuo  de  gli  (tntithi  f>regii 
che  fero  un  tempo  andar  l'Italia  bella  , 
Hor  di  rea  petite y  tfìem  ìmmde  ameila  ^ 
Di  p:u  corone  altiera,  e  dt  f  iu  fregi  ; 
M  oglte  del  maggior      di  tutù  t  Regi^ 
Del  CUI  ualore  agui/a  dt  faiella  • 
Sotto  a  del  fcurOy  4  f>nuo  d^ogm  s4tllìt  ,  ^ 
Lticon  le  lodi^  e  tfattt  aht^  ^  egreni^i  ; 
A  uoi  wi  Holga  ,  a  uoi  ,  ch^altroife  m  raggia  ^ 
Non  ueggio  di  pteia*:  uoi  fido  fedito  ' 
Dati  al  mio  legno  difarmato  ana  : 
N  on  confent ite  in  cjue/ìo  tj^/lio  indegno 
che  de  la  pouenà  l'tray  e  ^ oltraggio  - 
Mi  tenga  m  utle^  e  fi  noio/a  una  . 
A  L  CARDINALE 
DI  LORENA, 
y-x  D  I  famofi  Kegt  indita,  ^(t-a 
Prole,  dt  (cettri,  e  Ai  corone  degno  , 
La  CUI  uirtù-  u*i»al:^  a  più  gran  fegno  , 
Chel  sague  illufìre^ond'huom  taPhor  fiejjàlta, 
N  on  jxtnge  oro  cofi ,  quaVhura  fmalta 
Vaghe:(\a  di  colon  alcun  di  fegno  ; 
Ne  to/7  i herbe,  oue  ha  Ciprigna  il  reo^no  ^  ' 
Natia  helle\X^  di  htacinthi,  o  cali  ha  ; 
C  omegraue  prude n'^^a  orna,  e  colora , 
E/enil fenno  ii  hcli* animo  uoflro , 
Et  conjìantia,  e  fonema  il  real  core . 
t  *hauer  ti  biondo  crin  coperto  d*Osìro 
E7  men  pregiato,  e  minor  uoHro  honore, 
Ql^ecor.nawa^ioni^aJJ^ettaatKhora.  ' 


»  >  I    B    R  O 

AL  CONTESTABILE. 


OF I D  o  Acate  delpfetofi  H  E  R  R  i  g  o  ; 
Del  magnanimo  Re,  che  co*l prudente 
Saldo  conftglto,  e  con  la  faggi  a  mente 
Vincete  ogni  deflino  empio y  e  nemico , 
G  ui  lungo  titidio,  e  Ciel  largo,  g  amico 
Diede  tante  uirtt^ ,  quanti  il  nafcente 
Sol,  quaVhor  Vanno  è  più  uago,  e  ridente 
Vede  bei  fori  in  lieto  campo  aprico  ; 
V  agitami  ilfauor  uofìro  a  dar  rtTioro 
A  quefl'antmo  afflìtto,  in  cui  Vortuna 
Tutti  de  Pira  fuagli  flralt  auuenta  ; 
S  i         dì  chiaro,  ^  a  la  notte  bruna 
Il  uoflro  honor  da  la  mia  cetra  fenta 
chiunque  alberga  fra  l  mar  indo  ,  e*l  Moro, 

D  V  N  CLV  E  Morte  crudel,  fjjìetata  Morte 
Vfata  a  depredar  fempre  ti  migliore  ; 
E  da  tronchi  più  belli  a  corre  ti  fiore 
?rima  che  la  fìagion  il  frutto  porte , 

S  ommerfo,  ahi  fiero  cafo,  ahi  dura  forte , 
Hai  con  tinuida  man  tanto  ualore  ; 
E  Jpento  per  comun  noftro  dolore 
Vn*  tìuom  ft  figgfOy  un  Qaualier  fi  forte  : 

E  eco  ch'Ombria  ne  piagne;  e  i  colli  intorno  , 
Chauean  le  chiome  pria  di  gemme,  e  d'auro 
Negro  manto  ^  ofcur  itela  ,  e  circonda  ; 

C  inta  la  fronte  di  cuprefj'o  il  corno 

Vorta  d*ogn*honor  nudo  al  mar  Vlfauro  ; 
Et  fmnan  d* Adria  Antonio  il  lido,  e  Vonda  • 


Q^V  I  N  T  O.       *  13 

>  O  S  C  I  A  che  lieto ^  onde  fcendefl'iy  ornato 
Di  tutti  i  beni  di  quel  janlo  ^egno  ; 
che  tifecer  qua  giù  felice ^  e  degno 
Di  quanti  dona  honori  il  Mondo  ingrato  , 

\  pitto  gentile  al  Oel  fei  ritornato , 
Chequafì Jlrali  huuean  frefo  per  fegno 
I  tuoi  fanti  penJJertj  hauendo  a  sdegno 
Tutti  i  dilet  ti  de  l'hurriauo  fiato , 

F  ra  il  tuo  tanto  gioir,  che  fempre  ahonda  % 
Sempre  fifa  maggior  ;  come  fuol  rio 
Qual  hot  gli  accrefie  Ltrga  pioggia  Inonda 

M  ira  talhor  ne  chiari  occhi  di  Dio 

Qualgraue  j  acerbo  duolper  te  circonda 
1/ faggio  cor  del  tuo  Signore,  e  mio  • 


M  E  N  T  R  E  /vi  l*a!me  più  gradite  a  Dio  ; 
'    La  cui  glori  t  qua  giù  luce,  e  rifpiendt 

Si  come  face  j  che  nuli*  aura  offende  ; 

ì^e  fiera  rabbia  di  tempo  ajpro,  e  rio  , 
Is  pirtp  illufire  ti J}atìj,  ^  in  oblio 

Qucll*a  che  più  uilcura  ìmmnna  attende 

Vofio  ;  negh  occhi  di  chi  tutto  intende 

?afci  di  nobil  efca  il  tuo  de  fio  ; 
G  raue,  empio  duci  per  te  nel  core  inuitto 
i  ■  Del  tuo  faggio  Signor  fa  cruda  guerra 
I    Con  la  raggi on ,  che  mai  non  l'abbandona  ; 
E  t  ècofi fpietato  il  lor  conflitto  ; 

che  Inombri  a,  e  PAppennm  tutto  ne  fuona  ; 

Ne  ancor  fio  qual  dt  loro  andrà  per  terra  .j 


2  4  L    I    B  O 

AL    CAPITANO  PAOL 
CASALE. 

CASALE  ì?onor  de  le  telflnee  riut , 
che  con  fi preflo  pie  corri  a  la  meta , 
Oue  col  tuo  Signor  febee,  e  lieta 
Schiera^  t^afpetta,  otte  ad  ogtihor  fi  uiue  ; 
P  oi  che  fei grato  a  le  forelle  dttte  , 
Del  caro  amico  tuo  uincati  pietà  ; 

col  tuo  canto  la  tempefla  acqueta 
Del /ito  dolor ,  onde  a  buon  porto  arriue: 
(  M  ffero  )  quando  il  Sole  efce  da  l'orto  ; 
Quando  ne  laonde  cela  i  raggi,  eH  mito 
Come  doglio/a  ,  e  pura  Kcndmella , 
C  •  ui  hahhta  un  ?aflorelLo  i figli  tolto  , 

chiama  Jpietato  ti  Ctel,  cruda  ognifieUa , 
C*habbiano  ilfrateljuo  fommerfi),  e  morto 

A   M.  ANTONMO  GALLO 

GALLO,  cui  ?ebo  aiti  concetti  infpira , 
che  quafi  nouo  Orfeo  col  canto  intenti , 
E  manfuetifat  Ti-iri ,  e  Serpenti  ; 
E  qual  belua  più  fia  crudele ,  e  dira  ; 
A  che  più  tardi  homai  prendi  la  lira  j 
E  con  foaui ,  ^  honorati  accenti 
Acqueta  la  tempefla,  e  i  fieri  uenti  ; 
E  togli  al  lur  furor  l*orgog!io  ,  c  l^ira  ; 
L  a  tempefla  del  duol,  che  d*hora  in  hora 
Inatì^  il  flutto  ondo fo,  €*l  lido  frange 
Ne/  cuor  dd  tuo  Signor  cortefe,  e  pio 
C  he  non  pianfe  Memnon  tanto  l* Aurora 
Quunt*egli  Antonio  fuo  fi  (pira,  e  piange 
Che  morto  m  terra,  hor  mue  a  i  pie  di  Dio . 

SIGNOR. 


>  I  G  N  O  R  l*utio  t'  ueleno  i^-/pro,  e  mcrtale 
Ch^attojtcit,  ^  uccide  ogni  egra  mente  , 
E  col  penfier  k  moflra  ogn^hoic  prefeìUe 
La  taghn  del  fuo  acerbo,  e  grane  male  : 

L  a  fohtudtn  m^idre  è  nattnale 

De  le  cure  rnohfle  ;  ondtH pu7tgcnte 
Vuol crefie  tanto,  che  dapoi  joucn! e 
Vruden^a  humana  a  fuptrar  m*l  itale  : 

P  ero  fuggite  d'odo fo  ,  e  filo 

Star  tn  parte  remota  ;  onde  rejptri 
Sotto  a  fi  gran  dolor  l'afflitto  core  : 

E  t  col flagel  del  ttoftro  alto  ualore 
Cacciate  de penfter  l*armato  fiuolo  ; 
Solo  cagion  de  uojlri  empi  martiri . 


Troppo  (  con  uoflro  danno  )  alto  Signore 
VLomai  è  Unga  la  crudel  conte/a  ; 
che  con  tra  il  fenfo  la  ragione  hapreft 
É*/  campo  de  la  pugna^  e  l  mflro  core  : 

E  t  s*anchor  dura  ;  queljìa  vincitore 
Et  qtiefta  uinta ,  con  gran  uoftra  ojfefh  % 
E  n*auerra  ,  che  de  la  dura  impre/a 
Voi  n^haurete  l'infamia  ,  egli  l'honore . 

S  orga  quella  uirtute  in  uoi  [l forte  ; 
che  Jpeffè  ttolte  l'ha  domato,  e  wnto  ; 
Ef  dt  fortuna  rea  rotto  ogni  orgoglio  : 

N  on  fopportate  ch*ei  ne  meni  a  morte 

Con  uoflro  egraue  altrui  danno,  e  cordogli» 

.  1/ pregio,  onde   andate  ornato^  €  cinto . 


i(f  L    I    R    R  O 

O  Figlia  dd  [giacer  uaga^  e  gent  ile  ; 
Sen^  cui  niiìla  qui  fora  giocondo  \ 
Ha  mejloy  e  priuo  d*  ogni  gioia  ti  mondo  ,* 
Com*anno  fenica  frJ aggio ,  e  fen^  aprile  : 
uejla  Ghirlanda  a  lato  a  cut  fia  mie 
No»  pur  ciò  ch*orna  campo  almOf  e  fecondo  ; 
Ma  cjuanto  in  feno  cela  ti  mar  profondo 
Ti  dona  Batto  fofpirofoy  e  httmile  ; 

A  ccio  che  ti  gran  ?ajìor,  cui  i  colli  altieri 

Ombria j  ferhano  Imberbe ,  i  fiorii  e  Vomire  j 
\  fonti  l*A ppennin,  Metauro  il  corno , 

R.  ttorni  allegro  ;  e  dal  cuor  faggio  fgomhrg 
ha  fchiera  de  noiofi ,  atri  pen/ìeri , 
che  turhatpQ  il  fuo  lieto,  e  chiaro  giorno . 


Cento  yergini  iUufìri,  ^  altrettanti 
Cdjli  fanciulli  in  beta  fchtera  accolti , 
Cogli  aurei  crin  [otto  a  ghirlande  auolti 
Di  caltha,  di  narcij?i,  e  d*amaranthi , 

C  acciati già  ifoJpiri,afciut ti  i  pianti  i 
Onde  pur  dianzi  hauean  rigati  t  uolti 
Cogli  occhi  pien  di  gratia  al  del  r molti 
Vaere  empiean  di  dilettofi  canti  \ 

E  t  dan'^ndodiceanjJJaqfdc/lo  giorno 
O  Letitia  a  te  facro  eternamenie  ; 
A  cui  s^erghano  altari ,  e Jìatue,  e  tempi  ; 

P  oi  ch*hai  fgomhri  dal  core  i  dolor*empi 
Oel^ignor  nofìro,  e  da  la  (agz^ia  mente  ; 
E  (^iLrfoqu^Jlo  Citi  di  gioia  intorno . 


V  I  N  T  O .  t  r 

S  V  L  ^ìo^o  de  r^h'/siitìo  Appeììnmo 

Cui  rendf.  hon&re  olmpo  ,  e*/  ue^chin  }A4iUT^\ 
La  ne  di  glorici  altiero  ti  gr.m  MeUiur» 
bugna    piaggie     l'antna  Vrbino  , 

D  i  pario  marmo  trafparente,  t  firn 
D/  fiori  adorno,  dt  fioltura,  c  d*a'Hro  ; 
Ktcco  dentro  digtmmt,  e  di  theftiuro 
Vmul\x  un  tempio  ^Ombria  al  eie!  nkin» , 

O  hiUa  Dea  ;  poi  chat  l'egre,  e  m&Ufte 
Cure  mordaci,  iIk  ferpeano  il  core 
Delfuo  iìiuitto  Signor  cacciats,e  fgctnbrt: 

E  t  lieta  fctcra  le  uerdt  herbe,  l*ombre 
Prefiche,  e  t  bet fiori;  onde  i [noi  colli  uejìt 
Al  tuo  bel  nome,  al  tuo  perpetuo  honore . 

A  LA  S.  DVCHESSA   D' V  R  B  I  N  O. 

SI  come  face,  anchor  che  chiara,  e  ardente  : 
Non  può  dar  lume  al  Sol;  ma  mentre  ei  Jpl^de 
E  uaUi ,  e  poggi  di  uaghe\\a  accende , 
Taicn  le  Ittci/ue  fmarrite  ,  e J}>ente  5 
C  ojì  ftile  non  può  d*humana  mente , 
Se  ben  fuafama  in  ognt  parte  fìende 
Var  uoflra  gloria  eterna  ;  an:q  egli pfemdt 
Vita  da  lei,  che  dura  eternamente  : 
S  ^a  lodar  dùnque  il  unfiro  nome  chiaro 
Mi /prona,  tlfu/ì  re  Donna  il  uoler  mÌ9 
Vago  con  Pah  fue  d*al^armi  a  uolo  ; 
D  onate,  ricca  a  cofi  bel  defilo 

E  penne ,  e  uanni,  ond*io  m*<lXi  di  paro  ; 
Et  ricerchi  con  ini  quefio,  e  quel  poU . 

B  /; 


i8  L     I    B    R.  O 


K    L  A    M  E  D  H  S  I  S  M  A. 

FP  R  S  E  Donna  reale  hauete  a  sdegno  , 
che  di  nei  canti  hàffl  jìdey  o  ferma  ; 
G';e  non  ha  penne  per  t'fggt:ire  ai  fegno 
Doue  à  bel  udì  il  uoflro  pregio  arrnta  : 
D  egrta  dei  f^cro^  e  fi  felice  ^^g^gno  , 
D/  cui  lagloi  /a,  come  ardente  ,  e  ulna 
Tiamma,  ancor  luce;  che  canto  lo  sdegno 
DcLgranffghuol  de  la  marina  Dìua  : 
S  *io  non  m*inai\o  al  uoflro  merlo  uguale 
Cigno  gentil-,  m  n  difprewate  almeno 
"La  uoglia,  d^honurarui  ardita,     uaga  : 
N  on  sdegna  il  He  del  del  llionor  mortale  ; 
Ne  d^humile  hahitar ,  tempia  terreno  ; 
che  del  fioler ,  ncn  del  poter  s^appaga  • 

A    LA  MEDESSIMA. 

SPIEGO  talhcr  per  le  uefligia  l'ali , 
che  lafcia  imprefìe  t  alt  a  gloria  uoflra  j 
lAentre  fen  ita  per  la  terrena  chwfìra 
Con  piume  d*or,  fen'^alcun*ahra  uguale  ; 
M  4*/  cieco  ingegno  a  lei  figuir  non  uale  , 
Se  bene  ouunque  pajfa  imperla  ,  e  tncjìra 
Che'lgran  Jplendor,  che  fuor  di  leifimcfìra 
Abbagliala  fua  uifla  inferma,  e  frale  : 
O  nde  fa  come  quei,  ch*affifa  il  Sole  ; 
che  gli  occhi  abbajfa  lagrime  fi  in  terra  ; 
Et  dtlfuo  troppo  ardir  fi  lagna ,  e  duole  ; 
E  tfe pur  uuol  feguir;  uaneggia,  O'  ^t'ra  ; 
Et  per  altro  fentier  ua,  come  fuole 
Incauto  peregrino  in Jìrana  terra . 


V  I  N  T  O.  19 


A    LA  MEDESSIMA. 

VOLGETE  gli  occhi  a  tanta  meraaiglia 
Spirti,  cW ardete  di  tiohil  dcfìo 
Vi  trouar guida,  che  ui  fcorga  a  Dio  , 
A  cfuejìa  fol  di  luì  fattura,  e  figha  : 
C  h*altro  uedrete,  che  due  nere  ciglia 
Due  gote  pinte  di  roffor  natio  i 
Duo  lumi  uaghij  che  porre  in  oblio 
Vanno  tutt^altrc,  o  bocca  una  uermigìia: 
P  orta  cofiei  négh  occhi  un  fanto  amore  ; 
Ne  la  fronte  honeftà  candida,  e  pura  ; 
Vruden\n  in  grembo,  e  le  compagne  a  i  lati  : 
Qjiejìa  è  beltà,  non  come  rofa,  o  fore,       ■  " 
che  colta  langue;  ma  in  eterno  dura  5 
Seguite  hi,  che  uifarà  beati . 

A    LA  MEDESSIMA. 

SE  G  V I  T  fi  alme  gentillillujlre  gloria, 
che  con  uagheT^a  non  più  wfta,  intorno 
Apre  al  Mondo  felice,  e  lieto  giorno , 
Di  que/ìa  Dea  terrena,  alta  VITTORIA 
S  e  uolete  di  uoi  lafciar  memoria  , 

che  non  tema  del  tempo  ira,  ne  [corno  ; 
^t  fta  [oggetto  in  ogni  parte,  adorno 
Di  colti  uerfj-,  e  di  purgata  hijìoria  ; 
C  ì/ella  ui  mcijlrerà,  fidata  duce , 
che  fa  tutte  le  uie  da  gir  al  Cielo 
Qual  fa  la  più  [pedita,  e  più  [ecura  ; 
.V  I  leuara  da  gli  occhi  il  fcfco  uelo 

D^ogni  humano  di  fio,  d'ogni  utl  cura  : 
E  condurrà  doùe  il  gran  Sol  riluce , 
fi 


3  «  LIBRO 

A     LA  MEDESIMA. 


L E  piramidi ^  gh  archi ,  /  mau/òki 
Le  mete,  i  cerchi^  e  Maitre  tante  rare 
Opre  di  mar  tei  dotto^  eccelfe,  e  cìiiart^ 
Ch'aito  l*antica  ìf^oma  a  i  Semidei , 
L  e  colonne  diglorte^  e  dt  trofei 

Superhcy  ^  piene  ;  che  doue^tn  fj>r exrare 
Ve  l*empfo  depm  l'tra,  e  pugna  fare 
Sempre  fera  cogU'anni  tnutdi^  e  rei 
S  on  gta  cadute  :  e  con  eterno  i>orrort 
Vetà  Cinuolue  ne  le  fne  mine  ; 
Ch'ogni  co/a  mortai  rompe,  e  disface  : 
S  oh  iHufìre  V  I  T  T  o  R  i  A  //  uoftro  honon 
Splenda  a,  chiara,  itiefìinguthtlface  ; 
M  Qntre  cadran  dal  Qtel  nem^  e  pruine  « 

A    LA  MEDESIMA. 

OV  IV  cÌh  helgiardin  di  fiori,  e  d^herba 
Q^alhor  la  uerde  terra  imperla,  e  indora 
Con  le  richel^e  fue  Vauonio  ,  e  Vlora , 
,  De  le  doti  del  del  ricca ^  e  fnperba 
D  (  nna  reale,  a  cui  la  Gloria  /erba 

Vregtp  a  ualore  human  non  dato  ancora  | 
che  fi  d  fender  a  dal  tempo  ogn*hora 
Vredace,  ^  empio-,  e  da  la  morte  acerba  : 
C  ome  adunqfte  potrò  con  legno  frale  , 
O  merauiglta  de  le  cofe  belle , 
Solcar  le  mfirt  honort  ti  mar  profondo  , 
S  e  le  piuricche,  e  grat'oftfielle 

Vi  dier  quant  o  potean ,  per  farai  tale  (do  ? 
Ch*ognihuom  u  honort ^  e  sefre  ammiri  ti  man 


V  I  N  T  Ò  .  3  I 


A    LA  MEDESIMA. 

NO  N  può  di  reo  dejhno  oltraggio,  o  tortò 
Donna  tormi  dal  cuor  Pobligo  eterno  ; 
V  come  in  duro  acaar  fcolprto  il  porto; 
Si,  che  non  n^ufcirà  forfè  in  eterno  : 
P  rima  a  la  fiate  ti  ghiaccio;  i  fiori  al  uerno 
Saranno  cari  ;  arniran  prima  a  diporto 
I  pefii  per  lo  del ,  ne  più  da  l*orto 
Vfiirà  chi  del  giorno  haue  ilgouerno  ; 
G  he  mai  quanto  ni  debbo;  eimerti  uofiri 
?offa,  per  accidenti  o  boni,  o  rei 
Vi  quella  inflahtl  Dea,  porre  in  ohli^  ; 
5  acri  faran  [ì  come  un  tempo  a  i  nei 
Cent  di  i  tempi,  a  uoifiempre,  il  defio  ; 
l  miei  penfier,  le  mie  carte,  egli  inchiofiri  • 

F  B  fi  O*,    mai  pi eik  gentile,  e  fianta 
li  punfe  ti  cor,  il  ccrpenofio,  e  reo 
Ver  la  bella  figliola  di  ?eneo , 
Cfhor  con  le  uerdi  braccia  i  colli  ammanta  ; 

D  el  noflro  maly  de  noftri  danni  tanta , 
Ne  figiufla  cagion,  giamai  tifeo 
Por  mano  a  l*arte  nobtl;  che  ti  deo 
Vregio,ònde  il  Mondo  ancor  fhonora,e  canta 

S  ia  prefio  il  tuofauore  a  figrand'uopo 
E  con  medica  man  ,  co  i  Itcor  tuoi  ; 
Dona  al  faggio  Tornon  utta  ,  e  falute  ; 

C  he  non  utde  fìn*hor;  ne  uedrà  dopo 
Mille,  e  mtWanm  il  ciel ,  umer  fra  noi 
Signor  dt  più  pruden'i^a,  o  più  utrtute . 

B  ///; 


LIBRO 

Q^v  E  STA,  ch"a!  del  le  uerdi  chiome  flenit 
Tenera  pianta,  a  te  cara,  e  gradita  ; 
A  (fii  d*intcrnofrcfca  l)crb:t,  e  ferita 
Qu.^fìjjKtrfa  di  gemme,  ofrn'hor  rifplende  j 

F  ra  le  cui  ombre  ,  im  Yttfcellm  dif  ende 
Ser pendo  per  un  prato  a  Ltfptggita  ; 
"Et  col  fuo  mormorare  a  bere  inmta 
Lo  fianco  peilegrin,  che*l  caldo  offende  , 

C  Vebo  a  te  fa  Jacra  ;  a  te,  che  poi 
Ter  fuor  di  mano  a  l'importuna  morte 
I  corpi,  e  loro  dar  Jpirto,  e  falute 

F  ofcia,  che* l gran  Tcrnon;  la  cui  uirtute 
Con  un  perpetuo  lume  andrà  fra  uoi , 
Debile,^  egro\  hai  refi  e  fano^  e  forte* 

k  M.  BEB.NAR.DO  CAPPELLO. 

CA  p  P  E  L  L  o  ,  c/?e  f  0»  fin  canuto;  e  rar^ 
Di  pregio  adegui  l'uno,  e  Paliro  lofio  ; 
Ch*al\ati  da  Whlio  perpetuo,  efofco  ; 
Con  Virgilio,     Homer  fe'n  uanno  a  pdro  ; 
P  rendi  la  Cetra  ,  che  può  al  tempo  auaro 
ìUuHreoffefafar  (  s*io  non  fon  lofio  ) 
che  pochi  come  te  degni  cono  fio 
Difoggetto  cantare  liluftre,  e  chiaro  : 
E  t  dì  quefta  gentil  uaga  fenice , 
che  uoìa  per  lo  Ciel  con  l*ali  d*auro , 
Valme  inuitando  a  quelTeterno  Impero 
I  naì\a  il  nome  fura  Laura  ,  e  Bice  ; 
Onde  t'honori  ognhor  Tebro,  e  Metauro 
Di  tanto  honor^di  tanta  gloria  altero , 

Kijpofia 


V  1  N  t  O.  3Ì 

K  I  S  PO  STA    A  L    T  A  $^  % 

SE  mi  predate  inguifa^  die  coUraro  . 
ìUifsìre  fili  de  l^unoy  e  l*uhro  tofcho 
il  mio  tropjyc  uolgare^  e  troppo fof.o 
Ofiite  d*ajj'ermar^  che  tktda  a  paro  ; 
P  oco  del  uofìrohonor  terranui  auaro 

Il  Mondo-,  e  d'occhio  aj]iìi  peggioTjChe  lo/co; 
OnJ*io,  che  ubarne;  e\l  mìo  poter  canofco  y 
Vouui  tanto  periglio  eJjfYejJoy  e  ch'aro . 
N  e  lice  A  me  cantar  o^uefia.  Vertice  ; 

Che^uoi,  per  lei  ccncejje  il  plettro  d*auro 
Quel  Dio,  che  nel  Parnafu  ha  jommo  impera  : 
V  ot  quanto  ella  foruola  a  Laura  ,  e  B;Ve  : 
Tanto  farete  il  Thebro,  c7  bel  Metauro 
Gtr  più  che  l*Arno,  e  che  la  Sorga  altero . 

A  *M.   A  N  T  O  N  I  O  GALLO. 

MENTRE  dalfuo  più  bel  fublime  colle 
Scorge,  e  [ente  Appennin  l'Italia  mejìa  ; 
che  con  lacero  crtn,  con  bruna  uefla 
he  uoci  del  fuo  duol piangendo  ejlolle  ; 
E  miraMarte  andar  fuperbo,  e  folle 
Con  l'impeto,  che  fuole  atra  tempejìa , 
che  Vonde  rompe;  i  legni  apre,  ^  infejla  f 
ogni  campo  far  di  jangue  molle  : 
Q  ui  fotto  l'ombra  de  la  nobil  pianta  ; 
che  fpande,  a  Gioite  fiera,  i  rami  intorno  ; 
Sen^^a  temer  de  l'armi  ira,  o  furore , 
G  allo  di  uerde  alloro  il  capo  adorno 
Del  tuo  faggio  Signore  i  pregi  canta , 
Softeguojol  de  ritalico  honors . 

B  y 


3  4         t    I    B    K  O 

AL  CONTE  DI   R  O  S  C  1  G  L  I  O  N  E . 


VOLGI  pur  lieta  ala  tua  patria  il  piede 
Giouctne  iUnftre  dal  gran  8.  e  d?i amato 
Cui  benigna  fortuna ,  e  lieto  fato 
Don! no  ogn*hor ,  quant^ei  p'n  brama,  ochndt 
S   i  (he  di  guanti  colta  ite  fa  fede 
Et  nera  hijìoria  ,  fia  pi u  fortunato  ; 
Et  tanto  eftenda  1 1fuo  febee  fiato 
che  regga  ouvnque  il  Sol  nfcalda,  ^  uedi 
T  e  dejira  aura  del  ad  fempre  accompagni , 
Tal  eh\iu.xn^  co  tfattt  alti,  ^  egregi 
Del  f^ggfo,  e  gran  Tornane  ti  bel  defio  ; 
O  nd*eglt  afiifo  foura  tuttt  i  Kegi , 
Om  lo  chiama  ti  fuo  ualor  natio , 
Fr4  Principi  ti  reggia  cccelpy  e  magni , 

A  LA  S.  DVCHESSA  D*VRB1N'0. 

SPARGE  canti  d^honor  raggi  V ardente 
Sol  de  la  uirtà  Hofira,  che  rijJ>Lende  ; 
Et  di  gentili,  alti  de  fin  accende 
Ogni  cor  fcabro,  ogni  uillana  mente , 
uant*onde  mone  ¥geo  ;  quanti  ridente  , 
E  lieto  mele  fior  ne  i  campi  fiende  ; 
lAa*l  fouerchio fì>lendore  ogn  occhio  ojfendi 
Debile  oggetto,  a  lume  fi  po/jente  : 
P  ero  fcorger  non  può  ut  fia  mortale 
Lafua  beltà  merawgliofa,  e Jirana  ; 
Ne  colto,  e  dotto  fin  Jpiegar  la  m  carte  ; 
T  al  uife  amico  ciel ,  che  ingegno,  od*  arti 
A  potertti  lodar  Donna  non  uale  ; 
Et  «folle  1 1 fino  ardtr,  l'opera  uana . 


Q^V  r  N  T  O.  ss 
ALA  MEDESIMA. 


ESCE  da  he*  uoJlr*occhi  un  lume  ardente  , 
che  infiamma  di  leggiadri  ahi  de/lri 
Ouunque  atiien,  che  mcua  il  guardo,  o  gtri 
X^anima^  piu  cheH  Sol  chrara,  e  lucente  : 
V  a  le  parole  unfuon,  che  dolcemente 
Par  che  di  furor  finto  empia,     inj^irt  f 
E  chiufamentea  fe  rapifca  ,  e  tiri 
Donna  ,  ogni  dura,  cir  oflinata  menti  : 
L  a  maiefìà,  che  fià grane,  e  penfofa , 
Come  Kegina  in  feggio  ahoy  e  reale 
Ne  la  front  e  di  uoi  lieta,  e  feì'ena 
D  a  legge  al  mondo  ^  e  per  mmijìre  mena 
Quant*hebbe  unqua  yirtute  altra  mortale  f 
lai  che  nonfe  mai  D/a più  bella  cofa  . 

A     LA  MEDESIMA. 

DONNA  che  con  la  front  e  alma,  eferena 
Quafì  nouo  del  del  uago  Pianeta  , 
\l  mar  turbato,  e  le  tempcjle  acqueta 
V>e  mflri  affetti  :  onde  la  mente  è  piena  ; 
C  he  Paria  nuhilofa  rajferena 
Ve  terreni  defiri ,  e  rende  lieta  ; 
Et  d^ogni  gloria  a  l*honorata  meta 
Col  fuo  fanto  Jplendor  ci  fcorge,  e  mena  , 
O  gran  Cultor  delfempre  uerde  alloro 
Voler  lodar,  opra  non  è  mortale  , 
Ma  del  tt(o  plettro  degna,  e  del  tuo  canto  : 
t»  odala  tu,  cJjc  tanto  altri  non  fale  , 
henche  a  do  far  ternajje  un  di  coloro , 
Qh*amwA  honoran^Arm^e  $mkna,e  Ma3t9  • 


LIBRO 


ALA  MEDESIMA. 

F K  A  /  tanti  raggi  de  la.  yirtàmftra , 
che  qua/I  un  nono  Sol  luce,  erij'}  lende  ; 
Ef  CHHnque  dtjpiegail  lume,  o  fiende 
La  terra  indora  ;  e  C  aria  imperla^  e  invjlra  ; 
V  no  di  cortefia  fuor  ne  fi  mcjìra  , 
che  con  ogn* altro  di  hdta  contende  ; 
£7  Hoflro  honorfi  chiaro,  ^  uj<^o  rende  , 
Che  nullo  di  fplendor  con  [eco  gioftra  4 

0  d^ altro  ricca,  che  d'imperio  ,  0  regno 
Donna  ,  d'alto  ualor  jpecchio  ;  ^  effèmpioy 
De  fopre  illnsìri ,  e  de  le  cofe  belle  : 

1  0  nel  mio  core  humd  ui  [acro  un  Tempio  ; 
Voucro  albergo,  a  chi  di  Jìare  è  degno 
One  co Jtiot  bi*  pie  calchi  le JìeUe  . 

A    LA  MEDESIMA. 

SE  quanto  il  uojlro  honore  illujìre,  e  raro 
Sormonta  a  quel  di  Laura ,  e  di  beatrice  j 
Onde  canta  del  Mondo  ogni  pendice 
il  fuo  bel  nome,  m  fuon  joaue,  e  chiaro  ; 
T  anto  foura  di  quei,  che  lor  cantaro  . 
foggiale  Donna  ,fttl  coltOy  e  f dice  ; 
Andrejie per  loCtel fila  fenice 
Con  piume  d* or  ,fen'Xa  nuWaltra  a  paro  : 
M  a  chi  uipuo  lodar,  staffai  più  auan\a 
Soggetto  alto,  e  diurno  ,  tngegne  humano  j 
che  non  fa  la  certe'^a  cgntfperan%a  ì 
E  chi  ciò  tenta ,   affatica  m  uano  ; 
di  poter  accor  prende  baldan^ 
In  picctol  ueiTo  il  gran  man  oceano  • 


Q^V  I  N  T  O  3  7 


ALA    M  E  D  E  S  I  M  A* 

BE  N  potrà  un  nuouo  Vtdta,  un  nuouo  AfeUjf 
Scolpire  in  duro  acciaio  ,  e  con  colori 
Vinger  ciò,  che  di  bel  fi  moftra  fuori 
Del  uago  utfi  ;  e  quejìe  membra,  e  quelle  : 
là  ala  beltà  cìie  foura  l^altre  belle 

\i  dona  ti  pregio;  onde  il  Mondo  H*homri 
Pm  dt  uagbeX^  piena,  e  di  Jplendori  ^ 
che  non  c7  Cielo  di  minute  jìelle 
D  e  V anima  y  non  può  diarie,  e  d*ingegno 
For\4,  ritrar;  fi  che  non  Cembri,  come 
A  lato  al  /ole  un  lume;  un* ombra  al  uero  : 
N  e  fcrittor,  di  cui  fa  celebre  il  nome 

Quanto  circonda  il  gran  noflrohemijpero  , 
Domta  de  merti  uoflri  al^arfial  fegno  • 

AL  GIARDINO  D*VRBIN0. 

OD  \  frutti,  edi  fior  ricco,  ^  adorno , 
E  ben  colto  giardin  ;  doue  fouente  ; 
QuaWhortl  raggio  fuo  uago,  ^  ardente 
Raccoglie  il  Sol,  e  fa  men  caldo  il  giorno  % 
L  *innuitto  Duce  fpatiando  intorno 
Co  i  piedi r  con  la  utfla,  e  con  la  mente 
Di  dolce  cibo  Vanirnuprt^dente 
Fafce,  d*alti  penfier  nobil foggiorno  : 
V  e  le  yergmi  iìlufìri  honeflo,  egrat9 
Diporto;  folitario,  e  bel  ricetto 
De  ledelitte,  e  de  le  gioie  loro  j 
C  onferua  cajle,  e  pure,  al  fuo  diletta 
Le  tue  liete  uaghel^e,  e7  tuo  theforo \ 
Qofi  0gn%r  ti  fta  il  Qiil  chiaro^  t  temprati» 


L    I    B  O 
IL  CAPPELLO  AL  TASSO. 


V  E  STA  Donna  real del  citi  udore 

^^-i^^tlle  alte  lodifiUe  entro  al  cor  porto  ; 
Chor  co  t  beglioichi;  hor  col  parLr  accorto 
Voice  honefio  u*tmprimey-e  fanto  ardore  ; 

S  /"  moflra  a  noi  di  Oto  nero  Jplendore , 
che  può,  da  quefio  périgliofo,  e  torto 
Mondàn  piaggio,  di  falute  al  porto 
Guidarci, fuor  di  tema,  e  fuor  d*errore  ; 

Quinci  TASSO  degna    pofaa  cf?s*l  uerno  j 
che  minacciofo  a  noi  fourajìa^  il  chiede 
Tyri'X^arle  prore  a  ft  fidata  luce  ; 

E  t  ringratiando  iifommo  ?adre  eterno  f 
che  ci  da  tale  fcorta;  altrui  far  fede  ; 
CJì^ejfa  è  Inme  qua  già-,  ch'ai  del  conduce. 

RISPOSTA    DEL  TASSO. 

DE  H  perche  allhor  che  uaneggiando  Amore 
Cappello  gir  mifea  penfofo,  è  fmorto^ 
Chiedendo  nel  mio  duol  qualche  conforto 
A  U  crudel,  che  mi  ptagaua  ti  core  j 
N  cn  unl/J  i  miei  penjten,  afar  honore 
A  quej^d  Donna]  che  m^haurebbé  fiotto 
In  parte,  per  camin  Jecuro,e  corto  , 
One  mài  non  fi  piagnei  e  non  fi  mot  e  ? 
H  or  distro -^il  fuo /piend^r,  che  un  cieco  inftrn$ 
chiaro,  e  lieto  fari  a:,  pnr  uolgo  ti  piede 
Debile,  e  lento]  e  lei  prendo  per  duce  : 
M  aft  leggiera,  e  franca,  hauendoa  frherno 
lì  mondo,  poggia  a  la  fuperna  fede  , 
Ch^io  pon  poffo  inal'^rmt,  on^eUa  Ina  * 


Q^V  1  N  T  O.  }9 
A  LA  S.  DVGHESSA  D*VRBIN0, 


OD  *  E  T  E  R  N  A  beltà  bel  pararne  ; 
Albergo  d^honeftà  ,  ch^al  mondo  è  rara  ; 
Vnico  effempio  d'ogni  cofa  cara  ; 
Torre  d*alta  pruden'^,  e  dt  ragione  : 

V  afo  doue  utrtìì [erba,  e  ripone 
Ogni  fauer  mortale^  onde  impara 
Cantra  iltembo  empio,  e  rio;  cantra  fanatit 
MoriCy  honorata fare,  alta  tendone  , 

P  onna  real;  cui  diede  ilfommo  ?adre 
Senno,  penfier,  de/Io,  gratia,  e  parola 
D^Angioletta;  che  a  lui  parla,  e  rijponde  : 

C  hi  ui  potrà  lodar,  fe  fi  confonde 
I     Ogni  intelletto,  in  uoi  mirando  fola 
Tante  doti  del  Oel,  chiare,  e  leggiadre  ? 

A    LA  MEDESIMA. 
1^  Vanto  pit*  cerco  (  a  defir  folle,  e  uan9 
V-4^o«c  mi  fcorgt  )  /  ttoftri  tanti  honori 
Vinger  tn  carte,  che  fembran  dt  fiori 
"fecondo  al  più  bel  maggio ,  e  largo  piano  i 

V  into  da  Vopra,  m* affatico  in  uano  ; 

In  uan  m  compartendo  ombre,  e  colori  ; 

Con  H  arte  degna  di  quei  gran  pittori  , 

Che^n  ciò  auanT^aro  ogni  fauer  humano  : 
K  on  uofira  colpa,  o  mia;  ma  di  colui , 

che  tal  ut  fe;  che  non  pur  penna,  ojiile^ 

Ma  ritrar  non  ui  fuote  ancho  penfero  : 
C  antt  la  Gloria ,  che  può  dirue  il  uero 

Le  lodi  di  uoifola,  e  non  d*altrui , 

Si  the  u*ammirt  ogn'hor  Qattro^lndo^t  Thiltj 


4'o  LIBRO 


IL    CAPELLO   AL  TASSO 

NO  N  tanto  il  uoflro  buon  ghtditio  intero 
che  fcriuendo^d  ogn^hor.  chiaro  mojìrate 
In  quelle  uarie  rime;  oìide  foggiate 
Là"  ite  a  gran  pena  s*crge  altrui  fenjlero  ; 
V  i  dee  7  a/Jò,  gentil  far  gir  altera  i 
Qiianto  QÌìei  fcelfe  la  maggior  hehate  ■ 
C!?e  mai  ueAi/Jè  o  tfuejìa,  od  altra  etate 
Del  uoftro Jld  Jol  degno  obietto,  e  nero  : 
N  e  fcorger  so,  fe  men  c^rtefe  il  Cielo 
A  uo!fuj]e,  che  a  lei;  quando  fi  bella 
Lafe,  douendo  i  uoftri  fcritti  ornare  : 
O  s*€lla  hebbe  di  mi  men  beta  /Iella  , 
Mentre  per  fede  eterna  di  lei  fare 
Vego  tsoi  diuin  J^irto  ad  Imman  uelo . 

RISPOSTA   DEL  TASSO. 

QV  E  S  T  A,  degna  d^hauer  del  moJ.o  Unpm 
che  quafi  un  fol,  con  la  fua  chiariate , 
E  l'alme  del  fuo  honor  lucp  beate 
Alluma  tutto  il  gran  nojìro  Imni/pero  ; 
D  e  Valta  man  di  Dio  bel  magiThro  ; 
A  lato  a  cui  fon  quante  fur  cantate 
Da  le  penne  più  colte,  e  più  lodate , 
Come  a  cigno  gentil,  uil  corbo,  e  mro , 
S  (  {'fJAoedczno  del  Signor  di  l>elo 

i^appello;  e  a  pena  o  qutfìa parte,  o  queud 
Del  (uG  Uliijìre  ualor  fapria  Udarne  : 
}  nt  elleno  diunt,  canto,  efauella 

D'Angelo,  al  merto  fuo  jol  ponilo  aliarne  % 
$ero  indarno  a  tam'opra  iofudo,  e  gelo . 

Ala 


Q^V  I  N  T  O.  4  t 

A  LA  SIGNORA  DVCHESSA 
D*  V  R.  B  I  N  O. 

OB  E  L  L  A ,  0  caHUi  {t  d^ùgnì  raro  honort 
?iu  d'altra  Donna,  triatrenTa  degna  , 
^ .  Ne/  cui  petto  gentil  non  fi  disdegna 

VYuden\a  d'albergar  ,/enno ,  e  ualore  : 
Q^ualhor  prèndo  lo  fili,  perché  u^honore  ; 
Teme  ia  mano  a  fi  grand- opra  indegna  ; 
P«r  //  f(^Ue  deflo  tanto  s'ingegna , 
che  l'aj?icura  a  gir  dietro  al  jìto  errore  : 
E  t  rnauten  ciò,  che  in  dubbia,  e  ftrana  ui4 
A  Vellegrinó^  che  dWrar  pauenta  ; 
Ne  difierne  qual  Jla  la  dritta,  e  corta  $ 
C  yal  fin  per  gir  al  loco,  oue  dejta 
^enfofo  i  pafi  moue,  onde  fi  penta  , 
E  prende  la  più  lunga  ,  e  la  più  torta  • 
A     LA  medesima; 

IN  queTio  ò  Dea  terrena  almo,  e  fecondo 
E  largo  campo  de  la  yirtà  uojìra  ; 
che  di  lume  e  fplendor  di  pari  gioftra 
Con  quante  furon  chiare,  o  fieno  al  mondo , 
F  ra  fi  rare  ecccllen\e  io  mi  confondo  , 
Cotanta  còpia  a  gli  occhi  mi  ftmofira 
Di  belle'^e,  che  indora,  imperla,  e  moflra, 
Ouunque  miro',  e  fa  lieto,  e  giocondo  ; 
P  ero  pien  difiupor  mi  uolgo  intorno , 
Vago,  s^bauejfe  ardir y  di  por  la  mano  ; 
Et  tejjèrui  d'honori  ampia  corona  : 
M  a  poi  m* accorgo,  onde  n'ho  tema,  e  [corno , 
che  que fi' opra  non  è  d'ingegno  Immane  t 
Ha  de  Valle  cultrici  d*Htltcona . 


A    LA    M  E  O  E  S  I  M  A* 

aV  A  N  T  O  pofìa  con  Dw  queJlaMtgtoUtta 
^cefa  quaglia,  per  honorar  U  terra  ; 
Nei  Chi  petto  gentil  s'annida  ^  e  ferra 
Tutto  d  uuUr  (hé'n  ungioua,  e  diletta, 

V  egg  tlo  il  mondo,  poi  die  in  fe  rijlretta 

Lcilma  ,  che  non  mni  uaneggia,  ^  erra 
Kiuoha  a  lui^  de  la  fi  lunga  guerra 
D^Uulia,  prego  tljìn;  ne  fu  negletta 

T  al  c*hor  (  la  jua  merce  )  lieta,  e-  ficura 
Gira  la  pace  con  VoUua  in  mano  , 
Spargendo,  onunque  andrà  gioia,  t  diletto  : 

A  l\a  al  fuo  honor  dal  nobil  Vaticano^ 
\n  tempio  Koma,  dt  bel  marmo  eUetto  ; 
Grata  a  cojlei  di  tanta  tua  uentura  « 

NE  L'INFIRMITA'  DEL  DVCA 
D*  V  R  B  I  N  O  . 

LA  N  G  V  E  Vadre  del  del,  langue  il  fojlegna 
Saldo,  e  fecur  de  l*ltalico  honore  ; 
E  feco  coTtefia  langue  ,  e  ualore  ; 
Oit*hiinno  albergo'^  ^e  di  lerben  degno  5 
E  giujlttia  ,  e  pietà  ;  ch*altroue  a  sdegno 
Hanno  diftar,  che^n  cofi  nobil  core  ; 
h4ngue  il  gran  Guidubaldo;  eH  fuo  dolore  \ 
Viagne  ogni  cetra,  ogni  penna  ,  ogn* ingegno  : 

V  aglia  la  tua  infinita,  alma  pietate  , 
che  (togni  medicina  ha  più  uirtute 

A  dar  rimedio  al  comun  noftro  affanno  ; 
S  i  uedrem  poi  per  ratta  luci  falute 
Cento  yergini  caTie  inghirlandate 
Di  fior,  pagarti  t  fort ruoti  ogn* anno . 


V  I  N  T  O  .  4  3 

?JE  LA  MORTE  DI  DONNA  BEA-. 
TKICE  DA  LA  ROVERE. 

RV  A  N  D  o  daquefiii  o/cura  ombra  di  uita 
Pencfa,  bretie,  efraly,da  Dìo  chiamata 
A  cjuelh-!  zp' Mera,  ^  eterna^  e  beata 
Quefta  Angeletta  fè  da  noi  partita  , 
P  ianfe  la  Terra,     Cidoy  OJ**ella  è  gita 
Semplice^  bianca^  pura,  e  non  maiihtata 

alcuna  humana  colf  a  ;  e  inujttata 
Gioia  mojlro,  tant'à  ini  fu  gradita  : 
t  *anime  più  gentili,  e  più  leggiadre 
Con  palme  d*oro  in  man,  cantando  ufciro 
fejìofe  ad  incontrarì^e  farle  honore  : 
E  nel  più  uago,  e  più  lucente  giro 
La  conduffèro  auanti  al Jommo  ?aire  ; 
Et  ei  l*accolfe  con  paterno  amore . 
A  LA  S.  DVCHESSA  D'VRBINO. 
•pi^  V  N  Q.  V  E  può  tanto  il  /enfi  a/pro,  e  feuero, 
-L^  Ch*in  uoi  (  (icome  fuol)  ragion  non  frena, 

Ch*à  lamentarui,  a  lagrimar  ut  mena 
j    Con  la  lingua,  cogli  occhi,  e  col penfiro 
Il  ei  pur  piangendo,  eh* inalbata  al  uer9 
Ben*,  oue  mas  non  turba,  o  raffèrena 
La  mente  fua  mortai  gioia,  ne  pena 
cittadina  del  celefte  impero  f 
S  *inuidiofa  del  piacer  non  fete  , 

ch'ella  ne  gli  occhi  de  Veterno  Sole 
!    Pafce  ad  ogn*hora;  e  di  ciò  ciba  il  core  , 
;L  a  fua  felicita  ptu  non  piangete  ; 
M4  ipen  fieri  a  D/o  uolti,  e  le  parole 
Lui  rmgratiatei  a  lui  rendete  honore . 


4  4  LIBRO 

NE    LA    MORTE    D'I  DONNA 
I/EONORA  DB  LA  ROVERE. 


V^G  A  hngeletta ,  da  reterno  amore 
Nùdrita  in  fen,  fi  come  figlia  amata  ; 
Di  tutti  $  doni  fu  oi  ricca ^  e  beata 
Scefa  quagitiy  per  far  al  mondo  honore  : 
D  eJ?  cometofioj  quafirofa,  o  fiore 
Kanl^i  il  fito  di  colto  da  mano  ingrata , 
ìrìai  de  la  luce  tua  la  terra  orbata , 
Ver  ritornar  nel  grembo  al  tuo  Vattore  ? 
M  ira  dal  Cielo  oH*bor  uiui  felice , 

Ver  la  tua  morte,  V  Ombri  a  intorno ,  intorn9 
Di  querele  fonar  doglicfe,  e  mefle  ; 
ÌL  tla  tua  illuTlre,  e  cafia genitrice 
chiuder  nel  petto  diprthlen\a  adorno 
il  fuo  dolor,  e  le  lagrime  hàt^efie . 
A  LA   DVCHESSA  D*VRBINO. 

V  A  N  T  O  «j  debbe  ogniuno;e  quato  quefÌA 
v..4^P^r/e,  del  mondo  già  gradita^  e  bella  , 
Chor  fi  percuote  intorno ,  e  fi flagella 
Grane  di  reo  defiino,  ajpra  tempefta  ; 
P  oi  che  riuolta  al  Ciel  Vanima  mtfta. 
Del  noHro  danno,  in  folitaria  cella  ; 
E  /  p  enfi  eri,  e  i  defiri,  e  lafauella , 
Vorgefie  a  Dio  dolce  preghiera  honefia  : 
C  li  Angeli,  che  di  uoi  hanno  il gouerno 
Vortar  nel  grembo  i  prieghi  uoflri  a  lui 
Vieta  Signor  gridando;  e  pace ,  pace  : 
V  di  le  uoct  tifammo  Vadre  eterno  ; 
Et  con  un  ri  fi  pien  d\tmor  ueruce 
L«i  mando  interra,  ad  habitar  con  nui . 


V  I  N  T  O  .  4  5 

j^fVRBATo  è  queTio  del  /en^a  i  duo  lumi  , 
che  rendo.  'ì  ejui  fireno ,  e  chiaro  il  giorno  ; 
Et  fi  di  nubi  cinto  intorno,  intorno  , 
I    d?e  nonr  è  ch'tl  rallegrilo  ih*  Irallumi: 
O  di  udore  y  odi  gentil  cofiumi 
Copia  illtifire  e  real,  degno  fo^giortto  , 
Vate  che  l  Sol  del  uoftro  ajpetto  adorno 
Ogni  nebbia  quagiù  fgambri,  e  confiìmi  ; 
3  ia  ttappareahia  ti  mar  per  fanti  honore 
Di  coralli,  e  di  ferie  il  grembo  fieno  j 
E  fpif^gs  il  hdo  fuo  d'arene  d'attro , 
;  £  'n  uece  dt  herha  mrde,  o  lieto  fiore 
A  «  oi  di  uarie gemme  orna  l*\fauY9 
Ve  Italie  Jponde fiie  le  fj^aìle)  e'ifeno . 


IB  E  N  fafeu*  io,  cVtnuìdiofa,  e  dura 

fortuna,  uaga  ogn'hor  del  mio  tormento, 
i    Sparger  deuea  le  mie  fperan\e  al  tfento  ; 
1    Ver  eh*  io  ne  meni  uita  ajpra,     ofcura  : 
|N  e  mi gioua,  ch*a!trt4Ì  benigìta  cura 

La  man  mi  porga,  ad  aiutarmi  intento  ; 
I    che  l\ii4erfaria  mia,  di  cl/io  pauento  , 
I    Troppo. è  fojjenten  o  mia  ferie  uentura  : 
PE  Ha  non  fati  a  de  hi  pena  mia 
\    Il pistofo  uoler  muta  ;  ond'io  hauea 

Speme  anchor  di  tornare  a  miglior  uita  : 
Q^u andò  farai,  ahi  difpietata  Dea 
j    Stanca  del  mio  languire  ?  ah  non  pttr  fi4 
'  I    Lungo  Ha^annQ  mio,  quanto  U  mta . 


4  <J  L.    I    B    a  o 

PER  LA  SIG.   LEONORA  PIA. 


IN  leggiadra  di  Dcwwe,  e  bella  fchiera 
Da  cut  he  lumi  Amor  e^uadreUa  aurate  , 
V^amaray  empia  dolce'^a  auelenate 
fiuentd  ogn*bor;  ond^hmm  languifca,  e  pera  , 
V  idi,  fra  le  ptu  belle ^  una  guerriera 
Neia  cui  fronte  armata  era  ìwnejìat€% 
che  con  le  luci  Jolo  alme^  e  beate 
Vaceua  ogn'alma  ferua,  e  prigionera  ; 
E  tante gr atte  hauea  nel  Juo  bel  m/o  ; 
Quanti  fior  ha  nel  più  rt dente  Aprile 
Campo  fecondo;  e  ben  purgato,  e  colto  : 
A  Uhor  gridai  non  fa  chi  mtrififo 

Keglt  occhi  d'efta  maga  alta^  e  gentile  ; 
Se  brama  andar  da  juo  be  lacci  Jciolto . 

PER    LA    MEDESI  MA. 

VI  y  A  face  d*honor^  da  i  cajìi  ufcia 
Occhi  di  mortai  Dea\  che^n  ctafcun  loco 
Come  i  uapori  il  Sole  ;  a  foco,  a  poco 
Già  confumando  ogni  uil  co  fa,  e  rta  : 
E  d  ella  in  un  non  men  cruda,  che  pia 
Del  nofìro  uan  languir  prendendo  gioco , 
Crefceaco  dolci  fguardt  in  noi  quel  foco  ; 
che  i  uitijfgombra  ;  e  uirtù  nutre,  e  cria  : 
Ó'foaue  languire,  arder  beato 

Qual  Salamandra  in  chiara  fiamma,  t  beUd 
Se  non  ce  la  toglieffè  aduerfofato  : 
M  a  ecco  che  la  ihiama,  t  la  rappeUa 
il  Po',  per  lei  felice ,  e  fortunato 
hnoi  (lafii)  rejìimoorbtftn^ella. 


V  I  N  IO.  47 
P  E  £L    LA    MED  ESIMA. 


SOTTO  candido       che  ricoprìa 
le  chiome  d'oty  chem!Ìlep4lme  dato 
Hanno  ad  Amore\  e  U  front  e,  che  irato 
Mar  può  quetarey  e  tempera  ajpra  ,  e  ria  , 
D  fletto  tal  da  duo  hegliocchi  nfcia  , 

Qual  mai  da  fenfo  human  non  fu  frouato  ; 
che  face  a  dir  languendo.  O  me  beato , 
S'*€Ìla  nel  ccr^  come  nel  nome  è  pia  : 
0  a  la  bocca  di  refe,  onde  naiura. 
Scopre  i  theforijuoi,  dolci  parole  ; 
Chan  più  yirtute  affai,  che  d^arte  maget  : 
M  a  {lafìi  yhe  fortuna  e  pur  qual  fuoU 
Injìabd fempre;  e  del  mal  noftro  *<^g^  , 
1/  ben,  che  ci  die  dianzi  y  bora  ci  fura . 

PER.    LA  MEDESIMA. 

E da  duo  begli  occhi  ni  bora  ad  bora , 
che  gratta     honefìhgouerna^  egira 
V»  Jpirto  di  'virtù,  ch*ogni  delira 
Voglia  nfariAy  o  l^f  J^rugge,  e  diuora  ; 
B  di  gioia  jjfargendo  il  Cielo  ^  e  Por  a 
Pur  che  dica  cantando  a  chi  la  mira . 
chiunque  a  ferma  e  uer<t  gloria  afpira 
Segua  la  faggi  a,  e  beila  Leonora  : 
.  M  a  s'auten  ch\lla  pariti  o  moua  un  rifo 
Da  quella  bocca  di  perle,  e  di  rofe  ; 
Onde  [pira  ad  ognhora  arabo  odore  ; 
5  copronfi  fuor  tante  belie'^e  afcofe 
C*huom  da  fi  gran  beltà  uinto,  e  conquìf^ 
he  fu.ra  l'ulrfta',  e  le  da  in  preda  il  c(^r$  • 


48  LIBRO 
PER.    LO    DVCA  D*VRRiNO. 


r  Ersi  la  copia  qui  dal  pieno  corno 
▼  Frutti  à^ambrofia-,  e  fior  purpurei^  e  (tauro 

Talch*inmdia  ne  porti,  e  lindo,  e*l  Mauro  ; 

E  chi^l  fot  /calda ,  o7  mar  Inonda  intorno  : 
S  parga  Appennìn  dalfuo  bel  giogo  adorno 

Sin  la*  Ue  l'onde  in/ala  il  bel  Metanro 

Le  rìusj  e  i  colli  di  nono  the/auro , 

Per  honotar  queflo  felice  giorno  : 
H  oggl'^^ fuo  Duce,  a  la  cui  gloria  cede 

Il  Domator  di  Gallia,  e  thfricaìio  ; 

De  l'Italico  hoiior  faldo  fcftegno  ; 
D  at'ha^l  baffone  il  gran  FILIPPO/»  mariB 

De  la  militia;  e  fn  grado  ben  degno 

Di  praronalcr^  di  tanta  fede, 

AL  DVCA  D'VR  BINO. 

QV  E  S  T  A  c/7e  breue,  e  piana  ancbor  m  refi  A 
Via,  per  toccar  queWhonorata  meta  ; 
Oue  t  eternità  ridente,  e  lieta 
Staffi ,  per  porui  ampia  corona  in  tefla  ; 
C  he  prectfa  u*ì?auea  d*ajfra,  e  molefìa 
Tortuna,  tnuidia;  o  sdegno  di  pianeta  ; 
Hor  ch'accidente  humano  a  lei  no*l  uieta , 
Corre  ncfìra  ttirtà  (fedita,  e  prefla  : 
G  M  ueggio  ìtalia  a  i  primi  pregi  alitai 
Al  pAo  fpìendor  la  gran  militta  antica 
Dal  uoftro  alto  conjtglio,  e  dal  ualore  : 
E  gir  la  fama  al  uoftro  nome  amica 

Cantando  Gvidov  BALDO;  ond*huom 
Da  la  torrida  Zona,  a  la  gelata .  (u'honors 

PER. 


CV  V  I'  N  T  0 .  4  9 

fEK    LO   DVCA  DH'RBINO. 


BF  M  potrà  fra  le  ucrdì,  e  ricche  fjycnde 
Portar  litto,  e  feiuro  al  -^ran  ihiTY^m 
il  bel  iebeiho  ilpkcwl  corno,  pieno 
arene  d'oro,  di  crifiallr,  e  d*onde  : 
E  le  Jue  chiome  inanellate,  e  bionde 
Spiegar,  fen\a  temenx^  al  Ctelfereno 
Napoli  bella;  et  andar  colma  ti  jtno 
Di  dolci  frutti,  e  uaght  fiori,  e  fronde  : 
P  oi  che'l Juo  fLcj  colpetto  inuitto,  e  J aldo 
Ad  altCt  egloriofe  tmprefe  intento  , 
Vìia  dato  ingHUì  dia  al  magno  Guidubaldo  t 
S  ano  configlio;  e  di  cor  faggio,  e  forte  : 
?i»for\a  hoflil  non  ti  darà  Jp Attento  ; 
tiefia  cÌ7Ì  a  farti  oltraggio  ti  ferro  porti 

AL  D  VOA  D*  VR  BINO. 

HO  R  con  (lettre,  euaghe  penne  albata. 
Muflra  yirtùydt  tanti  inuntt  Heroi 
Attoli  Hofin;  che  co  chiari  fuot 
lUtifiri  fatti,  fer  lieta,  e  beata 
L  *ltalta;  e'I  fecol  /or;  l*alia  honoraia 
Gloria  foruola;  e  già  da  i  campi  Eoi 
Ai  mar  d* Atlante;  et  a  Cignote  a  noi 
Genti,  fen  uà,  Bentce  aurea,  e  gemmata  ; 
H  or  scornerà  dt  nopte,  eccelfe  [pogUe 
V antica  Quercia;  e  non  più  wftì  honori 
Vaiti  ero  erme;  e*l  tronco  forte,  e  [aldo: 
E  mille  palme  d*prv,  e  mtUe  . allori 
Venderan  da  be  rami,  e  da  le  foghe 
Per  laude  eterna  del  gran  GuidftbaUo . 

C 


A  Lr    Dr  V  X>>A  ;  ,p\,V,  fi  %l  ^Jtì 


GlhfcorgofiammeggrarfiwraValùeri 
V oftr^infegne  Signor,  la  meta  d* oro  i 
E  uot  ti  faggio  crin  cinto  d*alloro 
Armato  andar  fra  mille  armate  fchiere: 
G  ia  dal  uoflro  ualor,  parmi  uedere 

Kotto,  e  in  fuga  uolto  e  l^Afro,  e  V  Mora  ; 
E  /  Galli  tnuittij  cheU  Domator  loro 
Sia  ritornato  in  uita  ancho  temere  : 
G  ia  la  CQrnuta  Luna  d'Oriente 
Vi  dà  le  /palle  sbigotita,  e  [morta  , 
che  tremar  prima  fea  V efumo,  e  Calpe  : 
T  al  che  ifuoi  rai  non  fola  oltre  queJi*Alpe 
Stenderà* l  uojìro  ìwnor  foura  ogni  gente  ; 
Ma  dai  Britanni,  a  la  Caucajèa  porta. 

A    M.    A  N  T  O  N  I  O    G  A  L  L  O. 

GALLO  gentil  de  la  tua  Patrta  honore 
A  la  cut  intiera  fede;  al  cui  prudente 
Sauer,  al  parlar  faggio,  ^  eloquente 
Uinuitto  tuo  Signor  crede  il  fuo  honore  : 
T  utene  uai;eteco  porti  ilcore 

Di  tutti  noiy  a  ueder flrana  gente  :    .  . 
E  le  fei  corna  d'Hislro,  e7  Kheno  algente  y 
Sin  la*  ue  fon  del  di  fi  lunghe  labore  : 
I  ui  ttedrai  di  ptu  corone  altiero  ; 
£  d*hfinoratt,  e gloriofi  fregi 
Di  famii  adorno  ti  gran  Principe  ìhero: 
E  canterai  con  Jl il  leggiadro,  e  raro 
Le  fue  yittorie-,  egh  acqui/iati  pregi  ; 
tacendo  oltraggio  al  tempo  inutdo,  audro . 


QjV  1  N  t  Ò.   '  Jf 
A  t  ■  C  A' p  1  T  A  N  O    ?  A  O  l.  O  ^ 
C  A  S  ALE. 

CA  S  A  t ,    A  W(?^fc  /  /  cor  d i  ghiaccio  armato  • 
Ti  piaga^  con  l'acute  attrce  ejnadreUa 
Per  Donna,  che  n  un  flagentde^  e  bella  ^ 
Chepoffafar  cogli  occhi  un  huom  beato  : 
R.  endtti  uinto\  e  /otto  al  giogo  aurato 
?on  lieto  d  collo;  che  benigna  ha  jlelit 
Qual  anima  è  d'Amor  ferua,  ^  ancella 
Ver  /oggetto  fidegno,  e  fi  pregiato  : 
S  egui  Vtmprefa;  e  co  i  fregiti,  e  col  pianto 
Procura  di  molhre  il  cor  di  [affo  , 
che  beltà  raro  a  crudtltat*è  amica  : 
T  al  feci  io  un  tempo;  e  nel  bel  uolto  fanto 
Vidi  pietà  de  tajpra  mia  nemica  ; 
E  l*ufato  rigor  caduto  a  baffo  .    •     v  iib  w«r, 
A  L    CONTE    F  B.  A  N  C  E  S  C  O 
L  A  N  D  R  I  A  N  O. 

SIGNOR  fu  quefto  Imperiale,  ^  alto 
Colle,  oue  del  Leon  le  genti  morte 
llgran  Maria  VrancefcOy  faggio,  e  forte 
Ttnfe  in  uermigbo  ti  uago  ^  uerde  fmalto  ; 
P  cr  poter  far  del  tempo  al fero  affalto 
Schermo  fecur;  de  la  feconda  morte  ; 
Malgrado  de  la  mia  maligna  fitte 
Il  uojflro  Duce,  e  mio  canto,  0*  efjalto  : 
E  colmo  di  penfrer  noiofl,  ^  egri  ; 

Mirando  agli  anni  andati;  a  le  fatiche 
Tante  in  uan  Jpefe,  per  Signor  ingrato  , 
$  en\a  cofa  uederdie  mi  rallegri , 

Fra  qttesìe  quercre  a  le  mie  cure  amiche 
^ioft^o  ia  miafuentura,  e7  duro  fato , 
C  9 


St  L    I    Br'  It  TO' 

L*  I  M  P  E  R  I  A  L  E    A  L    D  V  C  A  il 

D*  V  R  B  I  N  O  i 

IOdixfueTiofamofoyefacrocolle    *  f 
Ninfa-,  già  ftn  tempo  al  mondo  cara,  e  grata  ,  3 
L4  cm  heita  più  d* altra  hoggi  lodata  ,  j 
Soura  agni  bella  ,  al  ctel  nialX^y      f/?o//e  >  0 
or  con  lugubre  gonna,  ^  uolto  molle  |( 
Di  pianto^  dolorofa,  t  fconfolata^ 
Da  l*muitto  mio  Duce  abbandonata  t 
Men  uo  piangendo  dijperata,  e  folle  :  \ 
L  anguide  qui  fon  rherhe,  aridi  i  fiori ,  l  \ì: 

Ofiuro  ti  del  quanto  nn  cinge  intorno  ;  ? 
Gli  Arbori  priui  degli  ufati  honort  ;  ,» 
C^uaudo-fie  mai  quel  fi  felice  giorno  J; 
C///0  torni  lieta;  ogniun  m^amit^  honori  s  ) 
E*/  mio  Signor  a  me  faccia  ritorno  5*  'r 
A  L>    C  A  P  l  T  A  N  O    P  I  £  T      a  SE 
BONAVENTVRA. 

MENTRE  ch*io  qui  de  la  maligna  ,  e  dura  p 
fortuna,a  i  colpi,  fermo,  e  ftahil  fegno  ;  v, 
che  mai  non  ceffa  in  quefi'efitlio  indegno  i 
¥ar  a  torto, maggior  la  mia  fuentura  ; 
K.  ofo  ad  ogn* bor  da  una  mordace  curai  C 
Come  da  picciol  uerme  arido  legno  ; 
Quanto  più  poffo  dt  donar  m^ ingegno 
Conforto,  al  cor  dogliofo  oltre  mi  fura  ,  I 
B  onauenturamio  uot  ne  la  uofira  i 
?atria gentil,  di  cut  bel  lume  fett  y 
Car9  a  gli  amict;  a  quel  gran  Duce  grato , 
C  he  di  gloria  con  quei  di  pari  gioflra  ,  '  [ 

che  fon  più  itìuftri  Heroi,  lieto  uiuetii 
Quanto  u*inuHÌto  cofi  dolce  fiato  * 


Q^T  1  N  T  O.  Sì 
^  \  L    CONTE  FRANCESCO 

L  A  N  D  R  I  A  N  O  . 

SIGNOR,    forila  di  maligna,  e  dura 
fortuna^  aduerfa  al  uojìrogrun  nalore , 
D«re^u  afpra  di  Donna;  ingrato  Amon 
Contes'l?a*l  cor/o  a  uojìra  alta  uentura  ; 
V  ojlra  mnitta  -virtù,  che  nulla  cura 
Le  lor  percojje;  ^  ha  falno*l  Ju'  honore  ; 
che  ne  Faduerfiid  dtmen  maggiore  , 
\ incera  con  pruden^^  ogni  fueutur^  : 
E  come  palma  da  mole/io,  e  grane 
Fefo  chinata  li  foUeua,  e  [ale 
A  forZ^  al  Cieli  ne  pondo  è,  che  l'opprima , 
S  en'i(a  co  fa  trouar  che  più  l^aggraue 
Spiegar a*l  uoftro  honorambe  due  l*ale , 
Ver  quejio  mftro  del  più  bel,  che  prima  : 
INE  LA  MORTE  DI  DONNA  BEA- 
T  R  ICE  DE  LA  ROVERE. 

aVx  E  S  T  A  ,  che  col  bel  uolto  almo,  e  decoro 
Potea  rajjerenar  le  notti  ofcure  ; 
I     E  nel  più  freddo  uerno,  le  pianure 

Aride,  e  fecche,  far  purpuree,  e  d*oro , 
|C  I  ha  tolto  iddio,  per  far  più  bello  il  choro 

t>e  l*Angelette  femplicette,  e  pure  ; 
!     che  prefie  da  l*humane,  ajprt:  uenlure 
S*al\aro  al  ctel ,  che  degno  era  di  loro  : 
A  che  uerfar  da  be  uoflr  occhi  fanti 

Dunque  tanto  dolor.  Donna  reale  , 
!     Ver  lei,  che  uiua  ancor  u* attende  in  Cielo  : 
E  *ngenocchiata,  alfommo  Padre  auantt 
I     frega  per  uoi,  che'n  quejla  wta  frale 
Sete  rtmajla  a  prouar  caldo  e  gelo  ì 

G  I  /; 


S4  L    l    »    K  O 

A    hU,  A  ^  J  O  M  k  Q  ^  Arl  l  O.-i 

DH  H  perche  tu,  cut  le  foreUe  d'me 

Han  leljHto  alle  chioma  ampia  corona  l 
GaUot^  non  pianori  il  tuo  tncrto  concimi 

M  orti  flan  mii,  egli  ntl  Qttl  fikiue 

\^  con  Vit  rumo  fua  fi  paragona  l 

E  col  gr^n  P^^fiiel  liete  ragiona  ì 

Le  cut  oprjt  fien  fertipre  tUuftn ,  e  urne  : 

A  hi  quanto  \rbin,  quanto  ti  fu<y  Duce  inuitto 
Hanno  per dutOyCÌ7e  l}irto  fi  chiaro 
Vi  r^do  ad  albergar  uienefra  noi  : 

P  iagni  Gallo,  e  piangendo  un  huom  fi  raro 
Va  conti  al  mondo  t  tanti  pregi  fiioi 
Sì,  cheH  Genga  conofia  ancho  i* Egitto  • 

A  L    D  V  C  A    D»  V  R  B  I  N  O.  1 

VINSE  al  fin  de  la  mia  mabgna,  e  dura       .  / 
Fortuna,  Vira,  e  la  fua  lunga  ,  egraue       .  j  l 
Guerra,  ondato  fui,  fi  come  fragtl  naue  ,        ,  j 
Sofpintodatempefiahorrida,efQur4  -  1 

V  oTlr*alta,  generofa,  e  nobd  cura  '  M 

Signor,  che  ciò  fola  poteua-,  e  m^haue  ? 
fofio  al  colla  gentil  giogo  y  e  foaue  ; 
che  non  fc forra  dtl  mondo  ajpra  uentura  ; 
K  uoi  fdcr^.tpenfieri,  e  i  defir  mtefj  .A\ 
L* ingegno  al  uoflro  honor,  lo  fiudio,  e  /*4r#*|.i 
E  del  mto  ptccicl  cor  ut  faccio  un  tempio  ; 
P  cuero  dano  a  chi  fugate,  e  [parti 

Ha  nife  fciagurey  ne  per  qusfio  adempio 
Quanto  a  uot  dtbboi  e  quanto  ìq  pur  uorrà 


Q^V  I  K  T  O.  ss  : 

lE  XA  M  O  K  t  E    D  E  L  GRAN 
CARLO  QJ/INTO. 

BE  N  moftrù*l  Oel(ahifatò  mfh,et  tngiufió)  — 
Col fegno  àrdente  moltigtornifrima  ; 
che  del  Mondo  deuea  la  gloria  prima 
Cader  ad  un,  eoi  femore  muittoAugufl^t     ^i  :4 
')  i  Biegni  et  [carco,  e  d*àhd  fama  onufto. ,    i  - 
SenX^  temer  che  sdegnò  aUm  t opprtrM\\^  -  3 
Di  forte  anmrja,  oHtH  ben  fdr  fi  ftima  -'  '«i^  sJ 
Salitó  uiue;e  faggio,  e  forte,  e  giuft^  :  '         l  l 
!  ndi  rimira  fif  e  yittorte  jp^rte , 

E  d'illu/lri  trofèi  facri  al  fu*  homre 
I  VAfricacarca,e*lfiiperb*HifirOttHKhfno: 
0  degno  fol  di  cui  s*ornin  le  carte  ;  'ì* 
Come  potrà  fi  breue  Marmo  in  feno  aI 
Kinchttider  con  tant*hiéom,  tanto  ualore  ? 
PER    LO  MEDESIMO. 

aV  E  L  che  fudo  già  fotto  trarrne  yO'alfe^ 
Chefè  tant*opre  eccelfe,  e  fatti  egregi , 
E  s*ornQ  di  più  palme,  e  di  più  fregt , 
^  I    A  cui ,  fuór  che  d^honor  ,  di  nulla  cai  fi  • 
'  b  he  Jpeffò  i  larghi  campi,  e  l'onde  falfi 
Smalto  di  fàngue,  a  gran  Principi,  e  fi^egi 
Ponendo  il  giogo,  e  dopo  tanti  pregi 
Vierii  indomiti  mofiri  a  domar  ualfi 
L  a  fotto  l*Orfa  :  Quel,  che*l  mondo  uint^ 
\infi  fèfleffo ,  e  cóme  cofà  utle 
Scettri,  e  corone  d*or  per  terra  Jparfi  : 
k  hi  uanitati  humane,  ecco  ch-eftinto 
i     Brea*  orna  chiude ^  hor  ^quando  mai  fìmtlé 
Ducevo  tanto  tialor  nel  Mondo  apparfe 


se         L    I:  B   R  o 

P  E  R.    L  O    M  E  D  E  ^  I  M  O, 

DOPO  tante  littorie,  e  tanti  honori , 
Tante prcfe  Citta-,  tante  d/fefi  ; 
Tante  felici^  e  glor  io je  imprefe , 
Cantra  gli  tnpdi  Thraci,  e  centra  i  Morì  : 
M  iUe  palme  acquiate y  e  m^U* allori  ; 
M/7/e  dt gloria  chtare  fiamme  accefe  ; 
Tatto  tremar  m  qucjìo,  e  quel paefe 
Col  nomejolo\  l^egi,  e  \n?pf:radort  ; 
D  opo  hauer  sìefe  del  tm  facto  impero 
V ardite  braccia,  oue  non  fu  mai  ofo 
\eJ?iUo  andar;  eprefo  un  nouo  Mondo  ; 
E  de  la  Monarchia  portato  il  pondo  , 
O  d*humana  grande'^a  effèmpio  uero 
Cra  CARLO  gtaci  m  picctol  marmo  afiofo, 

NELE  ESECÌVIE    DEL  GRAN 
CARLO  Q^VINTO. 

^  l  A  intorno  al  Marmo.cheH gra  Carlo  afco' 

VJ  Arfi  hauean  mille  cari,  arabi  odori  (de 
Germania,  Italia,  e  Spagna:  e  quel  di  fiori 
Sparfo^  e  di  piantole  di  funerea  fronde  : 

G  ia  Tebo  adorno  le  fue  chiome  bionde 
Dift^mprc  uerdi,  e  trionfali  allori 
Cantaua  le  fue glorie;  e  i  tanti  honort , 
ch'alto  grido  di  lui  J}arge,  e  di  fonde , 

Q^ftandoi^on  dolce,  e  non  più  udrto/uono 
V^ternhate  a  l'imprcuifo  apparue 
Enelfalfcfolpi .  Qui  colui  giace 

C  ut  l*tin  mondo  domar  fi  poco  parue  , 

che  umfeV altrove  d'ambi  altrui  f è  dono: 
Auq-urate  a  quefi*o^a  eterna  pace . 
^  NELE 


V  I  N  T  O.  S7 
NE    LE  MEDESIME. 

M T  L  L  E  lumi  d*homr  lucidi ,  e  chiari 
La  gloria  accefi  hauea  fui  bftjlo  altero 
Di  cfuel,  c^humile  l'acquifiMo  impero 
SpreX^o  del  Mondo;  a  cut  nonfia  mai  pari 
[  Dei  di  tutti  i  fiumi,  e  tutti  i  mari 

Del  nojlroj  e  de  Vaduerfo  altro.  Hemifpero  , 
Cui  dolce  et  pojìo  hauea  giogo,^  e [euero 
Vacean  fumar  d*itìcenJo  i  /acri  alt*ifi  : 
l  n giro  accolte  le  forelle  Diue 

Col  pleura  d*oro  in  man,  rendean  cantando 
Intento  a  le  lor  note  il  ciehy  e  i  ttentt  ; 
E  del  gran  C  a  R  L  o  al  nome  uentrando 
Tutti  i  colli  fonar,  ,  tutte  le  rtue  ; 
E  5*mchinar  le  più  remote  genti . 

NE    LE  MEDESIME. 

MENTRE  fpargean  di  crocoy  e  gigli,  e  rofe 
Il  marmo,  che  cnsudea  l'offa  honvrate 
Delm  tggior  huom,ch'en  qfla,  o*n  (Quella  età- 
Manda/Je  in  ttrra  il  padre  de  le  cole  ,  (jte 
[L  e  V irtuti  dolmtiy  e  fof^irofe 
Vhoncflo  uifo  di  pianto  bagnate  ; 
1^  Gloria  fcefa  con  le  penne  aurate 
Da  ValtQ  trono  ,  in  me'X^fi  a  lor.fi pofe  ; 
E  con  aff  etto,  lucido^  è  giocondo 

Difje.  compagne ,  al  gran  FILIPPO  homài 
Ben  degno  figlio  di  fi  chiaro  ?adre 
?  ergete  mano  a  fojlener  il  Mondo  i 

Ch*ei  quafl  tìercol  nouel,  d'opre  leggiadre 
Sparger à  oumqHt  ti  Sa/ Jfande  ifm  rai^  ]^ 

Q  'V 


5  »         L    J  ,  ^  TR^  O 

AL    R.E  F1L1PP0. 


AV  a  1  grm  Sire  ,  a  uoi ,  che  fete  herede 
Del  mn^gtor  Duce^c^habbia  ornato  il  modo^ 
Fot  eh*  Apollo  col  lume  almo,  e  giocondo 
Vaghi  colori  a  l^herbe,  a  t  fiori  diede  \ 
A  yoi  Vilippo  iHnittOy  hor  fi.  richiede 
De  lealtà  }»U)narchia  reggere  il  pondo  ; 
hhm  ualor  ogn  altro  fia  fecondo  ; 
Se  non  ni  rompe  il  ciel  la  data  fede  : 
V  olgete  homai  le^  trionfanti,  e  beile 
\ofir*infegne,  che  feco  han  la  littoria 
Contra  tt fiero  di  Dio  nemico ,  e  noftro.\ 
C  he  domo  cjjuel  feroce,  horribil  moftro 
Stenderete  col  ^egno  anco  laglorta  , 
Per  tutto  ;  on'occlm  human  uede  le fteUe . 

NON  può  la  mia  uirtù  debile  e  frale 
Scudo  deL*alma;  a  fi  poffente ,  e  forti 
Colpo,  ftar  faida  di  maligna  forte  ; 
Ch*ond^io  non  l'attcndea,  fiera  m*a/Jale: 

Ond'aiuto  /perar,  ond\il  mio  male 

Prendea  rtfior;  dìt fia  cinemi  conforte  ; 

Hor  mi  uien  danno  (o*  o  pur)  non  fia  morte  i 

che  già  uicino  al  cor  giunche  lo  frale  ; 

C  hi  mi  porge  la  man  f  chi  regge  quefia  i 
Sdrufcitanauiceìla,adurofcogiio 
Sofpinta  da  improutfa,  afpra  tempefla  ? 

A  te  Jol  cììieggio,  a  te  fignor,  qual  foglio 
Humil  foccorfo  ;  tua  pietà  fta  prefta 
Fria  Jje  m' immerga  ti  mar  d^  mio  cardogU^^ 


Q^V  t  U  T  O  A         s  9  ^ 
)  V  E  S  T  o  fol  ti  reflaua  iniqua,  e  dura 
fortuna-f  queflo  fola;  o  che  mercede^ 
Ti  era;  o  cheguiderdon  de  la  mia  fede 
Quani* altra  al  mondo  fid  candida,  e  pura; 
l  hi  pria  mt  diede  aita  (  ahi  mia  fuentura) 
Ver  foUeuarmi ,  hora  m'opprime,  e  fede 
A  torto,  fallo  Iddio,  ch'aperto  uede 
Ogni  defre,  ogni  mia  nohtl  cura  : 
mie  uanef^eran'Xe,  in  fui  far  frutto 
La  cruda  man,  che  ui  nudrio,  uifuelfe  ; 
E  Jparfe  a  terra  il  fior  languido,  e  morto  : 
[  nfìahd  i>ea,  hor  ch*w  prendeua  ti  porto 
M*hai  rififpinto  in  alto  horribil flutto  ; 
Quejle  fon  l'opre  tue  chiare^  0*^ccelfe . 

A  t    b  I  O    D  E  L  SONNO. 

DE  H  perche  qttefle  cure  egre^  e  molefle  , 
che  qitafi  uentt  in  mare  irato,  e  no 
lurban  di  nouo  il  mifer  flato  mio , 
:    Con  improuife,  e  torbide  tempefle 

IN  onfgombri  dal  mio  cor  f  deh  perche  queftt 
Luci  non  chiudi  col  tuo  dolce  oblio 
placido,  h  benigno,  o  grato  Iddio , 
Conforto  de  le  menti  inferme,  e  mefle  ? 
'  O  ime  (  nouó  Atteon)  da  proprij  cani 
!     A  membro,  a  mentbro  lacerato;  fento 

Ne  ralma  afflitta  i  morfiajpri,  e  mortali  : 
C  accia  col  tuo  fopor  foaue,  e  lento 
La  turba  uil  de  penfter  ftolti,e  uani. 
Q^'refugio  di  tutti  ittoftri  maini  ir.  &r.^ 
C  yj 


W  ^  N  T  R  "E  fi  corca  il  %ol  ne  Vo€ci dente  ; 
E  rende  ti  mondo  /colorito,  e  nero 
Méntre  ch*al^to  ai  bel  nojìro  hemtjpero 
Torna  a  U  terra  le  heUeX^e  Jpente  ì 

S   i  cóme  uerme,  che  na^cofamente 

Si  fa  tra  f  herbe  j  e  ifor  torto  fentiero  , 

Serpe  ti  mordace  mio  crudel  f^en fiero 

Per  qUeJìa  inferma  ^  angofcjofa  mente  : 

E  benché  la  Kagiàn  lo  sferri ^  e  punga  ; 
E  df  cacciarlo  tenti,  egli  refi  io  ; 
D*indt  non  parte,  e  r tede  a  tormentarmi  : 
maligno  defttn,  non  fei  di  darmi 
Vena  ancor  fatio  f  hor  cjuandofia,  che  giunga 
Al  /ho  fin  la  tna  rabbtaydH  danno  mio  ì  - 

C  g  ^  A  T   ^  dì  .V 

S  C  O  G  t  rt>  n9ft  Ida  le  faiìh^nde  algenti 

VercolJlfi^jeffira  Au^ìro^  e  Maestro^ 
ì^ephinta  efhrfia  in  ama  a  monte  alpefir» 
A  ìagrar  uf.a  de  rahb'rfi  tteiìti , 

C  om'e^l ^ìfi ' •  évr,  ^d-òiuefìe  egre,  e  dolenti 
Curi  (i'h  jnov^^  da  m:  non  m t  Jcaprlìro  .,- 
henche  ie-^'-'^r  Uig<y^tY  téggfero,  e  defirn 
che  (  'ni'}  )  vuuncjuio  uom  ini  fon  pn finti  % 

A  che  pru  uan€g2;iare  anima  trtfia  f 
R  it ratti  ahpcggfo  f<it  tcofo,  ^^^^ 
ci)* indi  uedraij  che  nano  etrort* ingombrai 

P  oca  dolce      a  molto  amaro  mi  fi  a 

E^  quefi*hon^r  mortale^  e  quafi  un*ombra 
Che'l  fol  dtjperge,  e  penar graue^  e  certa» 


Q^  V  I  N  T  O  ^1. 
i     M .    A  iN  T  O  N  J  O     Q  A  h  l'  Q 

ALLO  iofmfanofemQ,efl4hdf€g9^y 

^  A  /  fa//?/ 1//  fortuna  empia,  e  molefta  ; 
C/?e  fempre  a  danni  miei  leggiera,  eprejia 
in  me  dijpen/a  Ufito  orgogli ofo  sdegno  : 

^  aue/eiiia  tmo»,  fen>(artt€gna 
Di  Jaldo  ferrai  cbe*n  queìla,  ^  in  quefìa 
?arte,  fpmto  da  l'onda  atra,  ^  mfefla 
D/  fommergerji  mofira  a  pm  d*un  fegno: 

T  u  che  da  lunge  uedi  il  mio  periglio  i 
E  la  cruda  addoppiar  dardi  ^  e  faette 
hlel  petto  a  fi grund*uopo,werm^,  e  nndoi  ^ 

P  rendiHgoHerno  mio y  dammi  configUo  ^  ,  , 
Come  Jpada  trouare  io  poffa,  e  feudo  ; 
E  fardi  tante  ojfefe  alte  uendette . 
DI    M.    LOpOVICO  DOLCE. 
AL  TASSO. 

VO I ,  che  cantando  t  gioUentli  ^rdori 
TaJJò  poggiale  al  più  elevato  fegn9 
Vi  nera  gloria',  onde  w  fejìe  degno 
D*ornar  le  tempie  de  gli  eterni  allori 
|H  or  d^Amadigi  Carme,  e  i  lungì)i^  amori 

Tate  fquillar  per  l^ìtalico  Kegno  ; 
I    Tal  che  (mercè  del  uoftro  chiaro  ingegno^ 

Togliete  al  Re  de* fiumi  i  primi  honorì  : 
|D  onate  al  mondo  d  fi  purgato  inchiofiro  ; 
Accio  da  l^attro  a  Thil,  fempre  piu  hell4 
^orti  la  uagafama  il  nome  uoftro  z 
S  f  uedrem  poiane  fi  nafconda  il  uero , 
tìoggi  qtieft a  gentil  noftrafauella 
tìoHsr  ilJuQ  Vir^iliQf  O'  fl/i**  Homm  • 


:>     LI    B    R  O 
1  S  P  O  S  T  A  V  E  L  TASSO. 


CE  .R  c  A  r  indarno  igiouanili  ardori 
Cantando  al  mondo ,  d^mal^armi  al  fegno , 
Dotte  poggio  Jcrittor  di  me  più  degno 
Diglonofi,  e  fempitcrni  allori  ; 
H  or  Holendo  cantar  l^arme,  egli  amori 
Di  qHÀl,  chen  ogni  cbma,  m  ogni  regna 
Celebre^  è  chiaro  èjt;  teme  U  mio  ingegno 
hion  effèr  prtm  de  fecondi  honori  : 
D  eh  non  macchiate  il  uojìro  puro  inchioflro 
Con  la  m^^gtfa;  che  rendrà  men  bella 
V antica  fama  del  giuditio  uofÌYo  ; 
V  oifol  Dolce,  mi  fot  toccateti  uero 
Segno'^  e  per  Uo'  la  nojìra  almafaueUa 
Hanra  un  mno  Virgilio^  un  nouo'hlvmm\ 

A  GLI  ACADEMICIVENETIAN  I. 

SA  C  R  i  intelletti,  a  cui  da  Gioue  è  dato 
?er  fi  fecure.e  gloriofe  ftrade 
Salir  al  jommo  de  le  coje  rade  y 
eh* altrui  qw  fanno  eterno,  in  Crei  beuto | 
S  eguite  a  lunghi  pajìt  il  cominciato 
Vojìro  camino  ;  e  de  PRternitade 
foggiate  in  grembo:  o  fortunata  etade 
Cìual  unqua  hebbe  di  te  più  deflrofato  ? 
S  porgete,  (  à  ricco  don  )  d^alte^  iHuftri 
Opere  it  mondo;  onde  B^oma,  ^  Atl?ene 
Verdangli  antichi  honori,  £  t  primi  pregi: 
M  oftrat  e  pur,  com^huom   adornile  fregi 
D^ognt  rara  uirth,  come  s*illujlrt  ; 
Com^  $*al^  uinendo  alfommo  bcae  • 


Q^V  I  N  T  O.  ^1 
A    M.    L  y  C  A    C  O  N  T  I  L  E. 


-CONTILE,  qual  d*honor  u^n&i^mtìiL^a^ 

^  Et  €^ra  cura,  che  come  fcogUo  orma     r:^vO  ^ 
1/  mio  angofciofo  cor  preme,  e  circonda  , 
E  con  noue  percojfe  ange,  0*  infefta 
n  quejìanad* affanni,  ajpratempefla  ^  "<i 

OH*ogn*hor flutto  irato,  ^  uento  abbonié^  iO 
Sojpinta  rn  hay  ne  ueggto  onde  feconda 
kura  (i  moua  al  mio  foccorfi  prejla  ì 

'  oi  cut  fauere,  ejperientìa,  ed  arte 
Ha  fatto  tal,  che  hi  prendete  a/cherno 
Del  mar  di  queflo  mondo  ira,  e  disdegno  % 

'  orgt  temi  la  mano,  e  del  mio  legno , 
Cha  perduto  il  tmon,  rotte  le  forte  , 
\oJlra  rara  ytrtù  prenda  ilgouerno  • 

i  RISPOSTA  DEL  CONTILE. 

rA  s  S  o  già  non  ut  deggia  effèr  molejld 
Quella  cura,  che  fuor  d*horribil  onda  -J 
Yha  Jpinto;  e  c*hor  le  tempie  ui  circondd 
Di  quelTarbor;  chefolgor  non  infejla  : 
ontan  da  uoi  fin  fugge  atra  tempejìa 
D* affanni  indegni',  e  d'alta  gloria  abbondé 
\oftra  yirtute-,  e  con  piuma  feconda 
Vola  ne  icori  altrui gioiofa,  e prefta  : 
'  oi  di  cui  scorna  ogni  fetenza,  o*  àrte 
prendete  di  fortuna  afchiuo,  e  a  fcherné 
Con  tacquiflato  honor,  pace,  o  disdegno  $ 
me;  che  lungo  tempo  infragil  legno 
t^auigo,  (enl^  Jìella,  e  fen\a  far  te 
VofirUmmortalHalor  prenda  in^oHcrn9é 


^4  LIBRO 
DI    M.    POMPEO  PACE 
AL  TASSO. 

aV  E  L  L  A  ,  che  da  le  nojlre  dolci  riue 
^to  negli  aiti  monti  t  fuoi  he  rat  ; 
Ci)  ti.  pjf  mal  uldi  un  tempo       ne  cantai  ; 
Spargendo  nel  cantar  lagrime  urne  ; 
C  antate  noi ,  s'm  uot  s*annida  o  utue 
Corneo  credo  pietà  de  ^rU altrui  guai 
laffo  immortal ,  perà)  altro  non  fa  mai 
Chel  uojìra  dtr  ,  ch*a  tani*altewa  arrtue  : 
I    0  pur  mi  ajfanno  r  ma  la  uoce  humtle 
Gif  (^jf^-tki  del  defio  frann^e  ,  ^  ajfrena  ; 
Ch*af  oggetto  il  poter  btn  non  rtfponde  : 
M  a  s^io  dtjéo  a  parlarne  il  uojiro  siile 
Qual  hrntj  Laura  rifonar  Lijena 
$* udiran 4^  l* i/auro  ambe  le  Jponde, 


SPOSTA   DEL  TASSO. 

PA  €  B  j  moli'* anni  lungo  Calte  rme , 
hrfo  d  d  foco  d'i  duo. chiari  rat , 
Dei  ile  de  fiumi  altiero  ,  alto  cantai 
La  lur  dhfewa  ;  e  It  mie  fiamme  unte  : 
H  ora  il  mio  afflitto  cor  fi  nudre  ,  e  utue 
(  Ay/  fptetato  defttn  )  foi  de  miei  guai  ; 
Ondato  iagrimo  ogn  hor^ne  fpero  mat 
ci)  a  litio  fine  ti  mio  gran  danno  arriue  : 
R  ott*è  la  lira  mia  ;  bajjo  ,  ^  huinde 
Patto  dmio  canto;  che  la  mente  affretta 
Altra  uoier ,  ch^a  ao  poco  rifpor,  de  : 
A  te  conuienfìial  ben  colto  siile 
far  fonar  de  la  tua  bella  Ltfena 
ValtQ  Affmnmo ,  tit  i^ifauro  l'onde . 

A  M' 


Q^V  1  N  T  O.  €  S 

i  A  M.  FEDEICICO  BADOARO, 

^  l  A  N  A  ,  &  fecura  uia  ,  da  piede  h  umane 
.  No»  />/«  fegnata  ,  rttroHata  hauete 
fercut  ,  dt  gloria  adorno ,  andar  potrete 
Ou*altri  tenta  ;       affatica  in  unno  : 
ia  cerne  a  uincttor  darut  la  mano 
\eggio  la  morte,  el  tempo  ;  onde  farete 
fuor  df  periglio  ;  che  l^niutdo  Lethe 
Wmrtierga  nel  fuo gorgo  alto  ,  0'  infano  : 
aerino  al  uojìro  honor  metalli ,  e  marmi 
Da  martel  /colti  celebrato ,  e  chiaro 
Vinegìa  ;  e  ouHttque  ti  mar  circonda ,  e  thlptl 

'.  t  canttn  federico  ^adoaro 
1  piti  finori ,  e  più  uiuaci  carmi  ; 
laiche  i* oda  ^  e  tnchtni  Ahila ,  e  Calpe . 

A  L*ABBATE  MORLOPPINO. 
jyyi  O  R X  O  P  P  I  N  mto  tu  per giouaì  aqueJÌ4 
|l      Sacra  de  le  fcien\t ,  ^  eccellente 

Scola ,  che  quajt  un  chiaro  fol  nafcentt 
\   Var  ch*ltalia  dt  lume  orni;  e  riuefta , 
t  r  e*n  parti  i  e  fenica  te ,  penfofa  ,  e  mefla 
Lafit  tua  compagnia  ;  riuolto  agente 
Strana  ,  che  laonde  beon  de  l*hìtJiro  algente  ^ 
O  ue  V  or  fa  gelata  i  fiori  infefla  : 
<  (  ut  uedrat  c^uelgran  F  l  L  i  P  P  0\a  cui 
E  fortuna  ,     utrtù  sfatte  compagne  , 
^^S^S^^  ^^^^i  ^       han  dato  ti  pondo  | 
■  C  htedi  per  me  mercè  ,  e  di  da  uut 
Vietate  tnuito  Sir  non  fi  [compagne  ; 
l>  per  clemente  amor  t^Hìonor i  ti  mondo  : 


S  traliauHtntaHà  àrhòr  duri  é fungenti 
Temprati  d'una  amara ,  empia  ddce'^ 
Da  ^infinita  angelica  belle'^a  ; 
Sola  cagion  de  mietgraui  tormenti  : 

E  ranmilTocchi  a  rimirare  intenti 

Sua  dolce  uifta  ;  ^  rara  alta  uaghe\^  • 
tUa  di  /degno  piena  ,  e  di  dure'^a 
hccendea  dt  defio  tutte  le  genti  : 

N  ol  uide  alcun 'y  ma  uidiVto  ;  cWl  core 
Sentì  jfiagarmi  ;  ouegia  impreffà  ,  e  uiuà 
Vlauea  fua  cara  l  mago  il  pargoletto  : 

A  Uhor  gridai  a  che^m  que/Varfo  petto 
Tirar  più  Uraliì  ahi  difpietato  amore 
O  me  Qonftante  j  o  lei  rendi  men  fchiua  , 

PER  LE  SIGNORE  PaVLINA 
E  T   M  A  D  A.    T  R  O  N  A  • 

Gentil  coppia ,  e  del  Citi  degna ,  di  heUe 
Donne ,  uedendo ,  che  mirando  intorni 
Kendean  de  la  lor  luce  il  tempio  adorno  ; 
E  lanciauan  d*amor  dardi ,     f^celle  , 
I  0  chiufi  i  lumi  ;  e  dipi .  ahi  fere  bielle 
(  ^^If^  )  f^^^  fi'^        ?  7'^^'  f^^  fc9m9i 
Se  [ecco  artdo  legno  ad  arder  torno 
in  fi  bel  foco ,  tn  fi  chiare  fiammelle  ? 
V  urda  ttagheX^  rifijpinto  igli  occhi 
Di  nouo  aperfi  ;  e  uidt  (  oime  )  beliate 
Atta  ad  arder  d*amor  i  monti ,  e  $  fumi  : 
A  Uhor  gridai .  deh  uolgi  altroue  i  lumi  ; 

che  s*auuien  ,  ch*un  ftral  foto  il  cor  ti  tocchi , 
In  uan  piangendo  chtederai  pJetati . 


O  V  B  R  ojnfermòìe  da  maligna ,  e  duré 
fortuna,  oppreffò  l'Athanagi  inuano 
Ai  fa  chiede  ;  e  chi  gli  dia  la  mano  ; 
EV  [oltraggia  a  fi  grane ,  empia  uentwréi 
a  non  è  chi  l'intenda ,  o  chi  pur  cura 
^enda  del  Juo  languire  ;  e  je  noi  uana 
Kendete  il/m  Jperar  ;  penfiernon  fano 
Lo  terrà  Jempre  in  aita  egra ,  o/c«ni^*>- 
ignor  quella  pietà  eh* a  Paltre  uojire 
B^are  uirtù  è  compagna ,  onde  n*andaU 
Di  moka  gloria  altero,  horfidimoflrt 
occorreteVafflitto  &  atto  degno 
Del  ualor  uojiro,  e  del  fiio  merto  fat$  \ 
ferche  ponga  in  lodar m  arte  >  ed  ingegné 

fìneìpi  iUufiri  eh* a  la  gloria  hauett 
I  uojiri  alti  defir  uolti ,  e  i  penfieri  $ 
Vie  più  eh* ad  acquiftar  Regni j  ^  imperi 
Di  cui  hoggi  il  rio  mondo  ha  tanta  fett  % 

I  e  bramate  dal  cieco ,  inuido  lethe 
Altrui  quafì  alati  e  bei  corrieri  ; 
Facendo  oltraggio  a  gU  anni  trati^  e  fieri. 
Et  a  queir  empia  eh*  ogni  co  fa  miete  : 
quefto [acro,  ^  uenerando  hojìello 
De  le  fcien'Xe  ;  oue  fol  Dio  fi  cole  ; 
E  la  uirtù  i  ne  d'altro  mnqua  fi  cura 

I  orgete  man,  ch'andrà  candido;  e  bello 
Intorno  tluoftro  honor,  mentre  che*l  fok 
Di  donar  luce  al  mondo  haurà  la  cura 


tf8  \  ^      L    1    B    R  O 
NEXA  MORTE  DI  MESSEK 
FORTVNIO  SPIRA. 

•  ■  <  ■  •■■     ■  •■  -    ■  :  -  • 

I N  oy       giro  ti  (patij  anima  beila , 
Già  tìluflre  al  mondo  ^  i&  hor  mi  c/e/  fi  chi  ara 
La  cui  gloria  per  tutto  orna,  rijchtara 
Ouunque  JpUnde  la  diuina  TieUa 
S  criutypenfi^o  ragionile  n  c^nal  faueìla 
De  le  tre  primevo  cjual  Um  a  te  cara 
Tempri  al  tuo  canto\od  in  qual  Lode  rara 
Sciogli  la  uou  ,  a  Dio  diletta  ancella  : 
C  on  cui  Beterno  giorno  hor  tt  diporti , 
Con  TuUta^con  Demofthent-,  o  i'iatone 
Col  Tofco,o*l  cieco  oHgran  Scrtttor  di  MantQ 
T  *inu\diatf  forfè  ,  che*n  te  t^le  ,  e  tant^ 

Valor  fi  chiuda;o  perche  il  pregio  ^orti^/  vuv. 
Del  greco,  ethrufcoy  e  del  latin  fermont 
PER.    LO  MEDESIMO. 

PE     quel  fentiero  oue  foleui  in  aita 
Mandar,'  fi  come  augel  fciolto,  e  leggiera 
Vortunio  al  Cielo  il  tuo  nohil  penfiero  ,  . 
E  la  beli* alma  tua  lafiìt  faina  -. 
P  iange  ì* acerba  tua  da  noi  partita 

Quanto  circonda  il  gran  nofiro  hemtf^ero  $ 
E  da^K  Jpirtt  più  utam  al  uero 
L*imm€}ìfj  :  e  raro  tuo  ualor  s^addtta  : 
L  eggiadro  siti,  concetti  eletti,  ^  ahi 
Giudicio.arte  ,  f  iuer  ,  ftlice  ingegno 
Than  pofto  a  par  d'ogni  (cnttore  antico  : 
C  hi  fia  ch'ai  jegno  del  tuo  merto  effultt 
il  nome  tuo  f  che  fi  goda  e  htn  degno 
Ve  le  tue  glorie  ogm  tuj  fidif  aiiuco\, 


Cv  V  T  N  T  O  .         ^  f 
A  M.  D  O  M  E  N'  I  C  O  VENIE  R'O . 


NEMBOSO,  irato  uento  ,  atro,^  ofcur% 
Aere ,  che  m'afcandea  Poccafo  ,  e  l'orto 
Orion  ,  che  col  ferro  adunco  ,  e  torto 
Dal  Ciel  fcoteua  ti  flutto  horrido  ,  e  duro 
H  auea  quefto  mio  antico  ,  e  mal  fìcuro 
Legno, /orto gran  'empo  in  cjueto porto, 
A  le  rahbiofe  fcirti  in  mewo  [corto 
N€  Tifi  era  algouerno  ,  o  Palinuro 
A  Uhor  gridai  ftgnor  mercede,  aita. 

Serbami  a  miglior  tempo  ;  ond*ei  ridendo 
Acqueto  m  un  momento  ogni  tempejìa  : 
C  ofedalgraue ,  alto  periglio  ufcendo  , 
Quant*6  la  man  di  Dio  benigna,  e  prefla 
Veniero  i!  uoftro  Taffh  ancora  è  in  uita . 
RISPOSTA  DI  M.  DOMENICO 
V    E     N     I    E     R    O.  ' 

BE  N  Ta/Jò  mio  nemiche  in  ciel  ui  furo 
Le  Tielle,  e  Vonde  in  mar  cruccìofe  a  tortoi 
Vur  ut  fi  refe  in  piccìol  tempo  e  corto 
benigno  ti  cielo;  eV  mar  tranquillo,  e  puro 
M  a  io  ch*ufcir  già  tanto  in  uan  procuro 
D/  peggior  ftrtt?  ond*hauro  mai  conforto 
E  ben  farei  fin'hor  ne  l'onde  morto 
Se  non  cl/a  mio  più  Tiratio  in  aita  duro 
D  uo  luflri ,  e  più;  ne  per  naufragio  ufita 
Di  tanti  guai  ne  porto  hauer  poffèndo 
Mia  Tianca  naue  in  flutto  eterno  refla  : 
O  nde  s'to  lieto,  a  fin  uenuto  intendo 
Voflro  martir  ffia  credo  a  noi  molefla 
La  pena  mia  perpetua'^^  infinita  • 


f  e         L    I    B    R  O 

PER     LA  PACE. 


ECCO  fafà  dal  Citi  lina ,  €  gioconda  , 
Col  ramo  in  man  di  pallidetta  ohua  ; 
B'nghirlandata  d'honcrata  fronda 
Laf  àce  y  che  da  noi  dianzi  ft*ggtua  : 
E  eco  cantando  con  la  irsuta  bionda 
Cinta  dt  he  ti  fior ,  di  tema  ffriua 
La  ptifioreRa  ,  oue  più  l*herba  abhonda 
hUnar  1^  greggia  ,  ouepitt  r acqua  c  uiua  : 
E  ccoH  diletto  ,  la  L  tttia  ,  e7  gioco , 

Chaueano  tn  odio  il  mondo  hor  notte^e  giorno, 
Van'^ar  per  ogni  cvUe,     ogni  prato  : 
K  id*hor  la  terra ,  eV  mare  ;  e'n  ciafiun  locù 
Sparge  la  riixa  Copia  il  pieno  corno  : 
lieta  «t>4 ,  0  fecolo  heato . 

AL    R.  E  FILIPPO. 

INVITTISSIMO  Ke  JplendordeKegti 
A  cui  molte  corone  ornan  la  chioma  ; 
Degno  per  mille  fatti  ahi^  ^^^^^^  > 
X>*hauer  Vlmperio  de  l* antica  Rom^x  ; 
P  ofcia  c'hauete ,  onde  u'honori ,  e  pregi 
il  mondoy  e*l  del,  nel  gran  cor  uojìro  doma 
Vira ,  e  le  palme  uincitrici ,  e  i  fregi 
Sprecate,  qua  fi  uile  inuttl  fima  ; 
P  ojcia  c*hauete  la  gradita  ,  e  fanta 
Tace  tant^annigia  pofta  in  eftglio 
Tietofo  refa  a  la  terrena  chtoflra  ; 
D  eh^ìo  filo  provar  la  guerra  uoflra 
Mifero  f  io  fol  portar  dolente  ti  ciglio 
ÌAifero IO  fol ^s^o^iungioifce  t canta  f 


V  J  N  T  O  .  71 
A  L  S  I  G  NO  R  R  y  h  G  a  M  E  2 . 


•^fommo  honor  del  Lufttano  Impero , 
Adorno  di  fauere  alto  ,  e  profondo 
Secreti fin.iO     fido  conpghero 
Del  maggior  Ke  ,  che  mai  uedejfe  il  mondo  , 
he  col  uaior  del  buon  giudi  ciò  intero 
Portate  ,'quafi  un  nuouo  Hercole  ,  il  fond^ 
Del  gran  gouerno  ,  onde  rimandate  altero 
A  nHÌTaJtro  di  gloria  hoggi  fecondo 
oi  che  (  uoftrAfieta  )  gittat*l)a*n  terra 
I,     VarmC  i  e  lo  [degno  ti  Re  uoflro  felce  ; 
E  Pace  data  agli  altrui Kegni ,  e  a  fuoi 
onete  fne  a  la  pur  lunga  guerra  ; 
A  le  mi  ferie  mie ,  cjje  a  uoi  fol  lice  f 
E  fi  buon* opra  è  ben  degna  di  uoi . 

A  M.  DOMENICO  VENIERO. 
.  ^  E  N    gran  torto  muidiofa ,  e  dura 

3  fortuna,  auuerfa  a  la  uirtute,  opprejfo 
Ti  tiene,     egro  fi ,  eh' ad  altrui  cura 
Di  poterti  fanar  non  è  concejjo  ; 

'  entero giaci ,  ò  tua  forte  uentura 
Affai, ut  ile  altrui ,  poco  a  te  Uejfo  ; 
Ahi  Pato  iniquo,  e  riojn  te  ancor  dura 
Vira,  c*ha  lui  in  cotal  Fiato  meffò 
dria  il  fuograueyO' tuo  danno  fofptra% 
Ne  Adria  Jol  ;  ma  quanto  cinge  intorno 
Paefe  almo,e gentile,  il  mare  e  l'alpe  : 
ogliomen^ìo  ;  ji  fe  mia  roca  lira 
Tanto  poteffe  ;  //  mio  dolore  un  giorno , 
EV  tmgran  mmo  udria  ^ritannia     Calpe . 


7^  L    I    B    R  O 

A   MONSIGNOR.   PENA  a  VOLC 

CH  I  uuol  ueder  cjuAnto  pm  pojja  l'arte 
De  l\f  re  inutdto fe  di  natura  ; 
Quanto  dt  dotta  man  pendio^  e  cura 
eh* ombre-,  e  colon  ad  un  Jparge, e  comparte 
C  ome  imiti,  e  ben  finga  a  parte  a  parte 
Con  proportion  uaga,  e  con  m/fura 
De  le  create  co/è  ogni  figura 
Kimtri  dt  Natal  le  pinte  carte  : 
urrtù  rara,ì>  ricco  don  di  Dio 
Donar  a  morti  corpi  un'altra  uita: 
Quant* intelletto  human  tu  ualij  e  puoi 
C  antate  Venaruolo  i  pregi  fuoi\ 
Accordate  la  cetra  al  canto  mio 
Ch'Apollo  a,  fargli  honore  hoggi  u'tnuita  • 

NE  LA  MORTE  DI  MESSER 
GIOVANNI  CORNARO. 

SPIRITO  illufire  a grand\mprefe  nato  , 
Se  tua  rara  uirtute  ,  allhor  ch*ufciua 
Quafihti  fiore  in  uerde  ,  herbofa  riud 
Non  troncaua  maligno  inuido  fato: 
L  a  Jpeme  ond*attendea  l*alto  Senato 
De  la  tua  patria  opere  eccelfe  priua 
D'bortere,  e  fecca  hit  morte  hor  che  fior  ina  , 
Te  de  fitoi  pregi,  e  lei  di  te  priuato\ 
T  u  ten  tornaftt  al  Cielo  a  noi  lafciando 
Tanti, e  del  tuo  ualor  fi  cari  germi 
Da  Citi  ne  /pera  il  mondo  eterni  l?cnori  ; 
V  int  la  sù  felice  i  dì  migliori 

E  mirargli  occhi  in  Dio  tenendo  fermi 
Qual  duol  n*affiiga  il  tuo  nome  chiamando . 

PER. 


'0 


V  I  N  r  O.  7 j 

PER    LO  MEDESIMO. 


«jà  yi  E  N  T  R  E  «f/  /7>«  ^e/  Cielo  hor  ti  diporti  , 
''/t;JLVl  PragU  Jpmti  eletti  anima  bella. 
Mirando  da  uicm  cm  la  forella 
"Errare  ti  folper  fentier  lunghi ,  e  torti  , 

E  con  dilato  tuo  gli  occaft  egli  orti 
Sedi  d'ogni  Pianeta ,  e  d'ogni  Tìella  , 
Mira  qiial  duol  per  te  n'ange  ,  e  flagella  \ 
E  che  i  nofìrt  piacer  teco  fon  morti  ; 

M  ira  la  compcignta  de  degni  (J>irti 
Da  tegraditij  ^  honorati  tanto , 
che  Jpargono  dt  fiori  i  tuoi  he  marmi  ; 

E  coronati  di  lauri  e  dt  mirti 

\n  uece  di  querele  alte ,  e  di  pianto 
Con/aerano  al  tuhonore  eterni  carmi . 

')  A  /?  più  che  [cogito  dura  ,  ah  più  che  fiera 
Nutrita  m  jelua  cruda ,  ah  più  fugace 
che  Iteue  damma  auantt  can  mordace , 
che  fugge' l  dente,  onde  languifca ,  e  pera  | 

P  erche  (campi  fi prefìa  ,  e  fileggerà 
Da  quel ,  che  jenl^t  te  non  ha  mai  pace 
^      Co  fuot  penfier  ;  da  quel ,  che  fi  di s face 
Ver  te  ,  fi  come  al  fol  Lquida  cera  ^ 

A  ffrena  il  cor/o  homai ,  tempra  l'orgoglio , 
E  non  effer  crudet  quanto  fet  he  Ha  ; 
Se  può  cafla  pietnte  altrui  dar  uita . 

Z  ofi  diceua  in  parte  herma ,  e  romita 
Damon  fpargendo  a  Paure  il  fuo  cordoglio  ; 
E  chiamaua  piangendo  iella ,  Ulla . 


74  LIBRO 
AL  S.  DVCA  DI  FERRARA. 


HO  R  riede  il  fecol  d^oro  ;  bora  Velate 
Felice ,  renderà  lieto  ,  e  giocondo 
lUufirifimo  Alfonfo  il  me/lo  mondo  ; 
Mercè  fot  de  la  uoflra  alta  hontate  ; 
P  er  uoi  e  da  noi  bandita  )  è  la  pietate 
Scefa  dal  cieli  e  le  uirtU  ,  che*n  fondo 
Immerfe  eran  d*ùn  golfo  alto  ,  e  profondo 
D*attaritia  ;  per  uoi  fon  già  rinate 
H  or  fìa  chi  ogn^atto  ualorofo ,  e  degno 
Gradifcaigodi  Italia  :  ecco  un  tuo  figlio 
E  giuflo  ,  e  pio ,  e  liberale  e  forte  : 
E  eco  chi  con  la  Jpada ,  e  col  configlio 
Darà  materia  ad  ogni  dotto  '«g;^^«o[; 
E  fe  Tiejfo  di  man  torra  a  la  morte . 

P  orto*l  Troiano  Enea ,  per  torlo  al  ria 
Veflino  ;  e  trarlo  da  le  fiamme  fiore 
Su  le  pojfenii  /palle  il  genitore  ; 
Onde  ne  fu  dapoi  nomato  iddio  . 

A  uoi  ,  chiatto  fi  iìluftre  ,  atto  fi  pio 
Uauete  fatto  ,  inuitto  aito  Signore 
Qual  condegno  darauui  ti  mondo  honore , 
Ch^uncjaa  non  copra  ofcura  onda  d'oblio  ? 

P  ongaut  tn  del  fra  tanti  meliti  Hevo/' , 
Che  fer  fi  egregi  fatti ,  opre  fi  belle  ; 
Ond'ancor  lucon  mille  chiari  efempt  ; 

A  IXi  ^  l^  uoftra gloria  altari ,  e  tempi  ; 
E  le  chiome  real  u'crni  di  TI  elle  ; 
che  pregio  tale  è  fol  degno  di  uoi . 


V  T  N  T  0 .  7  5 

LPADCIE   FKA  TE  GIROLAMO 
TREVISANO. 

■«  p  I  R  ITO  ilkjìre  ,  che  col  bel  penftero  , 

)  Come  candido  augel  uolando  al  Cielo , 
Sen/^  eh* a  te  najconda  ofcnro  uelo 
Di  terreni  desij ,  contempli  ti  nero  : 
ndi  fcendendo ,  cjttaflun  nuouo  ,  e  uero 
Va/c  d^elettion  ,  Tiempri  quel  gelo , 
Clie  ne  circonda  i  ceri  ;  e  pien  di  \elo 
Santo  ,  di  gir  lajìù  naprr  il  fenttero  : 

y  gran  feruo  di  Chrifto ,  alta  ,  e  fonante 
Tromba  de  la  fua gloria ,  al  cui  fermone 
Com*a  oracol  di  Dio  credon  le  genti  ; 

3  irolamo  ,  io  m^inchino  a  le  tue  tante  , 
E  fi  rare  utrtuti  ;     ^  ragione , 
eh*  Adria  ne  goda  ,  e  i  tuoi  chiarì  parenti . 

IME  LA  MORTE  DE  LA  S.  IRENE 

Dh  le  signore  di  spilimbergo. 

LA  BELLA  Irene  e  morta  ;  è  mortai  Irene  ; 
E  tu  non  piagnt  (  ahi  alma  alpe/ire ,  e  dura) 
La  dffpietata  no/ira  ajpra  uentura , 
che  priMO  ha*l  mondo  di  fi  caro  bene  : 
t  ei  no  ,  eh* aliata  a  uolo  ;  e  /e  terrene 

Gioie  [prewando  ,  quafl ignobil  cura  j 
I    Sahta  è*n  Ciel  ;  e  fagf^ia  ,  e  cafìa  ,  e  pura 

Tra  gli  Angeli  più  belli  il  feggio  fene  : 
l  ni  a  quel  fuon ,  che  qua  giù  l'onde ,  e  i  uenti 
Infiammo  (thoneflate ,  e  di  uaìore , 
Valte  lodi  di  Dio  foaue  canta  : 
E  col  pennello  illujlre ,  onde  ftuanta 
Apelle  ,  e  Zeuft ,  pinge  il  fuo  fattore  : 
'Quandi?  tanta  utrtù  nedran  le  genti  ? 
I  D  ij 


7  «  L    I    B    R.  O 

C  hi  col  foAue  fuon  tirale  Viìrgogliò. 
Acqueterà  del  mure  ;  e  col  bel  uifo 
Vara  ferenail  cieli  chi  con  un  ri/o 
Sgombrerk  da  l€\menti  ogni  cordoglio  ? 

A  hi  cor  d* atroce  fera  ;  ah  cor  di  /cogito  ; 
Dunque  fei  da  pietà  tanto  dtuifo  , 
che  non  fofpiri ,  fot  che  morte  ha  uccifo 
Tutto  il  ben  no  [Irò  ;  ondato  tanto  mi  doglio  ? 

P  arca  crudel ,  fpt  etata  fare  a ,  hai  frìuo 
Il  mondo  del  fuo  honore  ;  e7  uolto  fanto  , 
Oue  beltà  jedea  terra  nafconde . 

C  he  uedrem  fiu  che  non  fia  odiofo  ,  e  fchiuo  ì 
Piagni  amor  le  tue  glorie  ;  e  nel  tuo  fianto 
Suonin  d*irene  il  nome  tl  lito ,  e  l\nde . 


D*  un  gran  Torrente  in  fu  Vherbo^a  riua. 
Nel  faefe ,  cui  Giulio  il  nome  diede , 
Scefa  dal  cielo  fargoletta  Diua  , 
D'ogni  ben  di  lafìu  fra  not  fe  fede  : 

P  oi  fer  non  Uur  in  parte  odio  fa  ,  c  fdìiua , 
Dietro  a  nr>bil  defto  mnuendo  il  piede  ; 
Ou' Adria  d  mar  reggea  ;  douc  fioriua 
Ogni  belTofra  ;  a  por  uenne  fua  jede  : 

I   ui  al  Juono  accordando  il  dolce  canto  , 
Att*a  render  gentil  d\ìlma  uiìlana  , 
R  ichiamaua  t  mortali  a  miglior  uita  : 

S  criffe  ;  pinfe  ;  canto  ;  fiu  che  Diana  ; 
F«  cafta  ,  e  bella  ;  ma  toflo  pentita 
$cn  torno  al  del  ;  c*hor  liito  è  del  mio  pianto  - 


V  I  N  T  O.  7  7 

ì  iamìpardf  fentif  que*  dolci  accenti , 
i  che  correano  ad  udir  ?  onde  ,  e  V  arene  , 
I    ÌAentre  cantando  qui  la  bella  Irene 

Kendeua  a  armoni  a  i  deh  tntent  i  : 
Z  ari ,  foaui ,  angelici  concenti , 

Che  ì*almertchtama}le a  miglior  [pene, 

chi  fia  homat ,  cheU  no ftrof  tanto  affrene  f 

chi  farà  i  nojìrt  cor gtamai  contenti  f 
\  ngioUtta gentil ,  tu  uaga  ,  e  bella 

\mi  uita  laj?ti  tranquilla  ,  e  queta  ; 

1/  nojìro  uanegq^iar  prendendo  a  /degno  : 
)P  tacerà  forfè  a  Dio  farti  una  Jìella  , 

che  col  felice  affetto  ,  a  noi  dia  fegno  , 
f    A/  fuo  apparir  di  co  fa  faujla ,  e  beta  • 

i 


1  L  d  tua  falità  in  cielo  alma  felice 

Cantano  i  cigni  d* Adria  ;  e  nel  lor  canto 
1/  nome  ,  e  i  pregi  tuoi  inal^an  tanto  , 
Che  di  pari  ten  uai  con  Laura  ,  e  Rice  : 
I  D  e/j  (  fe  pur  rimirar  quagm  tt  lice  ) 
Clxina  gli  occhi  fereni  ;  e  uedi  quanto 
Sia'l  mar  tir  nojìro  ;  e  quale  amaro  pianto 
Vagli  affittii  occhi  nojìrt  il  duolo  elice  : 
bella  ,  0  cafìn  Irene  odi  qu  effonde , 
Mormorando  chiamare  il  tuo  bel  nome  ; 
E  de  l* affanno  lor  fonar  le  riue  : 
V  edi  le  Hmfe  lagrimofe  y  e  fchtue 
De  fuvi  ufjtf  honor  prtue  le  chiome 
Sparger  ti  marmo  fuo  di  fori ,  e  fronde . 

D  /// 


7  8  LIBRO 
AL    S.   GIORGIO  GRADENICO. 


aV  A  N  T  A  ragion  di  pianger  fempre  haue" 
^radenico gentil  ;  quanta  n*ha*l  mondo  (te 
Cola  ,  che  con  le  luci  altiere  ,  e  liete 
Lo  rendeua  ad  ogn'hor  uago ,  e  giocondo  : 
C  igno  canoro  ,eiel,  dunqiu  piangete 
La  bella  Irene  ,  la  cui  morte ,  in  fondo 
Tutti  t  uojìripiaier  tuffo  dt  Lethe  ; 
E  uerfate  di  pianto  un  mar  profondo  : 
C  he  s'algran  uoftro  danno  andar  dt  pari 
Deue  la  doglia  ,fia  certo  infinita  ; 
cy infinita  uirtù  con  lei  moria  : 
A  hi  morte  acerba  ;  ahi  deftin^empio ,  e  rio  ; 
Dunque  troncafti  coft  nohil  uita  , 
Ver  che  la  piangan  jempre  e  terre ,  e  mari  ? 

AL  S.  GIROLAMO  MOLINO. 

MOLINO,  al  fuon  de  cui  canori  accenti 
Si  fa  l*ondo/o  mar  tranquillo ,  e  piano  ; 
che  con  lo  Tiil  fruente  alto ,  e  fourano 
'Batt*hai  fermare  il  corfo  a  i  fiumi ,  a  i  uenti, 
P  iagttt  la  bella  Irene  ;  e  con  dolenti 

Verfi ,  rtprendi  d  fato  empio  ,  inhumano 
erbora  fai  mondo  fojpirare  m  uano 
La  bella  Donna  ;  e  duo  begUoccìn  /penti: 
Q  uand*m  ultra  uedrai  con  pace  tanta 
Congiunta  m  un  beUeT^a  ,  &  honeflate  , 
Gratta  ,  fenno  ,  ualore  ,  e  cortefia  f 
P  rendi  la  cetra  ;  ^  altamente  canta 
Quanta  rara  uirtute  tn  lei  fioria  ; 
Onde  fia  conta  a  la  futura  etate . 


[N  MOR  TE  DE 

LA  MOGLIE. 


Vegli  occhi  chiarì, eh* 

fur  proprio  un  fole 
Su  le  tenebre  nojlre  ofcu» 

re  y  e  folte 
Ha  (biuft  acerba  morte  i 

0*ha  fepolte 
Quelle  belleT^e  al  mond$ 
altiere  ,  e  fole  : 
L  e  faggie,  honejle ,  angeliche  parole , 
Chan  miìTalme  fuinte ,  al  ben  far  uolte  ; 
Vofl*ha  in  fdentio  ;  tal  che  pene  molte 
I     hgran  ragion  il  cor  fi  lagna  ,  e  duole  : 
D  uncjtie  urna  ofcura ,  e  freddo  faffo  ferra 
Tutti  t  diletti  miei ,  tutto  ti  mio  bene , 
perche  di  pianto ,  ^  non  mai  d^ altro  abonde 
C  hi  m*ha  tolto  mia  gioia  ,  e  chi  Pafconde  ? 
Ahi  difpietata  morte  ,  ahi  cruda  terra  , 
uita  piena  Col  ci* affanni ,  e  pene  f 

D  itìj 


So  L    1    B    R  O 

C  hi  di  gentil  fretate  ornato  ha*l  core 
Piangerà  meco ,  fot  che  morte  acerba 
E  tronco  ,  e  fuetto  a  forT^ ,  t  ejttaft  in  herha 
Ua  d'honeftate ,  e  di  heUe^a  il  fiore  5 

P  riti^  h  terra  di  <juelr(tro  honore , 
che  la  faceua  andar  lieta ,  e  fuferha  ; 
Tal ,  che  fol  pianto ,  e  doglia  4  noi  fi  ferba , 
Ma  fia  del  noflro  danno  afjnt  minore  : 

D  otie  Jjómai  uólgero  (  laffo  )  a^uefi' òcchi  ; 
Per  ueder  co/a  piti ,  che  mi  diletti  ; 
Se  tutto  il  mio  conforto  è  mortole  Jpento  ? 
mondani  piacer  uant ,  imperfetti , 
che  da  un  fol  Tirale ,  che  la  morte  fiocchi  ^ 
"Buggit eccome  nebbia  inanKi  al  diento  • 


Q^uel  fol ,  che  coH  fuo  lume  ardente ,  e  chiaro 

Mi  moftraua  il  camtn  piano ,  e  ficuro 
l^ergir  al  Cteìo  ;  undenfo  nembo  ofcuro 
irla  ricoperto  (  ahi  defiin  empio ,  e  auaro  ) 
A  Whora  i giorni  miei  fi  [coloravo  ; 
E  l*aere  ,  ch^cra  pria  Jereno  ,  e^uro 
Si  turbo  tutto  ,  oncì*io  laffo  non  atro 
'  D/  trou.ir  al  mio  duol  fchermo  ,  0  ripara  • 
M  or  te  uccije  cole:  ,  per  cut  f^erai 

Di  uruer  lieto  il  tempo  ^  che  niauanT^  , 
E  /èco  i  mtei  piacer  chtu  fe  fotterra: 
P  ero  non  mi  refi* altro  ,  che  trar  guai  ; 
£  de  penfìeri  una  f  er pei  u.x  guerra  , 
fallace  de gh  huomint  Jj^tran'^  f 

Morto 


VI  uro.  8i 

M  orto  è*l  fiaue  y  fido ,  alto  foflegno , 
A  etti  ognt  mia  Jperae  era  appoggiata  ; 
,  La  Donna ,  che  nel  cuor  fculta  ho  portata  , 
man  dt  Mafiro  glorio fo ,  ^  degno  : 

T  al  eh* io  dt  jlar  piti  qut  (laffò)  mi  sdegna  , 
Oue  cofa  non  è  ,  che  mi  flagrata  : 
Ahi  noftra  età  dt  tant*honor  prtuata  ; 
Ahi  Mondo  wl ,  ^  di  tal  donna  indegno  ^ 

D  olce  honeflà  ,  nuoua  helle'X^ ,  ^  rara 
Con  nodo  di  uirtù  legate  ,  e  Jìrette 
Non  mai ,  o  rado  mde  ti  mondo  errante  ; 

E  t  pereto  Dto ,  fi  come  cofa  cara 

Vhapofla  tn  ctelfra  tant* altre  angeUtte  ^ 
Vi  cui  non  fi  dtjdegna  ejjer  amante . 


A  nima  bella  ,  che  co  fi  Jpedita , 

Quando  di  uiuer  altri  ha  ptu  deflo  ; 
Satia  di  quefto  ben  fallace ,  ^  rio 
Dal  tuo  career  mortai  fejit  partita  : 

A  CUI  non  calfe  tn  cfuefia  mortai  uita 
Se  non  d^honore  »  ^  per  pagare  ti  fio 
lnan\i  al  tempo  afjat  debtto  a  Dio 
Set.  lieta  ,  0*  pura  ,  Cp*  monda  al  del  falitA  | 

T  u  mieti  ti  frutto  del  ben  Jparfo  feme 

Vero  ,  eterno  ,  O*  non  fallace ,  e  frale  ^ 
Et  dttempejla  ufcitajjat  prefo  ti  porto  ; 

I  0  fon  rtmafo  quafl  fegno  a  jlrale 

De  le  mi  ferie  humane ,  c*«  mar ,  che  fremi 
Uaue  foipmta  a  camin  lungo ,  e  torto . 

D  V 


8t        L    I    B    R.  O 

1    nuida  Varca ,     pur  recìfo  ,  e  morto 
Quel  germe  dt  ualore  ,  e  d'honejìade. 
Onde  fiorian  cotante  cofe  rade  , 
che  fean  merauigltar  l*occafo  ,  e  Porto , 

A  J7t  fen\a  legge ,  erea'j  come  a  gran  torto 
Orbato  hat  ti  Mondo  dt  quella  beh  ade  , 
che  quajt  un  fol ,  con  la  fua  chiarii  ade 
Ne  le  tempejìe  altrui  mojìraua  ti  porto  f 

O  nd*io  rejìai ,  com*occhio  fen^a  luce  ; 
Se»!^  fronde  arbufcel  ,fen'^acqt4a  rtuo\ 
l^ogni  diletto  hman  pouero ,  e  nudo  . 

B  en  fu  predace  ti  mio  deflino ,  e  crudo  : 
mia  forte  uentura  :  o  chi  m*adduce 
A  lagrmar  cgn*hor  mentre  fon  uiuo  ì 


tì^'del  mio  core  un  tempo  egro ,  conforto , 

Hor  pena  ,  e  duolo  ;  io  pur  cjual  pellegrino 
Vorrei  fcarco  ,  e  leggter  quefto  camino^ 
eh* a  far  mi  refi  a  ancor  fpinofo^e  torto 

F  orntto  hauer  co*l  tuo  pie  freddo  ;  e  porto 
Grand*odio  al  difpietato  mio  dtfitno  , 
che  mi  ritardi  il  fine  homai  utcino  , 
fercolo  nonihiuda  la  mia  uela  in  porto  : 

M  entre  del  tuo  bel  fol  l'amata  luce 
Orno  la  terra  tenebrofa ,  e  fura  ; 
Mi  fu  ti  uiuer'qua  giù  gradito  ,  e  caro  : 

H  or  ,.  mifero  ,  che*n  ciel  f^lende ,  e  riluce  \ 
M*e  nota  ogni  diletto  ,  //  dolce ,  amaro  ; 
Ef  la  uita  mi  par  grauofa  ,  e  dura  . 


Q^V  r  N  T  O  w  Sj 

R  otta  y  e  caduta  in  terra  è  quella  /pente, 
che  mi  faceua  andar  lieto  ,  e  beato  ; 
i      Ahi  tncojìantia  de  rhumano  flato , 
^      Quanto  e  caduco  ,  e  frale  il  noftro  bene  : 
V  n  freddo  fajfo  mi  nafconde ,  e  tiene 
Quel  uolto  in  mille  carte  homai  lodato  ; 
Che'l  camtn  di  uirtn  m*hauea  moflrato 
Co*l  lume  de  le  luci  alme  ,  e  ferene. 
T  rojffo  per  tempo  (oime)  jpietata  morte 
Suelje  quel  fior, che  fe  giungeua  al  frutto 
Facea  di  mille  honor  ricca  la  Terra  : 
I    /  giorno  allegro  mio  turbato  è  tutto  ; 
Volto  in  noia  il  piacer  ;  la  pace  in  guerra  , 
Tal  mi  frefcrijfe  il  del  uentura ,  e  forte. 


C  hi  fanera  la  piaga  ajpra ,  e  mortale , 
che  mi  fece  profonda  in  me'^o  licore 
il  dardo  de  Imterno  mio  dolore  ; 
Cui  di  medico  cura  homai  non  ualé  ? 

M  orte  cònl^empio  ytntempefliuo  flrale 
Spenfe  in  un  uolto  fol  gratin  ,  e  ualore  ; 
E  quefto  fecol  rio  fpoglio  d'honore  , 
che  forfè  mai  non  pianfe  un  danno  tale  : 

E  t  ucctfe  con  lei  cto  che  di  ungo  , 

Et  ciò  che  di  leggiadro  ,  o  dt  gentile  , 

Vide  y  0  uedra  la  Terra  o  po/cia  ,  o  d'auante, 

T  alche  d*abiffò  è  il  Mondo  ofcura  imago  ; 
D/  luce  priuo  ti  di ,  Vanno  d^ Aprile  : 
Mondatho  Jperar  uano     errante  f 
D  yi 


8  4  LIBRO 

D  oue  plìt  accenderai  le  faci  /pente 
O  pargàletto  ,  ^  difptetato  Arctero  ; 
che  dran'^  (l  fuperho  tut ,  e  fi  altiero  , 
Ardendo  dt  de  fio  cajlo  ogm  mente  f 

C  hi  ufi  fon  gli  occhi ,  la  cui  luce  ardente 
Vera  ^  efca ,  &  focil  ;  l*alto  tuo  impero 
?oJì'è  fotterra  ;  e  la  tua  gloria  ;  e7  uero 
ìrionor  ,  per  cui  tn  pregio  eri  a  la  gente  . 

C  adde  co*l  fuo  cader  tutto  il  ben  nofiro , 
che  rijìorar  non  può  fortuna  ,  o  fato 
He  gemma  orientai ,  ne  for\a  d^oro  : 

P  iagni  mifer  co^l  mondo  il  danno  uoflro 
Tu  del  tuo  primo  honor  nudo  ,  e  priuatù  ; 
ht  y del  gradito  fuo  meo  theforo , 


O  ime  ,  quegli  occhi  heW ,  onde  piouea 
Dolce  gratta  ,  e  uirtute  a  tutte  l-lwre  ; 
Con  la  cut  chiara  e  nohil  fiamma  ,  Amore 
Vi  leggiadri  defii  l'alme  accendeu  : 

O  ime  ,  quel  uifo  ,  oue  fuo  fegato  hattea, 
BeìleX^ct  i  e  Caflitài  donde  Vhonore 
Difcopria  sfauflìando  ti  fuo  Jplendore, 
Sp€nt*ha  la  parca  dtl]>ìetata  ,  e  rea  : 

A  w!^/  ritolto  a  queOo  mondo  ,  indegno 
Di  pofjeder  tanta  Minute  unita  , 
Qunt'^orna  il  ciel,  non  pur  la  terra  ,  e  ^onde  : 

H  or  ben  m*auueggio,(  he  Phumana  una 

E  polue  ,  e  fumo  ;  e  quafl  fol,  che  a  fdegnc 
lìauendo  ti  nofiro  di ,  tofio  s^afconde . 


Q^V  I  N   T  O  «$ 

L  e  perle  J*oro  fi  forbitole  terfoi 
Et  del  bel  uolto  la  porpora  ^  e  Voftrd  , 
che  facenti  uago  ,  <&  rtcco  //  fecolnoftrò 
In  folue  tritale  utl  morte  ha  ccnuerfa  . 

G  UÌÌO  j  uerm'tglto  color  bianco ,  e  ferfo 
Da  chiaro  uetro  fuor  non  ha  mai  moflro 
Tante  uaghewe  ;  ne  dif  into  inchwftro 
Di  colta  ,  e  dotta  penna  intima^  o*n  mtfo  : 

B  elta  fen'Xa  fidile  ;  oue  natura 

Sudo  ne  l*opra  ,  e  fi  fianco  piu  uolte  , 
Da  le  piti  belle  idee  prefo  PeJJewpio  : 

P  ot  che  w  e  tolto  Varta  dolce ,  e  pura 
Veder  del  uifo  ,  e  le  belle'^e  molte  ; 
Te  col penfier  laffu  miro,  e  contempia^m^ 


O  bella  ,  0  faggi  a  ,  o  cafia  ,  od^ogni  hcnore, 
Che  pru  5*appre\7^a  qui ,  ricca  ,  ^  altiera, 
•Deh  perche  fi  fugace  ,  e  fi  leggiera 
Te  ne  ualafii  al  tuo  primiero  Amore  ? 

M  e  qui  lajciando  in  tenebrofo  errore  , 
Come  augellin  ,  che  da  mattino  a  fera 
in  ,ficco  ramo  la  cara  mogliera 
Piagne ,  fofpira  ,  e  di  cto  ciba  ti  core* 

7  u  Ju  nel  ciel  a  Dio  cara,  e  gradita , 
Oue  mai  non  fi  piange ,  o  fi  fofpira  , 
Dt  gioie  eterne  ti  nudrtchi ,  e  fatti  : 

M  entre  fra  l'altre  tt  deporti ,  e  Jpatif 

V;  Anime  fante ,  china  gli  occhi  y  e  mira 
piangerti  in  morte  quel ,  tèe  t^amo  in  uita  • 


^6  LIBRO 

O  pia  lieue  gì?e  uento ,  o  più  che  fiera  \  1 

T^ugace ,  punta  da  colpo  mortale 
Diletto  human  ,  qua!  fior  caduco ,  e  frale  , 
Cf?e  ride  fu*lmattin  ,  piagne  la  fera  , 

O  mondo  ;  Holto  è  in  te  certo  chi  fpera  ,  i 
0«*è  fi  brieue  il  ben  ,  //  lungo  ti  male , 
0«*è  l'huom  quafi  fermo  Jegno  a  ftrale 
De  la  fortuna  dijp.ietata  ,  e  fiera  .  i 

D  eh  potefi'io  feguir  leggiero  ,  e  fcarco  •.!  C 

Le/ ,  che  nel  juo  partir  portoci  mio  core 
Seco  nel  cielo  ,  ^  ogni  Jpeme  mia  . 

X  uo  cercando  ,  e  non  ri trouo  il  uarco  ':  \ 

Ver  girle  dietro  ,  e  farle  compagnia 
hht  mondo  pten  d^mgamn^ ,  epien  d^errore . 


D      perche  di  feguirti  a  me  non  lice  ! 

Da  queflo  baffo ,  e  tenebro/o  inferno , 

A  quel  lucente  Regno  alto  ,      eterno  , 

Se  teco  uijìi  un  tempo  alma  felice  ? 
N  on  ha*l  Tebra ,  o*i  Ttrrhen  fponda,  o  pendice  ,    i  n 

Oue  non  sfoghi  il  mio  martire  interno  ; 

1/  mando,  e  più  me  Tiejfo  hauendo  a  fiherno^ 

Sen\a  te  ,  del  mio  ben  Jola  radice  : 
C  refcono  hmnidt  t  fior  del  pianto  mio  ,  ,  \ 

Ver  quefte  piitggie  :  eH  fuon  del  mio  lamento 

hlternan  Jpe/Jo  gli  augelletti gai , 
M  a  tu  del  mio  penar  pietà  non  hai  ;  'j  C 

che  fcenderefti  qui  per  far  contento 

Almen  la  notte  in  fogno  il  defir  mto. 


C^V  I  N  T  o.  sr 

;   0  uo  cercando  dì  dar  triegua  ,  o  pace 
A  l*oftinato  mio  grane  martire , 
Onde  nafce  un  de/lo  fai  di  morire  , 
che  l*alma  mi  confuma ,  e  mi  disface , 

VI  a*l  penfier  più  c}?€  mat  pronto  ^  e  audace 
sfato  a  miei  defii  fempre gradire 
lAenire  cìiella  uiuea ,  comincia  a  dire 
Madonuit  è  in  del  ;  dapoi  fofptra,  e  tace. 

C  ofiladogliamia  ftrinouella, 

Com^herbetta  d*aprtle  ;  e  crefce  tanto. 
Quanto  di  rio  per  larga  pioggia ,  Vonia  : 

E  t  fe  non  cheH  dolor  conuerfo  t  n  pianto 
Stillo  dal  cor  ,  onde  mai  fempre  ahonda% 
H*tmmcrgerta  dt  pianto  empia  procella  • 


J  parue  il  mio  fole  a  me'^o  il  giorno ,  e  fiufìl 
Mtfero  ,  porto  notte  a  gli  occhi  miei , 
Onde  piangono  fempre  afflìtti ,  érti 
La  difpietata  mia  forte  uentura: 

)\  orte,  eh*  ogni  beltà  depreda  ,  e  fura, 

\   in  fu*l  più  bel  fiorir  porto  con  lei 

Madonna ,  eV  mio  cor  [eco  ;  ah  perche  fei  < 
Per  nofìro  danno  fi  crudele ,  e  dura  ? 

'/  n  fiore  hai  fuelto  ^  me  Squallido ,  ^  uegltB 
Tronco,  ferbafli ,  accio  eh* io  muoia  ogn*hor4 
A  miei  diletti ,  0*ale  noie  io  uiua  : 

)  più  che  Talpe  cieca ,  era  pur  megli» 

,  Me  percotendo  co*l  tuo  flrale  alThora  , 

I  Nerbar  fi  bella  donna  al  mondo  mua  • 


8  8  LIBRO 

F   iera  ,  rapace  mano  ,  ahi  come  prèjìa 
Foflt  a  jìerpar  la  giouanetta  pianta  ; 
Ne  cui  rami  fiorta  l?iile'^\a  tanta , 
Quanta  mrtute  innobd  tronco  mefla  : 

S  otto  la  cut  felice  ombra  ,  Vhonefta 
Schiera  de  miei  penfier ,  con  pace  tanta 
Scri/fe  ciò  ,  che  di  lei  la  glori  a  canta  , 
Uor  per  te  in  gnerra  pofii ,     w  tmpefla  : 

S  olea  tal*hor  col  dtleUofo  canto 

Di  dolcewa  riempier  collie  e  piaggie  ; 
Hori^gli  a/Jordo  co  doglio  fi  accenti . 

T  al ,  che  le  rupi ,  e  fiere  ajpre  ,  e  feluaggie 
piangono  mèco  ognhora  ;  e'n  me'^\o  al piant9 
Kijnonan  fort  la  t  lor  doglia  fi  a^c^nti , 


F  ir  quel  camino  ^  onde  foltui  in  utta 
Mandare  t  tuoi  penfieri ,  e*l  tuo  defio , 
Et  humdi  ^  deuott  inan"^  a  Dio  ; 
Con  cui  l'awma  tua  fu  fempre  unita , 

E  t  fctoka  5  e  deflra  ,  e  pura  al  del  falita^ 
Al  cielo  hor  lieto  de  l\tffanno  mio  , 
Godi  del  ben  ,  che  morte  ,  e  tempo  rio 
No»  pan  (otterrà  ,  e  non  confuma^e  tritA  : 

E  t  io  fon  qui  rtmafo  a  pianger  fempre 
il  tuo  da  noi  partir  ;  quafi  augellett»  , 
Che*n  l'oli tarm  ramo  ognìwr  fi  lagna  : 

O  fida  ,  0' del  mio  cor  cara  compagna  f 
Va  almen  tal* hor  che  la  tua  uifia  tempre 
Il  mio  ^rtiuc  dolor  d*aicHn  diletto . 

Soueate 


Q^V  I  N  T  O. 
ouente  utrfo  ti  cielo  aI\o  il  penfiefù 
\n  (jueftd  o/cura ,  e  torbida  tempefla  , 
CJ?e  la  barchetta  mia  così  molejìa 
Con  ronda  del  mio  pianto  acerbo ,  e  fero  , 
he  già  fetida  timon ,  fetida  nocchiero 
Va  trafyortata  tn  quella  parte ,  e'»  quefta 
Dal  uento  del  mnrttr ,  ch*o^n^hor  la  tnfejìa  ; 
Tal,  che  dt  pighar  pffrio  homat  non  Jpero , 
a<^o  di  nueder  l'amata  luce 
De  la  mia  donnei ^  tn  ctel  fatta  una  ftiUa  , 
cIk  mi  mofirt  ti  camtn  fallace ,  e  torto  : 
i  t  la  ueggio  tal* hot  candida,  e  bella  ^ 
Quafi  raggio  di  fol ,  ch*e/ca  da  l*ort0  , 
tojio  a  me  fi  cela ,  ad  altri  ln<e  • 


r  reppo  hai  per  tempo  Morte  a  not  ritolto 

Quel  Jpecchio  di  boneflate  ,  e  di  bellez^^ 
Ch*empteua  di  Jplendore ,  e  di  uagheT^a 
1/  mondo  ofiuro ,  e  di  tenebre  inuolto  : 
\K  icoperto  hai  di  terra  entro  un  bel  uolto 
Gratia  ,  altera  humiltate  ,  egentiW^a^ 
E  quanto  dt  ptu  raro  hoggi  s*appre'^(^  , 
Con  la  rapace  man  [eco  hai  fepolto  : 
er  adornarne  il  cielo  ;  oue  hot  rtjplende 
tra  gli  Angeli  più  belli ,  a  Dto  gradita  , 
Hai  di  tanto  thefor  la  terra  priua  ; 
/;/  farà  homai,che*l  mio  gran  danno  emende^ 
Si  ,  ch^a  me  morte  ,  a  lei  non  brami  una  f 
Ahi  di  gentil  pietate  ignuda  ,  e  priua . 


^  o  LIBRO 

M  entre  rijplende  ti  fot ,  mentre  rofeura 
Notte  di  fofche ,  e  humìd* ombre  afconde 
Ve  prati  i  fior ,  degli  ar bufici  le  fronde  ; 
Vinngo  la  dijpietata  mia  uentura  : 

D*  altro  non  ha  defio ,  d*altro  non  cura 
Quejìo  angofiiofo  cor, perche  l^affonde 
.  ^  Vira  del  pianto  ,  e' l gran  furor  de  Vondei 
Tal  di  uiuer  rnoh^auni  ho  ^ui  paura, 

M  entre  che  la  mia  donna  orno  la  terra  ; 
ViJ?i  lieto  ,  e  beato  ;  &  hebber  pace 
Stabile ,  e  ferma  i  miei  penftert  in  lei . 

H  or ,  che  riluce  in  ctel ,  nulla  mi  piace 
Di  ciò  y  ihe  qui  diletta  :  e  i  piacer  miei 
Son  miti  m  pianto ,  e  la  mia  pace  in  guerra. 


V  uota  (juelPuma  hamat  ejfer  deurehhe , 
Che*l  duro  mio  martir  uerfa  di  pianto  , 
Dapoi  che  jpenfe  quel  bel  mito  fanto 
Morte ,  ché'lnojìro  ben  forfia  fdegn^hebbt. 

M  a  per  continua  pioggia  unqua  non  crebbe 
Val  del  cadutdytanto  \fmeno  ,  o  Xantho , 
Quant^in  me  humor  per  rea  cagioni  ne  quato 
QuelTempio  duo^,  di  che  a  ciafcun  né'ncrebbe: 

S  embra  il  mio  core  ifief^icabil  rio  , 
Onde  da  monte  alpejìre  fi  dertua 
Acqua  calda,     amara,  e  nQt  te, e  giorno: 

N  e  feccarà  fin  che  non  fo  ritorno 
A  riueder  colei ,  che  neU  del  utua 
Me  piange  mono ,  e  per  me  prega  Iddio . 


CL  V  I  N  T  O.  9t 

K  Whor  che  gli  occhi ,  onde  folca  di  fuore 
\n  nembo  ufctr  di  Jptr/telli  armati , 
che  con  le  faci ,  e  con  gli  Jhalt  aurati 
Krdean  l^alme  gentil  d'honefto  amore , 

C  hifife  morte  crudel  ;  feco  il  mw  core , 
CÌt" albergo  haueua  m  quet  lumi  beati 
Chiufe  :  ahi  (pietata  éarca  :  ahi  duri  fati  ^ 
Io  fen'}^  core  ,  //  mondo  è  fen\a  honore» 

D  eh  perche  me  non  uccidejìi  ancora  , 
?ofcid  cìial  tramontar  del  mio  bel  fole 
Kejiar  cteco  doueua  eternamente  ? 

0  mifer  ia  del  mondo ,  altri  fi  dole , 
ella  in  del ,  quafì  una  uaga  aurora 
^  afre  un  giorno  fiH  bel  da  V  ottante. 


V  0  ricercando  in  ogni  parte ,  ou*Ì9 

Depinfi  col penfìer  la  bella  imago  , 
Di  riuederla  ancor  bramnfo  ,  e  uago  , 
I    Per  cibar  di  fua  uifta  ti  defir  mio  . 

ra  penfando  fcemar  y  più  crefco  ilrio^ 
Et  graue  duolo  ;  e  prù  Inanima  impiago  : 
!    fot  mi  foniti en^che  V Angelico,  O*  ^ago 

Volto  è  rinchiufo  in  un  eterno  obito  . 
A  Whor  (Idljo)  ( orni nào  a  gridar  fnrte 
O  mia  fedel  comp  gna  ,  oue  fet  gita  ? 
Verche  mi  hfci  qui  querulo  ,  ^  [olo  f 
D  eh  fo/Je  almcn  :ofi prrfonda  .  e  forte 
!        P^'^S^      '^'^  affii'ino  ,  e  del  tji  ■7  duolo  , 
che  mi  togliejfe  la  mtfera  una . 


9»  L    I    B    R    O  ] 

D  oue  fon  quelle  chiome  aurate  ,  e  bionde , 
C/?e  mi  Jirm^eroH  cor  con  tanti  nodt , 
che  non  fa  mai  chi  glt  recida  ,  o  frodi 
Verchf  più  luftrt  Apollo  //  del  circonde  ? 

O  ueè  il  bel  uifo  ^  cheH  mar  ,  Paria  ,  e  Vondt 
Ltete  ,  ^'uaghe  rendeua  in  mille  modi  f 
Oue  belleX^a  fen^a  inganni ,  o  frodi 
Sedea  come  augellm  fra  uerdt  frondcì 

O  ime ,  fredd^ urna  gli  rinchiude  ,  e  ferra , 
Ver  eh*  ombra  eterna  ,  e  tenebrofo  obbo 
Copra  queft'occhi  homai  di  pianger  lajìi , 

S  ojpirar  deuria  ancor  meco  la  terra 
jì  fuogtun  danno ,  che  p onera  flapi 
Vriua d*un raro (ihel donò D/o • 


F  mito  hai  heUà  donna  ti  hrlèue  corfi 
De  la  tua  tfita  ;  e  fei giunta  a  la  meta, 
Ou*ogni  human  de/io  fi  ferma  ,  e  queta 
Come  dejlrier  ,  fe  lo  ritiene  il  morfo  : 

Età  quejle  molejìe ,  ^  egre  il  dorfo 
Cure  mondane  dato  ;  e  lieue  ,  e  lieta 
Ti  fei  affata  in  grembo  al  gran  ?ianeta, 
che  da  contra  la  notte  aldi  foccorfo  : 

l  ui  legata  in  porto  hai  la  tua  naue  , 
Sen'^a  temenXa  ,  che  ne  duri  fogli 
La  fofpinga  del  mondo  atra  uìhpefta  ; 

H  or  l'humida  tua  uela  infJeme  accogli , 
La  barca  Ughi  a  folcar  laonde  pftjla, 
O  più  d* altra,  ficur  porto ,  efiaue. 


VI' 

et  V  I  N  T  O  .  91 
I  \  ì  tramontar  del  fot  cìnaro,  e  lucente , 

,    che  daua  agli  occhi  mietfor\a  ,  e  uigo re  ; 
A  queflo  mondo  no  luce  e  Jplendore  , 
Ver  ftar  mai  femfre  chiufo  in  occidente  ; 

Z  oferfe  il  noflro giorno  humtda ,  algente 
Notte  ;  la  terra  ,  tenebro fo  horror  e  , 
E  dt  leguoft  ogni  de  fio  d*honore  , 
Le  faci  di  uirtà  tutte  fur  Jpente  : 

H  onffiàgentile'XJa  ,  e  leggiadria  , 
Ch*ornauan  lei ,  fi  come  i  fiori  un  prato  ; 
Nacquer  con  lei  :  con  lei  morirò  ancora  : 

K  hi  fecol  uil  di  tanto  bene  orbato , 
Qual  porterà  lituo  di  felice  Aurora  ; 
Se  il  fot  fi  J^enfi  con  la  donna  mia  f 


,  L  ajfi> ,  qual  ucnto  di  diletto  humano 

La  nebbia  fgombrera  de  dolor  miei  ; 

Dal  cor  già  fatto  per  la  doglia  infano  ; 

E  da  quefi*occhi  lagrima  fi ,  e  rei  ? 
'\  Z  hi*l  mar  mi  renderà  tr.:tiquillo,  e  piano 

De  P ondcfimie  n'  ie  ;  <e  colei , 

C/p*/a  chiamo  ognhora.e  ch*io  fojjfirojn  uatta^ 

Ognitdnetto  mw  porto  cnn  lei  f 
G  fa  cittadina  del  celefle  regno 

E^  fatta  duella  ,  (he  mi  fea  contento 
\   Con  l*aere  dolce  del  bel  uolto  fanto  ; 
\  r  alche  ciò  che  qut  ueggio  ,  e  cto  ch'io  finto 

Mi  fembra  o/curo  ,  e  pten  d*ira  ,  e  dtfdegn^ 

E  nouella  cagton  mi  da  di  pianto . 


P4  L    I    B    R.  O 

O  eh  perche  cofi  fcmta  ,  e  fi  edita 
A  queft*tma  ,piiluflre ,  o/curu  ualle  , 
Per  danno  eterno  mio  ,  dandole  Jpalle 
Sei  d'ogni  gloria  adorna  al  ael  /alita  ? 

M  a  poi  che  ni  ut  in  più  felice  uita 

ta*  ue  humano  defio  non  erra  ,  o  falle  ; 
Onde  io  prendaci  camin ,  moflramtH  catte. 
Et  impetra  da  Dio  la  mia  partita . 

$•  ancor  ì! amore  maritale  ,  e  caflo 
Serbi ,  che  unta  mi  porta/li ,  morta  ; 
'Bietofahomai  dt  me  piglia  ilgouerno  : 

N  on  mi  lafciar  in  queflo  ofcuro  mftrno  ; 
In  queflo  di  mondane  horrido  ,  e  uajìo 
Tempejìe  mar  ;  tu  mio  nocchiero ,  e  fcorta . 


A  mor  che  morte  ì  duo  begli  occhi  afcofe , 
che  chiedeuan  del  del  tutto  ti  thefcro; 
I  rubini ,  le  perle  ,  e  l'oflro  ,  e  toro , 
E  tmCaltre  leggiadre  ,  e  care  cofe  ; 

R.  otto  Vhrco  ,  egli  frali  Amor  depofe  ; 
La  face  ,  ch'accendea  nel  lume  loro 
Spenfe  ,  /F  fuelfe  il  crm  biondo  ,  e  decoro  ; 
E  ne  la  bara  fua  funebre  il  pofe  : 

E  fura  il  uolto ,  eh*  un  bel  fior  parca , 
uerginella  mano  ctthor  recifo  ; 
Lazr amando  facea  dolce  armonia^ 

H  onePa ,  dì  era  feco  in  compagnia. 
Le  ftaua  a  canto  ,  e  le  baciaua  il  utfo  , 
Gridando,  ahi  Inarca  dtj}>ietata,e  rea. 


V  I  N  TO.  95 

uanto  infufe  in  molt^anni  infìeme  accolto 
■  Di  buono  ,  e  bello^per  ornar  il  mondo 
i  1/  cielo  in  un  fot  Jpirto  ,  in  un  fol  uoho, 

A  cui ,  0  rado  ,o  non  fi  a  mai  fecondo , 

u  cruda  morte  bai  fpento  ;  e  tu  fepoìto  ; 

Inuida  terra  nel  tuo polue  immondo  ; 

Fer  tutte  por  Valte  f^eran^e  ,  ahi  Jlolto^ 
i  Di  quejìo  cor ,  e  i  miei  diletti  infondo  ; 

affò ,  quando  mai  più  uedremfra  noi 
ij  Belle'^\a ,  cajlità ,  fennOy^  ualore 

In  un  foggetto  ;  e  gratta,  e  leggiadria  ? 
l  hi  terra  auara ,  ahi  empia  ?arca ,  e  ria 
i  Chai  morto ,  e  chiufo  ne*  begli  occhi  fuoi 
[  Ogni  gloria  del  mondo  ,  e  ogni  Jjonore . 


ontra  i  colpi  foleji  de  la  fpietata 
Mia  nemica  fortuna  hauere  un  feudo , 
Che  fchermomt  facea  fi,  che' l  fuo  cruda 
Dardo  non  trafftgea  l'alma  affannata  : 
a  me'l  tolfe  di  man  la  morte  ingrata  ; 
Ond*to  rimafo  difarmato  ,  e  nudo , 
In  preda  del  fuo  orgoglio  ;  e  triemo  ,  e  fudo  ; 
E  lei  truouo  uer  me  (empre  pni  irata  . 
uella  ,  che  requie  fol  m'era  ,  e  conforto 
Ne  le  fatiche  mie  ;  ne  le  tempefìe 
Degraui  affanni  miei  tranquillo  porto 
fenfer  le  Parche  :  ^  io  uiuo  fra  quefle 
^gre  cure  del  Mondo  •  ahi  come  a  torto 
lojle  a  tHtto'l  mio  ben  predarmi  frefle . 


9<f  LIBRO 

O  fra  a  tua  uoglia  pur  faette ,  Tirali 
Auara  ,  inuida  morte  .  c  miett  acerba 
ilfruto  di  mok*anni  ancor  tn  berba , 
Per  lungo ,  egraue  danno  de  mortali. 

C  he  cotanta  uirt»,  belle'^^e  tali 
D*hauer  ucci] e  non  andrat  fuperba , 
jM4  qual  di  quefta  imprefa  àteft [erba 
"Loda  ,  «  tagton  di  tutti  i  nojìri  maliì 

T  u  di  co  fi  bei  fior  la  terra  hat  priua , 
che  s*al  frutto giungeua  ;  haurebbe  mille 
Cofe  prodiitte  glorioje ,  e  belle  : 

M  a  Jpengfr  non  potrai  Valte  fauiUe 
De  la  jua gloria  :  ingrata  hMUi  ciucile 
Spoglie  terrene ,  ch*ella  in  cielo  i  uiua . 


l  ouo  cercando  d^afiiugar  quefi'occhi , 
che  fi  fliUano  in  pianto  a  poco  ,  a  poco\ 
E  di  fpegner  Variente  ,  e  uiuo  foco 
Del  duolo ,  ond*auuerra  eh* un  di  trabocchi* 

M  a  perche  lo  fuo  Tirai  la  morte  fiocchi , 
che  (  s*io  non  erro  )  homai  può  tardar  p^co 
Now  dà  al  conforto  quella  doglia  loco  , 
che  par  eh*  ad  hor,  ad  hor  nel  cor  mi  fiocchi 

S  tolto  ,  mi  dice ,  il  lagrimar  che  uale , 
La  ragion  faggi  a:  ma  quel  folle  ftnfi 
Armate  di  furor  ,  feco  mi  tira  ; 

O  nde  in  piagnere  tutto  il  di  di fpenfo  % 
Et  in  morte  pregar  fffietata ,  e  dira, 
Chomai  mi  auuenti  ti  fuo  funereo  Tirale . 

Deh 


1  Q^V  I  N  T  O.  9  7 

I  )  eh  perche  rinomili  ad  hora ,  ad  hord 
Fenfìer  le  piaghe  m>e  ?  perche  quel  uolto 
che  morte  hà  j^ento  (oimc)  terra  fepoho 
M/  ptngì,imn\t ,  ondalo  mt  Jìru<rn-a^e  mora?' 
'  u  fojlt  un  txmfo  ti  refrigerio  ,  e  lord 
De  la  mia  fianca  aita;  hor  fiero  ,  e  fiotto 
Hai  ogni  mio  piacer  sì  in  pianger  ucho; 
C/?.Vo  ncn  ho  lieta  ,  o  ripofata  wi'hora  : 
ià/oleui  uenirlÌ£tOy  e  ridente 
H  colmarmi  di  gtcia  :  hor  egro,  e  mefto 
Kiedi  fol per  turbare  ogni  mia  pace  : 
'  ardo  al  partir  Jet  fatto  ,  al  tornar  prefio  : 
i  O  memorta  per  me  troppo  tenace 
I  De  beni  andati,  e  del  mio  mal  prefente  . 


}  prefio  al  dipartir ,  tardo  al  ritorno 
Diletto  human  ;  uie  piti,  fugd:e  ,  e  frale 
che  non  è  jpinto  da.  la  corda  firale  ; 
Che  tronco  fior ,  quand^èpià  caldo  il  giorno, 
0 pur  mi  uolgo,  e  mi  riguardo  intomo 
Ver  riuedertt  {^ahi  laljo)  e  non  mi  uale, 
che  con  la  donna  mia  (picrafit  Vale 
\erfo  del  citlo  ,  hor  dijua  lisce  adorno . 
embo  folto  di  noie^  e  di  martiri 
KicHopre  il  bel  feren  de*l piacer  mio 
E  de  fofpir  lo  fede  un  uento  eterno  : 
al ,  che  la  propria  uita ,  io  prendo  a  fcher»§ 
Altrui  fi  cara  ;  q^,  ho  filo  un  defio , 
Che  madonna  da^l  ciclo  a  fsmi  tiri , 

E 


L  ì'  »;  :r  :  o 

i   0  uolgo  gli  occhi  dd  penfiero  al  creh  ^ 
0«£  la  donna  mia  tiene  il  mio  core  , 
A  *  pi  è  diqueUo  eterno  ,  alto  Motore  ^ 
che  difpenfa  a  fua  uoglia  e  (aldo  ,  e  gelo  : 

M  4    ^h  httmani  affati  un  fofco  ueÌQ 
Vi  $^ interpone  e  lor  togìre  tl  ualore 
St  eh* io  non  ueggio  lei  ,  ne  quel  fignore^ 
C/;*  (o  />«r  )  rnmfiammi  del  fao  fanto  \«U  : 

P  regalo  tu  ,  (e  qui  tanto  m^amafli  ^ 

Qnant*to  qHagtù  t*am.ti  ,  la  fu  t*hùnoro 
CÌlii  del  juo  ueroamor    accenda  y&ardé^i 

P  ietd  di  me  ti  uinca  ,  e  non  fia  tarda  •  - 
C/?*/o     ,  c/?e  i  prieglit  tuoi  dinoti ,  t  càJH  ' 
Ut  fitrau  degno  del  jko  fanto  (horw* 


D  uracontefdytferigliù  fa  fanno 

Il  fenf&^  t  la  rag*cn  ienty*al  m  'ro  petto  ;    -  - 

Quaflper  campo  dt  batt  agir  a  eletto  4 

E  della  pugna  è  miai  frerigho  ,  <*/  daHt$é:  %'  ' 

Q^uejfha  uorrra  qufWangojcnrjo  affanna  :  v  • 
Sgombrar .  tht  l  connt  tten  legatn-^  eflrtpt9  : 
Quelle  di  fdtgno  pieno  ,  e  dt  dijpetto 
Kifìrhif  /l  ncdo  ,  e  mii^g;(^T  dffiìUni  danno  : 

E  di  uetìer  (^e  non  rn  inganno)  parmi      -''^y  -  I 
Di  quejìa  frn'rna  petiglto(a  ,  e  rts..<-,  i 
iZhe  n*haural  fenfo  al  f.n  l'honnr  .-é  figUm^ 

I   l  iUe  y  fè  pur  p'r  mia  mi  erra  fia  %      J^^?     .v  •  ;■  I 
Non  potrà  w  u;ta  il  mio  marttr  lafcrarmii 
C*Jì  alfuo  fine  andrà  la  penami  a-,' 


Ktpo/ar  mia  (j^me-j^tH  mm  d^m'^  ^-.l  >v  ^  • 
Oue  rei^ptit  ircrHM  nel  lavgwr  mh^  >  ►  i 
Chei  freu  de  mtei  penfieft  m  mun'^M^Àt  fSO- 

£  li  occhi  If^giadrf ,  ^ue  Honefiit/tdeà  i^^ii  ^  ^ 
Com*in  nlbtrgo  Ju<y  proprio  j  e  nattoy^^^si  »\r 
Spenri  ie  c<^p€rtt  hd  d\mo  eterno  Mt^^^ì  Xi 
Morte  troppa  per  me  Jpietata,  e  rta  ^  \  a) 

A  n^i  per  que/ìo  mondo  ofiuro  ,-e  cieio  > 
CÌ?e  dt  fuoi  rari  pregt  orbata ,  e priue 
Sembra  un  di  fen\a  fol  pallido^  e  gramo  $  . 

D  eh  perche  non  andat  {mtftroy  [eco  \ 
fenj^  tiintik  crudel  me  ^h.-  tten  nino , 
Q«4/  Jjxjgitato  di /rondi,  C3^/f«*ri<md  ì  . 


J0 pur  uorrei  por  freno  a  quei  fofpifi , 
che  pì^fida  fuori  li  cor  fpcf^t  ^  e  cacenù  i 
E  rafciugar  le  lagrime  corriutt , 
Ch*vgnÙ)or  dtJìtiluU  foco  de  martiri  ; 

M  4       ch*ouunqhe gh  occhi  uoìga  ,  ©  ^^ir# 
VeggÌ9  ntiOMa  cagtoft.  de  mia  tormenti  \ 
O/curo  ti  mondo  ,  pouere  le  gentt , 
Talchi  contéien.che  contrn  me  m* adiri  : 

P  iagm  U  Terra  t  ftioi  perduti  honori  ; 
I  pregi  fuoi  ?H'U.tA^\A  ;  e  Cajìuate  ; 
Vmà*l  fao  albergai  Amor  la  gloria  J^enta-^ 

C  ome  dunque  hauroìi  fine  i  mtei  dalcri  , 
S*ogni  ccfa  fi  lagna  ,  e fi  lamenta  , 
e  colma  di  doglia  ,  edt  pie  tate  ? 


I  o  o  L    I    B    R.  O 

D  eh  perche  cantra  l*enipta  Jnuida  mortt 
Cagion  dcimhy  e  de  tuoi  tanti  mali  ; 
Non  adoprajìi  Am>r  l*  arcade  gli  fir  ali , 
A  guifa  di  guerriero  ardito  ,  e  forte  ? 

M  orta  è  U  donna  m'a  ^  con  lei  fon  morte 
Le  tue  Hit  tori  e  :  hor  fen'Xa  lei  che  ualiì 
Spente  lefic  ,  e  /pennacchiate  l'ab , 
Cofa  m>n  trouerai  c^honor  ti  forte, 

T  «  doueui  morir  ne  fuoi  begliocchi  ; 
Po/V/;e  nel  fio  cader  ,  cadder  con  lei 
Valte  tue  glorie  ,  egli  acquifiati  pregi  : 

V  edi  d*tntomo  Jparfii  tuoi  tropJìei 
Qudft  hei  fior  da  freddo  gelo-tocchi 
Ne  ptH  fa  chi  t*honore ,  o  cheti  pregi . 


uaHjor  in  del  di  riuederli  J^ero 
Fra  gli  flirti  più  chiari ,  e  grati  a  Dìo  , 
Vno  in  me  nafce  dt  morir  de  fio, 
che  ben  altro  che  morte  alcun  noU  chero  ; 

M  a  il  dijpietato  mio  defluio  ,  efero  ■ 
Del  mio  duoluago  pià  die  d*onda  tl  rio  , 
S*oppone  al  m^o  uoler  (^mi/èro)  ondato 
Moro  (ql  con  la  uogliA  j  e  col  penjìero  : 

I  n  cui  cojl  m*ajf?fJo  ,  che  con  l*ale 
Deflre^e  leggiere  fue  m^ijial^o  a  uolo 
Fra  le  /chi  ere  più  belle  de  beati  , 

I  ui  pafco  il  defio  ne  gli  occhi  amati 
Lieto  :  0  piacer  human  cerne  fei  frale , 
1/ penfitr  fugge,  e  meco  lafcia  il  dol$ 


d  V  1  N  T  O  .  I  or 

C  hegìcua,  mentre  ti  folle  pUggk  atcende. 
M  entre  la  fofia  nott€  adombra  t  collt , 
Portar  tluolto  meflo ,  e  gli  occhi  molli 
Ter  lei  ,  c/?V»  altra  parte  lucere  fplende  ? 

S*  ella  (o  mio  cor)  ncn  uedeye  non  intende-:^ 
Cerche  le  ucci  del  tao  duolo  ejìolii?  -  s-v.^ 
Ah  cure  egre, e  moltjie ,  ahi  pev (ter  fili* , 
A  lei  mngioua.e  me  la  doglia  oj fende  :  . 

T  u  penfì  morta  lei ,  c'hor  muein  ctelo 
Libera  ,  e  fiiolta  dagh  htmayù  affetti , 
V  *  non  Vojfende  più  caldo  ,  ne  gelo  : 

D  uncfue  non fojpirar  i  fuoi  diletti , 
Viagnt*l  tuo  danno  ,  e  pien  d'honeflo 
Vregaljlgnor ,  cÌhH  tuo  morire  affretti . . 


A  Vhor  che  piti  /perai  di  pafcer  queflì 
Occhi ,  per  gran  digiun  languidi  gram 
Ne/  uolto  ;  e  ne  gentili  atti  foaui  y 
eh* erano  a  darmi  aita  accorti  ;  e  prefti  : 

M  orte  per  fargli  eternamente  mejìt  , 
E  perch^ogn*hor  di  pianto  il  petto  laui , 
Chiufe  la  donna  mia  con  filde  chiaui 
\n  tomba  ofcura  ,  oue  per  fempre  rejìi  : 

C  hiufe  [eco  dmio  cor ,  cl>e  de  bei  lumi 
Tatto  al!  ergo  s^haueua ,  e7  mio  dUett» 
Che*n  lei  (  la/Jo  ')fol  nacque ,  in  lei  mono: 

T  alche  fon  fatte  due  fontane  ,  e  fumi 
Quefl'egre  luci:  e  jpeco  ofcuro  ti  petto 
Vt  fojjfir  3  che  fuor  manda  il  dolor  mio  , 
E  /7 


ir**'      L    l      ?  R    O'^  • 

Coi  Umidii péìiftr  fra  cjuegli  detti  ! 

Spiti  t  i ,  a  figgi 0  rnAT  Cd  /  piU  per f et  ti 

Vatta  (ieÌ£iela  ftttniìina  ,  t  ditta  j 
I  n  e^uefìa  parte  tembrofa  ,  e  prma  ' 

Vt  te  lucido  {vi  ydeftidi  diletti , 

\ederti4m  quefl*oeihi  egri  ^  (imperfetti 

La  cui  wrtìf  t^nt*alto  non  arriuà^ 
C  he*  i  ccr  non  ftiUarei  in  pianto  amaro     >     't  H 

Quando  ti  di  luce ,  ie  quando  notte  ofiura  - 

Que/l* ampio  cerchio  de  la  terra  adombra  i  ■ 
A  hi  lajjòme  t  che  folle  error  m*iitgomhrU  y  'f 

O  tnfenfata  ,  efral  noftra  natura,     "  -  • 

Odio  quel  ,  che  dourehbt  efftrmi  tfw;j,f  -  '1 


I  0  Morrei  chiuder  gU  occhi  in  ejueflayOUe  f 9       ^  5 
piango  e  Jhjpiro  ogn*hor ,  palli  da  lucè 
I»  £•«/  quel  uago  Jol  non  fj/lende  ,  o  lut^  )  ' 
Che  fereno  rendeua  ogni  horór  mi^  :    •  "  - 

E  t  m  qt^eìx  altra  aprsrgliiù^l mio  defto  ^ 
07J  penfter  m*erge  .  e  ionduc$ 

Qu.ift  felice  ,  e  glono^o  Du  e,      ■  *  » 

I   u:  uedrei  y  non  cerne  p^nfo  y  ift&rtà'  'y  '  i/-^'i^^^  3  li 
Lt»  doaha  mia  ;      m/h4  ,  e  l-tta^e  béUM'^l^ 
Co*}  uùlto  affi Jo  ttf  quel  Mcton^terno  ^  ^  '^-'-y  ' 

C  he  Pal'ìia  homm  del  fuo gran  dannó^;fccx>rim'  0  ft 
Od/a  La  Ulta, e  fe  rmjeru  appella  •  .  •  -  ' 
lÀ^nirePa  chittfa  in  c^uefio  -ofiuro  inferno  ^  • 


.  L  4  fdct ,  la  cuk  fiamma  ardent e it  utùa 
Mojìraua  il.  €alle,ond'a  wYtk  fi  {alt , 
P#r  U  eaìigirtofa  ombra  mortale 
Vi  quejla  Mta  d*ogm  lucefnrma  , 

\  F  itro  ttento  di  mette  intmfeftiufi.^  <.hvv.| 

{\>enta  (i^JJh)  che  fou-nte  affalk^^-^^  ^\  lÙ 
K  rcmfe  i  e  fueìle  »rrn  't  piacer  mortale 
AccÌ9  che  me/lo  etem  Amént  e  utua  . 

\\{  orrori  tenebre  fi  ^  e  nebbie  ofcure 
Mi  ctngortQ  dintorno  :  ^  «ò  fi  come 
Knimal\cì)t  non  baue  occhi,  ne  luintt 

I  T  al  che  fon  d*egr€,edf  mole/le  curt . 

^att9  albergo  noiofo  ,t  per  ce  fiume 
!       Piango^- 1  mio  danw,€  lei  Jìiamo  per  n9mi^ 


\  $  feffoMùlgoUwfla  rnfermà.eriìt 

Oue  il  mio  chiaro  fol  rijplendf^e  luce  ; 
C/;f  ifm  lafciato  m*ha  qual  fmT^  luce 
hluom,che<amini  fe r  dubtofa  uia  : 
.  I  I  uì  la  ue^go  wdjtfu  età  ,  e  pia     : .  ^  ,  i  ^  - 
*       A  piediyi^ifi.ds  (fttl  fimmo  DitC9i^  i-.'O 
;       Ch'a  la  celejìe  patria  fecctaddnce 

Vanirne  y  de^ne  di  fu  a  compagnia  : 
^  \  t  tanta  gioia  lento,  e  tal^  Utto  :  . 

lAemte'C.ìp€Co'lpe,nj%rojn.leim*ajftf(>f 
che  di-JMÌTahro  mi  rtmefnbray  o-eait  :  \ 
rO  O  mio  teneno  ,     f^ago  paradifa  . 

Qual  Qajjo)  mi  t^afcondc  ombra  mortale , 
li       ferch*iif  foni  mai  fimfre  humido  il  fetta  f 

O  tiij 


ip4^       t    ì  ^  B    R  Oc 

DV  n  .qVe  coJI  per  tempo  alma-gentile  - 
Ogni  cofa  mortali  hauendo  a  /degno 
Val7^fti  al  cith  y      a  In  par  tua  Jhlla  ? 
forfè  del  tuo  uaIot  non  era  degno 
Qu.efl<f  fecola  rio-neH  mando  urie  •      ■  ;  -  ,  i 
Ne  di  fiCQ-AÌbsrgar  donna  fi  he  Uay       -  \4 
Ma  per(,he.n^:i  homihtieprocells      :  r  ■•  ^ 
Di  quejìo  mar  m^i  fcmpf  e  irato  y^t  fiero 
Del  tma grane  .daloT,me  qut  lafitajlf , 
Mecche  cotanto  amafii , 
Accio  che  in  qaeflo  ptn  jen\a  nocchìero^  '  ■:.--.-K 
So Ulto  hor  uev  r occaso ,  hor  uerfo  Portù. 
Ve^^(4  uicin  gli  [cogli ,  e  lungi  ri  porta  fi  ^ 
L  egno  f€mbr*io  nel  terfrpeftofo  Ege(y 
QuaWor  Aujìro  combattere  Aqttiloné  , 
Qual^hor  pugnano  mfleme  ;  /  uenti ,  £  Cottde^ 
E  con  la  Jpada  rarmato  Orione  C- 
Dal  del  fi  moflra-f  e  di/pietato,e  reo  ,  v-' 
Vaereja  terra,  e'I  mar  turba ,  cconfonìtì/^^ 
ì\e  fino  ad  hora-^laffo)  io  ueggia  donde  \ 
fiato  flmuoui ,  e  nel  mìo  lino  fpirk--^^'i^'^i^ 
Vi  uento  diftro  yecofi  amico  ,  e fiér^  \ 
Qhemi  fojj/inga  al  ltdo  ^:  «  jÉ 

Oue  ripofe  il  ciclo  t  miei  deflri  :  > 
hhi  mia  forte  uentura  ,  ahi  deflinri^  i»  trO 
Com'ofeurafii  il  lieto  fiato  mio  f  ^ 
C  hina  gli  occhi  pmofi ,  e  nel  mio  errùr^'^^iu'S. 
Sin  di  là- su  ,  cjuai  fida  tramontana  •  'r--f.v.\y 
hUfirami  cjual  camino  w  lafci ,  o  pigiti  ' 
che  cui  tuo  lumefuvr  de  Penda  tnjana  '  • 
hfLa.dtldtJpietaio  m:n  dolore  '  --  -'y 
Uh  ni  ap^efmta  qgn* hot  ìm&ui perigli  % 


q^v  I  N  T  O.  ic 

ci)  altri  non  è  che  turche  mi  configli  , 

Ne  mi  confont  in  cofigraue  danno  , 

E'  fe  U  dtfpìetata  mia  uentura 

Kon  rende  i*aria  pura  , 

E  piano  il  mar  del  mio  fouerchio  ajfanno 

Vahete  rottole  per  queJTonde  errare 

Veggio  le  mera  a  me  graditele  care. 

M  entre  de  tuoi  heghoccìn  il  uago  fole 
Spiegaua  i  raggi  juoi  fecondi ,  e  chiari 
Sopra  cpucfle  paluflri,  ofcure  Malli  ;  . 
Kideua  intorno  ilcielja  terra  ,  e  i  mari 
Vrodiiccua  //  terren  gigli,e  woky 
E  d^ogni  tempo  fior  purpurei  ;  e  gialli  ; 
Correano  i  fiumi  lucidi  cr.flalli  ; 
D/  ricche  gemme, ed*  oro  ornati  ti  fondo  : 
E  di  uaghi  topati  y  e  di  lacintht  ; 
G//  arbufieUt  dipinti 
baccano  uago ,  e  di  letto fo  il  mondo  ; 
Bfudauano  mei  le  quercie  annofe, 
E  tutti  i  dumi  hauean  purpuree  rofe  • 

D  an\auan  p€r  le  pi^gg'^t^  p^^  l^  rtue, 
?refa  forma  mortai  per  teco  flarfi^ 
Le  uirtuti  dal  del  dtfcefe  in  terra. 
Cui  diero  ti  ter^o  sbigottiti,  e  f^^rfi , 
Come  ti  calor  del  giorno  >  a  l'aure  efiiue^ 
I  uitij  rei ,  eia  lor  lunga  guerra  . 
Valme.i  bafii  desij  poftt  fot  terra 
Vaghi  di  chiara  loda  luano  a  pruoua 
A  far. al  tempo       a  la  morte  oltraggio 
Kon  tante  f rondi  ha  faggto 
Qual^hor'a  me"^  Aprii  più  bel  fi  truoua. 
Quanti  atti  illufiri,et  degni  di  memora 
£  di  quefio  e  dt  quel  cantò  la  gloria . 

E  y 


14  a  ni  fHt^JfaVtft  c^^'fanif  coti  tfCP  ' 
Come  coi  luffit  f  r,trxo*l  cc^po  NmbfM 
Or  tu  uirt¥U,o^rit^tìntl  cbjtu*rié  : 
SeÌf4.i  hor  4* horror  '  fe  ÙUà  nù  t te  adomhfà 
Sembra  ta  tertitj't^^er^  ofiuro\é  créc9 
AbiJ]o,dciie  non  a^g'Wige  lamf  ,* 
E  torbido, ìO*'^ar  corri  ogn*  ffumt; 
E^lt  arbtijtt&i  Jdfu&honor  prtHJti 
h\ufìrjtno  rgnwìe  le  fmndoft  bracete  : 

?ortanA  tuli  e  k  dftnpA^ne^e  i  pr4t  i  . 
Nf  più  ^«^^^à  frn  nai  fi  tiedttof^  , 
Cl}a  rimirar  non  f:a  graut  jexiO!oj4 . 
Og  m  ma  fi  Ino  pai/ie  r  cof  jM;^g    , .  . 
Come  nebbia  ddljol^  pohe  daltisn'»^ 
Che  uenr^er  Uio;e  frr  teco  p  inita  : 
Deh  pot*^i'ió<]udlip€Ìl€^rm  contenta 
Al  fin  del  fttr>  .ammuffì  m  ohho 
1  miet  pJlJatf  errvr  dtpor  h  mta  ; 
E  con  ta  ttiJ  coìant.o'aÙfo^ gradi  té 
Anima  ,  f:j<>itó  ^tt^ìc*ir(tT\mor:aU 
ìnan\i  a  'pìr  ' dì  cji4n  fi^nor  etèrna  , 
StJrmi  la  paté  ,  eìutrm 
SenXd  temenza  dtftituròniàte, 
V regalo  tu.ch^et  t^ama,'c  fatlo puoi 
S/,  ch'ìm  mi  faccia  de  d  ^i  t  ti  fuor . 
Se  dt  uuidr  ai  àet  cofi  fidirt  '  '■  ' 

?enne  ,  can^^ona  ,  e^dtjlri  uanni  haitrat: 
Kov  m  la  felina  d-f  gtt  myryfmtrti,'' 
Ma  fra  r  beati  jfìffrit  -.^  -^v  ^ 

Viti  cari  a  Vfto  ;  la  min  donna  uedrai  - 
Vilk,chi't\tfm  qufjàffu  tUn*mra; 
L^ifjjtM'^nA^^i  ^ttfoj^ira.ogn^hord  . 


fi.  Spiegati  a  l'aura  i  caper  biondi ,  e  d*or0 
E  con  U  chUra.fHJi  pm'ptéreafrcnH    A  -.^^O 
Scopre  de  u.4:r4i  camp^^gni  theforà^^  ^S 
Sul  dorja.beldel  Matte  uno  lìiofHe  ■ 
d    \n  facerdcte  in  me\o  un  lieto  t/wr*- , 

Di  cafttf^nciulletti  era.tdUntaHt  t^.^^.  ^ 
Verdini,  elatère  più  che  pHrolaiti^^hit.  3 

I  (juai  col  crine ,  ch*onde^ftMhifìÌèi%§f'  ^ 
Gim  adogn*hor  coti  mi  Ss  itaHn  crrorì^f  ^^^^ 
Dìricchegemme^tdr  ^hrUnde  lì'dorm  ^ 
lefle  di  uàTt,  t  d*odt)Tdu  fiori , 
Kiuolti  t  lumi  di  Sole.otie  fo^gicrm  '"^ 
Tanno  li'  Gra'tie,  e  i  fempltcetti  amort  > 
I    Va  (jueiJItUanda  un^àmorcfo  affetf 
!  ìiiumido  fem  di  dolct  patito  ilpttU: 

ì  t  et  con  fiala  dt  color  di  rofe  , 

\  efitto  di' fonti ,  candido  uelo  , 
\   Cofi  cantaua  in  uoci  alte,  e  pietofe  , 
'   Conuerfo  ll  uolto  e  tfuoi  penfien  al  ciela  ^ 

O  fofrtmo  iddio  gran  padre  de  h  cofe  , 

che  con  paterno amorofo  \elo 
I   H4/  datò  a  noi  mortali  e  fpìrtOj  e  u.ta  , 

che  yi/f  ^  i7  noftr0  error  jfo^a  iiifmta 

r  Hfefiiil€Ìd<t,eV.éAift((^feheU^ 
Co  duo  lumi  maggtvr  la  lunari foUy 
E  quello^arnapi  dt  cotante  ftiUe 
Qjtanfe  non  hane  afrd  raje. ,  e  uiole  ;  / 


QueJìe^facen.do'Jìffè^erranU  qu^ìle 
Girar  intorno  a  U  terena  mole; 
Onde  poi  fanno  con  ordine  eterno 
Autunno  ^Vrimauera^  e  fiate ,  e  uerHó* 

Tu  con  un  ìii^òìiafiàrdèTBore 

A  la  notte]^  aldi  termine  h.ii dato; 
Et  a  qkéflo  £id  ogrijjcr  luce  ,  e  fpiendore^ 
A  quella  horror! ombre  in  ognt  lato  ; 
Al  uernq ghiacci',  a.  In  ftagion  migliore 
Vioretii,  ^  herbe yOtide  s-iìonor a  d  f  rato  % 
E  con  pprfetta,trrepren/tbii  norma 
A  tutte  l^dirt^ofr  oréne,e forma  : 

P  ol  che*l  timone, e  le  chi  atti, e  la  u  erga 
Hai  dató]dè  Li  Rarca]  e  del  tuo  oude  , 
Fercl?€yComèfoleanonJìd^erga 
Quefta  tua  greggia  manfueta,  humile  ; 
O  nel frofondo.marncn fijhmmerga 
Il  legno, con  la  merce  altane gentde 
A  paflor  cauto, ^  a  nocchi  er  fi  faggio  , 
che  di  lu^Oy,  !Sì  di  mar  mn  Umt  oUraggh\ 

F  atu  fignor  cbe*lfito  mfungo  trri 
De  Id  fita  ulta  Vimport una  parca 
TantOjche  ìlfoìpiu  lufiri  il  mondo  giri 
Con  la  quadriga  fua  di  luce  carca  ; 
Onde  l* afflitta  Italia  ne  refptri  ; 
E  col  fauor  di  co  fi  gran  ìAonarcA 
Torni  ogni  colle, ogni  fua  piaggia  aprica, 
A  ifrimi  honoriyA  la  betle'^a  antica \ 


q;v  i  n  T  O.  9  ' 

C  ofi  detto  ft  tacque  il  facerdott ,    •  . 
A  /  cuifinori^cr  honoratì  accenti  , 
l  pargoletti  con  faaui  note 
Acquètur  i  rifpondendo  il  mare,  e  itttnti  z 
Sentir  le  uoct  lor  cafte.e  diuole 
A  fi  noua  armonia  gli  angeli  intenti 
E  portar^  dal  et  el  (cefi lunga  fibiert$  . 
A  ^^rccclìie  dt  Dio  llìumilpreghiera  :  ^^  . 
.  ■■-  •. -N ••.«*t^    ..^-t'V^tcA «.Ù*:>»"^  A 

L' udioH  Motor  €térH0^  e  con  quel  ri/yy^  '^y  K 
che  Vira  afffena  d^ognigran  tempejla  ; 
che  fa  d'un  cieco  abijjò  un  Paradtfof, 
Vien  di  [anta  fitta  chino  U  tefta  ; 
Et  mito  in  giro  il  rijplendente  uifi^ 
Oue  il  perfetto  hen  fi  mani fejla 
Vn*alato  chiamando,  e  bel  corriera 
Varteglifeo  de  l'alt o/uo  penfiisroi 

O  nd'egU  tìuerient e  oltre m'f fura 
Inchino  le  ginocchia  e  Jpiego  Vale, 
che  farian  lieta  ,  0*  uaga  ogni  pittura 
?uYpuree,d*^r,d*a\urro  orientale  | 
Et  uolo  ne  l'albergo  di  natura  , 
Oue  per  legge     ordine  fa  tale 
Stan  le  tre  parche  4I  fuo  lauoro  intenti  3 
A  cui  fife    Dio  nota  U  mente  : 

E  ffe  fer  ubidir  ptejì e  pigliar 0 

\n  uello  atfrato  ,  ^  uago  a  merauigììa 

tiuieggiadro  del  qml  mai  nonfdaro 

Va  dì^  i fior  piaggia  fer  biama,  et  uernifgHà 


E  quefto  al^rima  aggiunto  figtèJur è 
A  trar  lo  Jìame  ,  oae  s*aJJotiglÌ4 
Volgendo  ti  fufo,e  conunciaro  un  cant$ 
Ì^ÌH  Htr»  degli  oracoli  4i  iAanta  ; 

D^tmnUcuUio  honor  y  la  cui  uirtuti 
il  [ragli  ffnòjondurrà  di-l^Hra  ■ 
Ne/  defiuto  porto  di  falute  : 
La  cui  gloria  terrà  de  l*altre  impera 
ìnfìri  che  fiati  tutte  le  lingue  mute: 
felice  uec^hio^al  cui  ualor  i*inchtna 
Qifdmo  ihf^mttà^i'^ngù  U  ììidrf^y 

H  or  fura  hello  il  mondo  ^j  e  bianca  Vede, 
E  Giujìitià  y  e  fietà  con  lù:  umranno  i 
E  moueran  fecuramente  it piede  , 
Sen\ii  temer giamai  for\a  ,  ne  inganno 
Uor  fa  guerra  n*andra  carca  di  predi , 
DoueTt  c&fe  rie  piàngendo  fianno  i 
E  lagM  tanto  fojpirata  in  uano 
face  Htrrà  col  uirde  olmo  tn  mdné  t 

Q  ia  fiori/con  gr ingegni  ahi;  0*  ^^J^^^ì 
E  tatti  ilìffirt  al  miglior  tempo  amate  : 
Cta  fi prfipongon  ricche  palme  ,e pregi 
A  .Copre  glorio  je  ,  e  ho  no  rate  : 
Cta  col fi^  ejjempio  ìmper adori ,  e  R.#gi 
chiamano  a  prouade  itnrtù,cacciat9 
Va  l*auarttta  (U  ^rencfpi  mdegni^. 


V  I  ^  f  O  .    ^'      t  1%  ; 
B  «np»9  coi  èórm  [uà picàòlo^e  'duéÌ9         '  ' 
Pieno  di  perle, e  d'or  correr  al  rtidre  ^ 
fra  le  Jponde  d:  ^emrfje  tlhél  Sebeth^Y-'X"^  '■ 
E  foura  ogn*ahrofiunH  tf̀*^faf^,;'  ^'^^^ 
D^/ fuhlime  h'.  ncre  alticr,,  ,  e  heto. 
Con  le  fue  uaghe  Nmft  og;h*hùf  dapt\at;i.^' 
E  con  la  m^ejid  del  Juo  gran  figlio 
AndiiT  di  fin  corone  ^YtHUQ  iLttgUd*  . 

E  f  co  dì  a  ghrt^. fita  metaUiye  marmi  - ; 
ìntaglui,e  Jì^impa.  il  mondo  in  ogni  parte  %  ^ 
Coni* a  (juet^che  j>iu. pregi  hehber  nell'armi 
fece  a  fuot  tempi  tl^ran  popol  dt  tAartt  : 
Ecco  le  dotte  hijìorte  ,  /'  coìtt  carmi 
Spiegati  in  chiare^e  memorahtl  carte, 
che* l' fuo  gran  nome  porieran  tant*alto  , 
CJ?e  J^rè\\era  degli  anm  ti  duro  affali»  : 


V  iui  Meglio  heatOr  aito  foflegt^ 
*    0«  l*Hiilico  hònor  già  cjuafi  mortòt 
che  fai  merti  d'hituer  impero,e  regn$ 
Dal  Borea,a  l*AuJhro  ;  e  da  Voccelfo^a  toTt», 
Fot  cH^4at  Ha  UtrfU  t^ha  fatto  degri»; 
E  t*haue  aggrado  Jì  fuhbmt [cotto 
Mtui  fi  lunga  y  é  fi  tràmjjwUa  et  ade 
0)*Qgn*h(iffÀmmtTÌfTa  U  ffr  ràdi» 


if  t       L    I    B    K  O 

NELLA  MORTE  DEL 
C  ONTE  ANTONIO 
L  A  N  D  H  I  A  N  à. 

E  tanto  fa  il  mìo  duolgr^" 

uofo,e  forte 
Quam^empia  è  la  cagion^ 

ci* a,  ciò  mi  mena , 
Waura  utttoria  ancÌTcr  di 

me  la  morte  ; 
Efia  del  danno  mio  minor 
,  ^       .     la  pena  ; 
Ahi  reo  defllno  ^  ahi  dtfyi  etata  forte 
Dammi  almen  una  tnefìcabtl  uena. 
Acci  oche  sfogar  pò jful  mar  tir  mio 
Sin  che  di  lacrimare  hauro  defjo  : 

O  più  ricco  d!honoT^chedi  Te  [auro 
famofo  fìume,0'  uot  dtue cultrici- 
Ve  le  beat.e  rtue  del  SUtauro, 
Qh*andafte  un  tempo  al  mar  ricche,  e  felici^ 
Qolmflro  corno  pien  di  perle ^e  d^auroì 
Se  mai  fempre  w  fiano  i  cieli  amici  ; 
Lejponde 'cg n*hor gemmate,  é  Tonde  chiare 
Non  date  più  tributo  al  crudo  Mare: 

A  hi  fìerQ  mar  per  L^hai  /pentole  fommerfi 
Ogni  diletto  de  la  mtjeralma  ì 
E*/  mio  gioir  in  lagrime  conuerfo 
Dando  ad  m^raue  duol  dt  me  la  f  alma  ? 


I  CLV  I  N  T  iij 

^  Verf^ìtai  o^nt  mìo  ben  rotto  .e  dij^erfo  ; 

5  E  tolta  agii  occhd(igr'ASta\0' (lima 

\  L  uce, che  hit  facea  U  ulta  cara 

l  Hor  JlnoiofaiC piti  che  rno  He  dmara  ? 

r  <fgliéjìì  a  im  fa  nha^  a  me  qti^ì^m  i  • 
Ondato  uijfi  Jtnqiii  lutale  felice  ; 
Acciò  eh* IO  pianga  in  qutjìe  w  colte  arene 
Vìh  eh* altra yche  cfua  giù  utu  a  infelice  ; 
Sitell'ejli  [iti  fiorir  i*alta  mia  /pene 
{kìnfuenturàta)  infiti  da  la  radice  , 
f     ierche  d*ognigiair  fcettra  e  lontana 
\     f.Jfemfioio  Jla'd^ognrmiferia  humànA; 

L  affa,  fierche  cerne  fommerfo  hauete 
ij    Con  fece  ógni  mia  gigia,ogni  diletto 
^\    Tutte  le  cofe^che gioconde,  e  liete 
Erano  de  trijli  occhi  unico  oggetto  ; 
V afflitta  Ulta  anchor  non  fommergete 
Hor  fatta  S  martir  folo  ricetto , 
A  hi  onde  infami  e  rie  )perche  non  fta 
Si  lunga  j  e  fi  crude  l  la  pena  mia? 

Mifera  me,  che  mentre  Jplende  il  fole  ; 
£  flende  in  lieto  giro  i  fuoi  he  rai  ; 
Mentre  Cinthia  laj^ù  dolci  carole 
Fa  con  le  /ielle, io  non  ho  pace  mat  ; 
Sempre  il  cor  lii/fo  fi  lamenta,  e  dit  ole  ; 
Et  uerfa  il  petto  fuor  fojpiri, e  lai  ; 
Te/limonio  n*eil  ciel^ihe  m*ode,e  nedt 
E  le  rlahewe  mie  lièto  pof^iedc  ; 


11^        L    ,1    B  K 

P  erche  non  p^^gi  meco  (ahi  mondo  mgratc) 
Ah  fecola  inf elice,  i  nvjì  ri  danni  f 
Vi  coturno  ualor  prino^^  orbato 
CX>ianto  non  uide  ti  ciel  molti, e  moU'annì  ? 
fercht  jttojlo  hai  colio ,  aht  crudo  faté  , 
Solo  cagion  d' tanti  nojlri  affanni , 
Quel  uago  fiore, ónde  aHindena  il  mondQ 
IrnttQ  tanto  foaue^e  fi  giocondo  f 

M  a  (la[J'a)  a  cht  f  ÌH  piango  f  anima  bella 
Ih  [et  fiiliJa  in  cielo,  ini  riJpUnde 
tatua  uir tu, quafi fulgente  fleìla , 
cf)e  r^i^fi^e^  f  oggi  di  ua^heli^^a  accendti 
E  fi  come  di  Dio  diletta  ancella , 
che  tutte  l*horejn  mrg^ior  ufijpende 
Lafciata  in  terra  ogni  tua  parte  ofcura\ 
Conteniph  fallò  Dié  de  la  Natura  : 

S  e  Jpento  è  qu eli* amor, che  mi  portafii.  %  ,  ^ . 
che  non  ti  lice  amar  cofit  terrena.  ; 
Eque*  pinfieri  maritali,  e  caftty 
che  mi.pqjfsraal  cqr  dolcit  catena  f  ^  -  •.. 
fincati  almen  pietà  tanta, che  hafli 
Di  quella  graue  ,  0*  ijicrediliil pena 
Chtp^r  Pdcerha  tua  da  me  partita 
Odiar  mi  fd  t  piaceri ,  odiar  la  uita: 

R  iu^lgt glrocòi  ajjHeiìi  b^f'  ihtofiri  . 
^t  uidrà  i  cjilìi  d'Oéìihna,^  la  QaoJpagna. 
che  del  tuo  dipartir, de  mjln 
Ad  alta  uoce  ftJamenta,e  lagna  , 


Dtf  rafpenhìn /ìn*a  VtfdurOj  bagna 
,      D/  pianto  Vherbe  ;  e  ihiama  il  mar  crudtU  ' 
Dì'dopta  empendo  il  moti  do  ^e  dì  qHerek  : 

^edrdi  mecche  rtyohn  turni, ^fef 
^    Per/ir^  di  0n  faina  al  citl»^^ 
Mìfer a  sfogo  i  dolor oft  home i , 
Auolta  m  panni  ofcuri, in  negro  ueloi  ^  , 
tfttBgli  cèchi  lachrirho/t,e  rei  ^ 
Iw  pianto  amaro,  mentre  il  Dio  di  deh 
IBa  lieto  il  niondo  ;  e  mentre  ^ììumid^onilfé 
Di  temhre  ;  e  horror  la  terra  ingombra  • 

f  edrai  it  mìo J/gnor penfofo^e  filo 

Oe  W tua  morte Jlar  mejlo  ,  e  dolente 
I   Con  dì  cute  moìefle  un  lungo  Jluolo 

Intorno  al  cor  fi  faggio^  e  fi  prudente  % 

^  più  che  i altro  Uago del  fuod^oh 
i   f fi^^i^^f     l^  lìff^  S^te , 

Et  </'  tua  compagnia  Jpogltato  e  prm 
\  Star^comej€n\ahumorfontana,oriuoi 
«ti»  . 

I  li  ccoglt  f  mìei  penfier  ,  che  d'hard  ,  in  hora 
Per  poggiar  .douefei  fifì  'egano  Pale  ; 
E  rimanàali  a  me  grata  tathora 
A  darmi  alcun  conforto  in  tanto  malei  ^ 
P^nfognftalmen^qudnd^nmruienì^dHtÙfél^ 
Cnlgwrho  in  (en  dai  lido  orientale , 
1    Mojìrati  'à  àrìUarquffia  mef^hma 
i   U/a  fi  lunghi  mariirt  ti  citi  defiwa. 


tif        t    ì         R.  O 

S  foglrate,accfoch*tofparg4,o  uerginelle 
Vurm,CHé  rió  deft in  chiude  ti  mio  core  ; 
Vurna,cb*afiondei  tante  cofe  belle , 
Tante  rare  uirtti^tanto  udore ^ 
X>è  Icr  bei  donile  qftejìe  piaggi  e  ^  e  quelle , 
Sei  mieijofptr  non  hanno  arjo  ogni  fiore  5 
E  poi  che  jparfa  l* ho  già  del  mio  pianto 
Sparghiumola  di  €rocOy  e  d'amaranaibo  : 

E  di ghirlande,e  di pregtaf  a  alloro 
Coronate  l^infegne,ond*el?è  adorna  ; 
Ouelhongr  col  uolto  almo ^e  decoro 
Come  in  [ho  proprio  hoftel  lieto  foggiorna% 
Oue  le  noue  fuore  al  pletro  d*oro 
Sempre  cheH  di  ridente  a  noi  ritorna. 
Inghirlandate  Phonorate  chiome 
Cantano  lefuejodi  e*lfuo  bel  nome  : 

C  ojtdouehfauro  JlderjuA 

Calfamojo  Appennino mar  s*afionde 
Camilla  afflittale  d^ ogni  gioia  ptiua 
\ elata  di  dolor  le  chiome  bionde, 
Dicea,piangendo\  e  di  tutt*altro  fchiua. 
Al  cui  fuon  rijppndean  U  riue^e  laonde  ; 
Eco»  foaui  e  dolorofiaccet^ti 
Suonaua  Antonio  ^Antonio  n  lido,  e  1  uentt. 


V    I  N   T   O.  117 


]|  M.  CIO.  BATTISTA  GIRALDI, 
AL  S.  BERNARDO  TASSO. 

•  *  OflrQ  mi  ha,Taffo,  ilinìo  Kmhrofìo^entik, 
,  1  De  l'hmadtgt  uojlro  ti  primo  canto  , 
Compojìo  in  fi  alto ,  c^n  fi  bonorato  siile  , 
die  tra  frinii  Scrutar  u  bo  dato  il  uanto^'^^-^^ 
Et  come  alcun  non  trono  a  uoi  fimile , 
Quantunque  i  mi  rimlga  in  ogni  canto  , 
Cofibo gran gratia  al  ctel,cbe  m*hMia  dato, 
\  edere  .\f4ttor ,  qual  uoi ,  faggio ,  e  fregiato . 

I  he  come  mofira  fol  Aunghia  il  leone , 
\Et  U  fua  moka  for'Xa ,  èl  fio  ualore  , 
Cofiutft'bo  ,  che  fen^it  paragone  , 

;  D-'  quejl* opera  lUufire  Laurete  ìjonore . 

\  felice  uoi ,  cui  far  cbe  Febo  dvne 
Don ,  dt  cu  egli  mai  non  die  il  maggiore  • 
Accio  c^hahhiate  in  queftà  uita  fiale 
Cori  nome  eterno  sfregio  alto ,  immortale  » 

lo  uorrei  neffì  hauett  'j  ià^'ffauer  rime , 
Da  fotere  agguagliar  menoma  parte 
De  le  uirt  il ,  che  fon  tra  1^ altre  prime , 
In  qutl ,  che  uoi  (piegate  in  quefie  carte, 
che  ancor  che  ue  n*andiate  uoi  fuhlimt , 
kd  inal\arui  amììio  porrei  ogni  arte , 
Ma  meglio  è ,  ch*io  ui  maramgli ,  ^  taccia  , 
Chonor  ui  dia  ,  cb*a  mi  non  fi  confaccia . 


11  f        L    I    B  '  IL  (P 

P  ero  fèndo  Hot  i^i unto  bora  a.tal  fe^np  ^  • 
che  giunger  mn  tdpcn  l inatte  ,  ne  ftnn  f , 
hafìaut  ch*to  comprcndit con  t ingegno 
te  hdl  uoflre  y      col  laur  leauenne ; 
che  Scriitor  nen  conofco ,  cl)t  fìa  degno 
Di  dan  ti  uoi  thonor ,  che  tti  ccnaenne  , 
Vmhs  mi  fol  Lrdar  ,  Taffo  ,  foJ]ete  : 
Ut  JcrJumda  mofirur.  t^nd  >  the  U9i.  ftté  , 

D  nnqui  poi  che  fi  largo  il  Dio  di  Deì» 
}n  uoi  cofparti  ha  fuoi  maggiori  pregi , 
Perchecanpa,ndó  ue  n*andìate  alcié'ò^f 
Tra  i  piH  vari  Scrittori ,  .(^  tra  i  pm  egregi 
Se  nulla  pi40  tldefìo  ,  che  nel  cor  celo  , . 
Vi  ueder  che  uUmicri  ogn^um ,  ^  p^^gi  i 
Mandate  fuori  qHeflonouo  Urne  , 
che ,  colfuo  chÌ4ro ,  ilnoftro  éfcuro  aìlwm  • 

H  I  S  i  O  S  t  A    D  E  L  TASSO, 
AL   S.  GIO.  BATTISTA 
«  1  R  A  L  D  I. 

CIGNO  potrete  ben  bianca  y  Agenti lt< 
farmi  dt  corno  mi  col  uojìro  cateto  :  ■  ìì  : 
Et  col  colto ,  leggiadro  ,     ^l^o  fìtte ' 
Darmi  di  hon  Urittor  la  gloria ,  **/  iM/if»  : 
Et  quaft  afaho  augel  fenica  fimile 
Vomii  a  ipiu  chiari ,  ^  ptu  famofì^  tanté 
Ha  ciìf  fia  Hofiro  don  ,  che  non  è  data 
Loco  a  me  fi  Jiuranoj  O*  fipre^iaU  M 


if  mi  H&glso  ngf^udghiir  T'cpo  al  beof^\ 
^nde  mi  man.  in  pot  for\a  ,  e  uaUfi  ;  , 
:///o  temerei  a  fi  gran  paragone  ^  ■  - 

yaccjmjhr  hmfmo  i  mt  più  bramo  bonoft  : 
*ebo  la  palma  ^  e  la  corona  doni 
\  Scriuorpité  di  me  dotta ,  e  maggiore  : 
Zìi  ombra  fora  dt  gloria  ofiura  ,  c  fiali     ■  * 
la  mtd  imn  chiara  ,  tura ,  0»  immartAtt  »  '^^ 


a  quat  fi  fianquefiemte  baffi  rimtì      *  ' 
VMfgù  mto  ut  pagheranno  in  parti  f'% 
Ben  mt  duotchi  non  /Jan  fià  l*altre-prhlt^  f"^ 

Cotne 'ferì ttèJ^e  ne k uoflr e  carter  '  i 

Vdr  poter  ddrui  un gmléMon  fublrmè       ••'  ' 

t,   Di  quante  Hudio  uòt  ponete  ,  ^  urti ,      •  •  •• 
¥erche  ti  futuro  f ecolo  non  taccia 
Ciò  dì*  (  a  pur  )  al  m  o  mtrt»  fi  cmfacàa . 

),     .01  li^-'l  ' 


atemìuoi;pHde.M*inal'^^alfegnò, 
k:h'al  nnù  lauor  eoumenfi ,  e  uanni  :^^lfétÙ$è, 
'Porgete  m^ìiò  a  tùffiinnato  ingegno \, 
»;  Chefaf\'lh*iiba}}odicàderea 

che  col  Hoflrni  fàtiOr  forfè  fie  degno 
Ui  p^\4rfis:HÌ^ué  al^rfi  a  quel  coniienni  ^ 
Xjje  canté  ìlf^^ugier  :  uoi  iiv  fjo/jète , 
Sel'afmaft:^e/(ifUa,gtìidafi^^^  h-- 


t»p       LIBRO  Q^VINTO. 

S  e  uoi  farete  ti  mio  Signor  M  Delo 
Ctntiò ,  io  degno  faro  di  tanti  pregi , 
Ef  foggìera  con  tali  uojìre  al  cielo 
ìtmio  Amad'gi  fi-agU  dlufìri  egregi; 
lAà  fe  pur  cto  non  fia  ,  temo ,      no*l  celo  , 
Ch^alcuno  non  farà  ,  che'l  lodi ,  e  pregi  ; 
He  che  col  fuo  uiuace  ,  ^  chiaro  Urne  , 
Be*T4j^/  in  lui  di  uer  a  gloria  allume . 
I    L  FINE. 

REGI  STRO* 

jt  B  C  D  E. 

Tutti  fono  SeflernU 


I    M  E  S  S  E  R 

BERNARDO 
TASSO. 


:ON  PRIVILEGIO. 


VINEGIA  APPRESSO  GABRIEL 
GIOLITO    DEV  FERRA  RI. 
M       D       L    X  . 


r 


ALLA  SERENISI 
SIMA  MADAMA 
MARGHERITA 

DI    V  A  L  L  O  I  S , 

JìVCHESS^  DI 
SAVOIA. 


A  marauiqlia  i 
Screnijìima-  Si- 
gnora de  Itnf- 

  ritte  uirtu  di  vo- 

firatL/iltez^  mis'imprejjt  di 
maniera  ne  l'animo  il  primo 
giorno y  ch'io  la  conobbi  ,  che 

A  Vi 


(jualhora  a  Iti  uolgo  il penftert 
un  grande ,  ^  raro  miracoi 
de  la  'datura  mi  par  di  uede 
re  :  Quinci  ^  et  da  i  molti  hent 
Jìci  riceuutt  dal  Juo  fauore  y  u 
me  nacque  un  immenfo  dejide 
rio  d' honor aria  y  iltjuale  tanti 
di  giorno  in  giorno  e  andato  ac 
crejcendo  y  quanto  il  juo  meri 
tOy  e'imio  debito  s'è  fatto  mag 
giore  :  a  cuiy  etiandio  che  et  pei 
taltez^  y  et  eccellenza  del  /og- 
getto y  ft)  p^^      hajjèz^  ^ 
imperfittione  mia,  io  non  hah- 
hia potuto  dar  compimento-^  fon 
pero  certo  ch'ella  h aura  cono- 
fciutOy  ch'eoli  e  Hato  diffetto  di 
faptre ,  ^  non  di  uolontà  :  EÀ 


ìi{\ perche  non  mi  pare  y  che  fitto 
ti  nome  di  fi  alta ,  ^  ualoro- 
fa  n^rincipejfa  di  mandare  in 
man  de  gli  huomini  profane 
compojtttom  Jt  conuenga  ;  que- 
fle  poche  Ode  fiere ,  o  Salmi 
che  limoliamo  nominare  ^fot^ 
to  la  protettione  fi  a  ne  uer- 
ranno  in  luce  :  Prenda  l'altezs 
za  vofra  con  lieto  animo  ilpic-^ 
dolo  pagamento  d'un  fio^de- 
hitore\  aldiffetto  fio  fip- 
ffj  plifa  con  la  grandezza  del  mio 
defìderio  \  ilcjuale  (^f  le  forze 
de  l ingegno  fe  gliaguagliafe- 
ro  )  non  minor  marauiglia  a 
mortali  porgerebbe ,  chef  fac- 
ciano le  tante yCt  f  rare  qualità 
A  iij 


del  reale  animo  fào  :  rendendo- 
la certa ,  che  Jè  da  la  fìertìità 
de  l  intelletto  mio  co  fa  najcerà^ 
che  del  fào  merito  m  qualche 
parte  non  indegna  mi  paia  fol- 
to il  ju  o  fauore  al  mondo  fi  fa- 
rà uedere  :  Intanto  piaccia  a 
yoHra  zy^ltezza  di  conf  mar- 
mi ne  la  gratia  fua .  TDi  Ve- 
netia  il  x  v^.  di  Decembre  del 
L  I  X. 


E  R  C  H  E  fommo  Mo- 
tore 

In  me  de  l*tra  tua  gli 

ftrali  auenti 
Si  acuti  y  e  sì  pungerti 
ti  ? 

Se  punir  uoi  il  mìo  er« 
rore  , 

Mancark  fitto  a  sì  gran  fenailcore» 

C  he  cotanti  non  uanno 

Augei  per  l*Aria  ;  ne  Nettuno  afionde 

Tanti  ?efci  ne  laonde  ; 

Quant*io  ho  d*anno  ,  in  anno 

fatte  a  te  offefe  ;  ad  altri  oltraggio,  e  danno  • 

C  ome  Padre  hmorofo , 

che  ftmojlraal  figli uol  crudele ,  (^empÌ9 
Ver  torlo  a  maggior  fcempio  , 
Me  punifci;  e  ptetofo 
Vammi  in  tante  fatiche  homai  ripofi  t 
A  itif 


V  edi ,  che  quanto  //  Sole 

KiJJjlende  qu)  ;  quanto  la  notte  adombra 

La  terra  d'bmud^omhra  ; 

Mcor  fi  lagna  ,  e  duole 

Con  pianto ,  con  fijfirì ,  e  con  parole  ; 

S  / ,  che  languidi  homai 

Sono  queJ}*oi\hi  ;  e  perla  pena  infermi: 

£  (e  non  fo  dolermi 

Quant*io  t*ojfefi ;  fai 

Che  tna  pieta'l  mio  error  uince  d^ajfai . 

V  olgì  le  luci  pie , 

A  cui  he  raggi  cofi  Jpiegan  Vali 
QueHe  noie  mortali , 
Come  al  lume  del  Die 
.  Suole  fofca  ombra  ,ale  miferte  mie  : 

C  he  fitto  al  duro ,  e  graue 

Fafcio  de  dolor  miei ,  l\ilma  mefchina 

Gli  afflitti  homeri  inchina 

Edi  cader  fi  paue 

Se  tua  bontà  di  lei  pietà  non  hane  : 

S  grauala  Signor  mio 

Si ,  che  fra  tante  noie  un  dì  rejpiri  ; 

Vrajl  fieri  martiri  ; 

E  non  porre  in  oblio  . 

Ch*l  /occorrer  i  rei  proprio ,  è  di  Dio. 

SALMO 


SALMO  lU 


Iff  a  quando  Signor 

quefla  fuiata 
hntmayfen\a  luce 
Seguirà  il  fenfo  ,  con 

lena  affannata  ; 
che  quafi  infido  du» 
ce 

A  pertgliofo  fafjo  la  conduce  ? 

S  ina  quando  fignor  l^orecchie haurai 
Chiufe  de  la  fietatè  ; 
che  ti  fojpinfe ,  per  trar  noi  de  guai , 
Da  le  membra  beate 
Sangue  a  uerfar  con  tanta  indignitate  ? 

1  0  pur  tua  fin  fattura  ;  ^  per  me  ancora 

Torre  di  mano  a  l*angue 
,    Spietato  ;  che  nuanci  de ,  e  ne  dtuora 

Di  ch*ei  fif^ira  ,  e  langue  ; 

^fargefli  il  giujlo  ,     innocente  [angue  : 

O  r  che  ficcorfi  m*hai  con  la  tua  morte , 
Voi  in  preda  lafciarmt 
Debile  ,  e^r  Uanco  ,  a  cofi  frefco ,  forte 
inimico  ;  fen"^  darmi  ; 
Onde  mi  po/Ja  aitarlo  feudo ,  e  l'armi? 

A  y 


l  nte  poflo     Signor  tutta  la  Jpeme  ; 

Ne  altronde  Jpero  aita 
Contra  queTio  Tiranno  ;  che  mi  tiene. 
Compagna,  che  fmarrita 
Ua  lungi  dal  ?aslor  lupo  rapita  : 

S  /  ni  udrai  pei  cantar  lungo  un  bel  rÌ9 
Al  ricco  plettro  ,  e  d*oro  , 
Ogn' altro  mio  penfier  poflo  in  oblio  ; 
Si  che  lo  Scita  ,  e*l  Moro 
Sentirà  l  canto  mio  dolce ,  e  canoro  , 

C  ome  tu  fefìi  il  del  uago ,  e  rotondo  ; 
Cinto  dt  Jìelle  ardenti  ; 
Ch*un  prato  par  cjuand*è  fiorito  il  Mondo  : 
E  con  le  luci  algenti 
ha  luna  errar  intorno  a  gli  elémenti  : 

C  ome  tu  defli  al  Sol  caldo ,  e  uigore  ; 
che  con  le  luci  fante 
fieno  dt  dolce ,  ^  di  paterno  Amore 
IFa  la  terra  pregnante  ,  j 
Bkicca ,  CjT'  adorna  di  belle'^e  tante  : 

C  he  con  ordine  eterno  errando  intorno 
A  la  mole  terrena  ; 

Hor  freddo,e  Ireuejìor  lugo^e  caldo  il  giorno 
Vigilante  ne  mena , 

la  clyoma  di  bei  raggi  ornata  ,  e  fienai 

ì 

E  l'altre  lodi  tue ,  che  tante  fono 
Quant*onde  moue  l*ora  ; 
Quanti  il  terreno  ha  fior  ,  leggiadro  doné 
Dt  fauonio  ,  e  diTlora  ; 
Allhor  che  i  campi  Aprile  imperla ,  e  indora . 


SALMO  ITI* 


:^^^gS}  O  fi  fimmo  t\otore  ; 

^  E*/  confejfii  ch^inde- 
gno 

Son  del  tuo  fanto  amo^ 
re; 

Ma  tu  Signor  ,  ben  de^ 
gno 

Set,  dito  t*ami ,  ^  honore 
Quanto  dee  creatura ,  il  creatori  : 

E  en  degno  far  men  puoi , 

Se  col  foco  gentile , 

Ch*arde  ,  de  ferui  tuoi 

Il  cor  contrito  humtle , 

Arder  l^alma  mi  uuoi  ; 

Onde  in  nuouo  huomo  mi  riutSla  poi  z 

I  0  fon  fecco  Terreno  ; 
No»  Tlerile  infecondo  ; 
h  cui  ,fe  bagni  il  feno} 
E  fertile  ,  e  fecondo  , 
Come  pratel  di  fieno  , 
Mojìrerail  petto  fuo  di  frutti  pieno  : 

B  agnalo  Signor  mio 
Con  quel  licor  foaue 
Del  tuo  perpetuo  rio  ; 
Con  cui  le  macchie  Uue 
Del  peccato  empio  ,  e  rio  ; 
Si  come  -padre  liberale ,  e  pio  : 

A  yf 


C  he  di  frutti ,  cjr  dè  fiori , 
Come  campo  ben  colto , 
Di  diuerfi  colon 
Gli  tiedrai  finto  ti  uolto  ; 
E  de  tuoi  bei  Thefori  , 
Carco  fempre  moSìrare  il  grembo  fmù  : 

N  e  perche  ingrata  fla 
A  te  ,  di  tanti  doni 
La  fral  natura  mia  ; 
Giufto  [degno  ti  /proni  i 
che  quefia  carne  ria 
Souente  il  fuo  douer  fignore  ohlta  t 

C  omedmanT^a  fiato 
D/  uento  Orientale  ; 
che  talhor  foffia  irato  , 
Spiegan  le  nebbie  l*ale 
Si ,  che*l  Cielo  turbato 
hUhor  y  allhor  fi  fa  fereno ,  e  grato  ; 

C  0 fi  dinanzi  al  uento 
De  le  preghiere  mie  j 
benché  debile  ,  e  lent^ 
Spiri  la  notte  ,  e*l  die  , 
Signore  in  un  memento 
Sen  fugga  Vira  tua ,  di  cui  fauenf  : 

O  nde  fereno  ,  e  chiaro 

Torni  ti  mio  giorno  ancora  : 

E  s*afciugìù  Camaro 

?ianto  ,  che  d'hora  ,  in  horA 

Spurgo  ,  eh* altro  riparo 

No»  ho ,  che  te  ?adre  benigno ,  e  car»  : 


SALMO  lllU 


E  la  tua  gratta  il  rag'» 

grò  i  alto  Signore 
?ajfa  a  guifa  di  lam^ 

Si ,  che  non  [calda 
gbiacciato  core  ; 
Veri)  tepido  auamfo 


Sei  foco  chiaro  del  tuo  fanto  amere  : 


M  anda  una  fiamma  fi  lucente  '  e  uiua , 
che  non  fe)l  fi: aldi  l'alma 
Hora  di  bene  oprar  fdey^noja ,  e  fchiua  ; 
Ma  con  la  dolce  ,  ^  alma 
Luce ,  arda  del  mio  cor  l* interna  riua  ; 

A  ccio  che  del  tuo  amor,  caldo  ,  O*  ^t^cefi 
I  mondani  diletti 

Deponga  in  terra  ,  nuafi  inutil  fefo 

De  l'alma  ;  che  s'affretti 

Di  gir  al  del ,  da  cui  gli  era  conte/o  : 

I  0  fon  quafi  terren  flerile  incolto  y 
che  non  produce  frutto  , 
Se  fintinato  da  man  f/^ggia  ,  e  colto 
Non  è  per  Iranno  tutto  , 

inaffiato ,  onde  non  rejìi  afe  tutto  ; 


E  fe  de  la  tua  Immenfa  alta  pletate 
L'inejìicabil  fonte , 
eh* epe  ad  ogn'hor  con  tanta  latgitate 
Va  quello  eterno  Monte  , 
Non  lo  bagna  talhor ,  come  la  fiate 

A  ììhor  dì  arde  dal  Cielo  il  cane  ejìiuo 
Ogni  caml>agna  ,  e  prato  ; 
CheU  campo  è  fen\a  fior  ;  Jèn'i^onda  il  riuo 
Saro  nudo  ,  e  priuato 
Di  tutto  quel ,  onde  m  tua  gratta  uìuo  : 

1  0  ho  il  uoler  ^  ma  non  fari  al  defio 
Sono  le  for^e  frali , 
SenXa  Vaiuto  tuo  mio  ?adre ,  e  Dio  j 
che  da  cure  mortali 
Opprejfo  ,  //  laffo  e  frale  flirto  mio 

S         la  grati  a  tua  ,  non  più  refpira , 
che  fitto  al  graue  pondo 
Del  duro  fajfo ,  che  fojpinge ,  e  gira 
Sempre  dal  fommo ,  al  fondo 
Sififo  3  al  Cielo       a  fe  ìlejfo  in  ira . 

S  tempra  quel  ghiaccio  adamantino  ,  e  duro 
DUina  muecchiata  ufan^a^ 
Che*l  cor  mi  cinge ,  ondulò  di  te  non  curo  ; 
fAa  pofia  ho  mia  fperan\a 
Ne  le  cofe  del  mondo  horrido ,  e  fiuto  : 

S   i ,  che  Vardor  del  tuo  bel  foco  finta  ^ 
Che'l  gtelo  hor  le  contende 
Vanimarea  ;  e  di  ben  far  contenta 
l  e  fue  gran  colpe  emende  ; 
E;  al  folk  cUfio  p  u  non  ionfinta  • 


8 

SALMO 


O  M  E  uago  augellet^ 
to 

che  i  ftioi  dogUofilai 
levai  rami  d*Arbufcel' 
tenero,  e  fchtetto 

  Chiufo  dt  ^eho  a  t  rai 

sfoga  piangendo ,  O*  non  s'arrefia  mai  i 

C  ofila  Notte  è*l  giorno 
Mtfero  piango  anch* IO 
le  graui  colpe  ;  ond'è'l  cor  cinto  intorno  ; 
E  con  affetto  pio 

Cbeggio  perdono  a  te  Signore ,  e  Dio  : 

M  atu(  laffò  )  non  fenti 
Il  fuon  ,  di  mercè  indegno 
De  doloro/i  miei  duri  lamenti  : 
Se  forfè  bai  prefo  a  sdegno , 
Che  da  te  Jpejìo  fuggo  \  a  te  riuegno  , 

C  he  pof^io  ^feì^ audace 
Senfo ,  tanto  poffente 

Wha  poHo  al  collo  un  giogo  ajpro ,  e  tenace 

Oime ,  che  non  confente 

Che  flahil  nd  tuo  amor  fi  a  la  mia  menta  ? 


N  e  ref  ugnare  al  fenfo 
^  Val  la  fragil  Natura 
'Batto  fi  forte  ,  e  dt  ualor  fiJmmenfo  ; 
Se  non  pigli  la  cura 
Tu  padre  pio ,  di  quefta  tt^a  fattura  : 

S  emplice ,  e  pura  kgneìla , 
*  Se  taihor  per  errore 

Vagar  intorno  perla  felua  bella 

La/eia  filati  pafiore , 

tUa  è  rapita ,  0»  et  danno  ha ,  e  dolore  : 

V>  eì>mn  lafciar  in  preda 
QueJ}*alma  poco  accorta 
Al  fuo  nimico  ,  fi  eh* errar  la  ueda 
Sola  y  e  fen^a  tua  fcorta  ; 
Onde  n^  refiif  lacerata ,  e  morta . 

V  hai  tu  padre  benign» 
Con  le  tue  man  creata 

Ver  in  preda  lafiiare  y  a  quel  maligna 

Serpe  ,  una  cofa  amata  ; 

\na  f atura  tua  fi  cara,  e  grata  ì 

V  ìncatt  de  le  mie 
Mtferie  y  homai  pietate  , 

-  E  di  man  tommi  a  quefte  crude  harpte 
Cure  del  mondo  ingrate , 
S/J,  che  non  moia  in  tanta  tndignitate . 

SALMO 


;  A  L  M  O  VK 


E  l'egre ,  inferme  men,' 
ti 

Vieni ,  0  conciatore 
clemente o  de  tormen 
ti 

ì^ojìri  ,  Medico  certo 
ajfai  migliore  y 
Che  non  fu  mai  Enone , 
che  non  fn  V  odali  rio  ^  o  Macaone: 

IT  ieni  Spirito  Santo  ; 
E  del  nìio  core  immondo , 
C*hora  lauo  col  pianto  , 
penetra  co  tuoi  rat  fino  al  profondo  ; 
E  le  tenebre  sgombra 
che  pofto  n'ha  de  miei  peccati  hmbra  : 

V  edi ,  che  comj  fcogho 
Vercuoton  del  Mar  l'onde , 
Con  un  continuo  orgoglio , 

Coli  piaghe  mi  fan  larghe ,  e  profonde 

Valte  mi  ferie  mie , 

Ond'io  non  pofo  mai  notte ,  ne  die  : 

V  ieni  falda  forte\\a; 
E  col  potente  braccia, 
ch'ogni  durel^a  Jpe^\a  , 

Kompi  quel  forte ,  adamantino  ghiaccio  , 

che  mi  circonda  l^alma 

Si  che  non  habbia  pur  di  me  la  pahna 


1 


H  a  Morte  ;  o  quel  nimica , 
che  con  falfulujtnga. 
Di  fìmulato  amico , 
fallace  pur  ni  allena  ,  e  mi  Infìnga  : 
Ver  tenermi  ogn* hot  fi ffh 
Hel  fuo  più  /curo  e  più  profondo  khijfo 


N  on  ha  ,  quan(fè  più  beUQ 
L*anno  ,  e  più  dilettofo , 
Tante  fronò  arbufcello; 
Tanti  uaghi  fioretti  un  prato  herbofi  , 
Quant'io  noie  ,  ^  affanni 
Dd  mio^angofaofo  core  empi  Tiranni  ; 


S   anA  i^alma  dolente 
Et  egra  ;  di  falute 
D.'jferata  ;  eh* ardente 
febbre  con/urna ,  con  la  tua  ulrtute  ; 
No»  con  fuchi ,  o  licori  ' 
Di  uerdi  herbette ,  o  di  gemmati  fiorì  : 


S  caccia  Tinterna  fete 
Col  tuo  torrente  uiuo 
Del  piacer  ,  che  fa  liete 
Vanirne  noftre  ;  e  non  con  fonte ,  e  rtuo 
Si ,  cì)e  tempri  il  ueleno 
DelemiferieJmnane,ond*io  fon  pieno. 


I  9 

SALMO  VII* 


L  tuo  aiuto ,  0  Slgn9-^ 
re 

E  pietofo  ,  e  benigno , 
Contra  Vaugue  mali* 
gno 

Chiamo  ;  c//  a  tutu 
l'hore 

Mt  Jerfe  intorno  a  qHeflo  afflitto  core  : 

i  cerco  ,■  0  Signor  mio 

l^er  fermrti ,     amarti , 

Ma  non  poffotronarti , 

Cl?e  la  nube  del  rio 

beccato ,  s'interpone  al  m  io  defto 

mi  nafiànde  il  lume 

Oi  te ,  mio  fol  lucente 

Si ,  che  la  cieca  mente 

Tornerà  al  fuo  coftume , 

5e  non  è  chi  la  gmdi ,  o  chi  t allume  : 

ome  raggio  talhora 
Di  chiaro  ardente  Sole  , 
Sgombrar  la  nube  fucle , 
che  Ilaria  adhoru  ,  adhora 
Conturba  col  fuo  [curo  ,  e  difcoiora , 


e  oft  un  Col  lumicìn9 

De  la  tua  gratta  immenfit , 
Come  facella  accen/a 
Mofìrt  il  dritto  camino 
A  me  finarr/tOye  Jianco  peregrino: 

A  ceto  cJ?*to  poffa  homai 
'  Trovar  ,  doue  tu  Jet  : 
Tallo  ,  che  far  lo  dei  ; 
che  fenon  mi  ti  dai 
*  N«//4  mi  gioua  ciò ,  chf  datom^hai  : 

1  ot*amOf  e  fe  non  quanto 
Deuret  ^  che  telconfejjoi 
Non  può  lo  Jpirto  oppreffò 
Dal  pefo  graue  tanto 
Di  queìio  mio  mortai  terreno  mant9 

A  IXarft,  ou*è*l  fuóhene 
Dd  quejle  egre  del  mì)ndo 
Ctdre  ,  ti'le  ,  ^  immondo; 

por  tutta  fua  Jpene 
Ne/  fuo  /anta  fuuor  come  conuiene 

M  a  fe  col  uiuo  raggio 
Di  tua  graiia  difgomt?re 
QueTii ,  ch*a  gutfa  d* ombre 
M/  celarlo  ti  utaggio  , 
Venftert  humam ,  ond^io  lume  non  haggi& 

T  e  fol  Stgnor  eterno 
Ozni  o-toia  mortale , 
Come  caduca ,  frale , 
E  uile  ,  hauendo  a  fcherno  , 
Amero ,  tolmo  d*un  diletto  interno  * 


ALMO  Vili* 

T  E  M  ^ifk  À,  »  gran 

Kedel  Cielo 
Col  uiuo  foco  del  tuo 

fanto  Smore 
Queflo  indurato  gelo 
Di  confìrmato  errore , 
che  mi  circonda  intor- 
no,  intorno  ti  corei 

i  che  tutto  infiammato 

pel  tuo  di  nino  arder ,  qual  ficca  facit 

Arda  in  foco  beato 

Sempre  chiaro  ,  e  uiuace 

Con  de  gli  ejfetti  humani  eterna  pace  ; 

nte  folla  radice 

!  Vofi  de  la  mia  fpeme  alta ,  e  gradita  ; 

'  C'hor  crefcendo  ,  felice , 

!  E  di  fronde  uejhta 

\Al'Xa  la  chioma  fu  a  uerde,  e  fiorita: 

agnala  tu  con  Vonda 

!D/  ciucila  tua  pietà  celefle ,  e  diua , 

che  come  fonte  abbonda  , 

che  da  [urgente  ,  e  uiua 

Vena  ,  fra  i  fiori ,  ei'herbe  (Ideriua  . 

\erche  uenendo  meno 

Vhumfìr  de  la  tua  gratta  ;  arido  ramo 

Non  fi  sf<iccia  ;  ond^io  pieno 
Di  fem.-i  ,  e  afflitto  ,  e  gramo 
^nuo  mi  troui  di  q^el  che  ipité  brami  :  . 


A  tìiogni  mìo  depo 

hte  fiuolgaycomea  fegno  JlraU 

Vi  hono  arcicr  ;  tal  dì  io 

\erfote  Jpieght  l^ale 

Hauendoa  jdegno  ogni  piacer  mortale . 

i  che  quel  ferfe  antico 

che  con  eterna  ,  e  utgilante  cura ,  ' 

"Empio  noftro  nimico  , 

Di  tirarmi  procura 

Ne  la  fua  ualle  tenehrofa ,  e  [cura ,  ^ 

[  n  damo  ogn^arte  Jpeiìda  ; 
E  femhrt  Augellator  ,  ch'ai  lungo  giorno 
ìnuanle  reti  tenda  ; 
Epien  d'ira,  e  di  /corno 
ta  fera  al  nido  fuo  faccia  ritorno  . 


SALMO  IX 


e  dopo  lunga  ,  graue 

E  pertgltofa,  horribile  tempefta  i 

Vonda  inan\t  mclejìa 

Diuien  piana  ,  e  foaue  ; 

E  lafcia  il  uento  r entrar  la  Naue  ; 

erche  queflo  ,  del  mio 

Stato  infelice ,  ofcuro  horrido  uerno, 

"Bjfer  pur  debhe  eterno  f 

O  mio  Signore ,  oDìo, 

Togli  l'orgoglio  al  deflin  empio ,  e  rio  : 

erche  non  mi  condanni 

Ad  un  fi  lungo ,  anXt  perpetuo  eJ?tglio , 

Con  continuo  periglio  i 

E  fra  cotanti  affanni 

IPtnir  il  corfo  di  min  uita  ,  e  gli  anni  : 

ammt  tanta  forte'^^  ; 

che  de  la  rea  fortuna  oltraggi ,  e  torti 

Sojf  rendo  ,  m  pace  io  porti  ; 

E^  a  quejì^alma  ,  aue"^^ 

A  gujìar  ad  ogn'hor  l*  empi  a  dolce'^4 

e  le  gioie  mortali , 

Dà  a  ber  di  quel  tuo  uiuo  ,  alto  torrente , 
che  renda  ebra  la  mente 
Ve  le  cofe  immortali  ; 
itti  Onde  poi  Jpre'^i  queft*hhmani  ,  e  fralt . 

^^  oUeuatlmio  penfero 

\^lji^Col  tuo  fauor  ,  da  qtfefle  cure  humane  : 
Da  le  Jperan"^  uane 
Del  mondo  ;  onde  leggiero  , 
E  fearco  ;  quafi  alato ,  e  bel  corriera 


U*  inalai  de!  tuo  Monte 

jil  ^togo  lieto;  oue  gtamaincnuerna  i 

Oueuerde  ,  ^  eterna 

Vrimauera  ,  U  fronte 

l>' altre  uaghe\\e  j  e  qui  fra  noi  nm  conte 


G  //'  orna  ;  e  lungo  i  rufceUt  ; 

C/)e  corron  acqua  di  diletto  utua,% 

Soura  la  uerde  riua , 

Chadi  gemme  i  capelli 

Si  ciht aneli  ei  fra.  gU  Angeli  f tu  Mi* 


A  la  diuina  menfa  »       .  . 
Oue  la  tua  pietà  tutti  i  diletti 
A  i  cari  fptrti  eletti 
Con  larga  man  dijpenfa  ; 
Tal,  che  de  Umor  tuo  l'anima  *iccenf4 


S  degni  nel  fuo  terren§  ^ 

Carcere  far  ritorno  :  è  ,  odiando  tanti 

Giote  del  mondo  errante , 

ftene  d'empto  ueleno 

Si  moia  qui  ,per  poi  uiuerti  in  feno  é 


SALMO 


>  A  L  M  O 


V  A  N  D  o  ai  Corfier 
del  Sol  pongono  ìlfre 
no 

Vhore ,  dòpo  Paurora  ; 
Per  far  Paere  /eretto 
Con  la  luce,  ch^indora 
Intornó  il  cielo  ,  e  li 
campagne  infiora  ; 

iuolgo  gli  occhi  lagrimofi  ,€  graui 

Ancor  dal  fonno ,  a  Dio 

ferche  le  macchie  laui 

C*ha  fatte  l'error  mio 

Ne  Pahna  trifla  ;e*ipenfìeri ,  e*l  defio  : 

fi  come  da  fonte  eterno ,  «  uitéo  , 

che  confonda  fua  pura 

Va  un  pargoletto  riuo; 

E  con  perpetua  cura 

bagna  $  nafienti  fiori ,  e  la  verdura  » 

irfo  da  gliocchi ,  e  per  le  gote  f^arg% 

D*bumor  lucido ,  e  chiaro 

Vn  riuo  cupo ,  e  largo  ; 

Da  glioccht ,  che  peccaro  ; 

E  rigo  il  petto  mio  di  pianto  amari  : 

col  dinoto  core,  e  pien  di  fedi 
Di  tante  colpe  mie 
A  lui  cheggto  mercedi  ; 
Dt  quelle  colpe  rie 

Qhe  (om*ingorde ,     affamati  Arpii 


.  M  /  rodennad  o^i%r  la  mifirUlma  ; 
Pa'  timor ,  che  lìcti  ponti  ^ 
Il  n  mico  la  pAÌma 
X)r  me ,  patente,  ^  f  ^  fc^rte  ^ 
f:mi  conditnm  a  un(i  ferykfua  morte  : 

M      fenfo,  perJir.i^ufo  bomal  tÌTAnno, , 
KoH  clèmente  ^ì^nore\ 
Cón  un  fo due' inganno 
^ifuia  ?  tilt  dui  ò  core  \  /' ' ■ 

ilo  rimena  al  fuo  primifrq  e^XPTM 
ì       '       .'-  '  * 
A  hi  anima^ofiiti^atja  y  un  ciecQ^^ 
Tolt'hat  per  fida  fiort^  ','  . 
(  Lajja)  cheti  conduce^. 
Con  le  lufmghe  ;  e  porta. 
Ver  q^uej^a^^ada  p^rigfkfa  ^  e  torta  : 

Ma  tu  Signor  del  Citi  y  U4dre  benigna 
A  qitefta  femplicetta  ; 
hlnia^  che  quel  maligno 
Serpe  Jl dolce  alletta^ 
E  tien  ne  lacci  fuoi  legata,  f  flretta 

K  ecidi  il  nodo  CQn  ^ardente  JJ>ad4 
Di  tua  pietà  infinita 
Si ,  che  a  forTa  non 
Oue  il  crude!  l^muita^^ 

Oue  la*tf^ge  timida ,  e  finarri^a  :      •  «  | 

I  n  te  Signor ,  ne  la  tua  grutia  J^ero  y  .    V  jj 

E  pereto  ti  confacro                            i  ,  i 

1/ defio  ;  e*/  penfcro  ^  f   .  il 

Lauati  entro  quel  fiero  j 

.  Di  penùnunto ,  e  chiarq^  e  , bei  Uhocx^/^X  \ 
ri 


»  4 

l  le  tue  lodi  fempre ,  e  U  tua  gloria, 
Cantando  €on  la  Cetr^  ;  v 
'furo  al  mondo  memoria  , 
che*!  cuor ,  che  non  e  pietra 
Gratia  ,  e  rnercè  da  tuA.  p.tetate  impetra .  . 

S  A  L  M  O  XI> 

l-ÌQrf jjla  ,  .  HmpeTiofii 
De/  y*/*?,  04i^  mu 

e  ripofo 
Wn*afflitto  pregare 
la  ytà  pietà ,  e'homai 
lo  Hoglia.  aitarci  .. 

V  edi  (he  ii^rito  irato 

Lo  fofptnge  :  e  l^mfejl'a 

Ondaogn^hor  lo  per^Cuòte^,  e  ló  molejìd  '  ' 
,  S/ ,  c/;e7      ^0  turbato 
,  LV74  ti/    /4 ,  e  timon,  già,  dijkrmata 

P  or^/  /'rf/?o  la  mano 
V     Al  mio  ^la  rotto  legno , 

Pfrc/?e  i?/         rio  for'^a  ,  «e 
.(   ]ìn  queflomàre  infano  . 
.  Ne;#'j  lo  fommerga  ;  onde  poi  pianga  in  nano. 

^  \  0  lo  veggio  uìcino  -  .      ^  ^ 

Signor ,  4  un  duro  fccglio  : 

ì    E  crefce  fempre  l'òjìinato  orgoglio  ; 

i  EPtmpetomarinoj 

i  'Tal  che  teme  naufragio  il  cana  pino  :: 


O  coloro  fetta  ~ 

dì'ate ,  tranqìfiUo  Vorto , 
Sfinti  per  calle  ferigliofi ,  t  torta 
Va  cari  ùenti  amkf , 
Chiudon  le  uele  né  U$ut  fendici  : 

E  [granati  dal  fondo 
0e  le  cur^  mondane  ; 
Sottratto  il  core  a  le  miferie  humant 
Ne/  tuo  felice  mondo 
Vajfano  chiaro  il  £  fimfre,é  gioconda, 

hi  i/eri ,  ah ,  noi ,  ch*ancora 
Per  queft*onda  importuna , 
E  fiera ,  fen^^a  hauer  certe^a  alcuna» 
che  di  Dio  henirn*óra 
Al  lido  Orientai  Jpitiga  la  frora, 

E  rriamo  ;  ergendo  il  ciglio 
A  la  patria ,  oue  fei 
Re  foura  tutti  i  Kegi ,  e  Dio  de  Dei 
Terreni ,  e,in  quefto  ejìiglio 
A  ti  chiedemo  et  aiuto ,  e  configlio  : 

Deh  Igombra  col  tuo  raggio 
La  caligine  ofcura  ; 
Acqueta  la  tempefta  horrida ,  e  dura 
Si ,  che  fen^altro  oltraggio 
lo  giunga  Uetoal  fin  del  mio  uiaggio  * 


—  p 

SALMO  xn^ 

Val  y ergine  gt^ìh 
tìl,ch*l  Gemtgrt  , 
tì4  C0U4  a  Vimprouifi 
In  qualche  grane  et-' 

rore%  .  • .  ■■ 
che  pinge  Jfoftro  ilm 

E  con  noce  tremante ,  e  hajfo  fiono 
Inchinata ,  0>  humil  chiede  perdono  ; 

adre  benigna ,  di  uergogna  il  Holto 

Depinto ,  e  d*humtltatf  , 

1/  cor  ,  ch^un  nembo  folto 

Copre  di  uanitate , 

\efttto  %  a  te  ricorro  \ate^  che  fei 

Conforto  fol  de  fconfolatiy  e  rei. 

0  non  poffb  negarti  alcun  mio  fallo  , 

Ch*a  te  tralucon  fuori 

Come  fuol  da  crijlallo 

faggio  di  Sole  j  9  fiori , 

Da quefla  mia  fuiata  ,  infermamente  j 

É  ad  ogn*a  tto  mio  tu  fei  preferite  : 

edi  il  mio  cor ,  che  già  pentito  ,  e  gramo 

Fiagne  l*error  commejjò  i 

Q»4/7  Augelli n ,  che  in  ramo 

Verde  ,  fi  lagna  Jpeffq 

De  la /na  dolce  y  e  cara  compagnia, 

che  gli  ha  fHX^a.maa  rapace  ,  e  ria  :  ,  .  ^ 


S  ouente  faccio  al  fenfo  ,  e  a  ia  f(tgtén%  - 

Yar pugna  nel  mio  petto-,     '  ' 

h\ci  quegli  ti  ^uidi^rdi ne 

'He.  forca  ;  onci' io  conjì retto 

Son  di  fegs4Ìr  il  reo  douunque  uada  ; 

'Ue  contralui  mi  gioua  elmo ,  ne  Jpada  : 


T  u  fai  pur  quanto  \(la  debile ,  e  frale 
Que/ia  ncfflra  Natura  ;  ' 
Quanto  inchinata  al  mate 
Se  ragion  non  n'ha  cura  ; 
Quanto  acborto ,  e  po/Jeute  è  quelT antico 
Vejìifero  angue ,  e  ftào  crudel  nimico , 


P  rcnt*è  il  uokr  in  me ,  la  for'^  manca  ; 

Ne  ri[pjiide  ni  J.cf  j  ; 

Cìj'.-id  Dgn-hor  fi  rinfranca  ,  ' 

Come  per  acqua  no  : 

che  fofì'io  più  s*ogn*h'or  combatto  in  uano  ; 
E  uinto  porgo  al  uincitor  la  mano  f 


f  adf^  clemente  ;  tuA  pietà  infinita 

Domi  l^ardtto  ftnfo  ^ 

E  qu(ft\xlmd  fmarrita 

Arda  d'un  foco  immenfo 

Del  tuo  diurno  amor  fi ,  c*  babbi  a  a  fdegno 

Ogtù  '  piacer ,  che  fa  fuor  del  tuo  Tegr\o , 


SALMO  XIIK 


O  N  quai  lode  o  S/>wa- 
re 

Canterà  la  mia  lira 
Il  tuo  fupremo  honore  ? 
chi  quejìa  fnoda,egira 
Linguai  0  la  uoce  ^  e 
intelletto  inj^ira  ì 

N  on  può  mortai  pen/tero 
Troppo  a  tant*opra  ardito  , 
1     P«r  adombrare  ti  uero 
Del  tuo  pregio  infinito  i 
Na»  òe  tioce ,  o  parlar  terfi ,  e  fiorito  : 

N  0»  è  fi  an^ufio  uafo 
Di  tanto  ben  capace  ; 
^oter  l*orto  ,  e  l^occafi 

-      E  _Jl>er(ir7\a  fallace  , 

Tutto  allumar ,  coìt  piccioletta  face  ; 

C  omedebildel  fole  ' 
Vifla ,  /  raggi  affifare 
Non  può  ;  cofi  parole 
tìumane  ,  Uudare  ; 
Ne  penfier  la  tua  gloria  imagtnare  : 

A  Ito  diuino  oggetto 

Non  uede  ;  e  non  comprende 
Nofiro  bimano  intelletto  : 
Lume  ,  che  troppo  Jplende 
eli  occhi  dbbarbaglia,  e  noflra  uìfla  offende  : 
'  B  ///; 


M  a  fe  col  tuo  lucenti 

Sl>Undore ,  apri  ,  e  rtfchiari 

La  tenebrofa  mente 

Si  y  eh* io  uada  di  pari 

A  quei  J^irti ,  che  qui  ti  fur  gia  cart  ; 

A  Wrò  la  notte ,  e*/  giorno 
lituo  nome  cantando 
Ver  éjueft e  piaggre  intorno  i 
E  l'anime  chiamando , 
Che  dietro  al  fenfo  uan  fuiate  errando  : 

0  fonte  efm^  unta , 
Onde  per  molti  rami 
ha  luce  fi  deriua 

in  quet ,  che*n  del  tu  chiami 

Ve  la  tua  grattai  in  quei^ch^affrelT^iet  ami: 

1  UuminaPofcura 
Mente ,  ch*un  uelo  negra 
Di  mondana ,  e  uil  cura 
hdomhra  ;  fi  che  allegro  , 

E  fano  l'occhio ,  hora  dolente ,  ci?*  fff^<fs 


V  €ggf^  l^      gran  gloria  ; 
E*/  ben ,  che  m*hai  promejjò  ; 
E^  hauendo  Vittoria 
Contra  me ,  di  me  flejfo  ; 
Hor  mota  qui ,  per  poi  uiuerti  prefjo , 
SALMO 


SALMO  xiinV 

l  E  r  a:  signor, f  ietaui 
che  Je  caligar  (tuoi: 
Di  tante  colf  e  loro  ifer 

ut  tuoi  ; 
A  pmir ,  crudehate  is. 
Non  fid  bafìante^  tAn 
taindignit4t^:^,  i 

V  oi  pur,  quefia  del  mondo  »  --^a^^ 

(OinreypU^Belia  pme,  -^^^é^^:^ 
Che*l  Mar  circonda  ;  e  l'Alpe  horrida  parti  , 
Tutta  porre  in  profondo  ? 
Qiiejla  Signor ,  che  già  fóflènne  il pendè  ^ 

0  eia  cr^an  monarchia  i 
De  la  mole  terréna  ,     .  ,  ,      :      :  .  v  . 
y\,  con  calibe  tenace. j  e  falda  artn^  •  >  :  ' 
Lrt  t«4  pietate  pria 
Vojla  la  pietra  del  fm  Tempio  hauiaì 

R  emcao  padre  pio  ^.^x-^?  i---  «  > 

Si  terrihil  fenten^a^^  ^y  >     ,  •  :  - ,  . 

D^/;  non  mler  mofirar  la,  tM4  poten^  - 
Contra  un  popolo  rio ,  .  r  /  ,^  -  j. 

G/;e  ^e»  fifa,  che  fei  Signore,  e  Dia  : 

P  otr an  le  luci  belle  >        r  -'- 
Di  tua  pietà  ,  uedere   ■.     "  - 
Da  geliti  utolar  rapaci  *  e  fiere 
Cotante  Verginelle  y    ■  • 
die  non  fon  (ìate  al  tuouoler  ruheìLe  ì 
B  T 


P  ottai (^feqticsìo  è  poco),. 
Vài  et  e  a'(ìeri  tempi 
A  te'  furati  ne  ^rli  anttihi  tempi  , 
V*ltalia  in  ognt  Iqco  , 
Dadij^ietato  ,  e  peregrino  focof 

E  dal  Verino  fluolo 
i  N^/  jeno  de  U  madre  ; 
E  nan"^  d  gli  occhi  del  mi/èro  padre 
■  V cader  ti  figliolo  ; 
E  far  ambiduo  lor  morir  di  duolo  f 

P  otrai  dal  tuo  nimico  , 
Kuhello  a  la  tua  fede , 
che  ne  l'iftro ,  e  nel  Khen  fi  laua  il  piede , 
Macchiar  ,  per  odio  antico 
Il  letto  genial  bianco  ,  e  pudico  , 

V  edere  ;  e  nel  facrato 
Loco  ,  quelle  fanciulle , 
che  per  fin  da  le  fa/ce  ,  e  da  le  culle 
Vhanno  il  fuo  fior  d/cato 
Stuprar  per  for'Xa  dal  barbaro  irato  f 

P  ietà  ,  pietà  Stgnore  , 

Kon  tanto  [degno  ,  &  ira  ; 

che  fe  buon  p  ulre  col  figliol  sbadirà , 

Ter  corregger  l'errore , 

Hon  Pero'l  priua  del  paterno  amor 


S  A  L  M  O  XV. 


Enìgnijìimo  Padre  ,  io 

t*amo ,  io  t'amo  ; 
Ma  non  quanto  uor  - 
rei; 

che  di  piti  amarti  bra^ 
mo; 

E  fe  pote/fer  tanto  i  de 
Jir  mi  et  : 
KuUa  fuor  che  te  fol ,  cofa  amerei  ; 

M  a  Vanima ,  ch*un  giogo  ha  duro  al  collo 
Da  unni t  a  rijìretto 
%i ,  che  mn  può  dar  crollo  ; 
Hrf  per  fuo  carp  ,  e  defiato  oggetto 
Vrejo  uane  jj)eran\e  ,  e  uan  diletto  ; 

E  da  r incauto  fenfo ,  che  la  mena 

Ouuncjue  uuol ,  tirata , 
^  Con  la  falda  catena 

De  là  uoglia  ,  a  feguir  fempre  rflinata 
La  Hia  de  fuoi  diletti  incominctata  , 

P  on  te  mio  creator  JJjeffò  in  oblio  j 
E  d'errore ,  in  errore 
Condotta  dal  de  fio  , 
Scorta  fallace  ,     infedel  Kettore , 
5/  fu  lontana  dal  tuo  fanto  amore  : 


S  e  potejjè  ueder  la  tuahebate  t 
SenXa  nube  di  uelo , 
Come  Palme  beate 

»Di  fanto  accefe ,  incoinpretìfibil\ek 
Vcg^o»  ogn*lìor  (  la  tua  mercede)  in  ctif 


I  /  gentil  raggio  de  ìa  tuà  beUe^a 
Yìh  ^ogn*aUro  pojjerttt , 
Ogni  mortai  uaghcl^a  . 
Sgombreria  fuor  de  PoTlinata  mente , 
EqneUami  terria  fempre  prefinte  i 


E  come  ditta  ne  ramato  Sole, 
ta  cui  beltà  fojpira 
Con  tacite  parole , 
Sempre  i  begli  occhi  defiofa  gira  ; 
E  da  lunghi  ti  vagheggia ,  e  lo  rimira  , 


T  a? io  co  lumi  del  mio  bel  penfier» 
Ogn*hora  a  te  riuolti , 
D*««  cibo  eterno  ,  e  uera 
Nudrirei  Palma ,  e  i  defir  uani ,  e  flolti 
Si  flarian  fempre  >  in  cieco  oblio  JepoUi 


SALMO  X vi; 

l  G  S  o  hl  iduolf 

D*«»  honeflo  roffore  ; 
E  con  contrito  core 
\n  qttefio  fanto  giorno 
Graue ,  e  carco  di  col-» 
feateritoraoì 

P  erche  di    gran  fonda  ;         ^  .tj^ì  V 
La  tua  pietà  mi  fgraui  i  - 
Onde  fot  bagni  ^  tlaui  - 
Quffio  Jpirtto  immondo 
Ne/  gorgo  del  mio  f  tanto  alto ,  e  profondo  : 

N  ondauetrolttcente 
bianchi ,  e  purpurei  fiori 
Cofi  ttalucon  fuori , 
Come  uijibilmente 

l  miei  a  te  penjleri ,  e  la  mìa  mente  : 

d  h*a  la  tua  luce  immenfa 
Nullacofa  Ji celai 
Ma  fin  nel  centro  de  la 
Terra  ,  fi  omhrofa ,  e  denfa 
fenetra  ti  raggio ,  come  face  accenfa  : 

r  u  uedt  l^error  mio  ; 
E* l  cor ,  che  già  contrita 
Verfa  con  infinito 
Dolor  y  di  pianto  un  rio 
Vieta  chiedendo  a  te  Signore ,  e  Dio  : 


C  ome  ungo  augeìlino 
Fri  i  fiH  frondosi  rami , 
che  fua  com[>agna  chiami , 
"^chiamo  fera, ,  e  matim 
Demo ,  //  tuo  foccorfo  alt0  ,  e  diurno  % 

C  '77e  fe  in  carne  frale 
^TtrafJjQrtata  ha  VufanX<i , 
Con.  fouer<hia  baidan^l 
A  farti  ojf e  fa  tale;  . 
Ricordati ,  cììio  fon  hnomo  monaU  ; 

C  he  m*hai  fatto  di  terra 
Vile  ,  httm  'da ,  &  ofcnra  ; 
che  la  noftra  Natura 
Sempre  uaneggia ,      erra  ; 
E  fa  col  fenjo  a  l*aìma  eterna  guerra  : 

S  e  d*huom  proprio  è  peccare  % 
D*  Angelo  l' emendar ft^ 
Tu  fai  quanti  ho  già  Jparjt 
Sofjyiri ,  quante  amare  . 
lagrime ,  l'error  mio  per  emendare  : 

P  ergimi  tu  la  mano  ; 
Solkua  ti  cor  cadut(y^ 
\lquai  fen'^a  tuo  aiuto 
V>ag7ie  ,  e  fojfira  inuano  , 
Vria  che' l  mio  dì  s'afconda  a  l'Oceam». 


SALMO  XVIK 


O  M  E  affètata  Cerua 

ognhor  depa 
Prefia  fontana ,  o  ri  - 

«0  ; . 
Cofi  Inanima  mia 
Il  mondo  ^  e  i  fuoi  di' 
letti  hanendo  a  fchiuo. 


le  fonte  eterno ,  e  ttiuo  : 


O  nde ,  fi  come  da  uena  furgenìé 
St  deriua  un  licore 
che  ebhra  rendè  la  mente  ; 
E  la  riempie  d'un  fanto  furore 
Del  tuo  dittino  amore  : 

\  Q  uando  fé  mai ,  che  fciolta  ,  ^  ijj^teditA 
Da  le  cure  mortali 
Di  quefla  ombra  di  uita  , 
Ver/o  le  cafe  tue  celejìiali 
Dijjfieghi  ambedue  l\iU  ? 

«Q^  uando  fata  già  mai  ,  ch*^efca  da  quefie 
De  la  miferia  humana 
Terrene ,  atre  tempefìe  ; 
De  fuoi  piacer  de  la  Jperan/^  nana 
Valma  libera  e  fann 


P  rendi  il  tìmon  di  quefta  fragil  Rarca 
Tu  [corta ,  e  tu  Nocchiero , 
Si  che  leggiera ,  e  fcarca 
Ve  le  merci  del  mondo  lufìnghero 
La  meni  in  porto  uero; 

N  eluero  porto  d* eterna  falute; 
E  di  perfetti)  bene  ; 
A  quelle  di  uirtHte 
Sempre  beate  ,  e  fempre  fide  arem 
D*ogni  diletto  piene: 


Q^uando  a  rherma  paltiThe^etimaVaUc 
Di  quefta  uita  errante 
Kiuolgero  le  {palle , 
E  fegutro  (  leale  ,  e  fido  Amante  ) 
te  tue  Vefitgia  fameì 

E  uedro  ne  ta  tua  ferina  fronte  , 

Ne/  lampeggiante  uifo , 
che  rende  ogni  Ori'^nte 
h  lucido ,  e  firen  fil  coti  un  tifi 
Il  ben  del?  aradi fof  . 

O  fempre  per  m  dì  lietù ,  ¥&(Mrf 

Cf)e*l  mio  lungo  defìo ,  > 

Da  uari e  tra/portato 

Cure  dt  quefta  mondò  infafHe ,  e  rio , 

Condurrà  auantf  a  Dio. 

SALMO 


>ALMO  XVI II^ 


E  R  c  H  E  cotanta 

Jpade 

Signore ,  e  fi  gran  f  co 
Auampa  tutta  Europa 

in  ogni  loco  i 
E  bajrnan  le  cantra-' 

de 


Di  /angue  human  con  tanta  crttdeltade  ? 


tolti ,  auari  penfieri  ; 

ingorde  uoglie ,  e  nane 

Vi  tributarie  hauer  le  genti  flrane  ; 

D*hauer  Kegnii  y  imperi 

Armano  centra  noi  tariti  guerrieri  : 

eggto  di  fangue  Jparfi 

I  monti ,  e  la  campagna 

E  d'Italia ,  e  di  Francia ,  e  dt  tamagna  $ 

E  le  fauiUe  al\arfi 

Di  tanti  lochi  »  incentriti ,  ^  or  fi  ; 

\-  à 
$  campi  biancheggiare 
^rimauaghi  y  e  depinti 
Carchi  hor  de  t offa  de  mi/eri  ejiinti; 
E*n  uece  ^onde  chiare 
Koffb  fangue  portarci  fiumi  al  mare  % 

'  hoflili  infegne  ornati 
I  tempi  ,  e  i  Maufolei  . 
Carchi  di  Jpoglie  eccelfè  ^  e  di  trofei  i 
E  gefii  ,.e  fluccìn  armati 
Vender  nan\i  a  gMtari  in  tutti  i  lati  : 


S  t  con  queTlt  flagelli      .    .  ; 
Giuflo  Signor  pur  uoi   ^  ^ 
P«tt/>  dt  tanti  errori  i  ferui  tuoi  ; 
I  ferui  a  te  rubelli , 

Deh  perche  gli  innocenti  anco  flagelli  ^ 

D  elee  onda  di  pìetate 
Spenga  la  fiamma  homai 
De  hra  tua ,  ch*è  pur  durata  affai  ; 
E  le  colpe  paffute 
Perdoni  a  noi  la  tua  henignitate  : 

S  e  dopo  la  procella 
il  mare  alto ,  infano 
Si  moftra  a  nauicanti  humile ,  e  pian» 
Si ,  che  la  nauicella 
Solcando  l'onda  uà  placida ,  e  bella 

M  (Jìri  fereko  il  uallQ 
D^>ppo  pioggia  ft  larga  . 
1/  fol  de  (a  tua  gratta ^  apra ,  e  J^arga 
il  nembo  ofcuro  ^  e  folto 
Ver  inondar  i  noflri  campi  accolto  : 

M  anda  Signor  in  ti  rra 
Dal  tuo  più  puro  cielo 
La  pace  adorna  dt  candido  «e/o  ; 
Laqual  pcnga  ftterra 
Di  prede  carca  la  fanguìgna  guerra . 


1» 

;alm.o  XIX. 

O  M  E  timida,  e /nel- 
la 

Cernei t a  ,  da  gli  mi- 
gli ' 
D/  Lon^a  ,  €*hahbia$ 
fi.U 

  \ncora  a  la  mameìla  ^ 

fuggi  ;  e  da  V  unghia  dijpietat4  e  fella  y 

Q  ojl  da  quel  rapace 
Mimico  oltre  mifura 
De  l'humana  Natura , 
traina  liene ,  e  f'Hd'-^ 
Per  cjw^yr^j  iitt.i  j  oue  njn  h.i  uim  pace  : 

M  a  chi  fetida  il  tuo  aiuto 
Signor  potrà  ft*ggÌYe  , 
temhe  n^hahhta  tldejìre , 
D4  nimico  fi  afluto  j 

Ancor ,  che  fojfe  Augel  lieue ,  e  pennuto^ 

S*  egli  ha  ptu  retiafcofe; 
E  più  lacciuoli ,  i&  ì^^^ì  » 
Che  non  ha  Jelua  rami  ; 
che  Aprii  fioretti ,  e  rofe 
In  tutte  quejìe  bajje  humane  co/e  ? 


N  on  ì  y  mondan  dUett$^ 
Ch'egli  non  Jparfo  pìen9 
Vhabbia  del  fuo  ueleno  : 
P  rio  mondo  imperfetto , 
pi  mali ,  #  m$f  fil  cafa^  e  ritmo  : 


D  om  Uòlgero  il  paffò 

(  LaJJò  )  che  non  trabocchi  , 

Con  la^tano  ^  co  gli  occhi , 

Co  gliakri  finita  baffo, 

One  lacciwU ,  c  reti  ha  pofie  al  pajjo  ? 

...  im^i^*m'. 

M  a  tu  cheH  gran  periglio 
Vedi  ;  e  eh'  al  mio  depo 
Kepugnail  fenforio,  .  ^       ,  «  -  > 

Ferche  (jual  Padre  ,  a  figlio  :  j 

Non  mt  dai  man  ,pria  che  mi  dia  dipig^of 

P  erche  col  forte  braccio 
Alto  Motore  eterno , 
che  fa  tremar  l'inferno 
Kon  rompi  ogni  fuo  laccio  i       ,   v  i 
Ond*ei  fchermto  y  io  fmri  lefca  d*impacm  f  . 


A  L  M  o  x:x* 


eco  fadreiéStgho* 

re  '  ^ 

Ch*a  te  ritorno  pur  pen 

tito,  e  gramo , 
Comeaugeìlin  da  l^in* 

uefcato  ramo 
Del  cauto  AugeUat^^  a 

..  ■  ■  ■  ■ 

fuggito  a  pena ,  è  d*ogm  intrico  fuore 


eco  cheH  cór  fi  pente 
D*ogni  fuo  fallo ,  e  d!un  continuo  e  larg$ 
"Piume  di  duol ,  la  faccia ,  e7  petto  jpargo  ; 
E  ti  purgo  la  mente 

(^antù  la  fragtl  carne  a  me  confente  : 


eh  non  torcer  il  uolto 

Da  quejl*anima  afflitta ,  e  peccatrice  ; 

CIh  qUal  noua  A  tcione  il  fuo  Ceice 

Ne  Ponde  irate  inuolto , 

He  nel  mar  del  mio  error  piange  fepolto: 


enti  fdegnar.fe  jpe/fo 

Si  come  incauto  pefciolino  a  Pefia 

Kitorno ,  onde  il  piacer  folle  m*adefca  f 

E  fe  rompo ,  e  riteffò 

Il  duro  laccio  ^che  m*ha  al  collo  meffo  ; 


P  e/che  padre  pi  etofo  , 

ì^on  manca  mai  d\tiuto  ,  e  di  conjtglio 
Al  di  [ubidiente  ingrato  figlio  y 
Vur  che  me/lo  ,  e  dogUòfo 
St  penta  del  fitto  fallo  ;  e  lagrimofo 


G  li  cheggìa  humil  perdoré  : 

Vadre  btmgno  ,  fe  con  tanta  cura 
Tatt'liai  me  tuo  figliolo  ^  e  iu^  fMuraiL 
Vercbe  poi  che  non  fono 
Cantra  il  nimico  a  difendermi  hono  , 


S  enTa  tua  fida  atta  ; 

De  la  tua  grafia  non  mi  dai  lo  fetido 
Duro  ,  ond^io  fcn*hor  difarmato  ,  e  nud9 
Si  ,  che  da  l'infinita 

Sua  rabbia  {  quejìa  timida, e  fmarrita 


A  nima  fi  difenda; 

che  come  Agnella  manfieta  ,  e  pura 
Abbàftdonata  in  quefia  felua  ofcura 
Vi'^igne  ;  perche  l'intenda  ; 
E  cttra  dt  faluarla  il  ?aJìor  prenda . 


1  4 


SALMO  XXK 

SS 


N  qMfJlo  grande  ahif" 
fo 

(^diginofQ  ,  e  fcuro  ; 
Ohio  fm  tanto  tajjo  5 
Cuti  nulla  è  di  furori 

Ì^HÌlo  fiato.  quÌCt;0  ,  tffS 

fecuro 


tacerò ,  mentre  Pombra 

Del  mio  continuo  errare 

Baura  fugata  ,  e  fgcmhra 

O  benigno  Signore  ,  : 

De  l'alt,4JH^  pietà  Valmo  f^lendore  : 


eh  non  ritardi  homat 

Vtu  la  tua  gratta  ;  ond'io 

chiuda  i  languidi  r ai 

in  uno  eterno  oblio  ; 

Vredci  d^^  l*empio  $uo  nimico^  e  mÌ9  : 


gombrino  le  parole 
Di  tua  uirtù  infintt4 , 
Qua  fi  raggio  di  Sole 
Quefia  nube  y  che  unit^  r  i 
Adombra  Ulma  trifia:^e,ibigott  !:^i 


V  ale  cure  mortali 

ScUeua  il  mio  penftero  ; 

Dagli  le  candid*ali , 

Conlequai  f offa  altero, 

E  lieto  al^rfial  tuo  celefit  ìmptro  ^ 

S  t ,  ch*a  te  femore  fenfl% 
A  te  fiuolga^e  giri^ 
E  co  i  defiri  accenfì 
Del  tuo  amor  fempre  miri 
La  tua  beltà  ;  per  lei  fempre  fitj^irì: 

O  gnideJtodtueUi 

Dal  cor  folle ,  e  terreno  ; 

fiach*ai  fenfirubeUi 

Venga  [^orgoglio  meno  ; 

E  cììe  ragion  lor  ponga  un  duro  freno  : 

A  lamiauanitate 

tronca  le  penne ,  e  i  uanni  : 

Di  fede ,  e  caritate , 

Armi ,  cantra  gl*inganni 

Del  mondo  forti ,  e  t  uitij  empi  tiranni  : 


A  rma  t incauto  petto  ; 
Si ,  che  poffènte ,  e  fortt 
Spre"^!  del  uan  diletto 
I  colpi,  e  de  la  morte; 
E  del  nimico  fuo  uittoria  porte . 

SALMO 


ALMO  xxrL 


O  M  E    inferma ,  cut 


Qoce  cofì,  che*l  letto 
Gli  pare  ajpro,  e  cocett" 


ardente 


to 


Ch*è  molle ,  e  frefco ,  onàUi  ne  jlk  dolente  : 

ofi  da  febhre^ia 

Di  tante  noie ,  ojfefa  ; 

E  del  /ho  foco  accefa  ; 

Arde  l*anima  mia  ; 

Ne  diletto  alcun  piglia ,  oue  deurtd  : 

ome  a  cotanti  affanni 
(  Lajfo  )  potrà  far  fcber-mo 
Homai  l*antmo  infermo , 
A  [i  grauofi  danni  y 

che  mi  fan  portar  rotto  il  mito ,  e  i  panni  ? 

0  non  ho  cor  di  fioglió 
Horrido  ,  forte ,  e  duro  , 
Ch*ogn*hor  faldo,  e  fecuro 


Contra  li  marmo  orgoglio 
Vi  fua  percoffa  non  fente  cordoglio  : 


ualda  contrari  uenti 
E  combattuto  ?ino  ; 
E  dal  furor  marino  4 
Qualbora  gli  elementi 


fan  guerra  injieme ,  onde  il  nocchter  pauenti^ 
C 


T  4/*  è  Vattimo  mio 
Da  noie  tante ,  e  tali 
De  le  cure  mortali 
Del  mondo  iniquo ,  e  fio  ; 
Ondi  me  fiejjò ,  e  wÌ4  faltUe  èblÌQ  ? 


M  ifero  ,  chi  m* aita 
In  ficrudeltempejla 
Di  duol ,  che  mi  molefla  '  :  •  >^  ; 
Quejia  notofa  uita , 
Se  non  tu  Dio  j  che  fei  pitta  infinita  ì 


S  ol  in  te  padre  Jpero  i 
In  te  Stgnor ,  che  poi 
Soccorrermi ,  fe  uoi  ; 
Y.  come  buon  ilocchiero 
Condurmi  in  porto  di  /alate  nero  : 


N  on  mi  lafiiar  Signore 
Sotto  a  fi  graue  pondo 
De  gli  affanni  del  mondo  ; 
h^ucon  paterno  amore 
Donami  la  tua  gratta  ^  t*ltHo  fauore. 


JALMO  XXII K 


Vegliati  anima 

trijìa 

Dal  johìto  pigre  j  egra 
ue, 

CÌ7*ogn*hor  far  che  ti 
frema ,  e  fiu  t^agra» 
uei 

E  del  tuo  danno  auuifla 
h     Al  tHo  padre  celefie  ergi  la  uifta  ; 

con  mente  contritai 
)     Con  penitente  core 
1    Grama  fojpira  ogni  f  affato  errore  ; 
1     E*nte  chfufa  ,  eromtta 
1    CJjìedi  al  tuo  Creator  piangendo ,  atta  : 

i  i  marrito  pellegrino 

l|i  Allhor  che  notte  adombra 

'  J  La  terra ,  c'/  del  d*ofiura  ,  et  humid^ombra , 

4  ShI  giogo  d*Apennino 

t  Cercando  ua  chi  gli  moftri  il  camino 

i  F  trcio  prendi  per  [corta 

\     Vida  Jperan\a ,  e  fede  ; 

i     E  uolgi  dietro  a  lor  fecero  il  piede  ; 

i  I    che  per  uia  dritta ,  e  corta 

Ti  comìurranno  ;  e  non  fallace ,  e  torta 
C  ti 


S  tracia  ,  al  uno  Oriente  ; 
Ond'efce  il  giorno  eterno  ; 
Oue  non  cuoce  il  Sol,  ne  agghiaccia  il  Verno; 
Oue  facella  ardente 
D*Amor  Diuin  accenderà  là  mente  : 

S  campa  come  fugace 
Damma ,  dal  fiero  mor/o 
Del  ueltro  ,  che  la  fiegue ,  a  tutto  corfi 
Da  la  mano  rapace 
Del  fenfo  lufinghier  certo ,  e  fallaci 

ÌA  atu  amorofò  ,  e  Vio 
Signor  ,  piglia  la  cura 
Di  quefia  tua  humile  e  uìl  fattura 
E*i  ghiaccio  pigro ,  e  rio 
D^una  ini4ecchiataufan\a,che*lcormÌ9 

uafl  ajpro ,  e  duro  fcoglio , 

che  ricopre  faWonda 

Intorno  intorno  ogWhor  cinge  e  circonda 

Scaldasi ,  che  in  cordoglio 

si  Jlilli ,  e  perda  Pofiinato  orgoglio  : 

£  he  fenX^  il  chiaro  lume 
Di  tua  pietà  infinita 
Andra  per  quefie  tenebre  fmarrité 
Valma ,  dietro  al  co/lume 
Sin  che  k  carne  fr al  terra  confumt* 


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JALMO  XXIIIU 


I G  N  o  R  V antica  fsT'^ 

che  con  gran  ftudio^  ìt 
cura 

Intorno  al  nofiro  cót 

s'annoda ,  e  ferpe  , 
Crudo  fuor  di  mi  tur  a , 
E  rionemtcodl'humana  ì^atura 

r  ojlo  cUaprt  cj:Uél*occU 
yCapprefenta  un'oggetto , 
ferche  nel  laccio  fuo  caggia,  e  trabocchi^ 
fieno  di  uan  diletto 
VI  cor  alletta  flolto ,  &  imperfetto  5 

C  hequalin  fulmatino 
Ingannato  dal  ramo 
Sen  uola  al  uifco  femplice  augellino  ; 
OcomepefceaThamoi 
Onde  ne  refla  poi  pentito ,  9  grama 

l  ferro  adonto  ingoia  ; 

E  firinuefca  ?aU 

Tutto  nel  uifco  d*una  breue  gioia 

De  diletti  mortali , 

Viu  ch'ombra  lieue ,  ò  fior  caduchi ,  e  frati  : 
C  //> 


N  e  perche  ft  dtmefte ,      .        ,  . 
Dal  uifco  .,  fi  df finca  ;   ' -  ^  v  1 
Ne  toglie  a  ft  tenaci  ajjjre  catene  ; 
An"^  ogn  hof  più  s'mtrica  , 
Quanto  più  d*mdt  fà  or  fi  affatica  : 

E  fenm  mi  fòccorte 
La  tua  gratta  infinita  , 
Contra  colui ,  che  dtfpietaio  ahhorre 
La  nofira  eterna  uita , 
In  preda  rimarrai  Palma  fthafritd 

D  I  qmìPempìo  Tiranm  ; 
Oue  dannata  fa 
Ne/  foco  ardente  de  f  eterno  danne 
La  peccatrice ,  e  ria 
A  fempre  lagrimar  la  colpa  mia  : 

S  occorrimi  Signore  ;  , 
E  le  reti  tenaci 

Di  man  teffute  del  mio  proprio  errofé 

Sciogli  y  rompe ,  e  disfaci 

Si  che  fuggita  da  le  man  rapaci  " 

"  ì     "  T. 

D  el  fenfo  lufinghiero  \  --v^  ?v:Vi 

Vofja  lieto  ,  e  denoto  -    -     .  -  .  j^^; 

Sacrarti  i  miei  àefiri  ;  esimio penfief^  u-t  à 
Con  un  perpetuo  ttoto  ;  .  .  ^u*  iv, 

Vieno  dt  fede  ,  e  d'ogni  colpa  noto  »  .vj^^^Z 


ALMO  XX 

A  CLV  E  L  grauofi 

pondo 
Degli  error ,  c*ho  cff- 

meffoy 
lo  mt  trono  p  oppref" 
fo  . 

che  dal  utl  fango  iw^ 
mondo 

Sorger  non  pojfo  del  mi  fero  mondo  : 

a  come  potrà  aita 

chiederti  in  quefto  fiato 

Signore ,  un  feruo  ingrato  ; 

Valma  da  te  fuggita , 

Ancor  che  pa  la  tua  pietà  infinita  f 

u  n*hai  fatto  di  uìle 

Terr* ,  huomo  rat  tonale  | 

E  datoci  immortale 

Alma  ;  e  quafi  fimile 

A  quale  Angelo  in  cielo  è  più  gentile  $ 

,  noi  la        ,e*/  Sole 

Luce  ;  onde  ciafcun  uede  : 

A  noi  (  la  tua  mercede  ) 

l  e  piaggie  apriche  ;  e  fole 

Vroducon  gtgli ,  caltha ,  herbe ,  cJt*  uioit  % 

noi  i garruli  Augelli 

Vanno  dolci  concenti  ; 

A  noi  [pirano  i  Venti  ; 

E  per  noi  gli  Arbufcelli 

Spiegano  al  Cielo  i  lor  uerdi  capelli  : 


P  ermi  Jpiran  gli  odori 
Soam  de  Sabei 
Egli  Arabi ,  e  i  Vanchei  : 
A  noi  fiicchi ,  e  licori 

Serban  le  piante ,  l'herbe ,  e  i  frutti ,  e  i  fiori 

T  u  fot  per  nutrimento , 
E  piacer  de  mortali 
Hai  fattigli  animali  %  ' 
Al  liquido  elemento 
Yiai  date  l* acque  di  color  d* argento  \ 

O  gni  cofa  hai  creata , 
Voro ,  le  perle ,  e  hftro , 
Per  ufo ,  e  piacer  nojìro  : 
Ahi  creatura  ingrata  , 
Quanto  meglio  farta  non  ejfer  nata  : 

E  tu  nouo  Titano , 
Viglio  empio  de  la  terra 
Vuoi  al  cielo  far  guerra  i 
E  diuenuto  infano 

Qontra  il  tuo  creatore  al\i  U  mano  : 

M  a  tanta  è  padre  pio 
La  tua  fantapietatei 
che  pien  dt  caritate 
lofio  poni  in  oblio 

Ogni  tua  grande  offefa  j  ogni  mot  mio  $ 

P  ero  con  quell'amore 
Vero,  che  mi  crea/li  ; 
Che  col  Jangue  faluajli; 
Perdonando  il  mio  errore 
Infiamma  l'alma  del  tuo  fanto  ardore . 

SALMO 


SALMO  XXVU 


che  commoue  il  fuo 


Te  Jìgnor  ci  te  fido 

confòrto 
Ùe  le  mi  fere  mentii 
Securo  e  queto  porto , 
Cantra  ìt  fnror^de  uen* 
ti 

Del  tempejìojò  mondo  , 
tnare  infino  al  fondo  ; 


A  te  rìuolgOy  a  te  quefi*occhi  ^  homai 
j    D'ognt  fua  luce  priui  ; 

E  per  fi  lunghi  guai 

Fatti  fontane  y  e  riui  f 

Quafe  cagnuol  battuto , 
!    che  al  fìgnor  corre ,  egli  dimónd* aiuto  « 

A  bri  non  ha  fignor ,  cl^e  mi  difenda 
Da  tante  ingiurie ,  e  torti  : 
che  la  difeja  prenda  ; 
Per  me ,  contra  fi  forti 
ibernici  y  al  cui  difdegno 
Son  come  in  me'Xo  al  foco  arido  legno 

T  uuedi  quanto  lagiuflìtiahumann 
Da  la  fecura  Tirada 
Delgiujìo  s^allontana  ; 
E  che*n  uece  la  jhada 
Ve  la  bilancia  adopra  y. 
Ogni  giudice  elletto  a  fi  degn*opra 

C  y 


P  rouedi  tu  y  che  fei  fommAgwfiìtÌ4 , 
ì^on  uoler  confentire  i 
Ch*altri4i  for"^ ,  o  nequitia 
Mifer  mi  faccia  gire 
Vouereìlodigimo-r 
Taftidiofo  ad  altri  importuno. 

SALMO  XXVIL 


che  cofi  la  lor  fpeme 

han  foftu  in  Dio  , 
Comend  fuo  theforo 
V^^;taro ,  che^n  obito 


d'oro  ha  de  [io 


A  nddt  poffon  fectiri , 

E  L'etÌQ^n  h^r  fra  Ia:  nemiche  {p^aa^%\. 

De  mari  horndi ,  e  duri , 

Co»  0^»;  fecurtade 

latte  fokar  le peri^bofi  slrude  : 


A  Ibergar  fm  le  felue  ^    .  .1.  /  ■  :  .V 
Pantere  ,  P^*r^^r ,  Tigri ,  G>^  ,  t  tecm  , 
Ne  /e  Nomifdi  felae , 
Oc/  4/<re  regioni  ;     . , 
f.  frai  fièri  Ciclopi ,  e  LeTlrigonì  j 


41 

h*et  fChenoitdbhahdona 

eia  mai  chi  /pera  in  Itti  ,fuo  drfenfitf, 

la  fera ,  a  uejpro  ,  a  nòna ,  . 

h  Inalba,  a  tutte  rhorty 

H4  de  fm  card  con  paterno  amore  : 


[15  agli  nafcofl inganni 
li  i    Del  mondo  empio  ,  e  fallace ,  e  de  te  genti  f 
i(l    Va  mofìri ,  e  da  Tiranni 
l    Alnoftro  danno  intenti , 

Gli  difènde  con  farmi  aUe  \  e  foffenti  , 


A  cctocheìk  fhermX^ 

G*/;(i  pofÌA  nel  lor  cor  falda  radice , 
Con  uie  maggior  Jìdan^ , 
Spanda  fempre  felice 
Le  fronde  ^  e  t  rami  per  ogni  pendice: 


F  ammi  (benché  fia  indegno} 
Vn  de  glt  eletti  tuoi ,  padre  pietofè 
si  y  eh* aliarmi  al  tuo  Kegno , 
l>a  queflo  tenehrofo 
foffa ,  e  Tiar  teco  in  dolce ,  alto  ripofo 


SALMO  XXVIIK 

E  N  T  R  E  tace  la  not- 
te ofcura ,  algente  ; 
^glijpirtt ,  ch'intorno 
Giuan  uagando  al  bel 

lume  del  giorno 
Stanno  uniti  a  la  men^ 

Canti am  lieti ,  e  denoti 

Le  gran  lodi  di  Dio  a  facerdoti . 

E  colginocchio  eh  in ,  le  luci  aliate  ^ . 
A  queìteterno  Sole  ^ 
Con  lo  fpirito  unito  a  le  parole  ; 
^umilmente  il  pregate , 
che  regga  i  penfier  noftri  ; 
E  quanta  fia  pietate  in  lui  ci  moftri  j 

E  che  fi  come  un  gran  foffiar  di  uenta 
Sgombra ,  quando  ti  Villano 
Sotto  il  piti  ardente  fol  uentilla  ti  grano  y 
La  ?aglia  ;  in  un  moménto 
Viato  del  tuo  fauore 
Ogni  cura,  mortai  sgombri  dal  core  ; 

C  he  faceta  t  noflrf  campi  ;  almi ,  e  fecondi 
Si ,  che  porit  il  terreno 
Di  frutti  più  che  di  fioretti ,  e  frondi 
Vieno  ti  fertile  feno  5 
E  che  la  pace  humile 
D'habito  adorna  candido ,  $  gentile  % 


4J 

V  oU  d'intorno  con  la  uerdeOliua^ 
Empiendo  di  diletto 
Ogni  monte  ,  ogni  ualle ,     ogni  rma  ; 
E  yé»i^4  fijpettn 
Di  fanguinofà  Jpada, 
Veto ,  e  /è;>;<^4  ^^more  o^w*«»  yè'»  uada* 

E  c/7*4 ^«//^ ,  chei  fot  fuol  de  la  terra 
Confumare  i  Vapori , 

Che  fanno  a  i  frutti,  a  i  forila  $  corpi  guerra^ 

Vijperga  i  ni>Jìri  errori , 

Con  la  fua  gran  uirtute 

E  ci  conduca  a  reterna  falute . 

SALMO  XXIX^ 

VA  L  H  o  R  nel  cupa 

gorgo 
De  le  mtferte  huma'^ 
ne\ 

De  le  cure  del  mondo 

egre ,  infane 
Si ,  ch*a  pena  riforga 
Laffo  ,  mi  trouo  immerfo , 
il  che  fa  J^efa  il  mio  dejiina  aduerfo. 

uajtnùuo  Tifea 

Sotto  Vhorrido  monte  y 

Souente  per  ufcirne  ergo  la  fronte  j . 

M4  più  de  hìtde  beo  ; 

E  riccaggio  nel  fondo 

D*mut^U  alghe,  e  di  hr ut te7^ immondo  ^ 


O  nìe lafjò  m*autgp§ ^  - 
che  la  natura  fralt 
A  poterjtda  fe  leuarnon  uaU  ; 
Mn  ha  dt  male  in  peggio  ; 
E  piango  Perror  mio 
Con  le  preghiere ,  cV  cw  rìuoUo  a  Dh  ; 

C  erto  y  che  con  la  mano 
Voffente ,  oltra  mifura  ; 
£/  mi  foUeui  da  quell'onda  ofcurà  | 
Ne*  /  mio  fperare  è  uano  , 
che  quel  fignor  fupemo  ; 
che  del  Mondo  ,  e  del  Ctelo  haue  ilgouernB 

J  ome  Vadre  ptetofo  , 
chi  ttede  ti  caro  figlio 
Vrecipitato  tn  qualche  grdn  periglio 
Corre  prefla  ;  e  hramofo 
'La  fua  de/Ira  gii  porge  ; 
E  tanto  fa ,  ci)  et  fi  rtleua ,  e  forgt  ; 

C  on  la  di  fua  pietate 
Virtù  forte  ,  e  poffente 
Da  qt}efto  cupo  pelago  la  mente  \ 
V>a  quejVonde  turbate 
Ds*  miei  grauofi  affanni , 
M*inal\a  ',     ob bar  fammi  f  miei  danm: 

Q^uali  gratie  o  Signore    .  ^  * 
T/  potrò  render  mai 
Di  tanto  bene,  chem^hai  fatt9^  e  fai  ? 
io  tt  con  furo  il  fare  ;  ,  . 

E  i  penjteri ,  e*l  defio  - 
Già  fofto  ti  mgndo  ^  e  me  ^te/Ji  in  ùblio  : 


SALMO  XXX» 


tò  huomo  mortale  f 
Qhe  quafl  fempre  jUole 
Seguendo  il  fenfc  frale 
Con  opre,  e  cott  parole 
Farti  pjfefa  ,  o  JlgnQ^ 
re-, 

E  raro  darti ,  e  Jpe/Jo  torti  ti  core, 

B  etti ,  e  diletti  in  qucflo  mondo  hai  dato  j 
Quante  fiocclìc  di  neue 
£aggiono  in  monte ,  o  in  prat» 
hi  (giorno  algente  ,  e  breue  , 
Oue  Vorfu  dal  cielo 

\erfa  irata  ad  ogni  hor  grandine  ,  e  gelo  } 


Q  uanti  la  fu  ne  dai  Vadre  pietofi 
A  quelle  an:me  belle , 
Che*n  queflo  tempeflofo 
ìAar ,  ti  furono  Ancelle  ; 
eh*  a  l*  ombre ,  al  giorno  chiaro 
Lietrper  la  tua  Jirada  camtnaro  ì 

O  loT  felici ,  non  è  human  penftero  , 
che  pur  po/fa  adombrare 
\na  parte  del  uero  ; 
Now  che*n  carte  Jpiegare  ; 
Ditelo  alme  beate , 
che  fòk  tanto  ben  la  fugujìàti. 


P  adrepietofi      liberal  ^dapoì 
Chel  mondo  rnha  priaato 
Di  tutti  {piacer  fitoi  ; 
Ond*io  fon  quaji  prato , 
che  fen\a  humor  di  riu9 
Arido  fattola  tutti  è  odiofi^e  fchiuoi 


N  on  permiomerto  ,  ma  per  VinfinttA 
Bieta  ,  ch*a  patir  morte 
Per  d:ire  a  me  la  uita 
Il  fpmfe  ;  aprt  le  porte 
Ve  la  tuagratia ,  a  quefla, 
Alma  un  temjpo  fiiiata ,  bora  fi  f  reftoi 


A  figuìr  Torme  tue ,  come  agneUetta 
Dietro  la  pecorella , 
Ché*l  latte  ancora  alletta 
p€  l* amata  mammella  % 
Si  ,  ch*un  giorno  io  pur  gufi p 
Quant*è*l  piacer  dt  quelli  eUttt^  ^g'^ft^  - 


CANZONE 


fC  A  N  Z  O  n'e 

A  L'A  N  I  M  A. 


D I  D  A  L  cielo  ungfi* 

do  alto  ,  e  canoro , 
Ch\i   nera  p€niun\4 

homai  Vinuita 
Anima  ne ,  gli  error 

chiufa  ,  e  fepolta  ; 
Senti  il  gran  Ke  di  quel 
celejìecojro  , 
che  ti  richiama  a  la  felice  uita  j 
E  tu  pur  ftat  ne  piacer  falfi  inuolta  : 
O  cieca  e  /òrda ,  afiolta , 
Vedi  con  quanto  amor,  con  quanta  cufà 
hgh  pauenti  del  tuo  eterno  danno  ^ 
E  tu  pur  d* anno  in  anno 
Troppo  più  che  non  dei  fatta  ficura. 
Di  colpa  in  colpa  ,  e  d*uno  in  altro  fallo , 
Vatt*bai  cantra  a*l  ben  proprio  un  duro  caU9  • 
N  on  odi  cbel  Signor  ti  prega ,  e  dice . 
Bagnati  anima  trijìaal  [acro  fiume 
Dt  penitenza ,  e*n  quel  ti  laua ,  e  tergi  ; 
Indi  come  purgata  peccatrice 
Tutta  coperta  di  purpuree  piume 
Al  tuo  caro  f attor  t*inal^a  ^  ergi 
E  la  nebbia  dtjpergi 
Co  raggi  del  dolore  atroce  e  dure 


De  le  tue  colpe ,  e  de  terreni  Inganni  : 
Spiega  i  pojjèn  ti  uanni 
Amtca  mia  ;  0*  a  queWaere  ofcuro , 
^qf^ellainfernaelagrimofaualle  ' 
Scorta-  da  carità ,  uolgi  U  j^alìe . 
D  eh  uieni  jpofa  mia ,  cìie  già  palmato 

^^l'ajprouerno,  e  le prmne.eH giaccio  i 
VAdepmgono  i  fior  la  terra  noflra  ; 
Spiran  le  uiti  il  lor  odore  ufato , 
Vortanoi  fichi ,  uerdi  figli  in  braccia 
Egia  la  tortorella  a  not  fi  moflra  j 
Quefla  terrena  chioftra 
Lafiia  colomba  mia ,  moflrami  il  uoUo , 

feci  a  mìa  fkmhianl^a  ardente ,  e  beUo, 
E  C9n  un  ramuf cello 
Di  uerde  palma  nouamente  colto  % 
Non  attendendo  ,  che  la  carne  moia 
Kiedi  a  cibarti  de  l*eterna  ^ioia . 
V  ieni  diletta  mia  ,  cì^io  pur^'afpettB^ 

Con  braccia  ^pert^  ,  per  j-iguant  in gremb9  ■ 

Con  la  man  dt  pietà  leggera  e  prefla  r 

E  tutto  accefo  d*amoro/o  affetto,  ■■  - 

Colt* ho  d'eterni  fiori  un  pieno  lembo^ 

Fer  adornarti  la  candida  uefia  ; 

E/c/  da  la  tempefia 

Del  mar  profondo  del  piacer  mortale  j 

E  uieni  a  tor  di  uita  la  corona , 

Che  di  mia  man  fi  dona 

A  chi  lafciartdo  iì  ben  fallace  ,  e  fraU 

A  quello  eterno ,  e  uero  s*ai:^a  e  uola  , 

V.  de  le  uoglie  mie  fol  fi  con/ola, 
E  tu  anima  trifia  non  intendi 

la  uoce  dei  Fattor ,  che  te  pur  chiamd 


4tf 

?er  darti  fkirt  e  liei  celejì e  regna  i 
\  l^igra  perche  non  forgi ,  e  non  contendi 
I  Al  nano  fenfò,  che  tua  morte  bramai 

Verche  del  tuo  falltr  non  prendi  [degno  ?  ; 

E  perche  ^tiejì* ingegno  , 

eh* egli  ti  diede ,  onde  jcorgejìi  il  beve  ;  ' 

E  uedeftt  il  camin  de  la  Jalute 

Dato  ti  tergo  a  utr tute 

Hai  YÌtiolto  a  cercar  co fe  terrene  ì 

Intento  ad  honorar  belle\\a  humund  , 

che  dal  uero  ti  toglie  e  t* allontana . 
">  et  mondani  penjieri  il  fofco  uelo, 

Ch^ajrjfO'nnan  gli  occht  tuoi  fquar eia ,  e  r/- 

Vàlta  heltà  di  queWimperio  eterno  :    (  mira 
I   Itti  fempre  è  fereno  ,  e  lieto  il  cielo  , 
!   \ento  di  gratta  dolcemente  Jpìra  , 

Ne  mai  prouam  que  campi  o  Hate ,  o  uerno  : 

Altre  rofe  in  eterno 

Spiegano  al  fai  il  lor  purpureo  crine  y 

E  perlt  Udlli  altri  odorati  gigli , 

Altri  bianchi ,  c  uermiglt 

fior  jjparfidi  rugiade  mattutine 

Fiu  uaghe  fan ,  che  di  lauri  yodt  mini 

Ghirlande  a  i  fanti ,  e  glorio  fi  Jpirti . 
I  ui  le  piante  belle  e  uerdeggianti 

Carchedifrutti  inufitatte  fìrani 

Tan  le  felue  fiorite  e  diletto  fe  : 

Tiumi  di  uoluptà  chiarie  fìagnanti 

hagnana  i  fempre  uerdt  e  liett  piani  ; 

E  per  li  colli  ^  e  per  le  ptaggie  ombro/è 

In  uece  di  doglio  fe 

Voci  di  Vrogne  e  de  la  fuora ,  ogn*hor4 
$*ode  armonia^  angelica  e  fiaue  : 


lui  for^a  non  haue 

Mone  0  itoTtuna  ,  che  i  men  degni  honorai 
Ne  la  bianca  uecchie':^^  in  un  momento 
Torna  le  chiome  di  color  d'argento . 

I  ai  non  mlangli  anni ,  i  mefi ,  ol'hore 
Scorte  dal  tempo  fuggi  ti  no,  e  lieue  ; 
Uecede  unqua  a  la  notte  il  chiaro  giorno  ; 
La  tiagha  Cinthia  non  rinafce  ,  e  more  % 
Ne  l'acr'è,  d'atre  nubiofcaro  e  grette  ;  ' 
Col  carro  d'or  non  fi  ri uolge  intorno 
¥ebo  y  ad  m  modo  adorno 

femore  l'alto  feggio  ,  xpn  la  luce 
Onde  piglia  /plendor  la  Lìina,  e'ISolti 
Sempre  pien  diuiole 
Le  tempie ,  e'I  biondo  erme  il  dì  riluce 
Negli  occhi  ardenti^  e  ne  la  chiara  fronte 
D/  lui ,  che  fece  il  bel  noftro  Ori^onte . 

C  ogli  Angeli  contente  a  paro ,  a  paro 
Vanno  cantando  l'anime  beate , 
Godendo  d'un  piacer  perfetto  e  uero  ; 
Sen\a  temer  giamai,  che  nuUo  amar  $ 
Vojfa  turbar  le  lor  dolce\\e  ufate  j 
E  con  nouo piacer  riuolte  al  uero , 
Cogli  occhi ,  e  col  penficro 
Accejè  d'un  amor  dolce  e  gentile 
Ogn'alto  lor  dejlo  menano  a  riua  : 
Ma  qua!  fa  che  defcriua , 
O  chiuder  poffh  in  carte  humano  flile 
Quanta  gioia  produce ,  e  quanto  gioco 
Vauenturofo  e  fortunato  loco  ? 
P  rendt  il  chrijìallo  homai  anima  trifla 

De  U  confcienT^t ,  e'n  quel  tt  tergi  e  /pecchia  ^ 
Onde'l  tuo  primo  amor  t'ami  o*  ^ppregi-, 


4  7 

Uon  fipportar ,  che  la  tua  uaga  uijìa . 

Turbi  macchia  di  colpa  noua  ,  o  uecchia  ; 

Vagar  conuienti  a  morte  ipriuilegi  ; 

E  cogli  aurati  fregi 

ha/ciar  il  corpo  a  la  fua  antica  madre  ; 

Vero  fa  meglio ,  che  purgata ,  e  bella , 

Si  come  uedouella 

Kit  orni  a  riueder  V  amato  Vadre , 

E*w  me'^o  di  que*  fanti  angeli  eletti 

A  umer  fempre  alato  a  ipiu  perfetti . 

an\on  dimejfa  e  calda 

D*«»  foaue  pentir  del  mio  fallire , 

Albati  a  quel  Signor  ,  che  tutto  uede  ; 

E  di .  con  piena  fede 

Accefo  di  deuoto  alto  de  (tre  ; 

Humile  chi  mi  feo pietà  ti  chete  ; 

E  grida  mifercre ,  miferere  . 


A    Ù  A  NI  MA. 
^^*gft-™^  Vegliati  homai  da  qt^ 
^^f^^^^    ftà  lungo  ,  erto 

Sonno ,  che  uiua  t*ba  qua 
fepoltii 

le  mt ferie  hùmane ,  atiK 
ma  ?iolta  ; 
'E ponti  fotto  'a  p'iè  Ipeme  ,  'edejto  : 
I  n<^l  •>     occhi  al  ^an  Jplendor  di  D/a;" 
CÌJti  queftà  nébbia  tenebr afa  ,  e  folta  ?  "  ^ 
Onde  Jet  fiata  tanto  tempo  inuolta 
Disgombrerà  ,  Signor  benigno ,  e  pio: 
C  htudt  glt  orecchi  al  dolce ,  lufinginero  ' 
Canto  di  quefìe  falfe  empie  firettt 
Gioie  del  mondo  ( otrne  )  troppo  pojfentsT 
D  rt'^a  aguifa  di  flrale  il  tuo  pen/tero  ;  ' 
Et  tuot  fanti  dejiri ,  al  fommo  bene  ; 
Ne  diletto  mortai  più  ti  contenti . 
A    L*  A  N  I  M  A. 

RI  T  O  G  L  I  homai  di  mano  ,  ah  poca  dccof^x 
Alma  ;  ritogli  il  freno  al  lufinghierò 
Senfo  ;  che  per  un  uago  ,  e  bel  fentier» 
in  un  profondo  kbtjjo  ti  trajporta  :    ;  '''-''^^^ 
N  on  feguir  V orme  di  fallace  /cor^i       ^ ' 
Dietro  a  falfo piacer  ,  lafciandò  il uéira:  ^ 
A  la  ra'^ion  di  te  dona  l'Impero  ;  ' 
che  corfo  più  felice  a  far  ti  eshorta  ; 
F  U'^gi  lituo  danno  pria  che  giungili  al  uarco 
che  da  uicin  ti  fi  dimoflra  ;  donde 
La(Ja  trabocchi  tn  precipitio  ecerno . 
G  ia  HO  canuto  ti  crm\grauofo  ,  e  carco 
D'anni  ;  già  del  mio  giorno  il  fol  s*afcondi  : 
Prendi  tu  Dio  di  mè ,  prendi  tlgùuerno . 


4« 

A    CHRIS  T  O. 


1 1 G  N  o  R  E  $1  fenfo  €  fi poffente ,  e  forte 

^Efi  m*aììeita  dpkemente ,  ch'io 
Seruo  del  mio  diletto ,  e  del  defio 
Corro  lieto ,  e]ueloce  a  la  mia  morte, 
en  mi  fermo  talhora ,  e  grido  forte  ; 
Mercè  chiamando  a  te  mto  Fadre  3  e  Dio  ; 
Ma*l  dijleal ,  uago  del  danno  mio 
Mi  fprona  dietro  a  le  fallaci  [corte  :  * 
fe  la  man  di  tua  pietate  ,  un  duro 
Giogo  non  pone  al  Tirann*empio  ,  e  crudo  ; 
Ch*a  for^  mi  fojpinge ,  ou*tr  non  uoglio  \ 

\  on  molto  audio  ,  che^n  quelT Abiffò  ofcuro 
Saro  fommerfo  ;  ond^io  ne  tremo ,  e  fudo  , 
E  uan  fio,  per  ufeirne  ogni  cordoglio . 

A    C  H  RISTO, 

1 G  N  o  R  del  ciel ,  ciuella  pietà  infinita 

^  che  li  fqjptnfe  a  morpe  acerba  ,  e  dura 
f  render  yper  dar  a  mi  tua  creatura 
Ingrata  ,  e  mi ,  felice ,  eterna  uita  ; 

A  ouati  a  dar  a  quefl'anima  atta  ; 
che  fe  più  tarda  fa  ;  cjuei ,  che  procura 
il  danno  noftro  con  perpetua  cura , 
Vhaurà  cfual  lupo  agnella  (  oime  )  rapita  : 

)  ebile ,  inèrme  ,  a  ben  armato  ,  e  forte 
Nemico ,  contrajìar  non  poffo  ;  e  Minto 
Varo  per  forl^  al  utncitor  la  palma  ; 

)  onami  tu  uirtute  ;  arma  quefì'alma 
Di  caritate  ,  e  fede  ;  ond'ella  porte 
Di  lui  uittoria  i  ed  ei  rimanga  ejìinto . 


REGISTRO* 

B     C  • 

Tutti  fono  Sejlerni. 


HW       ^  ^  ^ 


DI    M  E  S  S  E  R 

BERNARDO 
TASSO. 


CON  PRIVILEGIO- 


IN  VINFGIA  APPRESSO  GABRIEL 
GIOLITO    DE*  FERRARI. 
M       D       L    X  . 


ì 


ALL'I  LLVS  TRI  ss* 

ET  INVITTISS. 
PRINCIPE 

J  L  S  I  G  V^O  DV 

DI  SAVOIA, 


Omjcendo,  ualo- 
rofo ,  c  magam- 
mo 'Trincipe  la 
ìmperfettione  de 
le  mie  compojttioni ,  ho  minto 
con  l'auttorità  del  nome  di  uo~ 

ij 


Jira  Altezza  dar  loro  quella  ri- 
putai ione  che  per  fe  confejjano 
di  non  meritare  ;  a  guifadi  Pit 
iore  ilquale(^in  queflo  almeno 
gmdiciofo  )  uedendo  i  diffetti  de 
l'opera  (ua^  e  d'emendarli  y  O 
di  najconderli  in  qualche  modo 
deftderofd  yCon  nuoui,  e  ricchi 
ornamenti  di  belle ^  e  uaghe  cor- 
nici  circondandolo  yd' allettar  gli 
huomini  y  e  di  quella  uaghez^ 
appagarli  s'affatica ,  Jperan-^ 
do  che  la  liberalità ,  e  grandezz 
del  genero fo  y  ft)  ^^^^  animo 
fuo  ^per  tante  inclite ^  heroi- 
che  attimi  conofcmto ,  ft) 
mirato  y  non  debbia  [degnar fi  y 
ch'io mijìa  feruito  de  le Jue  rie- 


chezu P^^o  non  le  farà  mole- 
fio  qualhora  da Juoigram ,  ^ 
mportantipmi  penferi  haurà 
la  mente  libera:,  di  legger  quejìe 
mie  ode  ft)  ^^^^i  f^^fi  admu 
Mtione  de  buoni  Poeti  Greci  y 
e  Latini  non  quanto  al  uerjo 
// quale  in  quefta  nojìra  Italia- 
na fauella  è  impoj^ibile  d'imi- 
tare y  ma  ne  IHnuenttone  j  ne 
l  or  dine  y  e  ne  le  figure  del  parla- 
re :  ^  IO  a  l'incontro  penfaro 
come  con  altri  mìei  componi^ 
menti  y  meno  indegni  de  loAL 
tez^  uoftra potrò  pagarle  tan- 
ta obligationeiFra  tanto  la  fup- 
plico  che  mi  ponga  in  qualche 
parte  de  la  gratia  fua  ;  ne  le 


A  I/; 


Jìa  grane ,  che  fi  come  per 
infinite ,  e  /ingoiar  i  uirtu ,  e  per 
molti  benefici  ricemti  da  lei ,  io 
fin  Ser nidore  de  la  ferenifiimà 
i^JMadama  fi^a  confirte ,  io  fia 
ancor  fiio.  Di  F^enetia  a  X 1. 
di  Gennaro  del  LX, 


HINNI  ET  ODE 

DI  MESSER 
BERNARDO 
T    A    S    S  O. 


A    r  A  V  R  O  R  A, 

eco,  che'n  Oriente 
incomincia  a  mojlrarfi 
Co  capei  d*oro  fpar[i 
La  madre  di  Memnon  chia* 

ra ,  e  lucente  ; 
E  già  nel  cielo  Jpente 
Vaccefe  faci  y  il  mattuti^ 
no  raggio. 
Co  heglìocchi  n* adduce  ; 
Et  con  la  uaga  fua  purpurea  luci 
Tacendo  a  Vomire  oltraggio . 
kl  fourano  pianeta  apre  ti  uiaggio» 
V  ieni  candida  Aurora  , 
E  di  pura  rugiada 
Quefta ,  e  quella  contrada 
Kinfrefca ,  e  fa  tra  noi  dolce  dimora  : 
A  iiij 


8 

O  Dea  ,  CM/7  mondo  honora  , 

C/^e  /7{?rf  /  teco  ne  U  fronte  ti  giorno  , 

E7  ctel  bianco  ,  uermiglio 

Vai  col  fereno^iuo  tranquillo  ciglio  ; 

Vedi  y  che  d\gf^.  in  torno 

Honorano  i  mortali  il  tuo  ritorno , 
A  te  amaranthi ,  e  rofe , 

Et  amqmo  odorato 

Con  Jpir^r  dolce  y  e  grato 

Vortano  l'aure  lieni  >  0*  amoroje  ; 

Le  foreìle  dogliofe 

Ti  falutan  con  lor  foauc  canto 

Tra  piti  frondojirumi  ; 

E  par  ch*ogn*tfna  ti  difiri ,  e  chiami  , 

A  ccio  Jjè'l  lume  /anta 

Tolga  a  la  terra  il  tenehrofo  manto . 
L  a- figlia  di  Latcna 

Piltuo  uago  apparire 
\    Inccmim'a  a  fuggire  i 
•    Et  fuoi  deftrieri  a  Iteue  corfo'^JJfTona , 

Seguendo  la  Corona 

De  la  bella  Arianna ,  che  partita 
e';     con  la  notte  ofiura 

Ver  la  Tlra,da,del  del  tranquilla  ,  epura 

E  piange  fcolorita 

Con  le  sielle  fua  grane  dipartita . 
G  ia pofto  ti  ricco  freno 

A  Lorfìeri  d^ Apollo  , 

E  l^ aureo  giogo  al  collo 

Ti  feguon  I  hore  per  Faere  fereno , 

Col  fen  di  fiori  pieno  , 

E  c^ual  adorna  le  tue  chiome  bionde 


Di  gigli ,  e  di  uiole  , 

Q«^/  ti  uà  tnan^i ,  e  qual  inuttd  il  Sole  ; 

che  tardo  ancor  s*afconde  , 

A  forger  teco  homai  fora  de  laonde  ; 

0  moglie  di  Tithone 

T«  co?t  la  bella  fronte 
Mojlri  al  no/Ir' or  t'unte 
(Quanta  uaghe\\a  ti  cielo  in  te  ripone  ; 
Dal  fourano  balcone 
'  Del  lucido  Oriente  ufcendo  fuori , 
Di  tenebre  dtfgombri 
La  terra  ;  e  di  fplendor  tutta  ^ingombri 
E  con  foaui  errori 
Depingi  il  mondo  de  più  bei  colori . 

1  /  fonno  pigro  ,  e  grane 
Compagno  de  la  morte , 
Ne  le  paterne  porte 

Icugge  leggier ,  che  di  tua  uìfta  paue  ; 
La  jua  fpalmata  nane 
Spingendo  for  del  porto  il  bon  nocchiero 
Con  l'ampte  uele  aperte 
Solca  del  mar  ronde  fallaci ,  e^ncerte  ; 
E  con  occhio  cernerò 
.  Vede  il  fecuro  ,  e  fuo  miglior  fentiero . 
L  euaft  d  Veregrino 
Da  Votiofo  letto  ; 
E  dal  defire  ajlretto 
Mouendo  con  tua  [corta  al  fuo  camma 
I  pie  ,  nel  mattutino 
Trefio  ,  j-addoppia  i  pajìi  ;  c7  crine  cinto 
Di  uerdi  fronde  ,  canta  , 
Si  come  Uippomené  umfe  Athalanta  ; 

A  y 


Come  del  labirinto 

Vfcì  Thefeo  ,  ;/  fero  mojlro  eflintd . 
N  on  uolga,  il  caro  amante , 

che  già  per  ?rocri  ardea 

O  bella ,  ^  uaga  Dea 

In  altra  parte  le  fugaci  piante: 

lAaconhumil  fembtante 

Sendogia^l  cor  da  tua  beltà  conquifo  ; 

Tutti  i  pajfìti  affanni 

Vofti  in  oblio ,  riftori  igraui  danni  ; 

E  nel  tuo  grembo  af  ifo 

Uor  dal  collo  ti  penda ,  hor  dal  bel  uifo . 
T  offo  (  la  tua  mercede  ) 

\ edro  glioccht  fereni 

Vigratia  ,  e  d*amor  pieni 

Di  lei ,  che  fe  del  cor  fi  dolci  prede  ; 

Doue  donna  ancor  fede-, 

H  tiene  il  fren  de  miei  fenfieri  in  mano  ; 

che  uaza  a  marauìf^lia 

A  Ualta  tua  beltà  fola  pmiglia  , 

il  cui  foaue  ,  e  piano 

Sguardo ,  ogn*amaro  fa  da  fe  lontano . 


PER  LI  TRE  ABBATI  CORNEL IL 


Soura*l  candido  uelo 
De  la  dotta  ihalia  , 
Uentre  cantando  fa  dolce  armonia» 
I  fuoi  foaui  errori 

fermino  aure ,  e  intente 


odano  i  facr  't  homri 

De  i  tre  Cornell ,  e  i  nomi  ; 

Che  dal  tempo  non  fien  uinti ,  ne  domi* 
5^  ual  raggio  fìu  lucente 

In  humano  intelletto , 

Odi  ualor  pin  ardente 

Valto  mot  or  ma*infufe 

Di  qtiel ,  che*n  quejìi  tre  largo  rinchiufg  ? 
E  s'al  nero  ,  e  perfetto 

Be»  ,  per  uirtà  fi  fale  : 

Ciafcun  dt  quejli  eletto 

Uauendo  lei  per  /corta 

Vi  giungerà  per  uia  f^editA ,  e  corta . 
N  e  piH  honorate  fcale 

Ver  poggiar  a  quel  fegno  , 

\*l  hmm  fi  fa  immortale  ; 

Potean  trouar  ,  che  quefie  ; 

Ne  per  falir  al  ctelo  alt  più  prefie . 
I  n  qual  più  faldo  legno 

lltempefiofo  mare 

Di  quefio  mondo  indegno 

Votean  folcar*  \  e  gire 

Al  fido  porto  del  nero  gioire  ? 
T  _ra  Inanime  più  chiare 

Li  pon  lodata  fama. 

Col  Mago  mormorare  ; 

E  tal  di  lor  da  fpeme  ,  ^ 

CheH  frutto  auan\erà  di  molto  ti  femtm 
E  eco ,  ch*a  fe  li  chiama 

Il  gran  lehro  honorato 

Pieno  d'honefia  brama , 

Per  adornar  il  crine 

A  yj 


ri 

Lor  di  rofe  uermtglie ,  e  matntine  : 
E  5*4  l*antico  Tinto 

I  ornar  dp.hhe  Riamai 
Koma ,  cortefe  fato 
A  cofloro  ha  promeffò 

II  pregio  non  altrui  tmqua  conceffo  • 
P  armi  d*udirla  homni 

Cotonata  di  fronde  ; 
E'«  tutto  fuor  di  guai 
Lodar ,  come  folea 

Gli  Augujìigia  »  dueUarchij^  uno  Andrea. 
B  en  fi  deue  de  i*onde 

D* Adria  la  bella  Donna 

Con  le  fuperbe  jfmde 

Del  fito  mar  dir  febee  , 

Voich\i  fi  degne  piante  fu  radice  w 
S  ola  falda  colonna 

Delgraiì  nome  latino  ; 

1/  cut  ualor  s*mdonna 

Soura  quante  mai  foro 

Degne  di  regni ,  e  dt  corone  d*or$ 
I  0  t*adoro  ,  inchino 

Città  felice  ,  ^  alma  , 
.  Madre  d* ogni  di u ino 

Spirto  ,  ch\t  noi  fìmoftra 

Ver  far  più  ricco  il  mondo  ,  c  ?eta  nojira  . 
D  *ogni  notofa  falma 

T/  fgraui  il  Ciel  cortefe , 

E  di  più  d*una  palma 

Andar  contenta  ,  e  lieta 

T/  faccia  ti  tuo  benigno  alto  pianeta  j 
S  /  che*l  gentil paefe 


IJ 

Tuo  ,  di  nemico  telo 

Non  tema  alcune  offefe  ; 

Anl^i  crefcan  con  gli  anni 

A  Vali  del  tuo  impero  e  piume ,  O'  uanni, 

A    D  h\À:rH  M. 

PO  N  freno  Uh  fa  a  quel  fi  lungo  pianto , 
eh* amor  t*apre  dal  core  ; 
E  ueftita  di  ricco  ,  e  lieto  manto  ; 
Kendiamo  a  quella  honore  ; 
che  col  uago  Jplendore 
Facendo  ti  cielo  adorno , 
Mojìra  quand'è  più  ofcuro  un  chiaro  giorni  • 

0  beila  Luna  ,  tu  col  bianco  raggio 
Hor  cornuta  ,  hor  rotonda 

Souente  fai  a  Vatra  notte  oltraggio , 
Ver  non  effèr  feconda 
A  colui ,  che  già  fronda 
La  fua  Donna  uedeo  ; 
Onde  pi  agendo  anchor  duolfl  ?eneo , 
T  t4  di  mille  lucenti ,  e  chiari  lumt 
il  crine  coronato 

Queflo  nojìro  hemif^ero ,  e  l*altro  aìlumt  ; 

E  d'humor  dolce  ,  e  grato 

Vherbette  in  ciafcun  lato 

Humida  nutri  ;  e  rendi 

fecondo  ,  ouunque  i  tuoi  bei  raggi  eftenài . 

1  ndi  contempli  de  felici  amatiti 
I  cari  furti ,  e  fenti 

Lodar  le  donne  lor  con  dolci  canti  % 
E  le  doglie  ,e i  lamenti 


«4 

Odi  de p'tu  dolenti  ; 

che  par  Un  con  gli  aHgtUì , 

Con  le  fiere  ,  co  fior ,  cogli  arhufcelli . 
V  edtil  tuo  Endimion  foura*l  /ho  colle , 

CheH  del  mirando  fifo 

chiamaci  tuo  nome  col  bel  uoUo  molle  ; 

E  (oprai  fajjo  afifo 

Canta  ;  come  conqutfo 

Tu  da  la  tua  beliate 

Sen"^  trouar  un  tempo  in  te  ftetate  ; 
C  ome  cufiode  poi  del  bianco  armento 

Vincendo  tanta  ajprewa 

Ti  punfe^l  cor  d* amor ofo  tormento  : 

Onde  di  fua  belle^T^ 

Ti  prefe  tal  uaghe'^a  , 

che  Jpejjo  per  diletto 

Li  bactaui  dormendo  il  uolto  ,  e*l petto  , 
A  te  dnthìo  fiorito  ,  egli  altri  monti  ; 

A  te  le  felue  omhroje 

Serba  Erimanto  ,  e  i  lcr  più  puri  fonti  i 

Te  fuggon  le  fdegnofe 

Vi  ere ,  ne  le  famofe 

Selue  dì  Creta  ^  il  dardo 

Tuo  forte  ,  teme  Por  fi ,  e*l  lieue  pardo , 
N  on  ti  fece  uenir  pallida ,  o  bianca 

La  fronte  del  Gigante , 

eh*  a  la  fucina  dt  Wulcan  fi  fianca  ; 

An\i  con  fier  fembiante 

Al  gran  fabro  dauante 

I  duri  uelli  a  for\a 

Trahefti  for  de  la  lanofa  fcof^a^ 
D  e  le  uergini  cajìe gli  alti gridt 


odi  facTii  lactna , 

Cì?e  lungo  i  uerdi ,  e  dilettofi  lidi 

Infno  a  la  marina 

Ve  la  citta  Ketna 

Del  Pò  ,  preganti  ogn*hora 

Yer  lei ,  ch^ognima  reuerente  adora  ; 
P  er  lei ,  c/;eV  chiaro  Khodano^  e  Garona 

Il  ligert,  eia  Senna 

Honorano ,  di  cui  ferine ,  e  ragiona 

Ogni  lingua ,  ogni  penna  ; 

Onde  la  fàma  impenna 

Vali  y  ^  al\ando  il  uolo 

Vorta  il  [ho  nome  a  Vuno ,  e  a  Valtro  polo  • 
A  ceto  cW al  parto  fortunato  lieta 

Porga  l'amica  mano , 

CheHgrauofo  dolor  fcaccia ,     accheta  , 

No«  confentir ,  che^n  uano 

Ti  preghi  lOceano 

Con  le  ^infe  nutrici , 

eh* al  nafcer  di  coftei  far  fi  felici . 
S  pargete  il  ricco  tempio  o  cajle  Donne 

Di  croco ,  e  dt  uiole 

iter  in  fciogliendo  fu  le  bianche  gonne  : 
E  con  dolci  parole 
forella  del  Sole 
richiamate  tre  mite , 
Si  ,  che  dal  cielo  con  pieth  u*afcoke . 
A  ccendete  cantando  il  puro  foco 
'  Soura  i  facrati  altari  ; 
E  Jpiri  arabo  odore  in  ogni  loco  ; 
Da  i  uoflri  dolci ,  e  chiari 
Accenti ,  ogniuno  impari 


tifi 

Lodar  la  bella  diua  , 

Et  empia  del  /ho  nome  Echo  ogni  rlua , 

A    LA  MARCHESANA 
DI  PESCARA. 

NO  N  fempre  il  cielo  irato 
^afconde  il  bel  fereno  ; 
NeV  mar  d*  Adria  turbato 
Ogn*hora  aliando  laonde  , 
VercHote  Italie  ,  ^  areno/e  pfjonde . 
N  on  fempre  Appenntn  pieno 
Di  fredde  neui ,  e  bianche , 
Mojìra  Thorrido  fino  ; 
Ma  talhor  dikttofo 

^^.'^heggia  fi  So/  colcrin  tterde ,  t  frondofo  , 
T  alhor  pace  (  onde  manche 

Il  lor  trauaguo  )  fanno 

Co  uenti  l'onde  Jiatiche  : 

E  Paere  puro  intorno 

Ne  porta  il  dì  più  de  l^ufato  adorno . 
M  a  uoi  nel  fetttm^anno 

Qual  nel  primo  piangete  ; 

E  con  grano fo  affanno 

il  gran  Daualo  mfìro 

Chiamate  hor  con  la  uoce  ,  Ìtot  con  ?inchioflro 
N  e  perche  Hejpero  liete 

Accenda  in  ctel  le  sìelle 

Treno  al  pianto  ponete , 

Ma  torni ,  o parta  il  Sole 

Sente  le  mefìe  uoflre  aite  parole . 
N  on  pianfer  le  firelle 

Sempre 


»  7 

Sempre  il  caro  Fetonte  ; 
Ne  con  le  Ninfe  belle 
Del  gran  padre  Oceano 
Vianfe  ti  figlio  ad  ogn*bor  ihetide  in  uam  • 
S  crenate  la  fronte  ; 
Uamai  chiudendo  il  uarco 
Al  Ugrimofo  fonte  ; 
E  più,  tofto  cantate 
Per  farlo  conto  a  la  futura  etate  , 
C  om*et  rbumano  incarco 
SprelQ^ndo  ,  d^  ualore 
Vm  che  di  ferro  carco 
Con  l*armt ,  e  colconfiglio 
Kuppe  al  gran  Re  de  franchi  tiferò  cigiiot 
O  ndedk  eterno  honor  e 
Scorno  l'altera  chioma 
Si ,  che  dd  fuo  Jplendore 
Yiuranno  i  chiari  raggi , 
Mentre  hauran  herbe  t  frati,  e  fronde  i  faggi, 
K  itogliele  la  mente 

A  Vempia  doglia  acerba  5 
E  fcriuete  altamente 
chiara  illujlre  Vittoria 
Del  gran  Daualo  uoftro  eterìM  f?iJìoria . 
C  h*a.uoi  fola  fi  ferba 
?efo  cofi  honorato  ; 
Voi  potete  fuperba 
Gir  di  figraue  obietto  ; 
E^  et  dt  sili  fi  furo,  e  fiperfettt . 


AD  APOLLINE. 


ALMA  luce  del  Cielo  , 
Ch*al  mondo  cieco  ,  e  rio 
Togli  Vomire  notturne ,  eH  fofco  uelo  ; 
Occhio  eterno  di  Dio , 
A  te  uolgo  denoto  il  canto  mio . 
T  t*  del  tuo  dolce  foco 
Vaigrauido  il  terreno , 
che  frutti ,  e  fior  produce  in  ogni  loco  , 
Onde  col  grembo  pieno 
S*adornan  le  fanciulle  il  crine ,  e*/  feno  : 
E  /  hifolci  le  chiome 
tìirfute ,  coronati 

Di  bionde  JJfiche ,  il  tuo  pregiato  nomi 

Cantan  ne  uerdi  prati 

Del  tuo  corte/e  don  ricchi  beati 
O  figlio  di  Latona 

Gran  padre  de  le  cofe  ; 

Vedi  con  Urto  crtn  fenl^  corona 

Le  nimfe  lagrimofe , 

che  ti  chiaman  con  uoci  alte ,  e  doglio fe  : 
V  edi  nel  fuo  bel  monte 

Squarciarfii  bianchi  uelli 

Salerno  antico ,  e  la  fua  crejpa  fronte  ; 

E  i  fuoi  fihiettiarbufcelli 

Spogliar  de  uerdi  lor  uaghi  capellt  • 
P  ofcia  col  duolo  afiifo 

Ne  le  piaggie  più  fole , 

Volgendo  uerfo  il  cielo  il  motte  uifo 

chiamar  o  ^ole  ,  o  Sole 

Tre  uolte  con  dolenti  alte  parole  y 


«9 

>  regandoti ,  che  $  feri 

Mali ,  le  doglie graut 

Sgombri  dal  fno  Signor ,  perche  l  primieri 

Giorni  lieti  e  foaui 

Kicouri  fi  ;  che  duol  nullo  Vaggrani , 
k  pporta  i  fucchi  e  therba 

Con  cui  tolfe  di  mano 

lituo  figli  uol  de  l'empi  a  morte  acerba 

Quel ,  chiamo  un  tempo  in  uano 

Vedrà  da  deflr  Jpinta  ingordo  e  Tlram . 
K  jfretta  il  lento  puffo , 

E  col  fanto  licore 

Kendi  lufate  for^  al  corpo  lajjo  : 
Al  uifo  il  bel  colore  ; 

Agli  occhi  il  primo  lor  chiaro  J^lendore  j 
3  h*indi  ben  mille  altari 
Vedrai  lungo  le  Jponde 
Dell^igro  Uiante  ;     ^f^p^  fochi ,  e  chiari 
Arderti  Arabe  fronde  ; 
E  fonar  Vebo ,  Vebo  intorno  l*onde . 

A     P  AN. 

DE  B  B*  I O  por  in  oblio 
I  tuoi  pregiati  honori 
Ogran  Ré  de  9aflori 
Volto  a  parlar  d^ amore  il penfier  mio  ? 
Cantiam  Vagrefle  Iddio 
O  hofcareccie  Diue 
^ra  quefie  uerdi  oline  ; 
che  forfè  i  uaghi  uenti 
Si  fermeranno  al  nofiro  canto  intenti  j 
l  gli  augelli  d*intorno 


Tregua  al  lor  dolce  pianto 
Daran  ;  mentre  eh* io  canto  . 
l>tbh'ÌQ  prima  lodare  o  Pan  quel  giorno  , 
che  que/lo  human  foggi  orno 
Dite  fejìi  felice 'y 
Allhor  che  la  nutrice 
Si  fuggì  per  paura 
Scorta  Vtftrana  tua  noua  figura  f 
O  cantar  ,  come  in  feno 
?ien  d*amorofo  ^elo 
Ti  portVl  Padre  al  cielo  , 
Volando  per  l*aperto  aere  fereno; 
Onde  Gioue  fu  pieno 
Di  dolce  marauiglia , 
Quando  foura  le  ciglia 
Vide  le  belle  corna , 

che  fan  la  fronte  tua  uaga ,  ^  adorna  ? 
D  irò  l'alto  dejìre  , 

eh* ancor  par  che  ti  siringa  ; 

De  l'  imaia  Siringa  ; 

Empia  cagion  del  tuo  fero  languire  ; 

La  quai  j  fol  pH  'f fuggir  e  * 

Da  le  tue  ardenti  uaglie  y 

Vide  l^humane  (foglie 

Canginrfi  ;  <^  perdeo  il  lume 

Lungo'leri^ie  del  paterno  fiume  4 
A  /;  N/»/j  ,  oue  fi  prejla 

Puggi  da  chi  ti  chiama  , 

Da  chi  t*apprewa  ^  ama  ì 

Affrena  d  paffò  ,  e  nel  bel  petto  defia 

Dolce  Retate  honefta  :  \ 

Vn  Dìo  è  ,  che  ti  chiede  *  ^' 


Deh  ferma  Ninfa  il  piede , 

No?i  uedt  c]?*a  la  morte 
[   Tf  fcorge  il  aelo  ,  e  la  tua  dura  forte  : 

ofi  diceui .  ah  folle  ; 

lAentre  fi*gge  ,  s\iffànna 

Vt  uenir  Itene  canna  ; 

Ne  per  ciò  a- Caldi  imt  defìj  fi  toUe  ; 

che  tu  col  uolto  molle , 

Verghe  uiuefjè  teca  , 

Al  tuo  frondofo  JJ>eco 

Quella  portaft ,  e  poi 

Temprafti  col  fuo  fùono  i  dolor  tuoi  j 
T  acero  dt  Diana 

Accioche  non  s'adiri  ; 

Si  cornea  tuoi  f&fpirt 

Vinta  dal  ua^o  don  di  bianca  lana 

F«  cortefe ,  0»  humana  ; 

E  ne  le  felue  omhrofe 

Valte  uogbe  amorofe 

Vece  contente  e  liete  , 

Spegnendo  in  parte  la  tua  ardente  fete . 
T  e  le  donne  bacchanti 

Segùon.con  dolci  balli 

Fra  fior  uer migli ,  e  gialli  % 

E  qual  di  frefca  calta ,  e  d'amaranthi  ; 

Qual  di  gigli ,  e  d'acanthi 

T*orna  le  Ielle  chiome  ; 

Qual  óJiiamandò  il  tuo  nome 

Con  un  fejìofo  grido  , 

Va ,  che  dt  ?an  rifuona  intorno  il  Udo . 
S  iemi\ddto  fi  cor  te  Ce  , 

Che  la  pianta  honorata 


Tanto  a  quefl*occhi grata 

Uon  tema  dì  ?afton  alcune  offefe  ; 

Si ,  eh* a  le  genti  accefe 

Di  uirtà  chiare  ,  e  conte , 

VoJJk  cinger  la  fronte , 

E  col  pregio  maggiore 

£  2oeta  coroni^  e  Imperadore . 

ODA    AMOROSA,  x 

A 

MENTRE  CO  caldi  raggi 
Sirio  dal  ctelo  ardea 
Le  uerdi  cime  de  frondojl  faggi , 
De  la  ftta  Galathea 
in  quefe  mei  Batto  Jldolea . 
O  più  forda ,  che  hnde 

Adria  ;  uia  pia  feluaggla , 
che  qualunque  animai  bofio  nafconde  ,  \ 
Qual  Tigre  in  herma  piaggia 
Ti  diede  ti  latte ,  accio  cheH  mio  cor'haggié 
P  et  te  fempre  a  doler  fi  ? 
Al\a  del  mar  la  fronte 
O  bella  Ninfa ,  e  i  capei  biondi  e  ttrjii 
Hor  eh* a  l* altro  Ori'^nte 
Si  uolge  il  ricco  carro  di  fetonte  •  ! 
L  afcia  l* amata  Dor i ,  > 
Mentre  Nettunno  irato  » 
Tercuote  col  tridente  i  falfi  humori  ; 
E*»  quejlo  uerde  prato 
Dammi  dopo  tant^anni  un  dì  beato  • 
N  on  fon  più  uaghe  quefle 
Viagge  uerdi  e  frondofi 


che  Vrtmauera  dì  he* fori  uefle  ; 
che  tacque  alte ,  e  fihiumofe 
il  più  del  tempo  irate  e  tmpejìofe  ? 
on  è  VhumìÀa ,  e  uile 
Alga ,  degno  foggiorno 
Di  tua  uaga  beltà  Ninfa  gentile  : 
Vedi  qui  d^ogn* intorno 
Il  deptnto  terren  uago  ^  adorno  « 
/  fior  candidi  e  gialli , 
Ef//  tenere  herbette  ; 
E  tra  he  colli  frefche  omhrofe  ualli  : 
\*nimfe  leggiadrette 
Dan'^m  fouente  tn  lieta  fchiera  Strette  • 
edt  i  dritti  arbufcelli , 
Ne  le  piaggte  uicine  , 
Che  difendon  dal  Sole  i  uaghi  augelli  ; 
\lcui  f rondo fo  crine 
ScherT^a  con  l*aure  dolci  e  pellegrine  : 
I  mormoranti  riui 
Su  V  arene  d*argento 
Andar  copefct  lor  nudi  e  lafciui  , 
Con  corfo  tardo  e  lento  ; 
f  acendo  ogniuno  a  remirarli  intento  • 
ira  Vaere  fereno , 
CheH  Sol  pmge  ,  e  colora 
Di  puritate  j  e  di  uaghewa  pieno  ; 
0«e  ^nuonto  ,  e  Vlora 
Vanno  a  diletto  lor  Jpatiando  ogn*hora  • 
di  dolce  armonia , 
Che  fan  tra  uerdi  rami 
I  uaghi  augelli  in  bella  compagnia  ; 
E  par ,  th*ognitm  ti  chiami 


*4 

fregandoti  che  Qatto  appre'^i  ^  ami . 
/  ferho  una  Ceruetta  , 
che  torna  a  la  capanna 
Tofto  che  parte  ti  dì  tutta  filetta  ; 
E  al  fmn  de  la  mia  canna 
Di  faltat  co  Vaftor  lieta  s'ajfanna , 
fci  Ninfa  da  P acque , 
Et  meni  in  qmfìt  lidi 
Verdi  la  ;  dnue  tua  beltà  mi  piacque  ; 
Doue  prima  ti  uidi 

Spre^K^r  del  gran  Ciclope  i  feri  gridi . 


ER    LO  MARCHESE* 
DEL  GVASTO. 


LASCIA  il  colle  [aerato , 
CheH  bel  PermeJJò  inonda 
Dotta  Thalia  ;  e  col  tuo  plettro  aurato 
Cinta  di  laurea  fronda 
Scendi  ne  la  Jlniflra ,  (^p*  uerde  /penda , 
D  /  cjuefto  puro  fiume  : 
Calte  lodi  canta  ; 
Come  t^injpira  il  tuo  celsjle  nume  , 
Si ,  ch^afcolti  ogni  pianta , 
Quanto  ualor  ti  gran  Daualo  amantJ , 
B  en  fai  che  più  beWalma 
Dakiel  mai  non  difcefe 
Ver  ucflirfl  qua  giul*humana  falma% 
Che  natura  corte/e 
A  farla  filtra  noi  perfetta  intefe  : 

Con 


:  on  benigno  àfcenàent e 
Da  le  ptu  liete  Tielle 

Qui  Henne ,  di  uirtà'  calda  ^  ardente  ; 

E*ntenta  a  l*opre  belle 

Ta  ,  ch*ogniuno  di  Im  firiua  e  fauelle . 

edt  quante  corone 

Gif  ornan  la  uaga  chioma  : 

Quante  mai  Cefar  forfè  o  Scipione 

tion  riportare  a  Koma  , 

Cartagin  l*un  ,  l*altro  la  trancia  doma  • 
/  edi  quanti  trofei 

Al\ar  l'Adda  ,  e7  Te/tno 

Al  fuogran  nome  ;  aìììior ,  che  i  cajtrei 

Col  uolto  molle  e  chino 

Vianfe  Garona     ogni  fuo  Micino, 
)  el  fuo  maggior  Pajìore , 

che  refto  prefo  ^  uinto 
1   Dal  proprio  ,  e  del  fratello  alto  ualore  ; 

E7  puro  fiume  tinto 

Cor/e  di  fangue  del  popolo  eflinto . 
IVI  ira ,  come  a  le  fchtere 

Scudo  poffente  e  forte  , 
j   Del  magno  Augujìo  fio  Tede  [che ,  e  \befe  , 
,  Difeje  Pampie  porte 

Del  gran  Milana/predando  ogn*hor  la  morte. 
D  di  l*uUera  Donna , 

Cui  hora  il  gentil  piede 
.  Laua  Sebet  ho  ;  hor  la  candida  gonna  : 

CheU  bel  petto  fi  fiede 

"E  ad  alta  uoce  It  chere  mercede  : 
[■  ndt  lieta  e  contenta 

Con  l'armi ,  e  col  conjtglio 

B 


*  <^ 

Uauendo  U  nimica  forvia  Jpenta  ^ 

Ve  lììonorato  figlio , 

Serena  il  fofco  e  tempejìofo  ciglio  ; 
E  foura  il  fuo  bel  monte 

inalba  Ttatue  ,  e  tempi  ; 

che  faran  le  fue  lodi  al  mondo  conte  ; 

Le  quai  non  rompa  ,  o  fi  empi 

"BorT^a giamai  degli  anni  auari ,  ^  empi . 
S  aggio  Ce  far ,  che  al\ajle 

A  fihonorato  fcannis{ 

Coftui  ;  col  etti  ualor  forfè  ferhafìe 

Da perigltojo  inganno 

Il  uofìro  regno  ,  e  da  gratino  affanno , 
E  eco  il  fuo  nome  filo 

\ittoriofoe  chiaro 

Con  Vali  del  timor ,  fa  gir  a  uolo 

Quei ,  che  dian'^  s*armaro 

Per  por  l'impero  uoflro  in  pianto  amaro , 
T  al  y  che  t\ttfìria  famofa 

Madre  di  tanti  regi , 

Vi  tanti  ìmperador  y  prima  angofiiofa , 

Cinta  dt  lieti  fregi , 

Hor  //  dona  dt  lode  eterni  pregi , 

V  edete  la  Vittoria 

Ne  le  fue  inuttte  infegne 

Vali  d'oro  trattar  carca  dì  gloria  ; 

E  par  che  fidi/degne 

Ch'e/fer  fuo  ricco  albergo  altra  s*ingegne . 

V  edete  come  lieto 

Del  fuo  dolce  ritorno 

Si  moflra  M/wc/o  ,  Tebro ,  Arno ,  e  Sebetho 
Mt  pien  dt  gioia  il  giorno 


sì  /copre  a  lui  più  de  l*u/ato  adorno , 
ecuro  honidi  uìuete , 
Mentre  agli  homeri  fuoi 
S* appoggia  ti  uojho  honor;  che  fempre  haurete 
La  uittvria  con  uoi  ; 
E  fin  da  Ponde  Hefperie ,  a  i  liti  Eoi 
i  flendera  le  braccia 
Delgran  Komano  impero 
Tal ,  che  del  uoflro  nome  il  m^r ,  che  agghtdC" 
VdiraH  fuono  altero  ;  , 
E  humd  l* inchinerà  l'hìiftro  ,  e  1*1  hero . 

A    L  SOLE. 

L  I  aitar  di  gigli  d*oro 
or  Ornate ,  e  di  mole 
Mentr*to  inauro  le  corna  al  bianco  toro  ; 
E  con  dolci  parole 

Kendiamo  honor  facrificando  al  Sole . 
?  oriate  homai  la  lira 
fanciulli  honejli ,  e  belli  , 
Voi  che  la  mufa  mia  lieta  m*infpira  ; 
E  cingete  i  capelli 

Vojlri ,  di  calta  ,  e  d*altri  for  noucUi  : 
j  ia  l*  aure  d*  ognintorno 

Lafciati  i  uaghf  errori 

Taccion* ,  e  m  me\o*l  ciel  fermato  è*l giorno 

Sor  per  udirgli  honor  i 

Del  padre  de  teleflt  alti  Jplendori . 
•  ebo  fe  ne  Vombrofe 

Selue  di  Cinlhio  fet  ; 

Se  m  Delfo ,  anele  frefche,  e  dihttofe 
B  ij 


28 

Tempe ,  dou^è  colei , 

Di  cui  fojpiri  ancora  i  fati  m  j 
F  ermati  ^  elnojìro  canto 

odi  corttfe  e  Q^rato  z 

Volgendogli  occhi  ,  oue  la  ricca  Manto 

Lieta  pm  de  lufato , 

Cefar  bonora  col  fm  Mincio  a  lato , 
No»  fei  tu  il  primn  lume 

Del  cielo  ,  e7  più  lucente  ; 

Cheuolando  ptr  Vana  jen'Xa  piume 

Col  tuo  bel  carro  ardente 

Apri  a  mortali  ti  lucido  Oriente  ? 
E  loro  apporti  ti  die , 

che  co  begliocchi  fgomhra  , 

Ricercando  del  del  tutte  le  uie  , 

Dagli  alt t  monti  V ombra  \ 

E  di  nouella  luce  ti  mondo  ingombra» 
A  Uhor  prefto  damante , 

A  cut  la  notte  ha  tolto 

La  dolce  wjìa  de  le  luci  fante  , 

Dal  pigro  fonno  fctolto 

Kitorna  a.riueder  Carnato  uolto  : 
S   en\a*l  tuo  chiaro  raggio 

Non  potrebbe  la  Luna 

Scor(i^er  il  breue  Juo  torto  uiaggio  ; 
dt  nebbia  importuna 

Si  ueflirebbe  l'aria  ofcura  e  bruna  . 
S  ogliono  fa  le  fonde , 

Tra  t  bofchi  alti  e  fecreti , 

Mentre  il  tuo  chiaro  lume  a  noi  s*afconde , 

Gli  auget  Tiar  fermi  e  cheti  ; 

Indi  a  l* aprir  del  tuo  bel  raggio  j  lieti 


19 

,  eUSrficon  ?  Aurora^ 

E  dtlettofi  accenti 
\  Salutando  ti  tuo  nome  mandar  fuora  ; 

Al  dolce  canto  intenti  y 

fermando  i  fi umt  ràpidi ,  e  Correnti  • 
\  telagranmrtute 

De  l'herbe  è  manifefiai 

Onde  l' tifata  lor  j>rtma  faluté 

Kendi ,  qualhor  molefla 

Vebbre ,  o  dolor  le  mortai  membra  infefla . 
E  ritogli  di  mano 

I  corpi  a  Vempia  morte , 

Rendendo  loro  il  dolce  fiato  humano  : 

inumile  a  te  la  forte 

ìAoJlra  qual  dì  infelice  ,  o  lieto  àpporte , 
!>  gombra  acerba  doglia  f 

Ch*impetuofa  affale 

Del  gran  Uarchefe  la  terrena  Jpoglia  ; 

Ne  confentir  ,  che*l  male 

Tronchi  al  fuogran  ualore  i  uannì,  e  Vale  , 

0  di  il  fuperbo  Marte  ; 

1  C*bumil  ti  prega  e  chiama  ; 

Ne  mai  dal  fianco  fuo  mejlo  fi  parte , 
Si  la  falute  brama 
'   Di  lui ,  che  foura  o^n*altro  appresa  ^  ama, 

0  di  lungo  le  riue 

1  Del  tuo  fiume  famofo 

Kapoli  bella ,  è  le  fu  e  ninfe ,  fchiue 
Di  gioia  e  di  ripofo 
chiamar  con  meflo  fuono  é  dolorofo , 
A  pollo  la  t  ua  aita  ; 
E  le  none  forelle  ^ 

B  ilj 


3  0: 

Chan  la  fua  comhagnia  cara  gradita 
Volte  uerfo  le  sleìle  , 
Nomarle  crude  c^  dt  pietà  Tabelle . 
C  ofì  facendo  ,j]?effo 
Di  ricche  frondi  altero 
Vndrat  cantar  lungo  lituo  bel  Vermeffò, 
Come  Dafne  l^gg^^o 
Seguijltper  folmgoajpro  fentero , 

LODA  DE  LA  VITA  PA  S  TO  a  A  L  E. 

OP  A  S  T  O  R  I  felici , 
Che  d*m  picciol poder  lieti ,  e  contenti 
Hauete  i  cieli  amici  ; 
E  lun^i  da  le  genti , 
Non  temete  di  marcirà ,  o  di  uenti , 
N  oi  uiuemo  a  le  noie 
Del  tempejiofo  mondo       ale  pene  ; 
Le  maggior  nojtregiote 
Ombra  del  uojìro  bene , 
Sonpiu  di  fel ,  che  di  dolce^a  piene  ; 
M  ille  penfler  molejìi  ^ 
Ne  porta  infrante  il  dì  da  ^Oriente  j 
E  di  quelli ,  e  di  quejli 
Ingombrando  la  mente , 
Va  la  Ulta  parer  trifta ,  e  dolente . 
M  ille  de/ir  noi o/l 

Mena  la  notte  fatto  4,  le  fofch^ali , 
Che  turbano  i  ripafi 
Noftri ,  e  Jperan\e  ,  frali , 
Salde  radici  d'infiniti  mali . 
M  a  noi ,  tojlo  che  l'anno 


5  « 

Ey^fi  col  Sole  dal  monton  cele/le  : 

E  che  del  fero  inganno 

f  rogne  con  uoci  me/le 

Si  lagna  ,  e  d*allegre7^a  ti  dì  fi  uefte  : 

1^ apparir  del  giorno 

Surgete  liete  a^falutar  1^ Aurora , 

E*/  bel  prato  d'intorno 

Spogliate  ad  bora  ad  bora 

Del  uario  fior ,  cbeH  fino  bel  grembo  honora  ; 

nghtrlandati  ti  crine , 

Vi  più  felici  rami,  gli  arbufcelli 

Ne  le  piaggie  uicine 

fate  inefiando  beili  ; 

Ond^inal^ano  al  del  uaghi  capelli  : 

talbor  maritate 

A  /  uerd*olmi  le  Htti  tenerelle , 

Ch*al  fuo  collo  appoggiate  ; 

E  di  foglie  nouelle 

Wejlendofi  yfi  fan  f rondo fe  ,  e  beUe  * 

oi  cWa  la  notte  labore 

Kitoglie  il  giorno ,  dal  fecuro  ottile 

La  greggia  aprite  fuo  re  j 

Bcon  foaue  Bile 

Cantate  il  uago  e  dilettofo  Aprile  : 

n  qualche  ualle  ombrofa  , 

Ch\t  i  raggi  ardenti  di  ?ebo  s*afcondt 

Là  ,  doHe  Echo  doglio  fa 

Souente  alto  rifponde 

Al  roco  mormorar  di  Iucid*onde , 

hiudete  in  fonni  molli 

Gli  oabi  granati  ;  Jj>eJJi>  i  bianchi  tori 

Wrate  per  li  colli 

B  tiìj 


spinti  da  loro  amori 

Co^'^r  infieme  ;  e  lieti  a  i  uincitori 
C  oronate  le  corna  ; 

Onde  fi  tteggion  poi  fuperhi  e  feri 

Al'^r  la  fronte  adorna  ; 

Egtr  in  wfìa  alteri  , 

Come  wttoriofi  Caualieri . 
S  pe/Jò  ,  djpoi  che  anta 

Di  bionde  fpuhe  il  crtn  ,  la  Tlate  riede. 

Con  l'irta  chioma  auinta 

Di  torta  quercia  ,  il  piede 

Vago  mouendo  ,  con  /incera  fede 
I  n  ampio  giro  accolti , 

ha  figlia  di  Saturno  alio  chiedete  i 

E  con  allegri  uolti 

Grati  (  come  deuete  ) 

V aitar  del  fangue  a  lei  caro  Jpargeti 
S  ouente  per  le  riue 

Con  le  ueT^fe  VafloreUe  a  par» 

Sedete  a  l^ombre  efliue  ; 

E  fen\a  nullo  amaro 

Sempre  ,  pajjate  il  dì  felice  e  chian* 
A  uoi  l* Autunno  feria 

\ue  ueftite  di  color  di  rofe  ; 

Vomi  la  pianta  acerba  ; 

Me/e  l'api  ingegno fe  ; 

Inatte  puro  le  pecore  lanofe, 
V  oi ,  mentre  ofcuro  uelo 

il  uoftro  chiaro  cielnafconde  ^  ferra  ; 

Mentre  la  neue  ,  e*/  gelo 

A  le  piagge  fa  guerra , 

Lieti  de  frutti  de  la  ricca  terra , 


H  or  col  foco  ,  hor  col  nino  ; 

Sedendo  a  lunga  menfa  in  compagnia, 

Spre'^ate  ogni  defttno  ; 

Ne  amore  o  gelofta 

Da  gli  u fati  diletti  nnquaui  futa: 
H  or  tendete  le  reti 

A  la  gru  pellegrina ,  a  la  ceruetta  ; 

Hor  percotete  lieti 

Con  fromha  ,  a  con  faetta 

La  fuggitiua  damma  e  femplicetta , 

V  oi  quiete  tranquilla 

Hauete  ;  e  fen^^a  affanno  alcun  la  uita  ; 

\oinonnoiofa  fqmlla 

Ad  altrui  danni  inulta  ; 

l\a  fen\a  guerra  mai  pace  infinita . 

V  itagioiofa  e  queta 

Quanto  t*tnuidio  co  fi  dolce  Tlato  ; 
I    che  quel ,  che  in  te   acqueta , 
No»  folo  è  fortunato  ; 
Ma  neramente  fi  può  dir  beato» 

A         E  N  E  R  E. 

CH  E  prò  mi  mert,ch*io  t*hahhra  o  bella  dina, 
che  reggi  il  ter\o  cielo 
Su  quefla  uerde  e  diletto  fa  riua 
Sacrato  un  mirto  ;  //  cui  frondofo  crine 
No»  teme  ira  di  ghiaccio,  o  di  pruine  ? 
t  S*  armata  licer  di  mattutino  gelo 
*      SpreX^  il  tuo  dolce  foco 

La  uel^^ofa  Terilla  ;  e  dal  fio  Tfelo 
Tronco  la  fpeme ,  allhorchet  u^tgo  fnre  ' 


3  4 

Apria  le  foglie ,  e  Jtmojìraua  fuor  e  • 
S  calda  col  tuo  ualore  a  poco ,  a  poco 

I  fuoi  penfter  gelati  ; 

Scema  l* orgoglio  fi ,  che  troni  loco  , 
Doue  s*appoggi  ne  la  fredda  mente 

II  mio  dejtr  ma  più  d*ogn  altro  ardente . 
N  on  confentir  come  negli  anni  andati  ; 

Ch*to  faccia  ardente  ,  e  molli 
Quefi*aria  di  fojpir ,  di  pianto  i prati  ; 
E  che  del  fero  mio  fato  infelice 
Kifuoni  ancor  d'Italia  ogni  pendice  » 
O  defla  in  lei  pittate  ,  o  t  dejir  folli 
Humor  di  dolce  oblio 

Spenga  in  me  (l ,  che  cfuefle  pi^ggie  e  colli 
Varlin  meco  di  gioia  ,  e  di  diletto  ; 
E  di  meflt  penjter  fìa  fgombro  ti  petto  . 
C  hina  le  Jante  orecchie  al  canto  mio , 
Ne  ti  moftrar  pm  jchiua 
O  regina  di  Cipro  al  bel  de  fio  ; 
Cljognanno  haurai  ne  la  nona  sìagione 
Di  uaghi  e  Iteti  fior  mille  corone  . 

A  VENERE. 

FV  M  I  N  o  i  facri  altari 
Di  puri  ini  enfi  ^  da  pietofo  core 
^ofii  con  larga  man  ne  fofchi  chiari  ; 
Mentr*io  pien  di  dolore 
Canto  la  btUa  Dea  madre  d^  amor  e . 
A  Ito  pregio  del  cielo 

E  d*huomini  &  di  Dei  fommo  diletto  ; 
Madre  di  quanto  fente  e  caldo ,  e  gelo  , 
che  con  benigno  affetto 


Infondi  in  terra  ogni  felice  efitto . 
'  u  fitto  i  bianchi  rat , 

Tu  ne  la  luce  de  la  ter^a  Tìella 

Vra  le  gioie  del  del  lieta  ti  fiat  ; 
ogni  co  fa  bella 

Kendi  col  guardo  in  quefta  parte  ,  e*n  quella . 
r  e  ,  come  l* ombre  il  giorno , 

^uggon  le  nebbie  ,  le  tempefte ,  e  i  uenti  ; 

1/  cieL  da  tuoi  beglioccht  fatto  adorno 

Si  dimoflra  a  le  genti 

?ien  di  noue  uaghe'^e ,  e  d'ornamenti . 
\  /  tuo  fanto  apparire 

lagiouenetta  primauera  riede 

Co  ì  lieti  giorni  in  grembo ,  e  fa  fuggire 

Con  frettohfo  piede 

Ciò ,  che  la  fua  Tiagion  conturba  e  fede  : 
E  col  fiato  fecondo 

Zefiro  rende  grauido  il  terreno  ; 
Ondegtoifce  ,  e  fi  rallegra  il  mondo  5 
E  Id  terra  apre  ti  fieno 
Vherbe  ,  dt  fiori ,  e  di  belle'^e pieno  : 
'  r  u  d*un  foco  gentile 

Ì Accendi  ogni  animai  feluaggio  ,  e  fero 
Si  y  che  nel  ungo  e  dilettojo  Aprile 
Tien  di  dolce  penfiero 
I    Segue  Camica  fua  prefio  e  leggero  : 
jN  e  monte ,  fiume ,  0  mare , 

Erto ,  corrente ,  0  tempeftofo  fia , 
Giamai  toglier  li  puote ,  ne  celare 
Sua  dolce  compagnia , 
Ne  torta  ,  alpeftru ,  0  folitaria  uia , 
S  enl(a  te  nulla  cofa 

B  y; 




Aprirla  gli  ouhì  in  quefla  humana  luct^ 

Ma  siarta  ne  le  tenebre  nafcofa  ; 
T«  fola  /corta  e  dnce 
Sei  a  qt/anto  di  bel  qua  giù  rilnce  - 
D  unquejjoi  che  fei  tale , 

QÌiogni  co  fa  da  te  rtcem  alta  ;         .  • 
Sciogli  il  collo  dal  giogo  afpr'>  e  mortale 
lai ,  che  l*alma  fmarnta 
Torni  a  la  fna  tranquille  ^  lieta  ulta . 

ODA    NEL    NAT  ALE 
D*  A  N  T  I  T  I  A  N  A  . 

PASTORI  ecco  l* Aurora , 
che  co  begliocchi ,  e  con  V aurata  fronte 
Ogni  campagna  infiora  ; 
Et  uejltta  di  luce  ardente ,  e  bella 
Col  fuo  chiaro  (plendor  uince  ogni  Jìella . 
N  e  mai  da  l*ori^onte , 

Qual  hor  render  più  uago  il  mondo  uoUe  , 
ta  uide  herhofo  monte 
Vfcir  fi  adorna  ;  e  col  fito  puro  lume 
Verde  ogni  riua  far ,  chiaro  ogni  fiume  » 
M  irate  ch'ogni  colle 

Difcaccia  l'ombre  ;  e  ogni  chiufa  ualle 
D'un'humor  frefco  e  molle 
Dimoflra  ,  rotto  ogni  notturno  uelo  , 
Le  fue  noue  belle'^e  al  puro  cielo , 
C  ome  per  torto  calle 

Volge  con  le  gelate  humide  corna 

Al  fuo  raggio  le  Jpalle 

La  luna  ;  e  come  per  inuidia,  bagna 


ìf 

Col  pianto  di  rugiada  ogni  campagna . 
l  eco  chel  dì  adorna 
Al  Jho  apparir  di  rai  lucenti  e  heUi  ; 
"E  gioiofo  ritorna 

Negli  occhi  del  pieneta  almo  e  fecondo , 

Ad  honorar  di  fue  belle^a  ti  mondo . 
;  urgete  o  ?aJlorelli 

fronti  e  denoti  a  [aiutar  il  Sole  % 

E  i  uoflri  irti  capelli 

Adornando  di  fior  uermìgli  t  e  gialli , 

Guidate  dolci     amorofi  balli . 
)  i  rofe ,  e  di  uiole 

Coronate  i  nouelli  e  [acri  altari  ; 

le.  con  dolci  parole 

Cantate  il  dì ,  che  dal  fuperno  chioflro 
Vort))  quant^ha  di  hello  il  fecol  nojlro  . 
r  4/ ,  ch^ogni  felua  impari , 
Ogni  piaggia  ,  ogni  colle ,  ogni  pendice  ^ 
Con  dolci  accenti  e  cari 
Lodar  quel  giorno  chiaro  ,  et  honorato , 
Che  fece  il  mondo  ricco ,  e  me  beato  ♦ 
n  quefio  dì  felice 

Scefe  dal  del  la  candida  angioletta  ; 

\iuo  fonte  e  radice 

X>*ogm  uera  heltade  ;  e  di' quel  bene  ; 

che  fa  Labore  qua  giù  liete  e  f erene  . 
Z  io  che  gioua ,  e  diletta  ; 

Cto  che  gradi  fce  ogn*  anima  gentile  , 

Vorto  la  pargoletta 

Seco  dal  del  nel  uirtuofo grembo 

chiù  fa  digratie  in  un  eterno  nembo . 
)  gni  lingua  ,  ogni  side 


Canti  di  qnefto  dì  Valter  e  g  lorie 

Si ,  che  Garona  e  Thile 

Non  Voda  pur  ,  ma  cjuantogira  intorno 

Il  biondo  Febo  di  fua  luce  adorno , 
E  de  le  fite  memorie 

Si  tteggin  Vorme  chiare ,  egloriofe 

Ne  le  purgate  hi/lori  e , 
€he<:onle  lor  bellewe  ornin  le  carte  ; 
Come  lucide  Tielle  in  del  cofj>arte . 
I  0  di  uermiglie  rofe  , 

Ti  J}^^go  0  lieto  giorno  un  uafo  pieno  ; 

E  con  uoci  amoroje  , 

Doue  il  tributo  porta  otiofo  e  lento 
.  Tanaro  al  mar  col  fuo  corno  d^ argento  ; 
P  rego  ,  che^l  tuo  fereno 

Atra  notte  non  turbi  d'hora  in  hora 

Col  tenebrofo  feno  ; 

Ma  in  uece  di  notturne  ombre,  e  d^horrori  , 
Yolin  per  Varia  t  lafiiuetti  amori . 

ODA  AMOILOSA. 

CRESCETE  0  uaghi  fiori , 
E  quejle  uerdi,  Jponde 
l^ingete  di  natìj  uarij  colori , 
fì^agnati  da  cjuejl'onde , 
che  uerfan  gli  occhi  miei  calde,  e  profonde 
C  refcete;  e  del  mio  duolo 
Poi  fate  al  mondo  fede , 
che  mi  uedefte  lagrimofo  e  fola 
Volger  quii  laff'o  piede  , 
chiedendo  del  mio  mal  qualche  mercede . 


oi  arhufcelli  fchtetti , 
Ne  le  cui  fronde  afcofl 
Cantano  lieti  i  garruli  augeìletti  ; 
Se  i  uojlri  rami  omhrofì 
Sian  femore  uerdi ,  frefcììi ,  e  dilettofi , 
'  tua  mai  fempreuofio 
Co  torti  rami  a  paro 

Colei  y  eh* io  piango  ogn*hor  tal,  ch*ogni  hoJc9 
Con  fuon  Joaue  ,  e  chiaro 
Canti  d*Antiniana  il  nome  raro . 
ne  la  uojlra  fcor\a 
Crefia  con  Vamor  mio  , 
Doue  lo  fcriuo  fi ,  ch^oUraggio,  o  for\a 
Del  tempo  irato  e  rio , 
Contrafli  in  damo  al  uoflro  bel  depo  . 
\  eh  perche  quejio  fiume  y 

Che*l  mio  angofciofo  pianto 
!  Accoglie  in  grembo  per  lungo  cofiume  , 
Non  è  quello  ,  ci?* io  canto  , 
E  preX:{o  più  ,  chel  Tebro,  il  Nilo,  o*l  Xantof 
erche  non  e  Sebetho  , 
che  col  fito  ptcciol  corno 
Le  fue  ricchel^e  al  mar  tranquillo  e  lieto 
"Porta  ,  mai  fempre  adorno 
Di  uerdi  riue  ,  e  diletto fe  intorno  f 
h*io  uedret  da  begliocchi , 
Come  da  duo  Leuanti 

\fctr  :l  Sol ,  onde  ogn*hor  HÌen ,  che  /cocchi 

Amor  ne  lajìi  amanti 

il  dardo  ,  che  lor  rende  arfi,  e  tremanti, 

fiume ,  0  riue ,  o  colli , 

Voi  del  mio  caro  bene 


4  0 

Godete  ogrChor  ;  ^  io  con  gli  occhi  moUt 
De  le  mie  grani  pene 
Vario  co  fior ,  con  Imberbe ,  e  con  barene . 
C  on  mi  uaga  dateria 
Sin*a  fera  ragiona; 

Con  mi  jouente  fi  trafluUa ,  e  fcheTXA  \ 

In  mi  p paragona 

A  la  lucente  figlia  di  Latona . 
O  fiume,  0  colli  y  oriue. 

Quanto  inuidia  ui  porto  ; 

O  uerdi  lauri ,  o  pa  ìlidette  oliue  ; 

Del  mio  dolce  diporto 

Voi  ui  godete  ,  O'io  ftfjfiro  a  torto . 
O  troppo  fortunati 

Vaghi  fiori  e  fre  fiche  herbe  , 

Oue  i  uefl'fgi  [acri  ^  honorati 

Stampan  le  piante  acerbe  , 

Che  ui  fan  d'ogni  tempo  alte  ,  efaperh  . 
O  beato  tre  uolte , 

Doue  tra  i  fior  noueUi 

Giace  talhor  con  l'irte  treccie  fiiolte; 

E  co  biondi  capelli 

Kendei  raggi  del  Sol  men  chiari  e  beUi . 

V  ci  lealtà  miaaUegreX^  , 

Uauete  ,  io  piango  ogn^hora 

"Lungi  da  la  celefle  alma  beUeT^  , 

che  ,  come  uaga  aurora  , 

De  la  fua  luce  il  cielpinge  e  colora . 
T  ìton  tu  fempreteco 

H-z/  la  tu.i  donna  bella  , 

Fr  IO  perche  la  mia  non  fempre  meco  ? 

O  mia  nmvca  ficUa 


4« 

Qual  duro  fato  a  lagrìmar  m* appella  ^ 

ira  tu  bianca  Luna 

la  mia  doghofa  forte , 

E  per  pietate  la  tua  luce  imbruna  ; 

eh* altro  giamai  che  morte 

Kon  fia  (  priuo  dt  let  )  che  mi  conforte . 

perche  fempre  uiua 

Qui' l  mio gr due  dolore , 

\o  che*in  un  tronco  di  mia  man  fi  fcrlua  ^ 

Dafni  qui  in  trtfto  humore 

Stillo  lontan  da  la  fua  Donna  licore  • 

ODE  NEL  SVO  NATALE. 

y  O  I  che  dì  uaghi  fiori 
tìagial*anno  Jpogliato  ^ 
E  d*herbe  frefche  ogni  uicino  prato  ; 
freftami  ^poìlo ,  accio  ti  helgiorno  homtì , 
Le  uerdi  frondt  de  tuoi  facri  allori  • 
ico  il  giorno  fereno , 

\  che  del  fanto  paefe 

I  Vefìita  d'humtha  Valma  difcefe  : 
'Et  d*  Adria  ne  [^altero  almo  terreno 
hperfe  ghocchi  a  la  gran  Donna,  in  fen$ , 
on  è  ar  bufi  e  Ho  filmetto  , 
Non  è  colle  ,  Ite  riua  ; 
Oue  fia  fronda ,  fiore ,  o  ber  betta  uiua , 
Sigli  ha  r Autunno  con  fdegnofo  ajfett9 

;  Vriuo  del  lor  honor  le  fpalle ,  el petto  * 

I  re/lami  o  chiaro  Sole 

1  Le  tue  facrate  frondi , 
Acc/ò  un  nouello  aitar  orni  e  circondi  :  


/ 


4  » 

E  far  lo  del ,  poi  che  Ì*bonora  ,  e  cole  i 

V  ingegno  mio  con  fcritti ,  e  con  far  ole .  ' 
E  rgete  un  ricco  altare 

fanciulli  \e*n  quejlo  loco 

Accendete  un  lucente  ,      uiuo  foco  , 

Ch\trda  con  le  uiuaci  fiamme ,  e  chiare 

Le  ricchezze  ,  eh* Arabia  a  noi  fuol  dare  .  i 

C  hi  mi  porge  la  Lira  ; 

che  4^1  quel  ramo  pende  ,  j 
ÌAentre  il  bel  foco  al  et els* inalba ,  e  Jplendn 
E-dal  più  puro  fiso  dolce  odor  /pira;  ] 
Mentre  la  mufa  mia  lieta  m*mjpira  ? 

C  antiam  dotta  Thalia  j 
il  bramato  ritorno  ì 
Di  queflo  per  me  lieto ,  e  facto  giorno  %  \ 
Co  fi  mai  fempre  il  tuo  bel  fonte  Jta  j 
Vten  del  foaue  humor  di  ^oefia  .  | 

O  gntpenjler  noiofo ,  j 
f.hj^nt  ingordo  de  (Ire  , 

V  adc>  lontano  ,  fugga  ogni  martire  ' 
E'«  Ljuefio  allegro  giorno  e  dtlettofi  ' 
Wiuu  meco  piacer ,  pace  ,  e  ripo/ò . 

N  on  caggia  atra  importuna 

Nebbia  da  l*aere  puro ,  * 
che  renda  quejlo  dì  fofio ,  ofcuro  ;  ' 
Ma  uada  ogn'ombra  ,  ogni  cofa  bruna  ,  ^ 
A  Jìaxficon  la  notte  ,  e  con  la  luna  .  ! 

O  dì  per  me  giocondo , 

Per  me  felice  ogn*hora  :  ^ 
Con  cui  nel  grembo  de  la  uaga  aurora 
Con  rajpetto  del  ael  lieto  ,  e  fecondo  , 
Wenni  contento  ad  habitat  mi  mondo . 


/  Salti  faccia  eterno 

Si ,  che  non  apran  l'hore , 

C  han  de  l'albergo  fuo  dolce gouerno 

Mai  altro  dì  ;  ne  col  /ho  fofio  barrare 

Copra  la  notte  ti  tuo  uago  colore» 

laTiagion  fiorita 

,    Col  fuo  temprato  cielo  , 

Da  te  lontano  faccia  ti  caldo ,  €*lgelo , 
Tornando  in  dietro  unga  e  colorita 

ii  A  uitter  tecóuna  beata  una . 
an  ti  ào gigli y  orafe 
Ver  coronarti  ti  crine  , 
Cboìnai  gli  ha  tolti  ti  ghiaccio ,  e  le  pruine  : 
Ma  con  noci  leggiadre  0*  amorofe 
Narro  ad  ogniun  le  tue  bellewe  afcofe  • 
anciuRt  homai  cantat  e 
Accolti  in  lunga  fchiera  ; 
E  con  una  gentil  noua  manera 
Quefto  febee  dì  meco  honorate , 
Ond*ei  fia*n  pregio  a  la  futura  etate . 
t  a  baccbo  rendete 
Nel  uoftro  dolce  canto  , 
A  cui  i  facro  qu  e  (lo  giorno  fanto , 
Gratie  infntte  ^  fi  come  deuete , 
I  Con  ucci  chiare ,  e  con  le  f accie  bete . 

AL  PRENCIPE  DI  SALERNO. 

V  O  V  E  i  uagbi  arhufcelli 

Con  le  dt fior  te  braccia , 
E  coglt  ombro  filar  uerdi  capelli  : 
Copron  la  bella  faceta 


4  4  : 

D'tin  praticello  herhofo 
Si ,  ch*a  i  raggi  del  Sol  Hia  Jèmpre  afcofo  j 
O  pur  lungo  le  ;e 

D* un  trafp urente  fiume; 
Le  cui  ue'^ofe ,  e  leggiadrette  Diue 
Già  per  lungo  coftume 
Coronate  di  fiori 

DanX^no  con  legratre,  e  con  gli  amori: 
L  ungi  dal  mìgo  ignaro  ; 

Diuifo  dagli  affanni  ; 

Va  le  cure  del  mondo  inuido ,  auaro  , 

Cantar  le  mufe  i  danni 

Vi  Troia ,  e  le  ruine 

Con  ucci  fi  /onore ,  e  pellegrine  : 
H  omero  canto  l*ira 

Delglortofo  Achillei 
-  Onde  la  Grecia  ancor  piange ,  e  fifjfira  , 

che  fra  l*alte  fauille 

De  la  Troiana  gloria 

Legge  de  figli  fuoi  fi  cruda  hifiorra  • 
L  afita  Febo ,  quaVhora 

Di  Venere  ,  o  di  Marte 

Cantagli  amori;  o*l pianto  de  1^ Aurora, 

Le  citt  att  in  di/parte  ; 

Et  uh  ,  doue  s*afconde 

Kiuo  \  ecol  uago  mormorar  rifponde 
A  zìi  awrelletti  z^i  » 

che  uanno  d*ombra  ,  m  ombra 

Sfocando  a  prouagli  amorofiguai  ; 

Doue  ?arnAfo  adornò  ra 

Co  fuoi  Lauri  honorati 

Le  riue  d'Hippocrene ,  e  i  uerdi  prati  : 


f  cut  /onoro  canto 
?er  quell*onde  lucenti 
\Zandidi  cigni  con  lor  dolce  pianto 
KÌternan  ;  tal ,  che  i  uenti , 
E  /  ceUfii  pianeti 

Stan  a  tam*armonia  taciti  ,  e  queti . 

t  UDÌ  Signor  uclete , 

che  fra  mille  molejìe 

Cure  y  che  Vhore  mie  ferene ,  e  liete 

Con  ofture  tempejle 

Turbano  fi  Jouente  , 

A  cantar  d*Amadigi  aly^  la  mente, 

che  fra  mille  o/curi 

Corui ,  che  col  lor  roco 

Garrir  uan  per  lo  Ciel  lieti ,  e  ficHTt , 

Canti  l^honejlo  foco 

Ve  It  bella  Oriana 

\Con  la  felice  mia  mufa  Thofcana  • 

!0  la  chiamo  ,  ma  tn  damo  ; 

dì  ella  jchma  ,  e  {degnofa 

ÌVrepone  a  quefto  Cui  le  riue  d'Arno  ; 

lE  con  noce  amorofa 

\lAi  prega  ,  ch'io  mi  fgraui 

Da  qiiefli  altri  penfier  noiofi ,  egraui  : 

ieri) ,  fe  pur  bramate , 

\che  quefla  hiftorta  bella 

I  faccia  conta  a  la  futura  etate 

VYal  ;  chorrtda  procella 

ÌDel  tempo  ,  non  la  chiuda 

\ln  qutWonda  d'oblio  rapa:e  ,  e  cruda  : 

anto ,  che  quattro  mite 

Di  rofe  coronato 


^6 

A  Pherhofo  terren  le  neui  tolte 
Torni  con  ranno  ufato  ; 
E  con  le  corna  (tauro 
Qfiel  di  Europa  felice ,  e  lieto  Tauro  : 
S  iate  Signor  contento 
C///0  uitia  ,  Que  ti  defio 
lAi  chiama  ognhor,  a  nuWakra  opra  ìnten 
St ,  che  col  canto  mio 
Con  tah  del  mio  ingegno 
Vaccia  ancor  uoi  d*€terna  laude  degno . 

•AL  S.  SCIPION  CAPECCIE. 

CA  P  E  C  C  I E  procellofa ,  atra  tempefla 
Di  contrarti  penjleri  y 
Per  dtuerft  fentieri 
Hor  in  quella ,  hor  in  quefta 
far  te  del  gergo  del  mio  gran  defto 
SoJJjinge  ti  trauagltato  legno  mio  : 
E  benché  ti  mio  Nocchiero  habbia  [oleato 
V elaghi  periglioft , 
Con  uenti  pitt  orgogliofi  : 
E  mai  fempre  (aluuto 
Va  l*impeto  de  l'onde  la  fua  barca  , 
Vi  ricche  merci ,  e  preciofe  carca  : 
H  or  fi  dffperadt  trottar  ti  porto 
Sen\a.*l  uoftro  configlio  ; 
che  da  maggior  pertglto , 
Tifi  faggio ,  ^accorto 
ScorT^er  potrete  la  dubbiofa  mente 
Si ,  t/?e  l*tra  del  mar  non  la  fgomente . 
Vamor  del  Stgnor  mio  ,  che  per  deflino , 


47 

Et  per  debito  adoro  , 

Now  ptir  urna  ,  &  honoro , 

a/  johto  camino 

De  V antiche  faitche  ancor  in*/mita , 
Et  a  l'ufata  mia  penofa  uita  . 
a  la  neue  del  tempo  ,  che  rrCimhianctt 
}  Le  già  mature  tempie  ; 
E  cliedt  crcfpe  m*empie 
La  carne  afflata  ,  e  slanca , 
Mi  chiama  m  parte  dt  ripofo  piena  , 
A  uita  più  tranquilla  ,  e  più  /e rena  : 
icendomi ,  homat  tempo  è ,  che  s*appenda 
Egli  fproni ,  e*l  cappello 
Sourad  un  ramttfcello , 
\Ch*al  Ctel  le  braccia  ejìenda 
!D/  qualche  ombro/o  Fa  gio  ,  o  d^un*\het€ 
Sacrandoli  a  la  Dea  de  la  quiete  : 
\:heH  fianco  da  Varmi ,  e  da  la  grane 
Frf  tea  Tianco  .  e  laffo  , 
S*appoggi  a  tronco ,  o  a  [affo  , 
voue  ihtara  ,  e  foaue 
Acqua  fuggendo  ,  e  mormorando  innnde 
Di  perle  ,  e  di  fmera'.dt  ambe  le  Jponde  : 
fai  habbiamo  ut  fio  al  fuon  di  I  rombe 
Tante  nimiche  fpade 
Par  fangu'gneleTirade  : 
E  pmtli  a  Colombe 
Sanxj  il  VaLon  ft*ggir  le  genti  uinte 
Di  pallido  timor  machiatc  ,  e  tinte  . 
fai  hahbiamo  /corto  il  Signor  nojìro 
\Zoronat(^  d*honore  ; 
f.à*honeJljo  [udore 


48 

Pm  che  di  perle ,  o  d*oJlro 

Lieto ,     ahier  co  i  prigionieri  inante 

H ornar  uittoriofo  ,  e  trionfante . 
H  or  migioua ,  ou*un  ?in  le  piagge  adombra  ; 

O  doue  il  cafo  reo 

La  moglie  dt  T ereo 

Vtange  ,  tn  qualche  frefch^omhra 

Alternar  con  la  Cetra  ,  e  con  la  noce 

Il  fuo  fatto  più  d*altro  empio  >  ^  atroce .  '  , 
H  or  migioua  da  queflo  altero  fcoglio  i 

De  le  Sirene  ,  udire  I 

Gli  A  ugelli  gai  languire  ; 

E*/  lor  dolce  cordoglio 

sfogar  con  uario  ,  e  con  canoro  Tlile  J  - 

chiamando  il  lieto  ,  e  dtlettofo  Aprile  ;  L 
E  1 1)or  co  chiari  rai  del  primo  Sole 
Andar  per  uago  colle 
Vi  rugiada  ancor  molle , 
Vi  mammole  uiole  , 

E  d'a  tri  fior  cogliendo  un  pieno  lembo , 
Per  adornar  de  la  mia  donna  ti  grembo  . 
M  i  diletta  taVhnr  ueder  ti  mare 

Garrir  con  l*aure  eftiue  j  [ 
E  le  marine  diue 
Volcemente  ficher^are , 
lAen^ndo  lieti ,      amòrojl balli 
Uel  fondo  bel  de  licjuidi  crtftalli . 
E  lafi"^liadi  ledain  lunga  [(:htera. 
Co  t  pargoletti  amori 
Verqueftì  falphumori 
Gir  Ufau  t ,  altera 
Del  Ugviadretto  fuo  corporeo  uèlo 

ìnamorand 


4  9 

Inamorando  il  mar  ^  la  terra ,  e*l  Cielo . 

ia  le  mufe  del  mio  con  lor  ritorno 

forfè  liete  ,  e  feflofe , 
j,  Coronate  di  rofe 
'  Lodano  il  chiaro  giorno  ; 

E  meco  Jpefjo  in  quejìe  riue  apriche 

Cantano  L*honorat&  mie.  fatiche . 

a  quejli  duoi  nimici ,  e  fieri  uents 

Sojpmto  il  fragil  legno 

Del  mio  debile  ingegno 

Var  che  tema ,  e  pauenti . 

Se  col  uoflro  fuuer  prudente ,  e  fido 

No»  lo  fcorgete  al  dejtato  Udo  . 

atei  Signor ,  che  Vtmagin  nottua  , 

E  la  uefla  bagnata 

A  uoi  farà  facrata 

\n  quefìa  uerde  riua  ; 

che  farà  tefltmon  chiaro  ,  ^  aperto 

Del  mio  periglio ,  e  del  gran  uojìro  mert9  ; 

L  SIGNOR.  LELIO  CAPILVPO. 

Elio,  qtù  doue  ti  Sole 
V  Con  l* obliquo  fuo  maggio  , 

Ne  d* Aprii ,  ne  dt  Maggio 

fa  ,  come  altroue  fuole , 

Vtlettofo  ti  terreno 
I  A  mtUe  uarij  fiori  aprire  il  fcn»  : 

He  Vhorrtdo  uerno 

Tiene  il  neuofo  Kegno  , 
j  E  pien  d*ira ,  e  dt  [degno 

Si  fa  di  Flora  fcherno 


S  o: 

.Ou*AcfulIone  irjt0 

Copre  di  gelo  ogw  mente  .,  ogntptm  : 
O  ue  il  ghiaccio  afpro  ,  e  duro 

Voti  freno  a  t  fimni  uaght  ; 

E  /  freddi  Tiagni ,  e  i  laghi 

Nafcondenv  il  fuofuro 

Tondo  y  cjM/  doue  il  Oelo 

Si  uefte  ogìihor  di  tenebrofo  uelo  : 
F  ra  quejìe  Tirane  gentil 

Doue  uirtà  ,  c^t»  honore , 

Qual  fuor  del  fuo  licore 

Vefci  fmarrni ,  e  Jpenti 

Stan ,  per  lungo  camino  ; 

M*  ha  fcorto  ti  mio  infelice ,  empio  dejìiné. 
Qjiì  mi  fero ,  qui  uiuo  ; 

Se  chiamar  fi  può  uita 

Quepa  lajfo ,  che  inulta 

Vhuomo  di  gioia  priuo 

In  doloro fe  tempre 

A  fojpirar  ,  a  lagrimar  mai  fempre . 
E  fe  tal*hor  mi  uolto 

In  ciucila  parte  bella , 

V*  la  mia  fida  TleUa 

Con  rugiadofo  uolto 

Hi  chiama  da  lontano  ; 

E  mi  jojpira  lungamente  in  uan9  : 
P  rendo  tanto  conforto 

Da  quel  Cielo  amoro fo , 

ci)* ogni  71  aio  noiojo 

Vongo  m  oblio  ;  ma  corto 
quel  diletto  ,  e  frale , 

Vot  die  lontano  è  ti  ben  ,  prefente  il  rnéiU  ^ 


patria  Miuflre  ^  o  madre 

0' Imperadorì ,  e  Kegt  ; 

Che  co  lor  fatti  egre^ri 

Kendonò  ofcure  y  a^^^ 

Tutte  L*ol?re  honorate 

De  Inanime  più  chiare ,  e  più  lodate  : 

patria  ìUuJìre  ,  ù  albergo 

Di  quanto  ben  ci  mojìra 

Quefta  terrena  eh  io/ir  a  , 

A  te  ni  inalbo  ,  tp*  ^^go  ; 

E  t*honoro ,      effaho  , 

Quanto  le  rime  mie pojjòn gir*alio  . 

eltc e  noi ,  felice 

Tre.  uo  li  e ,  e  pm ,  che  ti  giorno 

in  fi  beta  foggiamo 

Vacate ,  oue  non  lice 

Veder  co  ,  che  non  fja 

Tutto  pien  di  uirtU,  di  leggiadria , 

oi  folingo  tathora 

Taltout  al  uolgo  ignaro , 

Con  l*altre  mufe  a  paro  , 

Doue  Zefiro ,  e  Vlora 

Spargon  le  loi^ricche^\e  , 

Cantate  le  dtuine  alme  bellt'^e . 

i  c^uella ,  che  prefcriue 

I  chiarì  giorni  uofìri  ; 

Tal'hora  con  gli  inchioflri 

Vurgati ,  per  le  riue 

Vergate  ,  d*un  bel  rio 

Carte  fecure  da  l*eìerno  obU$  . 

fe  benigna  forte 

Vi*  apr  editi  Orienti 

C  ij 


Quel  dì  chiaro  e  lucente  ;. 

ci?* al  bel  dejlo  mi  porte  ; 

chi  più  di  me  contento 

Spargerà  mei  d^allegre%^d  al  uenta?  . 
N  occhtero  accorto  ,  e  faggio , 

C* ha  guardata  la  naue 

T>a  tempejìa  atra ,  e  graue  ; 

Giunto  al  fin  del  uiaggio 

Appende  fu  le  Jponde 

Vhumide  uefìi  al  Dio  de  le  fals*onde  : 
I  agli  (proni  y  e* l  cappello 

Qual  sianco pellegrino  , 

Che  da  lungo  camino 

Venga  ,  ad  un  ramufceUo 

D'm«  ?ino  ,  e  d'un* Abete 

Vo  facrar*a  la  Dea  de  Inquiete: 
I  ndi gioiofo  ,  e  lieto 

Ne  l'honorato  monte , 

chioma  la  bella  fronte 

Del  gran  Salerno ,  queto 

Mirar  hor  ne  le  cììtare 

Onde  fcher\argli  Ivjjfidi  Dei  del  mare 
E  D.rì  eGalatea 

Di  perle  ,  e  di  coralli 

Cinte,  amor nfi halli 

Guidar  con  Vanopea  ; 

^t  arder  co  fof^tri 

Vacque  nel  foco  de  lor  bei  defiri . 
E  i  lajciut  Tritoni 

Tarhor  andar gui'^ando  i 

^De/lofi  cercando 

I  più  pretiofìdoni 


?er  coronarne  il  crine 

De  le  lor  Ninfe  uaghe ,  e  pellegrine  . 

alhor  con  la  ueX'Kpf^ 

lAia  Pajlorella  ,  è  lieta , 

Quando  il  fouran  Vianeta 

Kendeuaga  ogni  co  fa  ; 

"E  col  raggio  fecondo 

Orna  di  uarie  fue  belle^  il  mondo , 

e  mattutini  albori , 

Mentre  i  foaui  augelli 

Sopra  i  uerdt  arhufcelli , 

che  fpiran  mille  odori , 

Salutan  lieti  il  Die, 

Dolcemente  cantar  le  pene  mie  : 

fra  il  canto ,  a  le  Kofe 

De  la  purpurea  bocca , 

Onde  Amor  uibra  ,  e  fcoccA 

Le  fue  gioie  più  afcofe  t  ■ 

ìnuolar  dolci  baci  ; 

E  far ,  con  lor  garrendo  e  guerre ,  e  paci  • 
or  con  le  mufe  amiche  « 
che  slàn  meco  fouente , 
Cantar  lieto ,  e  ridente 
Vhonorate  fatiche 
Del  mio  Signor  gentile , 
Con  colto ,  uago  ,  e  diletto/o  Siile  , 
dì  chiaro  ,  io  ti  {acro 
Quejìa penna;  e  fe  mai 
A  me  lieto  uerrai , 
Ti  faro  un  fìmulacro 
Ne  le  uiuaci  carte  , 
Yfian  le  glorie  tue  finte  ^  e  cojparte . 

G  iij 


$4  A 

S  i ,  che  miU^dtjm  ]  e  poi 
Le  genti ,  che  uerrànno  , 
Come  al  più  bel  de  l'anno  , 
Al'^in'aghhonor  tuoi 
Kkchi ,  e  fe/lflft  alt4ri  , 
Et  Him  ogn'hor  fra  f  iu  famoft,  exhlari. 

A  Lieo  F  I  V  M  E  D*  A  V  G  V  S  t  A  * 

MENTRE  il  giogo'af^'ro ,  e  durù 
Al  tuo  rapido  corfo 
^on  cofì  fero  morfo ,  , 
fuori  del  tuo  più  puro 
A  folta ,  afcolt4  g  Lieo 
Ciò ,  eh*  io  piangendo  ,  e  fij^irando  dico» 
E  y  fi  per  forte  y  alcuna 
^ella  Ninfa  Ti  a  tecp , 
in  quel  mufcofo  fpeco  ; 
Cui  aduerfa  fortuna 
Nel  n}4r  d*errìpio  dolore 
Uubhia  fommerfo  iìgioftattetto  core  : 
E  fca  ,  moffa  a  pieiate  . 
De  miei  doglio f  accenti  ^ 
Hor ,  che  tacciono  t  uentì  ; 
E*;i  quefte  ritte  amate 
Stendendo  ti  bianco  lembo 
Quefle  lagrime  amare  accoglia  in  grembo 
C  he  fede  fofpir  miei  ^  ■ 
Vaura  calda  ,  e  cocente , 
Non  difilla  l'algente 
Gelo  ,  onde  cinto  fei , 
Non  fai  la  Tiate ,  e'I  uern§ , 


ss 

Mane  farai  da  quel  cinto  in  ttern9, 

[colta ,  che  n*andrai 

Indi  pÌH  ricco  al  mare  : 

f.  ne  l*onde  tue  chiare 

ìmpreffa  porterai 

Vi  man  del  penjler  mio 
.  Quella  beltà  ,  che  s'afjhmiglia  a  D/#; 

,fe  quale  io  lamirq 

In  quejìe  lucid^onde  , 

Co»  le  fue  chiome  biondi 

C  mte  da    >  lieto  giro 
,  Vi  mattutine  roje  , , 
ì  Arder  d'amor  tutte  l'humane  cofe  , 

al  la  uedejli  ancora  ; 

Wfero  iirfo  ;  e  piagato 

fonando  il  manco  lato  , 

;  Sojpirarejìi  ogn*hora 

Nouo  ?lgmaleone , 

Come  fece  Ciprigna  il  caro  Adone . 
f  !  0  fouente  Vho  wfla 

I  Aliando  gli  occhi  al  Cielo , 
;  I  Ogni  noiofo  uelo  , 

\Che  lo  turba  e  contri fta  , 
!  I  Sgombrar  col  uago  lume  , 

!  E  far  cangiar  al  Sol  firada ,  e  cojltime, 

t§efl*è  Lieo  la  Donna  , 

Ch'io  rruerifco  ,  ^  amo  ; 

che  ne  fofpir  miei  chiamo  j 

Vprte  ,  e  falda  Colonna  , 

che  mi  fojìiene  in  quefia 
.  ìFercoJfa  di  fortuna  ajpra^  e  molejla  : 
\f  t  io  mefchino  uiuo       .       . r '^.^  . 

C  iitj 


Lungt  da  tanto  bene , 
Sol  dino,  dolce  Jpene 
Vafcendo  ti  cor ,  che  priue 
De  l*ufatò  diletto 

Sfoca  con  gli  occhi  il  dolorofo  ajfett$ . 

uanta  tnuidia  ti  porto 

Felice ,  e  bel  terreno  , 

eh  inonda  il  gran  Tirreno  ^ 

Oti*a  dolce  diporto 

Sen  ua  l*almo  mio  SoU  v 

Stampando  col  bel  pi  è  gigli  ,  e  utok  : 

uant^a  quel  monte  adorno  , 

ì^e  la  cui  lieta  fronte 

Tofio ,  eh* a  VOri^onte 

S^inal'^  il  chiaro  giorno , 

Scopre  tante belle'^ye  ,  ; 

Quant^ha'l grand' Ocean  chiufe  ricche'^\e  : 
T  «  con  miglior  uentura 

Salerno  alto ,  e  gentile  , 

Quella  beltà  ,  che  wle 

Kend^ogn* altra ,  C-ofiura^ 

Vofìedi  in  lieta  pace  % 

E  difpre'^i  ogni  influjjò  af^ro ,  e  rapace , 
C  /?eV  loco  ,  ou'ella  pofa , 

Qual  porto  di  falute 

Per  occolta  uirtute 

ì^on  teme  aura  noiofa 

Di  dejìino  infelice  ; 

fimpr'ha  intorno  il  Ciel  chiaro ,  e  felice 
D  eh  ,  perch'in  quelle  riue, 

DoH^tn  leggiadra  fchiera 

fauonio ,  e  2rimauera , 

E  Maitre 


E  r altre  gale  Diue 

?ra  mille  uarij  fiorì 

Scher\an*ogn*hor  co  pargoletti  amori , 

ajjò  non  mi  conduce 

Il  mio  fato  maligna 

Kefo grato  ,  e  benigna 

Si ,  che  con  l*alma  luce 

De  la  mia  fida  Tiella 

Efca  da  queft*horribile  procella  : 

nde  nel  uolto  uago , 

In  quegli  occhi  Jereni 

Vi  gratta  ,  e  d* amor  pieni  ^ 

Mirando  ;  lieto ,  e  pago 

Kitorni  a  quella  uita  , 

che  m* era  già  fi  dolce  ,  e  fi  gradita  • 

benigna  forte 
M/  riconduce  al  lido 
M/a  defiato ,  e  fido. 
Con  un  canape  forte  ; 
E  con  ancora graue 
fermerò  in  porto  la  mia  fianca  nane  ; 
,  qual  faggio  Nocchiero  , 
CJje  più  uolte  Vòrgoglio 
Vint'ha  del  mare ,  io  uogIi§ 
Con  deuoto  penfiero , 
E  con  altt ,  e  diwni 

Vrieghi  ,f aerarla  a  i  fatfi  Dei  Marini  • 
a  lieo  tu  pur  corri 
Tacit  0  fotto  il  ghiaccio , 
Con  le  tue  Ninfe  in  braccio  i 
E  /  mìei  lamenti  abhorri  ; 
Cerp9  Barbaro ,  e  crudo  , 

C  V 


Vofcik  che  fei   ogni  pittate  ignudo  : 
P  oi  che  fpirto  ueruno  , 
Di  pietanontimoue  y 
pr:ego  h terno  Gioue  , 
che  mai  femfre  importuno , 
Vigro gelo  t*ufcondu\ 
ÌSle  Jhlla  unqua  ti  fì^i  dejlra  ^  o  fecvtpd^, 

S*  A  L  L  E  G  R  A  D  E  L  R  I  T  ORNO 
A     L  A    P  A  T  R  I  A. 

ECCO,  cheH  Hugo  Jiore 
De  U  Jpeme  uiuace  ; 
Cui  deflinorapace 
Viauea  tolto  Nmmore , 
che  donar  le  folea  uirtù ,  ^  odore , 
Spiega  le  foglie  al  Cielo 
Sen'^  timor  di  n  uhi  lofi  uelc . 
K  allegrati  cor  mio  , 
Verche  toflo  uedrai 
Quei  chiami  ardenti  vai  i 
Quei  rai  mi  fero  ,  ouio 
Kaccolgo  il  frutto  dd  mio  bel  dejto  ; 
Tojlo  uedrat  colei , 
ch'arder  può  del  fuo  amor  huomini  >  e  Dei  , 
M  ufa  trijìa  ,  e  noiofa  , 

Sgombra  tigni  penfter  egro  ; 

E  fquarcta  ti  uelo  negro  , 

che  qual  purpurea  rofa 

Nebbia  ,  parer  ti  feagraue ,  e penfofa  : 

E  con  fuono  giocondo 

Empi  di  gioia ,  e  d*alle^rt^^  il  mondo  • 

4"  "  O'* 


eco ,  che  pur  i'horn0 

Oop'j  tante  fatiche 

A  cjiuelle  pi<iggf^  apriche  , 

Ouel  Pianeta  adorno 

Porta  più  lieto  ,  e  più  fireno  il  giorno  : 

yj*  grati  a  ,  e  leggiadria, 

Sieden*m  grembo  de  la  Donna  mia  » 

•n/ìer  nago  ,  e  gentile  : 

Chat  fouente  [colpito 

Quel  Molto  almo  ,  e  gradito , 

che  mi  fa  parer  uile 

Quanta  beltà  Tià  fra  Timauo  ,  e  Ihile, 

Ond*ogni  fiore ,  ognherba 

Sen  uà  di  tal  fauore  alta  ^  e  fuperba  : 

accogli  ogni  jìgura , 

Ch*impreffa  in  quefte  riue , 

Et  in  queJVaccjue  uiue 

Hai  con  (imbtl  cura  y 

che  ne  Tiupifce  amore ,  e  la  natura  ; 

E  non  laffar  cojparte 

Opre  fi  belle  in  odiofa  parti . 

ifta  ,  che  cjuejìo  fiume  , 

Quefio  del ,  quefte  piaggie 

Prima  ro^e ,  e  feluaggie , 

Prefa  dal  uiuo  lume 

Qttalitate gentil ,  cangtan  coftume  : 

E  che  d*amor  ragionai 

Ogni  Tlerpo ,  ogni  [affo ,  ogni  perfona  . 

tfla ,  cheH  nome  amato  , 

zi)  io  adoro  ,  et  inchino 

\n  quefto  peregrino 

clima  yfempre  lodato 

C  y; 


€  o  » 

\iuA  ne  tronchi ,  e  crefca  atQlela  al^to 
Tal ,  che  mill'anni ,  e  poi 
S*honorfn  da  le  genti  i  pregi  fuoi» 
C  iaquefl* aura,  y  quefi" onda 
Turbata  dal  mio  pianto , 
Mentre  col  dolce  canto , 
Qual  cigno  fu  la  fionda 
Vi  leandro  piangea  la  treccia  bionda 
henche  dura  ,  e  crudele  . 
Alternaua  colduol  lentie  querele» 
T  u  poi  dietro  al  de/tre 
Aliarti  uago  ,  e  fola 
A  pellegrino  uolo  , 
'E*n  que  begliocchi gire , 
che  mi  rendon  foaue  ogni  marttre: 
E  con  facci  a  rìdente 
Deuoto  falutarla  ,  e  reuerente . 
E  dirle  un  ,  che  u*honor4  - 
Ver  decreto  fatale , 
No»  qual  Donna  mortale  ; 
Ma  ,  fi  come  s*adora 
il  f attor  de  la  luce ,  e  de  l'aurora , 
M  *inuia  pieno  di  fede 
A  falutarui ,  &  a  baciarui  il  piede  : 
C  he  s'egli  hauejfe  uanni  ; 
O  penne  ardite  ,  e  prefìe , 
Compio ,  certo  il  uedrefte 
Meco  ,  /  fuoi  duri  affanni 
Deporui  in  grembo ,  e  lieto  de  fioldanm 
Sol  col  mirarui  fifa 
Viuer  nel  fuo  terreno  J^aradifi* 
I  n  tanto  un  foco  chiaro 


6t 

O^honeftaalmaptetati 

V*orni  quella  beltate , 

Zhe  gli  tempra  ogni  amaro  ; 

Zh*ogni  tormento  gli  fa,  dolce ,  s  cara  j  • 

E*l  molle  ,  e  cafto  letto 

Oi  gioia  gli  (pargete^  e  dt  diletto  $ 

ccio  che  dopo  tante 

Varie  amoirofe  pene ,  - 

In  braccio  al  caro  bene , 

Lieto  più  d*ogni  amante 

Con  fonor* ,  alta ,  e  chiara  noce  cante 

Cmto  le  bianche  chiome 

Vi  lauro ,  i  fuoi  diletti  e*l  uoftto  nme  • 

PER  LA  PARTENZA  DE  LA 

I  S  V  A  DONNA," 

Asso,  ch^ouunque  i  lumi 
!'  Volgo  pien  di  defio  , 
\Vn  lagrimoforio 

Ver/o  da  gli  occhi ,  an^ipnr  larghi  fornii 
Ne  ueggw ,  o  fenta  cofa , 

che  non  JIaalmeJìocorgraue,en7Ìo/a,  f 

\  uefto  Sole ,  che  pria 

Si  chiaro ,  e  fi  lucente 

Vjcia  da  l'Oriente , 

Hor  per  Vafjentia  de  la  Donna  mia 

Di  tenebre  uefttto 

Callido  fidimoJlra,e  fcolorito: 

[contenti  occhi  miei^  | 

che  più  uedrete  homai  , 

Zl?e  di  perpetui  lai 


Non  ut  porti  cagion  ;  foixhe  coUi , 

€Ì)  era  ti  mftro  diletto  , 

Altroue  ha  uolto  tlgrattofo  affetto  ? 
,0  ifadre  Lieo ,  9  Uc9  y. 

che  tardi ,  che  non  forgi  f 

Wfero ,  non  ^*accorgt , 

che  feigia  fatto  pouero ,  e  mendico  y 

Po/ ,  che  elvelle  beÙe'^e 

Cììurano  il  tuo  tefor  ,  le  tue  ricche'À^e  , 
D  eflino  empio  ,  e  rapace 

Per  arricchir  la  bella  , 

E  felfce  ^oftUa, 

T*ha  tolto .  ah  deftin  rio ,  deflin  predace , 

Tm  ten  porti  ti  mio  bene  , 

E  me  iafci  infelice  in  tante  pene  . 

A    D  O  N  N  A  VITTORIA 
COLONNA, 

MENTRE  Atiflro  ,  0*  Aquilone 
?ieni  d'antico  jdegno 
Co  ntHrban  di  Nettunno  il  uajio  ^egn$  ; 
E  C armato  Orione 
Con  la  fpada  fumfla 
T>al  Otto  lo  minaccia  ,  e  lo  molejìa  ; 
N  occhier  faggio  ,      accorto  , 
Per  non  perder  la  N.iwe 
Di  ricche  ,  e  prccio/e  mtrci graue  , 
Le  uele  in  ifueto  porto 
chiude ,  e  da  hmgi  mira 
Del  fuperbo  Ocean  l'orgoglto ,  e  Pira  , 
E  quejla  barca  ,  e  cfuella. 
1^ rati  agliata  da  l* undc 


\enX^  uela  ,  t  timon  dar. da  Uij^andt 

\  Phorribtl  procella     '  ^ 

.e  merci  ,  onde  ti  mar  pieno 

<afconde  adhor  adhor  l*ondofi  feno  : 

^uaUedendo  aluerno, 

')opo  molte  fatiche , 

n  preda  dar  fi- a  l*  acque  empie ,  e  nimiclH 

Zon  un  naufragio  eterno  : 

:^H4/  rotto  arbori  j  e  /arte  ? 

ìofpinta  ,  andar  in  qualche  shand  parie 

'ide  :fi  'ueggion  molti 

jia  tuffati  nel  fondo  , 

Vrna  far  fi  del  mare  alto  ,  e  profondo  , 

')a  i  mofirijmridi  accolti  \ 

\l  pochi  andando  a  nuoto 

Stanchi  al  lido  arriuar  caro ,  e  remotq  »  ] 

a  come  In  Occidente 

^ede  ,  che*lliondo  hpoUo  ^1 

l giogo  a  fuoi  deftrier  tragge  dal  coU» 

Tutto  chiaro  i  e  lucente  : 

t^e  più  l-empie  querele 

i^ente  del  mar ,  fa  in  alto  al\ar  le  uele  ; 

m  cheU  uagp  uslto 

Oa  nulla  macchia  offefo  ; 

\n\i  dal  lume  del  fratello  accefo 

zia  Cinthia  al  mondo  occolto , 

Zon  un  feflofo  grido 

Salutando  il  terren ,  lafcia  il  bel  lido  : 

ia  lieto ,  e  felice 

Col  mattutino  raggio , 

\en\a  nullo  timore  al  fuo  Maggio  ; 

Mentre  fokarglili^Q 


€4 

limar,  mentre  che  glacé 

Sen'^onda ,  ^  ìmn  fra  loro  ì  uentì  pace  : 
C  oji  Vittoria  noi , 

Mentre  ch*ofcura ,  e  bruna 

Tempe/ìa  di  maligna  ajpra  fortuna , 

Vegli  accidenti  [mi 

Inalba  tacque  irate , 

N(f  /  porto  del  uoJìr*animo  ui  fiate  : 
N  el  porto  ogn*hor  fecuro 

Da  terrene  tempefle , 

eh* affetto  alcun  mortai  commoua ,  o  ie^t  ; 

Vorto  tranquillo ,  e  puro , 

che  fempre  uguale  ,  e  piano , 

Aura  non  moue  di  penjìer  mondano  ; 
E  da  lungi  uedete  , 

Sen'^  alcuna  temenl(a 

Con  quella  uojìra giouentl pruden'^ , 

Come  turbi ,  enquiete 

Col  uento  de  defìri 

fortuna  il  golfo  de  nojlri  martiri  : 
E  come  a  molti  ancora 

Affonde  il  legno  frale 
'  flutto  di  nota  ,  o  dt  piacer  mortale  ; 

E  che  pochi  dolc*ora 

Di  uirtù  ardente  ,  0*  uiua  , 

Sojpinge  ,  e  porta  a  la  bramata  rìua  • 
S  tate  /ecura  ,  e  cjiteta 

in  quejìo  porto  forta  ; 

E  con  la  fune  da  ragione  attorta  , 

A  quefla  ritta  lieta 

Legate  pur  la  barca 

De  hojìri  alti  deftj gramfa-,  t  carca  : 

Ch'i$ 


h*io  ueggto  il  chiaro  file 

De  la^ran  uirtUuo/lra  , 

che  con  mille  he*  raggi  a  noi  fi  mopra  , 

Vifgombrar ,  come  Juole 

Vhlha  l'ombre  al  mattino , 

Ogn*atra  nebbia  di  fiero  dejlino  * 

mi  par  di  fentire 

Kelnobil  Vaticano 

Lieto  cantar  il  gran  popol  B^omano 

?ien  di  caldo  defire , 

Per  eterna  memoria 

Gli  honoT  de  la  feconda  alta  Vittoria* 

L  S.  F  E  R  R  A  N  T  E  C  A  R  A  F  F  A  P  E  R. 
LA  MORTE  DEL  FRATELLO. 

)  E  R  c  H  E  Terrante  homai 
'  Viti  ti  confumi ,  e  lagm 
Con  dolorofi  lai  ; 

'Et  di  lagrime  amare  il  uolto  bagni , 

Se  ben  l*alma  è  falita 

Del  tuo  caro  fratello  a  miglior  uitaì 

enche  nd  u ago  Aprile 

De  la  fua  età  migliore , 

Predace  mano  hofìile 

Kecife  ,  ahi  duro  Tato ,  il  fuo  bel  Jidft  g 

Yot  fojpirar  mai  fempre; 

E  difìiUarti  tn  dolor ofe  tempra  ? 

/;/  fiere ,  ahi  crude  Dee 

Di  quel  corrènte  fiume. 

Voi ,  uoi  fpietate  ,ereei 

Voi  9  forfè  uaghe  del  fuo  chiaro  lume 


6  6 

ho  tir  afte  nel  fondo 
Del  uyftro gorgo  alhor  alto  ,  e  profondo  ^ 
P  er  baciarli  t  coralli  ; 

E  le  brine  del  nifi 

Ne  liquidi  criJìaUi 

Comra*l  uojìro  upler  fbauett  Hcdfo  ■: 

Voi ,  «PI  dolenti  ancora 

Mille ,  e  milVanni ,  e  poi  ftfggia  l*  Aurora» 
T  al  pian/e  d grande  Alcide 

Vtìtla  caro ,  ^  amato  , 

Onde  cjueiracqae  infide  . 

Ne  mofifAto  il  color  fofco ,  e  turbato  % 

E  con gliocchi  ogn*bor  molli 

Vece  d*Hila  fonar  le  piaggie  ,  e  i  colli  : 
T  al  pianfe  Citherea 

Il  leggiadro  Garrone , 

Qujtnd^affiitta  giacea 

Dt  lagrime  bagnando  il  morto  kdont  : 

che  pArcu.t  fra  ?herba 

Vn giglio  tronco  ,  una  uiola  acerba  • 
£  ,  mentre  i  pargoletti 

Conl*arca^  e  con  lo  Tirale 

A  la  uendetta  eletti , 

?ercotean  fieramente  il  fier  Cinghiale, 

che  del  fuo  errore  auuifto 

Stana  col  capo  chin  doglio fo  ,  e  trijìo  ; 
E  Ha  da  que  be  gli  occhi , 

che  con  l*empi o  fuo  t elo 

Haueagia  morte  tocchi , 

Da  quelle  labbra  già  fatte  di  gelo 

Con  la  fua  bocca  giua 

Cercand'una  di  lui  reliquia  uiua . 


€  7 

icquer  dafot  coftoro  ; 

i  s^afciugÀto  il  pianio  ; 

ita  degli  affanni  loro 

>atto  tirato  Qielpietofo  alquanto , 

ihe  s^hor  tona  ,  e  balena  , 

'Jto^na  Paria  poi  qUeta ,  e  ferèna\ 

n  fin  tu  ancora  ni  duolo  , 

fo/hirxtr  in  féano 
Querulo  Koftgnuolo , 
.a  pratica  del  tuo  caro  Germano , 
ihe  con  più  lieta  forte 
finendo  in  del,  con  noi  lafctVla  morte ^ 

A    ^JrA    M  O  <?  L  I  E. 

|;i  E  M  E  talhora  il  temfeftofo  Ege9 , 

horrido ,  e  fchiumofo 
>orfe  per  la  memoria  dt  lìnfeo  > 
nal\a  il  flutto  ondofo  ; 
^on  dando  a  Pondè  fue  pace  o  rìpofo  : 
ilhor^t  poflo  al  loro  orgoglio  il  freno 
lende  tranquillo  ,  e  cheto 
yel  fuo  pr^ondo  gorgo  il  uafìo  fem% 
■  ridenti' t  -e  quieto  ' 
\)imofìra  a  nauiganti  ti  mito  lieto  , 
n  feì7ipreM4f  te  dt^  furóre  armato 
]on  la  fulminea  Jpadu 
)opre  di  fp.irfé  membr^tilmonte prato 
4e  di  ro/Jh  rugiada  ^ 
)gnt  pendice  monda  ,  ogni  contrada  ; 
<  nel  bel  grembo  de  U  sarà  àtm^H 
i  leucite  fi giac^ ,  [      * v . ***** 


6  8  ,  ^ 

Dando  dolce  ri pùfo  a  hi  fatica  \ 

Tal  chela  tromba  tace  ^ 

E*  han  tarmi  fra  loro ,  e  tregua ,  e  pace . 
T  H  cara  uita  mìa  ,  mentre  s*afconde 

Ne  ralto  mar  d* Atlante 

Il  Sol  3  con  lefue  chiome  aurate ,  e  bionde , 

ì^entre  che  con  le  fante 
:  Luci ,  feconde  fa  Vherbe ,  e  le  piante  • 

uafi  hugeUin ,  che  fra  i  fondofi  rami 

D* un  fiorito  arbu/cello ,  ; 

Con  alte  note  ,  e  fofpiro[e  chiami  • 

Sempre  amante  bèllo  y 

Chabbia  fatto  fttggir  rapace  Augello , 
S  o^iri  y  e  piangi  qfiefi*abfentia  rnta  ; 

E*/  maligno  defìino , 

Che  mi  fa  gir  con  penagraue ,  et  tu 

Ver  ignoto  camino 

Smarrito ,  e  fconfolato  pellegrittù 
P  on  homai  f ne  al  pianto ,  ale  querele.^ 

che  co  fi  da  lontano  ì: 

Viaga  mi  fan  ne  l^alma  empia ,  e  crudele 

"Boi  ch*ogni  pianto  è  uano 

Sin ,  cheuenga  di  Dio  lamica  manOg 
C  he  riconduca  al  defiato  porto 

Quefla  mia  NauiceUa 

SoJ]^inta  per  camtn  dubbiofo  ,  e  terté 

Da  l^horrida  procella  '  ' 

Dela  nimica  mia  contraria  Ti  ella, 
S  e  pianto  haueffe  di  Laerte  ti  figlio  • 

Lamoglie  .cafìa  ,  e  fida ,  ■ 

Quanto  fu  lungo  il  fuo  mifero  efiglÌ9\ 

Vhauria  la  doglia  infida ,  ;       /  . 


C9 

)f  /  [ho  medefino  cor  fatta  homictda . 

di  per  quefio ,  e  per  quel  mare  errando 

liua  animo fo ,  e  forte  ; 

l  la  fua  faggìa  moglie  fo[pirando  ; 

Illa  al  caro  conforte 

Incerta  de  la  uita ,  e  de  la  morte 

mferu'intatto  ti  maritai  feto  letto  ; 

Et  a  guifa  di  fcoglio  , 

Zhe  falda ,  e  forte  ogr^ìjor  prende  à  di\ett% 

Ogni  marino  orgoglio  , 

Tuttofi  furor  fpre\\odel  fio  cordoglio  : 

!  che  pietofo  fatto  il  Citi  nmico , 

^uor  d*ogm  jua  fperan\^ 

^iccndnjfe  tl  y^arito  al  nido  antico  , 

A  la  paterna  Tlan\a 

Dopo  fi  lunga ,  e  grane  lontananU^  , 

SI    DVOL    DE    LA  SVA 
LONTANANZA. 

%  V  A  L  aura  tanto  amica 

fa ,  che  il  fuon  de  Valte  mìe  querele 
^ortt  a  Vamata  mia  dolce  nimica  f 
borea ,  tu  che  fedele 
Haigufiato  d*amor  l^ajfentio,  e*l  fele 
er  la  bella  Orithia  , 
che  fofj)ir.afli  lungamente  in  uano  , 
Vorta  nel  grembo  tuo  la  pena  mia , 
Ouhor  ondofi  y  hor  piano 
\Bagna  Napoli  bella  ti  mare  infano  • 
ui  uedrat  colei , 

che  tiene  y  e  terrà  fempre  in  mano  il  freno 
Vi  tutti  i  trìfti  0  lieti  penfier  mei  j 


7  9  -  v 

che  fa  taere  fereno  ; 
E  di  ELc/e ,  e  di  fior  lieto  il  terreno  ■ 
@  ol  lume  de  begltocchi , 

E  con  qtiel  ut/o  angelico  ^  che  pare 
Oftro  juneue,cbe*n  bel  colle  fiocchi  ^ 
Arde  d^ amore  il  mare  ; 
E  rende  l*<mde  fite  tranquille ,  e  chiare  • 
F  rena  il  tuo  uolo ,  e  dille 

Madonna  ,  un  ,  che  per  uoi  piange  fi.  forte 
"Et  trahe  dal  cor  fofpiri  a  mille,  a  mille  , 
che  farebhon  la  morte 
Me/la  ,  e  ptetqfa  di  fua  dura  forte  , 
V  /  pr^gA  1    p  etate 

De  la  mi  feri  a  fua  ui  punge  il  core , 
che  non  uogliate  lauoftra  beltate , 
Quaft  tenero  fiore , 
Con  la  nebbia  del  duol  render  minore . 
C  he  non  uoq-hate  i  belli 

Vofir^occhi  agni  fa  dt  fontana  uiua  , 
che  co  fUoi  torti ,  e  lucidi  rufcellt 
Da  mante  fideriua , 
E  col  frefco  licer  bagna  ogni  riua , 
S  tillare  in  acqua  amara 

Quand'è  sìeUato  il  del;  quand*arde  il  Sole, 
Se  ti  è  la  ufta  fua  gradita  ,  e  cara  ì 
E  fe  pur  ,  come  fuole 
Di  tanti  fiot  martiri  ancor  ut  duole  : 
G  he  non  cofi  per  pioggia  , 

che  fcendendo  dal  Ciel  Tlilli  la  neue 
il  V.ede  fumi  altier  s'inai'^  ,  0*  poggia 
S/ ,  cìjf'rtunhora  hreue 
Del  fuo  t  ut  hi  do  flutto  ogni  fior  heue  ; 


7« 

ne  per  pioggia  crefie 

>al  uojìro  duolo  ,  il  gorgo  alto  ^  e  profondo 

liei  fuo  ;  tal  che  di  lui  fenon  u^tncrefce^ 

ommmergera  nei  fondo 

)el  juo  martir ,  che  non  ha  pari  ài  mondo . 

'che ,  qual  lungamente 

ìon  può  un  Karciffò  ,  che  ricopra  il  gelo , 

en\a  i  raggi  ueder  del  Sol  lucente 

.egger  dritto  il  fuo  Tlelo  ; 

Je  dtfj)iegar  le  jue  belleT^e  ni  Cielo  ;  ' 

i  non  puote  la  usta 

Un  a  dal  ghiaccio  dd  dolor  mortale 

.ungi  da  uoi ,  ond'ella  f^era  aita 

^egger  a  tanto  male 

.0  Jpirto  infermo ,  e  la  fua  carne  frale, 

t  lajfo  a  chi  parlato  f 

,orea  crudele  tu  pigli  altro  fentiero  ; 

!;  difpreX^i  ridendo ,  ti  dolor  mio  : 

0  priego  ^fKor  ,  che  fero 

\'ercuot4  il  cor  di  piombo  uilc ,  e  nero 

j  la  tua  Donna  ingntfa , 

the  ,  come  Damma  ftiol  ueitro  mordace^ 

ihe  del  bofco  la  uia  l'habbta  prectfa  , 

uggir  prefla  ,  e  fugace  , 

\oJi  ti  fuggi  i  e  non  ti  dia  mai  pace  . 

ODA  AMOROSA. 

M  B  R  E  frefche  ,  e  fecrete , 

Cht\n  c^utfla  uerde  riua  , 
ì'yualhor  ^ebc  più  caldo  il  giorno  ap->  ina  , 
}ualhor.. più  ardente  fete 


7% 

Uauea  del  Pino  ti  Tronco ,  e  de  l'Abete , 
H  [el  dtlettofo  feno 
De  Vherbe  tenerelle  , 

Che  fembrauano  un  del  [parjo  di  Helle , 

hù  fejle  un  letto  ameno 

Di  quanti  uaghi  fiori  ha  Gnido  pieno  , 
P  ci  che  la  mia  compagna 

Piena  d'honefia  brama 

Mi  chiama  altrouc  foj^irofa ,  e  grama  ; 

E  di  bel  pianto  ba^^na 

Di  ?aufiUppo  ti  colle ,  e  la  campagna  : 
I  omene  uado  :  eV  Cielo 

Priego ,  che  ut  difenda 

Si ,  che  non pofja  mai  fquarciar  la  benda. 

Ne'/  Hojìro  ombrofo  uelo 

Co  i  raggi  acuti  ti  gran  Signor  di  Deh . 
G  uardate  integra  quella  , 

che  con  tal  magi  fiero 

Immagine  deptnje  il  mio  penfiero  ; 

Si ,  chorrida  procella 

No»  la  confumi  di  maligna  Stella  : 
C  he  non  fece gi amai 

Di  fpmto gentile 

Venello  alcun ,  pittura  a  lei  fimile , 

Va  che  del  Sole  t  rat 

I  diletti  mirar  del  Mondo ,  e  i guai . 
H  erbette  da  rhumore 

De  mi  feri  occhi  mei 

Kigate  ti  giorno  cinque  uolte  ,  e  fei  : 

che  fi  diana  dal  core 

Cafio  amor  ;  pietà  fanta ,  empio  dolore . 
M  emoria  ogn'hor  ferbatc 

Vela 


7Ì 

U  la  mìa  bella  Doma , 

ibe  deptnta  m  la  feto  in  treccia ,  e*«  gonna  , 

Vi  fi  rara  beh ate 

Jie  auan'Xa  le  prefenti ,  e  le  paffatt  : 

ioi  fchtetti  arbufcellt , 

Zhe  con  le  beile  braccia 

A*af:ondefte  del  Sol  l'ardente  faccia , 

Aentre  pmgeua  qudli 

Jcchi ,  uie  pm  di  lui  lucidi  ^  e  belli  ; 

r  non  è  tronco ,  o  ramo 

Joflro  ,  doue  non  fia 

ìmprejjo  ti  nome  de  la  Donna  mia , 

quella ,  cì)ogn*ì)Qr  bramo , 
5  pm  che  quejìa  luce  appre^^o ,     amo , 
mfevuatelo  uitéo  ; 
E  crefca  cgn'hor  con  uot 
ù ,  che  lo  legga  ogn*m  mille  anni ,  e  poi , 
\Zhe  uerr^a  quefio  rtuo 
K  paffar  Ihore  del  calore  efliuo . 
njcel  uago  ,  e  corrente , 
che  Jcrpi  fra  quefl'herbe  ; 
E  mormorando  con  querele  acerbe 
Por//  Inacqua  lucente 
^JJai  più  frefca  ,  che  pruina  algente  : 
e  turbai  qualche  tiolta 
ÌCol  caldo  pianto  amaro 
iVonde  del  corno  tuo  picciolo ,  e  chiaro  ; 
Mentre  che  pena  molta 
[Tenea  la  Jpeme  mia  chiufa  ,  e  fepolta  , 
ydona  al  mio  tormento 
%a  colpa ,  ^  uiui  lieto  , 
Andando  al  corfo  tuo  puro  ,  e  quieto  ; 

D 


74  . 
Col  tuo  lucido  argento  \ 
?m  bel  facendo  ti  liquido  elemento .  ' 
E  eco  che  parto  ,  e  porto  , 
Di  noi  nel  core  anelli* io 

Dolce  memoria  herbe ,  ombre ,  arbori ,  e  riì  ' 
Ter  trouar  cjual.he porto  - 
Dopo  tanto  falcar  fallace ,  e  torto  , 
E  tempeftofo  flutto  i 
De  le  Jperan\e  humane 
Viu  ,  cHun  lieue  Aquilon  fugaci ,      uane  ; 
Verduto  hauendo  tutto 
De  le  fatiche  mie ,  ch*io  colfiil  frutto  . 

SI  DVOLE  DE  LE  SVE  RVINE. 


IL  POVERO  Villun ,  cVpti  fl>arfo  il  fem$  f; 
Nel  fu9  campo  fecondo  ;  j  i: 

E  già  lieto  ,  e  giocondo 
Scorila  la  riua  la  [ua  fida  [peme 
Di  nullo  tempo  rio  pauenta  ,  o  teme  ; 
.  S  e  poi  fi  uede  il  già  raccolto  frutto  , 
Onde  le  lunghe  brame 
De  la  pallida  fame 
Satiar  fperaua  de  figliuoli ,  tutto 
Da  nimico  furor  arfo  ,  e  dejìrutto; 
E  fcorge  da  uicin  Vhorrido  uerno  , 
che  riuerfa  dal  Ctelo 
Ognhor  la  neue  e'igelo , 
Nonpoffèndo  far  f  hermo  alduoVintetno 
A  la  ragion  di  fe  toglie  tlgouerno  : 
E  dijperato  dt poter gtamai 


in 


75 

jjìorar  il  fuo  danno; 

erche  i  frutti  de  C ^nno 

utf.ro  ,  incerif ,  e  fon  Imtani  affati 

ijjorda  il  Ciel  di  dolorufi  lai  ; 
ri»  r  con  la  wjìa  de  la  cafìa  moglie , 

■  de  la  Vamt^liuola 

ornata  ,  [l  confila  ; 

]he  la  prefen'lia  fna  talhor gli  toglie 

'nagran  parte  de  [^acerbe  doghe . 
i<;  io  j  che  quaft  ardito  pellegrino 

olcando  uarij  Mari , 

lon  uenti  ogn^hor  contrari , 

Malgrado  del  furor  d'empio  deflino 
.  ragia  giunto  al  fin  del  mio  camino  ; 

on  l'ancore  falde ,  e  col  ritorto 

Zanape  ,  la  mia  barca 
7!i  )/  ricche  merci  carca , 

en\a  temer  del  mare  oltraggio  ,  o  torto 

ìauea  legato  nel  fecuro  porto  ; 

;  non  preuifla  ,  ^  fuhita  tempefla 

)/"  uento  disleale , 

\he  la  uita  mortale 

lol  fiero  orgoglio  fuo  turba ,  e  molefla , 
)ifciolto  il  legno  ,  fui  reff)into  in  quefia 
ìda  del  mondo  mi  fero  ,  e  fallace  . 
lofi  fuor  del  mio  nido  , 
M  tolfe  il  fluito  infido , 
ihe  non  offerua  mai  tregua  ,  ne  pace 
ie  merci ,  e*/  legno  con  la  man  rapace  : 
t>  io ,  che  più  i  miei  giorni  ofcurt ,  e  neri 
^ende  ;  la  cara  Donna 
erma ,  e  falda  Colonna , 

1  D  ^ 


7(S^ 

Ou* appoggiar  fiìeua  i  mìei penjterì , 
pegni  del  mio  amor  fecuri,  ^  ueri 
V  itfon  fottUltro  Cielo  ahi  dura  forte  , 

Ahi  mefehino  ,  chi  fia 

Chen  cjiisfta  pena  ria  , 

E  più  d\gn^  altra  cruda ,  mi  con  forte  f 

E  s'auuerrh  ,  che  la  Jpietata  morte 
I  w  quefl^efiglio  mio  lungo  ,  egrauofo 

il  fiero  Tirale  fiocchi , 

chi  chiuderà  quefT occhi  ? 

C/7;  fa  del  mio  morir  tanto  pietofo  , 

CheH  morto  utfo  mejlo ,  e  fofpirofo , 
B  agni  d* amaro ,  e  lagrimofo  humore  ì 

E  chi  ne  la  partita 

De  la  mi  fera  uita 

Mi  darà  i  baci  eflremi  ;  e  con  dolore 
Vara  le  pompe  del  funereo  honore  ? 
P  on  homai  freno  a  Vojlinato  orgoglio 
"Fato  crudele  ,  e  duro  , 
eh* io  non  fon  faldomuro, 
Chepoffa  ,  ne  fajfofa  Alpe  ne  foglio  , 
A  Vmpeto  durar  del  mio  cordoglio , 

A  LA  DEA  DE  LA  SALVT 

OD  E  A  ,  fenX^  laquale 
Non  è  lieto  ,  0  contento 
in  qucjla  Ulta  humana  huomo  mortale 
Da  cui  ogni  tormento 
Vugge ,  qual  nebbia  da  rahbiofo  uento 
$  i  come  talhor  fuole 
bianco  ,  e  purpureo  fiore 


77 

\rfo  da  i  rat  del  più  cocente  Sole , 
e  noi  bagna  licore 
)/  frefco  riuo ,  o  di  cele/le  humore , 
ììnar  la  uaga  fronte 
*ur  dian'^  honor  de  l*Orto  ; 
li  fojpirando  le  belle'^e  conte 
^erdute  in  tempo  corto 
Aìrar  la  terra  langhidetto ,  e  fmorio  ; 
i/7  fenXa  ?  aiuto 
^el  tU9  ti  alar  f curano 
*  2iace  nel  letto  ogn*uno  infermo ,  e  muto  9 
i  Jpera ,  e  brama  tn  uano , 
Zhe  foccorfogU  dia  pietofa  mano , 
d  tuo  fatior  benigno 
^ttgge  ogni  mal ,  cbe*ngombra 
le  uene  ,  accefe  da  calar  maligno  , 
Quaft  ofcura  ,  humid*ombra , 
Che  lieto  lume  d*an  bel  giorno  fgomhra  , 
T  te  cand/diì ,  e  belle 
Zon  le  guanl^  di  refe 
Vanno  le  cafte ,  e  pure  Verginelle 
Fra  Vherbe  rugiadofe 
Cogliendo  i  fiori ,  e  le  Viole  afcofe  , 
m'Xa  te ,  quant»  afconde 
liei  fuo  profondo  feno 
Oro  la  terra  ,  0  ricche  gemme  ronde , 
\S*appre'^are  bbe  meno , 
che  di  terra ,  0  di  fango  un  uafo  pieno 

te  non  haurebbe 
Amor  mirali ,  ne  foco , 
|E  quefto  mondo  mifero  farebbe , 
SenT^  allegre'^a ,  egioco 

D  iìj 


7  8  . 

Vedouo ,  €  pien  d'horrori  in  ogni  loco  : 
E*  n  uece  d*  ammoni  a 

X>i  dekt to fi  accenti , 

Sonarebbe  ogni  piaggia  ,  ^  ogni  uia 

Di  querele  e  lamenti 

De  le  mal  nate ,  e  fuenturate  genti . 
A  te  chini ,  e  deuott 

Vengongh  Imper adori  ; 

Et  a  pagar  i  Kegi  i  fatti  uoti , 

E  co  i  contri 1 1  cori 

Degna  ti  fanno  di  celejìi  bonori  • 
O  madre  d*ogni  bene  , 

Dt  tutto  quel  diletto , 

QliaRegrt  in  quefta  uita  ci  mantiene  : 

lo  pien  di  caflo  ajfetto 

QÌiiamo  il  tuo  aiuto  ;  e  fenon  (la  negletto 
Q  ueflo  mio  priego  honefto , 

Volgerai  prefta  il  piede , 

\  febbre  col  fuo  ardor graue  e  molejìo 

Le  care  membra  fede 

Di  colei ,  che'l  mio  cor  tiene ,  e  pojìiede  : 
N  on  confentir,  che  morte 

Spietata ,  mieta ,  e  fuella 

Le  mie  Jperan\e  ;  ond*io  fen\a  confitte 

Kefti ,  qual  T  or  t  or  ella , 

che  fera  appelli  la  fua  iniqua  Stella  : 
E  foura  t  fecchi  rami 

Con  dogliofe  querele 

La  cara  compagnia  piangendo  chiami , 

che  per  fempre  le  cele . 

Strale  d*Augellator  empio ,  e  crudele* 


79 


A  C  C  I  A  T  E  0  fancMettì 
Con  animoficori 

anto  freddo  timor ,  tanti  dolori  ^ 

he  u*tngombrano  i  petti , 

on  l^armi  de  le  gioie  ,e  de  diletti  : 

oi  0  Verginelle , 

a  cui  tenera  mente , 

sa  che  fimoflra  il  Sol  ne  VOrìentt, 

jcoperte  le  Stelle 

in ,  che  raccende  in  Ciel  le  fue  facelle  • 

notte  humida  o/cura , 
emplicitate  abbraccia , 
/  come  figlia  con  le  cafie  braccia  ; 
.iete  fuor  di  mifura , 

tutte  ,  piene  d*  amor  e  fa  cura  ; 
ì'r  che  s*afconde  il  giorno , 
lor  che  uago  ,  e  giocondo 
ìefpero  di  lajjuuagheggia  il  mondo  ; 
i:  col  gelato  corno 
'it  la  candida  Luna  a  noi  ritorno  : 
He  fochi  accendete 
n  quefte  uerdi  riue  ; 

fu  le  fiamme  lor  lucenti ,  e  uiue^ 
ì'utti  gli  odor  fpargete  y 
ihe  l'Arabo ,  el  Sabeo  raccoglie ,  e  miete  : 
Uomo  ad  ogni  foco 
n  un  bel  giro  accolto 
'utte  fuccinte ,  e  con  le  treccie  fciolte , 
l  l*allegrff^a ,  e*l giuoco 
Riamando  fi ,  che  ne  foni  ogni  loco , 
D  iiìj 


8o 

C  ari  balli  guidate 

ifnelle ,  e  ueT^ofette , 

E  con  le  mei  dt  pure  Angioletti 

Dolcemente  lodate 

Valtifìmo  Signor  ;  la  cui  pietate 
I  mmenja  ,  infinita 

Con  la  potente  ,  e  forte 

Mano  ,  ha  ritolto  a  la  ruhhiofa  mofft , 

C^haueua  già  rapita 

La  defìata ,  e  uenerabil  uita 
D  i  quel  uecchio  honorato  , 

Saldo  ,  e  fido  fojìegno 

De  la  gran  mole  del  Gallico  Kegné 

Si  y  cb*ancor  fortunato 

ViuragU  anm  del  greco  alto ,  e  lodato . 

NEL  PARTO  DE  LA  REGINA 
DI  FRANCIA. 

SOVRA  la  uerde  /panda 
Di  mille  uarij  fior  lieta ,  ^  adorna, 
che  con  le  torte  corna 
Sena  tacita  inonda  , 
Cento  ,e  piuVtrgineUe 
Tutte  di  fangue  ìUufire ,  e  tutte  belle , 
O  rnauan  facri  altari 

Di  rofe  frefche  tolte  albora ,  alhora 
Dal  grembo  de  l'Aurora  : 
E  foura  i  fochi  chiari , 
Acceft  intotno  ,  intorno 
Si  Jpefii ,  chp  facean' oltraggio  al  giorno , 
V  erfauan  mafihi  incenfi , 

E  quaut^ 


E  quanti  odor  foaui  hanno  i  Sahel  ; 
Egli  Arabi ,  e*i  ?anchei 
Tal ,  che  nembi  condenfi 
Spargeano  l* ari  a  pura 
ifogni  foaue  odor  de  la  natura  : 
ofcta  gli  occhi  rimiti  ; 
che  potrian  rifehiarar  la  notte  ,  al  Qieh 
Viene  di  fanto  Telo , 
Quaji d* Angeli  accolti 
Choro  ,  che  dolce  cantti 
De  l*altiJ?imo  Dio  la  gloria  tanta  % 
ncominciar  y  o  Sole , 
Eterno  Sol ,  che  dai  f^lendor ,  e  luce 
Al  Sol,  che  qui  riluce; 
che  la  terrena  mole 
Sol  col  ciglio gouer ni  ; 
E  fatt*hai  de  Pianeti  i  moti  eterni: 
'  haipofta  legge  al  mare  ; 
I  termini  a  la  terra  ;  //  freno  a  i  uenti  ; 
che  temprigli  Elementi , 
Per  cui  fi  uago  appare 
M  del  di  Uelle  cinto  , 
E7  die  di  più  color  uago ,  e  depinto  ; 
er  cui  lieto  il  terreno 
Talhor  di/piega  al  uento  i  fuoi  t efori  ^ 
E  di  frutti ,  e  di  fori  ; 
E  di  bellel^e  pieno 
il  bofco  alT^  la  te/la 
Con  la  frondofa  fua  fiorita  uefla  : 
orgi  la  man  pietofa 
Al  defiato  parto ,  oue  ti  chiama 
E  (ofpiroja ,  e  grama 

D  y 


9t 

La  gran  Kegma  ,  e  Jpofa 

Del  magnanimo  Herrico 

Tanto  al  tuo  honore  ,  a  la  tua  gloria  amico  ; 
E  fgombra  col  bel  faggio 

Del  tuo  fommo  uoler  poffènte ,  e  foru 

Di  dar  morte  a  la  morte . 

No»  pur  dt  farle  oltraggio  ; 

Di  far  lieto  ,  e  giocondo 

Vahijfo  ofcuro  ,  e  far  abijfo  il  mondo  , 
Qjiella  nebbia  infinita 

Di  duci ,  che  il  cor  ,  tal  le  circonda ,  e  firpe 

Q^ual  uelenofo  Serpe  : 

E  manda  a  quejìa  atta 

O  fanciulla  ,  o  fanciullo , 

che  /la  de  Genitori  alto  traJìuUo  , 
S  /  uedreni  poi  deuoti 

Per  tutto  ti  fuo  fecondo  ,  e  largo  B^egn» 

in  lungo  ordine ,  e  degna 

Lodarti  i  Sacerdoti  ; 

E  i  fanciulletii  puri 

Non  dt  fnodar  la  Itngtia  ancor  ftcuri , 
C  on  parole  imperfette  y 

E  con  le  palme  aggiunte ,  egliocchi  M^ù 

Ou€  /lai  co  beati  y 

Dir  dolci  canzonette 

A  gloria  del  tuo  nome , 

inghirlandati  l'aneliate  chiome  : 
T  olfequc/ìe  preghiere 

Nel  pretiofo  /uo  candido  lembo 

De  fanti  Kngeli  un  nembo 

Scefi  qua  giù  da  le  Cele/li  sfere  5 

E  di/J>iegando  iluolo 


AgUorecchi  dì  Dio  le  al\aroa  mìo . 

//e/7  Mofor  fuperno , 
ij  Con  un  fi  chiaro  ,  e  lampeggiante  rifa  , 
che  [aria  il  ?aradifo 
?arer  Vofcuro  inferno  ; 
E  la  fronte  chinata  , 
Qj*afìglt  foffe  la  preghiera  grata  ; 
ol  con  quel  cenno ,  a  cui 
Sempre  per  obedir  fon  pronti ,  e  prejl$ 
l  tuoni ,  e  le  tempejìe , 
Vnde  mmijlrt  fui 
chiamato  a  fe  ,  il  più  heUo , 
Gli  pofe  in  man  di  palma  un  ramttfceUo  j 
t  ciò  che  far ,  Vimpofe 
Douejfe ,  ond*ei  più  dì  un  Augel  leggiero , 
Com*alato  Corri  ero. 
Agile  (i  nafcofe 
tntr^una  nube  d*oro , 
Et  fiefe  in  terra  dal  celefìe  Choro . 
;  tanta  murautglia 

Non  fol  Ligert ,  K.hodano ,  e  Garona , 
hia  Thile  ,  e  Maratona 
Al^ar  ambe  le  ciglia , 
A  mirar  non  ufate 

Giamai  tanto  jplendor ,  tanta  beltaU  :  ' 
,  dou*ella  giacca 

Callida ,  più  che  mammola  Viola , 

Qua/i  fra  molte  fola 

Terrene  ninfe  Dea 

Vitn  di  lume  comparfe 

Si ,  cì}ogn\n  di  Tlupore ,     ^Ift  t  &  drfi  ; 

^  abbapo  lo  fguardo 

D  yj 


«4 

Vinto  da  t  rat  di  tanta  luce ,  tn guìfa 
Che  chi  nel  Sol  s'affi  fa, 
S'al  chinargli  occhi  è  tardo , 
che  piange  ti  troppo  ardire , 
Bew  c'habbia  di  mirar  nuotto  defire  : 
I  ndi  con  armonia , 

che  farebbe  pietofo  angue  crudele , 
Ch'addolcirebbe  il  fele , 
Non  mai  fcntita  pria ,  l^i 
Diffe ,  nafci  reala 

Bambina  homai ,  c'hoggi  è7  tuo  Di  fatale 
N  afci ,  ci)  ogni  pianeta  , 

Chatiea  maligno  afhetto ,  (Inafconde  , 

E  le  fìeìle  feconde  . 

Ne  /4  f^rte  //Vm 

Del  Cielo  ,  e  più  felice , 

Si  Han  ,  difperfa  ogn' altra  empia  infelici  < 
E  */  fuperno  Motore 

Ver  mandar  qui  fra  noi  Donna  perfetta  , 

Vha  fra  tant' altre  eletta , 

Come  di  tutte  il  fiore  : 

E  ciò  che  fa  ,  t*ha  dato , 

heato  l*huomo  in  Ctel  qui  fortunato , 
E  cofi  detto  ^  f^arue 

l  icelefte  di  Dio  meffaggio  fanto , 

chi  ufo  ne  ^  Aureo  manto  ; 

H'n  quefìa  luce  apparue 

La  real  fanciuUina 

Tutta  dtz^atia  adorna  alta ,  t  diuina» 


AD  APOLLINE. 


I  G  R  A  N  Signor  dì  Délo , 

'  pianeta  almo ,  e  maggiore  ; 

Sen\a  la  cui  beltà  farebbe  il  C/c/a 

Q«4/?  rio  fen^a^humore , 

O  frato  fen^  berbetta ,  e  JenT^  fiore* 

nde  ,  come  da  pura, 

Tonte ,  che  fi  deriui 

D^alto ,  e  che  ferpa  per  la  gran  pianura  , 
Safcon  rufcelli ,  e  riui , 
che  uan  fra  F herbe  mormoranti     uiui  , 
afce  la  luce ,  e*/  raggio , 
che  fan  chiare ,  e  lucenti , 
Le  He//e  4/>rÌ4r  la  notte  al  fuo  t*iaggio  ; 
TI,  E  co  begliocchi  algenti 

Mirarla  Luna  le  mondane  genti  : 

e»^  la  cui  uaghe^a , 

Quafi  lume  già  fpento 

Sarebbe  priua  de  la  fuabeUe^a^ 

Vel  folito  ornamento 

Ogni  sfera  del  Cielo ,  ogni  elemento  ; 

al  eli  una  notte  negra 

Coprirebbe  le  ftelle 

Eternamente ,     ogn*herbetta  allegra 
Ver  le  pìaggie  nouelle 
Saria  na^ofa ,  e  lUltre  cofe  beUe  • 
.   «  con  ordine  eterno 
Venir* un* aurato  nembo , 
Quand*arde  il  Cielo,e  quad* aggiacci  A  ti  Utrm 
Qi  forti  il  giorno  in  grembo } 


8 

Che  r'merfanio  dal  ceruleo  lemh» 
L  uce  per  ogni  piaggia  , 

Per  ogni  campo ,  e  monte 

la  parte  più  ofiura  ,  e  più  feluaggia 

Lieta  moflrar  la  fronte  ; 

E  rimirar  le  tue  belleT^e  conte  : 
T  u  fai  col  uago  lume 

1ra*l  bel  colle  fiorito 

Correr  lucente  ogni  tranquillo  fiume 

CÌ/andria  lungo  ti  fuo  lito 

liegro  più  d^  Acheronte  ,  e  di  Coctto  .* 
T  u  padre  de  le  cofe 

Col  tuo  raggio  fecondo 

Vai  de  le  Jpme  fuor  nafcer  le  Bio/i  ; 

Et  dal  terreno  immondo 

I  uarij  frutti ,  onde  nudrìfci  il  mondo  : 
A  te  non  fi  nafionde 

La  fecreta  uirtute 

D*ogn^Arboro  ,  d*ogn*herba ,  e  d^ogni  froi 

'Eie  non  conofciute 

Strade ,  che  dritte  uanno  a  la  falute  : 

T  al  che  da  i  fieri  artigli 

De  l* empia  morte  acerba 

Souenie  a  for'Xa  l'huorh  prendi ,  e  ripigli 

Hor  in  frutto  ,  hor  in  herba  , 

Kotta  Vadonca  falce  a  la  fuperba  : 
P  on  la  pietofa  mano 

A  la  tua  nobil  arte 

O  pianeta  del  Cielo  almo ,  e  fourano  ; 
E  ,  s* ancor  uiui  in  parte 
Ua  fiamma ,  c*hk  tante  f amile  J}arte, 
D  el  tuo  pregiato  alloro  , 


«7 

)i  cui  la  famma  uà  da  Vlndo ,  al  Hauro  , 

Zon  grido  alto  ,  e  canoro 

\alua  quefl* altro  lauro 

}er  falute  del  mondo ,  e  per  rejlauro  : 

tejìo ,  che  tien  la  aita 

n  man  del  gran  Temone  ; 

ZÌìOgn^hor  li  da  cantra  la  morte  aita  ; 

Zontr*ognt  pacione , 

Quafi  nuauo  V/ìulapio  ,  o  Macaone  ; 

dgran  uecchio  beato  : 

3e  la  cui  gloria  fuona , 

Du*ogn*hor  arde  il  Cielo ,  ou*è  gelato  % 

^onpur  ligeri ,  e  Sona 

Khodano ,  Sena  ,  Varo ,  tìera ,  e  Garona, 

\:uiTià  fempreacanto 

'uinuiolahtl  fede 

Zinta  d*intorno  d*un  candido  manto  ; 
Zon  cui  riuolge  il  piede 
^ta  Vergine ,  che  in  del  rifplende ,  e  Jtede  : 
m  cui  parla  ad  ogn^hora 
fruden'Xa ,  e  fi  confìglia . 
'^e  più  lo  lafcia ,  che  la  bianca  aurora 
F4  la  luce  uermiglia , 
Zh*efce  del  Sol  da  le  tranquille  ciglia . 
in  confentir ,  che^ndarno 
ypargan  prieghi ,  e  parole 
K  i  fordi  uenti ,  al  mar ,  le  mufe  d^Krno  % 
Zbe  ti  daranno  o  Sole 
KUro  don  ,  che  di  fiori ,  o  di  Viole . 
(tfti  fanciuìlettt  : 
U  uoi  intatte ,  e  pure  Verginelle , 
\ndate  in  fihiere  belle , 


88 

Agnifad*  Amor  etti , 

che  uanno  ardendo  i  cor  ,  piagando  i  petti 
E  com*\pì  ingegnofe 

A  i  lieti  campi  con  leggiadri  errori 

Predate  i  naghi  fiori  ; 

E  da  le  Jtepi  omhrofe 

Le  purpuree  cogliendo  ,  e  bianche  Kofe  , 
V  n  ricco  altare  ornate 

Con  ogni  cura  a  cjuel  ìAotor  fuperno , 

che  die  le  nieui  al  uerno  , 

Dolci  frutti  a  la  Hate  ; 

che  le  TUgioni  feo  calde ,  e  gelate  : 
E  con  le  chio  me  bionde , 

Al  cui  uago  color  cede  il  fin*Oro  , 

Cinte  del  bel  te  foro 

Di  quejìe  herbofe  fronde  , 

che  uagheggiano  ggn'hor  di  Sena  hnde 
€  on  angelico  canto 

tatt^a  Valtar  di  uoi  Corona  lieta  , 

Al  fourano  Vianet  a 

Volti  gli  occhi ,  di  pianto 

D*all€gre\\a  bagnati ,  il  nome  fanto 
L  odate  del  Signore , 

CheH  mondo ,  e*/  Ciel  cofigouerna  ,  €  regge  ^ 

Come  le  care  gregge 

Gouerna  a  tutte  labore  , 

E*/  fuo paterno  ouil  faggio  Vajlore ,  . 
P  oi  ch*adorno  di  gloria 

Kit  orna  il  grande ,  e  fortunato  Herrico  : 

Al  predace  nemico 

Kitolta  ogni  Vittoria  , 

che  degno  il  fea  d*una perpetua  hìjloria . 

Uor 


8? 

)r  potran  lieti  andare 
fiumt  y  che  nel  fen  porta  la  Sona  : 
■'•  .a  Sena ,  e  la  Garona 
Za  t  lor  thefori  al  mare  ; 
l  con  laonde  ad  ogn^hor  lucenti ,  e  chiare* 
jr  Jtcuri  gli  Armenti 
jiran  co  fuoi  ?aftori  a  la  faflura  | 
£  fitto  un* ombra  ofiura 
Pil  fu/furar  de  uent  i  ■ 
la pajìorella  con  foaui  accenti 
^'Oriente  Sole , 

che  de  fuoi  raggi  d'Or  cinto ,  adorno 

?ortara*n  grembo  il  giorno , 

Di  ra  quefte  parole , 

Ecco  ,  che  d  del  di  Kofe ,  e  di  uiok 

i  fpargoouago  Dio      ".  t   -  • 

Po/  che  col  tuo  Jplendor  lucente  ,  e  hello 

Vedrò  quel  Vajìordlo  , 
che  porta  il  mio  dtfio 

Neghoccht  chiari  ogn*hora ,  an'^'l  cor  mio  , 
eìftr  lieto,  e  ficuro , 
SenT^a  temen')^ ,  che  barbara  Jpuda 
Gh  precida  la  ftrada  ; 
ÌNe  cor  uillano  ,  e  duro  , 
e,  [A  Uarfimeco  a  quefto  fonte  puro  : 
ercè  de  la  Mirtute 

Del  magnanimo  Ke  ,  cui  Tiella  pia 

Vrego  ,  e  beta  ,  che  dia 

\tia  i  gloria ,  e  fulute 

Injìn ,  che  fan  tutte  le  lingue  mute  • 


If 


90 


A  MADAMA  MARGHEaiTA. 

^ma  fredda,  e  gelata-, 

Vnia  porterà  la  beUa  Una  in  braccio 

lidie-,  calda ,  e  temprata  j 

E  darà  luce  al  Sole  ; 

EV  Herno  produrrà  frutti ,  c^t»  uiole. 
P  rimagli  Augelli  garruli ,  e  /^/a«f 

Faranno  il  caro  nido 

Ne/  frefio  fen  de  mormoranti  riui  ; 

E  brameranno  ti  Udo 

I  pefii  uaghi ,  g  fneUi  ; 

E  /r4  /e>  cì?iome  Flar  degli  Arbufcelli  5 
C  he  m'efca  mai  de  la  fedel  memoria 

O  W ergine  Bieale , 

Honor  d*ogni  Poema ,  e  d'ogni  hiflorìa , 

La  uoflra  naturale 

?t€tace^  ccortefia  , 

Onde  jen  fugge  ogni  mi  feri  a  mia. 
I   0  per  cotanto  don  non  poffo  dami 

Pouero  guidardone , 

Puor  che  l'animo  mio  ,  pronto  a  lodarui 

Con  penna,  e  con  fermane; 

Ne  uoi  altro  uolete  , 

Voi  che  Ji  liberale  ,  e  ricca  fete , 
M  a  perche  più  non  po/Ja  ;  almen  fapranno 

Vimmenfo  obligo ,  ch*to 

V*haggio  ;  el  uofiro  ualor  (  fe  pur  uiuranno 

Vuor  de  l'eterno  oblio 

Tanti  miei  JJ>arfunchioJìrt) 


9> 

;//'  uhìmi ,  che  uerran ,  nipoti  uoftrt . 
,   fe  le  Varcbe  a  i  miei  deftn  amiche 

Aon  rornfeno  ti  lauoro  ; 
^     fcorgarto  al  fuo  fin  le  mie  fatiche^ 

'Offe  che  l'Indo  ,      Mora  , 

ì7  pÌH  barbaro  Scita 

l  nome  honorerà  di  Margherita . 

mentre  per  lo  del  Zefiro  ,  e  Clori 

jiran  nan\t  taurora 

')al  fuo  purpureo  fen  fpargendo  fiori  ; 

Aentre ,  che  hmbra ,  l*ora 

1*1  fonte  crifiallino 

^ia  grato  a  Tiance  ,  o  caldo  pellegrino  , 

uro,  ne  uerfimiei  la  gloria  uoflra  ; 

l  fen^a  altra  ftmile 

Rolando  andrà  per  la  terrena  chioflra 

venice  alta  ,  e  gentile , 

A  fig'^an  maraiti^lta 

;acend*a  tutt'l  mondo  al^ar  le  ciglia  • 

a  fe  pur  troppo  è  ciò  ,  l*Eternitatt 

frego  ,  che  nel  fublime 

'^oco ,  oue  Hanno  ogn*hor  le  fin  lodate  , 

}Oura  tutte  le  prime 

Vt  ponga  per  efempio 

yogm  uirtute ,  e  che  ut  facriun  tmpi9* 

|?^E  LA  MORTE  DEL  PRIOR. 
DI     C   A    P   V  A. 

e 

JLn  fn  barbaro  Scita  ; 
Sn  Creonte  thebanè 


9* 

Quello ,  di  fangue  humano 
Vago ,  che  tanto  corta ,  e  fi  ifpedlta 
Strada  trono ,  per  torre  altrm  la  uita  : 
M  atu  come  confenti 

Padre  giujìo ,  o  pio 
Cofi  crudel  defìo  f 

Verche  non  fpargi ,  polue  fatti ,  a  i  uenti 

Gli  jcelerati  fabbri ,  egli  flr omenti  f 
A  hi  Varca ,  ahi  Varca  acerba  ; 

Perc'hat  tronco ,  e  dejlrntto 

Hor  ch'era  in  fui  far  frutto 

Il  fior  candido  ,6  bel,  che  facea  therha 

Ve  le  noflre  Jperan^e  alta  e  fuperba  ? 
P  erche  fpietata  hai  Jpento 

\n  de  lumi  maggiori 

De  gli  Italici  honori  ; 

Vn  ch*a  la  gloria ,  a  i  fatti  egregi  intent§ 

A  nemici  terrore  era  ,  e  fpattento  ? 
V  n  c*  hjiuea  ,  come  f  rte 

Velto  ,  f^Kgio  configlio  ; 

che  temea  più  periglio 
infamia  uil ,  che  d*honorata  morte  ; 

E  chiufe  a  c^ueìlo ,  a  quejlo  aprio  le  porte  ? 
H  or  i  Marini  moflri 

Del  Dragon  d*Oriente 

Giran  /ecuramente 

Predando  in  ogni  parte  i  lidi  noftri  ; 

E  carchi  fe  n*andran  di  gemme ,  e  d*o(lri  ; 
C  he  priaAauanle  fpaìle  ^ 

Cornea  ueltro  mordace 

Suol  timida ,  e  fugace 

Damm\  od  in  alto  poggi ,  o*»  una  uaRe 


9Ì 

'cr  o^fil  falfo  hr  liquido  calle 
fuQ  uaìore  inuitto  ; 
Icjual  fdcea  tremare 
)gm  Dio  di  quel  mare  ; 
:on  cui  più  d'un  funejlo  ,  empio  conflitto 
att'haueagid  ,  jenl(a  re/ìar  mai  uitto . 
xngete  Arno  ,  e  Mugnone  , 
ihe  fai  pianto  immortale 
e  farà  al  danno  ugale  : 
Piangete  il  ualorofo  ,  e  gran  Leone, 
:he  di  lagnarui  hauete  alta  cagione  : 
t  fe  chi  n*haue  il  danno 
entir  deueil  dolore: 
:^al  italico  core, 

l^ual  Crijìian^hoggi  fa(^fe  non  m*/nganno  ) 
Zhe  non  ne  fenta  un  non  prouato  affanno  ì 
li  Italia ,  chi  fla 
Zhe  ti  doni  conforto  ? 
.1  tuo  gran  figlio  è  morto 
l  feco  ha  morte  diJJ)ietata  ,  e  ria 
spenta  la  gloria  tua ,  che*n  lui  fioria  : 
fuo  cader  in  terra 
\2add*ogni  tuo  foftegno , 
Ouafi  troncato  legno 

Di  Quercia ,  o  Pin  ,  che  d'tro  ferro  atterra  ; 

\?erche  faccia  con  laonde  eterna  guerra  : 
'\a  tu  ombra  honorata  ; 
zhe  fra  que  chiari  Jpirti , 
Z*han  d'allori ,  e  di  mirti 
Maltiera  fronte  ctnta  ,  e  coronata 
Iteta  ti  fpatij  a  tutte  Palme  grata  f 
mjìn  ad  una ,  ad  una 


94 

Leglcriofe  plaghe , 
Troppo' di  laude  ua^he 
tequai  ti  diede  la^arca  importuna 
Col  dardo  filtro  de  la  tua  fortuna  : 
D  a  cofi  bel  foggiamo  , 
Oue  fra  tanti  Heroi  - 
De  rari  pregi  tuoi 

ÌAerauigliofi ,  che  ti  Hanno  tntor:io 

Vajìt'l  fempre  tranquillo ,  e  lieto  giorno  ; 
M  ira  qnanto  cordoglio 

chiuda  nel  forte  petto 

lituo  f ratei  diletto  , 

Aguifa  d*onda ,  che  nafconde  fcogìto 

Si ,  che  non  può  mojìrar  l*ira ,  ò  torgoglio 
E  che  con  V alma  grama 

chiede  il  tuo  fido  aiuto  ; 

VI  con  figlio  perduto  , 

Com*augellin ,  che  pien  d^ ardente  brama , 

La  cara  compagnia  foj^ira  e  chiama . 

ODA  A  MONSIGNOR  DI 
SAN      G    E    L  E. 

SAGGIO,  e  dotto  Cultore 
Di  quel  famofo  ,     honorato  Monte, 
La  CUI  purpurea  fronte 
Ombran  le  f rondi ,  honore 
D^ogni  Voeta ,  e  d*ogni  ìmperadore  : 
O  nde  dt  la  fua  pura 

Fonte  ^Uippocrene  fotta  l'ombre  J^ande 
Vacqtie  in  copia  fi  grande  , 
che  con  perpetua  cura 


ignano  i  fuoi  he' poggi ,  e  la  pianura  : 

t  cui  più  d*una  uolta 

e  mufe ,  ejjendo  pargolo  fanciullo 

han  pigliato  traJìuUo 

^ualhor  per  quella  folta 

duetta ,  che  d* Apollo  lUanto  afcola . 

uedeuan  ttagando 

ir  con  errori  dilettof ,  e  grati 
;    el  fuo  più  bello  i  prati 

i  Foefa  Jpogliando  ; 

quefto  ,  e  quell'amor  f^effo  lodando  : 

che  col  del  fecondo 

Mi  il  gran  gorgo  de  la  uita  humana 
3.  m^a  temer ,  ch*infana 

nda  nel  cupo  fondo 

'immerga  un  die ,  di  quefto  mar  profondo  . 
ita  col  colto  Tiile , 
^  he  farebbe  empia  Tigre  ,  orfa  rahbiofa 
■anfueta ,  e  ptetofa 
nome  ,  alto  e  gentile 
ia  noto  dal  mar  d'India ,  a  quel  di  Thile  : 
'  uirtù  di  quello 

^  la  cui  facra ,  e  giouanetta  chioma 
gran  Paftor  di  Koma 
n*un  ricco  capello 
i  purpureo  colore  adorno  ,  e  hello  , 
Ita  delgrand'tìcnrico 
i glori ofe  lodi  ad  una  ,  ad  una 
,  ch*ouunque  la  Luna 
\tra  col  lume  amico 
ima  paluftre  ualle  ,  e*/  colle  aprico , 
ttreZefro,  eChri 


9^ 

'  Col  grembo  plen  di  rofe ,  e  di  uìoU 
t>ij} legheranno  al  fole 
Df  uarij ,  e  uaghi  fiori 

I  pretiofi  lor  cari  tefori , 
IjL.  odi  ogni  monte ,  e  piano 

II  fuo  u4lore  -,  e  /tn  ne  più  feluaggi 
Ui/pidi  Pini ,  e  IPaggi 
Scriua  purgata  mano 
1  fuoi  pregi ,  c7  fuo  honor'chiaro ,  e  fouram  J 

I  0  mentre  aura  foaue 

A  mieigiup  dptj  deftra ,  e  fedele, 
Spiraua  ne  le  uele 
Ve  la  picciolo,  naue 

Vi  tutti  /  miei  piacer  ripiena ,  e  grane  : 
Q^uaji  canoro  cigno 

Lungo  le  uaghe  Jponde  di  Meandro  ; 

E  d'Hero ,  e  di  Leandro 

VianflH  fato  maligno  ; 

E/  b'Me  ilCiel  fi  grato ,  e  fi  benigna 
C  he*l  fiordo  mare ,  e  iuenti 

Kabbiofi ,  pofergià  l'orgoglio  ,  e  Vira 

Al  fuon  de  la  mia  lira  ; 

E  sler  cheti ,  ^  intenti 

A  le  mie  uoci  i  liquidi  elementi  : 
D  e  ?afiori  cantai 

Con  la  '^mpogna  burnii  le  dolci  cure; 

La  Jpeme ,  e  le  paure 

l  lor  diletti ,  e  guai  ; 

E  del  Ginebro  mio  le  lodi  al\ai  : 
A  peregrino  nolo  ; 

Tal ,  che  le  genti ,  che  fra  il  mare ,  e  l*Alpe 

E  fra  Cirene ,  e  Calfe 

Stan, 


fr 

L 

h 

mi 
u 


tan ,  non  l^udiron  foto 

\a  la  Zona  cocente  ,  eV  ffeddo  Volo  : 

r  qual  nocchiero  audace  , 

he  per  faine  condur  le  merci  in  por  té 

la  da  roccafo  a  l'orto 

iel  die ,  con  la  fallace 

ur^onda  del*  Egeo  fiero ,  e  predact 

0  pugna  mortale , 

he  poi  crefcer  uedendo  il  flutto,  e*l  fiaf 
>*Auftro  ,  e  di  Borea  irato  ; 
e*l  fuo  fapernon  uale 

1  faluar  col  fuo  pefo  il  legno  fiale . 
na  le  merci  al  mare 

'er guardar  con  la  uita  almeno  il  Bin» 
)algran  furor  marino  : 
i  le  co/è  più  care 

fede  nel  fen  de  r acque  alte  natare  ; 
dio  da  tmpetuofo 
Unto  fojpiìjto  di  maligna  stella  , 
*er  Vhorrtda  procella 
tirato  ,  ondofo 
'flutto  del  mondo  ;  oue  non  è  fipofo , 
i  che  non  puh  tlgouerno 
)e  la  ragion  faluar  la  nane  mia 
^a  la  fortuna  ria 
I  al procellofo  uerno 

>/ ,  ch'ogni  fuo  faper  non  prenda  a  fcherno  ; 

0  gettato  ,  e  mi  doglio 

Tutti  i  diletti ,  ondegrauofk ,  e  carc4 
Era  quefla  mia  barca 
,  NJe/  mar  del  mio  cordoglio 
?tr  non  la  rompre  in  qualche  duro  fcoglio  : 

1  E 


E  (  di  che  più  mi  /degno  ) 

Veggio  la  lira  mia  uagar  per  l'onde 

?erigltofe ,  ^  immonde  ; 

Timide  ancor ,  c/;e7  legno 

Non  (la  per  preda  d'un  naufragio  indegno 
I  lihe  fe*lCiel  confente 

Gelajto  ,  come  pur  pauento  ,  e  temo  , 

Canta  fui  lido  efiremo 

Vela  faW  onda  algenti 

Veffèquie  mie  con  noce  alta ,  e  dolenti  • 
A  /fin  che  dal  tuo  grido , 

Come  dal  pianto  d^un  nomilo  Or/eo 

ìnte/o  il  ca/o  reo 

Ogni  remoto  Udo 

Btafimi  il  mio  de/lino  empio ,  ^  infido . 
AL   SIGNOR.  DVCA  D^VRBINO. 


M 


A  G  N  A  N  I  M  O  Signor  V altiero  grido 
Del  largo  e  liberale  animo  uo/lro 
Che  per  quejlo  e  quel  lido 
E  d^altro  adorno  che  dt  gemme  e  d'oftro 
Andar  ni /a  di  quejìo  humano  chiojìro 
M  o/Irato  qual  con  molti  e/Jempi  fia 
Affai  m'haueua  mani/e/li  e  chiari 
La  uoftra  corte  fia 
Hor  me  cacciato  da  uenti  contrari 
Per  quefli  horrendi  e  tempeftofi  mari 
D  *empto  defttn  condotto  hauete  in  porto 
Talché  col  uofiro  aiuto  il  legno  mtj 
Securamente  ha  torto  ; 
che  /o/j>into  da  tempo  irato  e  rio 


99 

Mi  l>ortaua  lontan  dal  mìo  defìo 

m  che  dunque  potrò  l*obligo  tmnienfo 

?agarui  mai  di  mercè  tale  ,  e  tanta 

Z!)*a  lato  a  foio  accenfi 

'>ion  [la  /pento  carhon  ?  pria  Cecca  pi  ani  d 

E  dtl  bel  uerde  ignuda  ;  onde  *amm<inta 

'odurrà  frutti ,  e  fior  prima  Aquilone 

Zon  Aujlro  cangi  era  tur  tu  ,  e  natura  , 

E  fta  Settentrione 

Bumido  e  caldo  e  di  Jpeme  e  paura 

Ogni  cor  priuo  e  dolce  ogni  egra  cura , 

he  non  mi  Jlia  ne  la  memoria  [colto 

Si  come  in  oro  fin  dt  Donna  amata 

Il  fojpirato  uolto  ; 

Oel  qual  la  uijìa  uaga  inamor ata. 

Zofa  non  uede  più  Joaue  o grata  ; 

atto  uoflro  coriefe  e  fignorde 

E'/  mio  obligo grande  an"^  infinit$  : 

Ma  che  potrebbe  siile 

0*ingegno  per  fuo  hon-r  mojlrato  a  dito 

Cantar  dt  uot ,  fe  tante  arene  ti  hto 

on  ha  del  Pò  doue  s* ingoia  tn  mare 

Zon  fette  foci ,  ne  tante  aura  ejìiua 

\Zol grato  mormorare 

Merbette  moue  e  fiori  in  uerde  riua  , 

!0  in  colle  aprico  oue  ti  /uo  fiato  arriua  ; 

\uantt  atti  egregi  e  degni  di  memoria 

pi  prudenl^a  d* ingegno  e  di  ualure 

Oi  uoi  canta  laglorra . 

D  s*al\ar  mi  potejfe  al  uofiro  hnnore 

E  gir  part  al  de  fio  eh*  a  tutte  l*hore 

tgo  co  t  merti  del  gran  uojìro  nome 


lOO 

Di  farfi eterno  a  dir  di  uot  mi  ^ròna, 

D*aUor  cìnto:  le xìjiqmt! . 
Arder  furet  \bero  ,  Uiftro ,  e  GaronA 
Vi  genero  fa  inwdia  ;  e  doue  fuona 
S  f  ìrto  di  upce  ^0  di  parola  humana  ; 
Ma  quanto  pm  d'al\armt.mt  procace t0 
La  fpeme  frale ,  & Mana 
P/«  mi  fgomenta  ,  ondato  fatto  di  ghiacci» 
\*l7onoro  filo  con  la  menu  y  t  taccio . 

AL  S  lek  OH  LELIO  CAPI  LV  PO. 

Gì  A  il  freddo ,  horrido  uerno , 
che  uerfaua  ad  ogn*hor  grandine ,  e  gelo  ,  . 
che  ricopriua  il  Ctelo 
D*«w  nembo  humido  eterno  ; 
E  facea  Vaere  chiaro^  ofcuro  inferno , 
S  en  fugge  ;  e  feco  mena 

Le  neut ,  i ghiacci ,  e  i  giorni  briem  ,  £  r$i  ,  ^ 
Soura  i  montt  Rifei  ,  -.1 
Oue  di  rabbia  piena. 

Vorfa  agghiaccixdal  del  Nndd ,  e  farend , 
G  ia  co gltoccìn  ridenti  .  ,  .  .  , 

La  Vrimauera  candida  ,  c^  uermiglia      :  - 

Leggiadra  a  mer  ani  glia  t 

ÌAoftraa  le  liete  genti 

Le  [ne  rare  beUe-^e ,  egPornamenti 
E  co*l  mito  di  ro  fe  ' 

Le  lahra  dt  rubin  ,  la  treccia  d'oro 

Dijpenfa  il  fuotheforoy 

t  tante  beVecofe,  (^Mfì . 

Quant*aìghe  ha  ti  gran  tirrhen  nel  gnmb  . 


,1  o  t 

ioue  ti  tener cUo '    '"  '  '       ^'      '      '  ^ 
P;e  Hampa  hrme,  Xerm^S^f^  Imberbi 
Kugìadofe ,  o*  acerbe  #  '  .  ^  :  . 
^na[cer  tutto  quello,  ■  I^'^fw^^ 
Che  più  fa  il  mondo  cohtttó  ,  è  beUó 
al ,  che  rende  ti  terreno 
in  ogni  parte  fi  fiorito ,  ^  uago  ; 
che  par  proprio  un* mago 
Del  Ciel ,  quanctè  /ereno  , 
Quandi  è  ff  tu  chiaro ,  e  più  di  nellepien$^ 
imiraglt  Krhufcelli 
Spiegar  al  Sol  ti  fuo  bel  crine  adorno 
Di  gemme  intorno  ,  intorno , 
E  fra  i  rami  noueUi 
far  dolce  albergo  a  i  lafciuetti  augelli, 
he  quafi  inamorati 
De  la  nuoua  Uagiòh  ^  sfogano  a  gara 
'La  lor  dolce ,  ^  amara 
Vena  i  eco  t  canti  grati 
Empion  di  gioia  le  campagne ,  e  i  frati . 
entre  che  qttefti  fanno 
Cèn  f  armonia  de  la  lor  noce  alternai 
Hota  la  pena  interna , 
1/  lor  foaue  affanno  , 
E  lodan  lieti  ti  più  bel  fior  de  Iranno  ; 
H  Capi  lupo  mio 

Cui  del  gran  Mantouan  la  gloria  a/pira  , 

?rendt  la  dotta  Itra  , 

che  digentil  de  fio 

Le  fiere  accende  ,  e  fa  fermar  il  rio 

t  altamente  canta 

Sì  3  che  lauoce  del  tuo  canto  a  mio 

E  iij 


I  o  r 


Cere/?/  queflo ,  e  quel  polo  ; 

No»  à*]Aiìa  ,  0  (TAthalanta 

Ma  del  tuo  gran  ftgnor  la  gloria  canta  . 
D  eleni  ualor ,  felice 

Grido ,  dt  fama  illufire  ne  rlfuona 

Tal ,  che  da  la  Garona 

Al  loco ,    la  Veni  ce 

Scorna  di  piume  d*oro  ogni  fendici 
O  gni  campo  ,  ogni  riua 

Ogni  ualle paluftre  ,  ogni  ajpro  coU€ 

il  fuo  bel  nomi  eJìoUe  , 

Terch^tì/ppoUto  wua 

In  fin  ch'ogni  onda  fia  di  fefci  frtuA  » 

A  MESSER.  BASILIO  ZaNCHI 

SCRITTOI  dotto  ,  e  prudente , 
Di  CUI  arte  e  natura 
Kodrir  la  cajìa ,  e  uerginella  menti 
Con  quello  Tìudio ,  e  cura  , 
che  fanciulla  farebbe  ,  oltra  mifura 
M  adre  amorofa ,  e  pia  : 
A  cui  fidate  forte 
De fampio  campo  de  la  poefia 
Aprono  ambe  le  porte 
Ond'huom  fi  toghe  ala  feconda  morte  i 
L  a  CUI  pregiata  fronte 
Orna  lieta  corona 

Del  più  bel  lauro  ,  che  uerdeggi  al  monte 
Del  [turato  Hehcona  : 
De  la  cui  fama  un  dolce  grido  fuond  , 
N  on  doue  il  mare ,  e  Vhlpe 


lOj 

lorride  cingon  folo , 

ìe  fra  ?irrhene ,  e  Calfe  i 

\adoue  a  fi  bel  mio 

lerca  kuftro ,      Aquilon  quejl*e  quel  polo  . 

fiion  de  la  tua  lira , 

)e  tuoi  foàui  accenti 

*ongiù  latrato  mar  V orgoglio ,  e  Vira  : 

l  fuo  furore  ,  /  uenti  : 

}ueta  pace  fra  lor  fatigli  elementi  : 

i  il  celebre  Orfeo 

'  Se  ti  uer  la  Grecia  dice  ) 

faghe  le  fiere  del  fuo  pianto  feo, 

Aentre  mefto ,  infelice 

Uanfe  la  bella  fua  morta  Euridice, 

cui  canto  fonoro 

iebbe  Cerbero  a  fcherno  , 

"olfe  a  le  furie  irate  il  furor  loro , 

•c  pietofo  l* inferno , 

)«e  non  pa  pietà  forfè  in  eterno . 

ne  beato ,  degno 

ZÌ7e  le  mie  glorie  canti 

lofi  felce  ,  e  cofi  dotto  ingegno  , 

Zome  la  fama  uanti , 

Zome  ami  Apollo ,  od  habbia  amato  inanti* 
latria  mia  di  tanto 
lodi ,  e  fi  chi  aro  figlio , 
^anto  del  gran  ^aron  Cantica  Manto  : 
it  al\a  allegra  ti  ciglio 
Coronata  di  fior  bianco  ,  ci?*  uermiglio , 
e  n*andran  Serrio ,  e  Grembo 
ol  per  la  cofiui  gloria  , 
Heni  di  gemme ,  e  d*oro  il  puro  grembo  • 
£  iiij 


ogni  colta  hìfloria 
Tara  del  nome  lor  fempn  memoria, 

H  I  N  N  O    A    V,E.\n  Ev^ 

OGio VA  NE  TTE  accorte, 
ci)  ouuncfue  gnocchi  uagìit  riu^lgete 
Fate  le  cofe  liete  ; 
E  datei4Ìia ,  e  morte 
in  uece  del  defiino ,  e  de  la  forte  ; 
A  uoi  dico  ,  ch'a  Jdegno 

Hauendo  di  fegutr  la  cafta  Ditta. , 
Come  chi  uolgearjtia, 
P/M  ftcura  ,  ti  fi4o  legno 
Vone/ìe  il  pie  ne  l'amorofi  regno  ; 
E  de  l*alma  d*amore 

Madre  yfttte  diuote  ,  e  fide  ancelle^ 
A  le  chiare  fiammelle 
Del  fuo  wuace  ardore 
Aprtfte  il  motte  ,  e  dtlicato  ctMTt  : 
T  ciche  cotanto  grate 

Le  uoflre  ma  fono  a  qtsefia  Dea  ; 
Meco  di  Citherea 
Altamente  cantate 
La  uirtHie  infinita e  la  bel  tate  • 
V  oi  Augelletti  in  tanto  , 

che  [aitando  ad  ogn*hQr  di  ramo ,  m  ramo 
Gridate  io  amo ,  to  amo 
Silentio  al  uoftro  pianto 
Dolce  ponete  almen ,  ment  re  ch*ìo  canto . 
Dea  ,  che  co' l  fecondo  . 
Tuo  raggio  rajfereni  il Ciel  turba^Of  i  ^  .  ^ 
Acqueti 


Acqueti  il  mare  irato  ; 
E  fai  lieto  i  e  giocondo 
Co*  tuoi  hagh  occhi  in  ogni  parte  ti  mondo  , 

l  cut  hmi^rio  Mjhettò  '  •  " 

Teglie  l'arme  dt  mm  ,  Gorgoglio  acqueta 

D'oo^nt  fiero  Pianeta  i  -  '  ^'  '  ■ 
che  crm  ctoke  dilètto-  . 
Produce  ffffcia  in  ^loi  felice  effetto  , 
a  cui  lucente  sìella 

Al  tramontar  del  Sol  nioflrà  il  fisà  iitrnt 

Con  eterno  coflume  ; 

ìndi  candida  /  e  bella 

Dal  luctdo  oriente  ti  giorno  apfeUa  ^ 

en\a  la  cut  u  ir  tute 

Pora  la  siagton  lieta ,  horridà  uerno  ; 
ha  terra  ofcuro  inferno  ; 
La  pace  ;  e  la  falute 
Ad  o^n^hora  per  noi  farian perdute , 
//  arbori  fen\a  fronde 
\porano  ,  il  monte  fen\a gemme ^  0>  oro  ; 
\\lmar  fen'Xa  theforo  : 
\  Aride  hauna  le  fponde 
\\l  fiumicello  ;  e  fen^a  pefci  l*onde  ; 
entre  donna  e  Kegina 
Del  ter^j  dei ,  che*l  ttio  ualor  corregge 
Con  amorofa  legge 
Jy  ff^atij  ;  /■  lumt  inchina 
Al  paefe  j  che  l*Alpe  ,  e  la  munita 
ìinge  intorno ,  ^  abbraccia  ; 
A  queft^gia  felice  ,  almo  paefe  , 
che  del  fuo  imperio  ejìefs 
Le  yalorofe  braccia 

I"  E  y 


¥  0  ^ 

Doue  arde  ti  cane  ;  e  doue  Vorfa  agghiaccia  , 
C  he  uedì  ai  l*  ampli  Tir  ade 

Unte  del  nojlro  ,  e  peregrino  [angue 

SÌ ,  ch^ogni  herhetta  langue  ; 

E  tronca  da  le  fpade 

Ogni  gioia  d^ltalia  in  terra  cade  : 

V  edrai.  l*Adda,  eV  Tefìno  , 

che  trajparente  ,  e  più  d^n  ambra  puro 

Altero  tua  ,  e  [icuro  ; 

Hor  gir  co* l  capo  chino  , 

E  con  laonde  turbate  al  fuo  camino 

V  edrai  la  Secchia  ,  eV  Taro 

Imtdt  ancor  dal  gorgo  all^r  la  tejla  ; 

Ver  mirar  la  tempejìa  ; 

che  fen^a  alcun  riparo  ; 

Vhrno  ,  Vkrbia  ,  e*l  tAugnon  sfor'Xa  di  paro 
E  d*alte  uele  pieno , 

che  dtpredando  uan  di  piaggia  in  piaggia 

Quaft  ueltro  in  feluaggia 

Varte ,  le  fiere ,  //  Jeno 

Del  gran  mar  di  Liguria  ,  e  del  Tirrhéno  , 
T  al ,  che  teme  Sebetho , 

E  ?arthenope  bella  il  fuo  periglio  ; 

E  con  turbato  ciglio 

Nel  luogo  più  jecreto 

Vhabito  pongongiù  purpureo ,  e  lieto  * 

V  edrai ,  che*n  ogni  parte 

De  l* infelice  ìt  alia  ,  in  ogni  loco  ; 
E  co7  ferro ,  eco*l  foco 
Va  il  furibondo  Marte 
Sì ,  che  di  tronche  membra ,  e  fiamme  /parti 
O  gni  riua  ,  ogni  colle  , 


10  7 

'  "ygnt  felua ,  o^nì  uatie ,  ogni  campagna 

Zana ,  &  arfa  fi  lagna  ; 

i  co*l  mito  ogn'hor  molle 

.e  uoci  del  fuo  duolo  al  Cielo  e  (lolle  , 

ìi  Dea  del  lor  cordoglio 

?atta  ptetofa ,  homai  porgi  la  mano } 

Et  al  tuo  amante  infano 

Togli  l'ira ,  e  /*  orgoglio  : 

Zhe  benihe  crudo  ,  e  più  duro  che  fcogU^ 

^li  hahhìa  il  cor  ,  tu  il  puoi 

Sola  pietofo  far ,  tu  fola  humile  : 

Spri  da  la  gentile 

^QCC*oue  i  piacer  fuoi 

Tutti  ripone;  e  co*  he*  detti  tuoi 

te  il  richiama ,  e  dona 
'  ^ace  a  Vltalia  mifera ,  infelice  ; 
I   che  fua  liberatrice 

Ogni  gentil  per  fona, 

Ti  chiamerà  ad  ogn*hor*  :  e  una  Corona 

i  facrerà  di  rofe 

bianche ,  e  uermiglie  ogn*anno ,  e  di  uiole  , 

Colte  al  forget  del  Sole 

\Da  le  mani  am orafe 

Di  giouaneite  belle  :  e  con  feflofe 

gei  ti  loderanno 

Per  la  più  bella  Dea  ,  cheH  cielo  honori  : 
\E  tutti  gValtrt  honori 
\}l  primo  die  delTanno 

A  i'imagine  tua  grati  faranno , 


AD  AVSTRO. 


P 


E  R  C  H  E  con  tanto  orgoglio 
O  mmico  de  giorni  allegri ,  e  chiari 
Turhancio  i^aere ,  e  i  mari  - 
Vai  (h*ogni  duro  ficglio 
Vianga  con  alta  note  il  fuo  cordoglio  ì 
P  erche  con  tanta  rabbia 

Come  fé  d'acqua  un  rio  da^lciel  rouini 
Da gV  1/1  fpidi  tuci  crini  j 
li  dai*  hum:  de  Labbia  .  .  • 
Quafi  nel gt'emìjo  ogn*Uno  un  mar  chius*ì?ab 
V  erjì  pioggia  infinita  (^bit 
Kuftro  fiiperbo  sì ,  chtH  fiume  inonda 
Ogni  fua  lieta  jponda  ; 
Ne  a  pefci  è  men gradita 
La  piaggia  ,  c/?e  la  ualìe  ima  ,  e  romitd, 
T  ortja  homai  con  la  fronte 

Dt  caligine  ofcura  ,  e  nubi  cinta ,  •  .  f*' 

Con  ì^irta  barba  nuuinta 
Di  denft  nembi ,  al  monte  , 
Onde  fi  faccia  bel  quejlo  oriT^nte , 
G  ia  ti  uerno  horrido  e  duro 

Co*l  tardo  paffò  è  giunto  al  fuo  confine  ; 
E  le  neui ,  le  brine  , 
E  igì)iacci  al  lento  ,  e  puro 
Viumicel  freno ,  raccogliendo  ,  al  fitàr»  ,  Ui 
S   uo  antro  fa  ritorno  \  ^  ^ 

Et  a  H altra  Hagion  per  for\a  cede  i 
La  cfual  co*l  uago  piede  iti 
Già  slampa  d*ogni  intorno 
7utt9  quel  bel ,  che  rende  il  mondo  adorno . 


ifcia  il  cor/o  tj^edk^ 

Zrudo  a  Vauonto      ala  bella  dori , 

? er che  de  lor  the/òri 

lfargan.c^ueflo ,  e  cjael  tito , 

E  faccian  ilterren  uerde ,  e  fioriUi 

idi  che  Jpiegan  Vali , 

InuitatidaL  Sale  al  lor  maggio  y 

)^on  far  a  fanno  oltraggio , 

A  l  herbe ,  agli  animali , 

Troncando  ogni  fperan'Xa  de  mortali^ 

i  uedrem  poi  cantando 
li.  lotto  ti  tranquillo  del  donne  e  donzelle  ; 
^  A  qtiejle  riue ,  a  quelle 

Le  ricchewe  predando  ; 

E  l*anno  più  fiorito  andar  lodando  : 

ra  i  [chi et  ti  arbufcelli  ; 

Zhe*l  fuo  crin  dt  fmeraldo  aliano  aluento  i 

Vdrem  dolce  concento 

:?ar  a  i  la  [et  ut  augelli  ; 

iE  fui  rami  fcher\ar  purpurei ,  e  belli  ; 

'e  piaggi  e ,  e  la  ualle 

yedremo  ornarfidi  purpureo  manto , 

E  d*eterno  Amarantho , 
'  E  di  candide ,  cgialle 

Viole  il  petto ,  e  le  fu£  uerdi  fidile  : 
.  ^jdrem  di  uaghe  fronde 
.  \.a  felua  intorno  diletto  fa ,  e  bellA 
1 1  la  Tiagion  nocella 

;  \^ar  le  coft  feconde , 
■'i  l  rallegYarfi  ti  del ,  la  terra ,  e  tonde  i 


110 

A    L      F  ,  A    T  O. 


AC  H  E  con  tal  furore 
GU  Tirali  auttentt  del  tuo  fiero  orgoglio 
In  quejlo  affittto  core  ? 
Già  non  fon  duro  fcoglio , 
che  poffa  fop[)ortar  tanto  cordoglio  , 
I  nuido  e  fiero  fato  f 

Se  ben  qual  quercia  homai  nodo  fa ,  e  dura  , 
che  d* Aquilone  irato 
Tiato  punto  non  cura , 
Non  hehhi  del  tuo  fdegno  unqua  paura  ; 
S  e  ben  co^l  forte  feudo 

De  la  ragion  armata  i)0  la  mia  mente 
Sì  y  che  ferro  alcun  crudo 
Di  tua  rabbia  non  fente , 
benché  grauofo  fta,  benché  pungente  , 
N  on  può  la  carne  frale  , 

eli  arme  non  ha      mn  quelle  del  fenfo  , 
A  colpo  fi  mortale. 
Si  profondo ,  e  intenfo 
Schermo  alcun  far  del  mio  dolore  immenfo  : 
Q  ual glori ofa  palma 

Deflm  maligno  ne  rrporteraii 
Vi  percuoter  quefi^alma 
Mon  ti  bafiaua  ajfai , 
Ch*ancora  il  corpo  fral  piagato  m^ÌTai  • 
S  fendi  pur  del  tm  fdegno 

in  me  ,  crudel ,  tutti  gl^acuti  Thali , 
Vammi  pur  fermo  fegno  , 
Oue  de  tutti  i  malf 

^^ndiriX^-no  i  colpi  afj)ri ,  e  mortali  % 


h*ìo  aguìfi  di  cima 
Di  palma  orientai ,  cJje  gfaue  fondo 
^on  è  sì  y  che  l'opprima  j 
Inalbero  dal  fondo 

Del  gorgo  del  tuo  duolo  alto ,  e  profondo 

l  cor  fecuro  ,  e  forte . 

len  potrà  l*empio  ,  ^  uelenofo  dardo 

\i4uentarmi  la  morte , 

l quale  Aquila  ,  o  Pardo 

\ara  fimpre a  fuggire  infermo ,  e  tardo: 

t  ^ animo  coflante 

>  fua ,  ne  for'Xa  tua  fi  cura  poco  ^ 

\n\t  quafi  Adamante 

'.he  Jpre\\a  il  ferro  ,  e*l  foco 

t  prenderà  le  tue  percojfe  a  gioco  ♦ 

Signor  eterno , 
ihe  lauando  il  mio  error  coH  proprio  fangue, 
ìi  togli eftt  a  V inferno  , 
i  quel pefttfer  angue , 
ih'ancor  del  noflro  ben  fojpira ,  e  langttt  ; 
i  forl^  al  deftm  mio , 
i  fgomhra  quefto  duol  noiofo ,  e  grane , 
[he  come  un  tempo  rio 
pinge  la  fragil  naue 
i'e  la  mia  uita ,  oue  (^immerger  pane . 
\lo\Signor  pietojo  y 
he  la  tauola  pinta  a  te  uotitM 
f penderò  gioiofo 
\<ura  la  uerde  riua, 
i  fotto  uo  che  di  mia  man  fi  fcrl»a  > 
w  da  la  tempefta 

d  mio  dolore,  oue  m'haueua  fcort$ 


ì^ortuna  èmpia,  e  mokfla  ; 

Per  camiti  ptano  ,  e  corto 

MVwì  fatuo  addutto  al  de/lato  pone. 

ALA    F  p  K.  T  V  N  A, 

DìÀ'UzTìiuernoneuofi 
0*itn  f&lto  ofcuro  nembo 
Coperto  ìiaucHa  de  la  terra  ti  grembo  , 
E  Vaore  tenebro fo 
Il  bel  uij^jel  ciel  teneua  a/cefo  ^ 
D  ian\i  ^ufiroy  ^  Aquilone 
Con  la  uentofa  bocca 
Scotèuano  ogni  feoglk  ,  ^  ozni  rocca  , 
E  l^armato  Orione 
Vacea  con  l\>Ue  [alfe  aJ^ra  tinTione  : 
H  ara  ti  tepido  So/e 
Biende  Vanno  p'U  bello  , 
E*/  campo  orna  di  gemme ,  e*l  monticeli 
E  per  l'apriche  ,  e  fole  ^ 
Viaggie  ,  Jparge  le  rofe ,  e  k  uiok , 
T  al  che^l  cielo  e  fereno 
Il  dì  ridente  ,  e  i/e/o  , 
L*4ere  fen^aura  fla  tacito ,  e  queto , 
E'n  ogni  farteli  feno 
Moflra  tranquillo  ti  mar  ,  »<4^o  il  terreno, 
M  <i  Pianeta  a  pena 

D^tra  a* gemelli  il  tergo 
Ardente  ,  e  prenderà  co*l  Cancro  alber^9  3 
che  cuocerà  Carena, 
E/  ogni  eofa  fa  di  caldo  fieno, . 
E  fi  nàrd  labiate  ^  '  ^ . 


1 1 


Di  bionde  /piche  ,  e  d'or»  . 
Coronata ,  /piegare  Ù  fio 'theforo , 
E  le  genti  beate 

F4r  de  fùoi  frutti,  e  d*altr'é  co/è  grate  ^ 

e  molto  poi  nel  cielo 

Mofirera*l  fier  fembiante 

Colui ,  ch*tn  pietra  già  conuerfe  Atlante  , 

filThor  cheHnezrouelò  ' 

5/  pon  la  notte ,  tlciual  co*l  tortotelo 

colendogli  arbufceUi 

0*ogm  dolce wa  /poglia 

Vombrofa  felua ,  che  mira  con  doglia 

becchi  in  terra  i  capelli , 

Chaueapur  dian\t  uerdeggianti ,  e  beUL 

ofi  cangiando  Tiato 

Tutte  le  cofe  ua?ino  : 

Sol  tu  uolubtl  Dea  per  nofiro  danno] 

Con  un^animo  irato 

labile ,  e  ferma  fatta  oltre  bufato  ^ 

p  Vltalia  infelice 

E  co*l  ferro  ,  e  co*l  foco 

jia  ctnque  luftri ,  o  fei  Jlruggi  ogni  Uco^ 

Ond'ogni  berma  pendice , 

Ogni  habitat  a  ;  e  colta  ogni  felice 

'ille ,  O     tempo  uago 

'^gni  fior  ita  ualle 

Piagate ,     arfe  porta  ambe  le  /}alte[: 
')gni  fiume ,  ogni  lago 
'^afi  di  /angue  fittbondo ,  «^^t 
4  rhorride  jue  jponde 
^orta  uermiglie  al  mare 
'acque ,  ch'e//er  folean  Iménti ,  e  chiari 


114 

Sì ,  che  ne  le  profonde 

Alghe ,  ogni  ninfa  timida  s^afconde 
E  fen'^al\4r  la  tefia 

Con  doUrofi  Tirtdi 

Ffig-^e  da  nofiri ,  a  peregrini  lidi , 

Come  da  la  tempefta 

Nauicella  taVìior  fpalmata ,  e prejla . 
N  on  ti  fitiuien  di  quanti 

Di  gemme  ornati ,  ed^oflrt 

Vallar  tempi ,  ^  aitar g1^ antichi  nojlri , 

E  de  nomi  cotanti , 

C&^qttat  ^antichità  t*effalti  ^  e  canti  ? 
V  olgt  defira  ,  e  feconda 

La  tua  hor  Yiabil  ruota , 

Et  altrui  fa  la  tua  poten\a  nota , 

Voi  chomai  tutta  inonda 

La  bdlt  Italia ,  del  tuo  fdegno  Ponda , 
C  lì  a  gui fa  d'un* accolto 

Diluuio  ,  di  Tir  ani  ere  , 

E  di  barbaro  ferro  armate  fchiere 

Sommerge  tutto  il  uolto 

De  V infelice  :  e  già  quafiha  fepolto 
I  Igran  nome  Latino  : 

No»  ti  mofìrar  (i  rea 

Homai  contra  di  noi  potente  X)ea  , 

Eper  uoler  diuino 

Minijlra  de  la  forte ,  e  del  de/lino . 
C  h*è  ricco  alto  trofeo 

In  quelle  parti ,  e*n  quejìe 

Del  tempio  che  già  in  Antio  Vrenefle 

La  gran  Koma  ti  feo 

Vtnal^ranno  e  non  filo  il  Tarpeo 


«  '5 

ttti  i  colli  fette 

meran  del  tuo  nome  , 

la  in  ogni  parte  con  le  Jparfe  chiome 

euaghe  fiincmUette 

tgJjirlandate  ,  e  in  longa  fchtera  Tlrette» 

tue  lodi  0  fortuna 

on  fi  foaue  accenti , 

h*  acquetar  anno  ti  mar  irato  e  i  uenti , 

iranno  ad  una ,  ad  una  , 

un'indo  al  raggio  de  la  chiara  luna , 

A    L  A    F  O  R  T  V  N  A. 

Che  più  trarre  in  queflo  afflito  con 
Acuti  Hrali  di  miferta  humana , 
emprati  nel  licore 

he  non  uccide  Ihuom ,  ne  lo  rifana  , 
e  la  dog  lì  a  infinita , 
ia  peno  fa  ad  ogn*hor  rende  la  uita , 
tuna  ì  frena,  il  tuo  oftinato  orgoglio  , 
h*uguifa  d*un*horribile  tempejìa 
nomo  a  duro  foglio , 
d  ogn*hora  m*impiaga ,  e  mi  molejla 
ueft* anima  affannata , 
on  la  jpada  del  duolo  empia ,  e  fj^ietata  • 
che  fìa  irato  il  mar  ,  tal*hor  s* acqueta  , 
rende  V acqua  fua  piana  ,  e  foaue 
al ,  che  per  Inonda  beta 
a  ben  [palmata  ,  e  corredata  naue: 
ij  dona  taCÌ)or  fdo 

negua  a  gli  fiogli  ,ale  fue  arene  ,  al  lido 
tu  de  bsm  ,  che  con  moki ,  e  tanf 


ti  6 

E  perigli  ^  e  fatiche ,  e  terre  ,  e  mari 
Qtéxl  pe  regrmo  errante 
Spinto  da  uenti  al  mio  dejto  contrari , 
Cercando  guadagnai  ; 
Cou  la  rapace  man  priuato  m*bai, 
T  u  colpie  tardi ,  con  le  bianche  chiome  ; 
£  cogli  homeri  homai piegati ,  e  slanchi 
Sotto  le graui  fonie 

Degli  anni  andati ,  cogli  fotoni  a  fianchi 

Del  grande  amor  de  figli 

hit  condennaftt  in  fempiterni  efiigli  : 
E  t  hor  per  danno  ,  e  per  più  pena  mia 

Hai  dato  (  ahi  cruda^aln  troppo  fiera  )  mori 

Cerche  di  me  non  fin 

Viu  mifer^huom*  yala  fidel  conforte , 

Kn3(j  ad  ogni  mia  /pene 

Ch'ella  in  del  porto  feco  ogni  mìo  bene* 
S*  auaentatt  non  hai  tutti  zH  Tirali 

Del  tuo  furor  in  me  tuo  Tiabil  fegno  , 

Ver  finir  $  miei  mali 

Con  un  fol  colpo ,  e*l  tuo  orgogliofo  fdegne  ; 

Opra  ti  funereo  telo  y 

E  rendi  il  petto  mto  freddo  ,  e  di  gelo  : 
P  erdona  a  queftì  poueri  innocenti 

Miei  cari  pegni ,  0*  habbtan  meco  fine 

De  tuoi  r ab b lòfi  uenti 

Le  gran  tempefte  ,  e  Italie  mie  rouine  ; 

Si ,  che  pafitno  almeno 

il  giorno  più  dt  me  chiaro  ,  e  fereno  . 
O  di  I  miei  giujìi  prieghi  o  Donna  ,  ò  Dea  , 
de  gli  humam  honor  fola  Kegina  ; 

E  non  ejfer  fi  rea 


Contrd  coki,  ch'ai  tuo  ualor  s'inchina 

t'ngineèchiato  tn  terra 

T»  chiede  pace  in  cofi  li*ngaguèrr4 

M.  BERNARDO  CAPPE £^£B? 

IO  R  ,  che  la  calda  Siate 
Già  coronata  di  mature  /piche 
y  Ci  fa  le  ^fonti  amiche  y 
E  le  frefc*omhregrate , 
Oue  fpiran  tat bora  aure  beate  i 
afìamo  il  dì  cocente 
tungo  lucenti ,  e  mormoranti  riui , 
che  co  i  fefci  lafciui 
rron  certamente 
Quafi  hauejjèro  a  [chino  il  fole  ardente: 
t  a  gentil  foggiorno 

chiamando  con  la  lira  Euterpe ,  •  Clio  ; 

Tutti  popi  in  oblio , 

I  danni ,  eh* al  ritorno 

Ci  porta  Jpeffo  in  grembo  il  nuouo  giorno  , 

oh  del  torto  del  Jole 

Camin  cantiam  ne  de  la  fredda  luna  , 

che  ne  l'ofcura  ,  e  bruna 

Notte  errando  gir  fuole 

?er  le  piaggte  del  Ciel  romite ,  e  fole  , 

eperch*Órtcn  fiero 

In  fin  dal  Cielo  con  la  fpada  in  man» 

Conturbi  il  mare  tnfano , 

SÌ  y  che  Jpeffò  al  nocchiero 

Per  tema  fa  cangiar  uolto  ,  e  penfiero  . 

Mne  fcHota  Aquilone 


fi  8 

Souente  ogni  montagna ,  ^  ogni  rocca 
Con  la  gonfiata  bocca  ; 
Z  con  empia  tendone 
Jogba  al  folcante  fm  ,  uela  ,  t  timone , 
C  ome  il  cane  del  cielo 

Tutto  di  fuoco  y  e  fiamme  ardenti  fieno 
Mda  del  bel  terreno 
Il  uerde ,  e  uago  uelo  : 
Come  ranno  comparta  ti  caldo  ,  e'igelo  : 
Ua  di  quel  grande  tìerrico  \ 
A  cui  la  eternità  uiuaci  carmi 
Sacra  ,  e  metalli ,  e  marmi 
Saura  il  fuo  monte  aprtco , 
ch'ira  non  temon  di  tempo  nemico , 
C  ant  't amo  le  uit torte 

Di  cui  la  fama  ha  l}arfo  tUuflre grido 
ferquejlo,ep€r£jt4ellido, 
St,  che  de  le  fue  glorie 
Ofcuri  il  fol  tutte  V altrui  memorie . 
C  anttamValtoualore 

Di  Lei ,  cìnn  Ctelgli  die  per  J^ofa  ,  e  do} 
Ferma  ,  e  jalda  colonna 
De  ftalico  honore , 
E  del  bel  feffo  fuo  lume  maggiore . 
C  antiamo  t  rari  pregi 

Di  cinella  bianca  gemma  orientale , 
Ch*o<rni  thefor  mortale 
^acbtl  mondo  difpregi; 
Le  cut  uirtà  ^gU  eljtmpi  alti ,  dr  egregi 
S  on  fcorta  a  chi  defta 

Con  opere  leggiadre  ,  e ghriOjC , 
SpreX^ndohumane  cofe , 


1 1^ 

^uajt ombra ofcura y  erta 

i  uero  bene ,  al  del  far fp  la  uia  ; 
fi  gentil  diporto 

onfumiamo  Cappel  queft*bore  eftiut 

on  le  forelle  Dine  , 

he  da  l*occa/o  a  l'orto 

urtano  il  noflro  honor  per  calle  corto  . 

mordaci  dt  quejla 

'ale  Ulta  mortale  egripenfieri , 

he  fono  i  duri ,  ^  ueri 

ogli  ne  la  tempefla 

el  mar  del  mondo ,  ch'ogn'hor  ci  molefla  , 

acciam  col  confìgUo 

elanojìraumà  fi,  cheta  forte 

l'animo  non  porte 

e  pena  ne  periglio , 

pajìiam  lietamente  il  noflro  effigilo . 

A  PERLA  SALVTEDI 
lONSiGNOR  DA  LA  CASA. 

rll  loderà  CO* l  canto 

l  tuo  bel  nome  o  figlio  di  latona , 

ii  darai  d'tìelicona 

fommo  impero  ,  i  primi  pregi ,  eV  uanto 
'e  donafli  ad  Are^ ,  a  Smtrna ,  a  Mantof 
co  i  foaui  accenti  , 

mprando  alfmno  bor  quella  lirajm  quefla  . 
ietara  la  tempejla 

l  mare  irato, e  porrà  freno  a  t  uentt , 
farà  t  bofht  a  le  fue  note  intenti  5* 
m  pietofa  mano 


1  £  O 

Al  gran  Cafa  non  dai  faluhu  aita 
fria ,  che  de  la  fua  uiva 
S^afconda  jl  chiaro  fcì  ne  VOceano , 
Onde  da  te  poi  fi  fojpiri  in  uano  ? 
O  ime  perche  cercate 

Tropp9peT  tempo ,  ahi  parche  inique,  e  crude 
Aht  dt  pietate  igntide , 
Di  torlo  a  noi  ne  la  miglior  etate , 
-  VI  corfo  a  l*annd  fuo  finir  la  fiate  f 
M  andatfculapio  in  terra, 

O  tu  •  r<:^  ndi  dal  del  :  eh* a  tal  perìglio 

d'uopo  il  tuo  configlio  : 
Senon  che  morte  ,  che  i  più  degni  atterra  ^ 
"Sj  ittoria  haura  de  la  fua  cruda  guerra  .  f 
N  on  confentir  che*l  frutto  r 
Maturo ,  e  faldo ,  e  non  in  fior ,  ne  in  hetU 
l\ieta  la^?arca  acerba  ^  ^ 
Di  cui  più  bel  non  ha  uirtù  produttà 
Ond*  inope  ne  refi  il  mondo  tutto . 
5  iti  uedrai  pojci  a  aliato 

Ver  tante  opere  fue  chiare ,  e  leggiadre 
Va  quefto  fommo  padre , 
Adorno  d!oftro  ti  crine ,  a  quel  Senato  , 
V'  di  uirtute  a  i  buoni  ti  pregio ,  è  dato , 
I  udì  qiéal  nuouo  Atlante 

Chr  cogli  homeri  fuoi  foftenga  il  mondo  , 
Soflenere  ilgran  pondo 
Di  qu^  f  impero  :  e  far  ogni  alma  errante 
Dd  noftro  alto  motor  uerace  amante  : 
E  t  hor  con  l'armonia 

rie  le  ilte  note,  come  un  tempo  feo 
Vm  amor  ilio  Orfeo 


De 


I  Z  1 

e  monti  dljj^Jlri ,  e  J!ognt  belua  ria , 
he  la  dolce\^a  dd  fm  canto  udtA 
man  Parmt ,  e  del  cere 
e  Frencip:  Clmjìiani  orgoglio ,  Cf  t 
riuolger  la  dira 
^  f^f^g^^g"^  lor  guerra ,  //  lor  furore , 
f  ^uataface ,  c  tn  fincero  amóre . 

M   VINCENTIO  L A VREO. 

^  N  E  Vaf^ra  tempefta 
De  mieipenfftr,  che  quando  parte  ilgiorno^ 
luaudo  a  noi  fa  ritorno , 
lor  in  quella  ,  hor  in  quejìà 
^'^ggi^  Inanima  mia  fptnge ,  t  molejìa  , 
ureo  ,  mcchtero  accorto 
he  co*l prudente  tuo  /àggio  conftglio 
lei  mìe  maggior  periglio 
lai  que/Io  legno  [corto 
>4  tonde  tempefiofe  ,  tn  queto  porto  ; 
r ,  che  di  dejìin  reo 
iu  che  mai  fera  horribile  procella 
:uote  la  nauicella , 
he  già  le  merci  deo 

queflo  irato  ,  e  perigliefi  Egeo  : 
t*  al  ttmon  Umano  , 
he  già  del  fragd  pin  Vondofo  flutf 
;(  refo  ha^l*imper$o  t*ttto , 

fa*l  tuo  aiuto  uano  , 
\oi  che  preda  farà  del  mare  infarto . 
l'I  una  (  ohtme  )  non  fatia  , 
[e  Hanca  mai  de  miei  oontinm  mali , 
D»  F 


1 1  Ir 

Con  fuol  pimgen ti  shall 

Valma  trafpge ,  e  Tirati  a  , 

Ne  da  hi  mercè  impetro  unqua ,  ne  gratta  , 
T  al ,  che  bi  neh' ella  Maga 

Sìa  de  le pcn?  mie ,  del  mio  martire , 

Se  ben  de'  mio  languire 

"E  non  d\diro  s'appctga  , 

Non  truoua  in  me  più  luogo  a  nuoud  piaga  • 
I   c pur  il  forte  feudo 

Ve  la  prudentia  humana  opro  per  fchermo  ; 

Ma  non  sìa  faldo  ,  e  fermo 

A  volpo  co  fi  crudo 

Vanimo  :  sì ,  che  fpeffo  io  tremo ,  e  fudo . 
T  u  di  quejìe  horrtd'onda 

Non  [enti  (  ò  re  felice  )  ira ,  ne  orgoglio  : 
Ne  temi  in  cjualche  foglio 
che  percaffo  s'afconda 
Il pin ,  dd gorgo  fuone  l*alga  immonda  : 
M  a  col  dotto,  a  gentile 

Cafa  d\ha  wrtk  lucido  albergo , 
Ogni  cura  da  tergo 
Vofla  ,  mortale ,  e  wle , 
Del  fuoco  de  le  noie  efca  ,  e  focile  ; 
H  or  col  2^ran  Stagirita  , 

Uor  coh  dtuo  i^laton  dtjfenfi  Vhore  ; 
Con  la  cui  fcorta,  honore 
Simerca:  e.per  fpedita 
Strada  fi  poggia  a  quella  eterna  Ulta, 
treuolte  beato , 

Che  in  cofi  bel  diporto  i  giorni  (hm4t 
In  alti,  Xlluflri  Tiudt , 
Con  flirto  fi  lodato. 


nani* lo  t*mi4Ì dio  fi  felice  Tlato? 
MESSER.  Gì  O.  BATTISTA 

I R  A  L  D  I ,  ancor  che  accorto , 

E  prouato  nocchier  dri'^i  la  naue 

on  Inacqua  piana ,  e  dejìra  aura ,  e  foaue 

l  defti nato  porto , 

oue  uede  il  camin  Jicuro  ,  e  corto  ; 

repente  tempejìa 

i  uento  auuerjo  con  rahhiofo  fiato 
ercuote  il  mare ,  eH  rende  alto ,  e  turbato  ; 
ira  la  uela ,  e  prefia 

olgeia poppa  a  Vonda  atra ,  ^  infefia  : 
y*l  ferro  tenace 

srma  il  ben  faldo  ,  e  corredato  le^no 
in  che  del.temfo  rio  pafii  lo  fdegno , 
che  Inonda  fallace 

acciacco  i  fieri  uenti  o  triegua ,  o  pace  , 

\l ,  che  non  lega  a  riua 

\eUce  y  giunto  al  fin  de  l  fuo  camino 

\)uando  fperaua  ,  iUrauagliato  pino  ; 

v»^*  fottenie  arriua 

L  periglio  fo  fcoglio  ,  onde  fuggiua . 

Irò  fe  del  mio  corfo 

\lon  tocco  ancor  la  defiata  meta  , 

)««    attende  tanta  gente  beta  ; 

\uuien  che  JpeJJò  ,  //  dorfo 

ono ,  a  lei  uolto  ,  tn  altra  parte  corfo , 

finto  da  quella  rea 

emina  uil,  che  fin^ordme ,  o  leg^e 


fi  4^ 

Ogni  uqUt  human gouernd ,  e  ffggt^ 

Che  gir  f^ejfo  mi  fea 
Lungi  dal  fegno ,  oue  propoflo  hanea  • 
tE  fe(cheo  pur  non  (la  ) 

V^orgogbo  contra  me  mai  fempre  armata 
Serba  Vufato  Siti  la  dif^ietata  ; 
Vyi  non  cader  trama 

Temo ,  con  hiafmo  ,  e  con  uergogna  ria  • 
S   eguite  uoi  il  colto , 

E  bel  mflro  lauor  ,  con  fi  fecondo 

F<i«or  delciel  :  che  ne  ìittptfca  il  mond^^ 

Oue  fiueggta  [colto 

il  tiojiro  honor  da  nulla  nube auHolto  : 
C  he  mi  par  gì  a  d'udire 

Il  grido  andar  del  uoflro  Hercole  inuitt9 

oltre  VVierculea  Qalpe ,  oltre  I^Egitto , 

E  di  uoi  cofe  dire , 

Ch'ardino  ogni  alma  di  gentil  defire . 
P  ER  LO  CAR.  S.  ANGELO. 

IL  L  V  S  T  R  E ,  alma  città  ,  che  ne  uetufli  M 
Tempi ,  di  palme  altiera  ,  e  di  trofei  I.  Il 

Tolte  agli  Sàthi  a  i  Ferfi ,  a  i  NabatM 
Vedefti  andare  onuftì 
Dietro  al  trionfo  de  tuoi  magni  Auguflè 
D  i  duro  ferro  Imperatori ,  è  B^egi  ; 
Ef  uinte  dar  le  mani  a  tuot  gran  figli 
Dei  fangue  loro  ancor  molli ,     uermigU  , 
Vepo/li  t  ricchi  fregi , 
E  Vaccfuiftate  già  corone ,  e  pregi  ^ 
L  e  Kepubltche  munte ,  egloriofe  : 


115 

[ul ,  d^ue  de  tuoi  /eHé-,  il  fìu  hel  coUe 

len  di  beUeì^e  i  uaghi  homvri  efloHe 

ra  Imberbe  rugiada fe 

)el  pianto  de  le  sìcUe  ,  ad  udir  cofi 
'  ne  de  fregi ,  e  de  tuoi  rari  bonari 

'leni  bar  :  che  con  la  cetra  Euterpe ,  e  C//# 

:on  laqualgia  lodato  ban  più  d*un  Dio'  '  •  - 

Coronate  d* allori ,  . 

',antan ,  non  degli  Heroi  l'arme  ,  egUamofh 
i  t  d*un  tuo  figlio  la  cui  chioma ,  ^ojlro 

Aùffo  da  Vopre  fue  chiare ,  e  leggiadre , 

^ela  fua  uerde  etate  orno  il  gran  Padre , 

Zbebonor  del  fecolnoftro 

Zelebre  fa  qualdi  lui  ferme  inchioflro  • 

qual  pien  di  pietà,  d* Italia  beila 

^ano  le  molte  piaghe ,  e  fpenfe  il  foc§ 

Zhe  la  mifera  ardeua  in  ogni  loco , 

l  fuor  d*ogni  procella  ' 

korfe  la  conquaffata  nautceUa . 

!  ?ictr9\,  che  molCanm  atra  tempefia 

yimpetuofl ,  e  di  contrari  uenti  Sj 
li  ^tl  fier^  mar  de  mondani  accidenti 
.  i*hauea  (femprepiu  infejìa)  | 

kotta  i  e  foJpMta  in  quella  parte ,  €*n  queftd:  E 
prudente  fuo  faggio  confìglio  ,  I 

Zui  ceffo  hauriano  t  fette  Greci  Mluftri  i  \ 

Tranquilla  Italia  conferuo  tre  Lujìri  ; 

E  fen^  alcun  periglio , 
I,  '^ando  al  fanguigno  -,     empio  ferro,  effigilo,  | 

a  dcue  quaft  naue  un  nuouo  fato  I 

0*aura  ,  fuor  del  camino  hor  mi  tra/porta ,  >  ! 

Per  altra  uia  e  men  piana  j  e  men  corta  ì 
F  /V; 


Torna  mufa  al  lodato 

Vrimo  concetto ,  al  calle  inc&mirtdato , 

àntiam  di  lui ,  ch/in  ^^wuanetta  etatc 

Ha  prude^t^  feml  Jenno  maturo  ; 

Che'rt  cgni  dubto  pa^o  il  fa  ficuro  , 

Con'  fede  ,  s  cavitate  y 

Veraci  pegni  de  la  Jua  hontate  . 

l>*a  la  ragion  ,  de  uan  desij  terreni 

H<3  dato  ti  fren  ,  perche  l'alma  non  nadu 

Co*/  folle  fnfo  a  periglio  fa  Tirada  ; 

E  perche  non  la  meni 

Ver,qnefìi  campi  de  la  uita ,  pieni 
'  '  fragili  diletti ,  e  fugitiui  ; 

A  cui  quando  ,  ne  come ,  od  a  chi  dehbe 

Largo  ejfer  de  fuoi  ben  mat  non  mcrebbez  ^ 

Ma  perche  quanti  riui 

Corran  ne  fiumi  mormoranti,  ^  uiui , 
;  erco  d*annouerar ,  o  pur  quant*onda 

Adietro  lafcia  nauicella  allhora , 

che  gonfia  la  fua  uela  una  frefc^ora  ; 

Se  in  lui  uirtute  abonda 

Si  come  frutto  in  terra  alma,  e*n  feconda  f 

ongin  la  lira  Clio  ,  eh' a  uoler  dire 

Ciò  che  conui-enfìdi  quefl*\ttgel  uero  ; 

Si  fiancherebbe  e  l<t  uoce   e  l penftero\  ^ 

E  non  potrebbe  gire 

Vopra  al  par  del  f  ho  merto ,  e  mio  defìre . 

AL  SIGNOR.  GiROLAMO  DA 
L  A     R  O  V  E  R  E  . 


D 


O  P  o  molto  falcar  per  l'acque  iratt 
Co  /  legìii ,  che  foiè^nta 


il  7 

l  fidntò  aprirò  d  U  fds^ onda  digerite', 
')opoi  fccrger  mutate 

.e  facete  humane  in  fiere  empie  ,  e  ffietate 

ogni  compagno  fiio  diletto  ,  e  Jido  y 

:^opoi  lungo  natare , 

i  filo ,  e  nudo  con  le  cofe  care 

heda  del  flutto  infido , 

len"^  Jperan\a  d*arriuare  al  lido  , 

ira  ìorgoglio  la  procella  piena 

rolla  a  tanto  periglio 

a  fito  malgrado  di  Laerte  il  figlio , 

lo  Jpinfe  in  fu  l'arena , 

Due  ti  furor  del  mar  la  terra  affrend  • 
:  il  trouaio  de  fa  faggia  Arcte 

La  ualorofa  figlia , 

E  molte  donne  de  la  fua  famiglia 
,  Oi  uerdi  f rondi ,  e  liete 

3ia  ricoperte  le  membra  fecrete , 

m  la  per  fona  riuerente  ,  e  china 

Dimando  ti  Greco  afiuto 

Humdemente  a  li  Donzella  aiuto  » 
(I  ^dela  fuarouina, 

fietofa  feo  la  uaga  pellegrina  ; 

nde  có*l  (ito  con  figlio  ,  e  co*l  fauore 

De  la  prudente  madre  , 
,  intenta  folo  ad  opre  alle ,  e  leggiadri 
:  ?un/e  al  fuo genitore 
:  ^D'alta  pietate  ,     a  Qorfari  il  core  . 
'  guait  a  prede  ,  O*  ^  capine  ufati 

¥orfe  non  moffe  mai 

Dolce  pietà  degli  altrui  danni ,  t  lai 

liti  che  fi  faccia  i  fiati  f 

1  Jr  tiij 


I  t  8 

De  gii  orgoglio  fi  uenti ,  e  i  mar  turbati^ 
y  l pianto  de  jrriarritinautganti.y 
che  pieni  di  cordoglio 
Uaìwo  il  porto  lantan  ^utàn  lo  fiogU» 
E  fi  tteggicno  istanti 

Gli  empi  cani  di  Sedia  ,  g  biancheggianti  ; 
T  al  che  co  l  legnò  ben  JpJmato,e  forte 
Dando  a  teacia  ti  tergo  , 
Lo  r imen.tr 0  al  juo  paterno  alberga 
A  la  cafia  confort  e  , 

Ch*ogn*hor  piangeua  la  fua  dubia  morte  • 
M  aiodala  jpu'tataajj^ratempefta, 
E  da  contrari  uenti 

De  la  fortuna  ,  e  fuoi  fieri  accidenti  ^ 

A  me  troppo  molejìa  , 

Vouero  ,  e  nudo  già  fojpinto  in  quefla 
S  piaggia,  ufi  frange  il  mar  e  notte,  e  giorni 

Su  l'arena  deferta 

Con  l'anima  di  duol  tutta  coperta , 

P«r  mi  rifguardo  intorno 

Merce  chiedendo  con  uergogna  ,  e  forno  , 
M  a  non  truouo  fcccorfo  al  mio  gran  danno  | 

Ne  la  uergine  bella  y 

che  doppa  iofi  lunga ,  atra  procella 

Del  mio  crudele  affanno  ,  . 

Ond'io  m  trouo  opprejfa  hoggi  è*l feflo  anno; 
O  rimedro ,  od  aiuto  alcun  mi  dia , 

Se  da  lei  non  l*tmpetri 

che  può  chiari  i  miei  di  far  fcuri ,  e  tetri , 

Dolce  la  pen  i  ria  y 

E  donar  fine  a  la  mi  feria  mia . 
O  alet  y  ch'aguifa  dt  fenta  altera 

Vi 


_   .  _  «  *  f  '  • 

Di  aera  glori  a  ,  mia  . 
Per  un  bel  del  di  fama  umià^  fiU^  '  ^ 
Ottunque  la  lumiera       •  . 
Del  fòle  a  noi  fa giornò\  ombra  la  fera» 
regala  tu  che  da  quejè^a  hhe  ìfnmóMe^  ' 
Oue  fen\a  dilttto       "        '    ^    .' •  ;  ' 
Giaccio  gran  tenipo  potierò  ,  enegUtiùjf  '  "'  ^ 
M*adduca  in  parte  ,  donde  '  " 

No/i  temà  tira  de  Vhorribìhnàt* 

e  la'uóhb/l  Dea , 

C/?c  /è»^  alcun  giudi  ciò  ì  beni ,  e  rmalf 

Dijpen/a  a  noi  mortali , 

A  quelli  parca ,  e  rea , 

A  quai  corte fe  ,  e  dejlra  e/Jer  deuea  ; 

*ha  d*  ogni  mio  ben  priuo  ; 

£  di  ah  ,  che  qui  ptu  fa  l'huom  contenta 

Spogliato  in  un  momento 

St,ch*io  fonquafriuo 

Secco  ,  e.  fen-^onda  ,  o  ramo  ignudo  ,  e  fchtHO^ 

en\a  le  uaghe  foglte , 

che  dian\t  lo  facean  uerde  ^  e  gioconda  , 

Co/t  gradito  al  mondo  , 

Hor  /eco  y  u*  fol  s'accoglie 

Augel,  ihe*l  del  d'ogni  fiagiora  J^oglie^ 

nde  non  pofjo  darui 

Come  conuienfìal  mio  obligo  imrhenfo , 

Oro  y  mtrrha ,  ne  incenfo  i 

Uè  ricchi  marmi  al'^arui  y  -  . 

Scolti  metalli  f  0  maggior  doni  fiitru^ 

effòno  i  Colt i  carmi  ^ 

4  lato  a  cui  ogìii  mcheTi^a  ì  uilè  ; 


I|0 

Vaho  y  e  canoro  Hìle , 

Sen'^al  cui  aiuto  parmi 

che  fora  ofiuro  ogni  fplendor  de  tarmi  ^ 
C  untare  i  uojìri  honori  y 

Vi  quai  y  uirtute  il  cor    adorni  tfre^i 

Kari ,  ^  lUuJIn  pregi , 

che  fon  più ,  che  i  colori 

Vi  colle-apnco ,  che  Vauonio  infiori» 
N  on  ha  più  chiara  tromba  , 

Ne  più  [onora  quefla gloria  humana  , 

Il  CUI  ftion  da  la  Tana 

Sin* a  i^tìebro  rimbomba , 

Ne  più  uelod  penne  la  colomba  , 
D  i  quel  y  c'habbiano  i  chiari , 

E  coki  nerfi  de  lodati  inchioflri  : 

Voro  ,  le  perle  ,egli  oflri 

Al  mondo hoggi  [icari 

Non  ci  fan  fchermo  centragli  annìauari 
L  e  Viramidt  illuflri , 

Ver  cui  altiera  andò         ,  (<7*  ^gitt9 

Contra  del  tempo  inuitto 

Si  difeferpiultiftrii 

E  tant* altre  opre  di  martelli  induftri  • 
D  ale  machine  al  fine 

Velgrand^ impeto  fuo  conuerfe  in  polue  , 

Lo  fpietato  l'inuolue , 

Ancorché  adamantine , 

Ad  una  ,  ad  una  ne  le  fue  rouine . 
S  alo  i  carmi ,  immortale 

Et  eterno  fan  l*huom  :  per  quejli  AchiUt 

\iura  mille  anni ,  e  mille 

Malgrado  de  lo  TlraU 


1 

De  la  parca  fptetata ,  e  micidiale  : 

er  qttejli  è  fatto  Dio 

Alcide  inuitto  ,  ^  inalbato  alckU 

Dijprel^a  il  caldo ,  e* l  gelo  : 

Ver  qftefii  il  Trotan  pio 

S*al^  da  laonde  de  l*eterno  oblio . 

en  ire  nel  CarkpìdogUo  il  gran  R  ornano 

Al\aua  il  tempio  a  Gìoue  ;  hehhe  nouelld 

Del  morto  figlio ,  a  lui  J^ietata  ^e  fella  , 

Ne  per  la  doglia  infano 

Leuò  da  l*opra  o  la  lingua  ,  o  la  mano  } 

a  pofio  un  duro  freno  al  fuo  dolore 

Segui  il  lauoro  incominciato  auante 

Col  uolto  afciutto  y  e  Vanimo  conjlante  ; 

che* l gran  paterno  amore 

l^ongli  fuio  dalgraue  ufficio  il  core: 

t  uoi'che  di  prudenza  ,  ^  ualor  fete 

Vorfe  il  piu  lUufire ,  e  7  più  lodato  ejfempi$ 

Di  quffia  noftra  etate  :  al  dolore  empia 

^J)arui  in  preda  uolete , 

C/?e  tante  uolte  fuperato  hauete  ? 

!  itogliete  Signor  di  mi  l*lmpero 

pi  mano  al  fenfo  homai ,  che  u* allontani 

Da  la  Slrada  d^honor  fecura ,  e  piana  ; 

lE  fi  come  nocchiero 

faggio ,  che  contra  il  uerno  horrido  e  fieré 

rma  d* ancore  falde  il  caro  lezno  ; 

Armate  di  pruden/^  ^  e  di  ragione 

la  mente  ;  accio  che  in  quejh  duro  agone 

V»  Vincitor  fi  indegno 

Ne»  ne  risórti  U  corona  ^  eH^egno  : 


V  olete  che  ta  fia^a  afpta  i  e  mortale 
che  per  la  morte  del  Genìera  caro 
V*  ha  fallo-  in  me^o  al  coìr  ti  duolo  amaté 
Kt (ani  il  tempo  ?  ah  tale  ' 
Medicina  non  è  didima  reale 

N  cn  flipetc  Signor  *^  che  la  prtidenx^ 
dìamantmo  impenttrabd  cuio 
Contr*ogirarfnjt  del  dmì  fpista^o ,  e  crudo  ? 
Laqual  ìiofì  ha  temenl^ 
D*alcuHo  imjK'to  fuo ,  ne  uioUnx^  ; 

F  or  [e  penfate  di  tornarlo  uiuo  \ 

Di  fa'»  pietofo  il  Pato  empio ,  e  crudele 
Con  pianto ,  con  fijptri ,  e  con  querele  ? 
Ma  pria  Thrtle  ,  e  priuo 
VratO'y  d^ogni  ltcor  di  fonte ,  o  riuo 

]  n  parte  opaca  ,  oue  non  fialdi  d  Sole 
il  uolto  mofirerà  ricco  ,  e  giocondo 
De  le  uagheX^e  ,  che  fan  bello  il  mondo  ; 
E  gigli  haura  ,  e  uiole 
Quand*ahroue  coprirgli  il  ghiaccio  fttoìe . 

F  orfe  ui  duol  che  cofì  lofio  morto 
E  nel  più  bel  fiorir  degli  anni  fuot 
Vhabbian  Vinmde  parche  ;  e  tolto  a  mi  ;■■  - 
Duncftte  ui  duol ,  chtn  porto 
Condotta  per  camin  fecur»  ,  e  corto 

P  er  cjHe/t*onda  del  mondo  fwrrida  ,  e  fcuTM  ^ 
Hahbia  la  frale  ,  e  dijarmata  naue 
Oi  tante  fue  uirtuii  onufla  y  e grauti 
E  c*hor  fe»X^  paura  \- 
Segg'a  fu-l  lido ,  riccff  oltre  mifura% 

N  e  l*improuifk  morte  ,  o  repentina 
St  dette  lagrimar  d*un  innocente  i 


D*un,cm  foco  diuin  purghi  Um^f^t 
Da  fera  y  e  da  matina  r 
Si  €vme  l*orja  il  fabbro  a  la  fucina  ; 
on  u  bautta  maggior  duol  piagato  d petto 
Quafl  nuouo  Atteon  ;  da  fuot  dolori 
Vedendol  lacerar  ;  e  fra  gli  ardori 
De  la  febbre ,  coftretto 
Morir  dopo  più  dt  languendo     l^^to  f 
ani  quejV empia  pi^ga  o  Signor  mio  , 
che  u  ba  data  il  dolor  ^  quella  mrtut$ 
Cha  rifanato  uie  maggior  ferule  ; 
ì^e  ponete  in  oblio 

Che^l  defim  nofiro  è  fol  uoler  di  Dio . 
AL    CAPITANO  P1ETR.0 
BONAVENTVRA. 

\C  H  E  Tiillar  di  lagrimofo  bumon  . 
Da  gli  occhi  un  caldo  rio , 
Sonaumtfira  mio  f 
A  che  Jpirar  dal  core 
in  fojpiri  conuerfo  il  tuo  dolore  ? 
guifa  d*augellm  ,  ch*a  Inombra  ,  al  SoU 
In  fecca  ,  arida  pianta , 
che.  fronde  non  ammanta  , 
Vufate^  fue  carole 

Tutte  pofte  in  oblio  ;  fi  lagna  ,  e  duole 
•  ^inmda  e  cruda  man  ,  che  Cbabbta  friu9  , 
Con  immatura  morte 
De  la  cara  Cqnforte  ; 
ìc.  d* ogni  gioia  fchiuo 
Odia  le  felue ,  le  campagne ,  e*/  riué 
afa  a  a  le  pure  e  molli  Veigine&e  , 
che  non  band* altro  arenato 


1/  peno  delicate , 

Che  di  lagrime  belle 

Cantra  le  doglie  d'Jpietate  ,  e  felle  , 
I*  /  pianto ,  e  le  querele  ;  e  cantra  il  fenf» 

Hora  forte ,  e  pugnace , 

Come  Guerriero  audace 

Vi  bella  gloria  accenfo , 

ÌAofira  a  quejì'uopo  il  tuo  ualoreimmenfi  • 
(  ¥olle  )  tu  piangi  il  tuo  cognato  morto 

Quafi  Alcione  ,Ce/ce  ; 
ei  lieto  ,  e^ftlice 

Con  falde  ancore  forto 
•       in  un  tranquillo ,  e  ripofato  porto  : 
O  Se  de  le  tempefle  horride ,  e  dure , 

che  turbano  fouente 

La  trauagliaia  mente  f 

Del* Immane  fuenture 

No»  teme  orgoglio  ;  e  di  mondane  cure 
S  pagliato ,  e  nudo  ifra  que  fritti  detti  > 

che  uiui  5*inal'^ro 

Al  Cielo,  edif^rez^tro 

Quejìi  humani  diletti , 

Come  fragili ,  uili ,  c^r  imperfetti , 
H  a  del  fuo  ben  oprar  palma ,  e  corona  $ 

E  negli  occhi  d'i  Dio 

ì^udftfceil  fuo'defìo 

ta  fera ,  a  uefpro  ,  a  nona  y 

E;  a  i  più  cari  a  lui  f  paragoni 
P  fatto  già  di  Dio  beato  amanti 

li}  quelle^piaggte  belle 

C'hanno  i  fiori  di  Tielle 

OUcacmUfue  pianti 


Zolm ,  che  In  pietra  gta  corner fe  Ktlantei 

*orfa  ài  Califio ,  cV  pigro  Arturo 

il  centauro  Chirone-f 

Con  rarmato  Orione  ; 

E  contento  e  fecttro 

)Airando  il  mondo  tenehrofo ,  e  fcuro 
I  d  fuo  da  noi  partir  la  gente  mejìa 

Vede  youe  i/auro  laonde 

Col  mar  mefie ,  e  confonde 

Andar  con  negra  uefta 

E  fente  del  lor  duol  lalta  tempefttt 
]  u  hmperiale ,  altiero  colle 

Vederi  gran  Duce  inuitta 

Far  un  graue  conflitto 

Col  fenfo  irato  ,  e  folle 

Aftiutto  il  uolto ,  eV  cor  languido ,  e  moUc 
]  l^ode  de  la  fua  prefta  partita 

Oolerfl  appellare 

Crudo ,  e  Jpietato  il  mare , 

Qjieglt  tolfe  la  utta 

Quand'era  la  fua  età  uerde ,  e  fiorita  , 

nde  riuolto  al  Re  fommo ,  e pietofi 

Lo  prega ,  c^homai  dia 

A  la  procella  ria 

Di  queflo  mare  ondofo 

Del  uojìro  empio  mar  tir  pace  e  ripofi  • 

»ER  LA  NAVIGATIONE  DEL 
CARDINALE  TORNON. 

L  CAVO,  e  faldo  Vino  , 

zìi* a  cojl  iHuJlre  ^  eglorhfa  preda  , 


V orto  i  figli  di  teda , 
.    Già  fon ,  e  Alcide  con  lieto  deflitf 

Salui  da  l*ira  ,     impeto  marino  ; 
C  he  prima  hebbe  ardimento 

Sour'a  alt ipjmo  abete  aprir  le  uelt 

Ad  un  fiato  iiifidele  y 
,  ìHor  di  qttefio  fallace  ,  /7or  di  quel  Utnt9 

E  i^/  fi>lcar  lì  liquido  elemento  ; 
C  he  prta  [^reXj^  ti  furore 

Di  %orea  ,  d'\ufiro  ,  e  d* Orione  af maio %  ' 

E  ut  de  il  Jkit  té  irato 

Q^y^figT/^n  monte  >  c^n  molto  umore 

Verger  fi  al  Cielo  ;  e  d'tndi  pien  d'hoftofe 
E  di  f'4t>^/4 ,  e  di  f degno ,  " 

Si  comed*alto  ,  grane  ^  e  duro  fajfo 

Vrecipitarfial  bajjfòi 

E  celar  ;  d*empi ,  e  /eri  wjo/?r/  pregna 

Ver  poco  /patio  in  me^o  laonde ,  //  legno  ; 
T  ornato  al  Udo  poi 

l>a  quella  eccelft ,  ^  honorata  irìipref4  ; 

E  fe'-t^a  alcuna  offe  fa 

Condotti  nd  fuo  fin  gli  incliti  Uefoii 

licui  ualor  ancor  ammiriam  noi , 
P  arendo  al  fommo  padre , 

che  degno  foff%  di  celefif  honori  , 

Co  i  magni  uincitori  ; 

Le  cui  opre  furqm  chiare ,  e  leggiadre  ; 

Dn  quefte  parti  tenebro fe ,      adre  ,  - 
L  'al^Co  lajjìifo ,  w*  JplendQ 

Con  quattro  uolte  dieci,  e  cinque  Tiettt  " 

Fra  l* altre  opere  b^lle , 

Cb'ornanQ  {1  Qiel  i  otte  le  utle  Stende 

A  uent9 


A  uettto  deflro ,  che  mai  non  J*offende  : 

die  h^urat  guiderdone 

0  l>ntd\iUra  felice  y  altiera  naue\ 
che  folchi ,  onujla.  grane 

De  i*hcnorata ,  e  chiaro ,  e  gran  Temone  i 
0^  'tlercole  più  famofo,  e  di  Giajone 

1  mar  d*  Adria  ;  /e  lui 

Con  la  fua  compagnia  conduci  in  petto 

Per  calle  p 'ano ,  e  corto  ; 

A  la  reale  alta  cittate ,  a  cui 

La  fua  uirtuie  è  nota ,  e  i  pregi  fui  : 

di  più ,  che  fecondo 

Fior  non  ha  campo  a  Hagion  uerde ,  i  gfdU , 
Lucide  ìlelle  ornata , 
I  Con  afpetto  benigno  ,  almo  e  giocondo 
Predirai  Pace  ;     ogni  gioia  al  mondo  • 

A  M,  VINCENZIO  LAVREO,' 

A  V  R  E  o  ,  dame  più  amato  ; 
l-'  Da  i  uaghi  pefciolin ,  che*  non  è  Inonda  ; 
che  non  è  ramo ,  o  fronda 
Da  l*arhufcel ,  che  lo  fan  caro ,  e  grato 
^pifgar  le  fue  uaghe\\e  in  colle  ^o  in  prato  l 
a  cut  uirtù  riluce 

Per  tutto  ,  qual di  fol  faggio  5  qualhora 

Bfee  lucente  fuora 

De  laonde  falfe  ;  e  come  fido  Duce 

A  la  Jiradadel  del  l^alme  conduce  { 

«te  ne  farti ,  e  porti 

Laffo  ,  di  me  ta  maggior  parte  teco  ; 

Ond*to  n'andrò  j  qual  cieco  , 


«38 

che  non  ì?a  chi  logu'dt ,  o  lo  conforti , 
Errando  ogn'hor  per  fintier  lunghi^  e  torti 
C  hi  mi  darà  confidilo 

In  quejlo  dubbio  stato  j  oue  la  ria  , 
Empia  fortuna  mìa 

MV?4  Ipinto  a  forl^  ;  in  co(ì  lungo  efiglio  , 

Ch'ogn*I?or  mi  fa  portar  turbato  ti  aglio.^ 
D  eh  perche  non  pofì'io , 

Doue  con  Vali  uo  candide ,  e  belle  , 

(Quando  lucon  le  stelle  ; 

Quando  ri/calda  il  Sol  ^  del penfier  mio , 

Col  corpo  andar ui  ancor ,  4:ome  d^fio  ? 
C  he  dolcemente  Phore 

Vartirti  teco  in  Tiudi  alti ,  e  lodati  ; 

Teco  correi  ne  prati 

De  la  -fihfofia ,  qualche  bel  fiore 

Ver  corona  dapoi  farne  al  mio  honore  : 
E  t  *  udirei  fouente 

Narrar  del  Ciel ,  e  de  fuoi  uarij  affetti 

ha  uirtute ,  egli  eletti  ; 

E  quàl  HeRa  lajfufo  è  più  poffente 

Df  far  felice ,  o  mi  fera  la  gente 
E  d*ogn  altra  fcienl^ 

0/  cui  adorno ,  4^;^'  hai  [t  pieno  il  petto  « 

Torre  d*alto  intelletto , 

Ogni  rara ,  e  mirabile  eccellenza  ; 

E  faltr  quinci  à  là  diurna  effm\a, 
T  H  con  quel  gran  Temone 

Il  cui  fau^r  ,  la  cui  grandel^a  ammira 

chiunque  parla  ,  o  [pira 

In  pr opima  ,  o  lontana  regione  , 

Vieto ,  i  faggi  penfier  pani ,  fermone: 


I  onVìUdn  ,che  fempre 
•  ^el  y  di  prudenza  Jpeglio ,  fi  configli  Ai 
i  cauto  a  meraviglia 

^rouede  ,chel  fito  bonor  tempo  non  Jìempre^ 

A  a  che  mal  grado  [ho  fra  noi  s*mfempre , 
r  l  gouerno  de  regm 

'^arlt  talhor ,  delagiuflttia  humana  ; 
la  fallace  ,  ^  uanx 

Kmb ition  ;  che  negli  humani  ingegni 

lerpe  coni* angue  ;  e  crea  mui  difegni  : 
1  om  di  dominare 

'rolli  deflri ,  onde  ne  langue  il  mondo  , 

D/  moni  corpi  immondo  ; 

Bnde  uan  l* acque  già  lucenti ,  e  chiare 

Di  [angue  tinte ,  a  far  fauguigno  il  mare  : 
l'h  (fe  non  fono  indegno 

Di  Mnto  ben  }  portatemi  ambi  almeno 

Oe  penfler  uoftri  in  feno  ; 

th* albergo  non  defio più  ricco ,  o  degno  ; 

Ne/  mioptcciol  ualore  habbiate  a  fdegno  • 

-  L     S  I<?  N  O  fi  GIROLA- 
MO FENAKVOJLO* 

1E  N  T  R  E  io  poli  fio ,  e  tergo 
Del  mio  A  M  AD  IG  i  quefta,e  quella  par» 
E  d* altri  carmi  uergo  (  fé  , 

Vapparecchiate  carte  % 

Cantando  amori ,  eH  gran  furor  di  Marte  ^ 
]  i  fatti  alti ,  0-  ^g^^gi 
Di  uaìorofi  inuitti  caualieri  ; 
Qhe  di  Corone,  e  pregi 


t  4  o 

Scornar  le  chiome  \  e  fieri  •> 

Co»  la  j}ada  acquifl^r  Kegni ,  ^  ìmpeti,  ' 
M  entrecol  B  A  d  o  A  R  o  ,  . 
jChenon  II  puh  lodar  <^uant*i  hen  degt»  ' 

Spirto  fi  tUufire ,  e  chiaro 

Qhì  ,  doue  il  loro  Kegno 

Uan  le  fiien'^  ,  e  l*arùi  OH*cgn* ingegna 
X>  otto  e  i  felice  mene  i 

A  far  honor  a  la  V  ir  tute  ;  e  a  Dio  ; 

Di  qnejlo  fommo  bene 

Cibo  fouenteanclìio 

Vajfamato ,  e  digtmo  defìr  mlé  : 
t  n  dolce ,  e  bel  foggiorno  ; 

Voi  F  E  N  A  R  V  o  L  o  mio  f  affate  thort 

Del  caldo ,  e  Imgo  giorno 

Col  SILVIO  di  cui  il  core  ;  ì 

Con  laccio  eterno  a  uoi  congitmfe  Amore  :  • 
E  col  faggio ,  e  gentile  y 

E  «0^/7     kni'jla  cut  cortefia 

(  S*«i  pur  non  haurÀ  a  uile 

Si  come  indegna  fia;) 

Via  un  di  foggetto  de  la  Hufa  mìa  :  ■  . 
H  ora  in  leggiadra  fcbiera 

Di  grattofe  donne  ,  e  di  Don\elle  ;  : 

che  da  matino  ,  a  fera 

'  Va  le  cui  alme  ,  e  belle 

.  Auentano  d'Amor  fi r alt  ^  e  quadrelli 
C  on  [ili  leggiadro  ,  <&  alto  *  - 

^  Con  cut  dt  pari  a  quet  famofi  andate , 
Ch*iofublimo/^ejfaUo 
Dolcemente  cantate 

ha  lor  diurna  ,  angelica  beltatt  *.       ;  -  -  j 


1  +a 

.Ihor  di  Co  til  G  Li  A.  HO 

u  f  uerdi  ;  e  fìnti  celli ,  oue  Katttra 

d  per  diletto  humano 

^ofe  a^i  Jìudiù ,  e  cura  - 

»er  udgìn ,  e  lieti  farli  oltre  mifura  : 

rate  fra  le  fronde 

iparfe  di  fior  u^rmigli  ^  hiancln  ^  e  gialli 

l  t^ontican  con  laonde 

3/  lucenti  crifiallt  - 

Siormorando  rigar  le  colte  natii i 

rate  ti  celle  Aprico  ; 

E  con  le  fuericcheT^^e  ilbelFileto  p 

Oue  fuol  Jjer  antico 

ìnfaili hi  decreto'  ' 

54CC0  tornar  fi  trionfante  ,  t  lieto  : 

per  gli  ameni  colli 

Andar  dannando  co  fuoi  Corihanii 

O^uue  dipinti ,  e  molli  ; 

E  l^mfane  V^accantt , 

Zhe  [aitando  ad  ogn*horgli  uanno  nmnti  • 

ofi  le  moflofe  chiome 

Duellerei  e  di  corimbi  inghirlandate , 

E  cantando  il  fuo  nome 

Fan  le  genti  iut  nate 

Di  pr  et  lofi  uin  ricche  ,  e  beate  : 

alhor  fuor  da  le  uepri 

Da  le  rtfpcfie  felue  in  liete  fchiere 

Ne  fate  ufcir  le  lepri , 

E  le  timide' fere 

Fuggir  auant'a  uoifnelle ,  e  leggiere  : 

a  non  pero  ut  prenda 

Tanta  uaghe^x^  dt  quefti  diletti , 


14» 

che  col  deuer  contenda 

Il  fenfo ,  e  i  nani  affetti 

Tal  che  chi  tanto  n'ama  in  uan  u*ajjf€tt$ 
V  olete  uoi  co  i  Monti 

Cangiar  quefl''onde  iìluflri ,  e  U  lor  Diue, 

che  con  le  uaghe  fronti 

fiorir  fanno  le  riue , 

Elecofe  fuggir  noiofe ,  efihiue  ? 
A  quejlo  dt  uirtute 

felice  albergò  ritornate  homui, 

che  fe  l'hore  perdute 

Non  fìricouran  mai 

Certo ,  chejuoi  perduto  hauete  affai  : 
T  ornate  oue  ut  chiama 

Queflo  Cora  gentil  di  J^irtt  iRuflri 

A.  glorio  fa  fama  ; 

OndemiUejepiuhtJlri 

La  gloria  uojlra  il  Mondo  orni ,  &  iìlujlu . 

IL  FINE. 

REGISTRO* 

^  B  C  D  E  F. 
Tutti  fono  Seflerni,